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Fabio Pasini

Fabio Pasini

Il coronavirus manda a picco il Pil italiano: -24% ad aprile, -16 a maggio. Lavoro e reddito: dilaga il pessimismo degli italiani

Confcommercio stima una caduta del Pil italiano ad aprile del 24% e a maggio del 16% dopo un calo tendenziale del 4,8% nel primo trimestre. Nel rapporto annuale elaborato con il Censis su fiducia e consumi, l'ufficio studi della confederazione analizza gli effetti del Covid-19 e del conseguente lockdown su un'economia già fortemente debilitata


Dopo un 2019 chiuso in forte rallentamento, il 2020 è iniziato con un calo tendenziale del Pil del 4,8% nel 1 trimestre e con veri e propri crolli ad aprile e maggio stimati, rispettivamente, in un -24% e -16%. E' quanto stima l’Ufficio Studi Confcommercio. Ma ciò che risulta particolarmente grave e preoccupante, spiega, è che la "crisi da Covid-19 si è abbattuta su un’economia già fortemente debilitata: tra il 2007 e il 2019, infatti, ciascun italiano ha perso oltre 21.600 euro di ricchezza. Un conto molto salato, prevalentemente a causa delle forti perdite di ricchezza immobiliare e finanziaria, alla cui cifra complessiva contribuisce anche una significativa contrazione di consumi pari a circa 900 euro procapite".

"Non deve quindi stupire - prosegue l'Ufficio Studi Confcommercio - se, partendo da questo scenario-base, acuito dalla crisi originatasi con la pandemia e il conseguente periodo di lockdown, l’impatto sulla fiducia delle famiglie sia stato piuttosto pesante. Dopo 6 anni, infatti, il saldo tra ottimisti e pessimisti torna a registrare valori negativi di entità mai raggiunta prima. Gli ottimisti, in aumento dal 2013, si dimezzano scendendo al 22,4%, mentre aumenta la quota di pessimisti che si attesta al 52,8%, più del doppio rispetto al 2019".

L’ondata di sconforto connessa all’emergenza Covid e alle sue conseguenze economiche sembra aver ridotto l’ampia forbice che ha sempre separato le prospettive della propria famiglia (tendenzialmente improntate ad un maggior ottimismo) da quelle più generali dell’Italia. Infatti, la percentuale dei pessimisti rispetto alla situazione del Paese è pari al al 67,5%.

"E’ evidente che questo diffuso senso di sfiducia sia alla base delle preoccupazioni circa il proprio lavoro e il proprio reddito", spiega l'associazione. Il timore di perdere il posto di lavoro o il rischio di veder ridotta, se non compromessa, la propria posizione reddituale preoccupa il 57,4% degli italiani, con un 18,6% che si dichiara particolarmente preoccupato. Al primo posto tra gli effetti dell’emergenza sanitaria sui redditi, risulta proprio la riduzione dell’attività lavorativa e dei redditi da lavoro (per il 42,3%), seguita dalla sospensione totale dell’attività (25,8%) e dalla cassa integrazione (23,4%).

Durante la fase di lockdown, prosegue la ricerca di Confcommercio, alcune attività specifiche sono state impedite e questo ha determinato, tra chi le aveva previste, la rinuncia ad alcune spese: circa la metà delle famiglie ha dovuto rinunciare definitivamente a periodi di vacanza già programmati e il 23% all’acquisto di beni durevoli, come mobili, elettrodomestici, auto. Per molte famiglie invece non si è trattato di una rinuncia definitiva ma di un rinvio alla fine dell’emergenza.

Focalizzando l’analisi sul tema delle vacanze estive, a regnare è l’incertezza: oltre la metà delle famiglie non ha infatti programmato nulla e circa il 30% rimarrà a casa non avendo la disponibilità economica. Percentuale, quest’ultima, che sale al 57% per i livelli socio economici bassi. Solo il 9,4% si permetterà il 'lusso' di partire ma con una riduzione di budget e di durata.

