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updated 1:11 PM UTC, Oct 13, 2018

Caso Cucchi, colpo di scena e reazioni politiche: un carabiniere imputato accusa due colleghi di pestaggio. Salvini: "La sorella e la famiglia di Stefano vengano al Viminale". Ilaria: "Abbattuto il muro"

Clamorosa svolta oggi alla nuova udienza davanti alla Corte d'Assise del processo sulla morte di Stefano Cucchi, il geometra di 31 anni, deceduto il 22 ottobre del 2009 all'ospedale Sandro Pertini di Roma, sei giorni dopo essere stato arrestato per possesso di droga dai carabinieri che, secondo la Procura, lo hanno massacrato di botte. Francesco Tedesco, uno dei cinque militari imputati avrebbe confessato quanto successo durante e dopo le fasi dell’arresto di Cucchi, indicando come autori del pestaggio i colleghi Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro, accusati con Tedesco di omicidio preterintenzionale e di abuso di autorità e dicendo che il maresciallo Roberto Mandolini e il carabiniere Vincenzo Nicolardi erano a conoscenza di quanto avvenuto


Colpo di scena a inizio udienza del processo che vede cinque carabinieri imputati per la vicenda della morte di Stefano Cucchi. Il pm Giovanni Musarò ha reso noto un'attività integrativa di indagine dopo che uno dei carabinieri imputati, Francesco Tedesco, in una denuncia ha ricostruito i fatti di quella notte e ha "chiamato in causa" due dei militari imputati per il pestaggio. "Il 20 giugno 2018 - ha detto il pm - Tedesco ha presentato una denuncia contro ignoti in cui dice che quando ha saputo della morte di Cucchi ha redatto una notazione di servizio". In successive dichiarazioni ha poi chiamato "in causa gli altri imputati: Mandolini, da lui informato; D'Alessandro e Di Bernardo, quali autori del pestaggio; Nicolardi quando si è recato in Corte d'Assise, già sapeva tutto". I successivi riscontri della procura hanno portato a verificare che "è stata redatta una notazione di servizio - ha detto il pm - che è stata sottratta e il comandante di stazione dell'epoca non ha saputo spiegare la mancanza".

"Gli dissi 'basta, che c...fate, non vi permettete". Queste le parole che Francesco Tedesco disse ai suoi colleghi carabinieri Di Bernardo e D'Alessandro (anche loro imputati come lui di omicidio preterintenzionale, ndr) mentre uno "colpiva Cucchi con uno schiaffo violento in volto" e l'altro "gli dava un forte calcio con la punta del piede". E' quanto si legge nel verbale di interrogatorio di Tedesco del 9 luglio 2018. "Fu un'azione combinata, Cucchi prima iniziò a perdere l'equilibrio per il calcio di D'Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fede perdere l'equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore". Così Francesco Tedesco, accusando i carabinieri D'Alessandro e Di Bernardo, descrive le fasi del pestaggio di Cucchi nel verbale. "Spinsi Di Bernardo -aggiunge Tedesco- ma D'Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra".

Il ministro dell'Interno Salvini ha invitato la sorella Illaria e i parenti di Stefano al Viminale. 'Caso Cucchi, sorella e parenti sono i benvenuti al Viminale. Eventuali reati o errori di pochissimi uomini in divisa devono essere puniti con la massima severità, ma questo non può mettere in discussione la professionalità e l'eroismo quotidiano di centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi delle forze dell'ordine" ha precisato il ministro. "Quanto accaduto a Stefano Cucchi era inaccettabile allora e lo è ancor di più oggi, che sono emersi nuovi elementi scioccanti. Mi auguro che la giustizia faccia al più presto il suo corso e definisca le singole responsabilità. Chi si è macchiato di questo reato pagherà, ve lo assicuro. Lo voglio io, lo vuole questo governo e lo vuole tutta l'Arma dei Carabinieri, che merita rispetto. Ho la massima fiducia verso il Comando Generale e sono vicino alla famiglia di Stefano, ai suoi amici e ai suoi cari. Abbraccio tutti con grande affetto". Così su Fb il ministro della Difesa Elisabetta Trenta.

