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updated 5:32 PM UTC, May 28, 2020

Il Movimento 5 Stelle avverte Renzi: "Sfiducia a Bonafede è sfiducia al governo". Crescono malumori e sospetti nella maggioranza

Italia Viva incalza governo e maggioranza, domani possibile incontro con Conte. Alla fine il ministro della Giustizia dovrebbe farcela, ma la tensione resta alta e il pressing dei renziani sta crescendo. M5S e Pd convinti che l'ex premier sia a caccia di poltrone e spinga per un rimpasto, con l'arma della minaccia di una guerriglia parlamentare permanente


"Sono convinto che la maggioranza voterà compatta. Il ministro della Giustizia è il capodelegazione di M5S al governo ed è un ministro importante, se qualcuno nella maggioranza vota la sfiducia ovviamente è una sfiducia al governo, questo è evidente a tutti, ma sono convinto che non ci saranno sorprese". Così il capo politico M5S Vito Crimi a Skytg24 sulla mozione di sfiducia al Guardasigilli, domani al Senato.

Si tratta del primo test per la tenuta del governo nella fase 2. E' in vista di quella data che, in queste ore, Italia Viva sta alzando la posta, chiedendo un nuovo confronto con Giuseppe Conte al quale ha inviato il pacchetto di proposte sul programma di governo.

Iv chiede spazio, legando la sua richiesta alla possibilità che la mozione di sfiducia avanzata dalle opposizioni trovi anche il placet sei senatori renziani.

Possibilità sulla quale fonti di governo spiegano come, a qual punto, Matteo Renzi si prenderebbe la responsabilità della sua scelta. E' una partita a scacchi, insomma, che occuperà Conte da qui a mercoledì mattina, tanto da fargli rinviare l'intervento in Aula alla Camera da martedì a giovedì 21 sul tema delle riaperture. Nessuno, a Palazzo Chigi, per ora conferma un nuovo incontro tra il capo del governo e la delegazione di Iv. Anche perché, come spiega un membro del governo della maggioranza, "se vuoi presentare delle proposte non chiedi un incontro con il presidente del Consiglio ma con i tuoi alleati. Se vuoi incontrare solo Conte vuoi poltrone, non il sì alle tue proposte". Ma il pressing di Iv cresce di ora in ora e l'incontro alla fine, potrebbe esserci domani. "Per il nostro gruppo interverro' io in Aula.

I numeri sono ballerini e Italia Viva potrebbe essere decisiva", scrive Renzi lanciando una sorta di sondaggio dalla sua e-news sull'operato di Bonafede. Nel merito dei contenuti due sono i temi chiave su cui Iv insiste: quella della giustizia (la prescrizione, in particolare) e il piano shock sui cantieri per la ripartenza economica del Paese. Sul secondo punto Conte ha messo in campo una contromossa, assorbendo, in linea di principio, il piano di Iv nel decreto su semplificazioni e investimenti al quale il governo lavorerà nei prossimi giorni.

Giorni in cui, dall'Europa, arriveranno anche le notizie decisive per la definizione del Recovery Fund. E la proposta franco-tedesca sui 500 miliardi di aiuti, in chiave interna, potrebbe dare una mano al premier: si tratta di trasferimenti a fondo perduto e quindi adatti a sostituire quei 36 miliardi che metterebbe in campo il Mes. Una simile ipotesi, in teoria, potrebbe porre Conte nelle condizioni di far votare il Parlamento sull'intero pacchetto specificando la non attivazione del Mes e aggirando la possibile frattura del M5S. Di certo, per il premier, inizia la fase più delicata. Il pressing di Confindustria non accenna a diminuire così come il rischio che le Regioni, sulle aperture, vadano in ordine sparso.

