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updated 6:50 PM UTC, Sep 26, 2020

Francia, lo spettacolo indecente del big match tra Psg e Marsiglia. I parigini finiscono in 8, Neymar fa una figuraccia e tira in ballo il razzismo. L'Equipe: "Imbecilli" (VIDEO)

Il big match di Ligue 1 va al Marsiglia, al secondo successo consecutivo che vince sul campo del Psg per 1-0, grazie alla rete di Thauvin. Nel recupero un contrasto tra Paredes e Benedetto è la miccia che fa scoppiare una clamorosa rissa: 5 espulsi, tra cui anche Neymar, beccato dal Var. L'Equipe stamane è andata in edicola con un editoriale durissimo per commentare una gara che doveva fare da vetrina al campionato francese e invece si è conclusa con 14 ammonizioni e 5 cartellini rossi: "Imbecilli" - (VIDEO)


Momenti di tensione nel corso del big-match di Ligue 1 tra Psg Marsiglia. Al minuto 38', Angel Di Maria ha sputato (senza colpirlo) all'indirizzo di Alvaro Gonzalez, un bruttissimo gesto non ravvisato dall'arbitro e che crea maggiore sdegno in piena pandemia da coronavirus. Il difensore spagnolo dell'OM ha anche discusso con Neymar a cui avrebbe detto: "Chiudi la bocca, scimmia". "Il razzismo, no" la secca risposta dell'attaccante brasiliano del Psg.

Alla fine il Psg ha perso partita e testa, chiudendo la sfida in 8 per le espulsioni di Kurzawa, Paredes e Neymar dopo una clamorosa rissa in pieno recupero. Per la squadra di Villas Boas sono entrati direttamente negli spogliatoi Amavi e Benedetto.

La tensione e le risse di Paris Saint-Germain-Marsiglia si trascinano anche dopo il 90', dove sono i social network a fare da campo di battaglia. Dopo le accuse di razzismo ad Alvaro Gonzalez, Neymar rincara la dose su Twitter: "Mi dispiace solo di non aver colpito in faccia quello str...o". E ancora: "Per il VAR è stato facile cogliere la mia aggressività (il brasiliano è tra i cinque espulsi del finale, ndr), ora voglio vedere anche l'immagine del razzista che mi ha chiamato 'scimmia figlio di put...a'. Io vengo espulso e a lui cosa succede?".

Il ds parigino Leonardo ha criticato l'arbitro Brisard: "La partita era fuori controllo, lo dimostrano i 14 cartellini gialli e i 5 rossi, questa sfida alla terza giornata è incomprensibile. Non capisco perché la Federazione non abbia mandato un arbitro come Turpin o Buquet, questo non aveva esperienza per una classica come Psg-Marsiglia".

GONZALEZ: "NON C'È POSTO PER IL RAZZISMO"
Dal canto suo, anche Gonzalez ha in qualche modo risposto indirettamente a O' Ney usando Twitter: "Non c'è posto per il razzismo. A volte devi imparare a perdere e assumerti le responsabilità sul campo"

 

 

PSG-MARSIGLIA 0-1
Il Marsiglia concede il bis: dopo la vittoria d’esordio contro il Brest, l’Olympique trova il secondo successo stagionale. Lo fa battendo il Psg, squadra che aveva già perso la partita iniziale del suo campionato contro il Lens. Dunque, la formazione di Villas-Boas interrompe il digiuno di vittorie contro i parigini, in grado di sconfiggere i marsigliesi nelle ultime 20 partite ufficiali giocate. La formazione di Tuchel crea molti tentativi in avvio gara, soprattutto grazie ai cross e a una conclusione insidiosa degli italiani Florenzi e Verratti. Il Psg fa possesso, costruisce, ma sotto rete non è preciso e non riesce a portarsi in vantaggio. Gol sbagliato, gol subito: al 31’ Payet calcia una punizione e trova Thauvin. Il francese tira di sinistro dalla destra dell’area piccola e trova l’angolino in basso a destra, mandando il Marsiglia sull’1-0. Dopo una fase di stallo fino all’intervallo, il Paris Saint-Germain entra in campo cercando di recuperare. Lo fa, però, con le stesse armi usate nel primo tempo: tanto possesso, una buona costruzione delle azioni, ma poca precisione al tiro. Inoltre, Mandanda è attento su molte conclusioni di Neymar e riesce a sventare il gol mettendoci i guantoni. Dunque, la squadra di Villas-Boas riesce a resistere agli assalti del Psg e a vincere il secondo match consecutivo. Un incontro che termina anche, purtroppo, con una rissa che coinvolge giocatori di entrambe le squadre: Amavi e Kurzawa arrivano alle mani, poi lo scontro si dilaga a macchia d’olio. Alla fine i due ricevono un rosso diretto e con loro vengono espulsi anche Benedetto e Paredes per doppio giallo, nonché Neymar, anche lui fuori direttamente per rissa. In attesa degli strascichi che avrà la zuffa finale, i biancoazzurri salgono a quota sei punti, a una lunghezza (e con un match in meno) dal terzetto in vetta formato da Nantes, Metz e Nimes. Al contrario, i campioni di Francia in carica incassano la seconda sconfitta consecutiva. Forse non si può ancora parlare di crisi, ma è chiaro che qualcosa non vada in casa Psg. 

