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updated 7:57 AM UTC, Aug 3, 2020

Referendum per la Lombardia, la Lega contro la Rai: "Silenzio inaccettabile, non fa servizio pubblico"

Protesta della Lega Nord davanti alla sede Rai di Milano, in Corso Sempione per protestare conto la mancanza di informazione da parte della tv di Stato sulla consultazione per l'autonomia lombarda del prossimo 22 ottobre. A guidare la manifestazione esponenti regionali del Carroccio: "E' pagata dai cittadini col canone, almeno faccia il suo dovere". Le interviste - (VIDEO)


"La Rai torni a fare servizio pubblico e la smetta di boicottare l’informazione sul referendum del 22 ottobre". E' quanto dichiara il vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia Fabrizio Cecchetti (Lega Nord) a margine del presidio che si è tenuto oggi di fronte alla sede milanese della Rai per protestare contro la mancata comunicazione istituzionale da parte della televisione pubblica sul referendum autonomista di Veneto e Lombardia.

"Anche i cittadini lombardi e veneti pagano il canone – continua Cecchetti – e si aspettano dalla tv pubblica di essere informati sul referendum istituzionali del 22 ottobre prossimo. La Rai – conclude Cecchetti - non ha scuse: faccia partire la comunicazione istituzionale e promuova la partecipazione dei cittadini ai referendum di Veneto e Lombardia".

Le interviste ai consiglieri Reguzzoni e Anelli

 

 

  • Pubblicato in Politica

Insinna scatenato contro Striscia: ecco il suo video clamoroso

L'attore e conduttore televisivo torna sulla vicenda degli insulti ad "Affari Tuoi" con un lungo sfogo su Facebook, che segue il messaggio di scuse postato ieri. Maglietta di Emergency, barba lunga e capelli arruffati, è un fiume in piena e ne ha per tutti. Imperdibile - (GUARDA)

Flavio Insinna nel mirino di Striscia la Notizia: "Insulta i concorrenti". Fuori onda choc: "Avete preso 7 dementi e quella nana di m..."

Il tg satirico di Canale 5 punge il conduttore di "Affari tuoi" che, come testimoniano alcuni file audio "rubati", perde letteralmente le staffe con i suoi collaboratori dispensando insulti e improperi. Il confronto stridente con precedenti considerazioni "buoniste" dell'attore romano in discussioni televisive. E scoppia la polemica: nuova guerra Rai-Mediaset? - (VIDEO)

Rai, il Consiglio di amministrazione respinge il piano news di Campo Dall'Orto. Il direttore generale verso le dimissioni: "Tv pubblica ancora ostaggio della politica"

Il consigliere Messa abbandona il tavolo: "Interrotto il rapporto di fiducia".  Favorevole solo Guelfo Guelfi, astenuti Fortis e Freccero, contrari i restanti cinque. Franco Siddi, Rita Borioni, Giancarlo Mazzuca, Arturo Diaconale ma soprattutto la presidente della Monica Maggioni. L'intervista a Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera del M5S: "Renzi nominerà un altro dg e e dirà anche di lui che è il migliore. Questo è l'esempio tipico del segretario Pd che dispone, nomina e poi litiga coi suoi perché non gli dicono sempre sì"- (VIDEO)


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Il Cda Rai respinge a maggioranza il piano informazione presentato dal Dg Campo Dall'Orto. A quanto apprende l'AdnKronos, a votare a favore sarebbe stato solo il consigliere Guelfo Guelfi mentre a votare contro sarebbero stati Franco Siddi, Rita Borioni, Giancarlo Mazzuca, Arturo Diaconale e anche la presidente Monica Maggioni che avrebbe spiegato la sua contrarietà con un discorso molto duro. Ad astenersi Carlo Freccero e Marco Fortis.

Dissenso aveva espresso Paolo Messa, abbandonando i lavori prima della votazione. "Non credo giovi alla Rai un conflitto permanente e una situazione di sostanziale paralisi. In questi mesi ho rappresentato una posizione critica sulla gestione aziendale e in particolare sulle vicende che sono state oggetto di una delibera dell'Anac", ha dichiarato Messa all'AdnKronos.

 

 

"Purtroppo le mie critiche e le mie proposte non hanno trovato riscontri. Credo sia un dovere, anche per rispetto dello stesso Campo Dall'Orto, trarne le conseguenze e ammettere che sono venute a mancare le condizioni a base del rapporto di fiducia con il direttore generale".

Il Cda, sempre a quanto apprende l'AdnKronos, ha approvato i piani di produzione fino a settembre. L'intento dei consiglieri sarebbe quello di dare così il via libera alle attività di programmazione che consentono all'Azienda di garantire "una ordinata continuità aziendale". A breve si passerà ad analizzare il documento relativo alla policy aziendale di autoregolamentazione dei compensi artistici che non dovrebbe, però, essere approvato oggi.

