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updated 9:39 AM UTC, May 20, 2020

Salvini lancia un messaggio a Conte: "Basta autocertificazioni, fiducia agli italiani. Polizia e Carabinieri tornino a inseguire i delinquenti" (VIDEO)

Il messaggio del leader leghista: "Autocertificazioni, adesso basta! Dopo 52 giorni di chiusura in cui gli italiani si sono dimostrati rispettosi, dignitosi e generosi, lo Stato non può continuare a inseguire i cittadini con moduli e burocrazia" - (VIDEO)


Matteo Salvini lancia un video con cui chiede al governo di abolire una volta per tutte le atocertificazioni. "Perché è l'ora che poliziotti e carabinieri tornino ad inseguire i delinquenti veri e non chi va a fare la spesa o una passeggiata". Il leader della Lega chiede al premier Giuseppe Conte di ridare "fiducia" agli italiani. La parola "fiducia" è quella su cui insiste maggiormente, perché gli italiani se la sono meritati in questi mesi di quarantena forzata.

"Adesso basta!  - dice Salvini  - Dopo 52 giorni di chiusura in cui gli italiani si sono dimostrati rispettosi, dignitosi e generosi, lo Stato non può continuare a inseguire i cittadini con moduli e burocrazia". Il segretario della Lega ha spiegato anche che "gli italiani ormai hanno capito che occorrono distanze, buon senso e attenzione, non c’è bisogno di costringerli ad autocertificare ancora il loro diritto a vivere. Lavoro, mamma e papà, amici, passeggiata col cagnolino, una corsetta, due passi col bimbo o la spesa: basta moduli, blocchi stradali o droni, fiducia agli italiani! Che il governo dia ai cittadini le mascherine, non altra carta".

La sacra ribellione di don Lino: "Stiamo pregando, questo è abuso di potere". Da Sgarbi a Fusaro, le voci di chi sta col prete multato: "Violata la legge, oltre che la fede" (VIDEO)

Domenica mattina a Gallignano, frazione di Soncino (Cremona), i carabinieri hanno fatto irruzione in chiesa dopo aver saputo che si stava celebrando una messa, in violazione delle disposizioni anti-coronavirus. Ma il parroco, don Lino Viola, si è rifiutato di interromperla nonostante le telefonate in diretta del sindaco (Guarda il video). La Curia locale lo ha scaricato, ma tanti lo difendono. Ecco perché - (SGARBI - FUSARO)


Ha suscitato clamore nazionale la notizia dell’interruzione della Messa nella parrocchiale di Gallignano, domenica mattina, in quanto celebrata alla presenza dei fedeli. Il Corriere dei Sera, pagine locali, pubblica questa mattina le dichiarazioni del parroco, don Lino Viola: “In tutto eravamo in 13, me compreso”. La celebrazione era in diretta sulla pagina Facebook della parrocchia, ma questo non ha fermato alcuni fedeli. “Le sei persone in più che sono entrate, lo hanno fatto mentre mi stavo cambiando in sagrestia. Erano una famiglia che ricordava alcuni defunti in quella messa più una signora che aveva perso un parente per coronavirus due giorni prima. Non era umano farli uscire”.

I fedeli, continua il parroco, erano a distanza di 4 metri l’uno dall’altro, 12 persone in 300 mq di superficie della chiesa, che può contenere 150 persone. E tutti con mascherina.

La multa comminata è stata di 280 euro ai presenti e di 680 al parroco. “Ho detto a tutti di non pagare – afferma don Lino – al massimo ci penserà la parrocchia, Sono convinto di non avere creato assembramenti, parlerò con il prefetto e voglio rivolgermi a un avvocato per capire se non ci sia stato un possibile abuso di potere. Ho detto agli uomini dell’Arma che potevano fare i verbali sul sagrato, ma non in chiesa”. (Da: La Provincia di Cremona).

