updated 2:19 PM CEST, Jul 27, 2017

Sala sotto scorta per le proteste di CasaPound? Iannone: "Sindaco ambiguo, è un atto infame contro di noi. Gli abbiamo chiesto un incontro, accetti il confronto"

Il primo cittadino di Milano da una settimana sarebbe sotto protezione della polizia per ipotizzate minacce ricevute, ma, interrogato sul caso, ha voluto evitare conferme precise. Qualcuno ha collegato il fatto alle recenti manifestazioni di dissenso del movimento della Tartaruga che, attraverso il suo presidente nazionale, replica: "Noi ci mettiamo la faccia e diciamo le cose apertamente, rifiutando i metodi mafiosi di qualunque natura. Siamo ormai consapevoli da tempo che è in atto un violento tentativo di criminalizzarci, per mettere a tacere una voce che evidentemente dà parecchio fastidio"


"Apprendiamo che il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, è stato messo sotto scorta e che questo sarebbe avvenuto per le nostre reiterate richieste di dimissioni. Prendiamo atto del fatto che per la Questura di Milano una legittima azione di opposizione politica, portata avanti con i legittimi strumenti della politica, è un atto allarmante e pericoloso. Ce ne faremo una ragione, non spetta a noi giudicare il modo in cui la Questura intende gli strumenti della politica e della democrazia". A dirlo è il presidente di CasaPound Italia, Gianluca Iannone.

"Ciò di cui invece non possiamo semplicemente prendere atto – prosegue Iannone - è l'ambiguità con sui Sala risponde a chi gli chiede se abbia ricevuto minacce concrete: il sindaco preferisce non rispondere, lasciando margini di interpretazione che si configurano come un atto infame nei nostri confronti. CasaPound Italia rifiuta i metodi mafiosi di qualsiasi natura, sia quando si concretizzano in minacce sia quando si manifestano con un non-detto che talvolta è peggio di una minaccia esplicita".

"Siamo ormai consapevoli da tempo – commenta il presidente di Cpi - che è in atto un violento tentativo di criminalizzarci, per mettere a tacere una voce che evidentemente dà parecchio fastidio. Partecipano a questo meccanismo anche forze politiche istituzionali, che progressivamente stanno alzando l'asticella, magari sperando di farci cadere in trappola".

"Si diano tutti una calmata: non succederà. Giusto qualche giorno fa, abbiamo inoltrato alla segreteria del sindaco una lettera in cui chiedevamo un incontro, per illustrare le nostre posizioni e la nostra attività sul territorio. Noi facciamo così: ci mettiamo la faccia e diciamo le cose apertamente. Da parte di Palazzo Marino siamo ancora in attesa di una risposta. Speriamo che il sindaco Sala voglia rimediare a questo 'incidente mediatico', in cui è occorso lasciando ipotizzare minacce da parte nostra, rispondendo finalmente alla nostra lettera e accettando quel confronto a viso aperto che noi chiediamo e che tutti dovrebbero volere".

 

Calciomercato, interisti depressi e milanisti euforici. Ma attenzione a sognare "sotto l'ombrellone"

A Milano come nei luoghi di vacanza è già tempo di derby, quest'anno tutto all'insegna delle nuove proprietà cinesi. Ma mentre i rossoneri spendono, comprano e autorizzano i propri tifosi a pensare in grande, i nerazzurri di Suning, pur ritenuti più solidi e autorevoli, finora hanno deluso le aspettative. Siamo a fine luglio e il campionato inizierà il weekend del 20 agosto. Chi riderà a conti fatti? 


C'era un tempo, assai lontano per la verità, in cui i tifosi milanisti, forti dei loro successi soprattutto nelle coppe, si divertivano a irridere i rivali nerazzurri. Ricordiamo bene come iniziava quel coro intonato sull'aria di "Stessa spiaggia stesso mare" (celebre successo di Edoardo Vianello, 1962): "Luglio, agosto, interista, sogna sotto l'ombrellone...". Il testo riadattato era piuttosto divertente e diceva di prossimi scudetti e coppe sognati in tempo di vacanze estive dai fan del Biscione, autorizzati dalle costose campagne acquisti morattiane; sogni che regolarmente finivano infranti alla prova del campo: "...ma a settembre il campionato inizierà, e come l'anno anno scorso e come l'anno prima il nostro chiacchierone continuerà a sognare quel tricolore che non vincerà". Anni lontani, sonoramente interrotti, peraltro, dall'epopea di successi culminata con l'ancora ineguagliato Triplete. 