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Il Dg Rai, a quanto apprende l'AdnKronos da fonti di Viale Mazzini, avrebbe dovuto insistere per ottenere la votazione del piano per l'informazione, perché l'orientamento di una parte del Cda era quello di rinviare ulteriormente. Stando a quanto riferiscono le fonti, secondo il direttore generale Campo Dall'Orto, è stato già troppo il tempo perso finora e le riforme non possono più aspettare. Di qui la richiesta di arrivare al voto.

Per il Dg Rai, però, non si capiscono i motivi, se non politici, per questa bocciatura proprio sul digitale (sul quale tutti avevano speso nei mesi scorsi parole di apprezzamento) e per la scelta di far fuori la Gabanelli senza nemmeno nominarla. Insomma secondo il Dg così la Rai rimane ferma, ostaggio della politica.

Campo Dall'Orto ritiene, invece, di essere rimasto fedele al suo mandato e alla indipendenza d'obbligo: se non avesse spinto per il voto avrebbe potuto galleggiare nella palude in cui è stato trascinato. Ma così l'azienda sarebbe morta. Per senso di responsabilità avrebbe, quindi, deciso di andare al voto e ora rappresenterà la complessità della situazione presso l'azionista, cioè il Tesoro.

(Fonte: Adnkronos)

Libertà di stampa, Reporter senza frontiere attacca Grillo. Replica sarcastica: "La colpa di questo sistema informativo marcio è mia. E io che pensavo..."

L'Italia guadagna 25 posizioni nella classifica annuale stilata da Reporters sans Frontieres, passando dal 77° al 52° posto. Tuttavia, sottolinea l'organizzazione, "il livello di violenza contro i giornalisti (incluse intimidazioni e minacce verbali e fisiche) è allarmante", soprattutto a causa di "politici come Beppe Grillo del Movimento 5 Stelle, che non esitano a diffondere l'identità di giornalisti sgraditi". Ecco come ha replicato...


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IL RAPPORTO DI REPORTERS SANS FRONTIERES - L'Italia guadagna 25 posizioni nella classifica annuale della libertà di informazione stilata da Reporters sans Frontieres, passando dal 77° al 52° posto. Tuttavia, sottolinea l'organizzazione, "il livello di violenza contro i giornalisti (incluse intimidazioni e minacce verbali e fisiche) è allarmante", soprattutto a causa di "politici come Beppe Grillo del Movimento 5 Stelle, che non esitano a diffondere l'identità di giornalisti sgraditi".

"Sei giornalisti italiani - scrive Reporters sans Frontieres - sono ancora sotto la protezione della polizia per via delle minacce di morte provenienti sopratutto dalla mafia o da gruppi di fondamentalisti". Inoltre i giornalisti, si legge sempre nella parte del report che riguarda l'Italia, "si sentono sotto pressione da parte dei politici e sempre più optano per l'autocensura". Stando a una nuova legge, infatti, "diffamare politici, giudici o funzionari pubblici è punibile con sentenze che vanno da sei a nove anni di carcere. Molti giornalisti, specialmente nella capitale e nel Sud del Paese, dicono di essere ancora soggetti a pressioni da parte di gruppi mafiosi e bande criminali locali", conclude l'organizzazione per la libertà dell'informazione.

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LA REAZIONE DI GRILLO - "Oggi ho scoperto di essere io la causa del problema di libertà di stampa in Italia. Lo afferma il rapporto di Reporters Sans Frontieres appena pubblicato. Mi ha aperto gli occhi. Io pensavo che fosse perché i partiti politici con la lottizzazione si sono mangiati la Rai piazzando i loro uomini nel management e nei telegiornali e dicendo loro che cosa dire e che cosa non dire". Così Beppe Grillo sul suo blog, replicando all'ultimo rapporto di Reporter senza frontiere.

"Pensavo che fosse per i giornalisti cacciati dai programmi Rai o per le minacce del partito di governo a quelli che sono indipendenti, come Report. Pensavo che fosse perché in Italia non ci sono editori puri e metà delle tv generaliste le controlla il capo di Forza Italia e perché la tessera numero uno del Pd controlla il secondo giornale più diffuso in Italia. No - prosegue sarcastico il leader M5S - la colpa è mia".

"Se i Tg e i giornali non vi danno le notizie o vi danno notizie false o vi danno notizie non verificate è perché hanno paura di me. Reporter Senza Frontiere dice che diffondo 'l'identità' dei 'giornalisti sgraditi'. Forse non sono stati informati bene dai direttori dei giornali italiani che li hanno contattati per cambiare la classifica (vi hanno contattato, vero?). Non viene pubblicata l'identità dei giornalisti sgraditi, viene smentita la balla che diffondono o viene risposto alle loro offese gratuite", puntualizza Grillo.