Berlusconi lascia il San Raffaele dopo 12 giorni: "Superata la prova più pericolosa della mia vita". Ringraziamenti e appello alla responsabilità (VIDEO)

L'ex premier Silvio Berlusconi ha lasciato il San Raffaele di Milano dove era ricoverato da giovedì 3 settembre dopo essere risultato positivo al test Covid-Sars2. Appena uscito dal padiglione D, Silvio Berlusconi ha ricevuto diversi applausi da alcuni sostenitori che lo hanno atteso in cortile. Ai cronisti ha detto: "Ognuno di noi è esposto al rischio di contagiare gli altri, rinnovo a tutti l'appello alla massima responsabilità personale e sociale"


"Ho superato quella che considero la prova più pericolosa della mia vita". Sono le parole di Silvio Berlusconi, che ha lasciato l'ospedale San Raffaele. Il leader di Forza Italia è stato ricoverato dopo la riscontrata positività al covid. "Mi dico con soddisfazione anche questa volta te la sei scampata bene", dice Berlusconi all'esterno dell'ospedale.

"Rivolgo un grazie dal profondo del cuore a tutti coloro che mi hanno manifestato la loro vicinanza, il loro affetto e la loro partecipazione in questi giorni. Ringrazio la mia famiglia ovviamente, i miei amici e tanti conoscenti. E moltissime persone che non conosco personalmente, tanti sostenitori ma anche tanti avversari politici, tanti rappresentanti delle istituzioni a cominciare dal presidente Mattarella e tantissimi cittadini del tutto estranei alla famiglia", dice ancora. "L'affetto che ho sentito attorno a me mi hanno dato la forza per superare i momenti più difficili, i primi 3 giorni sono stati molto difficili, in una malattia grave e insidiosa. Credo lo sappiate, ma l'80% dei malati oltre gli 80 anni non ce l'hanno fatta", afferma.

"Il mio pensiero va in questo momento prima di tutto ai tanti malati di covid e alle loro famiglie. Ho condiviso angoscia e sofferenza di chi sta male, dei familiari, di chi ha perduto una persona cara. Il mio pensiero va anche ai medici, al personale sanitario in prima linea contro questo morbo davvero pericoloso, molti di loro hanno dato la vita e tutti si sono esposti al contagio per fare il loro dovere, salvando tante vite umane", sottolinea. "Nelle scorse settimane, prima di ammalarmi, avevo lanciato numerosi appelli a non sottovalutare il pericolo e a tenere alta la soglia di attenzione -sottolinea-. A riprendere dopo le vacanze la vita quotidiana rispettando rigorosamente regole e prescrizioni sanitarie, è un dovere verso noi stessi e verso la collettività. Ho provato in prima persona che, finché la circolazione di questo virus non sarà debellata, ognuno di noi pur agendo con la più grande prudenza è esposto al rischio di essere contagiato e di contagiare gli altri. E questo è tanto più grave per le persone fragili per età e per condizioni di salute. Per questo rinnovo a tutti l'appello alla massima responsabilità personale e sociale".