Quel coro, che nei derby appagava molto le truppe del Diavolo e aggravava le già conclamate patologie epatiche di molti irriducibili della Beneamata, ci torna alla mente oggi, in un contesto completamente diverso. Non sappiamo,  ad ora, se le parti siano destinate a invertirsi, né quali saranno i risultati del calcio milanese nei prossimi mesi, né se il campionato italiano vivrà un equilibrio diverso da quello consolidato nelle ultime stagioni, con la Juve imprendibile davanti e dietro le regine del Centro-Sud, Roma e Napoli, ad accontentarsi di piazzamenti di alto livello ma senza scettro. Registriamo però umori opposti sulle due sponde del Naviglio, a fronte di campagne acquisti profondamente differenti.

E dire che tra le due proprietà cinesi del pallone meneghino l'ultima arrivata, quella che ha raccolto la pesante eredità di Silvio Berlusconi, sembrava quella meno convincente. Si è arrivati al famoso "closing" al termine una lunga e tormentata telenovela, fatta di annunci, retromarce, garanzie che non arrivavano e - diciamolo pure - più di un sospetto sulla limpidezza degli acquirenti. Alla fine tra fondi lontani e prestiti, su cui i vertici del calcio italiano hanno messo la mano sul fuoco, c'è stato l'happy end. Società acquisita e subito mercato boom, con un esborso immediato di oltre 200 milioni di euro, destinati a diventare 300 entro il 31 agosto. Roba che neanche Real Madrid e Manchester United. Il colpo più eclatante è stato l'acquisto di Leonardo Bonucci dalla Juve, abbandonata dal difensore tra le polemiche e le scorie di Cardiff.

Così i tifosi rossoneri, intristiti dagli ultimi anni di mediocrità, dopo aver sorriso a denti stretti per la supercoppa italiana conquistata a Doha contro la banda di Allegri e il sesto posto in campionato valso i preliminari di Europa League contro i temibili romeni dell'Universitatea Craiova, sono tornati a gonfiare il petto, a sottoscrivere gli abbonamenti (un cimento per pochi intimi nella storia recente), insomma, a sognare.

Dall'altra parte della barricata ambrosiana, invece, si sogna molto meno, sia sotto l'ombrellone sia nell'afa metropolitana. Eppure i cinesi più forti e titolati erano, e crediamo siano tuttora, quelli che sono diventati proprietari dell'Fc Internazionale. L'impero Suning della famiglia Zhang è una realtà impressionante per potenza economica e commerciale che sta investendo nel calcio e non solo, in patria come all'estero, con una determinazione da lasciare di stucco. Ecco, questa condizione, oltre agli annunci e i propositi di grandeur espressi e ribaditi alle orecchie della tifoseria interista globale, avevano autorizzato tutti all'attesa di una campagna acquisti faraonica, volta a riportare il club ai vertici prima italiani quindi internazionali. 

Archiviata una stagione imbarazzante e persino incommentabile, si è partiti con la ricerca del nuovo condottiero della panchina. Conte, ritenuto il migliore su piazza, era il primo obiettivo, seguito dall'ex Simeone, che però non si sarebbe mosso da Madrid. Il terzo della lista ristretta dei tecnici top era Luciano Spalletti, ottimo a Roma nonostante la spinosa vicenda Totti. E Spalletti è stato. Un brillante il tecnico di Certaldo, oltre che bravo a detta pressoché unanime. E brillante è stata la sua presentazione alla stampa, assai convincente. Dopo il mister buono erano attesi i colpi buoni per rivoluzionare una rosa ritenuta dai più lacunosa e inadeguata, tecnicamente quanto moralmente.

Ecco, al di là dei limiti del fair play finanziario che hanno imposto una partenza lenta (fino al 30 giugno), finora la sorpresa è che si è visto ben poco con tutto il rispetto per il giovane difensore Skriniar, per il navigato centrocampista Valero e per il compagno di reparto in viola di quest'ultimo, Vecino. Per il resto è stato, ed è, uno stillicidio di inseguimenti andati a vuoto, voci, smentite, affari possibili e tentativi impossibili. Oltretutto si registrano problemi anche in uscita, con offerte piuttosto scarse per gli esuberi, anche di qualità, della variegata compagine interista. Insomma si va avanti adagio adagio, a 25 giorni dalla prima di serie A. Gli ottimisti dicono che si viaggia "a fari spenti", i pessimisti prevedono che finirà male "ancora una volta".