Italia Viva di Renzi agita di nuovo il governo: "Dialogo con Pd e M5S, il problema è Conte". La minaccia sulla mozione contro Bonafede: "Il premier non dia per scontato il nostro voto"

Una voce di peso di Italia Viva raccolta dall'agenzia di stampa Adnkronos rilancia le tensioni nella maggioranza che sostiene Giuseppe Conte e riconsegna al partito di Renzi il ruolo di spina nel fianco dell'esecutivo. Dalla fonte accuse, allusioni e minacce: "Morire per morire almeno lo facciamo tenendo fede ai nostri principi"


Giurano che non è un bluff, assicurano che una valutazione seria è in corso e che, se entro mercoledì, non ci sarà un chiarimento con il premier Giuseppe Conte ogni scenario è aperto. Italia Viva è sul piede di guerra. E la mozione Bonino su Alfonso Bonafede potrebbe essere lo strumento per il redde rationem. "Conte non dia per scontato che tanto votiamo contro", dice un big Iv all'Adnkronos.

C'è irritazione perché dopo l'ultimo incontro a palazzo Chigi con il premier che aveva, pur nelle difficoltà, aperto un canale di dialogo, i rapporti si sono di nuovo interrotti. "Conte è scomparso. C'erano delle questioni aperte sulle quali tornare e invece... per carità, capiamo tutto: il decreto rilancio, le Regioni, le riaperture ma pensiamo che il premier debba anche farsi carico della tenuta del suo governo. Non si illuda che il nostro sia un bluff", prosegue la stessa fonte.

Oggi Maria Elena Boschi dovrebbe vedere il capo di gabinetto di Conte per lavorare sui punti dell'ultimo incontro: una svolta sulle politiche della giustizia in senso garantista, il piano Shock sui cantieri, il piano Bonetti sulla famiglia. "Un incontro importante - si sottolinea - ma non esaustivo. Serve un incontro politico con Conte se vogliamo cambiare passo e andare avanti".

La mozione Bonino su Bonafede è sullo sfondo e Iv in assenza di un chiarimento potrebbe votarla. "Per noi la mozione Bonino è perfetta e tanti di noi sarebbero pronti a votare la sfiducia a Bonafede. Mettiamola così: noi non vorremmo votare quella sfiducia, ma Conte deve darci il modo di farlo. Deve dirci che da domani le cose cambiano", si spiega da Iv.

Il problema, dicono i renziani, non sono i rapporti nella maggioranza ma con Conte. "Noi non pretendiamo che il Pd o i 5 Stelle la pensino come noi ma un dialogo c'è. Il problema è Conte. Persino i rapporti con i 5 Stelle sono migliori di quelli con il premier...". Iv chiede dunque un passo al presidente del Consiglio perché accolga il pacchetto di proposte di cui si è discusso nell'ultimo incontro e perché ci sia un cambio di passo nella 'considerazione' di Italia Viva nella maggioranza.

"Noi abbiamo 17 senatori, il Pd 35. Non è possibile che noi siamo tenuti fuori da ogni decisione della maggioranza. Non è possibile che ogni nostra proposta sia una scocciatura. Non è possibile che da palazzo Chigi - e questo a Conte lo abbiamo detto nell'ultimo incontro - arrivi l'ordine alla Rai di non parlare di Italia Viva, perché se stare in questa maggioranza significa non portare alcun rafforzamento al partito, morire per morire almeno lo facciamo tenendo fede ai nostri principi".

(Fonte: Adnkronos)

Il Movimento 5 Stelle come la vecchia Dc? Correnti e rivalità: la galassia grillina tra governisti, movimentisti e pragmatici

La prima esperienza governativa con la Lega di Salvini e quella attuale a fianco del Pd, un tempo nemico giurato. L'era Di Maio, il "traghettatore" Crimi e un futuro ancora tutto da scrivere. Le divergenze tra ministri e dirigenti, gli scontri su Europa e immigrazione. Le pressioni dell'ala "esterna" rappresentata da Di Battista e Lezzi. Sullo sfondo il ruolo di Grillo e dell'agenzia-clan di Casaleggio. Spunti interessanti in un'analisi di Paolo Molinari dell'Agi


Il Movimento 5 Stelle festeggia dieci anni di bluff e di sparate ...

