updated 4:42 PM UTC, Apr 8, 2020

Coronavirus, parla il Paziente 1: "Io fortunato, state a casa. Ora voglio dimenticare questa tragica esperienza e tornare alla normalità" (VIDEO)

E' stato dimesso dal San Matteo di Pavia Paziente 1, il 38enne di Codogno ritenuto il primo caso accertato di Coronavirus in Italia. Mattia, questo il suo nome, la sera del 19 febbraio era stato ricoverato nel presidio ospedaliero della cittadina del Lodigiano per poi essere trasferito tra il 21 e il 22 in condizioni disperate nella rianimazione dell'ospedale pavese. Lo scorso 9 marzo ha cominciato a respirare autonomamente. 'Io sono stato fortunato, state a casa', ha detto in un video trasmesso sulla pagina Fb di Lombardia Notizie. E' difficile fare un racconto di quanto mi è successo, ricordo il ricovero in ospedale, sono stato 18 giorni in terapia intensiva e poi nel reparto malattie infettive dove ho iniziato ad aver un contatto con il mondo reale e fare la cosa più bella: tornare a respirare". è quanto ha detto in un video messaggio Mattia, il paziente 1, oggi dimesso. "La prevenzione - ha aggiunto - è indispensabile per non diffondere l'infezione". "Sono stato molto fortunato perchè sono stato curato". Lo ha detto Mattia, il paziente 1 dimesso dal San Matteo di Pavia aggiungendo che ora la situazione è critica in quanto non ci potrebbero essere più personale e letti in modo da garantire l'assistenza a tutti i malati di coronavirus. Dopo aver raccomandato la gente a non uscire di casa ha chiesto il rispetto della sua privacy. "Voglio dimenticare questa tragica esperienza e tornare alla normalità" - (VIDEO)


Il paziente 1 è stato dimesso dall’ospedale San Matteo di Pavia e ha voluto mandare un messaggio tramite un video diffuso sulla pagina Facebook di Lombardia Notizie: "Io sono stato fortunato, state a casa". Mattia, il 38enne di Codogno (Lodi) ritenuto il primo caso accertato di Coronavirus in Italia , è stato ricoverato la sera del 19 febbraio nel presidio ospedaliero della cittadina e poi trasferito in gravi condizioni, tra il 21 e il 22 febbraio, nel reparto rianimazione del nosocomio pavese. Lo scorso 9 marzo ha cominciato a respirare autonomamente.

Il messaggio del paziente 1

"È difficile dopo questa esperienza fare un racconto di quello che mi è successo - spiega il 38enne -. Ricordo il ricovero in ospedale a Codogno. Mi hanno raccontato che per 18 giorni sono stato in terapia intensiva, poi sono stato trasferito nel reparto di malattie infettive dove ho ricominciato ad avere un contatto con il mondo reale e a fare la cosa più semplice e bella che è respirare. Da questa mia esperienza le persone devono capire che è fondamentale stare in casa". Il paziente 1 ha sottolineato che "la prevenzione è indispensabile per non diffondere l'infezione" e che "questo può significare anche allontanarsi dai propri cari e dagli amici perché non sappiamo chi può essere contagioso".

"Sono stato fortunato, grazie a chi mi ha curato"

Io sono stato molto fortunato perché ho potuto essere curato. Ora potrebbero non esserci medici, personale e mezzi per salvare delle vite. Da questa malattia si può guarire. Io devo dire grazie al professor Bruno, agli animatori e a tutto il personale dell'ospedale di Pavia e Codogno, che con grande professionalità mi hanno permesso di tornare a vivere. Ora chiedo per favore a tutti i media di rispettare la privacy mia e della mia famiglia, perché vorremmo piano piano dimenticare questa brutta esperienza e tornare alla nostra normalità.

