updated 12:58 PM CEST, Aug 14, 2017

CasaPound, quel "disperato amore" che punta al Parlamento. Parla Gianluca Iannone

Un nome colto, dedicato a Ezra Pound, il poeta americano che si schierò con Mussolini, un simbolo insolito e carico di significati, una storia giovane e antica al tempo stesso. Al di là delle polemiche, dei pregiudizi e delle etichette facili, abbiamo voluto sapere qualcosa di più sul movimento della Tartaruga, incontrando il suo leader in un torrido pomeriggio d'estate. Dai recenti successi elettorali alla distinzione da centrodestra e Cinque Stelle, dalla strategia mediatica alla politica estera, dalla religione alla musica. Una lunga conversazione, per capire, riflettere, farsi un'idea


Gianluca Iannone, Presidente di CasaPound Italia, il vostro movimento sta facendo molto parlare molto di sé. Il nome di CasaPound è presente sempre più spesso sui giornali e nell'agone politico; avete raggiunto risultati elettorali importanti, quantomeno a livello amministrativo, e spesso vi trovate al centro di polemiche con chi, nel campo antifascista,  vi condanna per la vostra matrice storica. Noi non ci accontentiamo delle etichette e degli schemi preconfezionati e vorremmo invece capire meglio che cos'è CasaPound, il mondo che rappresenta, come agisce, che rapporto ha con la società e con l'elettorato. Ci aiuti.

CasaPound nasce a Roma nel dicembre del 2003 e diventa un movimento politico nazionale nel giugno del 2008 e si articola su vari punti che sono la solidarietà, lo sport, la cultura e ovviamente la politica, che vuol dire semplicemente interesse della polis, della città. Noi ci candidiamo alle elezioni ottenendo ottimi risultati, superando in media l’1% che, per un movimento come il nostro, è “tanta roba”. Alle ultime amministrative in una città importante come Lucca, nel cuore della Toscana, abbiamo raggiunto l’8% , a Todi il 5%, a Frosinone il 2,5%. In tutte le altre città abbiamo superato il fatidico "uno virgola", pertanto nessuno può più considerarci irrilevanti. Ovviamente veniamo attaccati dai vari schieramenti, non solo a sinistra, proprio perché siamo contrari al tipo di politica dominante. La differenza fra noi e un Salvini o un Berlusconi è appunto di non essere, di non voler essere complici della mattanza di questa terra chiamata Italia e, quindi, procediamo spediti verso i nostri obiettivi.

Ecco, appunto, parliamo della vostra diversità dalle altre forze che non sono di sinistra, in particolare il centrodestra del trio Berlusconi-Salvini- Meloni, soggetti che, con sfumature varie, stanno puntando su una proposta sovranista e apparentemente a tutela degli interessi nazionali, temi vostri insomma. In qualche modo addirittura il Movimento 5 Stelle, pur a fasi alterne, spesso interpreta questo tipo di sentimenti

Sì, sì. Grillo dice una cosa e i suoi eletti fanno l’opposto, perché io ricordo che il reato di clandestinità è stato abolito anche grazie ai 5 Stelle. Quindi è inutile che poi Grillo dica ‘basta immigrazione’ se, poi, i suoi deputati e i suoi senatori fanno l’opposto”

Però capiscono che lo ius soli non è molto popolare…

Sì, pubblicamente dicono di no, però, sotto sotto si sa che auspicano l’approvazione dello ius soli a cui invece noi siamo contrari con tutte le nostre forze e lo abbiamo dimostrato coi fatti. Parlerei di bipolarismo, ma non a livello politico, io dico proprio a livello umano: tutti dicono una cosa, poi ne fanno un’altra, tra incoerenza e schizofrenia. Prendiamo la Meloni: ha votato più di 40 provvedimenti del Governo Monti, tra cui la Legge Fornero e la scelta di rimandare i nostri Marò nelle carceri indiane per poi, una volta passata all’opposizione, chiedere la loro liberazione. Ecco questo è il teatrino delle miserie umane della politica italiana. Purtroppo ci hanno abituato a tutto e al contrario di tutto. Adesso addirittura Alfano ritorna nel centrodestra con Berlusconi e sarà divertente vedere Salvini insieme a uno che fino all'altro ieri lo attaccava pesantemente. Questo accade perché parliamo di forze politiche che non hanno a cuore il riscatto nazionale, ma che puntano solo al potere, a entrare nei consigli di amministrazione, nelle gestioni delle municipalizzate in tutta Italia.

Quindi, in ragione di questa vostra diversità dal teatrino delle miserie, avete fatto una scelta politica anche in chiave elettorale del tutto autonoma?

