Cyber-molestie: quando la violenza domestica diventa anche violenza digitale

  • Scritto da Zonca2018
  • Pubblicato in Attualita
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Nove donne su dieci che sono state vittime di violenza domestica, sono state anche oggetto di violenza informatica da parte del loro partner. Insulti e minacce di morte corrono in rete ... Queste forme di Cyberviolenza hanno tutte lo stesso effetto; riducono l'attività digitale delle donne e rinforzano ulteriormente il loro isolamento.


Presentato in Francia il primo rapporto sulle CYBERVIOLENZE esercitate sotto il tetto coniugale, uno studio che mira a misurare e caratterizzare queste nuove "violenze contemporanee" , spesso difficili da individuare perché invisibili da una prospettiva esterna. "La Cyberviolenza domestica è una violenza virtuale con conseguenze reali", questo il preambolo che i ricercatori fanno prima di elencare i risultati del loro lungo lavoro. Prima osservazione: 9 donne su 10, vittime di violenza domestica, sono state anche oggetto di cyberviolenza da parte del loro partner. Nell'87% dei casi, le cyberviolenze sono comparse durante la vita coniugale e si sono cumula con altre forme di violenza coniugale. Le cyberviolenze passano attraverso strumenti digitali come smartphone e computer. In questo modo lo "spazio digitale", rappresentato da nuove App o social Network aprono a tipi di violenza molto semplici e accessibili come, monitorare gli spostamenti e le posizioni, controllare e umiliare ulteriormente le donne vittime".

La Cyberviolenza può assumere molte forme, tra le più diffuse, il cybercontrollo (che colpisce il 93% delle donne vittime di violenza domestica) è quello di conoscere e controllare regolarmente i movimenti e le relazioni sociali della partner. Seguono il cyberbullismo (82%) e la cybersorveglianza (64%). Quindi, 8 donne su 10 affermano che il loro partner (o ex) ha da sempre chiesto la possibilità di poterle raggiungere sempre con qualunque mezzo, la metà di queste donne si è vista confiscare il telefono e 1 donna su 3 ha anche detto di aver inviato foto per provare dove si trovavano, altrimenti sarebbero state minacciate o maltrattate. Questi i messaggi tipici che ricevevano: "Dimostrami che sei a casa di tua madre, devi inviare una foto con tre dita, ho bisogno di riconoscere lo scenario, hai cinque minuti, ecc..."

Questo tentativo di controllare la partner a volte va oltre, violando la privacy e la sicurezza informatica, Il 21% delle donne riferisce di essere state "monitorate ciecamente" da remoto, attraverso spyware installati sugli smartphone dal proprio partner. "Lo spyware può essere installato su un telefono cellulare o un computer per monitorare le attività, i movimenti e le relazioni della vittima senza che la vittima ne sia a conoscenza", afferma Iman Karzabi, ricercatore presso Hubertine Auclert. "Per definizione, questi programmi sono difficili da rilevare sul dispositivo: possono nascondersi in diversi file sul telefono e non hanno un'icona specifica per segnalare la sua installazione."

Lo spyware consente l'accesso ai contatti, al registro delle chiamate, di leggere gli SMS della persona che si sta controllando, accedere alle applicazioni, compresi i social network e la geolocalizzazione tramite WiFi o GPS. Alcuni software, più elaborati e a pagamento, consentono l'accesso alle e-mail, alle foto, ai video, alla cronologia di navigazione e in alcuni casi anche il "keylogging", ovvero la possibilità di recuperare tutti i nomi utente e le password digitate sul telefono cellulare, bloccando le chiamate in arrivo rendendo vittima irraggiungibile. Anche senza spyware, il 62% delle intervistate afferma di aver dovuto dare ai loro partner i loro codici (telefono, social network, di conto corrente bancario, e-mail ...).

Questa conoscenza dei codici privati ​​del partner innesca anche delle cyberviolenze economiche o amministrative, volte a ridurre l'autonomia finanziaria o le procedure amministrative quotidiane. Il dato sconvolgente è che il 58% delle donne dichiara di essere stata vittima di questo tipo di cyberviolenza e solo il 35% delle donne ha modificato la propria password, così da vietare l'accesso al proprio partner ai dati sensibili (conto bancario, centro per l'impiego, CAF, vari abbonamenti, ecc...).

Infine, il 34% delle donne afferma di aver anche sperimentato una qualche forma di Cyberviolenza sessuale (minaccia e diffusione di contenuti intimi, obbligo di filmare le pratiche sessuali). Qui, le donne sotto i 25 anni sono in numero maggiore, con oltre il 50% di loro che deve sottostare al vedersi filmare durante gli atti sessuali. "I Cyberviolentatori sono l'esatto prodotto moderno della violenza domestica. I Cyberviolentatori possono sembrare più banali meno dannosi in termini di percosse fisiche, ma sono cumulativi e ripetono in modo metodico la violenza verbale, rafforzamento la strategia di aggressione atta al completo controllo della vittima, che porta a svilupparsi in quest'ultima, un senso di paura e di umiliazione che la isola dal modo esterno.

Di conseguenza, dopo aver subito violenza domestica, il 42% delle donne intervistate limita la propria attività digitale. "Le vittime si isolano di più, e senza il digitale, ottengono meno supporto, meno aiuto, attraverso uno scambio "di informazioni" che potrebbero avere con i loro parenti o con i loro amici e questo porta a una non denuncia della situazione e al completo isolamento in balia di un mostro che non vuole una compagna ma una SCHIAVA!".

Il rapporto conclude chiedendo che tutti gli stati, le istituzioni, i governi, pongano un accento su questa grave situazione con campagne di sensibilizzazione che portino alle luce tutti gli episodi di Violenza o Cyberviolenza.

Studio condotto nel 2017-2018 in 22 strutture specializzate nell'accoglienza e sostegno delle donne vittime di violenza domestica'

  

Ultima modifica ilMercoledì, 21 Novembre 2018 13:21

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