"Oggi è anche il giorno in cui milioni di bambini e di ragazzi tornano a scuola. E' una notizia positiva, un segno importante del ritorno alla normalità. Ma è anche un passaggio delicatissimo. Per questo voglio rivolgere a tutti gli studenti un affettuoso in bocca al lupo per l'anno scolastico che comincia ma anche un forte richiamo al rispetto rigoroso di comportamenti corretti e delle regole sanitarie. Fatelo per voi stessi, per i vostri amici, per i vostri insegnanti, per i vostri genitori, per i vostri nonni che potreste contagiare", dice ancora. "Bisogna andare avanti, l'Italia non può restare ferma, sarebbe una catastrofe sanitaria ed economica senza precedenti. Evitarlo dipende da tutti noi. Rivolgo a tutti i miei più calorosi auguri di buona salute e di benessere economico in questa terribile crisi che stiamo vivendo. Grazie dal profondo del cuore a tutti coloro che mi sono stati vicino, speriamo che Dio ci dia una mano a risolvere presto queste situazioni", conclude.

Scuola, Conte conferma la partenza il 14 settembre: "Mettiamo in conto nuovi contagi". Azzolina: "E' il luogo meno rischioso". I dubbi dei presidi: "Difficile aprire lunedì"

In vista della riapertura delle scuole del 14 settembre, il governo "ha fatto il massimo per dare il meglio ai ragazzi". Lo afferma il premier Giuseppe Conte, spiegando che gli istituti "hanno quantitativi sufficienti di gel per affrontate i primi giorni" e che è stata predisposta la consegna di 11 milioni di mascherine chirurgiche gratuite per studenti e personale. "La riapertura è una sfida per il sistema Italia", aggiunge - (VIDEO)


Il discorso di Giuseppe Conte in 10 punti - Il Post

"Abbiamo lavorato intensamente alla riapertura delle scuole: quest'anno avverrà in un contesto nuovo e non facile che sfiderà tutto il sistema Italia. Ma grazie al nostro lavoro l'anno scolastico comincerà regorlamente". Lo afferma il premier Giuseppe Conte in una conferenza stampa a Palazzo Chigi. "La scuola riapre regolarmente il 14 settembre", ha sottolineato.

"Le famiglie italiane non devono dubitare: abbiamo fatto il massimo per dare ai ragazzi il meglio e per regalare alla scuola un nuovo inizio", ha detto il premier. 

"Ci sarà qualche cambiamento, qualche nuova regola si aggiungerà rispetto a quelle consuete. Il rientro in classe è un rientro in piena sicurezza ed è e sarà il faro di questo governo".

"Potrà scattare - ha avvertito - nel peggiore dei casi una quarantena dell'intera classe: ci potranno essere difficoltà, ma invito a rispettare le regole e affrontare con fiducia questo anno. Quest'anno si torna a scuola, in presenza".

"Sulla scuola - ha detto Conte - abbiamo messo in campo un investimento di 7 miliardi: per la riapertura c'è un grande lavoro di squadra. Devo ringraziare i ministri Azzolina, Speranza, De Micheli, Boccia, ill commissario Arcuri, Borrelli e tutti i rappresentanti regioni e enti locali".

"Abbiamo conciliato - ha evidenziato - sicurezza ed efficienza. Ci sarà un orario scaglionato per evitare assembramenti, questo lo decideranno i dirigenti scolastici, le scuole hanno già quantitavi sufficienti di gel e mascherine per affrontate i primi giorni. Abbiamo predisposto la consegna di 11 milioni di mascherine chirurgiche gratuite per studenti e personale".

"In soli due mesi abbiamo reperito 2,5 milioni di banchi nuovi. Alcuni di questi banchi sono stati già distribuiti, continueremo in tutto il mese di settembre. Il programma di consegne finirà entro ottobre".

"Investiremo sulla scuola, non vogliamo più classi pollaio", ha detto in un altro passaggio del suo intervento.

"Rivolgo un appello ai principali protagonisti della sfida: ai nostri ragazzi. Mi rivolgo a voi per dirvi grazie, siete stati voi a pagare il prezzo più grande di questa emergenza. La scuola chiusa, la didattica a distanza è stato un peso enorme. La tecnologia che avete a disposizione non ha potuto compensare la rinuncia che siete stati chiamati a compiere", ha detto ancora il presidente del Consiglio.

