updated 6:37 AM UTC, Sep 21, 2018

L'Europa delle sanzioni e dell'AntiNazionalismo, colpisce chi non si piega alle sue regole, Italia compresa

Anche la Polonia (già sanzionata), ultimo vero ex paese comunista dell'Unione europea, ha dichiarato che si opporrà a qualsiasi sanzione imposta dal blocco all'Ungheria, accusata di aver infranto le regole dell'UE sulla democrazia.


"Ogni paese ha il suo diritto sovrano di fare le riforme interne che ritenga più appropriate per i suoi cittadini", così il ministro degli esteri polacco in una dichiarazione mercoledì dopo il voto favorevole dell'Unione alle sanzioni imposte a Orban.

"Le azioni contro gli Stati membri servono solo a dividere e a creare delle profonde crepe nell'UE, aumentando l'attuale mancanza di fiducia dei cittadini verso le istituzioni europee".

Mercoledì il Parlamento europeo ha votato per sanzionare l'Ungheria, accusata di aver violato le norme sulla democrazia in tema migranti, i diritti civili e la corruzione, sono state lo spunto per avviare il processo punitivo definito dall'articolo 7 del trattato UE.

Da quando ha preso il potere nel 2010, il primo ministro ungherese Viktor Orban, un tempo un attivista contro i signori comunisti sovietici dell'Ungheria, ha usato la sua maggioranza parlamentare per fare pressione sui tribunali, sui media e sui gruppi non governativi. E' da sempre il primo oppositore del cancelliere tedesco Angela Merkel e di tutti quelli che vogliono un l'Europa accoglienti nei confronti dei numerosi rifugiati musulmani. Il governo ungherese ha dichiarato che cercherà tutte le vie legali per sfidare il voto alle sanzioni che ha visto 448 favorevoli e solo 197 contrari, descrivendo l'atto come "piccola vendetta". Ma i 197 voti espressi contro la prima richiesta del parlamento di avviare il processo punitivo dell'articolo 7 del trattato UE, hanno evidenziato che una sostanziale minoranza dell'opinione pubblica europea, vede Orban come un crociato per i diritti degli stati nazione e delle maggioranze etniche contro le regole di comportamento civico chieste da Bruxelles.

Da quando ha preso il potere nel 2010, Orban, da sempre attivista contro i signori comunisti sovietici dell'Ungheria, ha usato la sua maggioranza parlamentare per fare pressione sui tribunali, sui media e sui gruppi non governativi in ​​modo da mettere una censura sulle voci dei suoi oppositori, che evidenziavano il suo violare le regole dell'UE. Ha anche portato forte opposizione al cancelliere tedesco Angela Merkel e a tutti gli altri parlamentari che vogliono un Europa dell'accoglienza per i rifugiati musulmani.

"L'odierna decisione del Parlamento europeo non è stata altro che una meschina vendetta dei politici pro-immigrazione contro l'Ungheria", ha detto il ministro degli Esteri Peter Szijjarto in una conferenza stampa a Budapest. "La decisione è stata presa in modo fraudolento e contrario alle norme pertinenti dei trattati europei". Il fatto di non aver conteggiato i voti degli astenuti, ha cambiato l'esito del voto.

Con la Gran Bretagna in procinto di lasciare il blocco UE a marzo e le elezioni del Parlamento europeo a maggio, l'attacco all'Ungheria e di conseguenza all'alleata Polonia, che affronta una procedura di sanzioni similari lanciata dalla Commissione europea esecutiva nel 2017, apre nuove e più aspre tensioni tra due fazioni sempre più divise, i nazionalisti e i federalisti.

Prima del tanto contestato voto ha preso la parola il presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker, che parlando in modo diretto e molto critico ai governi populisti e all'amministrazione americana ha detto: "L'Unione europea deve mostrare i muscoli come potenza mondiale ogni qualvolta l'Europa parla, deve parlare come unica voce, solo così possiamo imporre la nostra posizione agli altri", facendo riferimento all'accordo di luglio con il presidente Trump, per bloccare una guerra transatlantica sulle tariffe e che ha ottenuto plausi da tutto il parlamento. " la situazione geopolitica ci dice che questa è l'ora dell'Europa, è giunto il momento per rinforzare la sovranità europea", ha continuato.

 Nel ripetere il suo sostegno a una più profonda integrazione economica, ha anche spinto l'idea che l'euro dovrebbe sfidare il dollaro come valuta leader a livello mondiale, definendo "assurdo" che l'UE paghi la maggior parte della sua energia nella valuta statunitense, nonostante l'acquisto principalmente da terzi del calibro di Russia e stati del Golfo. Ha anche affermato che le compagnie aeree europee dovrebbero comprare i mezzi loro necessari con prezzi in euro e non in dollari.

