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updated 9:39 AM UTC, May 20, 2020

Salvini e la piazza del 2 giugno: "Non sarà manifestazione di protesta ma di proposta". E sulla pandemia: "Tutto il mondo chiede spiegazioni alla Cina e l'Italia tace"

Il leader leghista al ligure Primocanale.it parla della mobilitazione delle forze di centrodestra a Roma e in altre città: "Una raccolta di idee". Quindi la sua posizione sul coronavirus e la necessità di avere chiarimenti da Pechino. Infine le considerazioni sui casi occupazionali di ArcelorMittal e Thyssenkrupp: "Non si può scherzare con un singolo posto di lavoro, è un problema che qualche multinazionale straniera ne stia approfittando per fare cassa e licenziare"


"Non sarà una manifestazione di protesta, ma di proposta, raccolta di idee, saremo in tante città, anche a Roma, a distanza, in sicurezza". Così Matteo Salvini, intervistato a 'Primocanale.it', riferendosi alla manifestazione delle forze del centrodestra del 2 giugno. "Ci stiamo autotassando dall'inizio dell'epidemia, sui nostri stipendi, useremo quei soldi anche per una iniziativa il 2 giugno, daremo il nostro piccolo, ma penso per molti, importante, contributo", ha aggiunto il leader della Lega.

Parlando della pandemia, Salvini ha ribadito la sua posizione sulla necessità di chiarimenti da Pechino. "Ci sono 120 Paesi al mondo, in tutto il mondo, in tutti i continenti, che chiedono spiegazioni alla Cina sui ritardi nell'allarme per la pandemia, su eventuali contagi, sugli esperimenti nei laboratori, e non sono tutti amici di Salvini, sovranisti leghisti o gente strana, ma l'Italia tace" ha detto il leader del Carroccio. Per Salvini "non è il momento in cui tacere, anche perché questa pandemia, oltre che migliaia e migliaia di morti a cui va il nostro quotidiano pensiero, rischia di portare a una crisi economica enorme".

Poi, a una domanda sulle prossime tornate elettorali in Liguria e Veneto, Salvini ha risposto: "Penso che Giovanni Toti e Luca Zaia siano stati due fra i più presenti, più concreti e più efficienti, sia in termine di emergenza sanitaria che in termini di risposta economica, hanno lavorato bene". "Noi - ha sottolineato - saremo a sostegno sia di Giovanni Toti in Liguria, che di Luca Zaia in Veneto".

Salvini ha parlato anche di ArcelorMittal e della Thyssen. "Non si può scherzare con un singolo posto di lavoro, è un problema che qualche multinazionale straniera ne stia approfittando per fare cassa e licenziare, non solo a Genova con ArcelorMittal ma anche a Terni con la Thyssenkrupp c'è lo stesso rischio" ha detto il leader della Lega. "Quindi non è possibile che qualcuno per business, per mera speculazione finanziaria, giochi sulla pelle dei lavoratori", ha concluso, sottolineando che deve essere il governo a muoversi, che "deve tirare su il telefono con i signori della Mittal e della Thyssen".

La provincia autonoma di Bolzano ignora Roma e apre i ristoranti

In tutta la penisola i ristoranti non sono aperti, servono solo da asporto, il servizio ai tavoli resterà bloccato fino al 1 giugno. In provincia di Bolzano, invece possono da aprire oggi, oltre a bar, parrucchieri, centri estetici o musei.


 "Dopo che Roma non ha ascoltato per settimane le richieste di una differenziazione regionale delle misure applicate al recente look-down, abbiamo deciso di intraprendere il nostro percorso legislativo autonomo", ha dichiarato il presidente della provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher . Questo sabato è stato il primo giorno di negozi aperti dopo quasi due mesi di confino.

La provincia sostiene la sua posizione grazie ad uno statuto speciale di autonomia, che consentirebbe loro di prendere questo tipo di decisioni. Non è chiaro però se saranno in grado di mantenerle, in quanto il governo Giuseppe Conte ha contestato l'ordinanza. Lo stesso è stato fatto con un'altra regione ribelle, la Calabria, il cui governatore, Jole Santelli, ha deciso di riaprire prematuramente i suoi ristoranti visti i pochi casi di coronavirus rilevati in tutta la regione e in tutta l'Italia meridionale. Nel fine settimana il decreto è stato bloccato dall'Alta Corte di Catanzaro, che in accordo con il governo a posto il veto sulle aperture. Un'ordinanza che deve essere interpretata come un forte messaggio giudiziario, da tutti gli altri territori ostili a Roma. “La sicurezza dei luoghi di lavoro per dipendenti e cittadini è la nostra massima priorità. Non è tempo di divisioni, protagonismo e individualismo ”, ha avvertito il Ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia.