"A scuola ci sono delle regole, delle misure sanitarie, ma anche adulti preparati. La scuola è il luogo meno rischioso". Lo ha detto la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina durante la conferenza. "L'unica via - ha continuato - è garantire una grande alleanza con le famiglie. Dobbiamo essere tutti responsabili, anche fuori dalla scuola. La scuola ha bisogno di essere protetta il più possibile".

"Se a giugno gli studenti che sostanzialmente erano senza un'aula per via del metro di distanza erano 1 milione - ha detto la ministra - oggi sono 50mila". "Questo - ha aggiunto - non significa che non andranno a scuola. Andranno anche senza il metro di distanza ma mettendo la mascherina per questo inizio di anno scolastico. Sono comunque situazioni che stiamo risolvendo, grazie ad altri 100 milioni di euro per prendere in affitto altri locali e grazie agli accordi con teatri, parrocchie o scuole paritarie".

"Ci attende un anno scolastico molto impegnativo, ci saranno difficoltà, ci sono già stati alcuni casi di positività, ce lo aspettavamo, le procedure sono state efficaci la scuola e la sanità sono tornate a parlare. E' giusto ripristinare la normalità, la speranza il futuro. La scuola coinvolge 30 milioni di persone, è una macchina complessa".

"Voglio ringraziare il personale del servizio sanitario nazionale per quello che hanno fatto nei mesi passati e per quello che faranno ora in questa nuova fase di relazione con le scuole. L'Italia è un grande Paese e lo ha dimostrato, ed io sono convinto che lo sarà anche in questo altro passaggio che è la riapertura della scuola". Lo afferma Roberto Speranza, ministro della Salute in conferenza.

"Per il trasporto locale abbiamo pensato ad un sistema di flussi complessi pensando anche a chi torna al lavoro. Ci sarà obbligo della mascherina chirurgica, il massimo del riempimento è all'80% e una riduzione dei posti in piedi. Dovranno esserci distributori di disinfettante e il personale dovrà verificare che la mascherina sia indossata". Lo afferma il ministro dei trasporti Paola De Micheli.

Scuola, l'associazione dei presidi: "Difficile aprire il 14 settembre"

"Tutto il personale scolastico è impegnato per la riapertura delle scuole, prevista per il 4 settembre. E' evidente, però che per riaprire in sicurezza è necessario che alcuni problemi vengano risolti. A quanto sappiamo, la consegna dei banchi monoposto è in grave ritardo". Lo afferma il presidente dell'Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, aggiungendo: "Queste difficoltà devono trovare immediata soluzione".

"Banchi in forte ritardo" - "Tutto il personale scolastico è fortemente impegnato per la riapertura delle scuole, prevista per il prossimo 14 settembre. E' evidente, però, che per riaprire in sicurezza è necessario che alcuni problemi vengano risolti. A quanto sappiamo, la consegna dei banchi monoposto, gli unici in grado di garantire il distanziamento, è in grave ritardo", evidenzia Giannelli.

"Mancano aule e professori" - Altre due criticità importanti sono quelle delle aule, "perché gli enti locali non le hanno reperite ovunque, e l'assegnazione piena dell'organico, ovvero dei docenti da assumere per assicurare il servizio", sottolinea ancora Giannelli. "Se queste difficoltà non troveranno immediata soluzione, è oggettivamente difficile pensare che il termine del  14 settembre sia rispettato ovunque. E' opportuno dunque valutare, sulla base di accordi tra enti locali e consigli di istituto, la possibilità di ragionevoli differenziazioni locali".

Salvini aggredito da una donna straniera in Toscana. Strappato il rosario e camicia lacerata. Il leader leghista: "Niente rabbia, solo pena e tristezza" (VIDEO)

Il fatto è avvenuto a Pontassieve, provincia di Firenze, dove l'ex ministro dell'Interno si trovava per la campagna elettorale in vista del voto regionale. L'autrice, una trentenne congolese, rischia una denuncia per violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale - (VIDEO)


"Tutto bene, tranquilli. Nessun problema fisico". Sono le parole del leader della Lega Matteo Salvini dopo l'aggressione da parte di una trentenne congolese a Pontassieve. E' stata identificata e sarà denunciata. "La camicia strappata la posso ricomprare, il Rosario strappato con violenza dal collo che mi aveva donato un Parroco purtroppo no". "A questa rabbia rispondo col sorriso e col lavoro, evviva l’Italia delle donne e degli uomini che credono nella libertà, nella serenità e nel lavoro", aggiunge il leader della Lega. Poi conclude: "Per la 'signora' che mi ha aggredito e insultato non provo rabbia, solo pena e tristezza. Avanti, senza paura e a testa alta".