Covid-19, gli strascichi della malattia. Polmoni a rischio e problemi respiratori cronici: cosa succede ai guariti

Dopo l'infezione da Covid-19 i polmoni sono a rischio per almeno 6 mesi ed il 30% dei guariti avrà problemi respiratori cronici. E' il nuovo preoccupante scenario che arriva dal meeting della Società Italiana di Pneumologia. La cicatrice lasciata sul polmone dal Covid-19 può infatti comportare un danno respiratorio irreversibile, capace di comportare una nuova patologia e "una nuova emergenza sanitaria", avverte lo pneumologo Luca Richeldi


Covid-19: nei casi gravi è una tempesta sull'intero organismo | Il ...

Guariti da coronavirus, ma dopo? Ce lo porteremo dietro a lungo non soltanto perché non c'è ancora un vaccino ma perché, secondo gli esperti, l'infezione da Covid potrebbe lasciare strascichi a lungo termine sulla funzionalità respiratoria e talvolta comprometterla in modo irreversibile, soprattutto nei pazienti usciti dalla terapia intensiva. È il preoccupante scenario che arriva oggi dal convegno digitale della Società Italiana di Pneumologia, durante il quale sono stati messi a confronto i primi dati di follow-up raccolti nel nostro Paese e dai medici cinesi con gli esiti di pazienti colpiti da SARS nel 2003.  

Da questo confronto emerge chiaramente che l'infezione polmonare da coronavirus può lasciare un'eredità cronica sulla funzionalità respiratoria: si stima che in media in un adulto possano servire da 6 a 12 mesi per il recupero funzionale, che per alcuni però potrebbe non essere completo. Dopo la polmonite da Covid-19 potrebbero perciò essere frequenti alterazioni permanenti della funzione respiratoria ma soprattutto segni diffusi di fibrosi polmonare: il tessuto respiratorio colpito dall'infezione perde le proprie caratteristiche e la propria struttura normale, diventando rigido e poco funzionale, comportando sintomi cronici e necessità, in alcuni pazienti, di ossigenoterapia domiciliare.  

La fibrosi polmonare potrebbe diventare perciò il pericolo di domani per molti sopravvissuti a Covid-19 e rendere necessario sperimentare nuovi approcci terapeutici come i trattamenti con cellule staminali mesenchimali. "Non abbiamo al momento dati certi sulle conseguenze a lungo termine da polmonite da Covid-19, è trascorso ancora troppo poco tempo dall'inizio dell'epidemia a Wuhan, dove tutto è cominciato. Tuttavia le prime osservazioni rispecchiano da vicino i risultati di studi di follow-up realizzati in Cina a seguito della polmonite da SARS del 2003, molto simile a quella da Covid-19, confermando il sospetto che anche Covid-19 possa comportare danni polmonari che non scompaiono alla risoluzione della polmonite", spiega Luca Richeldi, membro del Comitato Tecnico e Scientifico, presidente della Società Italiana di Pneumologia (SIP) e Direttore del Dipartimento di Pneumologia, al Policlinico "Gemelli" di Roma.  

“In molti pazienti Covid-19 che sono stati ricoverati o intubati osserviamo dopo la dimissione difficoltà respiratorie che potrebbero protrarsi per molti mesi dopo la risoluzione dell'infezione e i dati raccolti in passato sui pazienti con SARS mostrano che i sopravvissuti alla SARS a sei mesi di distanza avevano ancora anomalie polmonari ben visibili alle radiografie toraciche e alterazioni restrittive della funzionalità respiratoria, come una minor capacità respiratoria, un minor volume polmonare, una scarsa forza dei muscoli respiratori e soprattutto una minor resistenza allo sforzo, con una diminuzione netta della distanza percorsa in sei minuti di cammino. Ma, soprattutto - precisa Richeldi - il 30% dei pazienti guariti mostrava segni diffusi di fibrosi polmonare, cioè grosse cicatrici sul polmone con una compromissione respiratoria irreversibile: in pratica potevano sorgere problemi respiratori anche dopo una semplice passeggiata".