Alto Adige e Calabria non sono casi isolati. In questi giorni l'Italia sta vivendo uno scontro tra varie regioni e il governo. I territori in cui il virus sembra già essere sotto controllo chiedono di accelerare la riapertura per rilanciare l'economia. Il governatore sardo Christian Solinas ha firmato un'ordinanza che delega ai sindaci la possibilità di aprire i negozi. Il presidente della regione Friuli-Venezia Giulia , Massimiliano Fedriga, ha dato il via libera all'apertura del commercio al dettaglio anche a partire da lunedì. Quello ligure, Giovanni Toti, ha consentito la riapertura di alcune attività come i negozi di attrezzature sportive e lunedì prossimo parrucchieri, bar e spiagge. Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha deciso che i parrucchieri e saloni di bellezza torneranno al lavoro la prossima settimana.

Circondato da tutti i lati, Conte ha lasciato aperto ieri in un'intervista con il Corriere della Sera, la possibilità di anticipare la riapertura di bar, ristoranti e parrucchieri in alcuni territori dal 18 maggio, lunedì prossimo, quando secondo il piano iniziale avrebbero dovuto solo riaprire i negozi di vendita al dettaglio. “Stiamo raccogliendo i dati dall'ultima supervisione e con gli esperti stiamo definendo regole chiare sulla sicurezza per lavoratori e clienti. Se la situazione rimane sotto controllo a livello epidemiologico, possiamo concordare con le regioni alcune anticipazioni. L'importante è procedere sulla base di un monitoraggio spot, perché l'incoscienza ci farebbe pagare nuove gravi conseguenze", ha affermato il premier.

La rabbia regionale non è l'unico problema al tavolo di Conte, impegnato in questi giorni a difendere il suo ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Le opposizioni infatti ne chiedono le dimissioni a causa del rilascio di quasi 400 carcerati per prevenire il contagio nelle strutture sovraffollate. L'esecutivo soffre anche di divisioni interne a causa della proposta del Ministro dell'Agricoltura, di regolarizzare centinaia di migliaia di migranti per risolvere la mancanza di manodopera sui campi, a cui si oppone il Movimento a 5 stelle. 

La tregua politica italiana imposta dalla pandemia si è ufficialmente conclusa.

Coronavirus, notizie incoraggianti che parlano italiano: per la prima volta un vaccino anti-Covid funziona sulle cellule umane

Parla Luigi Aurisicchio, amministratore delegato della Takis di Pomezia che ha messo a punto il vaccino. Le prove eseguite nel laboratorio di virologia dell'istituto Spallanzani: "Procedendo con questi ritmi sarà possibile avviare da luglio le prime sperimentazioni sull'uomo". Selezionati due candidati


Coronavirus, vaccino italiano blocca il Covid19 nei topi ...

Funzionano gli anticorpi generati nei topi dal vaccino italiano dell'azienda Takis: lo indicano i test eseguiti nel laboratorio di Virologia dell'istituto Spallanzani. Lo ha detto all'ANSA l'amministratore delegato Luigi Aurisicchio. E' il livello più avanzato finora raggiunto nella sperimentazione di un candidato vaccino nato in Italia, ma i test sull'uomo sono previsti comunque dopo l'estate.

Per la prima volta al mondo un candidato vaccino contro il nuovo coronavirus ha neutralizzato il virus nelle cellule umane. Lo ha detto Luigi Aurisicchio, amministratore delegato della Takis di Pomezia che ha messo a punto il vaccino, spiegando che il test fatto allo Spallanzani è stato possibile grazie all'esperienza dell'istituto, che dopo avere isolato il virus ha messo a punto un metodo per verificare l'efficacia di vaccini e molecole direttamente sul virus.

I test all'Istituto Spallanzani
"Grazie alle competenze dello Spallanzani, per quanto ne sappiamo, siamo i primi al mondo ad aver dimostrato la neutralizzazione del coronavirus da parte di un vaccino. Ci aspettiamo che questo accada anche nell'uomo", ha detto ancora Aurisicchio. "Stiamo anche esplorando altre interessanti piattaforme tecnologiche in collaborazione con la LineaRx, un'azienda americana. Alcuni vaccini hanno ricevuto importanti finanziamenti e hanno già iniziato la fase clinica in altri Paesi. Noi ce la stiamo mettendo tutta perché un vaccino che nasce dalla ricerca italiana, con una tecnologia tutta italiana e innovativa, venga sperimentato in Italia e messo a disposizione di tutti. Per fare questo - ha rilevato - abbiamo bisogno del supporto delle istituzioni e di partner che ci aiutino ad accelerare il processo: questa non è una gara e insieme possiamo vincere tutti contro il coronavirus".