La donna, che lavora per un progetto del servizio civile del Comune, è riuscita ad avvicinare il leader della Lega e in pochi secondi lo ha strattonato, strappandogli la camicia e la catenina al collo. Immediato l'intervento della polizia che ha fermato la congolese, che secondo la Digos era in uno stato di alterazione. La 30enne, che non ha precedenti penali, rischia una denuncia per violenza privata e resistenza a pubblico ufficiale: accertamenti in tal senso sono in corso da parte della Digos. La donna avrebbe agito da sola e non aveva preso parte alla manifestazione che questa mattina si è tenuta a Pontassieve contro la presenza di Salvini.

Djokovic si scusa dopo la squalifica: "Mi sento triste e vuoto, una lezione per crescere come tennista ed essere umano". Il gesto di stizza costato caro al campione (VIDEO)

Novak Djokovic posta su Instagram tutto il suo dispiacere per il modo in cui è uscito di scena agli Us Open: la squalifica nel match del 4° turno contro Carreno Busta, inflittagli per aver colpito involontariamente con una "pallata" una giudice di linea. "Tutta questa situazione mi ha lasciato triste e vuoto", sono le prime parole scritte dal numero 1 del mondo  (VIDEO)


Novak Djokovic è stato squalificato dagli Us Open per aver scagliato una palla verso un giudice di linea donna nel corso dell'incontro che stava giocando contro lo spagnolo Carreno Busta, valido per gli ottavi di finale. Subito dopo, gli arbitri si sono consultati per una decina di minuti per discutere della gravità, e dell'intenzionalità del fatto, poi la decisione di escludere il n.1 del mondo dal torneo. La donna è stata colpita dalla pallina alla gola, ha tossito più volte e poi si è ripresa e ha abbandonato il campo di gioco dell'Artur Ashe.   

Novak Djokovic si è scusato ieri sera in un messaggio postato sui social media dopo la sua squalifica agli ottavi di finale degli US Open per un gesto di stizza in cui ha colpito una guardalinee. "Chiedo scusa agli US Open e a tutti coloro che sono stati colpiti dal mio comportamento: sono desolato", ha scritto il numero 1 al mondo del tennis e grande favorito del torneo che aveva lasciato lo stadio senza presentarsi in conferenza stampa. "Mi sento davvero triste e vuoto dopo quanto accaduto. Ho chiesto notizie sulla guardalinee e il torneo mi ha detto che grazie a Dio si sente bene. Sono estremamente dispiaciuto di averle causato così tanto stress. E' stato del tutto involontario", continua il serbo. "Per quanto riguarda la mia squalifica, devo fare un'introspezione e lavorare sulla mia delusione per trarne una lezione per andare avanti e progredire come tennista e come essere umano", conclude Djokovic.

A Louisville prove di guerra civile, faccia a faccia tra miliziani bianchi e manifestanti antirazzisti

In occasione dell'anniversario della morte di Breonna Taylor, uccisa dalla polizia nel mese di Marzo, la città del Kentucky è stata teatro di uno scontro tranquillo tra alcune centinaia di miliziani bianchi pesantemente armati e attivisti di Black Lives Matter. (VIDEO)


Sabato a mezzogiorno, il cuore di Louisville, Kentucky, sembrava un campo di addestramento paramilitare, un ragazzo in uniforme mimetica dalla testa ai piedi, giubbotto antiproiettile, stringendo il calcio di un fucile semiautomatico, cerca di farsi strada attraverso un boschetto di ortensie. Uomini in tuta, volti severi, pattugliano i gradini del municipio e dei suoi dintorni. Ad ogni angolo di strada, a volte con un ginocchio a terra, sono in guardia, gli indici non sono mai lontani dal grilletto. "Mantieni le tue posizioni!" qualcuno grida regolarmente in un megafono. 