Il commento del direttore del reparto Malattie infettive

Il 38enne, ha spiegato il professor Raffaele Bruno, direttore del reparto Malattie infettive del San Matteo di Pavia, sta bene e potrà tornare a condurre una vita normale. Le sue condizioni, all'arrivo al San Matteo, "erano gravissime" come ha sottolineato spesso Francesco Mojoli, responsabile della Terapia Intensiva, che lo ha seguito nei 18 giorni di ricovero presso il reparto: "Lo abbiamo stabilizzato ed è rimasto per diverso tempo in condizioni critiche. Fortunatamente, come ci si aspettava da una persona giovane, che non aveva comorbidità e anche in forma, a un certo punto ha iniziato a migliorare". Il 9 marzo scorso Mattia è stato "de-connesso" dal ventilatore e trasferito in terapia sub intensiva dove ha ricominciato, poco alla volta, a respirare autonomamente. "Ora sta bene - dichiara Bruno, che lo ha seguito nella seconda parte del ricovero -: lo conferma l'esito negativo dei tamponi a cui è stato sottoposto in questi giorni. A casa potrà condurre una vita normale, come quella di tutti noi, perché è da considerarsi guarito a tutti gli effetti". "Guarire lui, dal punto di vista umano, in un mese mi ha insegnato che la normalità è un privilegio", ha concluso Bruno.  

Coronavirus, Fontana: "Dati in linea con quelli di ieri. Chiarire i conflitti tra la nostra ordinanza e il decreto del governo. E ci lascino sperimentare il farmaco"

I dati di oggi "sono abbastanza in linea con quelli di ieri". Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, in conferenza stampa, precisando di non avere ancora i numeri definitivi. Ieri, l'assessore al Welfare, Giulio Gallera, aveva parlato di "dati in chiaroscuro", in cui il chiaro prevaleva dopo un sabato tremendo: 27.206 i lombardi positivi al virus, in aumento di 1.691 cioè della metà rispetto al giorno prima. Sono aumentati molti invece i ricoverati per Covid19: altri 49 portano le terapie intensive a 1.142 posti occupati su 1.300 disponibili, e in reparto sono entrati in un giorno in 1.181, arrivando a 9.439. Un totale di 10.581 pazienti in ospedale a fronte di 5.800 dimessi e guariti


Sul farmaco giapponese Avigan "la sperimentazione non può più essere effettuata a livello regionale, ma solo dall'Aifa, quindi non possiamo fare eventuali sperimentazioni sul territorio. Manderò una richiesta al ministro Speranza per chiedere che possa accelerare il più possibile questa sperimentazione per capire se questo farmaco possa essere utilizzato". Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, in conferenza stampa.

Il governatore lombardo ha inoltre reso noto di avere "inviato una nota formale al ministro dell'Interno Lamorgese, con la quale ho avuto anche una telefonata prima dell'invio, nella quale chiedo che il ministero esprima il suo parere se si debba applicare l'ordinanza della Regione Lombardia o il Dpcm. Abbiamo chiesto al ministro perché in questo momento non si deve creare alcun conflitto".

Fra il Dcpm e l'ordinanza della Regione Lombardia "ci sono alcuni conflitti" e "ci sono dei dubbi su quale delle due debba prevalere. Ho chiesto il parere all'ufficio legale e ad alcuni giuristi e la risposta è stata che deve prevalere l'ordinanza regionale", ha evidenziato Fontana.

Quanto ai dati sulla diffusione del coronavirus in Lombardia, il governatore lombardo ha anticipato che "sono abbastanza in linea con quelli di ieri", precisando di non avere ancora i dati definitivi di oggi.

Coronavirus, il mantra di Salvini: "Chiudere tutto". La mancata risposta di Conte, il colloquio con Mattarella, la linea leghista in 5 punti (VIDEO)

Il leader leghista da giorni ribadisce la sua ferma posizione che pare non ricevere ascolto da parte del governo e del premier Conte. Il filo diretto con governatori e sindaci, l'appello a Mattarella e l'attacco all'Europa "che dorme". Infine la richiesta di tenere aperto il Parlamento: "Abbiamo voglia di portare a Roma idee, proposte, soluzioni e contributi". Il suo appello - (VIDEO)


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"Presidente ci rivolgiamo a lei perché altri non ci ascoltano, per chiedere a nome di milioni di italiani cinque interventi immediati". Lo dice il segretario della Lega Matteo Salvini rivolgendosi al capo dello Stato in un video pubblicato sui social. "Presidente Mattarella ci affidiamo a lei, visto che altri non sembra che abbiano voglia e tempo di ascoltarci", sottolinea il leader del Carroccio, prima di illustrare i cinque punti legati all'emergenza Coronavirus.

