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updated 1:24 PM UTC, May 27, 2020

Vincenzo De Luca fa l'autonomista e tiene chiusi bar e ristoranti: "Non ho firmato alcun accordo col governo. In Italia c'è confusione". E attacca lo Stato centrale: "Campania rapinata" (VIDEO)

Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, contro l'accordo sulle novità per la fase 2. La sua Regione, dice a In mezz'ora in più su Rai Tre, non ha siglato l'intesa raggiunta la notte scorsa con il governo: "Su alcune norme di sicurezza generale credo debba pronunciasi il ministero della Salute e non possibile che il governo e il ministro scarichino opportunisticamente sulle regioni" - (VIDEO)


De Luca: "Il Nord impari dal Sud invece di dire idiozie"

"Mi dicono, ho sentito ieri le dichiarazioni del presidente del Consiglio, dal 3 giugno liberi tutti. Io non lo so cosa succederà il 3 giugno, io cercherò di ragionare il 2 giugno per sapere qual è la situazione epidemiologica". Lo ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, ospite di "In mezz'ora" su Rai3. "Che significa liberi tutti? Se il contagio viene contenuto va bene, ma se abbiamo ancora livelli elevati di contagio che significa liberi tutti?". "Voglio correggere un'informazione che è girata in queste ore sugli organi d'informazione sull'accordo raggiunto tra Regioni e Stato: la Campania non è d'accordo, non ha firmato nessun accordo". "Io ritengo - ha spiegato De Luca - che su alcune norme di sicurezza generale debba pronunciarsi il Ministero della Salute. Poi è chiaro che è necessaria una flessibilità regionale, ma sulle norme fondamentali non è possibile che il Ministero della Salute e il Governo scarichino opportunisticamente le decisioni sulle Regioni, questo non è accettabile".

LE RIAPERTURE - "C'è un clima di confusione in Italia, basti pensare che siamo a domenica pomeriggio e dovremmo riaprire lunedì mattina, così hanno comunicato all'Italia. Voglio chiarire che noi non apriamo lunedì mattina né i ristoranti, né i pub, né altro, per serietà". "Abbiamo deciso di avere un'interlocuzione con le categorie economiche per prepararli alla sanificazione, a procurarsi dei pannelli di divisione tra cliente e cliente e per agevolare l'apertura anche di piccoli ristoranti".

LA REAZIONE DELLA CAMPANIA - "La Campania ha dato una prova straordinaria di efficienza e concretezza amministrativa e nessuno in Italia si sarebbe aspettato che la Campania reggesse come ha retto l'onda d'urto dell'epidemia". "Questo - ha aggiunto - è accaduto perché abbiamo fatto 2 anni di lavoro straordinario, essendoci liberati dei commissari esterni, abbiamo preparato pronto soccorsi, rete dell'emergenza che non c'era, abbiamo fatto in tempo ad assumere 800 infermieri 2 mesi prima che scattasse la vicenda dell'epidemia e, soprattutto, abbiamo preso all'inizio del contagio delle decisioni anticipate rispetto al Governo nazionale, in qualche caso di 15 giorni". De Luca ha spiegato che la Campania "è partita da una consapevolezza: è la regione più difficile d'Italia perché abbiamo la più alta densità abitativa d'Italia, nell'area metropolitana di Napoli e nella fascia costiera la più alta d'Europa. Se perdiamo il controllo del contagio in Campania viene un'ecatombe, questo è il motivo per cui abbiamo fatto quello che abbiamo fatto. Oggi - ha ricordato De Luca -abbiamo il tasso più basso di decessi per coronavirus in relazione alla popolazione, abbiamo il tasso più basso di positivi in relazione alla popolazione e un tasso molto basso di morti per la percentuale di persone contagiate. Credo che siano risultati importanti che vanno a merito delle migliaia di persone del sistema sanitario e dei nostri concittadini".

LE RISORSE - "La Campania è la Regione d'Italia che ha meno risorse fra tutte le Regioni nel fondo sanitario nazionale". "Non tutti sanno - ha spiegato De Luca - che la Campania riceve pro capite ogni anno 45 euro in meno rispetto a un cittadino del Veneto, 40 euro in meno della Lombardia, 60 euro in meno rispetto all'Emilia Romagna, 30 euro in meno rispetto al Lazio. La Campania viene rapinata ogni anno di 300 milioni di euro dallo Stato centrale". Anche a proposito dei tamponi, ha aggiunto De Luca, "la Campania ha ricevuto da Consip un quarto dei tamponi arrivati in Veneto e un terzo di quelli arrivati nel resto d'Italia. In queste condizioni, produrre i risultati raggiunti dalla Campania è stato un risultato straordinario".

TURISMO - "Stiamo preparando una bella campagna di promozione turistica, questa volta cercheremo di utilizzare il fatto che non abbiamo una regione rovinata dal punto di vista della pandemia". "Sfrutteremo anche le nostre bellezze, cercheremo di giocarcela anche dal punto di vista turistico", ha aggiunto.

