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updated 12:39 PM UTC, May 29, 2020

Coronavirus, il governo sapeva dei rischi della pandemia e ha taciuto? Le scioccanti rivelazioni su un documento segreto scuotono la politica. Fontana: "Conte chiarisca". E il Copasir chiede le carte

"Il governo era al corrente dei rischi della pandemia ma li ha tenuti segreti. L'ha detto il direttore generale del ministero della Sanità, Urbani, parlando di un piano riservato. Sono rivelazioni gravissime: è la verità? L'Italia e la Lombardia hanno il diritto di sapere. Chiedo chiarimenti al presidente del Consiglio Giuseppe Conte". Lo scrive sulla sua pagina Facebook il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana

Coronavirus, Attilio Fontana in diretta: «Medici in arrivo. Bene ...


IL PIANO SEGRETO DEL GOVERNO - RASSEGNA STAMPA

Un piano nazionale per combattere l'emergenza coronavirus, che proiettava scenari così drammatici tanto da spingere il governo a tenerlo segreto. A rivelarlo è un'inchiesta del Corriere della Sera, ma la notizia è stata confermata anche da una nota del Ministero delle Salute, guidato da Roberto Speranza.

Il 22 gennaio, il ministro Speranza aveva riunito la prima task force contro il Covid-19. Quel giorno, ha spiegato il ministro a Cartabianca, su Raitre, "abbiamo iniziato a lavorare ed è stato elaborato uno studio ipotetico in caso di arrivo del virus. Era articolato su varie ipotesi, migliori e anche largamente peggiori", rispetto a quello che poi si è verificato in Italia. La prima elaborazione dello studio, a cura della Direzione programmazione del Ministero della Salute, dell'Istituto superiore della Sanità e dell'Inmi Spallanzani, risale a febbraio, quando "sono state indicate anche alcune misure di reazione". Gli esperti avevano fatto una previsione sui possibili scenari dell'epidemia e dell'impatto che l'emergenza avrebbe potuto avere sul sistema sanitario, "identificando una serie di eventuali azioni da attivare in relazione allo sviluppo degli scenari epidemici, al fine di contenerne gli effetti".

 La prima versione di questo studio risale al 12 febbraio, quando ancora l'Italia non era in emergenza e i contagiati erano solamente 3, tutti provenienti dalla Cina. Il documento è stato presentato al Comitato tecnico scientifico per essere approfondito: "In quella fase- precisa il ministro Roberto Speranza in una nota-tutti i lavori del Comitato Tecnico-Scientifico si sono svolti in forma riservata". Il piano elaborato a febbraio "ha poi contribuito alla definizione delle misure e dei provvedimenti adottati a partire dal 21 febbraio, dopo la scoperta dei primi focolai italiani". Così il ministro si difende da chi ha accusato il governo di aver tardato gli interventi per contenere la diffusione del coronavirus. Nonostante il governo avesse già tra le mani diversi scenari, anche drammatici, sulla possibile situazione italiana, il decreto che decide per il lockdown in tutta Italia è arrivato a marzo, quando tutto il Paese è stato dichiarato zona rossa. A metà febbraio, quindi, il governo aveva già un piano, indicante gli scenari anche drammatici che avrebbe potuto causare l'epidemia e le misure per reagire. Ma l'Italia intera viene messa in quarantena solamente a marzo.

"Penso sia stato un merito aver elaborato questo studio- ha precisato il ministro-Il 21 febbraio abbiamo firmato l'ordinanza nell'area del Lodigiano, eravamo pronti proprio perché avevamo fatto uno studio di previsione. Quello che abbiamo capito subito è che bisognava intervenire con durezza, altrimenti il prezzo anche in termini di vite sarebbe stato molto più salato di quello che già stiamo pagando". Tra gli scenari contenuti nelle 55 pagine del dossier, infatti, ne era stato previsto anche uno peggiore rispetto alla situazione attuale, che si sarebbe potuto verificare nel caso in cui "il nostro Paese non avesse scelto di fermare i motori dell'economia, isolare le zone rosse e chiudere in casa le persone". Infatti, nel terzo scenario preso in considerazione, il più catastrofico, costruito con i modelli matematici dei contagi in atto a Wuhan, il tasso di contagiosità (R0) era stimato come superiore a 2. In quel caso, secondo quanto ha raccontato il direttore generale della Programmazione sanitaria, Andrea Urbani, al Corriere, i morti sarebbero potuti essere "tra 600mila e 800mila".

