updated 1:11 PM UTC, Oct 13, 2018

Ilaria Cucchi non dimentica: "Al Viminale solo se Salvini si scusa. Mio fratello morto perché era un ultimo" (VIDEO)

Ilaria Cucchi con la drammatica e ormai nota immagine del fratello morto ilComizio.it Ilaria Cucchi con la drammatica e ormai nota immagine del fratello morto

"Sono rinato. Ora non mi interessa nulla se sarò condannato o destituito dall'Arma". Sono le parole che Francesco Tedesco ha affidato ieri al suo avvocato, Eugenio Pini, dopo la notizia delle sue accuse a due carabinieri per il pestaggio di Stefano Cucchi. "Ho fatto il mio dovere; quello che volevo fare fin dall'inizio e che mi è stato impedito", ha aggiunto Tedesco al suo avvocato. Il militare è imputato, assieme ai carabinieri Raffaele D'Alessandro e Alessio Di Bernardo di omicidio preterintenzionale. L'uomo verrà ascoltato entro gennaio in aula nell'ambito del dibattimento in corso. Già interrogato tre volte dal pm Giovanni Musarò, dovrà ribadire davanti alla corte le accuse a Raffaele D'Alessandro e Alessio Di Bernardo arrivate a nove dalla morte di Cucchi.
Intanto Ilaria, sorella di Stefano, "Il giorno in cui il Ministro dell'Interno chiederà scusa a me, alla mia famiglia e a Stefano allora potrò pensare di andarci, prima di allora non credo proprio" - (VIDEO)


"Il giorno in cui il ministro dell'Interno chiederà scusa a me, alla mia famiglia e a Stefano allora potrò pensare di andarci, prima di allora non credo proprio". Dopo la svolta storica nel processo la sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, è intervenuta in diretta ai microfoni di 'RTL 102.5' durante 'Non Stop News' ed è tornata sull'invito del ministro dell'Interno Matteo Salvini al Viminale. 

"Io dico sempre - aggiunge - che Stefano è morto perché era un ‘ultimo’, perché abbiamo una giustizia che ha due pesi e due misure, forte con i deboli e debole con i forti e di ultimi ce ne sono tanti e, ahimè, nella nostra società sono destinati ad aumentare. Vero, Stefano non me lo riporterà indietro nessuno; se domani Stefano dovesse bussare alla mia porta e dirmi che c’è stato un errore e che è ancora vivo, il mio dolore di questi nove anni non me lo toglie nessuno, la mia vita è cambiata per sempre. L’unica cosa che mi dà la forza di andare avanti è provare, tramite Stefano, a dar voce a tutti gli altri Stefano, tutti gli altri ultimi di cui non importa niente a nessuno, che muoiono e che subiscono soprusi quotidianamente nel disinteresse generale, di una società che è abituata a voltarsi dall’altra parte e che pensa sempre che le cose capitino sempre agli altri e mai a se stessi".

IL RACCONTO - Proseguendo nell'intervista, Ilaria dice che quando ha ascoltato il racconto del pestaggio è stato "terribile": "Avevo voglia di piangere. Ho letto quelle parole, nero su bianco, la brutalità, la cattiveria che è stata fatta a mio fratello che ha dovuto subire… quel corpo inerme, quella fragilità. Tante volte in questi anni si è parlato, strumentalizzandola, della magrezza di mio fratello, ecco, quei due corpi che si sono avventati sopra mio fratello che era arrestato, indifeso, che non poteva fare del male a nessuno, la brutalità, la cattiveria, il disinteresse, il pregiudizio nel quale poi Stefano nei giorni successivi, sei giorni ricordo – un lasso di tempo brevissimo – è stato lasciato morire. Tutto questo si fa fatica ad accettarlo, da sorella di Stefano e da cittadina, siamo in un momento terribile per la nostra società, per il nostro Paese, nel quale si sta facendo passare in qualche maniera il concetto che i diritti umani sono sacrificabili in nome di presunti interessi superiori. Credo che mio fratello sia un esempio di questo".

"Una cosa che non tutti sanno è che mio fratello in quei sei giorni in cui moriva da solo come un cane in realtà non era da solo, perché poi li abbiamo contati durante il processo, lui è stato visto, è entrato in contatto con qualcosa come 140 o 150 pubblici ufficiali, non cittadini comuni, che hanno avuto in qualche modo, a vario titolo, a che fare con lui e che hanno visto man mano il degenerare di quelle condizioni fisiche che lo hanno portato alla morte. Mio fratello stava malissimo, lo sentiamo nell’audio dell’udienza di convalida dell’arresto che si lamenta perché non può parlare tanto bene. Nessuna di quelle persone è stata capace di guardare oltre il pregiudizio - conclude Ilaria - e di vedere oltre quel detenuto un essere umano che stava male e che stava morendo, perché se lo avessero fatto ora non esisterebbe nessun ‘caso Cucchi’".

TEDESCO IN TRIBUNALE - Intanto, sarà ascoltato in aula in tribunale a Roma tra dicembre e gennaio Francesco Tedesco, il carabiniere imputato di omicidio preterintenzionale che nel corso di tre interrogatori ha rivelato di avere assistito al pestaggio accusando gli altri due suoi colleghi, anche loro imputati. Davanti al pm Giovanni Musarò, Tedesco dovrà, a nove anni dai fatti, confermare quanto emerso ieri in aula: e cioè che a picchiare il giovane, che morì pochi giorni dopo l'arresto, il 22 ottobre del 2009, furono i carabinieri Raffaele D'Alessandro e Alessio Di Bernardo

 

(Fonte: Adnkronos)

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Ultima modifica ilVenerdì, 12 Ottobre 2018 16:19

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