"Poi - prosegue il garante del Movimento - ci sono centinaia di denunce di bufale generiche e di censure più o meno velate. Ma cari reporter senza frontiere, denunciare un fatto (l'oggettiva inesistenza di libertà di stampa) e chiedere smentita alle notizie false non può essere considerata un'intimidazione".

"Noi ci battiamo per un'informazione libera, indipendente e accessibile a tutti come ci ha riconosciuto Julian Assange, intervenuto a Italia 5 Stelle a Palermo: 'Avete ottenuto un risultato straordinario, squarciando il velo dei filtri, che sono molto forti in Italia, della vecchia stampa mainstream corrotta. Penso che questo sia probabilmente il vostro successo più importante'", aggiunge Grillo.

"Ma anche Assange ha preso un abbaglio. La colpa di questo sistema informativo marcio è mia. In un Paese in cui un ex premier condannato tiene in mano tre televisioni da oltre 20 anni, dove molti giornali nazionali sono amministrati da editori impuri iscritti a partiti politici o, peggio ancora, dove alcuni quotidiani sono persino proprietà diretta di partiti politici - conclude - il problema sono io, che scrivo su un blog. Ma... sarà". 

(Fonte: Adnkronos)

Luca e Paolo al posto di Crozza a diMartedì: ecco il loro esordio con Di Battista

I due comici Bizzarri e Kessisoglu hanno aperto la puntata del talk show condotto da Giovanni Floris su La7 con una copertina satirica in cui hanno citato modi di dire tipici di Maurizio ora grande protagonista sul canale Nove, targato Discovery. In studio c'era il deputato del Movimento 5 Stelle. Genovesi come il loro predecessori, gli ex mattatori delle Iene hanno fatto riferimento alla riduzione dei compensi Rai: "Siamo lieti di salutarvi da qui..." - (VIDEO)


"In questa settimana in cui tanto si è parlato dei tagli dei compensi degli artisti Rai, cioè di pagare meno quelli che vanno in video e tagliare gli stipendi dei comici Rai, è con immenso piacere che vi salutiamo da La7. Una rete moderna che non ha bisogno di polemiche per essere notata e non ha bisogno di politici per essere ascoltata. Semmai ha bisogno di un antennista per essere vista. Comunque dottor Floris, dica al dottor Cairo che noi siamo due artisti liberi: noi per soldi andiamo addosso a chi vuole lei" hanno scherzato Luca e Paolo al loro debutto su La7.

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Voucher, che scontro in tv! Corradino Mineo a Maria Teresa Meli: "Prima di starnazzare, leggi i dati". La replica: "Commento sessista, alla faccia della sinistra"

Lite dai toni aspri e scesa sul piano personale tra il senatore di Sinistra Italiana, con una lunga carriera in Rai alle spalle, e la giornalista del Corriere della Sera. Il salotto è quello de L'Aria che Tira (La7). Un diverbio che ha il sapore del derby politico-professionale: due figure dell'informazione, provenienti dalla stessa storia ideale, ma oggi divise da posizioni contrapposte soprattutto sulla stagione del renzismo. Altro scambio duro quando l'ex direttore di Rainews24 attacca: "Vi siete basati sulle veline del Governo". Velenosa la risposta della collega: "Non ne ricevo e non sono stata piazzata in Rai dal Pci..." - (GUARDA IL VIDEO)


Corradino Mineo
Corradino Mineo in Senato

Scontro al fulmicotone a L’Aria che Tira (La7) tra Corradino Mineo, senatore del Gruppo Misto – Sinistra Italiana, e la giornalista del Corriere della Sera, Maria Teresa Meli. Il tema di discussione è l’annunciata abolizione dei voucher, fortemente difesi dal segretario generale della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, che attacca la Cgil: “Questa vicenda è la vittoria della tipica ipocrisia italiana e di un pezzo di sinistra ancora iper-ideologica, che vive nei salotti e lontano dal mondo. C’è un pezzo di sindacato di sinistra contento di fermare un Paese in retromarcia e adesso canta vittoria per averlo fermato ancora di più. Per salvarsi la coscienza, è tipico del sindacalista dire: ‘Piuttosto fai il lavoro nero, ma io non c’entro'”. Mineo osserva: “Vorrei ricordare che i voucher sono finiti nella raccolta firme della Cgil, perché erano l’altra faccia di un enorme fallimento, che è stato la politica del lavoro, cioè il Jobs Act, del governo Renzi“.