Il piano non è stato reso noto. Il motivo, secondo quanto spiega Urbani al quotidiano, sarebbe stato quello di "non spaventare la popolazione e lavorare per contenere il contagio". I numeri, infatti, erano allarmanti. E non si tratterebbe solamente di quelli riguardanti le possibili vittime, ma anche quelli sui posti letto in terapia intensiva: "La nota ufficiale non lo dice- si legge nell'articolo del Corrierema tra le pagine più allarmanti del documento ci sono quelle che stimano la necessità di posti letto in rianimazione e terapia intensiva". (Da: il Giornale)

 

Il Copasir chiederà "immediata acquisizione" del documento secretato in ordine all’epidemia da Coronavirus esistente presso il ministero della salute. E’ quanto fa sapere lo stesso Comitato al termine della seduta di oggi dove sono stati approfonditi vari temi connessi anche con l’emergenza coronavirus e alla App Immuni.

Il presidente del Copasir, Raffaele Volpi, ha inoltre reso noto che sentirà in audizione il ministro della Salute Roberto Speranza, il ministro dell’Innovazione Paola Pisano, il direttore del Dis, generale Gennaro Vecchione e Roberto Baldoni, vicedirettore per la cybersicurezza del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio nell’ambito dell’approfondimento sull’emergenza.

"Alla luce delle connessioni evidenti tra la persistenza dell’emergenza del Coronavirus e le implicazioni con la sicurezza della Repubblica legate alle circostanze connesse con tale emergenza", il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica ha altresì deciso "di intensificare le proprie convocazioni e il ciclo delle attività ad esso connesse". (Da: Adnkronos)

 

Coronavirus, 3 miliardi di euro per far ripartire la Lombardia. L'annuncio di Fontana: "Un piano rivoluzionario per comuni e province". Aziende e sanità, tutte le cifre

Tre miliardi di investimenti in opere pubbliche in tutta la Regione, di cui 400 milioni per Comuni e Province per opere immediatamente cantierabili. E' il "Piano Marshall" messo a punto da Regione Lombardia, spalmato tra quest'anno e il 2022. Si tratta di un investimento senza precedenti e che punta a far lavorare le aziende dopo l'emergenza innescata dal Covid19 - (VIDEO)


Il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, in diretta Facebook, ha annunciato importanti misure economiche per la ripresa. "Oggi pomeriggio - ha detto - porteremo in Giunta una Proposta di Legge rivoluzionaria: per dare una risposta concreta alla nostra economia, un aiuto concreto alla ripresa del territorio, metteremo a disposizione 3 miliardi di euro. Cifre vere per un grande piano di investimenti".

Entrando nel dettaglio, il governatore ha spiegato che "da subito, 400 milioni per i comuni e le province perché possano intervenire in opere pubbliche per permettere al comparto di ripartire" mentre "10 milioni saranno a favore delle aziende che intendano riconvertirsi per produrre i dispositivi sanitari che tanto ci sono mancati in questi mesi di crisi". I 3 miliardi saranno spalmati tra quest'anno e il 2022. Una sorta di Piano Masrhall regionale, un "investimento senza precedenti e che punta a far lavorare le aziende dopo l'emergenza innescata dal Covid-19'".

Quanto ai dati per singole province, relativi a opere cantierabili entro il 31 ottobre, in testa c'e' Milano con 60.550.000 euro, seguono Bergamo a cui andranno 52.950.000 euro e Brescia (49.800.000 euro). Le altre sono Como (27.750.000 euro), Cremona (16.950.000 euro), Lecco (15.550.000 euro), Lodi (9.700.000 euro), Mantova (17.000.000 euro), Monza e Brianza (25.350.000), Pavia (28.050.000 euro), Sondrio (10.900.000 euro) e Varese con 34.100.000 euro.