IMPRESE - "Abbiamo approvato in Campania un Piano economico-sociale che vale un miliardo e che veramente ci inorgoglisce. Abbiamo deciso di dare a 104mila piccole imprese 2mila euro di contributo a fondo perduto, il Piano lo abbiamo approvato 3 settimane fa e i soldi sono già arrivati agli imprenditori". "Diamo mille euro agli autonomi e ai professionisti - ha aggiunto De Luca - ed entro la prossima settimana completiamo i mandati di pagamento per altri 70mila professioni. Diamo 2mila euro ai tassisti e agli autisti di Ncc che sono stati penalizzati, e soprattutto abbiamo deciso di fare un'operazione di cui siamo orgogliosi, cioè aumentiamo le pensioni al minimo a mille euro per i mesi di maggio e giugno". De Luca ha definito quest'ultima misura "un'operazione di grande valore sociale ma anche ideale, perché un Paese che si consente ancora di avere pensioni di 450 euro non è un paese civile".

Il Movimento 5 Stelle come la vecchia Dc? Correnti e rivalità: la galassia grillina tra governisti, movimentisti e pragmatici

La prima esperienza governativa con la Lega di Salvini e quella attuale a fianco del Pd, un tempo nemico giurato. L'era Di Maio, il "traghettatore" Crimi e un futuro ancora tutto da scrivere. Le divergenze tra ministri e dirigenti, gli scontri su Europa e immigrazione. Le pressioni dell'ala "esterna" rappresentata da Di Battista e Lezzi. Sullo sfondo il ruolo di Grillo e dell'agenzia-clan di Casaleggio. Spunti interessanti in un'analisi di Paolo Molinari dell'Agi


Il Movimento 5 Stelle festeggia dieci anni di bluff e di sparate ...

La nuova mappa della Galassia 5 Stelle

La doppia esperienza di governo, prima quella gialloverde e poi quella giallorossa, ha messo in evidenza le diverse culture politiche che si trovano a convivere all'interno del Movimento

Dalla regolarizzazione dei migranti al Mes, sono sempre di più i fronti sui quali si misurano le forze in campo nel Movimento 5 Stelle. Una realtà sempre più lontana da quel monolite apparso per la prima volta in Parlamento nel 2013. Oggi la galassia pentastellata appare composita, con pianeti e satelliti che rischiano, a volte, di entrare in collisione tra di loro.

La doppia esperienza di governo, prima quella gialloverde e poi quella giallorossa, ha inoltre messo in evidenza le diverse culture politiche che si trovano a convivere all'interno del Movimento, pur senza entrare in aperto conflitto fra di loro, che hanno come comune denominatore il valore della legalità e della lotta alla criminalità.

Valori che vengono declinati in una chiave più securitaria da alcuni esponenti e come lotta alle diseguaglianze sociali, da altri. Un esempio è dato da quanto accaduto sui migranti, ad esempio, con la battaglia portata avanti dal capo politico Vito Crimi per non fare passare una versione giudicata troppo blanda del provvedimento, con il timore che questo si trasformasse in un "tana libera tutti" per chi ha speculato sui migranti irregolari. Ma anche perché, come spiega un parlamentare M5s, non si può abiurare completamente alle politiche messe in campo con Matteo Salvini ministro dell'Interno, fino a qualche mese fa. Il che non significa viene subito aggiunto, che si vuole ritornare a quell'esperienza, ma semplicemente che quella esperienza fa parte della storia del Movimento e come tale non va rinnegata.

La galassia

Proprio da Crimi si può iniziare a delineare la galassia M5s: doveva essere il traghettatore fra l'era di Luigi Di Maio a un'altra era ancora tutta de costruire, complice anche l'emergenza sanitaria che ha portato a rinviare gli stati generali del M5s, dove si sarebbe dovuto eleggere il nuovo Capo Politico.

È anche per questa ragione, oltre che per il ruolo centrale acquisito all'interno della compagine di governo, che l'ex capo politico si trova ancora saldamente al centro del sistema solare pentastellato.

I governisti

A Di Maio fanno riferimento esponenti di primo piano del governo, come il Guardasigilli Alfonso Bonafede e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, ma anche Vito Crimi. E, tuttavia, anche questi esponenti si distinguono dall'ex capo politico per un atteggiamento più moderato e incline al dialogo con gli alleati.

Progressisti e ortodossi

Ci sono, poi, i progressisti, provenienti in buona parte dall'ala dei cosiddetti "ortodossi", vicini alla figura del presidente della Camera, Roberto Fico, e ai ministri Federico D'Incà (Rapporti con il Parlamento) e Stefano Patuanelli (Sviluppo Economico).

I progressisti si connotano per una spiccata vocazione ambientalista, ma soprattutto per l'atteggiamento collaborativo con il governo e le altre forze politiche che lo compongono. Un atteggiamento che condividono con altri esponenti M5s, parlamentari e membri di governo a diverso titolo, e che li porta ad essere riconosciuto come i "governisti" del Movimento.

L'ala esterna

Il terzo pianeta riconoscibile della galassia del M5s si muove lungo quello che un appassionato di Star Wars potrebbe definire l'Orlo Esterno della galassia pentastellata: è formato da esponenti come Alessandro Di Battista o Barbara Lezzi, portatori di istanze anti sistema che, spesso, si sovrappongono a uno spiccato anti europeismo e sovranismo. Un'ala di lotta più che di governo. Fra questi pianeti maggiori, tuttavia, se ne muovono altri, non assimilabili ad un leader o all'altro.

