updated 10:03 PM UTC, Feb 19, 2020

Berlusconi scommette sulla crisi tra Lega e 5 Stelle: "Accordo di potere logorato. Presto un governo di centrodestra"

Riunione a palazzo Grazioli tra Silvio Berlusconi ed i vertici di Forza Italia. L'incontro, convocato dal Cavaliere al suo arrivo nella Capitale, serve per fare il punto alla luce delle fibrillazioni della maggioranza e della bocciatura Ue della manovra economica. "Speriamo e crediamo sia vicino il momento nel quale si potrà tornare a dare agli italiani un governo di personalità competenti di centro-destra, espressione della maggioranza naturale degli italiani sulla base dei risultati delle elezioni del 4 marzo", ha detto l'ex premier in una nota al termine della riunione.

"Noi - prosegue Berlusconi - comunque non smetteremo di lavorare anche per dare voce all'altra Italia, a quell'Italia seria e produttiva che è sempre più preoccupata dal gioco irresponsabile in atto sulla pelle delle imprese, dei lavoratori, dei risparmiatori".

E sulla manovra: "Non è tanto il parere dell'Europa in sé stesso che ci preoccupa - dice - è il giudizio degli investitori e dei risparmiatori, che si sono già pronunciati in modo severo sulla politica economica del governo giallo-verde". "Tutto questo mi convince sempre di più del fatto che questa maggioranza non sia in grado di andare avanti a governare il Paese. D'altronde i segnali in sede parlamentare confermano che l'accordo di potere fra Lega-M5s è è ormai profondamente logorato".

 

(Fonte: Ansa)

Decreto sicurezza, Salvini alza la voce: "O passa entro il 3 dicembre o salta tutto". Ma poi accarezza l'alleato: "Mai andato d'accordo con nessuno come con Di Maio"

Dopo la fronda dei 18 deputati grillini che chiedono di cambiare il testo alla Camera il capo politico del Movimento 5 Stelle rassicura il leghista: "Saremo leali". Il ministro dell'Interno: "Con Luigi vado d'amore e d'accordo". Ma i problemi non mancano


"Il decreto sicurezza? No problem. Serve al Paese e sono convinto che passerà entro il 3 dicembre, perché o passa entro il 3 dicembre e diventa legge e porta sicurezza, oppure salta tutto e mi rifiuto di pensare che qualcuno voglia tornare indietro". E' quanto sostiene il ministro dell'Interno Matteo Salvini, lanciando una sorta di avvertimento al M5S in merito al provvedimento licenziato dal Senato lo scorso 7 novembre non senza polemiche, con tanto di rifiuto a votare la fiducia al governo da parte di 5 esponenti pentastellati.

"Il dl sicurezza o si approva entro il 3 dicembre o non si approva", ha ribadito Salvini, dichiarandosi "convinto che si approverà perché serve all'Italia". Ed in merito ad un eventuale caduta del governo in caso di voto negativo il vicepremier taglia corto: "Il problema non si pone, si approva, ne sono sicuro". "Con Di Maio andiamo d'amore e d'accordo", ha inoltre ammesso il vicepremier, sottolineando che non è "mai andato d'accordo con un collega in politica come con il ministro Di Maio".

Sulla stessa lunghezza d'onda il partner di governo. "Il decreto sicurezza va avanti - ha detto Di Maio, ospite di "Radio anch'io" su Radio Raiuno - se adesso noi lo modificassimo significherebbe farlo decadere, dato che scadrebbe e non ci sarebbero i tempi per mandarlo al Senato". Il riferimento è alla lettera inviata ieri da 19 deputati M5S al capogruppo pentastellato Francesco D'Uva per rivendicare la possibilità di apportare modifiche al provvedimento che approderà alla Camera il 23 novembre.

"Da quello che ho capito dalla lettera che i 19 deputati hanno inviato al capogruppo alla Camera - ha spiegato Di Maio - mi è sembrato di capre che gli emendamenti sono più che altro un'azione 'di testimonianza' che non la volontà di modificare e far cadere il decreto, dato che chi nella lettera c'è scritto che si capisce l'importanza del provvedimento in ottica di governo". "Io devo devo assicurare la lealtà del M5S al governo - ha sottolineato infine Di Maio, sostenendo che "noi quel provvedimento lo abbiamo votato in Cdm, quindi deve essere approvato".