I cinque candidati vaccini, come funzionano
"I risultati ottenuti ad oggi sono incoraggianti e ben oltre le aspettative: dopo una singola vaccinazione, i topi hanno sviluppato anticorpi che possono bloccare l'infezione del virus Sars-CoV-2 sulle cellule umane", ha detto Aurisicchio. Dopo avere osservato che i cinque candidati vaccini generavano una grande quantità di anticorpi, i ricercatori hanno selezionato i due con i risultati migliori. Dal sangue ricco di anticorpi è stato isolato il siero e quest'ultimo è stato analizzato nel laboratorio di Virologia dell'Istituto Spallanzani. "Avevamo visto la quantità di anticorpi indotta, ora vediamo che gli anticorpi riescono a bloccare il virus", ha detto Aurisicchio. "Il prossimo passo - ha aggiunto - è capire quanto tempo dura la risposta immunitaria". Tutti e cinque i candidati vaccini si basano sul materiale genetico della proteina Spike, la punta molecolare che il virus usa per entrare nelle cellule umane, e sulla tecnica della elettroporazione, che consiste in un'iniezione nel muscolo seguita un brevissimo impulso elettrico per facilitare l'ingresso del vaccino nelle cellule e attivare così il sistema immunitario.
"Il disegno molecolare dei nostri vaccini ha tenuto conto di una serie di importanti parametri per generare anticorpi funzionali contro la proteina Spike, in particolare contro la regione che si lega alle cellule del polmone dell'uomo", ha osservato il direttore dell'area Anticorpi monoclonali della Takis, Giuseppe Roscilli. Per il direttore dell'area Malattie infettive dell'azienda, Emanuele Marra, "ad oggi, la risposta immune generata dalla maggior parte dei nostri cinque candidati ha un effetto sul virus. Ci aspettiamo risultati ancora migliori dopo la seconda vaccinazione".
Un'altra caratteristica dei candidati vaccini è la capacità di adattarsi all'evoluzione del virus e alle sue eventuali mutazioni, ha osservato il direttore del programma NeoMatrix dell'azienda, Fabio Palombo. "Stiamo già lavorando a un processo modificabile nel giro di poche settimane, qualora il virus accumuli mutazioni - ha spiegato - e diventi invisibile al sistema immunitario: lo stesso concetto che usiamo per sviluppare i vaccini contro il cancro".  

 

(Fonte: Ansa)

  • Pubblicato in Salute

Coronavirus, il governo buca il pallone. Spadafora: "Sentiero della ripresa sempre più stretto. Si pensi a un Piano B". Sileri: "Inverosimile ricominciare a giocare". Verso il triplice fischio definitivo?

L'esecutivo presieduto da Giuseppe Conte è sempre più scettico sulla ripresa del campionato. Lo dice chiaro il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora, intervenuto a Omnibus su La7: "Sarei un pazzo a demonizzare il calcio e la Serie A che portano soldi a tutto il sistema sportivo, ma se la ripresa non sarà in sicurezza saremo costretti a fermarci. Assurdo che tre-quattro presidenti ancora non lo capiscano. C'è anche un problema tamponi, non sono certo ce ne siano a sufficienza. E non dimentichiamoci che all'inizio della pandemia, quando non si sono voluti fermare, poi molte squadre sono finite in quarantena. Penso che i vertici del calcio, mi riferisco alla Lega e anche alla Figc, dovrebbero iniziare a pensare a un Piano B. Al massimo entro questa settimana il comitato tecnico scientifico dirà se il protocollo per gli allenamenti sia attuabile e in pochi giorni lo comunicheremo ai club, quindi - con la curva dei dati alla mano - decideremo sulla ripresa del campionato".


Spadafora: "Situazione grave, domani la firma sul decreto per lo sport" -  Corriere dello Sport

IL MINISTRO DELLO SPORTL'ottimismo delle scorse ora sta pian piano svanendo: la ripartenza della Serie A è ancora fortemente in dubbio. Vincenzo Spadafora è stato chiaro: ripartenza sì, ma in sicurezza e non ad ogni costo: "Sarà il comitato tecnico scientifico a darci le indicazioni: il protocollo presentato dalla Lega di A non è stato ritenuto idoneo. Il percorso per la ripartenza è un sentiero sempre più stretto". A maggior dopo la decisione della Francia di sospendere definitivamente la Ligue 1: "Potremmo seguirli se diventasse linea europea", le parole del ministro dello sport a La7.