La nuova mappa della Galassia 5 Stelle

La doppia esperienza di governo, prima quella gialloverde e poi quella giallorossa, ha messo in evidenza le diverse culture politiche che si trovano a convivere all'interno del Movimento

Dalla regolarizzazione dei migranti al Mes, sono sempre di più i fronti sui quali si misurano le forze in campo nel Movimento 5 Stelle. Una realtà sempre più lontana da quel monolite apparso per la prima volta in Parlamento nel 2013. Oggi la galassia pentastellata appare composita, con pianeti e satelliti che rischiano, a volte, di entrare in collisione tra di loro.

La doppia esperienza di governo, prima quella gialloverde e poi quella giallorossa, ha inoltre messo in evidenza le diverse culture politiche che si trovano a convivere all'interno del Movimento, pur senza entrare in aperto conflitto fra di loro, che hanno come comune denominatore il valore della legalità e della lotta alla criminalità.

Valori che vengono declinati in una chiave più securitaria da alcuni esponenti e come lotta alle diseguaglianze sociali, da altri. Un esempio è dato da quanto accaduto sui migranti, ad esempio, con la battaglia portata avanti dal capo politico Vito Crimi per non fare passare una versione giudicata troppo blanda del provvedimento, con il timore che questo si trasformasse in un "tana libera tutti" per chi ha speculato sui migranti irregolari. Ma anche perché, come spiega un parlamentare M5s, non si può abiurare completamente alle politiche messe in campo con Matteo Salvini ministro dell'Interno, fino a qualche mese fa. Il che non significa viene subito aggiunto, che si vuole ritornare a quell'esperienza, ma semplicemente che quella esperienza fa parte della storia del Movimento e come tale non va rinnegata.

La galassia

Proprio da Crimi si può iniziare a delineare la galassia M5s: doveva essere il traghettatore fra l'era di Luigi Di Maio a un'altra era ancora tutta de costruire, complice anche l'emergenza sanitaria che ha portato a rinviare gli stati generali del M5s, dove si sarebbe dovuto eleggere il nuovo Capo Politico.

È anche per questa ragione, oltre che per il ruolo centrale acquisito all'interno della compagine di governo, che l'ex capo politico si trova ancora saldamente al centro del sistema solare pentastellato.

I governisti

A Di Maio fanno riferimento esponenti di primo piano del governo, come il Guardasigilli Alfonso Bonafede e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, ma anche Vito Crimi. E, tuttavia, anche questi esponenti si distinguono dall'ex capo politico per un atteggiamento più moderato e incline al dialogo con gli alleati.

Progressisti e ortodossi

Ci sono, poi, i progressisti, provenienti in buona parte dall'ala dei cosiddetti "ortodossi", vicini alla figura del presidente della Camera, Roberto Fico, e ai ministri Federico D'Incà (Rapporti con il Parlamento) e Stefano Patuanelli (Sviluppo Economico).

I progressisti si connotano per una spiccata vocazione ambientalista, ma soprattutto per l'atteggiamento collaborativo con il governo e le altre forze politiche che lo compongono. Un atteggiamento che condividono con altri esponenti M5s, parlamentari e membri di governo a diverso titolo, e che li porta ad essere riconosciuto come i "governisti" del Movimento.

L'ala esterna

Il terzo pianeta riconoscibile della galassia del M5s si muove lungo quello che un appassionato di Star Wars potrebbe definire l'Orlo Esterno della galassia pentastellata: è formato da esponenti come Alessandro Di Battista o Barbara Lezzi, portatori di istanze anti sistema che, spesso, si sovrappongono a uno spiccato anti europeismo e sovranismo. Un'ala di lotta più che di governo. Fra questi pianeti maggiori, tuttavia, se ne muovono altri, non assimilabili ad un leader o all'altro.