"Questi problemi si sono verificati anche in pazienti giovani, con un'incidenza variabile dal 30 fino al 75% dei casi valutati - interviene Angelo Corsico, Direttore della Pneumologia della Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo e Ordinario di Pneumologia all'Università di Pavia - E i primi dati riferiti dai medici cinesi su Covid-19 e i nostri primi dati osservazionali, parlano di molti pazienti sopravvissuti nei quali viene diagnosticata proprio una fibrosi polmonare, ovvero una situazione in cui parti di tessuto dell'organo sono sostituite da tessuto cicatriziale non più funzionale". Gli esperti temono perciò che la fibrosi polmonare possa rappresentare il pericolo di domani e per questo richiamano l'attenzione alla necessità di specifici ambulatori dedicati al follow-up dei pazienti che sono stati ricoverati, specialmente i più gravi e gli anziani più fragili, che potrebbero necessitare di un trattamento attivo farmacologico e di percorsi riabilitativi dedicati. "

Reliquati polmonari purtroppo ci sono per questo avremo una nuova categoria di pazienti con cicatrici fibrotiche a livello polmonare da Covid con insufficienza respiratoria, che rappresenterà certamente un nuovo problema sanitario" sottolinea Richeldi. "A Pavia un ambulatorio post-Covid, dedicato ai pazienti dimessi dalla Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo, è già attivo dal 27 aprile scorso - aggiunge Corsico - i pazienti vengono sottoposti a esame radiografico del torace, prove di funzionalità respiratoria, test del cammino di 6 minuti, ecografia toracica e cardiaca e, se necessario, a TAC toracica per indagare la presenza di una pneumopatia interstiziale diffusa o di una embolia polmonare. I dati preliminari sembrano confermare le prime osservazioni cinesi su Covid-19: diversi pazienti dimessi, purtroppo, presentano ancora insufficienza respiratoria cronica, esiti fibrotici e bolle distrofiche. È quindi necessario seguirli con attenzione e soprattutto inserirli in adeguati programmi di riabilitazione polmonare". 

Emergenza Covid, il coronavirus "soffrirà il caldo ma non sparirà". Dubbi sull'efficacia di un vaccino

Parla Pasquale Mario Bacco, medico legale e ricercatore di Meleam, società specializzata in medicina del lavoro: "Non se ne andrà come fece la Sars. Essendo sensibile al clima, Sars-CoV-2 si manifesterà sempre in maniera più incisiva nelle zone più fredde d'Italia". Il virus sotto osservazione presenta sensibili mutazioni, quindi ritiene "scarsa la possibilità di realizzare un vaccino che possa essere oggettivamente efficace per un tempo meritevole di considerazione"


IVASS - COVID-19

Con l'aumento delle temperature si fa via via più acceso il dibattito fra gli esperti sull'effetto del caldo sul nuovo coronavirus. "Sars-CoV-2, come tutti i coronavirus, è condizionato in maniera determinante dal clima. In laboratorio abbiamo visto che, aumentando di pochi gradi centigradi la temperatura dei terreni di coltura e quindi portandola all'intervallo di 25-30 gradi, circa il 53% dei ceppi non sopravvive e il restante dimostra un'attività circa 12 volte inferiore". Lo afferma all'Adnkronos Salute Pasquale Mario Bacco, medico legale e ricercatore di Meleam, società specializzata in medicina del lavoro.

Insomma, secondo Bacco Sars-CoV-2 soffrirà il caldo. "In estate si prevede che il virus presenterà un'attività molto limitata con scarsissima aggressività, ma siccome riesce a sopravvivere, probabilmente riapparirà con lo scendere delle temperature. Insomma, non se ne andrà via del tutto. La mia idea è che non sparirà, come invece ha fatto la Sars", ricorda l'esperto. Essendo "sensibile al clima, Sars-CoV-2 si manifesterà sempre in maniera più incisiva nelle zone più fredde d'Italia", aggiunge il ricercatore.

"Il virus alla nostra osservazione - continua Bacco - presenta delle sensibili mutazioni, realizzate anche in tempi brevi. Questo ci fa pensare sempre di più che sia scarsa la possibilità di realizzare un vaccino che possa essere oggettivamente efficace per un tempo meritevole di considerazione. Al momento - precisa - le mutazioni osservate riguardano soprattutto zone genomiche definite 'introni, per definizioni scarsamente codificanti".