"Sono in corso i contatti tra il comitato tecnico scientifico e la Figc che ha presentato un protocollo. Proprio oggi ci sarà una serie di audizioni e a questo punto si capirà. Io ho sempre detto che la ripresa allenamenti non significa inizio campionato. Se non si vuole incertezza, significa intraprendere la stessa strada di Olanda e Francia".

Molti i dubbi sulla ripartenza: "Potrebbe essere la maggioranza dei presidenti delle società di serie A a chiederci di sospendere e di concentrarci sul prossimo campionato. Io non cerco rischio zero, perché non possiamo cercarlo. Io ho solo chiesto che il protocollo proposto dalla Figc sia attuabile. Ad esempio: siamo così sicuri che la quantità di tamponi proposti sia davvero possibile farla? Il protocollo è applicabile anche per la serie B e la Lega Pro che non hanno certe disponibilità economiche? Io sarei un folle a demonizzare il calcio perche' l'anno prossimo non ci sarebbero risorse per finanziare lo sport. Ma io non posso dire oggi se a metà giugno riprenderà il campionato. L'Inghilterra sta pensando a un piano b, ad esempio partite a trasmettere le gare in chiaro. Quando ci ho provato sappiamo cosa è successo... Oggi si pensa solo alla questione economica e a salvare certe societa', ma se non ci sarà sicurezza il campionato dovrà fermarsi", ha aggiunto.

Non solo calcio: "Stiamo lavorando al protocollo per le riaperture di palestre e centri sportivi. Io vorrei che a maggio potessero riaprire. E stiamo lavorando all'istituzione di un fondo per venire incontro a chi ha avuto danni economici dalla chiusura".

IL VICEMINISTRO DELLA SALUTE - Una ulteriore doccia fredda sulle speranze del "partito della della ripresa" è arrivata anche dal viceministro della Salute Pierpaolo Sileri. Un parere il suo non certo di poco conto: "Mi sembra inverosimile al momento che si possa riprendere a giocare a calcio, nel rispetto dei calciatori stessi vedo la partita (non l'allenamento, ndr) come qualcosa di inverosimile. Non si tratta di un match di tennis o del campionato di F1 - ha proseguito Sileri intervendendo alla trasmissione "Un giorno da pecora" su Rai Radio 1 - nel calcio c'è il contatto fisico tra i giocatori, lì potrebbe esserci fonte di contagio. Mi preoccupo insomma per la salute degli atleti". 

IL DIRETTORE DELL'ISS - Sulla stessa lunghezza d'onda anche le dichiarazioni di Gianni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, ai microfoni di Kiss Kiss Napoli: "Difficile riprendere la Serie A. Anche in Francia si è fermato tutto. Si naviga a vista, a seconda di come vanno le cose riguardo la curva epidemiologica si prendono le decisioni. Mi sembra che in Italia ci sia una situazione in cui è difficile capire cosa accadrà. Finché questo virus sarà in giro dovremmo avere a che fare con decisioni che saranno difficile da prendere". Decisioni differenti da Paese a Paese, perché se in Francia hanno detto stop al calcio, in Germania si preparano a ripartire: "La Germania non è paragonabile né alla Francia, né all'Italia. I tedeschi sono un paese ricco e produttivo. Loro hanno controllato l'epidemia con grande efficienza avendo 4-5 volte i posti che abbiamo noi per la terapia intensiva. Non mi meraviglia se la Bundesliga riparte e la Ligue 1 no".

 
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Fase 2 e lavoro, flash mob di Giorgia Meloni davanti a Palazzo Chigi: "Diamo voce agli innocenti dimenticati da Conte" (VIDEO)

La protesta di Giorgia Meloni contro il premier Giuseppe Conte per le incertezze e le mancate risposte sulla la fase 2: "Fratelli d'Italia davanti Palazzo Chigi (rispettando le normative) per rappresentare il dissenso delle migliaia di italiani che rischiano il lavoro. La pazienza è colma", dice la leader sovranista. "Migliaia di italiani - spiega - nelle ultime ore ci hanno chiesto di scendere in piazza, di avere la possibilità di raccontare il proprio dissenso, le loro paure". Ecco dunque il flash mob muto dei parlamentari e dei consiglieri regionali del Lazio di Fratelli d'Italia: "Ognuno di loro rappresenta simbolicamente una delle categorie che oggi soffrono, che oggi hanno paura, che oggi rischiano di non avere un futuro, che vogliono risposte dalla politica, risposte che siano più chiare, non decine di conferenze stampa per non dire nulla. Questi parlamentari - spiega ancora la Meloni - sono in silenzio, per noi è il silenzio degli innocenti, quelle centinaia di migliaia di persone innocenti che fino a ieri vivevano del loro lavoro, che da un giorno all'altro hanno avuto le loro aziende chiuse per decreto e oggi rischiano di non avere niente che non sia la paura di quello che accadrà domani. Noi vogliamo dare voce a questi innocenti" - (VIDEO)


