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updated 3:20 PM UTC, Jun 4, 2020

In un intervista al Financial Times, Macron dichiara: "È tempo di pensare all'impensabile"

"Rinunciare alle libertà per affrontare la pandemia costituirebbe una minaccia per le democrazie occidentali", questa la teoria del presidente francese. Nella fase 2 i paesi più forti hanno il dovere di aiutare i più deboli.


"Ci stiamo avventurando nell'impensabile", dice Emmanuel Macron, sporgendosi in avanti al suo tavolo nel Palazzo dell'Eliseo a Parigi. Fino ad ora, il presidente francese ha sempre avuto un grande piano per il futuro. Dopo aver sorprendentemente vinto le elezioni del 2017, Macron ha annunciato una raffica di proposte ambiziose per riformare l'UE che ha sconcertato i suoi partner europei. E il suo governo ha approvato molte leggi per modernizzare la Francia, spesso andando contro sindacati e lavoratori.

Ma la pandemia di coronavirus ha reso persino difficile per Macron trovare soluzioni a una crisi sanitaria globale che ha già ucciso quasi 140.000 persone. Salvare le economie francesi e mondiali da una depressione paragonabile a quella del 1929, sembra una missione impossibile, "Tutti affrontiamo il profondo bisogno di inventare qualcosa di nuovo, perché è tutto ciò che possiamo fare", afferma il presidente francese.

Il presidente vuole che l'Unione europea lanci un fondo di investimenti di emergenza con centinaia di miliardi di euro, per aiutare Italia e Spagna in questa loro difficile fase, ma questa proposta si scontra con il muro posto dai paesi del Nord Europa. Le nazioni più avanzate dovrebbero aiutare l'Africa con un'immediata moratoria sui pagamenti del debito bilaterali e multilaterali.

Ma Macron non sembra sicuro che le sue proposte daranno frutti, né quando lo faranno. "Non so se siamo all'inizio o nel mezzo di questa crisi - nessuno lo sa -", sottolinea. "C'è molta incertezza e questo dovrebbe renderci molto umili".

Nelle ultime settimane, la retorica di guerra calda ha lasciato il posto a una visione più riflessiva della gestione della pandemia, accompagnata dal riconoscimento di errori logistici che hanno impedito una fornitura sufficiente di maschere e test per misurare la diffusione del virus.

A differenza di altri leader mondiali, come Donald Trump negli Stati Uniti o Xi Jinping in Cina, che stanno cercando di riportare i loro paesi allo stato pre-pandemico, Macron, 42 anni, vede la crisi come un evento esistenziale per l'umanità che cambierà la natura della globalizzazione e la struttura del capitalismo internazionale.

Il presidente francese spera che la pandemia riesca a unire i paesi in azioni multilaterali per aiutare i più deboli durante la crisi. Vuole anche cogliere l'occasione per affrontare le catastrofi ambientali e le disuguaglianze sociali che minacciavano già la stabilità dell'ordine mondiale.

Tuttavia, non nasconde la sua preoccupazione che la chiusura delle frontiere, la grave crisi economica e la perdita di fiducia nella democrazia rafforzino i leader autoritari e populisti, come i leader di Ungheria e Brasile.

"Abbiamo paralizzato metà del pianeta per salvare vite umane, non ci sono precedenti nella nostra storia", afferma.

"Ma la natura della globalizzazione, con la quale abbiamo vissuto negli ultimi 40 anni, cambierà. Abbiamo avuto l'impressione che non esistessero confini", spiega. "Ci sono stati veri successi. Ci siamo lasciati alle spalle regimi totalitari, è arrivata la caduta del muro di Berlino e centinaia di milioni di persone sono state sollevate dalla povertà. Tuttavia, soprattutto negli ultimi anni, la disuguaglianza è aumentata nei paesi. Ora è molto chiaro che questo tipo di globalizzazione sta raggiungendo la fine del suo ciclo e questo potrebbe indebolire la democrazia", aggiunge.

Macron reagisce indignato quando gli viene chiesto se gli errori commessi nel tentativo di arginare la pandemia non abbiano messo in luce le debolezze delle democrazie occidentali e i vantaggi di governi autoritari come la Cina.

A suo avviso, non vi è alcun confronto tra i paesi in cui le informazioni circolano liberamente e i cittadini possono criticare i loro governi e quelli in cui la verità è nascosta. Date queste differenze, "Rispetto le decisioni che la Cina ha preso, ma non siamo così ingenui da dire che lì, la situazione è stata gestita meglio. Non sappiamo. Ci sono cose che sono successe che non sappiamo", sostiene Macron.

Il presidente francese continua ad insistere sul fatto che rinunciare alle libertà, costituirebbe una minaccia per le democrazie occidentali. "Alcuni paesi stanno prendendo questa decisione in Europa", ha detto in un'apparente allusione a Viktor Orban in Ungheria. "Non possiamo accettarlo. Non possiamo rinunciare al nostro DNA con la scusa che stiamo affrontando una crisi sanitaria", ha detto.

Macron è particolarmente preoccupato per l'UE e l'euro. Il presidente francese è convinto che sia l'UE che la moneta unica rischieranno di cadere se i membri più ricchi, come Germania e Paesi Bassi, non mostreranno più solidarietà con i paesi colpiti dalla pandemia nell'Europa meridionale.