Appunto qui si parla di tifosi, in fin dei conti il vero motore del calcio. Senza di loro hai voglia a dare pedate a una sfera e a offrire e chiedere danaro...

Gli interisti sono divisi, ma non in parti equilibrate questa volta. I fedelissimi, i lealisti, i fiduciosi, sono una minoranza, agguerrita e orgogliosa, ma sempre minoranza. Mentre i critici, gli scettici, i delusi, sono assai più numerosi e si stanno facendo sentire, quando con la costanza della pentola di fagioli sul fuoco, quando mediante lampi di incontrollato furore catastrofista.

Difficile prevedere chi avrà avuto ragione, se i devoti seguaci degli Zhang e dei loro esecutori Sabatini e Ausilio o le schiere depresse da troppi insuccessi e da troppo pochi motivi tangibili di speranza.

Nell'attesa, per i milanesi è tempo, o quasi, di ombrellone. Già, quell'ombrellone sotto cui, tanti anni fa, sognavano vanamente i "chiacchieroni" interisti. Ora è il turno dei cugini, felici e sereni sdraiati sul loro lettino, pure pensando al fratellone di Donnarumma che prende un milione all'anno.

Occhio alle nemesi storiche però, perché, "a settembre il campionato inizierà". Quest'anno anche dieci giorni prima...

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La Lombardia ricorda Paolo Borsellino a 25 anni dalla strage di via D'Amelio

Grande commozione a Palazzo Pirelli per la commemorazione del magistrato ucciso dalla mafia nel 1992. Le riflessioni sul valore del suo sacrificio rimasto indelebile nella coscienza nazionale. Tutte le nostre interviste - (VIDEO)


“Quella strage è stato il punto più alto della potenza  della mafia contro lo Stato ma ha rappresentato anche un punto di svolta,  l’inizio di una presa di coscienza nazionale che ha portato poi alla sconfitta della piovra. Sta alle nostre coscienze oggi, e a tutti noi, portare avanti i valori che uomini come Paolo Borsellino ci hanno lasciato”. Così il Presidente del Consiglio regionale della Lombardia Raffaele Cattaneo ha aperto la cerimonia di commemorazione al 31esimo piano di Palazzo Pirelli, organizzato dalla Commissione regionale Antimafia, per ricordare i il 25esimo anniversario della strage di via D’Amelio, l’attentato mafioso nel quale persero la vita a Palermo, il 19 luglio del 1992, il magistrato Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta.  Per Cattaneo “la strage ha aiutato anche noi in Lombardia a prendere coscienza di quanto fosse imponente la forza della mafia. Una mafia che allora pensavamo lontana dal nostro territorio ma che poi abbiamo imparato a capire che aveva già intaccato le regole della convivenza anche qui da noi. Questo ci ha fatto alzare la guardia e ci fa fatto più consapevoli e più capaci di resistere”.

Per il Presidente della Commissione Antimafia Gian Antonio Girelli “la commemorazione vuole sottolineare la volontà di tutta Regione Lombardia di essere presente nel dire no alla mafia e nel mettere in campo azioni di contrasto all’illegalità. Tanto è stato fatto, soprattutto nella consapevolezza e nella coscienza,  ma tanto resta ancora da fare. Momenti come questi servono per ribadire la volontà di esserci tutti assieme”. Alla commemorazione -  alle 16,58, nel momento esatto in cui 25 anni esplose a Palermo l’autobomba che uccise Borsellino e la sua scorta c’è stato un minuto di silenzio - hanno preso parte anche  don Virginio Colmegna,  il Sottosegretario di Regione Lombardia con delega alla Legalità Gustavo Cioppa, altre autorità civili e militari e tanti consiglieri regionali. Nel corso della manifestazione è intervenuto anche anche Nando Dalla Chiesa che ha presentato il suo libro “Una strage semplice”, un testo che ricostruisce il contesto in cui maturò la strage di Capaci e quella successiva di via D’Amelio. Ne è seguito un dibattito, moderato dal consigliere regionale del PD Fabio Pizzul.