"Primo: chiudere tutte le attività che non sono vitali per il paese. E' il momento di chiudere tutto e mettere in sicurezza la vita dei nostri figli. Due: obbligare il governo a fornire mascherine, dispositivi di protezione e tutto il materiale sanitario necessario ai nostri operatori, medici in trincea e forze dell'ordine. Non è possibile morire come servitori di uno Stato che ti dimentica. Tre: tranquillizzare tutti gli imprenditori e lavoratori garantendo un anno di pace fiscale, moratoria fiscale e sospensione di tutte le tasse locali e statali per tutto il 2020".

E ancora: "Quattro: svegliare un'Europa che dorme e che si ricorda dell'Italia e dei cittadini europei solo quando si tratta di incassare. Cinque: riaprire il parlamento. Abbiamo voglia di portare a Roma idee, proposte, soluzioni e contributi".

Ieri in una nota della Lega si leggeva: "Matteo Salvini ha chiamato oggi pomeriggio il presidente del Consiglio, nello spirito di una costruttiva collaborazione per superare la crisi e migliorare i decreti che saranno presto all’esame del Parlamento". "Non avendo ricevuta risposta, fatto più che comprensibile visti i momenti di impegno da parte di tutti, riproverà ancora". Salvini aveva annunciato nel corso di un collegamento dalla Regione Lombardia con SkyTg24, l'intenzione di chiamare Conte: "Chiameremo noi, non stiamo qui a fare i bambini, abbiamo dei problemi da risolvere" - aveva affermato. "Ho detto ieri a Mattarella che nel decreto ci sono 127 articoli, vogliamo fare il nostro mestiere, risolvere e emendare". "Abbiamo tante proposte da fare"".

Tra le prime richieste avanzate dalla Lega c'è una stretta ulteriore sulle limitazioni. "Ci sono ancora troppe persone in giro, alcuni uffici aperti, imprese non strategiche aperte. La prima cosa da fare è chiudere tutto, non ci sono più posti letto negli ospedali", aveva ribadito Salvini. "Bisogna fare di più, è l'appello che i nostri governatori stanno lanciando al governo, altrimenti quando c'è di mezzo la salute bisogna anche rischiare e chiudere di propria iniziativa", aveva sottolineato Salvini.

"Io sono qua nella sede di Regione Lombardia, chiederò alla stesso governatore Fontana, se non arrivassero risposte dal governo, di prendere l'iniativa di chiudere per tutelare la salute pubblica. Intanto agiamo noi".

Tutto va chiuso ma non il Parlamento. "La prima richiesta che facciamo a Conte e Mattarella - aveva detto il leader leghista - è che i parlamentari possano lavorare, che siano messi in condizioni di lavorare. I medici sono in ospedale, le cassiere al supermercato, i postini consegnano la posta", ricorda Salvini. "Noi siamo pagati per fare i deputati e senatori, chi è malato sta a casa, ma - insite - non si capisce perché Camera e Senato debbano restare chiuse".

Sul fronte economico Salvini boccia il fondo salva stati visto come una sorta di commissariamento del Paese. "Il Mes? No, Dio ce ne scampi, ci infileremmo in un tunnel in cui qualcuno - aveva affermato - ci obbligherebbe a fare su pensioni così, su ospedali così...".

Coronavirus, Renzi contro Boccia: "Indegno fare ironia sulle mascherine con quello che sta succedendo. Piuttosto ci spieghino..." (VIDEO)

Il videomessaggio social dell'ex premier e leader di Italia Viva sull'emergenza Covid-19. Critiche al ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, che in conferenza stampa col capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, aveva ironizzato sulle mascherine inadatte respinte dalla Regione Lombardia. Quindi un appello alla politica perché continui a lavorare: Il Parlamento non può stare a casa, la democrazia non chiude mai" - (VIDEO)


Matteo Renzi azzanna Borrelli e Boccia: basta gag, tirate fuori le mascherine

Matteo Renzi va all'assalto di Angelo Borrelli, capo della Protezione civile e commissario straordinario per l'emergenza Coronavirus, e del ministro per gli Affari regionali e le autonomie Francesco Boccia. "Fare ironia sulle mascherine è assurdo, un atteggiamento indegno delle nostre istituzioni. A maggior ragione dopo ciò che sta accadendo sulle mascherine dalla Lombardia alla Sicilia e dopo le giuste proteste di Fontana e Musumeci", scrive su Facebook il leader di Italia VIva.

