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updated 1:54 PM UTC, Sep 24, 2020

Clima, buone notizie: l'agenzia Ue per l'ambiente dice che le emissioni nel 2019 sono scese del 4% rispetto all'anno precedente

"La tendenza al ribasso riflette la forte e costante crescita delle energie rinnovabili in Europa e lʼabbandono del carbone"


Nel 2019 le emissioni di gas serra nell'Ue sono diminuite del 4% rispetto al 2018, e del 24% sul 1990 (26% se si include il Regno Unito). E' quanto emerge dai dati preliminari sulle emissioni 2019 dell'Agenzia europea per l'ambiente. Se confermata, sarebbe la diminuzione più significativa in 10 anni, e risulterebbe già superato l'obiettivo Ue di riduzione delle emissioni del 20%, rispetto ai livelli del 1990, entro il 2020.

La tendenza al ribasso, scrive in una nota l'agenzia, riflette la forte e costante crescita delle energie rinnovabili in Europa e l'abbandono del carbone, motivato in particolare dall'aumento dei prezzi delle emissioni di carbonio nel mercato.

Il calo si è verificato in un periodo di crescita economica e "dimostra che è chiaramente possibile raggiungere obiettivi di riduzione più ambiziosi entro il 2030, aprendo la strada alla neutralità climatica dell'Ue entro il 2050". In un altro dossier, l'Aea conferma che l'Ue sta raggiungendo i suoi obiettivi per eliminare gradualmente le sostanze che riducono lo strato di ozono. Nel 2019, per il settimo anno consecutivo, l'Ue ha distrutto o esportato più sostanze dannose per l'ozono di quante ne ha prodotto o importato. 

L'uomo ha preso in prestito la vita dal pianeta Terra ma il 22 agosto, l'umanità ha superato il punto di non ritorno

La pandemia da coronavirus ha ridotto la nostra attività e la produzione industriale, con un effetto benefico sull'ambiente. Tuttavia, non ha impedito l'inizio della Giornata mondiale del debito ambientale. Quest'anno è arrivata il 22 agosto. Ciò significa che l'umanità ha speso la fornitura annuale di risorse rinnovabili sulla Terra e ora vive indebitata dal suo pianeta e dalle generazioni future.


Debito ambientale cumulativo - 18 anni

La data della Giornata mondiale del debito ambientale viene calcolata annualmente. Questo viene fatto dal think tank Global Footprint Network. Gli esperti confrontano il tasso di consumo umano di risorse biologiche (questa è chiamata impronta ecologica), con la capacità del pianeta di rigenerarsi, cioè di produrre materiali biologici utilizzati dalle persone e assorbire i rifiuti che esse stessi lasciano. La formula che tiene conto di questi indicatori determina in quale giorno dell'anno in corso l'umanità utilizzerà la sua scorta di risorse, il cui ripristino richiederà al pianeta un anno solare. Più la data si sposta verso dicembre, minore è il nostro debito ambientale. Più ci si avvicina all'inizio dell'anno, più è grande.

 

 

Negli anni '70, quando gli scienziati iniziarono a fare tali calcoli, il boom dei consumi non si era ancora rafforzato e il debito ambientale era piccolo. Tuttavia, di anno in anno è cresciuto e si è accumulato: ora l'umanità consuma circa il 60% in più di quanto la Terra è in grado di produrre (o, al contrario, utilizzare) in un anno. Al momento, il debito ambientale totale è di 18 anni: questo è il tempo che impiega il pianeta per recuperare le risorse naturali che abbiamo esaurito.

Gli esperti del Global Footprint Network hanno ripetutamente attirato l'attenzione sul fatto che la Giornata del debito ambientale si sposta costantemente verso l'inizio dell'anno. Nel 2019 è arrivato il 29 luglio. Nel 2020, la pandemia di coronavirus apparentemente ha avuto un ruolo: ha leggermente rallentato i consumi e ridotto il volume delle emissioni dei veicoli e della produzione. L'impronta ecologica è diminuita del 9,3% quest'anno rispetto al 2019. Le emissioni di anidride carbonica sono diminuite del 14,5%, la deforestazione è diminuita del 9%, tuttavia, l '"impronta alimentare" dell'umanità è rimasta allo stesso livello.