Coronavirus, la sanità lombarda fa schifo? Ogni anno si curano qui 160.000 italiani da tutte le regioni, 14.000 campani. Fontana: "Caro De Luca, a loro non chiuderemo mai la porta"

"Caro governatore Vincenzo De Luca, sappia che qualunque cosa accada noi non chiuderemo mai la porta ai 160.000 italiani, tra cui circa 14.000 campani, che ogni anno scelgono di venire in Lombardia per farsi curare". Lo scrive sulla sua pagina Facebook il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Intanto sulle riaperture le regioni si ricompattano dissentendo dalle parole del ministro il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, che ha ipotizzato una ripartenza differenziata per aree geografiche


Continua il dibattito nelle Regioni dopo le parole del ministro Patuanelli che ha ipotizzato una ripartenza divisa per aree geografiche. "Il mio auspicio - puntualizza la sindaca di Torino Chiara Appendino ad Agorà - è che il Piemonte, la mia città, possa ripartire insieme alle altre regioni, perché dal punto di vista economico credo che la ripartenza magari della Lombardia e del Veneto senza il Piemonte potrebbe creare grandi difficoltà economiche al nostro territorio, sempre in sicurezza". 

"Non si può chiedere ai torinesi, ma in generale ai cittadini, di continuare a stare a casa dopo mesi senza vedere una ripartenza, perché anche dal punto di vista psicologico diventa complicato. Bisogna conciliare con la sicurezza, perché se no vanificheremmo quello che è stato fatto, ma c'è una fase in cui dovremo convivere con questo virus, questo è evidente, non possiamo aspettare il vaccino". 

Intanto il governatore della Lombardia Attilio Fontana interviene parlando a Centocittà su Radio1 torna sulla questione. "O siamo in grado di contenere il contagio, allora si apre tutti, o se non siamo in grado non c'è chi 'è più o chi è meno', perché se il contagio riprende anche da chi è meno è un rischio per tutti. Io credo che si debbano fare delle valutazioni comuni", ha detto Fontana.

Fontana ha poi spiegato che nella cabina di regia nazionale per la 'Fase due' dell'emergenza, che si è riunita sabato, non si è parlato della 'regionalizzazione' delle aperture ipotizzata dal ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli. "No. Dalla cabina di regia è uscito che si sarebbero date delle linee generali per tutto il Paese, che si sarebbero esaminati nel dettaglio i tipi di aperture, considerando per esempio non i codici Ateco ma le filiere. Non abbiamo ancora parlato di questo argomento, è un argomento che verrà a affrontato nei prossimi giorni anche in base ai numeri che gli esperti dovranno valutare", ha affermato il governatore.

"Abbiamo chiesto al Governo di dare linee guida sul tema dei dispositivi di protezione individuali. Faccio un esempio: le mascherine servono per evitare il contagio? Bene, si dica che servono, sono obbligatorie a livello nazionale, mettendo anche a fianco una sanzione per chi non rispetta il suo utilizzo". Lo ha detto il governatore della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, in collegamento con Rai News24.

 

(Fonte: Ansa)

Coronavirus, il Pd chiede una commissione d'inchiesta sulla Sanità lombarda. L'assessore Caparini: "Non vedo l'ora, abbiamo da mostrare un sacco di cose che riguardano il suo governo. Prima il dovere, poi il piacere..."

"Come già dissi alcune settimane fa al Movimento 5 Stelle non vedo l'ora che venga istituita la commissione d'inchiesta evocata anche da Pizzul, abbiamo un sacco di cose che riguardano il suo Governo da mostrare. Ovviamente una volta debellato il virus, ora le polemiche politiche stanno a zero. Prima il dovere, poi il piacere".

Cosi' l'assessore al Bilancio, Finanza e Semplificazione di Regione Lombardia, Davide Caparini, replicando al consigliere regionale Pizzul che ha chiesto una commissione per valutare il modello di gestione della sanita' lombarda e se ci sono state delle falle nella gestione dell'epidemia.

"Per quanto riguarda spiegare i motivi per cui il coronavirus si è diffuso in Lombardia - come a New York, Madrid o Londra - è sufficiente un bravo epidemiologo". 