I pragmatici

Ci sono i pragmatici come Emilio Carelli o Stefano Buffagni, che fonti parlamentari descrivono come "pontiere" fra le diverse sensibilità interne al Movimento. E ci sono esponenti storici come Roberta Lombardi, Paola Taverna o Nicola Morra che hanno una più spiccata identità di sinistra. Va ricordato, infatti, che quella del M5s è una storia relativamente recente, dominata all'inizio dalla figura del leader carismatico Beppe Grillo, alle prese ora con una fase di riorganizzazione che, complice l'emergenza sanitaria, non è mai veramente decollata. 

 

(Da: Agi.it)

Fase 2, ma non per tutti: "Riapriranno solo 6 attività su 10". Il rischio di lavorare in perdita e i timori sulle responsabilità legali

L'allarme di Confesercenti: "Gli imprenditori temono l'impatto della rigidità delle linee guida sulle attività, e di rimanere schiacciati tra l'aumento dei costi di gestione e il prevedibile calo dei ricavi. Sono preoccupati, inoltre, anche dal tema delle responsabilità legali. Bisogna cambiare passo: servono linee guida applicabili e aiuti economici diretti alle imprese per sostenerle anche in questa delicata fase della ripartenza"


Circa 6 imprese su 10, tra negozi, bar e ristoranti, sono intenzionati a riaprire lunedì 18 maggio, data prevista della ripartenza. A trattenere le imprese dalla riapertura è "soprattutto il timore di lavorare in perdita, ma anche il rebus delle regole di sicurezza e la paura del coronavirus". È quanto emerge da un sondaggio condotto da Swg per Confesercenti su un campione di imprenditori del commercio al dettaglio e della somministrazione. Gli imprenditori intenzionati ad aprire il 18 maggio sono il 62%, contro un 27% che ha invece già deciso di rimanere chiuso. È ancora incerto l’11%, e deciderà durante il fine settimana.

''Per le imprese la riapertura è una corsa ad ostacoli e contro il tempo. L'accordo di questa notte tra Conferenza Stato-Regioni e Governo apre uno spiraglio importante, forse decisivo per uscire dall'incertezza che ha caratterizzato il tema delle riaperture fino ad oggi'', afferma Confesercenti aggiungendo: 'Più di tutti è pesata la previsione di essere costretti a lavorare in condizioni antieconomiche". "Gli imprenditori - prosegue la nota - temono l'impatto della rigidità delle linee guida sulle attività, e di rimanere schiacciati tra l'aumento dei costi di gestione e il prevedibile calo dei ricavi. Sono preoccupati, inoltre, anche dal tema delle responsabilità legali". "Bisogna cambiare passo: servono linee guida applicabili e aiuti economici diretti alle imprese per sostenerle anche in questa delicata fase della ripartenza''.

Tra chi rimarrà sicuramente chiuso, il 68% indica come motivazione la mancata convenienza dell'apertura. Ma c'è anche un 13% che comunque continua ad avere timori legati alla sicurezza, anche per la lunga incertezza sulla normativa relativa. Un caso emblematico è quello dei mercati: ogni comune sta provvedendo al proprio protocollo, spesso contrastante con gli altri, gettando nell'incertezza gli imprenditori. La poca chiarezza incide anche per il 13% di operatori che non ha ancora adeguato il locale e/o l'organizzazione del lavoro alle nuove disposizioni. Un compito aggravato dall'onerosità dell'adeguamento, tra sanificazione e DPI per i lavoratori ed i clienti: 8 negozi e pubblici esercizi su 10 certificano di non essere riusciti a procurarsi le mascherine a prezzo calmierato.

Cresce, in generale, la paura di non riuscire a superare la fase difficile: il 36% degli imprenditori teme di chiudere l'attività, ed un ulteriore 41% ritiene di essere a rischio in caso di inattesi prolungamenti dell'emergenza. Entrambi i dati sono in crescita, rispettivamente del 4 e del 6%, in confronto alla rilevazione precedente, condotta lo scorso 14 aprile. Quasi tutti (l'82%) sono comunque preoccupati per il futuro.

La Lombardia pronta a ripartire lunedì. Ristoranti, bar, parrucchieri, negozi: ecco cosa succederà, tra regole e buon senso

Recepite dal governo le linee guida delle Regioni, secondo il protocollo unitario voluto dal governatore lombardo, Attilio Fontana. Sei le regole per la ripartenza delle attività


Parrucchieri ed estetisti in Lombardia Verso la riapertura per chi ...

La Lombardia scalda i motori in vista del 18 maggio quando potranno riaprire le attività commerciali rimaste finora chiuse. L'atteso via libera è arrivato ieri dal governo, che ha recepito le linee guida delle Regioni. Soddisfatto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana che oggi adotterà i provvedimenti necessari a garantire la ripartenza in sicurezza di ristoranti, bar, parrucchieri e altre attività. Tra poco più di 48 ore potranno rialzare la serranda i titolari di quei negozi,  bar, ristoranti, parrucchieri e  centri estetici che riusciranno a garantire il rispetto delle regole anti-contagio. Imperativo categorico dal Pirellone: utilizzare buon senso e rispettare le regole per garantire la salute pubblica, anche perché i dati lombardi sul contagio rivelano ancora molte ombre accanto a primi spiragli. Ma c'è il via libera del governo e del comitato tecnico-scientifico e allora la Lombardia si piazza ai nastri di partenza di quella che è forse la sua gara più importante.  