“La pandemia ha avuto un impatto significativo sul sistema alimentare. Dopo la chiusura di molti locali (caffè, ristoranti, bar), anche i residenti dei paesi ad alto reddito hanno iniziato a mangiare a casa”, ha affermato in un rapporto il centro di analisi. In termini di famiglia e consumo, è probabile che lo spreco di cibo diminuisca poiché mangiare a casa è solitamente più efficiente: le persone possono regolare le porzioni e gli avanzi possono essere conservati e riutilizzati. Ma la pandemia ha messo a nudo la straordinaria fragilità dei nostri sistemi alimentari. Nei paesi a più alto reddito, le catene di approvvigionamento non sono riuscite a rispondere alla chiusura delle frontiere, provocando enormi perdite di cibo, con un impatto sull'ambiente ".

Una delle stazioni sottomarine di Cousteau.

 

"Rischiamo di perdere civiltà"

Grazie alla pandemia COVID-19, la Giornata del debito ambientale si è spostata di oltre tre settimane quest'anno per raggiungere il 22 agosto. Tuttavia, gli ecologisti sottolineano che questo è temporaneo e il problema non è stato risolto.

"Le riduzioni delle emissioni nel 2020 sono benvenute, ma questo risultato non si basa su infrastrutture migliorate e impatti ambientali mirati", afferma Mathis Wackernagel, fondatore e presidente del Global Footprint Network . “Dobbiamo posticipare in modo mirato, calcolato e continuo la Giornata mondiale del debito ambientale, non fortuitamente a causa di un disastro. Questo non è il tipo di trasformazione di cui abbiamo bisogno. È di breve durata. Il blocco causato dal coronavirus ha portato a una diminuzione dell'impronta ecologica di quasi il 10%, ma utilizziamo ancora così tante risorse biologiche, come se vivessimo non su un pianeta, ma su 1,6 pianeti come la Terra. Se non cambiamo, rischiamo di perdere la nostra civiltà, perché è in pericolo ".

Il capo dell'organizzazione spera che sia possibile cambiare le abitudini di consumo in breve tempo, come ha dimostrato l'esperienza della pandemia. E l'avvento della Giornata mondiale del debito ambientale è "un'opportunità senza precedenti per riflettere sul futuro che vogliamo". Ma sono necessari cambiamenti sistemici, prima di tutto: nella coscienza di massa, un atteggiamento attento nei confronti della natura e delle sue ricchezze.

 

 

A proposito, l'Environmental Debt Day viene calcolato non solo per l'intero pianeta, ma anche per i singoli paesi, a seconda del loro livello di consumo. Per gli USA quest'anno è caduto il 14 marzo, in Russia il punto di non ritorno è stato superato il 25 maggio. La maggior parte dei paesi dell'Europa occidentale ha superato questa linea a maggio. Invece paesi come Cuba, Nicaragua, Iraq, Ecuador, Indonesia lo hanno raggiunto solo a dicembre.

I pericoli di cui non siamo a conoscenza; il riscaldamento artico è più veloce di quanto previsto

L'Artico si sta riscaldando molto più velocemente di quanto gli attuali modelli climatici spieghino, alimentando il caldo estremo e la improvvisa scomparsa del ghiaccio marino in tutta la regione


Durante gli ultimi 40 anni nell'Oceano Artico tra Russia, Canada ed Europa, le temperature sono aumentate di 1,5 gradi ogni decennio, pari a circa 6° centigradi. Uno studio svolto dell'Università di Copenaghen mette i luce i gravi pericoli a cui sta andando in contro il delicato e già molto provato ecosistema mondiale. "Abbiamo chiaramente sottostimato il tasso di aumento della temperatura nell'atmosfera più vicina al livello del mare " , ha detto il professore dell'Università di Copenhagen Jens Hesselbjerg Christensen, uno dei ricercatori che ha svolto lo studio. Questo aumento, ha continuato, "alla fine ha causato la scomparsa del ghiaccio marino più velocemente di quanto avevamo previsto".

Secondo la ricerca, nel 2019 il recupero del ghiaccio marino artico è rallentato a livelli record, questo è stato il secondo anno più caldo sulla Terra, raggiungendo livelli impensati durante l'estate.

Studi precedenti affermavano che l'Artico si era riscaldato di 0,75 gradi Celsius negli ultimi dieci anni. Questi studi avevano previsto la totale scomparsa del ghiaccio nell'Oceano Artico, entro 20 anni. "I cambiamenti stanno avvenendo così rapidamente durante i mesi estivi che con molta probabilità, il ghiaccio marino scomparirà più velocemente di quanto la maggior parte dei modelli climatici abbia mai previsto" , ha affermato Christensen nell'ultimo studio.

La Russia è la nazione che sta soffrendo maggiormente di questo cambiamento climatico, il suo ampio territorio artico più a nord si sta riscaldando 2,5 volte più velocemente del resto del mondo.