Coronavirus, Giorgia Meloni protesta contro la fase 2: migliaia di italiani a rischio

La presidente Giorgia Meloni e i parlamentari di Fratelli d'Italia hanno organizzato oggi una manifestazione davanti a palazzo Chigi per "dare voce agli innocenti". Ossia per esprimere il malcontento di tante categorie per le misure decise dal governo per la fase due. Cartelli in mano, mascherine tricolori, guanti e distanza di sicurezza, Meloni alla testa della protesta Fdi ha spiegato così il senso dell'iniziativa: "Migliaia di italiani nelle ultime ore ci hanno chiesto di scendere in piazza, per raccontare il loro dissenso e le loro parure, ci rendiamo conto che portare il popolo in piazza in questi giorni, rischiando di mettere a repentaglio la salute di chi avrebbe partecipato, rischiando problemi di ordine pubblico e di vanificare gli sforzi che abbiamo fatto fin qui come italiani per impedire che il virus corresse di più, sarebbe stato non adeguato ma siamo un partito politico e la nostra responsabilità è dare voce a quello che la gente pensa. Abbiamo promesso che avremmo trovato un modo per raccontare, pur rispettando le regole, quel dissenso, e allora siamo qui davanti a palazzo Chigi con i parlamentari di Fratelli d'Italia e i consiglieri regionali del Lazio, rigorosamente ciascuno a due metri di distanza dall'altro, con mascherine, guanti e con un cartello in mano, ognuno rappresenta una delle categorie che oggi soffrono, hanno paura e rischiano di non avere un futuro, ognuno di loro rappresenta molti italiani che avrebbero voluto venire qui a dire che hanno paura e vogliono risposte dalla politica non decine di conferenza stampa inutili per non dire nulla. Sono in silenzio - dice Meloni -: è il silenzio degli innocenti che da un giorno all'altro hanno avuto le loro imprese chiuse per decreto e oggi rischiano di non avere nulla".

Su ognuno dei cartelli è riportata una categoria "artigiani", "tassisti", "addetti alle mense", "ballerini", "gestori di pizzerie", "geometri", "ambulanti", "balneari", "agenti di commercio", " ristoratori", "giostrai", "commercialisti", "fisioterapisti", e tanti altri ancora."Vogliamo dare voce a questi innocenti, siamo qui per loro, per dire che non siamo d'accordo con il modo in cui si sta gestendo la fase due, la cosiddetta ripartenza che ripartenza non è, non siamo d'accordo a ripartire per settori, chi stabilisce che interi settori debbano morire per decreto - chiede la leader di Fratelli d'Italia- lo stato deve assumersi la responsabilità di dare le regole per impedire il contagio, chi è in grado di garantire protocolli di sicurezza riapre, non sulla base dei codici. Perché non devono ripartire bar, ristornati, parrucchieri se sono in grado di garantire la distanza?".E ancora, ha detto Meloni "Vogliamo sapere perché al ventotto del mese ancora non è stata pagata la cassa integrazione, si parla di un decreto aprile quando aprile è finito, ci sono esperti che non sappiamo cosa stiano facendo"."Non siamo d'accordo su molte cose ma siamo pronti a fare la nostra parte, per ognuno di queste categorie abbiamo una proposta alternativa ma non c'è un luogo dove discuterla, vogliamo dare una mano agli italiani. Ma il Parlamento non decide niente - denuncia - solo quattro persone in una stanza decidono del destino di milioni di persone, noi la fase due la vogliamo discutere e votare in Parlamento. Forse il Parlamento sarebbe più ragionevole. Qualcuno deve darci la possibilità di contribuire ad aiutare la nostra nazione, non resteremo a guardare continueremo con iniziative di questo tipo . Magari da quei palazzi si affaccia qualcuno e legge nomine e problemi delle tante risposte che fin qui non sono state date".