 

Coronavirus, situazione stabile in Lombardia, respira anche Milano. Gallera: "Dobbiamo pensare al domani e progettare la riapertura"

I dati diffusi dalla Regione Lombardia sull'andamento dell'emergenza sanitaria. I decessi a quota 11.142. Flessione dei ricoveri nelle terapie intensive: meno 21. A Milano città sono stati 57 i nuovi contagi contro i 296 del giorno precedente


In Lombardia i positivi al coronavirus sono 61.326 (+1012 rispetto a ieri). Il numero dei ricoverati in regione è cresciuto di +49 (per un totale di 12.067 persone). Cala il numero dei ricoveri in terapia intensiva: - 22. I dimessi crescono di 399 (17.821). Per auanto concerne il dato dei decessi, oggi il totale ha raggiunto quota 11.142 (+241, in lioeve flessione rispetto a ieri). "La Lombardia è stata la prima che ha chiesto misure rigide e di blocco di una serie di attività - ha spiegato l'assessore al Welfare Giulio Gallera, presentando i dati odierni -. Oggi al pronto soccorso si presentano più persone con sintomi diversi da Coronavirus, che pazienti con sintomi Covid. Non possiamo abbassare la guardia, soprattutto in zone come Milano. Se non avessimo preso misure di contenimento con densità di popolazione del Milanese, poteva esserci un'ondata devastante. Questo non è successo. Le misure che abbiamo messo in campo - compreso ospedale in Fiera - non sono servite per ricoverare centinaia di persone, fortunatamente". 

Gallera: ora dobbiamo progettare riapertura

Molto dibattuta in questi giorni la questione dei tamponi. "Il numero dei tamponi positivi continua ad essere stabile e non in netto calo rispetto agli altri dati - ha spiegato Gallera -. Noi abbiamo iniziato a tamponare operatori sanitari con un sintomo, operatori sistema socio sanitario con un sintomo, pazienti sintomiaci di Rsa e persone che finita quarantena devono tornare a domicilio. Il dat dei positivi racconta allargamento dei tamponi fatti, il polso del contagio lo abbiamo da chiamate 112 e pressione su pronto soccorso e ricoveri. Con questo virus dovremo imparare a convivere perché la scienza ci dice che pandemie vanno a ondate, dobbiamo evitare nuova esplosione dei focolari. Ma vuol dire che stiamo iniziando a pensare a come riprendere la nostra vita. Dobbiamo pensare al domani e progettare la riapertura". 

I dati delle province

Nella provincia di Milano i casi risultati positivi al coronavirus sono 14.350, 189 più di ieri (+481 il giorno prima). Di questi, 5.914 nel capoluogo lombardo, 57 più di ieri (+296 il giorno prima). Oltre a quella di Milano, le province con più casi sono Bergamo (10.426 casi, +35), Brescia (11.093 casi, +125) e Cremona (5.172 casi, +227).

Il comitato dei 23 saggi

Venerdì è partito il comitato tecnico-scientifico con 23 esperti, "insieme a loro stiamo mettendo a punto le vari azioni su test e rafforzamento del territorio".  Il 'Comitato dei saggi' discuterà le fasi che seguiranno l'attuale situazione di emergenza sanitaria in Regione. Il comitato è composto dai rettori di Statale, Cattolica, Politecnico di Milano, Bicocca, Bocconi e dal presidente del Comitato regionale di coordinamento delle università di 
Lombardia, in rappresentanza di tutti gli altri atenei regionali.  La prima riunione si è svolta in teleconferenza, alla presenza del vicepresidente Fabrizio Sala e di altri componenti della giunta regionale.  "Il Comitato - ha spiegato Palazzo Lombardia - avrà il compito di fornire al 'Tavolo per lo Sviluppo' di Regione Lombardia, al quale siedono tutti i rappresentanti delle categorie sociali e produttive, un progetto che, nell'analizzare temi economici, sociosanitari, scientifici e culturali, dare indicazioni per la ripartenza della Lombardia sul medio e lungo periodo. Tale progetto dovrà tener conto, della specificità lombarda, puntando su innovazione e inclusione", ha concluso la Regione.

Insediata commissione su Rsa

"La commissione che abbiamo istituito su Rsa si è insediata, ha iniziato i suoi lavori - ha detto Gallera - Vogliamo che ci sia un quadro indipendente e autorevole, che possa raccontare cosa è successo nel socio-sanitario in questi mesi e se ci sono stati errori. Una commissione indipendente che lavorerà in maniera intesa e restituirà in maniera trasparente i risultati".

I test sierologici 

"Inizieremo test sierologici, questo raddoppierà o triplicherà capacità intervento - ha detto Gallera -. E' un test più veloce e affidabile perché consente di vedere presenza di anticorpi e se sono immunizzanti. La capacità di effettuare questi test è tra i 10/15mila, forse 20mila. I target sono chi deve rientrare a lavorare: operatori sanitari e cittadini che hanno finito quarantena. Andranno fatti su tutta regione, partendo da alcune zone dove c'è più gente in quarantena ma sarà esteso anche ad altre città, anche Milano. 