IL VIDEO DI QUANTO ACCADUTO ALL'INTERNO DELLA CHIESA E LE PRESE DI POSIZIONE DA PARTE DI VITTORIO SGARBI E DEL FILOSOFO DIEGO FUSARO

 

Sicurezza, Milano capitale dei reati denunciati: furti e borseggi da primato. Ecco la classifica del crimine in Italia

Il quadro delle attività delittuose nelle città pubblicato dal Sole 24 Ore. La metropoli lombarda rimane in testa con 7.017 denunce ogni 100mila abitanti per un totale complessivo di 228.084 nel 2018, registrando però un calo rispetto all'anno predente (-5,2%). A livello nazionale diminuiscono gli omicidi. Tutti i numeri


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Milano è maglia nera per numero di reati denunciati nel 2018 con 7.017 denunce ogni 100mila abitanti. Il capoluogo lombardo mantiene così questo primato, registrando però un calo (-5,2%) rispetto all'anno precedente, in linea con il trend nazionale. Subito dietro: Rimini e provincia, con 6.430 reati denunciati, e Firenze, con 6.252 denunce e, questa volta, un +9,5% rispetto a quelle depositate nel 2017. A scattare questa fotografia è la classifica pubblicata ieri dal 'Sole 24 Ore' che analizza la situazione relativa ai reati denunciati nelle 107 province del nostro paese. A livello nazionale c'è una significativa flessione di omicidi (-10%), furti (-6%), rapine (-7%) e associazioni per delinquere (-15%). Risultano in calo netto anche le denunce per usura (-38%) e gli incendi (-53,9%).

Vediamo nel dettaglio. A Milano, dunque si registrano 7.017 denunce ogni 100mila abitanti per un totale complessivo di 228.084 denunce. E' 57esima negli "omicidi volontari consumati": con 0,4 denunce ogni 100mila abitanti. Terza negli "infanticidi" e 38esima nei "tentati. Nei "furti con strappo", cioè gli scippi, è seconda con 63,2 ogni 100mila persone. Prima invece nei "furti con destrezza", ossia i borseggi, con ben 895,2 ogni 100mila abitanti. Milano si posizione 23esima nei "furti in abitazione", 430,5 denunce ogni 100mila residenti. Prima nei "furti in esercizi commerciali", 311,1 ogni 100mila. Occupa la posizione 11 nella classifica dei "furti di autovetture" e la seconda per quel che riguarda le "rapine", 101,2 ogni 100mila abitanti. 

Milano è terza per numero di "estorsioni" denunciate e 38esima per "usura". La città meneghina occupa la 31esima posizione per denunce riguardo "associazioni per delinquere" e la 19esima per "associazione di tipo mafioso". Milano è 45esima sul fronte "riciclaggio e impiego di denaro" ma è seconda per quel che riguarda le "truffe e le frodi informatiche" con ben 523 denunce ogni 100mila residenti. Gli "incendi" denunciati sono 5,5 ogni 100mila abitanti e Milano è 66esima. Per quanto riguarda la droga, la città 15esima nella classifica "stupefacenti", con 85,7 denunce ogni 100mila persone. Per concludere c'è la voce "violenze sessuali" dove Milano occupa la quarta posizione con 14,8 denunce presentate ogni 100mila milanesi.

Voleva compiere una strage l'autista senegalese che ha sequestrato e poi incendiato un bus carico di ragazzini nel Milanese. "Le persone in Africa muoiono per colpa di Salvini e Di Maio". Il ministro dell'Interno: "Voglio vederci chiaro" (VIDEO)

Paura sulla provinciale 415 che collega Pantigliate a San Donato Milanese, in provincia di Milano. Il conducente di un bus delle autolinee padane ha sequestrato il mezzo dove viaggiavano 51 ragazzini e alcuni insegnanti e dopo averli fatti scendere, ha cosparso di liquido infiammabile sedili e corridoio appiccando il fuoco. Tanto spavento ma per fortuna nessun ferito. Il conducente del bus si chiama Ousseynou Sy, ha 47 anni ed è di origini senegalesi. L'uomo ha sequestrato la scolaresca e incendiato il bus per protestare contro le morti nel Mediterraneo. "Vanno fermate le morti nel Mediterraneo, ora da qui non scende nessuno" ha detto l'uomo, che è stato fermato dai carabinieri dopo un inseguimento ed è ora indagato per strage e sequestro di persona. Il procuratore capo, Francesco Greco: "Valutiamo tutte le ipotesi, compresa quella di terrorismo"