I pragmatici

Ci sono i pragmatici come Emilio Carelli o Stefano Buffagni, che fonti parlamentari descrivono come "pontiere" fra le diverse sensibilità interne al Movimento. E ci sono esponenti storici come Roberta Lombardi, Paola Taverna o Nicola Morra che hanno una più spiccata identità di sinistra. Va ricordato, infatti, che quella del M5s è una storia relativamente recente, dominata all'inizio dalla figura del leader carismatico Beppe Grillo, alle prese ora con una fase di riorganizzazione che, complice l'emergenza sanitaria, non è mai veramente decollata. 

 

(Da: Agi.it)

Regolarizzazione per mezzo milione di immigrati: verso l'accordo tra Pd, M5S. Iv e LeU. I grillini provano a inserire dei paletti

BELLANOVA, BUONA NUOVA... Sarebbe stata raggiunta un'intesa sulle regolarizzazioni dei migranti che lavorano nel settore agricolo. A quanto si apprende da fonti di tutti i partiti di governo, nel vertice di questa notte si sarebbe siglato un compromesso sulla norma di cui si discute da giorni: accanto all'istanza del datore di lavoro ci sarà anche l'istanza del lavoratore, che otterrà un permesso temporaneo di sei mesi, convertibile in permesso di lavoro alla sottoscrizione del contratto, ma con verifiche più stringenti che provino di aver svolto in passato attività lavorativa nel settore agricolo


Il clandestino che si dice gay viene salvato dai magistrati ...

"Sul tema dei lavoratori stagionali, rimaniamo fortemente contrari rispetto a qualunque intervento che si configuri come una regolarizzazione indiscriminata - scrive in una nota il Movimento 5 Stelle -. Non riteniamo questa una soluzione che possa rispondere alle reali esigenze nostre aziende del settore agroalimentare. Confermiamo il nostro principio di partenza: il permesso di soggiorno deve essere legato ad un contratto di lavoro, non viceversa". "Resta poi confermato il nostro fermo 'no' rispetto a qualunque ipotesi di sanatoria sui reati commessi. Non possiamo immaginare che possa farla franca chi si è macchiato di caporalato, di sfruttamento delle persone. Questo significherebbe, tra l'altro, anche prendersi gioco di tutte quelle aziende oneste che invece hanno sempre rispettato le leggi e rispettato i diritti dei lavoratori. Se vogliamo dare un segnale forte e chiaro, dovremmo inasprire le pene e aumentare i controlli".


Rassegna stampa

da Repubblica

L'accordo sulla regolarizzazione dei migranti che lavorano nei campi e come badanti e colf "in nero" è stato raggiunto. Nella maratona notturna tra il premier Giuseppe Conte e i capi  delegazione dei partiti della maggioranza giallo-rossa, in cui ogni punto del decreto Rilancio è stato oggetto di lunghe discussioni e mediazioni, all'una e mezza di notte, è stato tratto il dado anche sulla sanatoria.

"Un buon compromesso"

In vista del pre consiglio dei ministri (fissato oggi per le 14) e del cdm in serata, Teresa Bellanova, la ministra dell'Agricoltura che, insieme con il dem Peppe Provenzano, responsabile del dicastero del Sud, più hanno spinto per la regolarizzazione, erano ottimisti. Salvo ultimi colpi di coda dei 5Stelle, che di regolarizzazione non volevano sentire parlare, soprattutto non da inserire nel decreto Rilancio, il provvedimento per ora c'è. 

"Rifiniture sono in corso", commenta ancora prudente Bellanova che è stata anche oggetto di pesanti attacchi e insulti sul web per la sua battaglia. Comunque per il Viminale il testo è un buon compromesso. La ministra Luciana Lamorgese non aveva mai dubitato che si sarebbe raggiunta l'intesa. Manca un ultimo miglio, ma se i nodi politici non si aggrovigliano, nel decreto si varerà anche la regolarizzazione.