Coronavirus, lo sport si interroga tra diversi scenari e ipotesi estreme. Cosa potrebbe succedere alla Serie A: classifica, retrocessioni e promozioni. Ma la palla ce l'ha il governo

La Lega lavora alla ripresa del campionato, ma si pensa anche al caso peggiore. E uno studio del Politecnico di Torino, Coni e Comitato Paralimpico prefigura un complesso piano per la ripartenza di tutte le 387 discipline


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Mentre Governo, Lega Serie A e Figc sono al lavoro - non senza polemiche - per la ripresa del campionato, bisogna fronteggiare pure l'ipotesi di uno stop definitivo con tutte le conseguenze del caso, che la Gazzetta dello Sport prova a ipotizzare. Il congelamento della classifica qualificherebbe in Europa le prime sei squadre (da decidere la settima visto che il Verona ha una partita in meno del Milan), lo scudetto non verrebbe assegnato ma cambierebbe il meccanismo delle retrocessioni. 

Il primo scenario porterebbe a 22 le squadre per la Serie A 2020/21: niente retrocessioni con la promozione delle prime due della Serie B, annullandone i playoff. Altra ipotesi è la retrocessione delle ultime due in classifica con altrettante promozioni dalla serie cadetta: in questo caso in A si rimarrebbe a 20 squadre.

Il capitolo dei diritti tv è a parte perché uno dei più delicati e ancora da affrontare. Di sicuro andrebbe rivisto il taglio degli stipendi, senza incassi l'indicazione dei club è quella di ridurre i compensi in base alle perdite complessive. Se lo stop al campionato arrivasse dal Governo, le società sarebbero in "posizione di forza" anche verso il sindacato calciatori.

Il rapporto del Politecnico di Torino per consentire a tutte le 387 discipline di uscire dall'emergenza non appena arriveranno le autorizzazioni da Palazzo Chigi

Il Coni al Governo: fermare lo sport fino al 3 aprile e sostenere ...

Match in singolare nel tennis (per il doppio le classi di rischio aumentano) con gli occhiali per evitare contatto occhi-mani, panchine separate, palline personali e mai due giocatori a rete. Solo attenzione alle mani lavate per la vela (ma in barca singola), tante complicazioni per judo e scherma (anche nell’allenamento con i maestri) mentre nel tiro con l’arco basta rispettare la distanza interpersonale. Sono le indicazioni contenute in “Lo sport riparte in sicurezza”: il rapporto sviluppato dal Politecnico di Torino con il Coni e Comitato Paralimpico per consentire a tutte le 387 discipline sportive di uscire dall’emergenza Covid-19 non appena arriveranno le autorizzazioni da Palazzo Chigi.

I RISCHI - Ne è venuto fuori un documento di 404 pagine comprensivo di tanti allegati tra cui il protocollo di screening ad hoc e le raccomandazioni della Federmedici sportivi. Tra gli sport meno rischiosi si trovano vela (ma solo in barche con equipaggio singolo), ginnastica artistica (ma non la ritmica), equitazione, golf e tennis. Tutti gli sport di contatto e di squadra invece figurano nelle categorie medio alte nei coefficienti di contagio. Per ognuno di essi figurano comunque i consigli per riprendere in sicurezza.

DI SQUADRA — Per gli allenamenti degli sport di squadra sono indicate formazioni di gruppi chiusi e costanti mantenendo distanze interpersonali, evitando disposizioni in linea degli atleti nelle fasi di corsa fino all’obbligatorietà del tampone 48 ore prima di ogni gara e obbligando a mascherina e distanziamento sociale chi siede in panchina. L’uscita dall’emergenza è ancora molto lontana.

LA RIPARTENZA - Il documento ha lo scopo di fornire indicazioni e azioni di mitigazione che possano accompagnare la ripresa dopo il lockdown. “Ognuno protegge tutti” è la sintesi dell’iniziativa che gli ingegneri torinesi, sulla base delle indicazioni ricevute dalle Federazioni, dalle Discipline Sportive e dagli Enti di Promozione, tramite il Coni e il lavoro dello staff del suo segretario generale, Carlo Mornati, hanno realizzato certificando i diversi fattori di rischio delle singole attività sportive e che da domenica sera è sulla scrivania del Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora. In questa fase iniziale è stato chiesto a tutte le federazioni di procedere con un’autovalutazione indicando per ogni singola voce, applicata a ciascuna specialità sportiva in relazione al luogo di pratica e alla natura dell’evento (allenamento o gara) il relativo fattore di rischio dove 0= inesistente; 1=scarso; 2=medio; 3=alto; 4=elevato. Al momento queste linee guida valgono unicamente per gli operatori sportivi (atleti, allenatori, ufficiali di gara) da osservare con carattere temporaneo e strettamente legate alla fase di emergenza, sebbene alcune potranno essere utili anche ad emergenza superata.