Milano, autista blocca bus pieno di studenti e appicca il fuoco. "Urlava: Da qui non esce vivo nessuno"

Momenti di terrore, questa mattina, sulla strada provinciale 415 'Paullese' che collega Pantigliate a San Donato Milanese, in provincia di Milano. L'autista di un bus di linea, un 47enne di origine senegalese ma italiano dal 2004 (aveva sposato una donna italiana e ha due figli di 12 e 18 anni), con alcuni precedenti penali  per guida in stato di ubriachezza e per un caso di violenza sessule, ha sequestrato il mezzo dove viaggiavano insegnanti e ragazzini della scuola media Vailati di Crema (nel Cremonese) e gli ha dato fuoco. Poteva essere una strage, ma i passeggeria  bordo sono stati salvati dal tempestivo intervento dei carabinieri.

L'autobus doveva portare i ragazzini in palestra, ma l'uomo alla guida avrebbe cambiato percorso e, rivolgendosi agli studenti con in mano un coltello, avrebbe detto: "Andiamo a Linate, qui non scende più nessuno". Poi, avrebbe sequestrato i cellulari e avrebbe chiesto ad un'insegnante di legare i polsi a tutti i ragazzini con fascette da elettricista. Uno degli studenti a bordo, però, sarebbe riuscito a nascondere il telefonino e a chiamare i genitori che, a loro volta, hanno avvisato i carabinieri. Lo stesso avrebbe fatto uno dei tre accompagnatori, che ha chiamato il 112. "Aiuto, dice che vuole fare una strage, che vuole andare a Linate e bruciare tutto". Durante la telefonata l'operatore del 112 gli ha consigliato di far abbassare tutti per limitare i danni in caso di incidente e l'uomo al cellulare ha risposto "sono tutti legati"», riferendosi alle cinture di sicurezza.

Immediatamente sono scattati una serie di posti di blocco mentre le pattuglie hanno raggiunto il mezzo. L'autista ha forzato uno sbarramento dei carabinieri, speronando le auto, ma ha perso il controllo: il bus ha rallentato e poi è finito contro il guardrail. A quel punto il 47enne avrebbe cosparso di liquido infiammabile sedili e corridoio appiccando il fuoco.  "Voglio farla finita, vanno fermate le morti nel Mediterraneo", avrebbe detto ancora mentre compiva il suo folle gesto minacciando di uccidersi. Una ragazzina ha raccontato: "Continuava a dire che le persone in Africa muoiono e la colpa è di Di Maio e di Salvini". I militari sono riusciti a mettere in salvo studenti e professori entrando dalla porta posteriore e rompendo i finestrini.

Autobus incendiato sulla Paullese

Sul posto 11 ambulanze, 4 automediche e un elicottero del 118, oltre ai vigili del fuoco che hanno domato l'incendio. Alle fine il bilancio sanitartio parla di 23 bambini visitati sul posto e radunati in una palestra dell'istituto dell'istituto Margherita Hack di San Donato, in attesa dei genitori e con supporto psicologico; altri 12, più due adulti, sono stati invece portati in ospedale per lievi intossicazioni ma le loro condizioni non destano preoccupazione. Anche l'autista fermato è stato portato in ospedale: è piantonato al Niguarda, avrebbe delle ustioni alle mani. 