L'Artico russo nel mese di giugno di quest'anno ha raggiunto temperature record, con incendi anormali della tundra e rapido scioglimento del permafrost in tutta la regione, una distruzione che difficilmente la natura potrà recuperare.

Meteo, altro che primavera! Illusione nel weekend, poi di nuovo il freddo e... la neve

Gli esperti de iLMeteo.it non ci danno buone notizie, cosa che di cui avremmo bisogno anche se costretti a rimanere chiusi in casa. Miglioramenti si registreranno nelle prossime ore con clima mite un po' ovunque per quanto riguarda sabato e domenica, ma dalle prime ore di lunedì 30 marzo si attuerà una poderosa irruzione di aria polare. L’Italia vivrà ancora giornate tipicamente invernali con venti freddi artici che accompagneranno fronti perturbati che riporteranno la neve fino in pianura anche al Nord


 METEO – Freddo e NEVE sull'Italia anche ad APRILE: tutti i ...

Nei prossimi giorni ci aspetta un vero e proprio colpo di scena dal punto di vista meteo, con il ritorno a condizioni di crudo inverno. Nel corso della prossima settimana ci aspettiamo infatti una nuova irruzione dalla Russia che porterà gelo e neve fino in pianura. Attenzione anche ai temporali con grandine.
Scopriamo subito la previsione giorno per giorno per questa ennesima pazza settimana primaverile.

Come possiamo vedere dalla mappa, già dalla giornata di lunedì una massa d'aria molto fredda per la stagione piomberà sull'Italia direttamente dai quadranti settentrionali del continente europeo (nucleo gelido originario posizionato tra Scandinavia Russia). Gli effetti non tarderanno a farsi sentire con la possibilità concreta di forti rovesci temporaleschi in particolare al Centro-Nord. La neve cadrà inizialmente a quote collinari lungo l'arco alpino ed oltre i 1200 metri sugli Appennini, ma attenzione, la vera sorpresa potrebbe arrivare tra la serata e le prime ore di martedì quando l'ulteriore afflusso di aria fredda potrebbe far letteralmente crollare le temperature.

Se ciò venisse confermato ci aspettiamo intense nevicate fin sulle pianure di Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte. Anche per tutta la mattinata di martedì i fiocchi potrebbero cadere su città come Milano, Torino, Bologna, Verona e localmente fin quasi sulle coste della Liguria. Altrove il maltempo continuerà ad insistere con temporali e piogge su tutte le regioni del Centro, nonché su parte della Campania e della Puglia. Attenzione anche alle grandinate a causa dei forti contrasti termici che favoriranno lo sviluppo di imponenti celle temporalesche.

Mercoledì avremo le ultime precipitazioni, sotto forma nevosa fino a bassa quota, poi è previsto un graduale miglioramento al Nord. Sul resto dell'Italia avremo invece ancora tante piogge e rovesci, con nevicate oltre i 1400 metri di quota sugli Appennini. Queste condizioni insisteranno anche nella giornata di giovedì.
Insomma il maltempo faticherà ad abbandonare il nostro Paese e successivamente le incertezze aumentano, vista la distanza temporale; molto probabilmente comunque dovremo fare i conti ancora con temperature sotto media e frequenti precipitazioni.

 

(Fonte: iLMeteo.it)

 

Un'Europa a due velocità, la Germania "vola" in autostrada

Bocciata la proposta di fissare una velocità massima di 130 chilometri orari, sostenuta dalla maggioranza della popolazione tedesca e delle organizzazioni ambientaliste


La Germania rimarrà il paradiso dei conducenti che amano l'alta velocità. Il Consiglio federale tedesco (Bunderat) e la Camera che rappresenta i 16 stati federati, hanno rifiutato di fissare un limite di velocità sulla famosa rete autostradale del paese. Andando contro alla volontà dei cittadini e alle regole che impongono un abbassamento dei livelli di inquinamento attuati nei maggiori paesi europei. 

La misura era stata proposta del Comitato Ambiente della Camera di Stato nell'estate del 2019 e i rappresentanti degli Stati federati dovevano votare a favore o contro l'imposizione di un limite di velocità di 130 km all'ora. Il Partito socialdemocratico (SPD) e i Verdi avevano appoggiato la proposta, ma i due partiti cristiani democratici, il CDU e il CSU di Baviera, nonché il Partito liberale (FDP), si sono opposti ai nuovi limiti, votando contro. 