"Processo Cucchi. Udienza odierna ore 11.21. Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi".

E' quanto scrive in un post su Facebook Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il detenuto di 31 anni morto all'ospedale Sandro Pertini di Roma, commentando la notizia secondo cui uno dei carabinieri imputati, Francesco Tedesco, in una denuncia ha ricostruito i fatti di quella notte e ha "chiamato in causa" due dei militari imputati per il pestaggio

 "Oggi - ha dichiarato l'avvocato Eugenio Pini, difensore di Francesco Tedesco - c'è stato uno snodo significativo per il processo, ma anche un riscatto per il mio assistito e per l'intera Arma dei Carabinieri. Gli atti dibattimentali e le ulteriori indagini - ha aggiunto Pini - individuano nel mio assistito il carabiniere che si è lanciato contro i colleghi per allontanarli da Stefano Cucchi, che lo ha soccorso e che lo ha poi difeso. Ma soprattutto è il carabiniere che ha denunciato la condotta al suo superiore ed anche alla Procura della Repubblica, scrivendo una annotazione di servizio che però non è mai giunta in Procura, e poi costretto al silenzio contro la sua volontà. Come detto, è anche un riscatto per l'Arma dei Carabinieri perché è stato un suo appartenente a intervenire in soccorso di Stefano Cucchi, a denunciare il fatto nell'immediatezza e a aver fatto definitivamente luce nel processo". 

"Immensa soddisfazione, la famiglia Cucchi ne aveva diritto. Mi è venuta la pelle d'oca nell'apprendere la notizia. Tutti i dubbi sono stati tolti. Signora Ministro io sono un vero carabiniere. L'Italia intera ora aspetta i provvedimenti che prenderà sulla base di quello che è stato detto durante l'incontro. Sempre a testa alta. Bravo Francesco, da quest'oggi ti sei ripreso la tua dignità". Lo ha detto Riccardo Casamassima, l'appuntato dei carabinieri che con la sua testimonianza fece riaprire l'inchiesta sulla morte di Stefano Cucchi, commentando la notizia secondo cui uno dei carabinieri imputati, Francesco Tedesco, in una denuncia ha ricostruito i fatti di quella notte e ha "chiamato in causa" due dei militari imputati per il pestaggio.

 

(Fonte: Ansa)

Sicurezza in Lombardia, body cam per le Forze dell'ordine e SMART: in arrivo 400 mila euro destinati ai Comuni. Intervista all'assessore De Corato (VIDEO)

Nel corso dell'ultima riunione della giunta di Regione Lombardia sono stati aumentati di un terzo gli stanziamenti dedicati alle body cam, destinate alle polizie locali, e per l’acquisto di telecamere mobili per i Comuni. Ne ha parlato l'assessore alla Sicurezza, Riccardo De Corato a margine del Consiglio regionale a Palazzo Pirelli - (VIDEO)


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Regione Lombardia, ancora una volta è accanto ai Comuni con un bando che mette a loro disposizione una cifra importante: 400 mila euro per l’acquisto di telecamere mobili. Il bando “body-cam” ha infatti riscosso un notevole successo: la pagina del bando è stata visualizzata 2200 volte e sono arrivate 230 domande da comuni, sia singoli che associati, sia grandi che piccoli, situati in tutte le province. Visto il successo sono stati stanziati per il bando, con la legge di assestamento di bilancio del 10 agosto 2018, ulteriori 100 mila €, oltre ai 300 mila € iniziali.

Dunque si tratta di 134mila euro per i progetti presentati dai Comuni singoli e 266mila euro per i progetti presentati da Comunità Montane/Unioni di comuni e da enti associati per tutte le funzioni di polizia locale. La graduatoria finale sarà predisposta entro il 5 ottobre e con le nuove risorse sarà possibile finanziare circa un terzo in più delle domande pervenute, permettendo così ai comuni vincitori del bando l’acquisto di telecamere mobili trasportabili e utilizzabili per la rilevazione di infrazioni e controllo targhe e non istallate su impianti di videosorveglianza o ad altra struttura fissa, così da permettere un controllo più capillare del territorio, incrementando la sicurezza. La Regione, inoltre, finanzia da ormai 15 anni operazioni di prevenzione connesse anche alle stragi del sabato sera, che vedono la partecipazione coordinata di diversi comandi di Polizia Locale.