Ancora da chiarire i motivi del gesto e l'esatta dinamica di quanto accaduto: gli investigatori stanno osservando le immagini delle telecamere di sorveglianzaposte nella zona dove è passato l'autobus. Sulla Paullese si sono formate code in entrambe le direzioni. L'autista 47enne è indagato per strage e sequestro di persona aggravato dalla minore età delle persone coinvolte. Gli specialisti del Ros stanno passando al setaccio la sua abitazione alla ricerca di elementi in grado di chiarire il movente del gesto. "Valutiamo tutte le ipotesi, compresa quella del terrorismo", ha sottolineato il procuratore di Milano, Francesco Greco, proprio per scandagliare a fondo ogni ipotesi, insieme al pm Luca Poniz di turno oggi, del caso di occuperà anche il pm Alberto Nobili, coordinatore delle indagini sul terrorismo. Di certo, ha chiarito il procuratore di Milano, "poteva essere una strage". Invece "è stato un miracolo" soprattutto per merito dei carabinieri che, secondo Greco, "sono stati eccezionali perché sono riusciti a tirare fuori tutti i bambini dal bus".

Autobus incendiato sulla Paullese

Gli insegnanti della scuola media Vailati di Crema, in allarme per il ritardo che l'autobus con a bordo gli alunni di seconda media stava accumulando per rientrare dalla palestra, hanno chiamato una delle insegnanti a bordo del mezzo e hanno "sentito le voci concitate dei ragazzi". "E in quel momento abbiamo capito che stava succedendo qualcosa", hanno riferito.  I responsabili dell'istituto hanno quindi chiamato subito le forze dell'ordine. Alla scuola Vailati è un via vai di genitori che vengono rassicurati dagli insegnanti. Molti dei genitori hanno raggiunto San Donato per stare accanto ai loro figli. "La scuola domani è aperta - ha spiegato la direttrice didattica Cristina Rabbaglio - poi saranno i genitori a scegliere se mandare i propri figli in considerazione del turbamento che hanno subito. La scuola, per assistere psicologicamente i ragazzi, ha già avviato un percorso con gli esperti delle prefettura di Cremona".

Numerose le reazioni dal mondo politico. Il primo ad intervenire sull'episodio è stato il ministro degll'Interno, Matteo Salvini: "Un senegalese con cittadinanza italiana al volante di uno scuolabus, con precedenti per guida in stato di ebbrezza e violenza sessuale, ha dirottato il mezzo e infine gli ha dato fuoco. È successo in provincia di Milano. L'uomo è stato arrestato. In questo momento le forze dell'ordine stanno perquisendo la sua abitazione. Voglio vederci chiaro: perché una persona con simili precedenti guidava un pullman per il trasporto di ragazzini?''.

Spray al peperoncino, Salvini: "Ha salvato tante donne da violenze e stupri. Chi ne abusa va arrestato, anche se è minorenne" (VIDEO)

"Lo spray al peperoncino ha salvato tante donne da violenze e stupri: va usato in maniera intelligente. Chi ne abusa per quello che mi riguarda non va richiamato, ma va arrestato anche se minorenne". Così il ministro dell'Interno e vicepremier, Matteo Salvini, ha risposto alla domanda se sia necessaria una revisione delle norme che regolano la vendita dello spray urticante, alla luce della tragedia nella discoteca di Corinaldo ma anche di quanto avvenuto in una scuola superiore di Pavia, dove sono stati soccorsi per intossicazione circa trenta studenti.

Targhe straniere, stop ai furbetti: in arrivo multe e confische. Toninelli: "Sarà punito chi risiede in Italia da più di 60 giorni e circola con auto immatricolata all'estero"

Lotta ai 'furbetti' che con l'escamotage della targa estera non pagavano bollo, assicurazione o bollo. Quelli che "fino a ieri utilizzavano in Italia auto immatricolate all'estero", annuncia in una nota il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, "pur risiedendo nel nostro Paese, non potranno più eludere tasse e controlli". Nel decreto Sicurezza, aggiunge, "abbiamo inserito una norma che, con alcune deroghe, vieta a chi risiede in Italia da oltre 60 giorni di circolare sul territorio nazionale con veicoli a targa estera". "Coloro che violeranno il divieto che abbiamo imposto dovranno pagare una multa salata e, se non si metteranno in regola, si potrà arrivare sino alla confisca del veicolo". "Con noi i furbi non avranno più vita facile – conclude il ministro –. Ecco perché sono molto orgoglioso di questa misura, che tenta anche di porre un freno a una pratica scorretta, purtroppo, molto diffusa che danneggia tutti noi, togliendo al fisco soldi dovuti, e fa male anche a tante aziende italiane che lavorano correttamente". 