Maria Teresa Meli
Maria Teresa Meli

“Che c’entra?” – interrompe Meli – “Non c’entra nulla!“. “Ora basta” – replica Mineo, già protagonista di un’accesa polemica con la giornalista nella stessa trasmissione – “Prima di starnazzare, riguardati i dati“. “No, ‘starnazzare’ è un po’ indelicato”, commenta Bentivogli. “Hai fatto un commento sessista” – insorge Meli – “Complimenti, alla faccia della sinistra. Bravo. La sinistra con le donne è uguale alla destra”. (Fonte: ilfattoquotidiano.it)

Salvini-De Magistris, la rissa continua: scintille dall'Annunziata. Il sindaco: "Sono contro le politiche razziste, xenofobe e antimeridionali della Lega Nord ". Il leader leghista: "Mi fa pena. Tornerò a Napoli"

Breve ma intenso l'incrocio su Rai 3 tra i due, reduci dalle polemiche della scorsa settimana legate al comizio del segretario del Carroccio nel capoluogo campano. L'ex magistrato attacca il ministro dell'Interno Minniti: "Ha ceduto a lui". Matteo sulla lista unica del centrodestra: "Penso a una federazione, prima gli italiani. Berlusconi? No al passato, guardiamo avanti" - (VIDEO)


Duello tv tra Matteo Salvini e il sindaco di Napoli Luigi De Magistris nel corso della trasmissione 'In mezz'ora' di Lucia Annunziata. "Sono contro le politiche razziste, xenofobe e antimeridionali della Lega Nord " ha detto il primo cittadino partenopeo, facendo notare che Salvini "non è il nuovo". La miccia si è accesa quando i due si sono 'salutati'. "Non so che gli ho fatto di male, se gli appaio in sogno" ha detto il leader della Lega Nord, dicendosi "preoccupato per i tanti napoletani che hanno problemi veri". "Io sono qui per parlare d'altro", ha aggiunto Salvini, e "non di quel poveretto che c'era lì". E più tardi su Facebook: "Mi fa pena".

 

DE MAGISTRIS: MINZOLINI PROTETTO DA CASTA - "La legge Severino ha sia luci che ombre, ma va applicata sempre - ha detto De Magistris -. Nel caso di Minzolini c'è stata una questione di casta, merce di scambio". "Nel mio caso ho cercato di difendermi, ho deciso di non dimettermi e sono stato assolto. Invece a Minzolini la casta lo ha protetto e salvato", ha proseguito il sindaco di Napoli che sulla legge Severino ha spiegato: "Va modificata in alcuni punti. Alcune cose sono buone, ma ci sono aspetti che vanno rivisti. Se uno è eletto dal popolo non può, con una semplice indagine, essere sospeso e poi essere assolto dopo qualche mese".

DE MAGISTRIS: DA MINNITI PROVVEDIMENTO SENZA PRECEDENTI - "C'è stato un provvedimento senza precedenti - attacca De Magistris -, non è mai accaduto che la mattina del sabato sia stata notificata una ordinanza del Prefetto, su indicazione del ministro dell'Interno, con cui è stata requisita la Mostra d'oltremare: tra il buonsenso e soddisfare un capriccio di Salvini si è preferito sequestrare la Mostra d'oltremare". "Tutti potevamo convenire sul fatto che la soluzione più equilibrata, di maggiore buon senso, era fare la manifestazione al Palapartenope -ha detto il sindaco di Napoli-. Credo che sia stata determinante la posizione di Salvini che ha detto no, la facciamo alla Mostra d'oltremare. Sì, Minniti ha ceduto all'intransigenza di Salvini".

SALVINI: TORNERO' A NAPOLI - "Tornerò a Napoli. Entro maggio sarò a Palermo, a Bari tra 15 giorni, poi a Frosinone, L'Aquila, Roma e Salerno - ha annunciato Salvini -. Napoli fa parte dello Stato, non c'è una legge speciale che vieti a Salvini di andare a Napoli". "Ringrazio Minniti. Le posizioni della Lega possono piacere o no, ma in democrazia tutti possono parlare. Grazie anche a Renzi, siamo in democrazia", ha aggiunto il leader della Lega.

SALVINI: LISTA UNICA? MEGLIO UNA FEDERAZIONE: PRIMA GLI ITALIANI - Una lista unica del centrodestra? "Non necessariamente - ha detto Salvini -. Se la legge elettorale è la schifezza che Renzi e la Consulta ci hanno consegnato, con il premio alla singola lista, non penso di sciogliere la Lega in liste uniche che non hanno funzionato". "Penso a una federazione, prima gli italiani. La offro come Lega", ha aggiunto il leader della Lega."No al passato, guardiamo avanti" ha detto Salvini a proposito di una possibile alleanza con Silvio Berlusconi per le prossime elezioni. Sulla sicurezza, ha detto Salvini, "io darei pieni poteri ai sindaci per il controllo del territorio". Quanto a il "Daspo per i writers sì, ma non mi sembra una priorità per la difesa del Paese".

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