Queste operazioni si svolgono con il coinvolgimento delle Forze dell’Ordine, coordinate dalla Prefettura. Gli interventi riguardano in particolare la sicurezza stradale, l’abuso di alcool e sostanze psicotrope, controlli annonari e ambientali”, dichiara l’assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato. “Grazie al progetto SMART, acronimo che sta per Servizi di Monitoraggio Aree a Rischio del Territorio, che interesserà il territorio dell’area metropolitana di Milano, infatti, sarà possibile effettuare controlli di sicurezza stradale con l’impiego di etilometri, con l’intento di contrastare la guida in stato d’ebbrezza in modo da preservare sia l’incolumità di chi si mette alla guida dopo aver bevuto, sia quella degli altri utenti della strada. In tutte le precedenti 32 edizioni questi controlli hanno consentito di raggiungere un ottimo traguardo: zero morti per incidenti stradali nelle notti e nei territori in cui sono state effettuate. La 33esima edizione prevede il coinvolgimento di 62 comuni e oltre 400 operatori di PL e si svolgerà sempre nel milanese”, conclude De Corato.

Milano, sicurezza negli ospedali: Regione e Questura insieme per tutelare malati e personale sanitario. Tutte le interviste (VIDEO)

Il governatore Attilio Fontana insieme agli assessori Giulio Gallera  (Welfare) e Riccardo De Corato hanno presentato, insieme al questore di Milano, Marcello Cardona, un progetto pilota da estendere entro fine dicembre in ogni nosocomio


Parte da Milano un progetto sperimentale per rendere più sicuri gli ospedali pubblici e privati. Lo hanno presentato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana e gli assessori Giulio Gallera (Welfare) e Riccardo De Corato (Sicurezza) che, insieme al questore di Milano, Marcello Cardona, hanno incontrato tutti i direttori dei nosocomi di Milano e Provincia.

GALLERA: INTERVENTI A TUTELA DEI MALATI E DEL PERSONALE - "Quello della sicurezza all'interno dei nostri ospedali - ha detto Gallera - è un tema molto delicato e complesso e sta creando molte difficoltà alle nostre strutture sanitarie. Stiamo studiando come intervenire a tutela dei malati e dei degenti, degli operatori aggrediti da persone che sostano nei pronto soccorso o negli anfratti e del personale aggredito dai pazienti. Abbiamo trovato grande disponibilità da parte del questore di Milano, Marcello Cardona, che si è messo subito a disposizione per dare un significativo aiuto a risolvere questo problema. Milano vuole essere un incubatore e un modello. Vogliamo trovare soluzioni specifiche per ciascun ospedale perché ognuno ha necessità e peculiarità proprie".

ENTRO DICEMBRE RESE NOTE MISURE PRESE OSPEDALE PER OSPEDALE - "Entro dicembre - ha aggiunto - faremo il punto per rendere note tutte le misure che saranno prese ospedale per ospedale. L'obiettivo è quello di applicare, a partire da Milano, un modello che poi, plasmato secondo le singole esigenze degli ospedali, sarà replicato anche nel resto della Regione".

FONTANA: PARTE DALLA LOMBARDIA NUOVO MODELLO DI SICUREZZA - "Ringrazio il questore Cardona - ha detto il presidente Fontana - per la grandissima disponibilità che ci ha dimostrato partecipando a questo incontro che segna la nascita di un nuovo modello di sicurezza all'interno dei nosocomi. Si dovranno fare proposte confacenti alle esigenze dei singoli ospedali. Oggi inizia un percorso che, sono certo, contribuirà a risolvere questa situazione preoccupante e alla quale vogliamo rispondere concretamente".