(Fonte: Adnkronos)

Drogata e stuprata, così Desirée è morta a 16 anni nel palazzo di San Lorenzo regno di africani e arabi tra spaccio e violenza

L'autopsia sul corpo di Desirée Mariottini, la sedicenne di Cisterna di Latina trovata morta in uno stabile occupato a Roma, a San Lorenzo, nella notte tra venerdì e sabato, racconta di una morte che potrebbe essere sopraggiunta dopo uno stupro e un'overdose. C'è anche un testimone, un ragazzo senegalese, che alla polizia ha raccontato: "L'hanno drogata e violentata". Un teste oculare che avrebbe visto Desirée moribonda, o forse già morta, sdraiata con una coperta sopra. Le analogie con la tragica fine della 18enne Pamela Mastropietro, fatta a pezzi a Macerata da un branco di stranieri


San Lorenzo , Salvini va via dopo fischi: poi torna     "Sciacallo, no a passerelle". Lui: "Presto ruspe   " 

"Ho perso l'autobus, resto a Roma da un'amica". Queste le ultime parole che Desiree ha detto alla nonna materna in una telefonata il 17 ottobre scorso prima di sparire ed essere trovata morta la mattina del 19 ottobre in uno stabile abbandonato di San Lorenzo. A rivelarlo l'avvocato della famiglia della ragazza, Valerio Masci. La ragazza viveva con la madre e la nonna, e una sorella più piccola, a Cisterna di Latina. Mercoledì 17 ottobre la giovane aveva infatti chiamato la nonna materna, che insieme alla madre aveva cresciuto la ragazza. Una chiamata - fa notare l'avvocato - "arrivata stranamente da un'utenza privata, che ha subito messo in allarme la famiglia". Desiree nella telefonata alla nonna ha raccontato di aver perso l'autobus e che si sarebbe fermata a dormire da un'amica. Il giorno dopo la mamma e la nonna si sono quindi messe alla ricerca di Desiree ma senza esito, rivolgendosi anche ai carabinieri di Latina. Il giorno dopo, il 18 ottobre, hanno poi presentato denuncia di scomparsa. Ma l'unica notizia arrivata è stata quella, tragica, del ritrovamento del corpo il 19 ottobre.

L'INDAGINE

Tracce di stupefacente e segni di un rapporto sessuale.L'autopsia sul corpo di Desiree Mariottini, la sedicenne di Cisterna di Latina trovata morta in uno stabile occupato a Roma, a San Lorenzo, nella notte tra venerdì e sabato, racconta di una morte che potrebbe essere sopraggiunta dopo uno stupro e un'overdose. C'è anche un testimone, un ragazzo senegalese, che alla polizia ha raccontato: "L'hanno drogata e violentata". Un teste oculare che avrebbe visto Desiree moribonda, o forse già morta, sdraiata con una coperta sopra.

"Una ragazza urlava - ha detto il giovane, che ha già reso deposizione in Questura -. Ho guardato quella che urlava e c'era un'altra ragazza a letto: le avevano messo una coperta fino alla testa, ma si vedeva la testa. Non lo so se respirava ma sembrava già morta, perché l'altra ragazza urlava e diceva che era morta". Il racconto del giovane è vagliato in queste ore anche dai magistrati della Procura di Roma del pool reati sessuali che procedono per omicidio e stupro. "Io sono del Senegal. Io c'ero quella sera, dopo che è morta c'ero", ha raccontato il testimone le cui parole sembrano rafforzare gli indizi emersi dall'esame autoptico.