Le complicate relazioni politiche esistenti all'interno dei governi regionali alla fine hanno definitivamente chiuso l'iniziativa, sostenuta dalla maggioranza della popolazione e da numerose organizzazioni ambientaliste, che combattono l'inquinamento nelle città. 

Il limite di velocità sulle autostrade tedesche, aveva causato alla fine dello scorso anno un'aspra polemica all'interno del governo a causa delle diverse opinioni esistenti tra le tre parti che compongono la coalizione, la SPD, la CDU e la CSU. I socialdemocratici erano a favore della fissazione di un limite con l'obiettivo di ridurre gli incidenti mortali e le emissioni inquinanti, ma i due partiti cristiano-democratici si sono sempre opposti alla misura, perché ritenevano che un limite di velocità sulle autostrade potesse causare seri problemi per Giganti dell'industria automobilistica tedesca, come Mercedes Benz, BMW, Audi e le iconiche fabbriche di auto sportive come Porsche.

Nel mese di ottobre dello scorso anno, i Verdi hanno tentato di ottenere l'approvazione del limite di velocità nel parlamento federale, il Bundestag, ma il tentativo è fallito ancor prima di partire. La proposta per abbassare il limite di velocità è stata infine recuperata dal Comitato per l'ambiente del Bundesrat ed è stato inclusa in un pacchetto di modifiche alla legge sulla circolazione stradale, che intendono, ad esempio, rendere più sicuro e più attraente l'uso della bicicletta nelle città. Poco dopo aver saputo del risultato del voto, il Primo Ministro della Sassonia, Michael Kretschmer (CDU), ha difeso il suo voto contro, in un messaggio Twitter: "La Germania ha abbastanza leggi, regolamenti e divieti, non è necessario aggiungerne un altro".

L'organizzazione ambientalista Deutsche Umwelthilfe (DUH), da parte sua, ha espresso la sua delusione per il fallimento nel far approvare al Bundesrat una legge che andava verso la protezione del clima e ha diramato un comunicato stampa velenoso: "Ancora una volta le sedi di BMW, Daimler e VW hanno dimostrato che la politica del trasporto in Germania non è determinato dai rappresentanti eletti del popolo, ma dal più potente gruppo di pressione industriale in Germania".

 

  • Pubblicato in Esteri

Integratori Biodinamici, la ricerca italiana si fa strada nel mondo

 Terapia complementare enzimatica: il nuovo paradigma di ogni strategia medica


“La trasformazione dell’energia è la primaria funzione degli esseri viventi” questa è stata la prima frase pronunciata da Pasquale Ferorelli all'apertura del convegno tenutosi a Vienna lo scorso 10 Novembre. Una platea di professionisti del settore medico, farmaceutico ed universitario, si è riunita presso la sala convegni Springer Schlosell per approfondire, durante otto ore ininterrotte, le tematiche studiate e messe in pratica dai Ricercatori Citozeatec, l’azienda italiana che, tramite biotecnologie industriali a conversione enzimatica, produce componenti Biodinamici. Osservando il ruolo degli enzimi e conoscendone a fondo l’attività, possiamo chiaramente entrare nella consapevolezza che ciò che noi chiamiamo “malattia”, altro non è che un “disordine enzimatico”, che causa uno scompenso energetico. Una problematica energetica che è necessario riorganizzare affinché gli enzimi possano rigenerare i componenti per la cellula. Una prova di ciò viene dagli studi clinici evidenziati durante il convegno, dove è stato possibile osservare, diversi casi clinici connessi alla rigenerazione cellulare: dalla completa ricrescita della prima falange dell’indice della mano destra di una bambina di tre anni, all'osservazione della “restitutio ad integrum” di una ferita causata da incidente con motosega, in cui si erano danneggiati nervi e tendini. Il tutto corredato da spiegazioni derivanti da ricerche scientifiche condotte presso svariate Università italiane ed estere con cui collabora Citozeatec. Ogni caso clinico riportato è stato seguito dall'analisi delle ricerche condotte in linea sperimentale, validanti la reale potenzialità dei componenti Biodinamici. In riferimento ai casi di rigenerazione tissutale è stata illustrata la ricerca condotta su sistema murino che ha prodotto la rigenerazione del midollo spinale. A conferma della teoria che ipotizza l’attivazione di cellule staminali tramite l’utilizzo, principalmente di Citozym, preparato biodinamico contenente una vasta gamma di attivatori enzimatici, Ferorelli titolare della suddetta azienda, ha riportato il caso di un paziente di 83 anni affetto da carcinoma epiteliale della base cranica, dimesso dall'ospedale in quanto insensibile alle terapie d’elezione proposte. Successivamente all’utilizzo di Citozym, per uso topico ed orale, le immagini illustrate alla platea mostravano evidente rigenerazione dell’osso cranico e del cuoio capelluto, con conseguente netto miglioramento delle condizioni di vita del paziente. Altro esempio rilevante, a conferma della validità dei preparati biodinamici, è stato il caso di un ragazzo di 20 anni che presentava una profonda lesione alla regione lombare a seguito di un incidente stradale in moto: dopo un trattamento di 10 giorni, le foto mostravano rigenerazione della cute e corretta riepitelizzazione, con assenza di tessuto fibrotico. Il successo dell’evento ha generato il progetto condiviso da medici, biologi e ricercatori partecipanti, di pianificare nel 2019 una serie di workshop monotema ici dedicati all'utilizzo di preparati biodinamici nei campi di impiego più diversi. Si sono inoltre approfondite le ricerche eseguite su numerose patologie con attenzione particolare alla ricerca della riduzione della stenosi carotidea da placca ateromasica.