Il Pd ha spinto perché oltre a braccianti e raccoglitori, fosse inserito anche il lavoro domestico. I 5Stelle hanno ottenuto che i permessi temporanei, che sono comunque di sei mesi e per ricerca di lavoro, siano subordinati a un controllo dell'Ispettorato del lavoro. Solo infatti se l'Ispettorato certificherà che gli immigrati, che ne fanno richiesta, hanno già lavorato in quei settori in passato, potranno ottenere il permesso di ricerca di lavoro per sei mesi in attesa di trasformarlo poi in permesso di lavoro vero e proprio.

"Regolarizzabili" mezzo milione di stranieri

Non si fanno numeri al Viminale. Ma i "regolarizzabili" potrebbero essere 500 mila stranieri. Infatti le leve di regolarizzazione sono due: quella dei permessi di ricerca di lavoro (con il vaglio dell'Ispettorato del lavoro) e alla fine per sei mesi, ma soprattutto quella che affida al datore di lavoro l'emersione del lavoro "in nero". Vale ovviamente per italiani e stranieri. Il ministro del Sud, collegato questa notte con la video riunione, si è battuto perché l'emersione fosse da intendersi il più ampia possibile. Ai lavoratori stranieri a cui il datore di lavoro garantisce il contratto, sarà dato un permesso di soggiorno della durata del contratto di lavoro. I datori di lavoro che dichiarano le pregresse irregolarità avranno uno scudo penale e amministrativo.

La ministra del Lavoro, la grillina Nunzia Catalfo, avrebbe dato un sostanziale via libera, benché dal Blog delle Stelle al capo politico del Movimento, Vito Crimi, ci sia un "no" ripetuto. L'ultimo braccio di ferro dei 5Stelle è stato per evitare che la regolarizzazione fosse inserita nel decreto Rilancio.

Coronavirus, De Luca avverte: "Pronto a chiudere i confini della Campania se riaprono le regioni del Nord" (VIDEO)

C'è "chi preme per affrettare la ripresa di tutto ma dobbiamo avere grande senso di responsabilità". Lo ha detto il presidente della Giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca, nel corso di una conferenza per fare il punto sull'emergenza Coronavirus. "Se dovessimo avere corse in avanti in regioni dove c'è il contagio così forte, la Campania chiuderà i suoi confini. Faremo una ordinanza per vietare l'ingresso dei cittadini provenienti da quelle regioni" - (VIDEO)


Vincenzo De Luca neo commissario Sanità, la soddisfazione di ...

La Campania chiuderà i suoi confini se le regioni del Nord faranno una "corsa in avanti" verso la riapertura pur avendo ancora "una presenza massiccia del contagio". Lo ha detto il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca nel corso di una diretta Facebook.

"Ho ascoltato posizioni di altri colleghi presidenti di Regione, soprattutto del Nord ma anche del Sud - ha detto De Luca - che premono per affrettare la ripresa di tutto. Io credo che dobbiamo avere grande senso di responsabilità, partendo dai dati concreti. In Lombardia, ancora ieri, abbiamo registrato circa mille nuovi contagi. Nel Veneto, che sta messo meglio, abbiamo registrato quasi 400 nuovi contagi. Nel Piemonte abbiamo registrato 800 nuovi contagi. Questa è la realtà che abbiamo di fronte a noi. Se una regione d'Italia con situazione epidemiologica assolutamente non tranquillizzante accelera in maniera non responsabile e non coerente con i dati del contagio, rischia di rovinare l'Italia intera".

Ecco perché, ha spiegato De Luca, "se avessimo una corsa in avanti da parte di regioni nelle quali abbiamo il contagio presente in maniera così forte, la Campania chiuderà i suoi confini. Faremo un'ordinanza con la quale vieteremo l'ingresso in Campania di cittadini provenienti da regioni con il contagio pienamente in corso. Possiamo fare anche la corsa a riaprire tutto, l'isolamento dei cittadini, la limitazione alla mobilità, sono cose che pesano. Ma la cosa più drammatica sarebbe un'altra: riaprire le attività economiche in maniera indifferenziata e poi, dopo due settimane, il tempo di sviluppo del contagio, essere costretti a richiudere tutto. In questo caso sì, noi non reggeremmo più e crollerebbe l'Italia".