Tale solidarietà dovrebbe presentarsi sotto forma di aiuti finanziati dal debito reciproco, ma i decisori politici olandesi e tedeschi rifiutano l'idea che i loro contribuenti non paghino i debiti. Macron avverte che se gli Stati membri più colpiti dalla pandemia non saranno aiutati, i populisti in Italia, Spagna e Francia porteranno la loro nazioni fuori da quell'Europa che abbiamo costruito così faticosamente .

"È ovvio perché la gente dirà: 'Qual è il grande viaggio che ci offri? Se queste persone non ti proteggono durante una crisi, come potranno mostrare solidarietà in seguito", afferma. "Purtroppo oggi i paesi del Nord Europa non sono a favore dell'UE, quando si tratta di condividere gli oneri. E' il momento della verità, decidere se l'Unione europea è un progetto politico o solo un progetto di mercato. Io penso che sia un progetto politico ... Abbiamo bisogno di trasferimenti finanziari e solidarietà, se vogliamo che l'Europa resista".

  • Pubblicato in Esteri

La pandemia da coronavirus mette a confronto il federalismo tedesco e il centralismo francese

Lo stress test dovuto alla pandemia da Covid-19, mettono a dura prova le due nazioni, mettendo in luce i punti di forza e le debolezze delle due super potenze europee


La pandemia da coronavirus è un test di stress per i paesi e sistemi politici. Lo è anche per diversi modelli di organizzazione statale. Germania e Francia, il paese federale e il paese centralizzato per eccellenza nell'Unione europea, hanno gestito la crisi in modo differente portando a risultati opposti: secondo l'ultimo conteggio vi sono 3.868 morti in Germania e oltre 18.000 in Francia. Il decentramento tedesco, fondato sulla cooperazione tra i membri della federazione, sposta l'onere delle misure sanitarie verso i länder, che concordano con il governo federale e con i centri di ricerca scientifica distribuiti in tutto il paese, le linee generali delle restrizioni. La centralizzazione francese, che concentra il potere a Parigi e nel presidente, ha consentito un rapido processo decisionale, ma l'onnipotenza dello stato potrebbe aver aumentato i costi di errori e imprevedibilità.

GERMANIA
 
La Germania ha contenuto il virus, almeno per ora, in modo più efficace rispetto ad altri paesi europei. Che ruolo ha avuto il sistema federale in questo successo ancora precario, investimenti in spese sanitarie e ricerca in passato, diagnosi precoce del virus e persino fortuna, ma forse è ancora troppo presto per avere un dato certo. La verità è che il processo decisionale e gestionale politico in Germania differisce sostanzialmente da altri paesi vicini come la Francia o la Spagna. Nulla di simile allo stato di allarme degli altri paesi europei è stato dichiarato in Germania e il governo centrale non ha deciso o implementato unilateralmente le misure per contenere il virus. Sono i länder coloro che hanno una responsabilità cruciale sulle norme per bloccare la diffusione del virus. Quella pluralità politica nel processo decisionale, spesso ingombrante e complessa, potrebbe essere vantaggiosa agli occhi dei cittadini, che non hanno visto diminuire i loro diritti e le loro libertà.
La Germania è ora il quinto paese con il più alto numero di infezioni, 133.830, ma il bilancio delle vittime rimane relativamente basso, sono 3.868 secondo i dati del Robert Koch Institute. Soprattutto, il sistema sanitario non è stato travolto. Dall'inizio dell'epidemia, la Germania ha aumentato il numero di letti nelle unità di terapia intensiva da 28.000 a 40.000. Questo venerdì, 11.312 erano ancora disponibili. La curva sembra essere stata piegata per giorni, senza il totale confinamento e consentendo a ogni stato federale di adattare le linee guida di isolamento, concordate con il governo federale in funzione dei singoli bisogni o necessità. 
La divisione delle funzioni e delle competenze tra lo stato federale e i länder ha frammentato il processo decisionale in un momento in cui la velocità e la coesione assumono particolare rilevanza. La normativa sanitaria con l'articolo 32, attribuisce alle federazioni il ​​potere di adottare le misure necessarie per combattere le infezioni. Da quando è scoppiata l'epidemia, la coreografia politica in Germania è sempre stata la stessa. Il cancelliere tedesco Angela Merkel presiede la videoconferenza con i capi di governo dei länder e si stabiliscono le regole, ad esempio, la regola di riunirsi in gruppi al massimo di due persone con un metro e mezzo di distanza. Il governo raccomanda e coordina e ciascuno Stato decide quando e come attuare le misure. Un esempio è la graduale apertura delle scuole, che avrà inizio il 4 maggio, in Baviera, il paese più colpito dalla pandemia, partirà la settimana successiva.

Questa pluralità e una maggiore vicinanza delle autorità regionali con i governati assume un significato di fronte alla massiccia restrizione dei diritti e delle libertà imposte. E' molto importante per i cittadini che non sia solo una persona a decidere a Berlino, ma che ci siano le 17 persone che condividono il potere dei singoli stati federali. Oltre al processo decisionale, gli esperti attribuiscono al sistema sanitario tedesco, anche decentralizzato, parte del successo di fronte alla crisi. I laboratori di tutto il paese sono stati avvisati e istruiti da Berlino a metà gennaio sulla necessità di eseguire test diagnostici. Ricarda Milstein, presidente del centro di economia sanitaria di Amburgo, spiega che “il governo centrale ha assunto un ruolo più attivo. Sono sorpreso dal buon coordinamento che ha avuto luogo tra i diversi attori ”, afferma, riferendosi alle compagnie di mutua assicurazione e alle associazioni di professionisti della salute entrate in campo in questo difficile momento.