Esattamente. Per un certo periodo siamo stati vicini alla Lega Nord, in quanto dopo aver abbandonato il secessionismo padano aveva iniziato a dire quello che Casa Pound diceva da sempre. Abbiamo tenuto insieme due cortei, a Milano e a Roma. Dopodiché Salvini ha aperto alla Meloni e insieme hanno fatto un bel comizio "vecchio stile" a Bologna con il vecchio Berlusconi e noi in quel momento abbiamo detto "basta". Le nostre strade si sono separate perché, ovviamente, la riedizione di quel centrodestra così sterile, così privo di visione, di futuro, non poteva vederci complici.

Vi presenterete da soli anche alle elezioni politiche?

Soprattutto alle politiche, anche perché se resta la soglia di sbarramento del 3%, abbiamo ottime possibilità di raggiungere l'obiettivo di entrare in Parlamento. Ma anche se fosse al 25% noi andremmo da soli…

Una questione di principio ormai

Sì, vogliamo comunque lasciare un segno; se ci rendessimo complici del teatrino di cui parlavamo, poi non potremmo neanche più dire la nostra

Lei converrà, però, che i vostri concorrenti "sovranisti" hanno una visibilità mediatica superiore alla vostra

Questo è chiaro, ma proprio perché sono complici di questo sistema di cose, che i media decidono chi va a parlare in televisione e chi no. La Meloni e Salvini vengono invitati perché sono funzionali e non nemici di questa situazione. Noi sì siamo i veri nemici della sostituzione del nostro popolo, per questo non ci fanno parlare.

Come pensate di sopperire alla mancanza di visibilità da parte degli organi di informazione più importanti? Voi avete una vostra azione comunicativa sia nel rapporto diretto con i cittadini sia sul terreno web/social. Vantate un bel giornale on-line di riferimento, il Primato Nazionale, diretto da un giovane intellettuale della vostra area, che è responsabile culturale di CasaPound, Adriano Scianca, un altro che ci pare ignorato a torto dalla tv. E’ questa la strada?

E' evidente che noi viviamo questo tipo di isolamento a livello mediatico, però sappiamo fare di necessità virtù. Creiamo nuove forme di comunicazione, ‘prendiamo la parola’ riempiendo le città di manifesti o di striscioni, e i media sono costretti a citarci. Poi c’è una grande fortuna in quest’epoca buia che si chiama “Facebook” e, quindi, la nostra riusciamo a dirla e raggiungere gran parte, se non la totalità, degli aventi diritto al voto in questa Nazione. E’ chiaro che servirebbe un maggiore coraggio, una maggiore libertà da parte delle televisioni, dei media tutti, però sappiamo che questo è quasi impossibile, visto che la maggior parte dei quotidiani sono legati a quei centri di potere che noi combattiamo. Ad esempio l’Espresso appartiene al Gruppo De Benedetti. Il figlio di De Benedetti è il detentore della sigla "Save the Children", che è una delle ong che opera nel Mar Mediterraneo, conducendo operazioni schiaviste, portando alla sostituzione di popolo, prendendo anche dei soldi, in Italia. Quindi, è chiaro che noi subiamo attacchi dal Gruppo De Benedetti, perché noi siamo fermamente contro l’immigrazione.

La partita oggi non è solo nazionale, è globale, in particolare europea. Probabilmente la vera sfida a livello civile, economico, politico si gioca in Europa. Voi siete molto attenti al Vecchio Continente che richiamate sempre con forza. C’è la critica naturale nei confronti delle burocrazie di Bruxelles, ma anche un legame con altre realtà simili alla vostra in ambito europeo. E’ con loro che volete "insorgere contro il fatalismo", come dite?

Certo, perché il male che attanaglia tutti i popoli è lo stesso, quindi realtà simili, ispirate o molto vicine a Casa Pound si trovano in Francia, in Spagna, in Grecia e in molti altri Paesi d’Europa, perché le tematiche sono le stesse, come l’abbandono delle priorità di una Nazione a fronte di un’invasione controllata da centri di potere. Comunque, la nostra è una visione "europeista2, ma questa Unione Europea non ha nulla a che vedere con la nostra Europa.

In politica estera voi avete delle posizioni piuttosto nette anche per quanto riguarda gli scenari mediorientali e la lotta al terrorismo. Dichiarate un aperto sostegno nei confronti del presidente siriano Bashar al Assad, che le cancellerie e la stampa occidentale descrivono come un feroce tiranno, ma che combatte l’Isis insieme alla Russia. In Siria siete intervenuti direttamente attraverso associazioni di volontari a voi collegate, per portare aiuti.  Come leggete questa situazione così complicata e drammatica?