Sulla situazione nella Regione da lui governata, De Luca ha affermato: "Devo dire con estrema convinzione che noi abbiamo salvato la Campania, l'abbiamo salvata avendo assunto decisioni in qualche caso due settimane prima del Governo nazionale". "Non era scontato - ha aggiunto - lo abbiamo fatto con scelte difficili, con il senso di responsabilità dei nostri concittadini. In Campania abbiamo registrato un tasso di decessi che, in relazione alla popolazione, è il più basso d'Italia insieme con quello della Basilicata e credo della Sicilia. Ma è evidente che abbiamo pagato un prezzo anche noi".

De Luca ha sottolineato che "c'è ancora qualcuno in Italia che tenta di screditare e sporcare la nostra immagine. Non perdiamo tempo con queste miserie. La verità è che abbiamo dimostrato di essere un modello di efficienza amministrativa, di capacità operativa e di concretezza. Se continueremo così la Campania sarà la prima regione d'Italia a uscire dal tunnel".

Coronabond, a Bruxelles è tutti contro tutti. Lega e Fi votano no a emendamento, Fratelli d'Italia a favore. Pd e 5 Stelle divisi sul Mes. E ora Conte si deve preoccupare

Al Parlamento europeo Pd e M5S si sono divisi nella votazione della legge a favore dell’attivazione del Mes, contenuto nella risoluzione sull’azione coordinata dell'Ue contro il Covid-19. Il Pd ha votato a favore del paragrafo 23 che invita i Paesi dell'Eurozona ad attivare il Mes. Contrari invece i grillini. Si sono espressi contro anche Lega e Fratelli d’Italia. Hanno invece votato a favore Italia Viva e Forza Italia. Il paragrafo è passato con 523 sì, 145 contrari e 17 astensioni


E' polemica a Bruxelles sul voto di Lega e Forza Italia al Parlamento europeo contro gli eurobond. L'emendamento dei Verdi sulla condivisione del debito tra i Paesi Ue alla risoluzione comune di Ppe, S&D, Renew Europe e Verdi, è stato respinto ieri con 326 voti contrari, 282 sì e 74 astensioni. Favorevoli Pd, M5s e Fratelli d'Italia, contrari la Lega e Forza Italia, mentre gli eurodeputati di Italia Viva si sono astenuti.

"L'ennesimo tradimento ai danni dell'Italia da parte della Lega e di Forza Italia è servito: in aula, al Parlamento Ue, hanno votato contro gli eurobond", scrive in una nota l'europarlamentare M5s e vicepresidente del Parlamento Ue, Fabio Massimo Castaldo. "Se avessero votato a favore, l'emendamento sarebbe stato approvato! Eccoli i signorotti ultranazionalisti e sovranisti: prima sventolano il tricolore in ogni selfie, poi quando il loro voto può salvare il Paese si allineano all'Olanda", attacca Castaldo. "Complimenti! Almeno adesso tutti gli italiani potranno conoscere il loro vero volto".

E sul voto in plenaria a favore dell'attivazione del Mes, contenuto nella risoluzione sull'azione coordinata dell'Ue contro il Covid-19, Pd e M5s si dividono al Parlamento Ue. Il Pd ha votato a favore del paragrafo 23 che invita i Paesi dell'eurozona ad attivare il Mes, mentre il M5s si è espresso contro. Contrarie anche Lega e Fratelli d'Italia. Hanno votato a favore Italia Viva e Forza Italia. Il paragrafo è passato con 523 sì, 145 contrari e 17 astensioni. La risoluzione nella sua interezza - depositata da Ppe, S&D, Renew Europe e Verdi - sarà votata oggi in plenaria.