Sei regole per ripartire

Palazzo Lombardia ha stabilito con propria ordinanza l’obbligo di misurare la temperatura ai dipendenti e di segnalare all’Ats chi dovesse avere una temperatura superiore ai 37.5. Poi ci sono le regole stabilite da Governo e Inail per le singole attività. Ecco le sei regole per la ripartenza in Lombardia: 

1 Mascherina obbligatoria - distanze, guanti, igiene

2 Obbligo di misurazione della temperatura per i lavoratori 

3 Seguire le linee guida dell’Inail o del nuovo Dpcm

4 Fortemente raccomandata la misurazione della temperatura ai clienti 

5 Fortemente raccomandata la App AllertaLOM 

6 Fortemente raccomandato lo smart-working  

Rivista la distanza di sicurezza

Da lunedì torneranno fisicamente al lavoro 700mila lombardi, per un totale di 2,7 milioni. Resta ancora in attesa di risposta la richiesta della Regione di scaglionare gli orari di apertura delle attività per evitare assembramenti sui mezzi pubblici. La soddisfazione di Fontana è dettata da tre motivi. Il primo: l’approdo delle Regioni ad un unico documento nel quale sono elencate al Governo le misure che le stesse Regioni ritengono effettivamente percorribili per consentire la riapertura delle attività commerciali a partire da lunedì. Il secondo motivo di soddisfazione: tra le misure indicate dalle Regioni al Governo c’è anche la riduzione della distanza di sicurezza in ristoranti e bar. Confcommercio Lombardia aveva fatto sapere di non ritenere economicamente sostenibile l’isola di libertà di 4 metri quadrati richiesta dal Governo intorno ad ogni tavolo. Infine, il terzo motivo: ieri si è fatta concreta la possibilità che il documento delle Regioni sia recepito dal Governo nel decreto con il quale sarà normata la riapertura di ulteriori attività a partire da lunedì.

Spostamenti tra regioni

Uno dei temi ancora sul tavolo è lo spostamento da regione a regione, che nelle intenzioni del Governo sarà consentito a partire dal 3 giugno. "Sulle apertura noi seguiamo quello che dice il Governo - ha detto Fontana - se ne parlerà a inizio giugno, è un limite che possiamo accettare". Su questo specifico punto, però, il governatore lombardo ha proposto una piccola modifica alla linea dell'Esecutivo: "Abbiamo già proposto da tempo a iniziare almeno ad aprire i confini per i comuni limitrofi. Ci sono situazioni incredibili di parenti che abitano a 5 chilometri di distanza e non possono vedersi". E' il caso, ad esempio, di San Rocco al Porto, comune del Lodigiano lungo il Po, dove sull'altra sponda comincia la provincia di Piacenza e dunque l'Emilia Romagna. Il sindaco ha chiesto che i propri concittadini possano recarsi dall'altra parte del fiume almeno per andare a trovare i congiunti.

 

(Fonte: il Giorno)

Calcio, l'ottimismo di Malagò: "La Serie A riparte il 13 giugno al 99%". E arriva il protocollo per gli allenamenti delle squadre: le linee guida su tamponi, lavoro in campo, spogliatoi, ritiri e casi di positività

"Il campionato di Serie A ripartirà il 13 giugno al 99%". Lo dice il presidente del Coni, Giovanni Malagò, a 'Non è un paese per giovani' su Radio Due. "La sfida tra alcuni medici e il Comitato tecnico-scientifico non la capisco. Una volta ricominciato, non so quando finirà, ci vorrebbe la palla di vetro", aggiunge il numero uno dello sport italiano


Malagò ha spiegato quella sua lettera al Cio sulla riforma del Coni

Il presidente del Coni Giovanni Malagò guarda con ottimismo alla ripresa del campionato. "Quante possibilità ci sono che la Serie A riparta il 13 giugno? Secondo me il 99%". Il capo dello sport italiano, intervenuto alla trasmissione di Radio 2 "Non è un paese per giovani", però aggiunge: "Si sta facendo di tutto per mettere in condizione il sistema di ricominciare". Più cauto, invece sul proseguo: "Per sapere poi quante chance ci sono che il campionato finisca bisognerebbe invece avere la palla di vetro. E’ il vero rischio, l’ho già detto due mesi fa con serenità: in Germania hanno fatto un accordo con i calciatori nel caso le cose non riescano a chiudersi. Nel caso italiano l’obiettivo unico è ricominciare. E’ una questione culturale, questa mentalità del "partiamo e poi vediamo" io non ce l’ho. Nella vita serve sempre avere un’alternativa".

"Quarantena di squadra? Decisione potrebbe essere rivista"

Malagò tocca anche l’argomento nel caso dell'eventuale positività di un calciatore: "Abbiamo recepito una direttiva che individua un percorso di coinvolgimento generale e non quello di creare una quarantena individualeE’ un tema che riguarda il Cts, non ho mai interloquito con loro, lo deve giustamente fare il governo e il ministro dello Sport e della Salute. Mi dicono che è una decisione che può essere rivista". Rinvio

Giochi Tokyo

Infine il numero uno del Coni affronta il tema Tokyo 2020, al via il 23 luglio 2021: "Penso che sia stata trovata un’ottima soluzione. Il mondo olimpico è stato bravo. In poche settimane è stata presa una decisione importante sotto pressione. Più si va avanti e più si ha certezza che tutto verrà fatto meglio"


Il protocollo Figc-Cts sulla ripresa degli allenamenti di Serie A

Serie A, verso la ripresa del campionato: ecco la data

La Commissione Medico-Scientifica della Figc ha aggiornato, sulla base delle ultime indicazioni del Cts, il protocollo per la ripresa degli allenamenti collettivi delle squadre di calcio professionistiche e degli arbitri. La ripresa è prevista per il 18 maggio e nel protocollo sono indicate le linee guida da seguire per una ripresa in totale sicurezza. Ecco i dettagli.