FRANCIA

Quando Emmanuel Macron ha annunciato lunedì scorso la fine progressiva del confinamento della popolazione a partire dall'11 maggio, la notizia ha sorpreso tutti i livelli dello Stato. Secondo Le Monde la maggior parte dei ministri ne era venuto a conoscenza, solo un quarto d'ora prima del discorso del presidente alla nazione . Il resto, dall'ufficio del sindaco di Parigi a quello della città più lontana dalla capitale, lo scoprì contemporaneamente agli oltre 36 milioni di francesi che videro Macron in televisione. 

Questa è la Francia, un paese in cui il solo presidente adotta misure che cambiano il corso della società. Il paese in cui il capo dello stato e l'élite tecnocratica che lo circonda, presi dalle inerzie di una particolare cultura burocratica, concentrano più potere che in qualsiasi altra grande democrazia occidentale. Il paese in cui vengono prese le decisioni a Parigi e in cui il principio egualitario della Rivoluzione del 1789 continua ad essere un freno alla vera decentralizzazione o all'accettazione delle eccezioni regionali. Il coronavirus, che ha già causato oltre 18.000 morti in Francia collocandola nello spettro dei paesi europei più colpiti, un po 'indietro rispetto a Italia e Spagna, ha testato la capacità del modello francese di rispondere a una crisi di proporzioni insolite. Il risultato è ambivalente. Dominique Reynié, direttore generale del laboratorio di idee Fondapol afferma, "Se si parla di mascherine, test, letti d'ospedale, macchine per la rianimazione, non ce ne sono abbastanza. Lo stato centralizzato e potente, con un capo eletto dal popolo, quando arriva una vera crisi si scopre impreparato. Penso che questo lascerà una indelebile traccia. Forse questo porterà a una ricomposizione politica più leggera, più decentralizzata, più girondina”, aggiunge riferendosi ai girondini che, durante la Rivoluzione francese, si opposero ai giacobini, che erano centralizzatori. Allo stesso tempo però, l'organizzazione centralizzata ha permesso di reagire rapidamente nei momenti più difficili. La mobilitazione di risorse economiche e l'adozione di leggi eccezionali è stata immediata. E, nella battaglia per la salute, i treni civili e gli aerei militari che trasportavano pazienti dall'Alsazia, area più colpita, insieme all'Île-de-France regione parigina, per decongestionare gli ospedali e spostarli in altri punti del territorio proiettarono l'immagine di uno stato che corre come un orologio di precisione.

"In Francia non si è verificato alcun problema con il collasso del sistema di terapia intensiva", afferma François Heisbourg, consulente del think tank International Institute for Strategic Studies. "Il sistema ospedaliero non ha smesso di funzionare e non ci sono stati problemi sostanziali di tipo Madrid contro Barcellona, ​​né abbiamo dovuto gestire problemi di solidarietà all'interno del paese". "Il sistema napoleonico", spiega Heisbourg, "ha funzionato abbastanza bene, soprattutto per quanto riguarda la distribuzione dei malati secondo le zone più in difficoltà". 

Heisbourg usa il termine "napoleonico" per riferirsi al sistema centralista o Giacobino. Ma chiarisce: "Il sistema napoleonico è fastidioso quando si commettono errori. Perché allora le conseguenze di questi errori sono napoleoniche. Errori come non aver iniziato i test abbastanza presto, rapidamente e in modo massiccio potevano essere evitabili. Le conseguenze sono state enormi, invece in un sistema decentralizzato, se un governo federale, commette un errore, questo può essere relativamente ridotto su scala nazionale ”. Un altro errore comune anche in altri paesi, è stata la lentezza delle macchine statali nel reagire quando la notizia dell'epidemia arrivò dalla Cina a gennaio.

Queste semplici considerazioni ci devono portare a pensare ad una nuova ristrutturazione che tutti i governi centralizzati dovrebbero fare attuando il modello tedesco. Un modello che non impoverisce la politica ma semplicemente differenzia gli interventi politico/economici/sanitari, in funzione della struttura territoriale e delle differenti esigenze.

 

Conte incoraggia la no-fly zone in Libia e si schiera con gli europeisti Merkel e Macron

In questo modo, si può ottenere la "cessazione immediata delle ostilità", afferma il Primo Ministro. 


 Giuseppe Conte ha descritto la creazione di una no-fly zone in Libia come opzione per risolvere il conflitto nella guerra civile del Nord Africa. "Una zona di non volo può anche essere uno strumento per raggiungere un obiettivo come la cessazione immediata delle ostilità", ha dichiarato Conte alla conferenza stampa di fine anno che si è tenuta questa mattina a Roma. L'Italia sostiene pienamente l'iniziativa per una conferenza sulla Libia a Berlino all'inizio del 2020.