La delegazione del M5S al Parlamento Ue annuncia che oggi si asterrà al voto finale sulla risoluzione in quanto "presenta tante luci ma anche troppe ombre. Ci saremmo aspettati un chiaro e forte riferimento ai Coronabond grazie ai quali l'Ue potrebbe finanziare la ripartenza economica una volta superata l'emergenza, ma per colpa dell'irresponsabilità di Lega e Fi l'emendamento che li inseriva nel testo è stato rigettato", precisa la nota. "Registriamo l'impegno a trovare strumenti nuovi per superare la crisi e ribadiamo la nostra contrarietà al Mes".

 

(Fonte: Ansa)

Coronavirus, l'amarezza di Gallera per lo sciacallaggio politico e mediatico: "Assisto disgustato a una gigantesca deformazione della realtà. Ho sempre agito per salvare la vita alle persone"

Nessuna critica al governo Conte, dimostratosi inadeguato e insensibile su molti fronti, e contemporanea aggressione alla Lombardia investita dall'emergenza. E' questa la percezione che ha in questi giorni la Regione retta da Attilio Fontana. Le reazioni da parte dell'amministrazione lombarda sono state finora molto contenute e sobrie, stante una situazione ancora tutta da risolvere in una quasi assoluta solitudine, ma ora si fa intendere che la misura è colma. Lo sfogo social dell'assessore al Welfare, "omaggiato" di un tiro al bersaglio personale che non si aspettava e che crede in cuor suo di non meritare


 Bollettino Lombardia Coronavirus 22 marzo/ Diretta video: 27206 ...

"Leggo stupito e molto amareggiato gli articoli che appaiono in questi giorni su importanti giornali. Assisto poi disgustato a molteplici azioni di gigantesca deformazione della realta' e di sciacallaggio politico e mediatico". A scriverlo su Facebook l'assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera.

"Dal 20 febbraio - ha aggiunto - viviamo la piu' grande emergenza sanitaria che la Lombardia abbia mai vissuto. Nel mio ruolo di assessore al Welfare dal primo momento ho dedicato tutto le mie forze, le mie capacita', le mie energie fisiche e psichiche a fronteggiarla e a combatterla. Sono stati e sono ancora momenti pieni di tensione, rabbia, frustrazione e sofferenza. Abbiamo dovuto prendere decisioni difficili in tempi ristretti ma bisognava salvare la vita alle persone. Trovare un respiratore o una CPAP per far respirare chi non ce la faceva piu', recuperare mascherine e camici per i nostri operatori sanitari, fare in modo che le autoambulanze trovassero un pronto soccorso dove portare i pazienti e una barella su cui sdraiare chi soffriva, organizzare le visite domiciliare delle unita' speciali di continuita' assistenziale, attivare il telemonitoraggio dei pazienti a domicilio, cercare di ampliare il piu' possibile la capacita' di fare tamponi per soddisfare al massimo le tantissimi esigenze diagnostiche". 

I dati "sono in miglioramento" ma non è finita. "Io continuo il mio lavoro con immutata determinazione e motivazione - ha aggiunto - e guardo con distacco a quanti 'col senno di poi' dalle comode scrivanie o dai divani di casa sputano sentenze e veleno. Noi siamo stati e siamo in trincea e non agiamo ne abbiamo mai agito per compiacere i 'professori del giorno dopo' ma sempre e solo per soffocare la diffusione del Coronavirus e salvare la vita ai lombardi".