DE CORATO: PRIMO ESPERIMENTO IN ITALIA - L'assessore De Corato ha evidenziato "L'eccezionalità di questo incontro, il primo del genere in Italia". "Bisogna cambiare mentalità nell'affrontare questo problema - ha aggiunto - e lo faremo con misure concrete a partire, per esempio, dall'installazione di strumenti come colonnine o pulsanti di sos collegate direttamente con le centrali operative. Stiamo pensando di coinvolgere anche poliziotti e carabinieri in pensione o congedo oltre a guardie private. Stiamo anche cercando di estendere anche agli ospedali la possibilità di partecipare ai bandi per la Videosorveglianza così da rendere ancora più sicure le strutture".

Aggressioni sui treni, in Lombardia un bollettino di guerra. Infatti c'è chi vuole l'esercito... Parla il governatore Fontana (VIDEO)

Dopo la serie di violenze compiute da immigrati a bordo di treni lombardi ai danni soprattutto del personale ferroviario da più parti si chiede una reazione forte. La richiesta di impiegare sulle linee anche i militari è stata appoggiata dall'assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti, Claudia Terzi. Oggi lo stesso presidente della Regione, Attilio Fontana, non ha escluso l'ipotesi. Ecco cosa detto ai nostri microfoni

Rapinare i cinesi? Pessima idea. Titolari di un sushi bar prendono a coltellate i malviventi che finiscono male

Cruenta rapina con spari e coltellate nel sushi bar Fuel di via Cassanese, a Segrate, alle porte di Milano. In manette sono finiti due rapinatori, pregiudicati di 38 e 41 anni. Ferito, ma non in pericolo di vita, il proprietario del bar, cinese di 35 anni. Quando i malviventi hanno estratto le pistole la vittima, in risposta, li ha affrontati con un coltello riuscendo a colpirli in diverse parti del corpo. A quel punto i pregiudicati hanno iniziato a sparare con due pistole calibro 22. Il cinese è stato medicato al San Raffaele, stesso ospedale in cui è stato arrestato il 41enne, dopo essere stato costretto a ricoverarsi per le ferite. Il complice 38enne è stato bloccato nel suo appartamento. Le immagini diffuse dai carabinieri - (VIDEO)


Armati di pistola e con il volto parzialmente travisato da una parrucca, nella notte tra domenica 4 febbraio e lunedì 5, due rapinatori hanno assaltato il bar sushi Fuel di via Cassanese 177, a Segrate, nel Milanese. Intorno alle 23.30 i due malviventi sono entrati nel locale e hanno prelevato il registratore di cassa. Per difendere l'incasso della giornata, il proprietario, 35enne cinese, e il suo socio reagiscono impugnando i colltelli da cucina e ferendo i malviventi. Nella colluttazione i rapinatori esplodono tre colpi di pistola che vanno a segno: due colpiscono il titolare del bar al torace, uno al gluteo il titolare. L'uomo è stato soccorso dal 118 e trasportato all'ospedale San Raffaele, non sarebbe in pericolo di vita. Ferito lievemente il socio, trasportato anche lui al San Raffaele per diverse contusioni e abrasioni. 

La fuga dei rapinatori, 41 e 38 anni, entrambi pregiudicati, è durata poche ore. Il 41enne è stato costretto a fermarsi in strada per le gravi ferite di arma da taglio. Poco dopo le 3 della notte, l'uomo viene notato in via Amendola da un passante che dà l'allarme, credendo si tratti di un malore. Sul posto viene inviata un'ambulanza che lo trasporta in codice giallo all'ospedale Istituti Clinici Città Studi. In ospedale si recano anche i carabinieri di San Donato Milanese che indagano sulla rapina al bar sushi e in poche ore chiudono il cerchio: il ferito soccorso in strada è uno dei due rapinatori. Il complice viene raggiunto poco dopo nel suo appartamento. Anche lui viene trasportato in ospedale per le ferite di arma da taglio. Entrambi finiscono in manette per rapina e tentato omicidio. (Fonte: il Giorno)