La situazione purtroppo è simile a quella che ha vissuto l’Italia nel 1943. Viene rappresentato il dittatore che affama il popolo, una persona cattiva, che deve essere abbattuta in nome della "democrazia"; in realtà si tratta di vile demagogia condita da grande ignoranza. Ci tocca ascoltare fino allo sfinimento sempre la solita filastrocca. Assad è il legittimo Presidente della Siria ed è un uomo di popolo, uno che - tanto per dire - corre da solo, con la sua auto, inseguito disperatamente dalla scorta, quando vengono bombardate dai terroristi le case della sua gente, altro che le falsità sui civili che ci raccontano. In Siria oggi c'è un altissimo tasso di istruzione, come eccellente è il livello della Sanità. E’ tutto statale. Parliamo soprattutto di un Paese rigorosamente laico, e, quindi, è nemico naturale di strutture medievali tipo Arabia Saudita e affini, che sono poi quelle Nazioni che finanziano il terrorismo internazionale e che vogliono, appunto, far cadere il modello di Assad, così come fecero con Saddam Hussein. Quindi noi siamo presenti in loco con la nostra onlus, che si chiama "SOL.ID". Abbiamo portato medici e medicinali. Abbiamo consegnato anche due ambulanze e i nostri volontari sono stati accolti dai ministri siriani, sono stati intervistati dalla televisione. Tutto ciò dimostra che, nonostante in Italia ci siano dei governanti totalmente inadeguati e fuori posto, c’è un popolo che nella Siria trova un partner ideale, così come è sempre stata la Siria nei nostri confronti.

In Italia invece come combattereste voi il terrorismo di matrice islamica?

Innanzitutto bloccando immediatamente le frontiere, mettendo dei blocchi navali e facendo un controllo capillare su tutte le persone provenienti da certi Paesi presenti sul territorio nazionale; verificheremmo che tipo di referenze hanno, in che tipo di contesto vivono, se hanno dei precedenti e di che tipo . Insomma non daremmo tregua a chi rappresentasse una minaccia anche solo potenziale per la nostra gente. Oggi invece viviamo in una condizione assurda. Improvvisamente si sono accorti che le cosiddette ong sono un problema; stanno ridiscutendo le autorizzazioni e forse ne saranno concesse soltanto a 12 anziché a 100. C’è gente che viene da tutta Europa per favorire gli sbarchi. E ci sono ong che non firmano accordi governativi perché si rifiutano di far salire la polizia a bordo delle loro imbarcazioni. E’ evidente che hanno qualcosa da nascondere e oggi se ne accorgono (quasi) tutti…

Parlando sempre di terrorismo e di Islam, la vostra interpretazione del fenomeno è un po’ diversa da quella, ad esempio, della Lega o di una parte della destra, che tende a semplificare un po’ troppo il problema. Escludendo che voi siate più moderati, siete più raffinati nel ragionamento?

Certo. E’ un aspetto che tengo a precisare bene: noi non vogliamo cadere nell'errore dello scontro di civiltà. Non abbiamo intenzione di applicare l’equazione islamico-terrorista; se uno vuole pregare Allah, ma rispetta la nostra cultura non è un nemico della Nazione.  Il problema è quello di un fenomeno, l’immigrazione, che deve essere gestito e controllato in tutt’altro modo, sia a livello etnico sia a livello religioso. Tornando alla Siria, Assad è musulmano; è musulmano come lo sono i suoi soldati che combattono la barbarie dello Stato Islamico.

A proposito, in materia di religione come vi ponete per quanto vi riguarda?

All’interno di CasaPound c’è libertà di culto. In questo ci ispiriamo molto all'impostazione di Roma Antica. Al primo posto c’è la Nazione, quindi si tollera tutto ciò che non è in contrasto con essa. Si può essere cattolici, musulmani, buddisti, politeisti, atei, insomma non è quello il punto centrale. Qui rappresentiamo una grossa differenza rispetto a tutti gli altri movimenti che sommariamente possiamo definire ‘di destra’, o alla stessa Lega, perché loro puntano a semplificazioni e letture facili quanto grezze dell’argomento perché pensano di trarne così un maggiore consenso in termini di identità e consenso, ma alla lunga una simile impostazione porterà solo ulteriori problemi.

Senta Iannone per concludere la nostra chiacchierata, alleggerendo un po’, ma non più di tanto, parliamo di musica. Lei, con il nome d’arte di Sine Vox, è la storica voce e anima degli ZetaZeroAlfa, band pressoché ufficiale di CasaPound e di riferimento per tutto il vostro ambiente umano e politico. E’ uscito pochi mesi fa il vostro nuovo album, ben sette anni dopo il precedente…

 C’abbiamo avuto tanto da fare, Ce la siamo presa comoda…

S’intitola "Morimondo", come un Paese alle porte di Milano dove sorge una storica Abbazia. C’è qualche relazione?