"Vi è un'intensa attività diplomatica in Italia che spesso non è visibile", ha dichiarato Conte, riferendosi all'ex colonia italiana. Inoltre Conte riferisce di aver parlato con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e con il presidente russo Vladimir Putin, sulle conseguenze dell'intervento militare prospettato dal presidente turco, una nuova guerra che comporterebbe molte vittime civili, eppure nessuna delle due parti vincerebbe.

Erdogan ha annunciato che all'inizio di gennaio 2020, avrebbe presentato una proposta al parlamento turco, per fornire supporto militare al governo libico. Dalle parole di Erdogan inizialmente non era chiaro quale tipo di truppe volesse schierare. La Turchia e il governo unitario in Libia avevano precedentemente concluso un accordo globale di sicurezza e cooperazione militare. Ciò potrebbe consentire alla Turchia di inviare addestratori e consulenti militari.

L'Italia, come la Turchia, affianca il governo del Primo Ministro sostenuto dall'ONU Fajez Sarradsch a Tripoli in Libia. La Russia e altri paesi stanno invece supportando il generale Chalifa Haftar, che è attivo nella parte orientale della Libia e sta cercando di conquistare Tripoli da mesi. 

Conte ha sottolineato che l'UE si sta ancora una volta impegnando per una pace in Libia, già all'ultimo vertice dell'UE era già stato redatto un documento congiunto con il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron, che preannunciava maggiori investimenti militari su quel fronte.

Circoli del Ministero degli Affari Esteri riferiscono che il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ha già ricevuto l'approvazione iniziale dalle sue controparti europee per attivare la procedura proposta da Conte dell'UE sulla Libia, ma ci sono ancora molti dettagli da chiarire.

Quello che invece è sempre più chiaro è l'intenzione di Conte di stringere accordi e sinergie con le due principali potenze europee, la Germania e la Francia, sarà l'inizio di una rinascita politico economica oppure l'inizio di una "d'orata schiavitù"?

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, vola in Africa per il suo primo viaggio istituzionale

 Il primo viaggio fuori dall'UE, non porterà il nuovo presidente della commissione europea negli Stati Uniti, ma in Etiopia. C'è un messaggio ai populisti, nella decisione di Ursula von der Leyen?


Forse "no", Ursula von der Leyen non ha mai pronunciato la parola "migrazione". Migrazione, che suona come preclusione e rifugiati morti nel Mediterraneo. La migrazione è sinonimo di rabbia e vecchi dibattiti che hanno spesso determinato gli incontri e gli scontri dei politici europei e africani.

Il nuovo presidente della commissione europea non vuole parlare di problemi, ma di opportunità. Pertanto, preferisce parlare della lotta ai cambiamenti climatici ed elogia lo scenario di ripresa di alcuni paesi africani. "L'Africa è un partner su cui conto", afferma. Il suo primo incontro è con Moussa Faki, presidente della Commissione dell'Unione Africana e Ministro degli Esteri del Ciad, che si mostra sorridente piacevolmente colpito dalla visita della von der Leyen.

Ursula von der Leyen è in carica come presidente della commissione europea dal primo Dicembre 2019, ora vuole sfruttare il nuovo incarico per rilanciare anche le relazioni con l'Africa. Il fatto che visiti l'Etiopia è già una dichiarazione. Finora, il primo viaggio extraeuropeo di precedenti capi delle commissioni dell'UE li ha portati regolarmente negli Stati Uniti o a un vertice importante nei paesi dell'Occidente.

L'Etiopia è vista come uno dei principali paesi fautori del rilancio africano: se c'è un posto dove l'Africa ha prodotto in modo affidabile buone notizie nel campo economico, questo è l'Etiopia. Insieme al presidente della Commissione dell'Unione Africana, Ursula von der Leyen incontrerà il presidente dell'Etiopia, Sahle-Work Zewde e il primo ministro Abiy Ahmed. Sebbene l'Unione africana sia incomparabile con la Commissione europea in termini di poteri e potere, la fusione di 55 stati africani è un forte simbolo di cooperazione transfrontaliera. Il presidente dell'Etiopia, a sua volta, è attualmente l'unica donna a capo di uno stato africano, con la Leyen che è la prima donna a capo della Commissione europea. 

Una delle motivazioni extra economiche del viaggio è la fine della guerra tra i due storici rivali, L'Etiopia e L'Eritrea, un conflitto che si posizionava come un muro per lo sviluppo dei popoli africani. I diplomatici dell'UE stanno confrontando lo sconvolgimento che sta avvenendo attualmente in Etiopia e nella regione del Corno d'Africa, con la caduta del muro di Berlino in Germania e in Europa 30 anni fa. Il primo ministro etiope Abiy Ahmed, Martedì prossimo riceverà il Nobel per la pace, nonostante tutti i problemi legati a storiche divergenze anche religiose, Ahmed con estenuanti colloqui con il paritetico eritreo è riuscito a porre fine al sanguinoso conflitto. 

"Congratulazioni per il premio Nobel", ha affermato la Von der Leyen durante il loro incontro, "oggi sono qui per ascoltare", ha concluso Von der Leyen.

