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updated 7:29 PM UTC, Sep 20, 2018

E se si votasse oggi? Chi gode e chi piange: ecco dove tira il Vento settembre

I dati del Barometro politico di Demopolis, l'istituto diretto da Pietro Vento: "Oltre un quinto degli elettori ha modificato le proprie scelte di voto. Il peso complessivo delle 2 forze di Governo cresce dal 50% del 4 marzo al 62% odierno"


Se si votasse oggi, la Lega sarebbe con il 32% prima forza politica nel Paese: i mesi estivi hanno visto rafforzarsi il peso del partito di Salvini, cresciuto di quasi 15 punti dalle elezioni del 4 marzo. Circa 2 punti separano la Lega dal Movimento 5 Stelle, posizionato al 30,2%: sono i dati che emergono dal Barometro Politico di settembre dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento.

Restano lontani, in estrema difficoltà, il Partito Democratico al 17% e, soprattutto, Forza Italia all’8,5%, che cede ampi segmenti di elettorato alla Lega. Fratelli d’Italia è al 3%, LeU al 2,3%. Sotto il 2% le altre liste, con un’affluenza in lieve calo al 71%.

“Il voto in Italia resta mobile e incerto: in 6 mesi – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – oltre un quinto degli elettori ha modificato le proprie scelte di voto. Il peso complessivo delle due forze di Governo cresce dal 50% del 4 marzo al 62% odierno, mentre si riduce il consenso ai partiti di opposizione. Si tratta di equilibri destinati ad ulteriori evoluzioni, soprattutto in vista delle imminenti scelte per la legge di bilancio”.

Nella prima fotografia scattata dopo l’estate da Demopolis per il programma Otto e Mezzo, si conferma positiva la valutazione del 58% degli italiani sul Governo M5S-Lega; di parere diverso un terzo dei cittadini che esprime un voto negativo sull’Esecutivo, mentre il 9% preferisce per il momento sospendere il giudizio.

Dopo poco più di 100 giorni di Governo, l’Istituto Demopolis ha misurato la notorietà degli esponenti dell’Esecutivo: sono 8 i ministri conosciuti dalla maggioranza assoluta degli italiani. In testa i due vicepremier Matteo Salvini con il 96% e Luigi di Maio con il 95%; 3 su 4 indicano Danilo Toninelli. Notorietà molto alta, intorno al 70%, anche per Giulia Bongiorno e per il ministro della Salute Giulia Grillo; il 66% ha sentito parlare di Giovanni Tria, il 63% di Alfonso Bonafede. 6 su 10 di Paolo Savona. Citazioni inferiori al 50% – secondo il Barometro Politico Demopolis – per gli altri componenti del Governo Conte.

 

 

Nota informativa – L’indagine è stata condotta dall’11 al 12 settembre 2018 dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, per il programma Otto e Mezzo(LA7) su un campione stratificato di 1.500 intervistati, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. Supervisione della rilevazione demoscopica di Marco E. Tabacchi. Coordinamento di Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone.

  • Pubblicato in Politica

Governo, tocca a Cottarelli: "Se ottengo la fiducia, si approva la legge di Bilancio con elezioni a inizio 2019. Se no si va alle urne dopo l'estate" (VIDEO)

Il presidente della Repubblica ha dato l'incarico all'ex commissario alla spending review di Renzi che si è messo subito al lavoro, ma a quanto si apprende non consulterà i partiti. L'economista ha promesso "una gestione prudente dei nostri conti pubblici e Un dialogo con l'Europa in difesa dei nostri interessi". La sua dichiarazione al Quirinale - (VIDEO)


Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affidato l'incarico di formare il governo a Carlo Cottarelli che si è riservato di accettare. "Ce la metterò tutta. Il Presidente - ha detto l’ex commissario alla spending review dopo il colloquio con il capo dello Stato - mi ha chiesto di presentarmi in Parlamento con un programma che porti il Paese ad elezioni. Conto di presentare in tempi molto stretti la lista dei ministri al presidente della Repubblica".

"Mi presenterò in Parlamento con un programma che, in caso di fiducia - ha spiegato -, includa l'approvazione della legge di Bilancio per il 2019, dopo di che il Parlamento verrebbe sciolto con elezioni ad inizio 2019. In assenza di fiducia il governo si dimetterebbe immediatamente e il suo principale compito sarebbe la gestione dell'ordinaria amministrazione e di accompagnare il Paese ad elezioni dopo il mese di agosto". "Il governo - ha assicurato il premier incaricato - manterrebbe una neutralità completa rispetto al dibattito elettorale. Mi impegno a non candidarmi per le prossime elezioni e chiederò un simile impegno a tutti i membri del governo".