Coronavirus, De Luca e il contributo economico della Campania: "Coi soldi di Conte vi indebitate in banca. La Regione ve li mette in tasca, pochi maledetti e subito" (VIDEO)

Il governatore Vincenzo De Luca appare nella sua diretta settimanale e spiega come la Regione Campania abbia stanziato un contributo per chiunque sia in difficoltà (1000 euro invece dei 600 di Conte), e che quel contributo arriverà subito sui conti correnti o a casa. Il presidente chiarisce che quelli non sono come i soldi di Conte, che invece "sono un prestito che dovete restituire, ricordatevelo - sottolinea - E poi devono darlo le banche che faranno l'istruttoria. Ci vorranno mesi - spiega - Io ve ne do pochi, maledetti, ma subito" - (VIDEO)


Anche in Campania scatterà l'uso obbligatorio delle mascherine. Lo annuncia in diretta Fb il governatore della Campania, Vincenzo De Luca. «Qui ancora non c'è l'uso obbligatorio perché prima vogliamo mettere in produzione 3 milioni, 3 milioni e mezzo di mascherine - ha spiegato - poi a fine mese sarà obbligatorio l'uso. Dalla prossima settimana iniziamo a distribuire le mascherine alle farmacie, ai medici di medicina generale, alla residenze sanitarie assistite ai servizi sociali dei comuni». De Luca spiega anche che «saranno messe in vendita nei supermercati e tabacchi a prezzo dimezzati rispetto a quello di costo. Tra due settimane l'uso sarà obbligatorio».

«Si sta ragionando sulla fase due. È del tutto evidente che siamo chiamati a fare un altro sacrificio di due settimane, è difficile per tutti ma rischiamo di perdere tutto per una impazienza che sarebbe ingiustificata» ha proseguito il governatore in diretta streaming. De Luca spiega che la ripresa non ci sarà quando si avrà la certezza di aver risolto il contagio ma «quando si avrà la certezza che è stato contenuto il contagio cioè è stato bloccato il percorso di crescita delle infezioni, contiamo di a bloccato il percorso di crescita delle infezioni contiamo di arrivare a questo risultato tra fine aprile e inizio maggio». Poi chiama in causa la ripresa delle attività economiche: «Già a fine mese ad esempio pensiamo all'edilizia che comporta attività lavorativa all'aperto, potremo dare respiro alle attività di manutenzione delle strutture balneari». E poi ci sono «attività alimentari, di produzione di cibo preconfezionato da consegnare a domicilio, alla fine del mese potremo cominciare a far ripartire queste attività».

«Tra fine aprile e inizio maggio, se manterremo comportamenti di grande responsabilità, potremo ragionare sulla ripresa di attività economiche». Tra le attività economiche che potrebbero essere soggette a ripresa, De Luca ha citato quelle «nel campo dell'edilizia, potremo dare respiro alle attività di manutenzione delle strutture balneari, alle attività alimentari di produzione di cibo preconfezionato, alla fine del mese potremo cominciare a ragionare su come far ripartire queste attività. Ma la precondizione è che abbiamo il pieno controllo dell'epidemia. Il rischio, in caso contrario, è molto semplice: ci illudiamo di riprendere la vita produttiva e sociale del paese, tra due settimane siamo costretti a richiudere tutto, e a quel punto diventa una tragedia».

«In queste ore c'è il pericolo rappresentato dai rientri dal Nord» ha detto De Luca, spiegando che nei giorni a ridosso di Pasqua «ci saranno posti di blocco nei caselli autostradali, controlli preventivi nelle stazioni ferroviarie. Dobbiamo impedire - ha spiegato De Luca - che ci venga portata un'onda di contagio che ci metterebbe in difficoltà nelle prossime settimane. I controlli saranno rigorosi, la mobilità non è consentita. Ci sono ammende che vanno da 400 a 4mila euro. Le forze dell'ordine saranno impegnate con grande determinazione, chiunque sarà trovato fuori casa senza motivo sarà sanzionato».

Poi De Luca, ha rivolto un appello «ai privati che gestiscono le case per anziani» affinchè «segnalino la propria attività alle Asl territorialmente competenti in modo da consentire controlli preventivi». Un appello che scatta dopo l'ultimo caso registrato in queste ore, a Maran, dove un paziente è risultato positivo. Questo al fine di «evitare la ricostruzione di una lunga catena di contatti». «Abbiamo controllato le case pubbliche ma chiedo a chi gestisce quelle private di segnalarle».

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