"Stiamo riscontrando infine, con sempre maggiore frequenza, filamenti proteici virali nei liquidi biologici; al momento tale osservazione seppur interessante, non sembra avere importanti ripercussioni sull'evoluzione del microrganismo", conclude.

 

(Fonte Adnkronos)

Calcio, la proposta della Lega: ripartire dai 4 recuperi il 23 giugno, il nuovo via per tutti la settimana successiva. Intanto arriva il protocollo. Spadafora: "Diretta gol in chiaro per tutti". Malagò: "Ripresa non scontata. Serve piano B"

Domani l'assemblea della Lega calcio. Tutto verrà ratificato in quella che, si spera, sarà la data decisiva per capire il futuro del campionato di Serie A e non solo. Il summit tra i vertici del pallone e il Ministro dello Sport, di giovedì, sarà la chiave per capire se e come ripartire


L'idea della Lega calcio è quella di ricominciare con le 4 partite che erano state rinviate, e cioè Atalanta-Sassuolo, Inter-Sampdoria, Verona-Cagliari e Torino-Parma, il 13 giugno, mentre la giornata intera di serie A, la 27a, ripartirebbe la settimana successiva. Questo piano permetterebbe a tutte le squadre di ripartire alla pari il 20 giugno, senza lasciare indietro nessuna partita da recuperare e ci sarebbe anche la certezza, con due partite a settimana, di riuscire a terminare in tempo per la data richiesta dalla Uefa: e cioè il 2 agosto. Poi, per 5 squadre del nostro campionato, ci sarà spazio per l'Europa. Per una stagione davvero infinita.

Lazio -Juve: Preannunciata un ondata di tifosi bianconeri | L ...

Il calcio va di corsa, il protocollo per la ripresa delle partite è stato inviato al Governo con un giorno di anticipo. Se e quando (13 o 20 giugno) la Serie A ricomincerà a giocare si deciderà giovedì, quando il ministro dello Sport riceverà i vertici di Lega e Federcalcio. "Giovedì prossimo decideremo insieme se e quando riprendere:le date sono 13 o 20 giugno" ha confermato Vincenzo Spadafora, che ha aperto un altro fronte, con Sky, auspicando che trasmetta in chiaro la 'diretta gol', come fa in Germania. "Dovremmo assolutamente pensarci anche in Italia, eviterà assembramenti in luoghi pubblici e bar - ha chiarito Spadafora -. Sono disponibile a mettere nello stesso provvedimento per la riapertura del campionato anche le norme per arrivare anche in Italia ad avere il rispetto verso tifosi e appassionati, consentendo di vedere la diretta gol a chi non è abbonato". Non mancano le difficoltà, anche perché parte delle gare è di Dazn e in alcune finestre potrebbe esserci un solo match. Intanto Spadafora ha ricevuto dalla Figc il protocollo per le partite, su cui si esprimerà il Comitato tecnico scientifico. 

Lazio-Juventus, la coreografia della Nord è un mosaico mozzafiato

Malagò "calcio riparte 13 o 20 giugno? Non è scontato"- "Si parte il 13 o il 20 giugno col campionato? Non è così scontato che tutto vada bene. La partita è aperta. Per questo serve forse anche un piano B". Lo ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ospite a Che tempo che fa su Rai3. L'idea della Lega calcio è quella di ricominciare con le 4 partite che erano state rinviate, e cioè Atalanta-Sassuolo, Inter-Sampdoria, Verona-Cagliari e Torino-Parma, il 13 giugno, mentre la giornata intera di serie A, la 27a, ripartirebbe la settimana successiva. Questo piano permetterebbe a tutte le squadre di ripartire alla pari il 20 giugno, senza lasciare indietro nessuna partita da recuperare e ci sarebbe anche la certezza, con due partite a settimana, di riuscire a terminare in tempo per la data richiesta dalla Uefa: e cioè il 2 agosto. Poi, per 5 squadre del nostro campionato, ci sarà spazio per l'Europa. Per una stagione davvero infinita.

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