Volo di una notte il venerdì sera, volo di ritorno il sabato sera, la presidente della commissione europea non ha molto tempo per la sua visita, inoltre non ha pacchetti di soluzioni già pronte, vuole scoprire cosa ha funzionato nella politica UE-Africa in passato e cosa no. "Vogliamo separare il successo dalla realtà dei castelli di carta esistenti", ha affermato la  Von der Leyen, dopo l'incontro con il presidente.

Intanto si sta preparando il grande incontro per il vertice dei capi di stato UE-Africa, a Bruxelles. Tutto ciò suona come una nuova partenza, l'unico problema è cancellare le strategie di alcuni stati europei che hanno grandi interessi in Africa e le incomprensioni nei trattati effettuati negli anni precedenti alla visita della Leyen. Ciononostante, l'UE continua a rimanere indietro rispetto ai suoi Stati membri, ad esempio per quanto riguarda il rispetto degli impegni finanziari assunti durante il precedente vertice africano in Costa d'Avorio. 

Inoltre, gli stati europei non sono più i soli interessati alla regione del Corno d'Africa. Sebbene l'UE continui a posizionarsi molto più avanti rispetto a paesi come Stati Uniti e Russia, la Cina nella vicina regione del Golfo sta aumentando il volume degli scambi, gli investimenti diretti e gli aiuti allo sviluppo.

Al contrario, la Von der Leyen vuole dare più di un segnale con la sua "commissione geopolitica", l'Europa dovrebbe mostrare la sua forza, questo è il modo di renderla visibile, specialmente in Africa. Ad Addis Abeba investirà in aiuti economici, 100 milioni di euro per le riforme economiche, altri 50 milioni per il sistema sanitario e così via.

Il breve viaggio è quello di segnare l'inizio di una nuova politica africana per l'Europa, Lunedì scorso, la Leyen ha tenuto un breve discorso in occasione del lancio della Conferenza sui cambiamenti climatici a Madrid, sottolineando che la lotta ai cambiamenti climatici è uno dei compiti principali della sua nuova commissione e Mercoledì prossimo presenterà il suo cosiddetto Green Deal europeo, che vedrà l'Africa come parte centrale del discorso, "Le persone", afferma la Von der Leyen, "sentono il cambiamento climatico più qui che altre parti del mondo, perché i deserti diventano più grandi e le inondazioni sempre più violente.".

  • Pubblicato in Esteri

Poteri Forti’ e sovranità nazionale

Il debito pubblico e gli scheletri nascosti negli armadi


Dietro al debito pubblico di moltissimi stati, ci sono i ‘Poteri Forti’ dell’economia e delle grandi multinazionali, che hanno l’esclusivo interesse di accaparrarsi grandi fette di sovranità nazionale.

In questa surreale intervista John Perkins, come lui ama definirsi, "un sicario dell'economia mondiale" racconta come i poteri forti dell'economia pianificano in modo minuzioso, tutti i passaggi della nostra piccola storia, dalla politica territoriale alle grandi guerre nei paesi più poveri...

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Guerra Italia-Ue sul bilancio, Draghi: "Fiducioso su un accordo". Salvini secco: "Sì ma sulle nostre posizioni. La manovra non cambia"

Parla il presidente della Banca centrale europea: "Anche l'Italia, come Brexit e la guerra commerciale, è fra le incertezze per lo scenario economico dell'Eurozona. Il rialzo dello spread sta causando un rialzo dei tassi a famiglie e imprese". Di Maio Non Vogliamo uscire dall'Euro. I mercati si tranquillizzino" - (LEGGI DI PIU')


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Spiega che l'Italia, come la Brexit, è "fra le incertezze per lo scenario economico dell'Eurozona". Ma sulla manovra bocciata da Bruxelles, si dice "fiducioso che sarà trovato un accordo". Il presidente della Bce Mario Draghi affronta anche il caso Italia nella conferenza stampa a Francoforte, dopo la riunione del Consiglio direttivo, che ha lasciato invariati i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%.

Draghi esclude tuttavia il rischio che la Bce possa essere coinvolta nella crisi italiana: "Finanziare i deficit non è nel nostro mandato" chiarisce. Quindi precisa: "Abbiamo l'Omt come strumento specifico", da usare in caso i paesi entrino in un programma, "per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria", non di bilancio. Un intervento della Bce nel dibattito tra Roma e Bruxelles, insomma, è "assolutamente" da escludere: "Non è il nostro compito quello di fare da mediatori" rimarca Draghi. Questa "è una discussione fiscale, non è un ruolo da banchieri centrali".

SPREAD - L'ex governatore di Bankitalia parla anche dello spread e avverte: "Io non ho la palla di cristallo, 300, 400, certamente questi titoli sono nelle banche e se perdono valore loro impattano sul capitale delle banche". Certo, "abbassare i toni e non mettere in discussione l'esistenza dell'euro può far ridurre gli spread" è l'indicazione che arriva - con un chiaro riferimento all'Italia - dal presidente della Bce. E a chi gli chiede se i rialzi dello spread italiano possano contagiare altri paesi della zona euro, risponde: "Forse c'è qualche ricaduta ma limitata". Secondo il presidente della Bce, i rialzi dello spread sui Btp italiani pesano sui costi di finanziamento di imprese e famiglie e "riducono i margini espansivi" del bilancio.