"Sono arrivato lì tra mezzanotte o mezzanotte e mezza - ha aggiunto - sono entrato e c'era una ragazza che urlava. Nell'edificio c'erano africani e arabi: un po' di gente, sei o sette persone". Sempre secondo la testimonianza, accanto a Desirée ci sarebbe stata anche un'altra ragazza: "era italiana penso pure fosse romana, parlava romano, urlava 'l'hanno violentata', poi lei ha anche preso qualche droga perché lì si vende la droga. Lei diceva 'sono stati tre sicuramente o quattro'". Per ora, anche se la Procura ipotizza lo stupro, l'autopsia non avrebbe evidenziato segni di violenza ma di un rapporto sessuale che ora le indagini dovranno verificare se consensuale. Gli investigatori stanno ascoltando diverse persone, quasi tutti frequentatori dello stabile di via dei Lucani, nel quartiere di San Lorenzo, zona di universitari e che di notte si trasforma in luogo di movida, ma anche di alcol e spaccio.

L'edificio intanto è stato posto sotto sequestro. Tanti i sopralluoghi e sono stati acquisiti anche i filmati delle telecamere di sorveglianza. Desiree Mariottini viveva a Cisterna di Latina. Il quartiere di San Lorenzo sono giorni che mostra la sua solidarietà alla famiglia della ragazza e su un muro è apparsa anche una scritta vergata con la vernice bianca "Giustizia per Desiree. San Lorenzo non ti dimentica". Una morte che ricorda quella di un'altra giovanissima, Pamela Mastropietro, 18enne romana, fuggita da una comunità e andata a morire a Macerata drogata, violentata e poi uccisa.

(Fonte: Ansa)

 

Caso Cucchi, colpo di scena e reazioni politiche: un carabiniere imputato accusa due colleghi di pestaggio. Salvini: "La sorella e la famiglia di Stefano vengano al Viminale". Ilaria: "Abbattuto il muro"

Clamorosa svolta oggi alla nuova udienza davanti alla Corte d'Assise del processo sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra di 31 anni, deceduto il 22 ottobre del 2009 all'ospedale Sandro Pertini di Roma, sei giorni dopo essere stato arrestato per possesso di droga dai carabinieri che, secondo la Procura, lo hanno massacrato di botte. Francesco Tedesco, uno dei cinque militari imputati avrebbe confessato quanto successo durante e dopo le fasi dell’arresto di Cucchi, indicando come autori del pestaggio i colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro, accusati con Tedesco di omicidio preterintenzionale e di abuso di autorità e dicendo che il maresciallo Roberto Mandolini e il carabiniere Vincenzo Nicolardi erano a conoscenza di quanto avvenuto


Colpo di scena a inizio udienza del processo che vede cinque carabinieri imputati per la vicenda della morte di Stefano Cucchi. Il pm Giovanni Musarò ha reso noto un'attività integrativa di indagine dopo che uno dei carabinieri imputati, Francesco Tedesco, in una denuncia ha ricostruito i fatti di quella notte e ha "chiamato in causa" due dei militari imputati per il pestaggio. "Il 20 giugno 2018 - ha detto il pm - Tedesco ha presentato una denuncia contro ignoti in cui dice che quando ha saputo della morte di Cucchi ha redatto una notazione di servizio". In successive dichiarazioni ha poi chiamato "in causa gli altri imputati: Mandolini, da lui informato; D'Alessandro e Di Bernardo, quali autori del pestaggio; Nicolardi quando si è recato in Corte d'Assise, già sapeva tutto". I successivi riscontri della procura hanno portato a verificare che "è stata redatta una notazione di servizio - ha detto il pm - che è stata sottratta e il comandante di stazione dell'epoca non ha saputo spiegare la mancanza".