"La mancanza di protezioni è concausa del contagio più inaccettabile, quello del personale sanitario: medici e infermieri. Italia Viva presenterà una interrogazione parlamentare e un question time per sapere cosa sta facendo da settimane la protezione civile proprio sull’acquisto delle mascherine. Come funziona la direzione acquisti, quanto personale sta lavorando su questo settore strategico, che strategie di prevenzione sono state attivate? Serve trasparenza, servono risposte. Gli italiani accettano ogni sacrificio con spirito straordinario. Ma le Istituzioni devono rispondere". 

Coronavirus, Zaia tira dritto: "Non ritiro l'ordinanza. Serve chiusura totale come a Wuhan. La Costa Victoria? Non deve attraccare a Venezia" (VIDEO)

Non un passo indietro, anzi. Il governatore del Veneto si conferma forse il più attivo e intransigente nella lotta al Covid-19, anche a costo di andare avanti da solo. Così ha ribadito che nella sua regione si proseguirà con gli orari ridotti dei supermercati e negozi. "Non ritiro l'ordinanza - ha esordito nella conferenza stampa nella sede della Protezione Civile di Marghera -. Per me resta valida fino al 3 aprile, a meno che il governo il 25  marzo giorno di scadenza del Dpcm non decida misure più restrittive,  cosa che mi auguro". Per lui si tratta di un sacrificio per sconfiggere, assieme ai veneti, la battaglia contro il coronavirus - (VIDEO)


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"Non ritiro l'ordinanza del Veneto. Per me resta valida fino al 3 aprile, a meno che il governo il 25  marzo giorno di scadenza del Dpcm non decida misure più restrittive,  cosa che mi auguro". Lo ha annunciato il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, nel corso della quotidiana conferenza stampa nella sede della Protezione Civile di Marghera. "Ai veneti chiedo di rispettare le regole che abbiamo dato - ha sottolineato Zaia -. Non c'è nessuna volontà di prevaricare le persone, è un sacrificio che chiedo ma è una battaglia che dobbiamo fare in squadra".

E ancora: "In attesa del nuovo decreto del governo, la mia ordinanza resta valida fino al 3 aprile - ribadisce -, non c'è alcuna contrapposizione con quella scritta ieri sera dal ministro Speranza: quella del Veneto regolamenta le attività all'aperto consentite fino a 200 metri da casa che è meno 'limitante' della 'prossimità' decisa da ministro". "L'ordinanza del Veneto prevede la chiusura anche di negozi di alimentari e supermercati la domenica perché ci serve un giorno di calo della tensione, per evitare assembramenti davanti ai supermercati la domenica e per dare respiro anche agli addetti della grande distribuzione, alcuni dei quali sono risultati positivi al coronavirus, non permettendo quindi un giusto turn over ai colleghi", ha spiegato Zaia.

"Molti insistono per una chiusura totale, spero che il governo si decida finalmente in questa direzione. Capisco che si trovi in imbarazzo nei confronti di alcune regioni che non sono ancora in emergenza ma queste misure più restrittive serviranno anche a loro perché il virus non conosce confini e l'emergenza potrà toccare anche quelle regioni", sottolinea ancora nel punto stampa quotidiano. "Il 25 marzo scade il Dpcm del governo, spero che da oggi a quella data ci sia il tempo per discutere con le regioni le nuove misure in modo da arrivare ad un misure concordate e non ritrovarci il 25 marzo a mezzanotte con un testo di un nuovo decreto che non abbiamo nemmeno il tempo di leggere", ha auspicato.

Zaia ha quindi spiegato che "la chiusura totale come avvenuto a Wuhan vuol dire chiusura totale, anche delle aziende, a parte quelle strategiche come l'alimentare, logistica, farmaceutica. D'altra parte già oggi molte aziende hanno chiuso autonomamente e altre chiuderanno nei prossimi giorni".