Sì, anche. Ci trovavamo nella zona, di passaggio in macchina,  e abbiamo visto un cartello con scritto ‘Morimondo’. Ci ha colpito il fatto che l’insegna stradale fosse crivellato di colpi d'arma da fuoco; insomma siamo rimasti molto sorpresi perché è una cosa più da sud Italia che da Lombardia. Siccome eravamo di fretta ci siamo detti "Vabbeh torniamo domani, così facciamo una bella foto".  Tornati il giorno dopo non c’erano più né il cartello né i segni degli spari. Da lì sono andato ad approfondire il significato della parola "morimondo", che vuol dire ‘la montagna che sovrasta la palude’. In questo ho rivisto molto CasaPound, quindi il nome mi è sembrato perfetto. E poi ha questo suono, questa sonorità, "morimondo",  che sembra un po’ una filastrocca, un po’ una promessa, un po’ una minaccia, un po’ qualcosa che sta per avvenire, che sembra un suggerire:  "morisse il mondo, farò quella cosa’"

"Morimondo" è anche il titolo di una delle canzoni che si trovano nel cd. Parla di libertà. Un brano molto intenso con simboli, figure, messaggi, piuttosto complessi, come sofisticati sono anche altri pezzi, anche sotto l’aspetto musicale. Ci aiuti a capire.

Ci sono un po’ di esempi. Le due canzoni, secondo me più importanti nell'album, sono appunto "Morimondo" e "A difesa della Torre". Protagonisti sono i due elementi fondamentali nel gioco degli scacchi, il cavallo e la torre (quelli bravi dicono che le partite a scacchi si vincono con questi due elementi). Ecco il significato: la torre come difesa e il cavallo come elemento di sorpresa, di sgomento, che è quello dell’attacco. Fatto sta che negli scacchi l'unico elemento che salta gli altri pezzi è appunto il cavallo. E il cavallo, secondo la cultura orientale, è appunto l’imprevisto, perché corre dritto, poi, improvvisamente, decide e svolta. L’anno del cavallo, due anni fa, è stato l’anno appunto dei grandi imprevisti, dei grandi cambiamenti. Quindi c’è questo dualismo sul fatto che, mentre la torre si muove in verticale e in orizzontale, quindi in modo molto netto, chiaro, e rappresenta appunto la difesa, perché è l’elemento che si muove quasi per ultimo ed è quello sempre più vicino al Re; il cavallo è, appunto, l’attacco. Quindi, in Morimondo si paragona il destino, il proprio destino, a quello del cavallo, un destino che è tutto ancora da scoprire, che non sappiamo dove ci porterà, ma sappiamo che tutti quanti noi abbiamo questo forte istinto verso la libertà. Che poi la libertà non è una catena spezzata, ma è l’anello stesso della catena che ti lega ai tuoi simili, ai tuoi camerati e, di fatto, nella canzone vengono nominate tutte cose che sono nostre o che abbiamo fatto o che abbiamo alla nostra portata. E, quindi, parliamo di libertà non come di qualcosa di inarrivabile, perché, di fatto, tutto quello che noi abbiamo fatto e che facciamo oggi è proprio in nome di quella libertà che ci siamo conquistati e che non siamo disposti a cedere minimamente

Se dovesse scegliere una canzone manifesto di ZetaZeroAlfa, di CasaPound, del vostro mondo, quale indicherebbe?

Credo che ‘Disperato Amore’ sia la canzone che ha creato più emozione ed è forse proprio quella la più rappresentativa di CasaPound. Anche perché riprende una storia a noi cara, quella delle squadre d’azione; una si chiamava "La Disperata", proprio perché il loro amore per la Patria era veramente disperato. La canzone racconta quel momento lì, il momento in cui tu torni, dopo la guerra finita (il primo conflitto mondiale, ndr) , e trovi una Nazione allo sbando, il biennio rosso, con le violenze dei rossi, con le angherie, con un governo che comunque non era all’altezza delle aspettative della Nazione. C’è l’idea di un Risorgimento mai sviluppato fino in fondo. Per questo sono convinto sia il pezzo che meglio rappresenta tutto il Movimento, anche perché è quello che ogni volta che la suoniamo dal vivo cambia proprio l’atmosfera, si instaura qualcosa di magico attorno a noi.

Un "disperato amore" da fascisti, anche perché spesso siete incompresi, se qualcuno vi riserva tanto odio. Vi ispirate ancora a quella storia incuranti delle condanne che vi piovono addosso?

Certo, e poi, al di là dei sentimenti, se l’Italia è diventata una potenza economica e industriale all’avanguardia è stato grazie al fascismo e chi nega una realtà storica così palese è sicuramente persona in cattiva fede.

Ma, a parte le polemiche sul passato, cosa pensate di quanti vi giudicano e vi etichettano senza conoscervi davvero?

Che tanto prima o poi ci conosceranno tutti…

 

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