Questi miliziani bianchi, circa 300, si sono incontrati per la prima volta nel nord della città, guidati da un uomo che si fa chiamare "Angry Viking", il vero nome è Dylan Stevens e afferma, usando la retorica trumpiana, di essere stato "chiamato dai cittadini di Louisville" per "impedire" ai manifestanti antirazzisti di "causare il caos". Armati di pistole, fucili semiautomatici, pugnali, sventolando bandiere "Thin Blue Line", l'emblema della polizia e innumerevoli con striscioni "Trump 2020", questi uomini hanno marciato fino al cuore di Louisville.

Il loro obiettivo: trovarsi faccia a faccia con un gruppo di manifestanti antirazzisti. Anch'essi armati, anche se in numero minore, e meno attrezzati. "Sappiamo che questo gruppo di suprematisti bianchi sta avanzando verso di noi, e che sono pesantemente armati: non abbiamo altra scelta che difenderci , e difendere questo posto", ha spiegato Acenith, tutto vestito di nero, fucile in mano, poco prima del confronto. I manifestanti hanno occupato Jefferson Square Park, una piazza del centro trasformata in un memoriale di Breonna Taylor, la 26enne paramedico afroamericana uccisa dalla polizia in un raid nel suo appartamento la notte tra il 12 e il 13 marzo 2020.

In tutto, il confronto, spettacolare e teso, è durato un'ora, ma senza incidenti che non fossero insulti, qualche alterco e slogan gridati a squarciagola. "STATI UNITI D'AMERICA! STATI UNITI D'AMERICA! "  ripetono i miliziani, che cercano di coprire "Black Lives Matter"  e altri "No Justice, No Peace", dei manifestanti antirazzisti. Gli scontri tra manifestanti antirazzisti e contro-manifestanti, che riuniscono miliziani e sostenitori di Trump, hanno provocato nei giorni scorsi tre morti, a Kenosha (Wisconsin) e Portland (Oregon), da entrambe le parti. 

Louisville, conta 1,2 milioni di persone che da mesi conoscono proteste quasi quotidiane, organizzate per chiedere giustizia. Finora solo uno dei tre agenti di polizia coinvolti è stato licenziato, nessun'altro è stato accusato. Sono ormai passati quasi 6 mesi e l'indagine non è ancora completata. "Le autorità stanno cercando di nascondere la questione", sospira Rob, un attivista di Black Lives Matter. Passata inosservata per settimane, la sua morte ha trovato un'eco nazionale dopo quella di George Floyd, alla fine di maggio a Minneapolis. Il nome di Breonna Taylor viene ora cantato in ogni manifestazione contro la violenza della polizia nel paese. 

Ma anche da personaggi di spicco, da Beyoncé a LeBron James passando per Oprah Winfrey, che chiedono l'arresto della polizia. "Se non hai paura di ciò che sta accadendo in questo paese, sei un pazzo". 

 

FONTE: (FTP)

 

  • Pubblicato in Esteri

Ufficiale: Messi resta al Barcellona, "Non andrei mai in tribunale contro il club della mia vita"

La soap opera è finita, dopo dieci giorni di minacce al club e annunci bilaterali, Leo Messi ha fatto marcia indietro e ha deciso di rimanere con il Barça fino al 30 giugno.


Nonostante nelle ultime ore il calciatore, consigliato dal padre, abbia cercato di trovare una soluzione comune, si è trovato legato mani e piedi a causa dei dubbi legali che accompagnano la stesura del legame con la società e che potrebbero portarlo in Tribunale. La decisione, già annunciata dal canale «TyC», molto vicino alla famiglia del calciatore, è arrivata oggi con un video dove Messi spiega la sua decisione.