"Le proiezioni che abbiamo sono preoccupanti. Ai cittadini chiediamo di darci una mano in questa partita", continua ancora Zaia che ha ricordato il 'bollettino di guerra' di oggi con 13.589 persone in isolamento, 249 in terapia intensiva, 1191 ricoverati, 4617 ricoverati 146 decessi". "Resto convinto, e lo vedo dai dati, che la vera cura siamo noi cittadini - ha sottolineato -. L'isolamento fiduciario è assolutamente quello che dobbiamo fare". "Penso che oggi sia fondamentale ringraziare i veneti per il senso di responsabilità dimostrato" ha spiegato ancora.

"Stiamo seguendo da vicino la vicenda della nave Costa Victoria e abbiamo dato la nostra totale indisponibilità all'attracco della Costa Victoria a Venezia", ha quindi annunciato il governatore. "Questo non perché siamo dei lazzaroni e non sappiamo cosa sia la solidarietà - ha sottolineato Zaia -, ma perché, sapendo che a bordo ci sono 1.400 persone e non sapendo quanti siano contagiati e abbiano bisogno di cure serie, non siamo nelle condizioni di poter far sbarcare tutte queste persone e garantire loro in maniera seria la sanità perché siamo in emergenza". "In ogni caso - ha spiegato - mi hanno assicurato che non arriverà a Venezia".

Coronavirus, Fontana raccoglie l'esperienza della Croce Rossa cinese: "Ancora troppe persone in giro, chiederemo al governo misure più rigide" (VIDEO)

Il presidente della Lombardia Attilio Fontana si è presentato all'ormai consueto punto stampa in Regione indossando la mascherina. Lo ha fatto con al suo fianco il vicepresidente della Cri cinese Sun Shuopeng. "Colui che ha gestito quanto accaduto a Wuhan in maniera diretta - ha sottolineato Fontana - è stupito della troppa gente nelle strade", troppa gente ad usare il trasporto pubblico "e poca gente con le mascherine". "I suoi primi consigli - ha aggiunto - sono che le misure sono troppo poco rigide". Il governatore ha ribadito: "Bisognerà chiedere al nostro governo che vengano emessi provvedimenti più rigorosi di quanto non sia stato fatto". "Oggi parlerò con il presidente del Consiglio - ha aggiunto Fontana - per capire cosa si potrà fare" - (VIDEO)


Attilio Fontana e Sun Shuopeng

Abbiamo fatto un sopralluogo a Milano, ci sono troppe persone in giro e nessuno indossa la mascherina. È il momento di bloccare il trasporto pubblico e le attività produttive". Lo ha dichiarato il vicepresidente della croce rossa cinese, Sun Shuopeng, durante una conferenza stampa a Palazzo Lombardia nel primo pomeriggio di giovedì 19 marzo. All'incontro stampa ha partecipato anche il governatore della Regione, Attilio Fontana, che ha sottolineato che riporterà al governo i suggerimenti arrivati dall'esperto cinese.

"Quello che sta succedendo in Lombardia è quello che è successo a Wuhan due mesi fa — ha puntualizzato Sun Shuopeng —. E ne siamo usciti solo dopo un mese di quarantena, di blocco totale. È solo a quel punto che i medici hanno potuto cominciare a trattare i pazienti, così da superare il picco dell'epidemia".

La lotta al coronavirus in Lombardia

Oltre 17mila contagiati. 319 persone decedute in più solo rispetto a martedì. Numeri di una guerra vera. "I dati dicono che i nostri ospedali sono ancora in grande difficolta', confidiamo pero' nell'arrivo di medici, infermieri e nuove apparecchiature". Lo ha detto l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, durante la diretta quotidiana su Facebook per fare il punto sull'emergenza Coronavirus nelle scorse ore.

"Ci sono ancora troppe persone in giro - ha evidenziato Gallera - e cosi' non va bene. Siamo consapevoli di chiedere un piccolo sacrificio, ma vogliamo vincere questa battaglia. La 'montagnetta' di San Siro, ad esempio, ancora oggi era piena di cittadini che andavano in bicicletta, che correvano. Questo non va bene, dovete stare a casa come ha ricordato questa mattina anche il presidente Fontana".