Intanto in commissione Affari Costituzionali alla Camera sono stati presentati circa 600 emendamenti al dl sicurezza, di cui 5 depositati dal Movimento 5 Stelle. Per il presidente della commissione e relatore del provvedimento, Giuseppe Brescia (M5S), "rimangono forti perplessità su diversi punti del testo, come il ridimensionamento dello Sprar e la mancata tutela a chi potrebbe subire trattamenti disumani e degradanti. Sono punti a cui alcuni emendamenti presentati dai colleghi M5S danno risposta. Personalmente ho ritenuto opportuno non presentare emendamenti migliorativi come relatore perché è noto che non governiamo da soli". Tuttavia "l'impianto proposto dal decreto regge se aumentano i rimpatri e se il numero di sbarchi rimane invariato - osserva l'esponente 5 Stelle - in caso contrario questo sistema è destinato a creare più irregolari, più marginalità e più insicurezza".

 

(Fonte: Adnkronos)

Alzare il limite di velocità in autostrada a 150 km/h. Così la Lega sorpassa i 5 Stelle?

Quasi una metafora della partita politica (e presto elettorale) in corso nel governo gialloverde. Ma la proposta è reale e viene da Alessandro Morelli, salviniano di ferro, presidente della commissione Trasporti della Camera. I vantaggi? "Traffico più scorrevole, tempi di percorrenza più rapidi per tutti… e poi, vogliamo dirlo? La libertà di muoversi, fatta salva la sicurezza, in maniera meno legata". Ma i grillini frenano: "Dicono che poi ogni incidente verrebbe messo in conto a noi". La corsa è iniziata da tempo, ma il casello si avvicina e toccherà pagare. A chi?


La proposta viene direttamente dalla Lega, in particolare dal presidente della commissione Trasporti della Camera, Alessandro Morelli e prevede di aumentare il limite di velocità in autostrada fino a 150 chilometri all’ora. “Il ragionamento”, spiega il leghista al Corriere della Sera, “è che gli strumenti di sicurezza stradale, attivi e passivi, hanno fatto tanti e tali passi avanti negli ultimi decenni per cui ha poco senso mantenere in vigore quei limiti oggi che i rischi sono connessi a comportamenti diversissimi”.

"Il taffico sarebbe più scorrevole" - Morelli aggiunge: “Vogliamo consentire di arrivare a 150 km all’ora sulle tratte autostradali di massima sicurezza, e cioè quelle coperte da tutor, con tre corsie per ciascun senso di marcia e asfalto drenante". I vantaggi? ”Traffico più scorrevole, tempi di percorrenza più rapidi per tutti... e poi, vogliamo dirlo? La libertà di muoversi, fatta salva la sicurezza, in maniera meno legata”.

"Vero problema la distrazione alla guida" - ”Il punto vero è che oggi il problema è diventato la distrazione alla guida”, spiega Morelli, “in nove casi su dieci significa l’utilizzo di cellulari. In realtà, ne ero già convinto: da motociclista ogni santo giorno mi tocca mandare a quel paese qualcuno che al volante fa stranezze pericolose con in mano il cellulare. C’è persino gente che guidando guarda i film sui tablet. Per questo stiamo studiando misure della massima incisività”.

M5s scettico sulla proposta - Il leghista dice di averne già parlato con il Movimento Cinque Stelle: “Loro sostengono che una cosa del genere si presterebbe a grandi strumentalizzazioni. In pratica, dicono, ogni incidente ci verrebbe messo in conto, a dispetto delle buone ragioni del provvedimento”. In verità, la legge consentirebbe già la possibilità di aumentare il limita a 150 chilometri orari in tratte caratterizzate dalla massima sicurezza e da certe condizioni, ma le autostrade non hanno considerato questa possibilità.