 
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Coronavirus, la Lombardia ce la sta facendo ma Milano continua a preoccupare: in un giorno il doppio dei contagiati. Gallera: "Non dobbiamo scherzare, stiamo a casa e non c'è bisogno di andare sempre a fare la spesa" (VIDEO)

Numero di contagi in aumento del doppio, in città come in provincia. In un quadro lombardo sostanzialmente stabile, è il caso Milano a preoccupare i vertici regionali che anche oggi hanno fornito i numeri del contagio da coronavirus nel consueto punto stampa quotidiano in diretta Facebook sulla pagina di LombardiaNotizieOnline - (VIDEO)


“Milano merita sempre attenzione, non c’è un calo netto e deciso nei contagi, quindi non rilassiamoci, restiamo a casa. Per quanto possibile limitiamo al minimo anche le uscite per andare a fare la spesa”. Lo ha detto l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, durante la conferenza stampa trasmessa sulla pagina Facebook di LombardiaNotizieOnline per fare il punto sull’emergenza coronavirus.

“A Milano necessità – ha aggiunto – la linea un giorno scende e un giorno sale, non c’è una netta diminuzione dei contagi. Oggi in città preoccupa il +262 positivi rispetto a ieri, quando l’incremento era stato di 127. Non è dunque finita, dobbiamo resistere anche in vista dei ponti che ci separano dal 3 maggio”.

Gallera ha poi fatto sapere di essere stato nella Bergamasca per ringraziare “medici, infermieri, personale sanitario, volontari, protezione civile e alpini” che stanno “facendo il massimo” per far uscire la città orobica dall’emergenza.


L’assessore, dopo essere stato all’Ospedale Papa Giovanni XXIII, ha visitato l’ospedale da campo allestito dagli Alpini presso la fiera dove ha incontrato il personale di ‘Emergency’ e i medici russi.
Poi l’assessore ha visitato i ‘Covid hotel’ che l’Ats mette a disposizione dal 18 marzo. “Sono una risposta per le persone guarite e per il territorio”.
Sono destinati a soggetti Covid positivi ormai stabilizzati che possono essere dimessi dalle strutture ospedaliere e per i quali è tuttavia necessario garantire la sorveglianza sanitaria e l’isolamento in luoghi diversi dal loro domicilio.

Winter Garden → 125 posti letto → occupati 125
Cristallo Palace → 90 Posti letto → occupati 62
Bes Hotel → 100 posti letto → occupati 62

Nei prossimi giorni sarà disponibile anche ‘Antico Borgo La Muratella’

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Coronavirus, la Lombardia vede la svolta. Gallera: "Traguardo vicino, non molliamo. Da noi è scoppiata una bomba atomica, sbagliati i paragoni con le altre regioni"

"Siamo molto vicini ad un momento in cui il primo tempo della nostra battaglia è finito. Il traguardo è molto vicino e vogliamo raggiungerlo a tutti i costi. Non dobbiamo allentare l'attenzione adesso e trascorrere una Pasqua in casa". Lo ha detto l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, durante la conferenza stampa trasmessa sulla pagina Facebook di LombardiaNotizieOnline. Anche i Pronto soccorso hanno una pressione ridotta, come pure decresce il numero dei ricoverati e delle persone ricoverate in terapie intensive. L'assessore ha poi spiegato che è impossibile paragonare quanto successo in Lombardia rispetto a Veneto e Emilia-Romagna. "Da noi - ha detto - è scoppiata una bomba atomica: il virus ha girato indisturbato per almeno 20 giorni e, per fortuna, nelle altre regioni questo non è avvenuto. L'Emilia-Romagna è stata lambita, la provincia di Piacenza è stata colpita in maniera massiccia. In Veneto c'e' stata l'individuazione a Vo' Euganeo, in un'area ristretta dove si e' riusciti a soffocare il virus subito. Noi, invece, abbiamo subito un'onda d'urto tremenda".


Coronavirus in Lombardia, 40mila positivi ma frena la corsa in ...