MANOVRA - Sulla manovra italiana bocciata dalla Ue, Draghi non si sbilancia. "Non c'è stata una grande discussione sull'Italia, c'era Dombrovskis, gli ho chiesto il permesso di citarlo", aggiunge, facendo eco al vice presidente dell'esecutivo Ue: "Si devono osservare e applicare le regole, ma anche cercare il dialogo" specifica il presidenre della Bce.

INFLAZIONE - Nel corso della conferenza stampa, Draghi mette poi l'accento sull'inflazione. "Nell'area dell'euro l'inflazione sui dodici mesi si è portata lo scorso settembre al 2,1%, dopo il 2,0 di agosto" afferma, aggiungendo che "sulla base dei prezzi correnti dei contratti future sul petrolio, è probabile che l'inflazione complessiva si collochi intorno al livello attuale nella parte restante dell'anno". "Davanti ad ogni evenienza - sottolinea ancora Draghi - il Consiglio direttivo della Bce è pronto ad adattare i propri strumenti per assicurare che l'inflazione continui a muoversi verso l'obiettivo".

CRESCITA - Quanto alla crescita dell'Eurozona, precisa Draghi, la Bce "regista un certo rallentamento dello slancio ma non una inversione di rotta". "Una delle spiegazioni arriva dalle situazione specifica dei singoli Paesi", rimarca, facendo l'esempio delle recenti difficoltà dell'industria automobilistica tedesca. Quindi ammette: "Non è semplice distinguere fattori transitori da fattori permanenti" sottolineando però come i dati e i segnali "non ci bastano per cambiare scenario di base".

I rischi che circondano le prospettive di crescita dell'area dell'euro possono ancora "considerarsi ampiamente equilibrati. Allo stesso tempo, i rischi relativi al protezionismo, le vulnerabilità nei mercati emergenti e la volatilità dei mercati finanziari rimangono importanti" afferma il presidente della Bce. L'espansione economica, aggiunge Draghi, è "sostenuta dalla domanda interna e da continui miglioramenti nel mercato del lavoro".

QE - Sulla fine del Quantitative Easing, Draghi spiega che alla riunione odierna "non abbiamo parlato di un prolungamento del programma di acquisti, e non abbiamo discusso di cosa fare dopo, abbiamo altri due incontri prima di fine anno", osservando che alla Bce "pensiamo di avere ancora strumenti che possiamo usare", come gli Tltro tema che è stato sollevato "da due partecipanti".

TASSI DI INTERESSE - Oggi il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%. Inoltre, il Consiglio direttivo della Bce ha confermato che nel quadro del Quantitative Easing "continuerà a effettuare acquisti netti al nuovo ritmo mensile di 15 miliardi di euro sino alla fine di dicembre 2018", acquisti che "in seguito, se i dati più recenti confermeranno le prospettive di inflazione a medio termine, giungeranno a termine".

Nella riunione il Consiglio direttivo ha anche confermato l'intenzione di "reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del PAA per un prolungato periodo di tempo dopo la conclusione degli acquisti netti di attività e in ogni caso finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario".

Le reazioni del Governo

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Savona, rimanderemo la manovra identica a Bruxelles - "Non c'è alcun dubbio" che il governo rimanderà la manovra "tale e quale" a Bruxelles, nonostante la bocciatura. Lo ha detto il ministro per gli Affari europei Paolo Savona in un'intervista alla direttrice di Sky TG 24 Sarah Varetto.

Salvini, Draghi spera accordo? Ma su nostre posizioni  - "Anche io sono per un accordo, ma sulle nostre posizioni". Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini risponde al Senato a chi gli chiedeva un commento sull'auspicio formulato dal presidente della Bce Mario Draghi che si arrivi ad un accordo in merito alla manovra economica dell'Italia. Salvini ha anche ribadito che "la manovra non cambia, non potete farmi ogni giorno la stessa domanda". 

Di Maio, da Bce strali ma non lasciamo Euro - Dalla Bce "vedo che arrivano strali sulla questione del pericolo dell'economia italiana per lo spread. Il governatore Draghi sa che il problema dello spread non è legato alla manovra ma alla paura dei mercati che il paese possa uscire dall'Euro. Problema facilmente risolvibile, col fatto che noi nel contratto abbiamo inserito chiaramente che non vogliamo uscire dall'euro". Così Luigi Di Maio aggiungendo che i mercati quindi "non devono avere questi timori e faremo in modo di rappresentare la nostra posizione di restare nell'euro e nell'Ue in tutte le sedi istituzionali competenti".

 

(Fonte: Adnkronos)

Ondata di odio in Germania, manifestanti scendono in piazza con cori razzisti e saluti nazisti

Chemnitz Germania, lunedì notte dopo l'uccisione di un ragazzo di 35 anni, accoltellato da due cittadini uno iracheno e uno siriano durante una lite, scoppia la rivolta.


I manifestanti hanno dato il via alla violenza facendo il saluto Nazista e gridando "Stranieri fuori", mentre si scontravano con una contro-manifestazione a favore dei migranti che cantavano "I rifugiati benvenuti". Notti di terrore e di violenze nella città di Chemnitz, nella Germania orientale, che hanno lasciato diverse persone ferite e un paese costernato per le immagini dei disordini. La polizia in Sassonia ha rilasciato un comunicato in cui rivela che diverse persone sono state curate per ferite riportate negli scontri di lunedì sera, mentre una decina di persone sono state indagate per aver alzato il braccio nel simulando il famoso saluto a Hitler.