 

(Fonte: Gazzetta dello Sport)

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Coronavirus, lavoro, famiglie, trasporto pubblico: tutte le domande su cui la Lombardia aspetta risposte da Conte. Fontana: "Serve cautela in tutte le regioni" (VIDEO)

Attilio Fontana conferma che sono diversi i problemi da affrontare prima della ripartenza. All'indomani della visita a Milano del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il governatore della Lombardia, in collegamento con Mattino Cinque, spiega che si è discusso delle molte necessità della Fase 2. Dal trovare soluzioni per le famiglie (data la chiusura delle scuole e degli asili) alla possibilità di "spalmare l'inizio dell'orario dei lavoratori" in fasce più distribuite nella giornata, per evitare il sovraffollamento dei mezzi pubblici. Fontana spiega di aver discusso col premier anche dei controlli che dovranno essere eseguiti nel trasporto pubblico: "Se qualcuno deve decidere di impedire a qualcuno di salire sul mezzo deve avere titolo per farlo" - (VIDEO)


Lombardia chiusa coronavirus?/ Fontana “fate presto”: verso nuovo ...

Il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, è per l'obbligatorietà della mascherina, per l'utilizzo anche all'esterno e ha posto il problema al premier Giuseppe Conte, ieri sera. "Io sono per usarla sempre", ha detto a Mattino Cinque.

Il presidente del Consiglio "si è impegnato a darmi risposte a tutti i vari quesiti che gli ho posto, legati anche all'uso delle mascherine, se siano obbligatorie nei locali chiusi o all'aperto" ha riferito il presidente della Lombardia. "Gli ho fatto presente che gli ultimi studi dicono che il virus galleggia nell'aria e che forse sarebbe opportuno usarla sempre". Il governatore ha spiegato di cosa hanno parlato, ossia "di trovare soluzioni per le famiglie" con la chiusura delle scuole e dei "problemi attinenti ai controlli sui mezzi pubblici". "Se qualcuno - ha detto - deve impedire a qualcun altro di salire su un mezzo, deve avere titolo per farlo, i dipendenti di Trenord non hanno titolo".

Che il Sud debba riaprire perché il grosso dei contagi è in Lombardia non trova d'accordo Fontana, convinto che ci si debba muovere insieme. "Io credo che la cosa debba essere valutata con attenzione, il virus è ovunque, non soltanto in Lombardia, c'è anche per esempio in Sardegna". Quindi, "bisogna andare cauti ovunque", ha sottolineato il governatore.

Secondo Fontana, "ci sono delle realtà che possono essere modificate come l'apertura di un eventuale bar in un paesino del Sud, ma le interconnessioni in Italia sono tali che non si può pensare che la vita inizi da una parte e da un'altra sia ferma". E ancora: "E' importante capire tutti che fintantoché non ci sarà un vaccino o una medicina dovremo convivere con il virus".

Quanto a Milano, "mi preoccupa sempre ma mi sembra che siamo in un momento in cui il virus sta rallentando, il contenimento ha avuto successo, i numeri stanno lentamente scendendo". "Io speravo scendessero più rapidamente ma credo che siamo nella fase calante dell'infezione", aggiunge.

Sulle zone rosse il presidente della Lombardia è "assolutamente convinto che sarebbe opportuno" dare il potere di farle ai governatori delle regioni. Nella bergamasca, "non voglio ergermi a difensore di nessuno, ma io credo che lì ormai il focolaio fosse già partito. Quando si è pensato di chiudere quella zona forse era ormai troppo tardi, ma questa è una valutazione mia. Sono convinto che in quella zona della Lombardia, il virus circolava già da più di un mese e fosse già diffuso in maniera capillare, questa è la mia convinzione. Tanto è vero che non è tanto un caso Lombardia, ma un caso Lodi, Cremona, Bergamo, Brescia e Piacenza, dove c'è stata una diffusione anomala".

Coronavirus, l'immunologo ci regala un po' di ottimismo: "Il Covid morirà da solo, il caldo ci aiuterà. Vaccino tra un annetto, ma forse non indispensabile. Vacanze? Sì, ma in Italia"

Francesco Le Foche, professore di immunologia, primario di immuno-infettivologia al day hospital del Policlinico Umberto I di Roma, è intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format "I Lunatici", condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, ed ha fatto il punto sull'emergenza: "Il Covid-19 si spegne da solo. A maggio usciremo e poi potremo andare in vacanza in Italia. Il vaccino arriverà tra un anno, un anno e mezzo, ma non credo sarà così indispensabile"


Coronavirus, l'immunologo Le Foche: “Il virus tende ad autospegnersi”