"Siamo in una fase discendente ovunque, anche a Milano, dove comunque l'attenzione deve restare alta. A Bergamo e Brescia il contagio si è arrestato in maniera significativa a Milano invece non c'è ancora stato un indirizzo netto". Queste le parole dell'assessore al Welfare Giulio Gallera, presentando i dati di oggi, mercoledì 8 aprile, nell'ambito dell'emergenza Coronavirus in Lombardia. In regione oggi sono 53.414 i positivi (+1089), "un dato migliore di quello di ieri in proporzione ai tamponi, che oggi sono 8226, quasi il doppio di ieri" ha detto Gallera. I guariti clinicamente e dimessi sono 15.147. In calo i ricoverati (-114), che si attestano a 11.719. Diminuisce la pressione sulle terapie intensive dove sono ricoverate 1.257 persone (-48). Sul fronte dei decessi, che hanno raggiunto quota 9722, oggi si segna un +238. "Ogni decesso è una sofferenza ma anche in questi caso il dato si sta progressivamente ridimensionando" ha sottolineato Gallera.

"Siamo vicini a una situazione in cui potremo dire che il primo tempo della nostra battaglia è vinto. Questo perché dovremo comunque cambiare abitudini di vita per evitare altre ondate violente come questa. Dobbiamo fare tesoro di quello che abbiamo vissuto ed essere fieri dello sforzo e del risultato, che oggi è vicino. Ma non possiamo allentare tensione adesso. Dobbiamo fare assolutamente Pasqua in casa. Stiamo a casa, il traguardo è vicino. Dobbiamo essere fortemente determinati". 

Sono dati sostanzialmente stabili quelli della diffusione del virus nelle province lombarde, con Milano che vede salire di 252 i contagiati, arrivati a 12.039, che scendono a 4824 considerando solo la città, dove sono 80 i nuovi casi. "Milano ha una popolazione di 1,3 milioni di abitanti, ma i numeri paragonati alla densità sono bassi. Siamo sicuramente in una fase discendente", ha commentato Gallera. Aumentano rispetto a ieri i contagi a Brescia, con 315 nuovi positivi, ma "non è una nuova avanzata" ha chiarito Gallera, spiegando che in città è stato aperto un nuovo laboratorio e sono stati fatti più tamponi. A Brescia i covid positivi sono in tutto 9909, a Bergamo 9931, 63 più di ieri. A Cremona sono 4422 (+99), a Como 1542 (+17), a Varese 1348 (+22), in Monza Brianza 3264 (+58), a Lecco 1755 (+24), a Lodi 2347 (+26). 
Il fronte dei presidi

"In questi giorni registriamo una minore pressione su pronto soccorso, in alcuni casi anche significativamente - ha detto Gallera -. In terapia intensiva pressione in leggera flessione ma si tratta comunque di spazi saturi perché pazienti restano ricoverati per molti giorni, anche 18-20 giorni. Pian piano l'obiettivo è quello di riportare reparti diventati Covid alla precedente operatività. A Codogno, ex zona rossa, riapriremo a pieno regime il pronto soccorso". 

Gallera: sbagliati paragoni con altre regioni

Gallera ha voluto fare un paragone tra quanto accaduto in Lombardia e quanto successo in Veneto ed Emilia-Romagna. "In Lombardia è scoppiata una bomba atomica, il virus ha girato liberamente per almeno 20 giorni prima di essere individuato. Nelle altre regioni ciò non è avvenuto. In Emilia-Romagna è stata coinvolta in maniera massiccia Piacenza, attigua a Codogno, ma il resto della regione non è stata intaccata così massicciamente. In Veneto l'unico focolaio è stato a Vo' Euganeo, che aveva una correllazione con focolaio di Codogno, e individuandolo si è riusciti a soffocare virus. Qualunque paragone tra altre regioni e Lombardia non è possibile, proprio per diversa situazione. Il virus in Lombardia si è diffuso ed è esploso, qui si è verificata un'anomalia. E' giusto fare riflessioni su nostro sistema ma non si può paragonare quello che è successo qui e in altre regioni". 

La previsioni su "zero ricoveri"

Coronavirus in Lombardia: il 30 aprile mortalità zero e il 12 maggio ricoveri zero. I due 'zero' più attesi hanno adesso un orizzonte temporale, stando alle previsioni dell'Institute for Health Metrics and Evaluation, organizzazione indipendente della School of Medicine dell’Università di Washington che fornisce i dati alla Casa Bianca sull’evoluzione del Covid-19 in Europa. "Il picco in Lombardia è superato, ci sarà un appiattimento della curva ma è necessario non abbassare la guardia", spiega Lorenzo Monasta, epidemiologo che collabora con l’istituto statunitense.