Emendamento su Imu e Tasi - La Lega ha anche proposto di estendere la sanatoria del decreto fiscale alle entrate comunali, quindi ad Imu e Tasi. In un emendamento, presentato dal Carroccio in Commissione Finanze a Palazzo Madama, si prevede che gli enti locali "possono stabilire, entro il termine fissato per la deliberazione del bilancio annuale di previsione, l'esclusione delle sanzioni" con "riferimento alle entrate, anche tributarie, dei comuni, non riscosse a seguito di provvedimenti di ingiunzione fiscale, notificati, negli anni dal 2000 al 2017, dagli enti stessi e dai concessionari della riscossione".

 

Targhe straniere, stop ai furbetti: in arrivo multe e confische. Toninelli: "Sarà punito chi risiede in Italia da più di 60 giorni e circola con auto immatricolata all'estero"

Lotta ai 'furbetti' che con l'escamotage della targa estera non pagavano bollo, assicurazione o bollo. Quelli che "fino a ieri utilizzavano in Italia auto immatricolate all'estero", annuncia in una nota il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, "pur risiedendo nel nostro Paese, non potranno più eludere tasse e controlli". Nel decreto Sicurezza, aggiunge, "abbiamo inserito una norma che, con alcune deroghe, vieta a chi risiede in Italia da oltre 60 giorni di circolare sul territorio nazionale con veicoli a targa estera". "Coloro che violeranno il divieto che abbiamo imposto dovranno pagare una multa salata e, se non si metteranno in regola, si potrà arrivare sino alla confisca del veicolo". "Con noi i furbi non avranno più vita facile – conclude il ministro –. Ecco perché sono molto orgoglioso di questa misura, che tenta anche di porre un freno a una pratica scorretta, purtroppo, molto diffusa che danneggia tutti noi, togliendo al fisco soldi dovuti, e fa male anche a tante aziende italiane che lavorano correttamente". 

(Fonte: Adnkronos)

Flat tax, lavoratori dipendenti e partite Iva: chi ci guadagna di più?

Le partite Iva con la flat tax, guadagneranno oltre il 30% in più rispetto ad un lavoratore dipendente. E' quanto emerge dalle simulazioni messe a punto dal Centro studi fiscali Eutekne.info, secondo cui il taglio delle tasse sulle partite Iva, a parità di retribuzione lorda, allungherà la distanza tra lo stipendio netto di un autonomo e quello di un lavoratore dipendente. Chi sceglie di lavorare aprendo una partita Iva, infatti, secondo i calcoli di Eutekne, potrà contare a fine mese su una busta paga superiore di oltre il 30% rispetto a un dipendente


In particolare, con le novità inserite in manovra sulla cosiddetta 'tassa piatta - l'introduzione nel 2019 dell'aliquota al 15% per i lavoratori autonomi che dichiarano un reddito annuo fino a 65 mila euro e, a decorrere dal 2020, e di quella al 20% per le partite Iva con un giro d'affari tra 65 mila e 100 mila euro - l'inquadramento di lavoro come 'autonomo con partita Iva' secondo Eutekne "diventerà estremamente conveniente per tutti coloro che dichiarano una retribuzione compresa tra 35 mila e 80 mila euro", con il 30% in più di reddito disponibile.

Altri risparmi, seppur inferiori, riguarderanno anche le fasce di reddito lorde comprese tra 15mila e 35mila e tra 80mila a 100mila. Nel caso di una retribuzione lorda annua di 20mila euro, ad esempio, un autonomo prenderebbe il 9,75% in più rispetto ad un dipendente mentre a 30mila passerebbe al 19,35%. Nel caso di 50mila, invece, il vantaggio sarebbe del 26,46% per poi salire al 30,44% con un giro d'affari annuo di 60mila euro e al 33% per un autonomo con una retribuzione lorda annua di 70mila euro.

Con l'introduzione della flat tax al 15% e al 20% nei prossimi due anni il vantaggio del lavoro 'autonomo' è talmente evidente che, sottolinea Eutekne, il governo ha deciso di inserire nella legge di bilancio una 'clausola di salvaguardia'. Si tratta del divieto a 'convertire' i lavoratori dipendenti in autonomi destinato a tutti coloro che, nei due anni precedenti l'entrata in vigore della manovra, hanno percepito redditi da lavoro dipendente.