Vita di condominio, in caso di separazione dei coniugi chi paga le spese? La risposta dell'avvocato

Al membro che rimane nell'abitazione toccheranno gli oneri ordinari, mentre l'effettivo intestatario della casa sarà tenuto ad onorare gli adempimenti straordinari. L'amministratore dovrà essere informato dei cambiamenti derivanti dal mutato status familiare. Tutti i dettagli spiegati dall'avvocato Carlo Bortolotti, civilista milanese esperto della materia condominiale - (VIDEO)


L'avvocato Carlo Bortolotti nel suo studio

Regime delle spese condominiali a seguito di separazione dei coniugi

In caso di separazione dei coniugi, sia consensuale che giudiziale, la cosiddetta "casa coniugale" verrà assegnata, a prescindere dall'intestazione e dall'effettiva proprietà, al coniuge convivente con la prole, il quale, godendo di un diritto reale di abitazione, dovrà pagare le spese relative all'ordinaria amministrazione dell'immobile, gravando, invece, le straordinarie sull'effettivo intestatario della casa; questo regime andrà previsto nelle condizioni di separazione e ne dovrà essere adeguatamente informato l'amministratore che, diversamente, continuerà legittimamente a chiedere i versamenti al solo intestatario dell'immobile (che magari non vi abita più). 

 

STUDIO LEGALE BORTOLOTTI

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tel. 02.39562104 - fax 02.45485345 
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Vigili di quartiere, la Lega boccia Sala e il Pd. Morelli: "Vogliono delle crocerossine, mentre serve intervenire duramente"

Il capogruppo del Carroccio a Palazzo Marino liquida le misure introdotte dall'amministrazione di centrosinistra per contrastare criminalità e degrado: "Intere zone della città sono totalmente abbandonate e ogni giorno avvengono episodi molto gravi ai danni di milanesi; occorrono i militari e non solo davanti alla Stazione Centrale" - (VIDEO)

Trasporto ferroviario, in Lombardia parte la rivoluzione: "Oltre 1,6 miliardi di euro per comprare subito 160 nuovi treni". Parla l'assessore Sorte

Il responsabile per le Infrastrutture e la Mobilità della Giunta Maroni ai nostri microfoni: "E' il provvedimento più importante della storia regionale. Noi gli unici a non fare tagli nel settore" - (VIDEO)


 

L'ASSESSORE: PARTITA LA RIVOLUZIONE DEL TRASPORTO FERROVIARIO 

 

"Oltre 1,6 miliardi di euro per comprare subito 160 nuovi treni". E' questa la ricetta della Regione Lombardia per far svoltare il sistema ferroviario regionale. L'annuncio e' stato dato dal presidente Roberto Maroni e dagli assessori Alessandro Sorte (Infrastrutture e Mobilita') e Massimo Garavaglia (Economia, Crescita e Semplificazione).

INVESTIMENTO PIU' IMPORTANTE NELLA STORIA DELLA REGIONE - "E' il provvedimento piu' importante della storia della Regione Lombardia - ha detto Sorte - e l'emendamento approvato oggi in Commissione ci consentira' di attivare subito 3 gare di appalto per comprare almeno 160 treni con i quali rinnoveremo completamente la flotta di Trenord".

NOI UNICI A NON TAGLIARE - "E' un emendamento - ha continuato - che stravolge il sistema ferroviario lombardo. Siamo l'unica regione in Italia che non ha tagliato il servizio, che non ha aumentato le tariffe negli ultimi 3 anni e che continua a crescere come numero di utenti. Oggi trasportiamo 730.000 persone, che diventeranno oltre 1 milione entro 5 anni".

NUOVO PIANO STRAORDINARIO RINNOVO TRENI - I 160 nuovi treni saranno, indicativamente, cosi' ripartiti:

- il 65 per cento saranno treni suburbani ad alta capacita', a due piani, destinati alle Linee S e al Passante Ferroviario di Milano

- il 15 per cento treni regionali a trazione diesel, destinati alle linee non elettrificate della Lombardia (aree di Pavia, Cremona, Brescia)

- il 20 per cento saranno destinati alle altre linee regionali.