La società dovrà identificare il 'gruppo squadra', ovvero coloro che dovranno necessariamente operare a stretto contatto tra di loro. Ognuno dovrà sottoporsi alle procedure di screening (anamnesi accurata, visita clinica, 2 tamponi rapidi a distanza di 24 ore e test sierologici).

Successivamente lo scenario potenziale del 'gruppo squadra' potrà essere: calciatori e staff GUARITI che hanno avuto una malattia conclamata con interessamento respiratorio; calciatori e staff GUARITI che hanno avuto una malattia lieve o asintomatica; calciatori e staff con anamnesi negativa e negatività nei test.

 Se c'è un positivo?

Isolamento del giocatore e dei suoi compagni con due tamponi ciascuno e il test sierologico a 24 ore di distanza l'uno dall'altro.  I due tamponi in 24 ore e il test sierologico dovranno essere ripetuti all'inizio della seconda settimana.
Se nessun'altro ha contratto il Covid-19, possono ricominciare gli allenamenti. Al contrario, il ritiro dell'intero gruppo deve essere allungato di 14 giorni con ripristino delle misure più rigide e sospensione degli allenamenti collettivi fino alla ripetizione dei test molecolari e sierologici. Inoltre pulizia e sanificazione dei locali.

Tamponi e reagenti?

I club non devono pesare sulla collettività per il reperimento. Ipotizzato l'acquisto in laboratori privati, anche fuori regione se necessario.

Come si svolgerà il ritiro?

La prima settimana sarà riservata alla prosecuzione dell’allenamento individuale, alla tecnica individuale e di gruppo, con sedute all’aperto e gruppi di massimo 7-8 giocatori. Allenatore e staff tecnico indosseranno mascherina e guanti, mantenendo una distanza di almeno 2 metri. L'uso della palestra, almeno per la prima fase, dovrà essere ridotto all’essenziale e seguendo le precauzioni del caso. Nella seconda settimana verranno gradualmente inseriti esercizi specifici, fino alla partitella. Lo staff potrà non mettere mascherine e guanti.

Negli spogliatoi dovrà essere garantito il distanziamento dei giocatori di almeno 2 metri: in caso non fosse possibile, andrà scaglionato l’ingresso. Docce preferibilmente nelle camere individuali.

Le persone provenienti dall’estero o da focolai d'infezione o che abbiano avuto negli ultimi 14 giorni contatti con un soggetto positivo, dovranno osservare un isolamento di 14 giorni prima della ripresa degli allenamenti collettivi.

dottori ufficiali dei singoli club saranno considerati i principali responsabili della salute dei giocatori, più che in casi di normalità.

Solo due settimane dopo l'inizio degli allenamenti sarà possibile la ripresa delle partite che si giocheranno a porte chiuse.

Infine, la Figc da oggi ha attivato un pool ispettivo della Procura federale che avrà il compito di verificare il rispetto delle indicazioni contenute nei Protocolli sanitari della Federazione, così come sono stati approvati dal Governo. L'organismo, che è alle dirette dipendenze del procuratore, verificherà che gli allenamenti dei club professionistici a oggi individuali e dal 18 maggio in gruppo, vengano svolti secondo quanto previsto dai Protocolli indicati.

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Fase 2, Zaia: "Linee guida inapplicabili. Così spiagge e ristoranti non riaprono". E sulla sanatoria per i migranti: "Non l'avrei fatta. Nei campi tanti italiani. Chiediamo prima a loro se davvero non vogliono lavorare nell'agricoltura"

"Oggettivamente stanno calando i ricoveri e le terapie intensive in maniera vistosa, e abbiamo anche negativizzazioni in ricovero. Sono passati 10 giorni dal 4 maggio, e se c'era la preoccupazione della reinfezione dopo la 'liberazione' di un milione e 200 mila veneti, ad oggi non abbiamo contezza o segnale di focolai", ha detto in conferenza stampa ai giornalisti il presidente del Veneto Luca Zaia


Zaia: «Il 18 riapro tutto, la mia linea è vincente. E non si ...

"Abbiamo il massimo rispetto del lavoro fatto dall'Inail, ma le loro guida sono inapplicabili: così non si apre, un esempio per tutti, le spiagge e i ristoranti. Certo, Sono prudenziali ma non funzionano". Lo ha ribadito oggi il presidente del Veneto, Luca Zaia oggi nel corso del punto stampa. "E poi, se dovessimo guardare ai parametri dell'Iss, il Veneto può affrontare qualsiasi apertura", ha tenuto a sottolineare Zaia che ha quindi ricordato che "il Veneto chiede di aprire molte attività: il settore del commercio, bar, ristoranti, parrucchieri, barbieri e centri per l'estetica, centri sportivi, palestre e piscine. Abbiamo già concordato le nostre linee guida con gli operatori". "Chiediamo che nel Dpcm ci sia la delega alle Regioni di applicare linee guida alternative a quelle dell'Inail. Perché se così con fosse, nessuno può derogare e non si può aprire. Deve essere il Dpcm che ce lo permette", ha spiegato.