(Fonte: Adnkronos)

L'economia frena, Salvini no: "Avanti come treni". Di Maio: "Il Pil fermo dipende dalla manovra 2017 del Pd"

 

Nel terzo trimestre del 2018 l'Istat stima che il prodotto interno lordo (Pil) sia rimasto invariato rispetto al trimestre precedente, nei dati preliminari corretti per gli effetti di calendario e destagionalizzati. Il tasso tendenziale di crescita è pari allo 0,8%. Il governo va avanti. Conte dal Tech Summit di New Delhi: "Lo avevamo previsto, proprio per questo faremo una manovra espansiva". I due vicepremier: "Colpa di chi c'era prima"


Risultati immagini per imprese

Pil invariato nel terzo trimestre del 2018 rispetto al trimestre precedente: è la stima provvisoria comunicata dall'Istat. Il dato, si sottolinea, va a interrompere una sequenza di segni positiviregistrata ininterrottamente dal quarto trimestre 2014. Come spiega l'istituto "giunto dopo una fase di progressiva decelerazione della crescita, tale risultato implica un abbassamento del tasso di crescita tendenziale del Pil, che passa allo 0,8%, dall'1,2% del secondo trimestre".

Questa stima, che - ricorda l'Istat - "ha natura provvisoria", riflette "dal lato dell'offerta la perdurante debolezza dell'attività industriale - manifestatasi nel corso dell'anno dopo una fase di intensa espansione - appena controbilanciata dalla debole crescita degli altri settori". Il dato invariato, spiega ancora l'Istat, è corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato ed è la sintesi di un aumento del valore aggiunto nel comparto dell'agricoltura, silvicoltura e pesca e dei servizi e di una diminuzione in quello dell'industria. Dal lato della domanda, la stima provvisoria indica un contributo nullo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta. La variazione acquisita per il 2018 è pari a +1,0%.

DI MAIO: "COLPA DELLA MANOVRA PD" - "È bene che tutti sappiate che il risultato del 2018 dipende dalla Manovra approvata a dicembre 2017, che è targata Partito Democratico. Tutti sanno che la nostra Manovra deve ancora essere approvata e non può aver avuto nessun effetto sul rallentamento in atto". Lo scrive su Facebook il vicepremier Luigi Di Maio. "Con la Manovra del popolo - aggiunge il ministro - vedrete che non solo il Pil si riprenderà, ma anche la felicità degli italiani".

La frenata della crescita non fa cambiare idea al vicepremier Matteo salvini: "Se il pil rallenta, perché quelli che c'erano prima avevano il braccino e ubbidivano alle richieste di Bruxelles, è un motivo in più per tirare avanti dritti come treni con una manovra che vuole crescita, meno tasse, più lavoro, più pensioni, più diritto alla salute e allo studio". Salvini, in diretta Facebook dal Qatar, dove è impegnato per una serie di incontri con autorità politiche locali e aziende italiane, aggiunge: "Lo dico anche da Doha agli amici di Bruxelles, scrivete letterine, siamo educati e rispondiamo ma c'è voglia di crescere, voglia di Italia, voglia di lavoro e di sicurezza".

(Fonti: agenzie)

Intervista doppia Salvini - Di Maio su "condono e pace fiscale" (VIDEO)

Un governo poco preparato e un'opposizione inesistente, fatta di "radical Chic" sostenitori e promotori di riforme ormai non più credibili.


