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Addio a Dylan, il James Dean degli anni '90. L'eterna sfida tra leggerezza e ribellione, ma senza impegno

Luke Perry e Shannen Doherty quando erano Dylan e Brenda di Beverly Hills 90210 Luke Perry e Shannen Doherty quando erano Dylan e Brenda di Beverly Hills 90210

Cosa ci lascia la morte di Luke Perry, avvenuta ieri a 52 anni per un ictus che lo aveva colpito pochi giorni fa? Soprattutto il personaggio di Beverly Hills 90210 che gli ha dato la notorietà, una figura che, oltre a suscitare le malinconiche nostalgie adolescenziali dei quarantenni, ci fornisce qualche spunto


Se n'è andato Luke Perry, giovane, ma non giovanissimo come James Dean, cui Dylan McKay, il personaggio che lo ha reso celebre, era palesemente ispirato, pur in formato piccolo schermo. Era un telefilm, giacché non si parlava ancora all'epoca di serie tv, Beverly Hills 90210. Una produzione americanissima che ebbe un successo straordinario in quegli anni '90, così spensierati ma non quanto il decennio precedente, vera culla del sogno di un mondo senza pensieri.

Beverly Hills piaceva. Piaceva agli adolescenti ma non solo, con la sua calda ambientazione californiana, i suoi corpi belli e giovani, i suoi agi, le sue tenui trasgressioni. In realtà, sullo sfondo di tanta happiness, trovava posto anche qualche inquietudine giovanile: l'alcool, le droghe, le ansie, le solitudini di un mondo fatto anche di affettività ferite, aggravate dalla crisi profonda dell'istituzione famigliare.

Proprio attorno alla figura di Dylan, senza dubbio la più riuscita, ruotava il lato oscuro della storia consegnataci dagli autori. Il ragazzo era bello, di fascino maledetto, girava con una moto nera o con una Porsche 356 Speedster (riecco Dean...), aveva il "grano" e il successo, tanto virile quanto tormentato, con l'altro sesso. Aveva tutto, tranne la felicità. Già, su di lui gravava la sofferenza per genitori fantasma (il padre prima assente, poi morto, poi "resuscitato"), che gli avevano lasciato grandi disponibilità e agibilità economica, ma gli avevano negato presenza, amore, sostegno.

E allora Dylan consumava passioni, prima con l'altra star del gruppo, Brenda Walsh, interpretata da Shannen Doherty, poi con la biondissima Kelly Taylor (Jennie Garth). Purtroppo consumava anche molte bevande ad alta gradazione alcoolica e sostanze psicotrope, con Madama Cocaina ad imporre la sua malcelata compagnia. Era bello, duro, ma fragile, Dylan, quindi inevitabilmente il più amato. Tanto da vincere per distacco la competizione con l'altrettanto bello ma buono, giudizioso e responsabile Brandon, poco fantasiosamente, fratello di Brenda.

Ah le ragazzine, davanti al televisore e a scuola l'indomani, si dividevano. E' meglio Dylan, no è meglio Brandon. I loro coetanei maschi provavano, in ogni caso senza successo, ad assomigliare all'uno o all'altro. Il "derby" era tra ebbrezza e sicurezza, tra potenziale amante e futuro marito. La gara c'era, ma prevaleva, comunque, che lo si confessasse o meno, il bel tenebroso degli anni '90. 

Già gli anni '90. Cosa ci hanno lasciato? Cercando per una volta di non parlare di politica, hanno consegnato ai posteri un senso di benessere emotivo, di bellezza moderna, pronta per il nuovo millennio. C'era anche ben poco impegno, ben pochi "messaggi", come le tematiche razziali e di genere (ecco un po' di politica, sorry...). Ed era riposante, indubbiamente, altro che i martellamenti testicolari di oggi. Eppure già qualche scricchiolio si sentiva in riva al Pacifico. Nella fiera delle vanità di Beverly Hills, Dylan, il ribelle leggero, privo di una causa nobile (proprio come il vecchio JD), già ci invitava a non rimanere troppo tranquilli, scagliandoci addosso una bottiglia di Jack Daniels.

E comunque Luke Perry era bravo, così bravo da andarsene troppo presto, come quelli che hanno il destino del mito, pur modesto.

Ultima modifica ilMartedì, 05 Marzo 2019 16:02
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