La violenza è scoppiata domenica, dopo che i nazionalisti e gli appassionati di calcio di estrema destra hanno invitato i sostenitori, anche sui social media, a scendere in strada per "difendere" il loro paese dagli immigrati dopo l'uccisione di un uomo tedesco di 35 anni. La cancelliera Angela Merkel ha espresso le sue condoglianze alla famiglia della vittima e ha condannato la violenza scatenatasi per le strade, dicendo ai giornalisti di aver visto un video di manifestanti "che inseguivano persone, assemblee tumultuose e odio per le strade". "Posso solo sottolineare che questo non ha nulla a che fare con lo stato di diritto in questo paese", ha detto la signora Merkel. "Non ci può essere posto nelle nostre strade per questi disordini". Ha anche accolto l'offerta del suo ministro dell'interno, Horst Seehofer, di sostenere le autorità sassone nel garantire il rispetto della legge a Chemnitz. 

Un iracheno di 21 anni e un siriano di 22 anni sono stati arrestati lunedì sospettati di aver pugnalato la vittima durante un litigio con lui e altri due uomini, entrambi feriti, il caso è stato rilevato da un procuratore speciale per la gestione dell'estremismo nello stato della Sassonia.

Le violenze scoppiano senza avvisaglie, nei primi video si vede un uomo bianco, che insegue un giovane dalla pelle scura per strada mentre qualcuno in sottofondo grida "Non sei il benvenuto qui!" 

Dopo una pausa di tensione, gli scontri sono ripresi in vigore alla fine della giornata di Lunedì scorso. I video di lunedì sera hanno mostrato diverse migliaia di dimostranti che brandivano bandiere tedesche e gridavano "Noi siamo il popolo" e "Chemnitz è nostro - gli stranieri fuori" alzando le braccia nel saluto nazista.

Sul lato opposto un gruppo più piccolo ha gridato "Nazisti fuori". Nel mezzo della via pubblica, la polizia è apparsa in inferiorità numerica e subito sopraffatta e ha lottato duramente per tenere separati i gruppi. 

La Sassonia ha lottato a lungo con l'estremismo  e il nazismo. Parte dell'ex Germania dell'Est, confina con la Repubblica Ceca a sud e con la Polonia a est.

Nel 1991, poco dopo la caduta del muro di Berlino, un gruppo di 500 neonazisti ha attaccato edifici che ospitano rifugiati a Hoyerswerda, a nord-est di Chemnitz. Da allora, ci sono  sempre stati attacchi di estrema destra contro gruppi di minoranza a Lipsia, e Freital, anche in Sassonia. 

Va ricordato che la capitale dello stato, Dresda, è il luogo dove è nato il movimento nazionalista anti-musulmano Pegida, un acronimo tedesco per un nome che si traduce approssimativamente come "europei patriottici contro l'islamizzazione dell'Occidente".

Lo stato è anche sede di una fazione forte del partito "Alternativa per la Germania, noto come AfD". Recenti sondaggi mostrano il partito posizionato come la seconda forza più forte nello stato, sorpassando anche i conservatori della Cancelliera Merkel.

 

Fonte: (nytimes)

 

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Merkel e Putin, dopo anni di tensione un nuovo incontro. Germania e Russia mai state così vicine

Sempre i loro incontri sono stati sottolineati da una linea di diffidenza e sfide, oggi i due paesi si vedono uniti contro un comune nemico, ma quanto durerà?


 Il rapporto personale tra il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente Vladimir V. Putin è spesso ridotto ad aneddoti che hanno colorato i loro precedenti incontri: Putin che per infastidire la cancelliera racconta del suo ruolo nel KGB, o i suoi tentativi di farla sobbalzare portando il suo grande Labrador nero a un incontro, pur conoscendo la paura della Merkel per i cani. Ma la lunga storia di alienazione e riavvicinamento dei due paesi era in gioco anche quando la signora Merkel e il signor Putin si sono incontrati per tre ore e mezza sabato nella villa del governo tedesco a Meseberg, fuori Berlino. Era il loro secondo incontro in tre mesi. I due leader hanno concluso i colloqui senza rilasciare dichiarazioni. Prima che iniziasse l'incontro, hanno detto ai giornalisti che portare stabilità nell'est dell'Ucraina, in Siria e affrontare il futuro sull'accordo nucleare iraniano erano i temi principali nella loro agenda. Gli analisti hanno visto l'incontro come un'opportunità per mettere le relazioni tra Berlino e Mosca su un terreno più pragmatico e concreto, dopo anni di crescenti tensioni. Putin sembrava suggerire lo stesso nei suoi commenti ai giornalisti, segnalando un tema in particolare, l'aiuto della Germania per ricostruire le infrastrutture della Siria in modo che i rifugiati potessero tornare nel paese oggi devastato dalla guerra. Va ricordato che gli interessi russi in quel paese sono sempre stati alti, per anni la Russia ha fornito il sostegno militare in sostegno al presidente Bashar al-Assad, contro i gruppi ribelli che vogliono la sua fine, anche la cancelliera Merkel ha sottolineato la necessità di una maggiore cooperazione in quei teritori. "La Germania, ma soprattutto la Russia, come membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ha la responsabilità di trovare soluzioni", ha detto la signora Merkel. "Sono dell'opinione che le questioni controverse possano essere affrontate solo nel dialogo e attraverso il dialogo". Sono stati discussi anche i problemi bilaterali incentrati sull'energia e sul gasdotto Nord Stream 2. Ecco uno sguardo ai problemi che definiscono e influenzano i legami russo-tedeschi e le discussioni dei leader. I due paesi potrebbero essere descritti come i "amicinemici", con legami economici, culturali e intellettuali che risalgono a secoli fa. Dal XVIII secolo, hanno attraversato una serie di conflitti e riconciliazioni, più recentemente la seconda guerra mondiale e la guerra fredda. Durante l'era sovietica, la Germania era il principale partner commerciale di Mosca, e molti tedeschi vedono i legami forti e positivi con Mosca, come un fattore chiave per la fine della guerra fredda e la riunificazione della Germania. Con la caduta del muro di Berlino, la Germania ha raggiunto Mosca, per aiutare i paesi del blocco sovietico a integrarsi nell'Unione europea, per rafforzare i legami politici ed economici, ma anche per investire nella società civile. Purtroppo questo idillio ha subito una brusca interruzione dei rapporti, che è iniziata con la reazione repressiva delle autorità russe alle proteste pubbliche nel 2011 e nel 2012 ed è peggiorata nel 2014, quando la Russia ha annesso la Crimea e sostenuto i ribelli nell'Ucraina orientale.