"Negli ultimi giorni - ha continuato - sono aumentate le tensioni sui mercati finanziari, tuttavia l'economia italiana è ancora in crescita e i conti pubblici rimangono sotto controllo". "Un governo da me guidato - ha aggiunto - assicurerebbe una gestione prudente dei nostri conti pubblici". "Un dialogo con l'Europa in difesa dei nostri interessi - ha affermato il presidente del Consiglio incaricato - è essenziale e possiamo fare meglio che in passato. Ma deve essere un dialogo costruttivo, nel pieno riconoscimento che, come Paese fondatore dell'Unione europea, il nostro ruolo nell'Unione resta essenziale, come resta essenziale la nostra continua partecipazione all'area dell'euro".

Al termine della rituale dichiarazione seguita all'accettazione dell'incarico, Cottarelli ha lasciato il Quirinale a bordo di un taxi, così come era arrivato, per recarsi a Montecitorio dove è stato ricevuto dal presidente della Camera Roberto Fico. Nel primo pomeriggio, intorno alle 15.30, andrà al Senato dalla presidente Elisabetta Casellati. Alla Camera in fretta e furia è stata allestita la sala dei Busti per consentire al premier incaricato di mettersi subito al lavoro. Cottarelli, da quello che si apprende, non dovrebbe tenere le consultazioni tra i partiti.

Ieri, a 84 giorni dal voto, è tramontato l'incarico che il presidente della Repubblica aveva affidato a Giuseppe Conte per la formazione di un governo M5S-Lega. Il no di Mattarella a Paolo Savona all'Economia ha fatto saltare tutto generando uno scontro istituzionale senza precedenti, con i 5 Stelle che si dichiarano pronti a chiedere l'impeachment per il capo dello Stato.

Pd, Renzi di nuovo in marcia verso Palazzo Chigi: "Chi vince le primarie sarà anche il candidato premier"

L'ex presidente del Consiglio e candidato alla riconferma come segretario del Partito democratico guarda avanti e pensa soprattutto a un suo ritorno alla guida del governo. Poi contrattacca rispetto a chi parla di un risultato già scritto e ai suoi dice: "Lo fanno per allontanare molti di voi dai gazebo che saranno aperti domenica prossima 30 aprile, dalle 8 alle 20. Non caschiamoci, vi prego! Il passaggio di domenica è fondamentale e noi abbiamo molto bisogno dell’impegno di voi tutti" - (VIDEO)


Risultati immagini per matteo Renzi

"Tra quattro giorni si svolgeranno le primarie per individuare in modo democratico il segretario del Pd per i prossimi quattro anni: il vincitore sarà anche il leader candidato a Palazzo Chigi alle prossime elezioni". Lo ha affermato Matteo Renzi sulla e-news.

"In molti vogliono farci credere che il risultato sia già scritto. E lo fanno per allontanare molti di voi dai gazebo che saranno aperti domenica prossima 30 aprile, dalle 8 alle 20. Non caschiamoci, vi prego! Il passaggio di domenica è fondamentale e noi abbiamo molto bisogno dell’impegno di voi tutti", ha concluso Renzi.

Elezioni anticipate, Napolitano contrario: "Nei Paesi civili si vota a scadenza naturale". Salvini lo massacra: "Nei Paesi civili chi tradisce il proprio Popolo viene processato, non viene mantenuto a vita"

Il leader leghista, rilancia l'accusa di tradimento della Nazione nei confronti dell'ex Presidente della Repubblica che sul quadro politico attuale aveva detto: "Per togliere le fiducia a un governo deve accadere qualcosa. Non si fa certo per il calcolo tattico di qualcuno". Reagisce anche Giorgia Meloni: "Vergogna! Basta con gli inciuci di palazzo, coi voltagabbana e i prestanome di qualcuno: il popolo sovrano vuole votare ora e scegliere un governo che faccia i suoi interessi #elezionisubito"


 

Nel dibattito sulla fine prima del tempo della legislatura, con conseguente ritorno alle urne, entra anche l'ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che si dice contrario al voto anticipato.

"Nei paesi civili alle elezioni si va a scadenza naturale e a noi manca ancora un anno", ha detto il senatore a vita. "Per togliere le fiducia a un governo deve accadere qualcosa. Non si fa certo per il calcolo tattico di qualcuno".

Parole che hanno scatenato la veemente reazione dei fautori della necessità del ritorno urgente alle urne, a cominciare da Matteo Salvini. "Nei Paesi civili chi tradisce il proprio Popolo viene processato, non viene mantenuto a vita", ha scritto su Twitter il leader leghista.

  

Nei Paesi civili chi tradisce il proprio Popolo viene processato, non viene mantenuto a vita.pic.twitter.com/dOGXFKfdMh

Il post di Salvini

 

 

A fargli eco, anche Giorgia Meloni: "Vergogna! Basta con gli inciuci di palazzo, coi voltagabbana e i prestanome di qualcuno: il popolo sovrano vuole votare ora e scegliere un governo che faccia i suoi interessi #elezionisubito".

 

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