updated 12:58 PM CEST, Aug 14, 2017

Calciomercato, interisti depressi e milanisti euforici. Ma attenzione a sognare "sotto l'ombrellone"

A Milano come nei luoghi di vacanza è già tempo di derby, quest'anno tutto all'insegna delle nuove proprietà cinesi. Ma mentre i rossoneri spendono, comprano e autorizzano i propri tifosi a pensare in grande, i nerazzurri di Suning, pur ritenuti più solidi e autorevoli, finora hanno deluso le aspettative. Siamo a fine luglio e il campionato inizierà il weekend del 20 agosto. Chi riderà a conti fatti? 


C'era un tempo, assai lontano per la verità, in cui i tifosi milanisti, forti dei loro successi soprattutto nelle coppe, si divertivano a irridere i rivali nerazzurri. Ricordiamo bene come iniziava quel coro intonato sull'aria di "Stessa spiaggia stesso mare" (celebre successo di Edoardo Vianello, 1962): "Luglio, agosto, interista, sogna sotto l'ombrellone...". Il testo riadattato era piuttosto divertente e diceva di prossimi scudetti e coppe sognati in tempo di vacanze estive dai fan del Biscione, autorizzati dalle costose campagne acquisti morattiane; sogni che regolarmente finivano infranti alla prova del campo: "...ma a settembre il campionato inizierà, e come l'anno anno scorso e come l'anno prima il nostro chiacchierone continuerà a sognare quel tricolore che non vincerà". Anni lontani, sonoramente interrotti, peraltro, dall'epopea di successi culminata con l'ancora ineguagliato Triplete. 

Quel coro, che nei derby appagava molto le truppe del Diavolo e aggravava le già conclamate patologie epatiche di molti irriducibili della Beneamata, ci torna alla mente oggi, in un contesto completamente diverso. Non sappiamo,  ad ora, se le parti siano destinate a invertirsi, né quali saranno i risultati del calcio milanese nei prossimi mesi, né se il campionato italiano vivrà un equilibrio diverso da quello consolidato nelle ultime stagioni, con la Juve imprendibile davanti e dietro le regine del Centro-Sud, Roma e Napoli, ad accontentarsi di piazzamenti di alto livello ma senza scettro. Registriamo però umori opposti sulle due sponde del Naviglio, a fronte di campagne acquisti profondamente differenti.

E dire che tra le due proprietà cinesi del pallone meneghino l'ultima arrivata, quella che ha raccolto la pesante eredità di Silvio Berlusconi, sembrava quella meno convincente. Si è arrivati al famoso "closing" al termine una lunga e tormentata telenovela, fatta di annunci, retromarce, garanzie che non arrivavano e - diciamolo pure - più di un sospetto sulla limpidezza degli acquirenti. Alla fine tra fondi lontani e prestiti, su cui i vertici del calcio italiano hanno messo la mano sul fuoco, c'è stato l'happy end. Società acquisita e subito mercato boom, con un esborso immediato di oltre 200 milioni di euro, destinati a diventare 300 entro il 31 agosto. Roba che neanche Real Madrid e Manchester United. Il colpo più eclatante è stato l'acquisto di Leonardo Bonucci dalla Juve, abbandonata dal difensore tra le polemiche e le scorie di Cardiff.

Così i tifosi rossoneri, intristiti dagli ultimi anni di mediocrità, dopo aver sorriso a denti stretti per la supercoppa italiana conquistata a Doha contro la banda di Allegri e il sesto posto in campionato valso i preliminari di Europa League contro i temibili romeni dell'Universitatea Craiova, sono tornati a gonfiare il petto, a sottoscrivere gli abbonamenti (un cimento per pochi intimi nella storia recente), insomma, a sognare.

Dall'altra parte della barricata ambrosiana, invece, si sogna molto meno, sia sotto l'ombrellone sia nell'afa metropolitana. Eppure i cinesi più forti e titolati erano, e crediamo siano tuttora, quelli che sono diventati proprietari dell'Fc Internazionale. L'impero Suning della famiglia Zhang è una realtà impressionante per potenza economica e commerciale che sta investendo nel calcio e non solo, in patria come all'estero, con una determinazione da lasciare di stucco. Ecco, questa condizione, oltre agli annunci e i propositi di grandeur espressi e ribaditi alle orecchie della tifoseria interista globale, avevano autorizzato tutti all'attesa di una campagna acquisti faraonica, volta a riportare il club ai vertici prima italiani quindi internazionali. 

Archiviata una stagione imbarazzante e persino incommentabile, si è partiti con la ricerca del nuovo condottiero della panchina. Conte, ritenuto il migliore su piazza, era il primo obiettivo, seguito dall'ex Simeone, che però non si sarebbe mosso da Madrid. Il terzo della lista ristretta dei tecnici top era Luciano Spalletti, ottimo a Roma nonostante la spinosa vicenda Totti. E Spalletti è stato. Un brillante il tecnico di Certaldo, oltre che bravo a detta pressoché unanime. E brillante è stata la sua presentazione alla stampa, assai convincente. Dopo il mister buono erano attesi i colpi buoni per rivoluzionare una rosa ritenuta dai più lacunosa e inadeguata, tecnicamente quanto moralmente.

Ecco, al di là dei limiti del fair play finanziario che hanno imposto una partenza lenta (fino al 30 giugno), finora la sorpresa è che si è visto ben poco con tutto il rispetto per il giovane difensore Skriniar, per il navigato centrocampista Valero e per il compagno di reparto in viola di quest'ultimo, Vecino. Per il resto è stato, ed è, uno stillicidio di inseguimenti andati a vuoto, voci, smentite, affari possibili e tentativi impossibili. Oltretutto si registrano problemi anche in uscita, con offerte piuttosto scarse per gli esuberi, anche di qualità, della variegata compagine interista. Insomma si va avanti adagio adagio, a 25 giorni dalla prima di serie A. Gli ottimisti dicono che si viaggia "a fari spenti", i pessimisti prevedono che finirà male "ancora una volta".

Appunto qui si parla di tifosi, in fin dei conti il vero motore del calcio. Senza di loro hai voglia a dare pedate a una sfera e a offrire e chiedere danaro...

Gli interisti sono divisi, ma non in parti equilibrate questa volta. I fedelissimi, i lealisti, i fiduciosi, sono una minoranza, agguerrita e orgogliosa, ma sempre minoranza. Mentre i critici, gli scettici, i delusi, sono assai più numerosi e si stanno facendo sentire, quando con la costanza della pentola di fagioli sul fuoco, quando mediante lampi di incontrollato furore catastrofista.

Difficile prevedere chi avrà avuto ragione, se i devoti seguaci degli Zhang e dei loro esecutori Sabatini e Ausilio o le schiere depresse da troppi insuccessi e da troppo pochi motivi tangibili di speranza.

Nell'attesa, per i milanesi è tempo, o quasi, di ombrellone. Già, quell'ombrellone sotto cui, tanti anni fa, sognavano vanamente i "chiacchieroni" interisti. Ora è il turno dei cugini, felici e sereni sdraiati sul loro lettino, pure pensando al fratellone di Donnarumma che prende un milione all'anno.

Occhio alle nemesi storiche però, perché, "a settembre il campionato inizierà". Quest'anno anche dieci giorni prima...

Ultima modifica ilMartedì, 25 Luglio 2017 15:14

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