"Questo virus, come gli altri coronavirus che abbiamo già conosciuto in passato, tende a spegnersi da solo. E' così. E' risaputo nell'ambito scientifico che i coronavirus tendono a dare delle pandemie e poi piano piano tendono a spegnersi. Soprattutto quando c'è una riduzione della loro entropia sociale. Grazie al lockdown questo virus non potendo contagiare le persone che sono chiuse in casa non ha più la carica di diffondersi e quindi tende ad autospegnersi, a vivere una sorta di morte programmata. Speriamo che questo avvenga rapidamente e sembrerebbe che i primi caldi possano essere d'aiuto". E' quanto sostiene Francesco Le Foche, professore di immunologia, primario di immuno-infettivologia al day hospital del Policlinico Umberto I di Roma, intervenuto ai microfoni di Rai Radio2 nel corso del format 'I Lunatici'.

"Adesso non possiamo dirlo con certezza, il lockdown ci impedisce di dirlo con certezza, certo il contagio si è ridotto molto e piano piano questo virus perderà di forza. Lo vedremo meglio con i primi caldi quando ci sarà anche una riduzione delle goccioline che si essiccheranno e quindi avranno meno possibilità di passare da una persona all'altra. Questo virus - sottolinea l'immunologo - non avrà più la forza che aveva, quella che ci ha messo in crisi, quella che ha portato tante persone contemporaneamente in ospedale con l'esigenza di essere trattate con una terapia intensiva".

"Questo virus ha avuto il massimo dell'esplosione con contagi anche intra-ospedalieri. Ha proliferato - continua - in ospedali mono-blocco, che non avevano la possibilità di isolare il covid nei padiglioni. Questo contagio enorme e contemporaneo ha stressato il nostro sistema sanitario, adesso c'è una decompressione importante data dal lockdown, decompressione che ci ha dato l'opportunità di iniziare una medicina del territorio che è fondamentale per la salute pubblica".

Secondo il professore, "per liberarci completamente dal virus dovremmo avere un vaccino. Sappiamo che ci sono vari studi di vaccini messi in campo, con potenzialità diverse. Il problema di questo vaccino è che non sappiamo se produrrà degli anticorpi immunizzanti o meno. Io ritengo che ad oggi noi dovremmo puntare su altre cose. Ecco, su quello che abbiamo detto. Le terapie immediate e la medicina sul territorio. Non credo sia così indispensabile tra un anno o un anno e mezzo questo vaccino. Poi, qualora ci fosse questa opportunità, ben venga". "Solo le vaccinazioni - prosegue Le Foche - riescono a far scomparire del tutto i virus dalla faccia della terra. Però se questo virus si comporta come la sars è destinato a scomparire. Essendo questo un coronavirus per l'ottanta percento identico a quello della sars dovrebbe aver avuto una fase pandemica che adesso si sta spegnendo. Sono ottimista e il mio ottimismo è basato sulla scienza".

Le Foche spiega poi che l'importanza della "salute pubblica che deve essere fatta sul territorio. Questo virus ci ha permesso di rivalutare meglio questo aspetto, ora c'è un rinascimento della sanità pubblica, si acquisiranno di nuovo delle valutazioni che avevamo un po' perso. Tagli alla sanità e riduzione di personale e fondi hanno indotto a ridurre anche la medicina del territorio. Ora lo sappiamo. Riorganizzeremo la medicina del territorio, perché questo, lo ripeto, è un virus che non deve arrivare in ospedale. Ormai la cosa si è percepita come verità assoluta, tutti ne hanno preso atto. Anche il ministro della salute negli ultimi interventi ha parlato di ristrutturazione della salute del territorio". "Questo farà sì - continua - che si possa avere una osmosi attiva tra il territorio e gli ospedali che porterà ad una sanità pubblica di alto profilo. Adesso abbiamo interpretato che se riusciamo a trattare subito il paziente affetto da Coronavirus con pochi sintomi, il paziente nella stragrande maggioranza dei casi non ha bisogno di entrare in ospedale. Questa è una malattia infiammatoria e come tutte le malattie infiammatorie se trattate all'esordio non causa danni gravi".

Quanto al ritorno ad una vita più o meno normale, "non è da considerarsi così lontano. Dobbiamo attendere le prossime due settimane, se le cose continuano in questo modo entro le prime due settimane di maggio potremo uscire e riorganizzare la nostra società. Se questo virus si comporterà come dovrebbe e come la storia dei coronavirus ci fa pensare potremmo tornare alla nostra vita sociale. Non credo che dovremmo restringere molto la nostra libertà e la nostra autonomia sociale". Le Foche, tuttavia, non pensa che le vacanze estive possano essere fatte fuori dall'Italia, "ma credo che in Italia potremo andare in vacanza".

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