E ancora: "Le linee dell'Inail sono discrezionali, i famosi 4 metri sono frutto di un lavoro al tavolino da parte dei tecnici, i nostri dicono altre misure", ha sottolineato ancora aggiungendo: "Non è una norma automatica, ma deve essere mediata dell'umanità di quelli che ci lavorano. abbiamo un'intesa verbale con il presidente del Consiglio su linee guida generali e poi la delega alle linee di apertura delle Regioni. Per certi settori economici sono impossibili da mettere in pratica, basti pensare all'Harry' Bar di Cipriani: con quelle norme potrebbe avere un solo tavolo al piano terra ed uno al primo piano. Perché non avere un approccio mitteleuropeo? In Germania o in Austria danno solo indicazioni di massima con delle icone", ha spiegato.

"Non abbiamo ancora pronto il documento con le linee guida - ha detto ancora - vogliamo vedere cosa esce anche dalle altre regioni per uniformare i parametri. Sono convinto che tra governatori ci debba essere uniformità, stiamo attendendo per evitare che escano dati che vadano male interpretati. Le nostre linee guida vogliono dare la massima sicurezza cittadini, lavoratori e clienti. E l'uso della mascherina è fondamentale".

"Come governatori lavoriamo per macroaree perché ci siano orientamenti uniformi - ha spiegato Zaia - ci stiamo scambiando bozze delle linee guida e delle ordinanze, non so cosa faranno le regioni che non hanno linee guida, se poi il Dpcm dice che sono facoltative e allora cambia tutto".

Poi l'annuncio: "E' la tragedia nella tragedia quella dell'accudimento dei minori. Noi inseriremo nell'ordinanza del Veneto, l'apertura di tutti i servizi dagli 0 ai 14 anni: dalla fattoria didattica, all'asilo, ai giochi gonfiabili, ai centri estivi, ai grest. Se passa questa linea noi la settimana prossima apriamo tutto, anche tutti i centri estivi, i grest e le scuole paritarie".

"No alla regolarizzazione dei migranti. Io non l'avrei fatta", ha quindi affermato commentando la decisione presa ieri dal governo. "Se c'è bisogno di manodopera per le nostre campagne bisognerebbe chiedere anche ai nostri concittadini se davvero non vogliono andare a lavorare in campagna. Io ho visto tanti frutteti e campagne in Veneto dove a lavorare sono tutti italiani e quindi io non avrei fatto una sanatoria per i migranti", ha detto ancora.

Per quanto riguarda il bollettino del giorno, in Veneto "stanno calando i ricoveri e le terapie intensive in maniera vistosa e abbiamo anche pazienti negativizzati in ricovero negli ospedali. Sono passati 10 giorni dal 4 maggio quando si è aperto con i codici Ateco, e se c'era la preoccupazione della reinfezione dopo la 'liberazione' di un milione e 200 mila veneti, ad oggi non abbiamo contezza o segnali di focolai".

"Stiamo procedendo - ha aggiunto il governatore - con gli accordi per gli spostamenti tra Regioni; abbiamo chiuso con il Friuli Venezia Giulia, lo abbiamo fatto con il Trentino, stiamo procedendo con le altre regioni".

Calcio, Spadafora fa ancora catenaccio: "Il campionato riprenderà solo se in sicurezza". E le curve d'Europa vanno in contropiede: "Stop finché non potranno tornare i tifosi. Non conta solo il business"

"Sulla riapertura del campionato - se riprenderà - è perché arriveremo a una successione ordinata di protocolli che garantiranno la sicurezza per tutto e tutti". Lo ha detto Vincenzo Spadafora, ministro dello Sport, nell'informativa al Senato, senza sciogliere dunque i dubbi sulla ripartenza della Serie A. Il documento di 350 tifoserie italiane (con importanti autoesclusioni) ed europee: "In questo momento l’obiettivo principale è la salute pubblica. Non c’è calcio senza i tifosi. E non può essere solo un'industria, con le società tenute in scacco dalle pay-tv"


Il ministro Spadafora agita il Movimento e il governo

"Il campionato di calcio riprenderà solo se in sicurezza, dopo che saranno verificati alcuni protocolli e ci possa essere la certezza di garantire la salute per tutti i protagonisti. L'incertezza ha caratterizzato tutti i Paesi, chi ha già scelto lo ha fatto chiudendo in anticipo". Lo ha detto il ministro dello sport e delle politiche giovanili, Vincenzo Spadafora, nel corso dell'informativa in Senato, in merito alla ripresa del campionato di calcio di Serie A.

"Abbiamo sempre mantenuto la linea di prudenza e se il campionato riprenderà - sottolinea ancora il ministro - dovranno essere adempiuti alcuni compiti fondamentali. Nel calcio non ci può essere distanza ed è fondamentale ci sia l'autoisolamento in caso di positività", ha ribadito Spadafora in merito all'obbligo di quarantena di tutta la squadra nel caso di una sola positività al coronavirus deciso dal Cts.

E proprio dal Comitato tecnico scientifico, continua il ministro, "sono arrivate le osservazioni sul protocollo. Il comitato chiede la quarantena di squadra in caso di un calciatore positivo, chiede di affidare la responsabilità ai medici dei club per l'attuazione del protocollo e chiede che l'enorme numero di tamponi per i calciatori non vada a impattare sui cittadini. Le osservazioni saranno prese in considerazione dalla Figc che riadatterà il protocollo per la ripresa degli allenamenti dal 18 maggio".