OGGI IN SERVIZIO 350 TRENI - Oggi i treni in servizio in Lombardia sono circa 350, di cui circa la meta' e' nuova, cioe' entrata in servizio dopo il 2007, grazie ai precedenti finanziamenti regionali. La restante meta', quella che si va a sostituire ora, risale al 1975-1990. Si riduce l'eta' media dei materiali rotabili: era di 25 anni intorno al 2000, e' di 18 oggi, arrivera' a circa 12 anni intorno al 2025 a conclusione del piano.

LE RISORSE - Il piano vale 1,6 miliardi di euro a disposizione del bilancio regionale. "Se vogliamo fare un confronto - ha continuato Sorte -, dal 2002 a oggi in Lombardia si sono investiti circa 1.500 milioni di euro (1.000 direttamente da Regione, 330 dal gruppo FNM e 170 da Trenitalia), per acquistare circa 190 treni, di cui 180 gia' in servizio. Il costo medio di un treno e' di circa 10 milioni di euro (da circa 6 per i piu' piccoli a circa 12 per i piu' grandi)".

MODALITA' DI ACQUISTO - Verranno svolte tre nuove gare, una per ciascun modello di treno. I treni acquistati saranno dati in uso all'impresa ferroviaria che svolge i servizi in Lombardia (al momento Trenord). Eventuali ribassi d'asta saranno automaticamente reinvestiti in nuovi treni. La puntualita' delle consegne sara' garantita da stringenti capitolati di gara e da apposite penali. I treni saranno forniti "chiavi in mano".

TEMPISTICHE - Le gare verranno bandite entro il 2017. I tempi di consegna dei primi treni sono di circa 2 anni dalla sottoscrizione dei contratti di fornitura. Successivamente entreranno in servizio circa 2-4 treni/mese.

Sala e le accuse di falso e turbativa d'asta: "Non parlo, concordo col mio avvocato. Gli attacchi di CasaPound? Si vede che do fastidio"

La procura generale di Milano, che ha chiuso le indagini sul maxi appalto della piastra di Expo, è convinta che l'attuale sindaco firmò consapevolmente un documento predatato per la nomina di alcuni membri della commissione di valutazione delle offerte e diede la sua autorizzazione allo stralcio della fornitura del verde dal bando originario. Le ipotesi di reato sono piuttosto serie e dovrebbero portare al rinvio a giudizio dell'amministratore di centrosinistra. Nelle conclusioni dell'informativa della Guardia di Finanza, però, si sottolinea che sono state riscontrate non solo violazioni di legge nelle procedure, ma "plurime alterazioni" da parte di "soggetti con ruoli di rilievo pubblico". Lui, avvicinato oggi dai cronisti, è apparso piuttosto nervoso. Ecco come ha risposto alle domande - (VIDEO)


L'attuale sindaco di Milano, al tempo dei fatti commissario unico e ad di Expo, Giuseppe Sala autorizzò lo stralcio della gara sul verde di Expo nonostante il "parere contrario" di altri manager della società, "preoccupati delle possibili conseguenze sulla tenuta e sulla regolarità del bando". E' quanto emerge dalla lettura degli atti depositati con la chiusura dell'indagine sulla Piastra di Expo in cui il sindaco di centrosinistra è indagato per falso ideologico e materiale e turbata libertà degli incanti. Secondo la ricostruzione della Procura Generale, la fornitura di 6mila piante era dentro l'appalto della Piastra ma esponenti politici della Regione Lombardia, tra i quali viene citato l'allora Governatore Roberto Formigoni, fecero pressioni per coinvolgere i florovivaisti lombardi e l'allora ad Sala "senza un provvedimento formale" dispose lo stralcio dal bando della fornitura di alberi, del valore di 5 milioni.

Il primo cittadino milanese, intercettato a margine di un convegno sul clima all'Università statale, è apparso piuttosto nervoso e non ha, in buona parte, non risposto alle domande sull'inchiesta: "Non parlo, ha parlato il mio avvocato e concordo con quello che ha detto lui. Nella sintesi, mi sembra tutto molto trasparente, il cda ha approvato tutto. Tutto è stato trasparente: ho sempre contato sulle mie decisioni, sul mio senso di responsabilità, sul mio sapermi prendere delle responsabilità anche per altri a volte. Gli attacchi di CasaPound che mi da del falsario? Non mi destabilizzano, anzi, da un certo punto di vista mi fa piacere che siano così aggressivamente contrari alla mia azione; si vede che la mia azione dà fastidio".

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