 Juncker ha rinnovato gli appelli affinché gli Stati dell'Unione proseguano nello sviluppo di una capacità di difesa dell'UE indipendente dall'alleanza NATO guidata dagli Stati Uniti e di abbracciare l'Africa attraverso investimenti, creando così una vasta area di libero scambio e parte di una strategia per frenare il flusso di poveri migranti africani, bloccando da subito i forti nazionalismi anti UE. Tuttavia, l'idea di una Guardia costiera e di frontiera completamente federale, con la sua forza in uniforme di 10.000 soldati, guidata da Bruxelles, potrebbe togliere agli stati di confine molto potere sovrano e di controllo, cosa che non viene ancora vista bene

Con un occhio alle elezioni del prossimo Parlamento europeo, Juncker ha proposto nuove misure di vigilanza e sanzioni per tutti i tentativi di manipolare gli elettori. In veste centenaria della fine della prima guerra mondiale, ha ricordato come gli europei siano stati totalmente colti di sorpresa dal suo scoppio e ha sollecitato un maggior rispetto per l'UE come forza di pace contro il "veleno e l'inganno" nazionalista.  Rimarcando questo principio Jean-Claude Juncker ha parlato anche del suo rapporto con il governo italiano: "Io non ho problemi con il presidente del Consiglio, mio amico Giuseppe Conte. Ma ogni tanto rimango allibito dalla continua retorica messa in campo dalla maggioranza di governo e in particolar modo da almeno uno dei due vicepremier, con il suo continuo attacco a Bruxelles. Ecco, questo non aiuta l’Italia".

Il riferimento è scontato e va al leghista Salvini e ha aggiunto: "Salvini in campagna elettorale ha detto che ogni volta che apro bocca, lui guadagna voti. Ecco, io non voglio essere utile a lui. Ma voglio essere utile all'Italia. Non vedo una sola ragione per cui il PPE possa aprire delle trattative con Salvini. Abbiamo già Orban ed è abbastanza".

Poi parlando del grave incidente avvenuto a Genova con il crollo del ponte Morandi, ha aggiunto: "Non è colpa della Commissione se un ponte è crollato a Genova, nel bilancio europeo ci sono i soldi per le infrastrutture e bisogna usarli tutti, fino all'ultimo centesimo. Questo il governo italiano è carente e spesso dimentica di usare i soldi per le infrastrutture che ha a disposizione, lasciando scadere i fondi".

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Ue, Juncker insulta gli Stati membri: "Stupito dall'ignoranza dei leader nazionali". E vuole togliere l'unanimità sulla politica estera comune

Affondo del presidente della Commissione contro le cancellerie dei Paesi europee che non sono d'accordo con lui. E sull'euro e Schengen dice...


Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, a otto giorni dal discorso sullo Stato dell'Unione, replica alle reazioni arrivate dalle capitali ad alcune delle sue proposte, come quella di decidere a maggioranza qualificata in materia di politica estera, rinfacciando ad alcuni capi di Stato e di governo la loro "ignoranza"in materia dei trattati Ue. "Le nuove ambizioni nella politica di difesa - ha detto Juncker, durante la plenaria del Comitato Economico e Sociale Europeo a Bruxelles - non hanno alcun senso se noi siamo bloccati dall'unanimità a livello di Consiglio dei ministri sulla politica estera". 

"Sono molto sorpreso, devo dire - ha continuato - di vedere che in molti Paesi, e anche a livello di capi di Stato e di governo, ci si sia stupiti: ricordare le disposizioni del trattato e destare sorpresa ricordandole, dimostra la condizione di ignoranza di molti di coloro che pretendono di poter dirigere in ogni circostanza l'Europa". 

"Lo stesso vale per l'euro - ha proseguito Juncker - non ho proposto, mercoledì scorso davanti al Parlamento, di fare degli Stati membri non euro degli Stati membri dell'Eurozona".

"Ho semplicemente ricordato - ha detto ancora Juncker - quello che prevede il Trattato, cioè che tutti gli Stati, salvo la Danimarca e la Gran Bretagna, che lascerà l'Unione, che rispondono ai criteri hanno non solo il diritto, ma anche il dovere di divenire membri dell'Eurozona". 

"La mia intenzione - ha continuato - non è di forzare la marcia dei Paesi non euro verso il paradiso monetario, che non esiste, ma di dire che, se volete, vi aiuteremo a concretizzare la volontà di entrare, ragione per la quale ho proposto degli strumenti di preadesione". 

"Lo stesso - ha concluso il presidente della Commissione - vale per Schengen: perché rifiutare ai nostri amici bulgari e romeni l'ingresso nell'area Schengen, dal momento che dal 2013 rispettano tutti i criteri? Si tratta delle disposizioni del trattato, senza forzare la mano a nessuno".