Troppe persone fuori di casa

Male il dato della mobilità, ancora in aumento. Lo ha detto il vicepresidente della Regione Lombardia, Fabrizio Sala, intervenendo a Sky Tg24 il:"Il dato della mobilità di ieri è al 40%, purtroppo è un dato molto alto perché è più del 10% di mobilità rispetto a martedì di settimana scorsa ed è ancora il 10% in più rispetto a due settimane fa. Questa settimana siamo partiti male, l'altro ieri con il 38% e ieri con il 40%. Questo è un dato che ci allarma". Sala ha quindi aggiunto che "abbiamo intenzione di rilevare gli spostamenti provinciali per vedere dove c'è maggiore spostamento e metterlo a disposizione del prefetti per i controlli delle forze dell'ordine".

Mascherine nelle edicole

Un altro assessore regioanale, Pietro Foroni, ha invece reso noto che "da questa mattina pressoché tutte le oltre 3.000 edicole attive in Lombardia hanno a disposizione 50 mascherine ciascuna per la distribuzione alla popolazione più bisognosa, per un totale di quasi 200.000 pezzi, che vanno ad aggiungersi a 3,3 milioni in distribuzione a Comuni e farmacia".

Zona rossa per la Valle Seriana, la Lombardia zittisce Conte: "Era compito del governo". E quella nota del 2 marzo che è stata ignorata: l'ira dei sindaci di Nembro e Alzano

Il presidente del Consiglio in un'intervista al Fatto Quotidiano aveva detto che "se la Regione voleva la zona rossa poteva disporla". Oggi è arrivata la replica dell'assessore al Welfare della giunta Fontana, Giulio Gallera: "Chiesta più volte, ma serviva un decreto da chi ha competenza su forse dell'ordine e forze armate". Oltretutto come emerso in questi giorni, l'Istituto superiore di sanità, in una nota tecnica del 2 marzo scorso, evidenziava l’incidenza di contagi da Covid-19 nei due Comuni seriani, raccomandandone l’isolamento immediato e la chiusura. "Raccomandazione che è stata colpevolmente ignorata, così come gli appelli a più voci che si levavano dagli amministratori di un territorio allo stremo", scrive il Giorno


Zona rossa ad Alzano e Nembro? ''Era lo Stato che doveva farla come ha fatto a Codogno''. Così l'assessore al Welfare Giulio Gallera interviene sui presunti ritardi negli interventi per mitigare l'espansione del coronavirus in una delle zone maggiormente colpite della bergamasca.

Secondo Gallera, la Regione non aveva i poteri per istituire una zona chiusa, serviva ''un decreto del presidente del Consiglio dei ministri''. La zona rossa "l'abbiamo chiesta più volte. Abbiamo salutato con successo il fatto che l'Istituto superiore della Sanità avesse fatto un verbale. Ci attendevamo da lì a pochi minuti l'avvio della zona rossa. E la zona rossa - sottolinea - per essere efficace deve essere blindata con le forze militari che a Codogno ad esempio hanno chiuso tutti gli accessi e hanno chiuso le attività produttive. Questi due elementi non rientrano nelle facoltà delle Regioni. Noi possiamo chiudere le attività commerciali''.
 
Quanto alle zone rosse di altre Regioni ''io non so come hanno fatto. Non rientra nelle nostre competenze disporre delle forze dell'ordine e delle forze armate. Noi ci siamo confrontati anche con i prefetti che ci hanno detto: non potete essere voi a dirci cosa dobbiamo fare. Se siamo in uno Stato ognuno ha le sue competenze. Questa non rientra nelle competenze istituzionali e costituzionali delle Regioni''.

Ad Agorà l'assessore al Welfare della Lombardia spiega poi il senso dell'ordinanza regionale che prevede l'uso della mascherina quando si esce da casa. ''Era importante dare un messaggio forte e preciso. I numeri sono più favorevoli, ma non bisogna allentare la tensione, si deve continuare a stare a casa - dice Gallera - Le stiamo iniziando a distribuire nei luoghi nevralgici, inizieremo con 3 milioni e mezzo ma continueremo. Chi non ce l'ha può usare un altro indumento idoneo, come una sciarpa".

 

(Fonte: Adnkronos)

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