 

Visita del Papa a Milano e Monza, Maroni: "Un evento straordinario e storico, la Regione sta mettendo in campo tutte le risorse necessarie"

Sicurezza, trasporti, assistenza sanitaria e soluzioni logistiche. Il governatore lombardo parla a margine della conferenza stampa di presentazione del piano organizzativo per l'arrivo di Bergoglio il 25 marzo prossimo: "C'è grande attesa e stiamo facendo un grande lavoro di squadra tra tutte le istituzioni. Che dono faremo al Santo Padre? Non si svelano le sorprese in anticipo" - (VIDEO)


Per la visita di Papa Francesco a Milano, il prossimo 25 marzo, sono attesi 600 mila fedeli. Un appuntamento straordinario che è stato presentato in una conferenza stampa all'Arcivescovado di Milano, dove hanno partecipato, tra gli altri il cardinale ambrosiano, Angelo Scola, il sindaco, Giuseppe Sala e il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, oltre ai prefetti di Milano e Monza. Il moderator curiae, monsignor Bruno Marinoni, ha spiegato che i costi dell'evento, ad oggi, sono stati stimati in 3 milioni e 235 mila euro, mentre le entrate, sempre a oggi, tra sponsor e donazioni, sono di 1 milione e 300mila, il divario sarà colmato dalla diocesi milanese.
Numerosi, inoltre, i volontari, circa 3700, che assisteranno i fedeli nelle varie tappe della visita pastorale di Bergoglio, in particolare durante la Messa che sarà celebrata alle 15 nel parco di Monza. Sono stati, inoltre, predisposti 2.500 parcheggi per i pullman, 20mila posti per le biciclette e 408 treni, di cui 66 speciali. La Regione Lombardia, ha assicurato Maroni, si occuperà di sicurezza e servizi sanitari mettendo in campo una squadra di 1.150 agenti agenti di polizia locale, oltre 1.700 volontari tra Milano e Monza, oltre a 4 presidi medici e 106 squadre sanitarie.

Moschee, la Lombardia va avanti. Maroni: "La Consulta ha confermato la nostra legge". Beccalossi: "Aiutiamo le Forze dell'ordine nella prevenzione del terrorismo"

Intervista all'assessore regionale al Territorio, incaricata dal governatore di occuparsi anche del tema dei luoghi di culto e della questione islamica: "I sindaci ci hanno chiesto aiuto per regolamentare il fenomeno. E' necessario avere informazioni precise per evitare rischi" - (VIDEO)


La Regione Lombardia detta le regole sui centri culturali islamici presenti sul proprio territorio. La giunta Maroni ha presentato una circolare in cui si chiarisce che i centri nati dopo l'entrata in vigore della legge regionale del 2015 sui nuovi luoghi di culto (la cosiddetta legge "anti-moschee"), in cui si svolge regolarmente attività di preghiera sono equiparabili alle moschee e vi si devono applicare le stesse norme urbanistiche. Per i centri culturali islamici preesistenti alla legge regionale, vi si possono svolgere attività di culto solo se lo si è segnalato al Comune, che dovrà fare una variante al Pgt (Piano di governo del territorio), inserendolo nel Piano per le attrezzature religiose. Il contenuto della circolare è stato illustrato in una conferenza stampa del dopo giunta a Palazzo Lombardia dall'assessore al Territorio Viviana Beccalossi, incaricata dal governatore Roberto Maroni di occuparsi anche del tema dei luoghi di culto e del fenomeno islamico in Lombardia. Beccalossi ha spiegato che il provvedimento risponde "all'esigenza dei sindaci di aver più chiarezza nelle regole su quei centri culturali islamici che, a detta dei sindaci, sono di fatto delle moschee". "Nessuno pensa che siano popolati da terroristi ma è importate sapere dove sono e chi li frequenta", ha detto l'assessore. Maroni, presente alla conferenza stampa ha ricordato che la legge regionale, che mesi fa è stata oggetto di "un paio di rilievi" dalla Consulta, è "in vigore per tutte le altre parti".

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