Gallera ha poi spiegato che da giovedì 19 marzo inizieranno a lavorare 180 infermieri che si sono laureati in anticipo. "Stanno arrivando anche gli specializzandi al quarto e quinto anno. Abbiamo assunto circa 40 medici - ha continuato - c'e' qualche pensionato che si sta presentando. Li invito, come il presidente Fontana ha fatto, a darci una mano".

Come candidarsi per aiutare

Per dare la propria disponibilita' e' possibile scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Gallera ha risposto anche in merito ai tamponi che vengono effettuati ai medici. "La Lombardia - ha ricordato - si e' sempre mossa secondo linee guida dell'Istituto Superiore di Sanita' (ISS). All'inizio i tamponi venivano effettuati su tutti i 'contatti diretti', poi l'ISS ha detto che andavano fatti solo ai 'sintomatici' e alle persone che arrivavano in Pronto Soccorso con sintomi. Lo stesso vale anche per gli operatori dei nostri ospedali".

Coronavirus, altro che "Cura Italia". Fontana stronca il governo: "Le misure del decreto sono pannicelli caldi che non risolvono niente. Ecco cosa ci vorrebbe"

Le misure contenute nel decreto ‘Cura Italia’ varato dal governo, "sono pannicelli caldi perché non prevedono la possibilità di una ripartenza economica e non prevedono il fatto che presto, purtroppo, e spero di essere smentito, c’è il rischio che" l’epidemia "parta anche in altre Regioni". Così il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ospite a ‘Circo Massimo’ su Radio Capital. "Per rimettere in piedi l'economia 25 miliardi sono niente - sottolinea Fontana - In questo momento si sta cercando di risolvere la malattia con i pannicelli caldi, che aiutano, per carità, ma non si risolve niente. O si ha il coraggio di dire 'facciamo misure drastiche per la sanità, per l’economia, se non abbiamo i soldi fa niente’ ma quando uno è in guerra" è in guerra


Risultato immagini per attilio fontana

"Con il governo abbiamo sempre collaborato ma abbiamo avuto visioni diverse, non ci sono dubbi - evidenzia - Ho la sensazione che chi non viva direttamente questa situazione faccia un po' fatica a rendersi conto di quale sia la realtà, perché quando si parla di poche decine di infettati e contagiati non è la realtà della Lombardia e sta diventando la stessa di Marche, Veneto ed Emilia Romagna".

"A Roma - osserva Fontana - faticano a rendersi conto della situazione. Se fosse stata fatta una comunicazione diversa… non si deve spaventare la gente ma la si deve allertare. Se si continua a mandare in tv gente che dice 'è solo un'influenza, state tranquilli' le persone poi si chiedono 'perché devo restare in casa?'".

Per il governatore “il vero grosso problema è che le restrizioni che potrebbero avere un significato non vengono rispettate. Ci sono ancora troppe persone che girano e che prendono sotto gamba le limitazioni che sono state imposte e fanno la vita di sempre".

Quanto agli spostamenti dei cittadini lombardi tracciati attraverso il monitoraggio delle celle telefoniche "non c’è un Grande fratello pubblico - rimarca - si notano solo i grandi flussi ma non c’è nessuna individuazione e nessuna volontà a farlo, volevamo solo cercare di capire quanto si muovessero sul territorio le macchine".

Fontana parla anche delle polemiche sugli ospedali. "L'ospedale da campo del San Raffaele è organizzato da privati, con medici privati, e meno male che lo hanno fatto - dice - Il tentativo di fare polemica da parte di qualcuno è davvero fuori luogo. Il privato sta dando una mano e cercare di mettere veleno su queste cose è infondato e fuori luogo".

Per l'ospedale dedicato ai malati Covid-19 che verrà realizzato in Fiera Milano "ci saranno dei contributi enormi da parte di imprenditori - sottolinea - ma l'ospedale è rigorosamente pubblico. A Bergamo non diciamo no, assolutamente. Il problema è una questione di medici che non ci sono. L'ospedale da campo che gli alpini hanno messo a disposizione lo possiamo montare ma se non ci sono medici…".