"Gli dissi 'basta, che c...fate, non vi permettete". Queste le parole che Francesco Tedesco disse ai suoi colleghi carabinieri Di Bernardo e D'Alessandro (anche loro imputati come lui di omicidio preterintenzionale, ndr) mentre uno "colpiva Cucchi con uno schiaffo violento in volto" e l'altro "gli dava un forte calcio con la punta del piede". E' quanto si legge nel verbale di interrogatorio di Tedesco del 9 luglio 2018. "Fu un'azione combinata, Cucchi prima iniziò a perdere l'equilibrio per il calcio di D'Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fede perdere l'equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore". Così Francesco Tedesco, accusando i carabinieri D'Alessandro e Di Bernardo, descrive le fasi del pestaggio di Cucchi nel verbale. "Spinsi Di Bernardo -aggiunge Tedesco- ma D'Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra".

Il ministro dell'Interno Salvini ha invitato la sorella Illaria e i parenti di Stefano al Viminale. 'Caso Cucchi, sorella e parenti sono i benvenuti al Viminale. Eventuali reati o errori di pochissimi uomini in divisa devono essere puniti con la massima severità, ma questo non può mettere in discussione la professionalità e l'eroismo quotidiano di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi delle forze dell'ordine" ha precisato il ministro. "Quanto accaduto a Stefano Cucchi era inaccettabile allora e lo è ancor di più oggi, che sono emersi nuovi elementi scioccanti. Mi auguro che la giustizia faccia al più presto il suo corso e definisca le singole responsabilità. Chi si è macchiato di questo reato pagherà, ve lo assicuro. Lo voglio io, lo vuole questo governo e lo vuole tutta l'Arma dei Carabinieri, che merita rispetto. Ho la massima fiducia verso il Comando Generale e sono vicino alla famiglia di Stefano, ai suoi amici e ai suoi cari. Abbraccio tutti con grande affetto". Così su Fb il ministro della Difesa Elisabetta Trenta.

"Processo Cucchi. Udienza odierna ore 11.21. Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi".

E' quanto scrive in un post su Facebook Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il detenuto di 31 anni morto all'ospedale Sandro Pertini di Roma, commentando la notizia secondo cui uno dei carabinieri imputati, Francesco Tedesco, in una denuncia ha ricostruito i fatti di quella notte e ha "chiamato in causa" due dei militari imputati per il pestaggio

 "Oggi - ha dichiarato l'avvocato Eugenio Pini, difensore di Francesco Tedesco - c'è stato uno snodo significativo per il processo, ma anche un riscatto per il mio assistito e per l'intera Arma dei Carabinieri. Gli atti dibattimentali e le ulteriori indagini - ha aggiunto Pini - individuano nel mio assistito il carabiniere che si è lanciato contro i colleghi per allontanarli da Stefano Cucchi, che lo ha soccorso e che lo ha poi difeso. Ma soprattutto è il carabiniere che ha denunciato la condotta al suo superiore ed anche alla Procura della Repubblica, scrivendo una annotazione di servizio che però non è mai giunta in Procura, e poi costretto al silenzio contro la sua volontà. Come detto, è anche un riscatto per l'Arma dei Carabinieri perché è stato un suo appartenente a intervenire in soccorso di Stefano Cucchi, a denunciare il fatto nell'immediatezza e a aver fatto definitivamente luce nel processo". 

"Immensa soddisfazione, la famiglia Cucchi ne aveva diritto. Mi è venuta la pelle d'oca nell'apprendere la notizia. Tutti i dubbi sono stati tolti. Signora Ministro io sono un vero carabiniere. L'Italia intera ora aspetta i provvedimenti che prenderà sulla base di quello che è stato detto durante l'incontro. Sempre a testa alta. Bravo Francesco, da quest'oggi ti sei ripreso la tua dignità". Lo ha detto Riccardo Casamassima, l'appuntato dei carabinieri che con la sua testimonianza fece riaprire l'inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi, commentando la notizia secondo cui uno dei carabinieri imputati, Francesco Tedesco, in una denuncia ha ricostruito i fatti di quella notte e ha "chiamato in causa" due dei militari imputati per il pestaggio.

 

(Fonte: Ansa)

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