“Non andrei mai in tribunale contro il club della mia vita. Continuerò a Barcellona, ​​non importa quanta è la voglia di andare", ha dichiarato nell'intervista a Goal in cui ha annunciato che sarebbe rimasto. La decisione di voler lasciare il club non è stata presa dopo la sconfitta in coppa, ma è arrivata dopo una difficile stagione. "Ho detto al club, soprattutto al presidente, che volevo andare, credo sia arrivato il momento di lasciare spazio ai giovani e questa squadra ha bisogno di giovani promesse per continuare la sua strada. Nuove persone e pensavo che il mio tempo a Barcellona fosse finito, un pensiero molto difficile da realizzare, perché ho sempre detto che volevo finire la mia carriera qui. È stato un anno molto difficile, ho sofferto molto in allenamento, in campo e nello spogliatoio. Tutto è diventato molto difficile per me, poi viene il momento in cui cercare nuovi traguardi, nuove aria".

Un anno difficile in cui si è sentito non solo, ma ferito, "Mi sono sentito ferito da cose che ho sentito dalla gente, dal giornalismo, da chi metteva in dubbio il mio Barça e diceva cose che secondo me non meritavo. Non importa quanto vada o rimanga, il mio amore per il Barça non cambierà mai".

La dichiarazione di Messi arriva poco dopo che suo padre aveva sparato un'ultima cartuccia in risposta alla Lega, che domenica si era posizionata a favore del Barcellona e ha assicurato che non sarebbe stato espulso dalla federazione se non avesse accettato la clausola risolutiva tanto motivata dal legale di Messi. In un comunicato firmato da Jorge Messi, rispondendo alla Liga spagnola, il padre del calciatore insiste sulla sua interpretazione iniziale, in base alla quale non è prevista alcuna clausola risolutiva nell'ultimo anno di contratto del calciatore. "Non sappiamo quale sia il contratto che la lega calcio spagnola abbia analizzato e quali siano le basi su cui concludono che non vi sarebbe una clausola risolutiva, applicabile nel caso in cui il giocatore decidesse di sollecitare una risoluzione unilaterale dello stesso, con effetto dalla fine della stagione sportiva 2019/20”, spiega il padre del calciatore. Aggiungendo un secondo punto in cui cita letteralmente un paragrafo del contratto, “Come letteralmente affermato nella clausola 8.2.3.6. del contratto firmato tra la società e mio figlio: La compensazione (i famosi 700 milioni di euro), non si applicherà quando la risoluzione del contratto per decisione unilaterale chiesta dal giocatore, avrà effetto dalla fine della stagione sportiva 2019-20. Fatti salvi altri diritti che sono inclusi nel contratto e che si omettono, è ovvio che il risarcimento di 700 milioni di euro, previsto nella precedente clausola 8.2.3.5, non si può applicare".

Jorge Messi nel comunicato, lancia una freccetta a Javier Tebas presidente della Liga, accusandolo di "un'evidente parzialità per il ruolo che tale istituzione gioca a difesa degli interessi dei suoi soci (le società calcistiche)".

Va ricordato che la Lega si è schierata a favore del Barcellona dopo le richieste di Messi con cui chiedeva la risoluzione del contratto senza alcuna penalità, confermando che il contratto tra l'argentino e il Barça era ancora in vigore. "Il contratto è attualmente in vigore e ha una clausola risolutiva applicabile nell'ipotesi in cui Lionel Andrés Messi abbia deciso di sollecitare la risoluzione unilaterale anticipata della stessa, effettuata ai sensi dell'articolo 16 del regio decreto 1006/1985, del 26 giugno, che regola il rapporto di lavoro speciale degli atleti professionisti", ha affermato il Federcalcio spagnola attraverso una dichiarazione. La Lega ha insistito sul fatto che non avrebbe concesso l'uscita dalla federazione spagnola a Messi, senza che l'argentino non avesse prima pagato la clausola risolutiva di 700 milioni di euro.

I video del governatore della Campania e i venditori di cocco

In alcuni video sulla sua pagina Facebook il governatore della Campania Vincenzo De Luca, si scaglia contro i "venditori di cocco" e la "politica politicante" venuta da lontano (VIDEO)


In alcune dirette sulla sua pagina Facebook il governatore della Campania, in palese aperta campagna elettorale, si scaglia contro chi in questi giorni gira sul territorio in cerca di voti. “Comitiva di sfaccendati, politicanti venditori di cocco...” Queste sono solo alcune delle parole usate dal governatore e che potete sentire nel video. Allusioni senza nomi ma certamente nulla viene lasciato ad intendere...

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