"Ora - annuncia il governatore lombardo - siamo in contatto con la Croce Rossa cinese che dovrebbe mandare un centinaio di medici con una specializzazione particolare. Appena arriveranno non li mandaremo a gestire l'ospedale da campo ma li distribuiremo sul territorio, recuperando medici italiani da indirizzare al nuovo ospedale".

"Le rianimazioni sono piene, i nostri medici e infermieri stanno facendo un lavoro eccezionale ma sono allo stremo - rimarca - Sono preoccupato del fatto che prima o poi anche loro possano cedere fisicamente oltre che psicologicamente. Se dovessero cedere loro sarebbe veramente un disastro”.

"Sono state fatte tante rianimazioni in più - sottolinea - Dall’inizio della crisi siamo riusciti a mettere sul campo più di 350 nuovi letti di rianimazione, un piccolo miracolo se si tiene conto che all’inizio ce ne erano 750. E' stato fatto uno sforzo immenso ma ora sta finendo anche questa ulteriore donazione. Stiamo chiedendo nuovi ventilatori e respiratori. Qualcosina sta arrivando".

Il presidente della Regione Lombardia torna anche sulla polemica scoppiata nei giorni scorsi in merito alle mascherine fornite dalla Protezione civile e definite 'fogli di carta igienica'. "Sulle mascherine lasciamo stare, non è arrivato molto - dice ai microfoni di 'Circo Massimo' - Quando ci fu la polemica la Protezione civile disse 'vi abbiamo dato 380mila mascherine' ma noi ne consumiamo 300mila al giorno. Non c’è la sensazione di quello che sta davvero succedendo".

Il governatore si rivolge poi ai cittadini: "Abbiamo bisogno di invertire i numeri. E’ un appello che faccio: state a casa, non uscite se non è necessario, solo per qualcosa di eccezionale. E quando uscite state da soli, non avvicinatevi agli altri”.

E rinnova il suo appello ai medici: "Ci servite! Pensavo ci fosse più risposta tra pensionati e specializzandi ma non c’è. Abbiamo carenza di medici perché quelli che ci sono, oltre a stare cedendo fisicamente, sono pochi. 18mila persone si sono infettate in questi giorni e dobbiamo curarle".

Coronavirus, drammatico appello di Fontana: "State a casa o misure ancora più rigorose. I numeri non si riducono, tra poco non potremo dare risposte a chi si ammala" (VIDEO)

Nuovo allarme del governatore della Lombardia, Attilio Fontana, sulla situazione nella sua regione per l'emergenza Coronavirus. "Purtroppo i numeri del contagio non si riducono - dice - continuano ad essere alti. Fra poco non saremo più nelle condizioni di dare una risposta a chi si ammala". Fontana è partito da qui per chiedere a tutti di "stare a casa". "Amici io lo sto dicendo in modo educato, ma fra un po' bisognerà cambiare il tono perché se non la capite con le buone bisogna essere un po' più aggressivi anche nel farvela capire. Non vi stiamo chiedendo un sacrificio così, ma per salvare delle vite umane. Ogni uscita di casa è un rischio per voi e per gli altri" - (VIDEO)


"Tutti i giorni faccio questo appello: amici, lo sto dicendo in modo educato ma tra poco bisognerà cambiare il tono, se non lo capite con le buone: non dovete uscire, dovete stare in casa". Lo ha detto il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, facendo il punto sull'emergenza Coronavirus in una diretta Facebook.

"Purtroppo - ha sottolineato il governatore lombardo - i numeri del contagio non si riducono, continuano ad essere saranno alti e tra poco non saremo in grado di dare una risposta a chi si ammala. Vi stiamo chiedendo un sacrificio per salvare le vite umane. Forse non lo avete ancora capito ma ogni uscita di casa è un rischio per voi e per gli altri. Se si dovesse andare avanti" con comportamenti errati "chiederemo al governo di emanare provvedimenti ancora più rigorosi".

Fontana ha inoltre lanciato un "appello accorato a tutti i medici e infermieri andati in pensione negli ultimi due anni, a quelli che svolgono la loro attività in strutture private, agli specialisti in rianimazione del pronto soccorso: mettetevi a disposizione del nostro sistema per darci una mano in questi giorni".

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