Un Berlusconi ormai dedito ad altri campi, quelli verdi del calcio, con la nuova acquisizione del Monza e gli "intellettuali" che con Renzi stavano zitti e adesso giocano ad essere contro a tutti i costi. Salvini e Di Maio sono al potere senza la giusta opposizione che serve al buon andamento della democrazia, tutto quello che fino a pochi mesi fa aveva un valore oggi passa in secondo piano. Sono scomparse "le eminenze grigie" o "i colletti bianchi", che si muovevano nei corridoi del parlamento tessendo tele o organizzando i giochi del potere politico, sia nazionale che internazionale.  Oggi troviamo seduti nelle aule "giovani" che fino a qualche tempo fa non avevano niente a che fare con il mondo politico e poco conoscevano delle rigide "leggi e regole del palazzo" dove, anche solo una parola messa male o un congiuntivo sbagliato, causa degli tsunami nel mondo dell'economia nazionale. Forse Troppo scavezzacollo e populisti, sono sempre in campagna elettorale, non curanti delle continue cadute nelle reti gettate dall'informazione internazionale. Definito un "governo del cambiamento", forse troppo ambizioso, che si sforza di stare unito, anche quando i due Leader oggi al comando, Salvini e Di Maio si lanciano accuse attraverso media e social, anche quando le accuse diventano importanti. Questo governo "Giallo/Verde o  SalviMaio" va avanti tra il "Sovranismo Leghista" e l'"Inquisizione alla Morale" " del Movimento 5 Stelle, in mezzo ai due un arbitro a cui poco donano gli abiti da direttore di gara, il premier Conte, sempre preso tra un viaggio in Europa, dove calmare i germanici isterismi e uno a Roma per bacchettare le mani dei due giovani leader. Una doppia intervista (simulata), ci mostra quali sono le grosse crepe nell'esecutivo del paese, guardando il video sorgono spontanee domande; quando le prossime elezioni? quali reali danni economici sta causando un governo così spaccato? e quale voce può avere in un Europa sempre più debole, che sta mettendo sempre più impegno per frenare i forti venti populisti e nazionalisti?

 

Più di un italiano su due vuole uscire dall'Unione Europea. Il nostro Paese il più critico con Bruxelles dei 27 Stati membri. Un segnale in vista del voto di maggio

Cresce l'apprezzamento per l'Unione europea nella maggior parte degli Stati europei. Non in Italia, però, che si piazza in fondo all'elenco dei paesi che ritengono che l'Ue sia stata vantaggiosa per loro, preceduta dal Regno Unito. Lo rivela l’ultimo sondaggio Eurobarometro condotto tra l'8 e il 26 settembre scorso da Kantar Public tra 27.474 cittadini europei di 16 anni e oltre, in tutti e 28 gli Stati membri  - (LEGGI TUTTO)


Secondo i dati del sondaggio è il 68% degli europei a pensare che il proprio Paese abbia tratto beneficio dall’appartenenza all’Ue. E se si dovesse votare per restare in Europa il 66% direbbe di sì. Ma non è così per gli italiani: solo il 44% voterebbe sì. Una percentuale che si piazza all'ultimo posto della classifica tra i 27, con l'Irlanda al 92%, la Grecia al 54% e i britannici, dove oggi il 53% è per restare. E solo il 43% dei nostri connazionali  pensa che abbiamo beneficiato dall'essere in Europa. Mentre per quanto riguarda coloro che hanno una visione neutrale, cioè "non è né una buona né una cattiva cosa", ci piazziamo sul terzo gradino del podio con il 37%. Quanto alla moneta unica, il 65% degli italiani si dichiara favorevole all'euro.

Tra coloro che credono che l'adesione all'Ue sia stata utile, il più delle volte il motivo è che "l'Ue contribuisce alla crescita economica nel loro paese".

Ma nonostante il sostegno significativo e crescente all'Ue in generale, metà degli intervistati non è soddisfatta della direzione in cui si sta dirigendo l'Unione, con un risultato simile per quanto riguarda il proprio Paese. Anche l'opinione pubblica sembra abbastanza stabile in termini di aspettative sul ruolo dell'Ue in futuro, con il 48% che vuole che giochi un ruolo più importante, mentre il 27% preferisce meno.

Commentando i risultati del sondaggio, il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ha dichiarato: "Poiché i dettagli dell'accordo di ritiro del Regno Unito sono in via di definizione, queste cifre evidenziano un crescente apprezzamento dei benefici dell'adesione all'Ue in tutto il continente. Tuttavia, c'è molto lavoro da fare: la cooperazione e la solidarietà a livello europeo sono essenziali per fornire risposte alle preoccupazioni dei comuni cittadini europei".

 

(Fonte: Adnkronos)

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