"Sono consapevole dell'importanza sociale del calcio e della passione che c'è in questo Paese. Ne riconosco l'importanza, rappresenta una grande industria nel nostro Paese. Ma - commenta ancora - ho trovato eccessivo l'inasprimento del dibattito".

Per quanto riguarda i fondi a favore del comparto, "tra risorse ordinarie e straordinarie il governo stanzierà nel decreto circa 1 miliardo di euro di risorse per il sostegno allo sport". Nel decreto sarà inoltre "prevista anche una riduzione del 50% degli affitti degli impianti sportivi privati da marzo a luglio 2020".


“Stop Football. No football without fans”

Coro ultrà di tutto il mondo: "Il calcio non riparta, sono solo ...

Dalla Gazzetta.it

L'Internazionale delle curve si schiera: 350 tifoserie contro la ripresa del calcio

Lo avevano già chiesto con decine di striscioni fuori dagli stadi, da Bergamo a Roma, da Torino a Lecce, da Genova a Napoli. Ma ora lo hanno messo nero su bianco. “Non c’è calcio senza i tifosi. E non può essere solo un’industria, con le società tenute in scacco dalle pay-tv. Business e interessi personali porteranno alla morte del calcio”. E ancora: “Tutta l’Europa affronta una crisi senza precedenti, in questo momento l’obiettivo principale è la salute pubblica”. È il succo del lungo comunicato sottoscritto da circa 350 tifoserie di tutta Europa (italiane, soprattutto, ma anche di Germania, Francia, Spagna, Belgio, Romania), contrarie alla ripartenza dei campionati di calcio, fermati tra febbraio e marzo per l’emergenza sanitaria provocata dal coronavirus.

 

I firmatari - Hanno aderito alla protesta gli ultras di Atalanta, Brescia, Bologna, Genoa, Juventus, Napoli, Sampdoria, Spal e Udinese, solo per citare le tifoserie italiane di Serie A (con decine di B, C e dilettanti), assieme a quelle spagnole di Real Madrid, Valencia, Siviglia, alle francesi di Olympique Marsiglia, Nantes, Metz, agli ultrà tedeschi di Bayern Monaco, Kaiserslautern, Stoccarda, ai belgi di Liegi e Anderlecht. Hanno aderito anche le tifoserie italiane di basket (Bologna e Cantù, tra le altre) e di hockey (Milano): “Il campionato non deve ripartire. No al calcio senza i tifosi. Chiediamo lo stop alle competizioni finché tornare allo stadio non sarà un’abitudine priva di rischi per la salute”.

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Fase 2, spiagge e ristoranti: ecco le regole che ci aspettano. Le imprese non ci stanno: "Linee guida insostenibili"

Distanza di due metri tra i lettini sulla battigia, negli stabilimenti con prenotazione, 4 metri a cliente in ristoranti, no ai buffet. Protocolli "insostenibili", che ridurrebbero di un terzo i posti al ristorante e ancora di più negli stabilimenti balneari, provocando "gravi danni" a tutto il settore. E' questo, secondo quanto si apprende, il messaggio che stanno dando le associazioni delle imprese al governo, nel corso dell'incontro con il ministro Stefano Patuanelli. Se si volesse davvero riaprire seguendo le indicazioni Inail-Iss, è il messaggio, sarebbe indispensabile sostenere economicamente le imprese nella ripartenza


Fase 2 in Puglia, riapertura alberghi e ristoranti: tavoli ...

Inail e Iss hanno pubblicato due documenti tecnici, uno sulla balneazione, l'altro sulla ristorazione. Nel primo caso si tratta di un'analisi di rischio e presenta le misure di contenimento del contagio nelle attività ricreative di balneazione e in spiaggia. L'altro è un'ipotesi di rimodulazione delle misure nel settore della ristorazione.

ECCO NEL DETTAGLIO:

Piscine chiuse negli stabilimenti - Sarà vietato l'uso delle piscine negli stabilimenti. "Per garantire il corretto distanziamento sociale in spiaggia, si legge, la distanza minima consigliata tra le file degli ombrelloni è pari a cinque metri e quella tra gli ombrelloni della stessa fila a quattro metri e mezzo. È da evitare, inoltre, la pratica di attività ludico-sportive che possono dar luogo ad assembramenti e giochi di gruppo e, per lo stesso motivo, deve essere inibito l'utilizzo di piscine eventualmente presenti all'interno dello stabilimento".  

Negli stabilimenti con prenotazione - Stabilimenti aperti con entrata su prenotazione , ombrelloni distanziati di almeno cinque metri, piscine chiuse e igienizzazione dei lettini se si danno a un nuovo utente. "Per consentire un accesso contingentato agli stabilimenti balneari e alle spiagge attrezzate si legge in una nota dell'Inail - viene suggerita la prenotazione obbligatoria, anche per fasce orarie. Si raccomanda, inoltre, di favorire l'utilizzo di sistemi di pagamento veloci con carte contactless o attraverso portali/app web. Vanno inoltre differenziati, ove possibile, i percorsi di entrata e uscita, prevedendo una segnaletica chiara. Per garantire il corretto distanziamento sociale in spiaggia - prosegue - la distanza minima consigliata tra le file degli ombrelloni è pari a cinque metri e quella tra gli ombrelloni della stessa fila a quattro metri e mezzo. È opportuno anche privilegiare l'assegnazione dello stesso ombrellone ai medesimi occupanti che soggiornano per più giorni. In ogni caso è necessaria l'igienizzazione delle superfici prima dell'assegnazione della stessa attrezzatura a un altro utente, anche nel corso della stessa giornata. È da evitare, inoltre, la pratica di attività ludico-sportive che possono dar luogo ad assembramenti e giochi di gruppo e, per lo stesso motivo, deve essere inibito l'utilizzo di piscine eventualmente presenti all'interno dello stabilimento".