(Fonte: Adnkronos)

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Un italiano a Londra ci racconta la "sua" Brexit: le certezze, i dubbi e le speranze. Che rabbia verso Bruxelles: "Sta contribuendo alla disintegrazione dell'Europa"

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di un nostro connazionale che vive e lavora nella capitale britannica. Nell'attesa di capire quali sviluppi avrà il negoziato per l'uscita del Regno Unito dall'Ue, dalle sue parole traspare una certa soddisfazione per lo stile di vita inglese e per le politiche del governo di Theresa May. Il recente attentato davanti al Parlamento di Westminster gli induce però preoccupazione, legata anche a un'integrazione etnico-religiosa che evidenzia tutti i suoi limiti. Il nostro lettore poi non risparmia aspre critiche ai vertici comunitari, accusati di inettitudine di fronte alla crisi di civiltà che sta vivendo il Vecchio Continente. Che si sia d'accordo o meno, un contributo che merita attenzione


Caro Comizio,

Ho letto l'articolo di Fabio Pasini del 29 Marzo ("Arrivato il giorno della Brexit...") e vorrei condividere qualche considerazione da residente a Londra. Le domande che tutti si pongono, specialmente noi Expat, rimangono al momento senza risposta: cosa succederà quando il negoziato avrà termine (sempre che si raggiunga un accordo), se i cittadini UE saranno costretti a lasciare l'isola, quale sarà l’impatto sull'economia, sui prezzi delle case e dei beni necessari.

Indipendentemente dall'interlocutore, colleghi e manager, clienti ed amici, traspare un po' di preoccupazione, ma soprattutto incertezza. Il governo di Theresa May, che personalmente non mi dispiace perché sembra una leader determinata (tanto da attrarre paragoni scomodi…), dà l'impressione di non avere ancora pianificato in dettaglio tutti gli scenari. "Niente accordo" sarà meglio di un cattivo accordo, sostiene la May, il che potrà anche fare piacere ai suoi elettori, ma a noi e soprattutto alle aziende e alla maggior parte dei business non dà sufficienti certezze. Tutti, sia a livello personale che professionale, dovranno avere un piano B (o più di uno) nel caso le cose dovessero mettersi male. Detto questo è inutile fasciarsi la testa adesso. La vita qui e nel resto del Regno Unito procede come al solito. Si lavora (parecchio), si esce a cena e si va al pub. Non vedo tracce di intolleranza verso gli stranieri, come blatera il Guardian, forse perché anche l'inglese medio sa distinguere, come dovremmo fare noi, tra chi è qui per contribuire ed integrarsi e chi è qui per vivere alle spalle altrui e "pretendere" accettazione.

Sul sito del Governo britannico ci si può iscrivere ad una newsletter per ottenere informazioni e il Governo scriverà a tempo debito spiegando la procedura e i passaggi, se necessari, che i cittadini UE dovranno seguire per avere diritto a restare. Non è necessario fare domanda per il permesso di residenza, visto che le regole UE resteranno in vigore almeno per i prossimi due anni. In ogni caso, sembra irrealistico che il Regno Unito si liberi di qualche milione di europei da un giorno all'altro, quanto meno senza beneficiare chi, come lo scrivente, è qui da parecchio pagando fior di tasse e un mutuo. Le multinazionali minacciano di spostare migliaia di posti di lavoro in UE? Del resto lo facevano anche prima, quando delocalizzavano in Polonia o Romania: sicuramente stanno studiando tutti i potenziali scenari, ma dubito Londra perderà il suo ruolo centrale nel mondo, anche e non solo come Capitale Finanziaria. Qualunque accordo si raggiunga, l'unica certezza è che ci vorranno anni di transizione prima di vedere dei cambiamenti effettivi. Situazione confusa, aspettiamo e vediamo. La sensazione di insicurezza generale si è naturalmente accentuata dopo il recente attacco terroristico al Parlamento britannico. Tuttavia la città ha reagito come ci si aspettava e il giorno dopo tutti hanno ripreso il treno o la metro per andare a lavorare, più determinati che mai. Chi ha superato 56 notti di bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale non ha paura di quattro cialtroni che giocano a fare i terroristi editando video su Twitter.

Ciononostante, il mio dubbio "populista" è: siamo sicuri che disincentivare italiani, francesi, spagnoli e tedeschi dal venire qui sia la soluzione, soprattutto se ti ritroverai solo con immigrati dal Commonwealth, spesso senza istruzione e solo alla ricerca di benefits e ricongiungimenti familiari? Personalmente, io sono per il controllo totale alle frontiere, come sostengono i Brexiters, per evitare il colabrodo UE e specialmente gli eventi ormai quotidiani (vedi oggi a Stoccolma) dovuti ad un'insensata apertura generalizzata; ma occorre avere la volontà politica di differenziare i talenti e i soggetti non a rischio legittimati ad entrare, da qualunque parte provengano, da chi quella legittimazione non ce l'ha. Mi auguro che la nostra amica (parole sue) Theresa ci sorprenda positivamente in questo senso.

La speranza, in definitiva, è che la UE non sia miope e che si arrivi ad un accordo in tempi brevi e con soddisfazione reciproca. Non è facile, anche per via degli interlocutori come Juncker & c., disprezzabili esponenti della casta che sta contribuendo alla disintegrazione dell'Europa e della sua cultura, che dovrebbero tralasciare inutili dichiarazioni di convenienza e preoccuparsi maggiormente del fatto che interi quartieri europei sono ormai terra di nessuno in mano a chi –stavolta sul serio - non avrebbe alcun diritto a restarvi, delle bombe ad orologeria pronte ad esplodere (purtroppo non solo metaforicamente).

Piergiorgio M.

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