La Merkel e Putin hanno mantenuto contatti regolari. A maggio, la cancelliera ha visitato il presidente russo nella sua residenza estiva a Sochi e ha detto ai giornalisti di aver visto l'incontro di sabato come una continuazione di quei colloqui. L'incontro dei leader in Germania non dovrebbe essere considerato come un cambiamento fondamentale nelle relazioni russo-tedesche, invece va visto come la volontà di stringere accordi sulla situazione siriana, sull'energia e su altre questioni chiave, pur mantenendo le loro divergenze sul ruolo della Russia nel conflitto in Ucraina. Sia la Germania che la Russia hanno problemi legati alla Siria, Per la Cancelliera Merkel, il problema è interni, visto che la sua decisione di consentire a più di un milione di persone, la maggior parte di loro rifugiati dalla guerra in Siria, di chiedere asilo in Germania,  ha incontrato una crescente resistenza da parte del governo e della popolazione tedesca. Per Putin il problema è trovare un alleato per far cessare la guerra civile in Siria e rinforzare i propri interessi economici.

Entrambi i leader potrebbero trarre beneficio dal trovare un modo per garantire una sufficiente stabilità politica in Siria, "è nell'interesse politico interno del governo tedesco che i rifugiati siriani possano tornare in una Siria stabile". Un interesse comune potrebbe anche riavvicinare i paesi dopo un periodo di deterioramento delle relazioni. La Russia si è vista sorpresa dalla volontà della Germania di appoggiare le sanzioni americane a Mosca, per l'annessione della Crimea, per il suo coinvolgimento politico nell'insurrezione filo-Cremlino nell'est dell'Ucraina e per le forti dichiarazioni che hanno seguito l'abbattimento del volo 17 della Malaysia Airlines. Le mosse hanno chiarito ai leader russi che il rapporto speciale che ritenevano di aver condiviso con Berlino era finito. Poco dopo, la Germania si è trovata nel mirino degli attacchi informatici russi e una campagna sui media russi ha fatto precipitare la Germania all'ultimo posto nella graduatoria di gradimento dell'opinione pubblica russa. 

Il presidente Trump vede questi  nuovi incontri come una forte mossa russa che in qualche modo tiene in scacco la Germania riassumendo il suo pensiero in un Tweet: "La Germania è "ormai prigioniera della Russia?" Secondo le statistiche del governo la Germania importa circa il 40% del suo gas naturale dalla Russia, più di qualsiasi altro paese dell'Unione europea. Sabato, Putin ha snocciolato un elenco di statistiche che parlano della forza dei legami economici dei due paesi, tra cui un aumento del 22% degli scambi nel 2017, portandolo a 55 miliardi di $. Ha anche affermato che il gasdotto Nord Stream 2, al centro della rivendicazione di Trump, era necessario per "soddisfare la crescente domanda di risorse energetiche dell'economia europea". "Voglio sottolineare ancora una volta che Nord Stream 2 è un progetto esclusivamente economico e non chiude nessuna opportunità per le spedizioni in transito attraverso il territorio ucraino", ha affermato Putin.

Il rapporto dell'ex cancelliere Gerhard Schröder con Putin e la sua decisione di entrare a far parte del consiglio di amministrazione della compagnia petrolifera statale russa, Rosneft, rafforza l'idea che la Germania sia molto vicina oggi alla Russia.

Ma la signora Merkel ha mostrato la volontà di tracciare una linea, con le sue decisioni di sostenere le sanzioni contro la Russia nel 2015 e di unirsi alla risposta coordinata all'avvelenamento in Gran Bretagna questa primavera.

Si mischiano le carte della politica internazionale dei due paesi in modo da non far alzare muri e chiudere le porte dei dialoghi.

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