Distanza lettini sulla battigia due metri - Per lettini e sdraie non posizionati sotto l'ombrellone dovrà essere garantita la distanza di almeno due metri. La distanza minima tra le file degli ombrelloni sarà pari a cinque metri mentre sarà di 4,5 metri sulla stessa fila. Sdraio e lettini dovranno essere distanti di almeno due metri e le distanze potranno "essere derogate per i soli membri del medesimo nucleo familiare o co-abitante". Per le cabine, va vietato l'uso promiscuo ad eccezione dei membri del medesimo nucleo familiare o per soggetti che condividano la medesima unità abitativa. E' da vietare - si legge nel documento - l'attività ludico sportiva, i giochi di gruppo, le feste e gli eventi. Saranno chiuse le piscine e per la fruizione di servizi igienici e docce andrà rispettato il distanziamento sociale di almeno 2 metri, a meno che non siano previste barriere separatorie fra le postazioni.

Prenotazione mare anche per fasce orarie - Per favorire un accesso contingentato negli stabilimenti "la prenotazione, anche per fasce orarie, preferibilmente obbligatoria, può essere uno strumento organizzativo utile anche al fine della sostenibilità e della prevenzione di assembramenti, favorendo altresì un'agevole registrazione degli utenti, anche allo scopo di rintracciare retrospettivamente eventuali contatti a seguito di contagi". 

Bambini in spiaggia con distanziamento sociale - "Deve essere garantita vigilanza sulle norme di distanziamento sociale dei bambini in tutte le circostanze"- Lo si legge nel documento Inail-Iss sulla balneazione e gli stabilimenti balneari nella fase due dell'emergenza da Covid 19. Nel documento si ricorda anche che bisogna nel complesso " evitare promiscuità nell'uso di qualsiasi attrezzatura da spiaggia, possibilmente procedendo all'identificazione univoca di ogni attrezzatura".

Su spiagge libere decisioni locali - Tenendo conto delle specifiche caratteristiche delle spiagge libere "dovranno essere localmente definite puntualmente le modalità di accesso e di fruizione, individuando quelle più idonee ed efficaci". Dovranno essere affissi nei punti di accesso alle spiagge libere - si legge - cartelli in diverse lingue contenenti indicazioni chiare sui comportamenti da tenere, in particolare il distanziamento sociale di almeno un metro ed il divieto di assembramento. Va mappato e tracciato il perimetro di ogni allestimento (ombrellone/sdraio/sedia), - ad esempio con posizionamento di nastri - che sarà codificato rispettando le regole previste per gli stabilimenti balneari, per permettere agli utenti un corretto posizionamento delle attrezzature proprie nel rispetto del distanziamento ed al fine di evitare l'aggregazione. Tale previsione permetterà di individuare il massimo di capienza della spiaggia anche definendo turnazioni orarie e di prenotare gli spazi codificati, anche attraverso utilizzo di app/piattaforme on line.Tale modalità favorirà anche il contact tracing nell'eventualità di un caso di contagio. Dovranno poi" essere valutate disposizioni volte a limitare lo stazionamento dei bagnanti sulla battigia per evitare assembramenti". Devono essere assicurate opportune misure di pulizia della spiaggia e di igienizzazione delle attrezzature comuni, come ad esempio i servizi igienici, se presenti. È opportuno, ove possibile, conclude il documento, affidare la gestione di tali spiagge ad enti/soggetti che possono utilizzare personale adeguatamente formato, valutando altresì la possibilità di coinvolgimento di associazioni di volontariato, soggetti del terzo settore, etc., anche al fine di informare gli utenti sui comportamenti da seguire".

4 metri a cliente in ristoranti, no a buffet - Lo spazio per ogni cliente nei ristoranti deve più che triplicare passando da 1,2 metri a quattro mentre dovrà essere eliminato il servizio a buffet. Nel documento di Inail e Iss sulla ristorazione si sottolinea anche l'importanza dell'introduzione della prenotazione obbligatoria. " Il layout dei locali di ristorazione - si legge - andrebbe rivisto garantendo il distanziamento fra i tavoli - anche in considerazione dello spazio di movimento del personale - non inferiore a 2 metri e garantendo comunque tra i clienti durante il pasto (che necessariamente avviene senza mascherina), una distanza in grado di evitare la trasmissione di droplets e per contatto tra persone, anche inclusa la trasmissione indiretta tramite stoviglie, posaterie. Va definito un limite massimo di capienza predeterminato, prevedendo uno spazio che di norma dovrebbe essere non inferiore a 4 metri quadrati per ciascun cliente, fatto salvo la possibilità di adozioni di misure organizzative come, ad esempio, le barriere divisorie. La turnazione nel servizio in maniera innovativa e con prenotazione preferibilmente obbligatoria può essere uno strumento organizzativo utile anche al fine della sostenibilità e della prevenzione di assembramenti di persone in attesa fuori dal locale". Vanno eliminati - si legge ancora - modalità di servizio a buffet o similari.

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