 

A Pechino, Emmanuel Macron e Xi Jinping si sono uniti nelle critiche a Donald Trump

Il terzo e ultimo giorno della visita del Capo di Stato francese in Cina è stato caratterizzato dalla firma di circa 40 accordi e contratti.


I diplomatici lo sanno: niente di meglio per avvicinare due paesi che trovare un avversario comune. Incontro a Pechino mercoledì 6 novembre, terzo e ultimo giorno della visita ufficiale di Emmanuel Macron in Cina, il presidente francese e il suo omologo Xi Jinping hanno mostrato le loro convergenze di vedute, persino la loro unità, di fronte all'unilateralismo di Donal Trump, sia in campo commerciale che ambientale e sulla questione iraniana.

Dopo un'intervista al Palazzo del Popolo, i due capi di stato hanno descritto l'accordo sul clima di Parigi come "processo irreversibile" e "bussola", denunciando formalmente gli Stati Uniti. In un "Appello di Pechino sulla conservazione della biodiversità e sui cambiamenti climatici", pubblicato per l'occasione, entrambi i paesi affermano "il loro forte impegno a migliorare la cooperazione internazionale in materia di cambiamenti climatici per garantire l'attuazione dell'accordo, di Parigi totale ed efficace .

"Deploro le scelte fatte da alcuni e voglio comprenderle come scelte marginali", ha dichiarato Emmanuel Macron, un chiaro riferimento alle esternazioni di Donald Tump ma senza mai menzionare gli Stati Uniti. "Perché quando Cina, Unione Europea, Russia (che ha ratificato l'Accordo di Parigi qualche settimana fa), si impegnano fermamente, la scelta isolata dell'uno o dell'altro non è sufficiente per cambiare rotta, servono solo a emarginare e isolare".

Qualche istante prima, i due capi di stato avevano elogiato il multilateralismo, in un attacco non troppo inequivocabile contro Donald Trump. A sua volta, Xi Jinping ha affermato la sua opposizione alla "legge della giungla e agli atti intimidatori " , "protezionismo e gioco a somma zero" e "il tentativo di porre gli interessi nazionali al di sopra di quelli dell'umanità.

Smog, l'Italia è il paese europeo in cui si muore di più per colpa del biossido d'azoto. Torino contende a Parigi e Londra il primato di città più inquinata da NO2

Due milioni di italiani vivono in aree, soprattutto la Pianura Padana, dove i limiti Ue per i tre inquinanti principali sono violati sistematicamente. I dati dell'Aea rivelano comunque un leggero miglioramento


L'Italia è il primo paese dell'Ue per morti premature da biossido di azoto (NO2) e nel gruppo di quelli che sforano sistematicamente i limiti di legge per i principali inquinanti atmosferici. I dati delle centraline che rilevano lo smog sono stati raccolti e analizzati dall'Agenzia europea per l'ambiente (Aea) nel rapporto annuale sulla qualità dell'aria. Secondo l'analisi dei rilevamenti 2016, la Penisola ha il valore più alto dell'Ue di decessi prematuri per biossido di azoto (NO2, 14.600), ozono (O3, 3000) e il secondo per il particolato fine PM2,5 (58.600).

Complessivamente nell'Ue a 28 lo smog è responsabile di 372mila decessi prematuri, in calo dai 391mila del 2015. Come nel quadro generale europeo, i dati indicano un miglioramento anche per l'Italia rispetto al 2015, quando l'Eea stimava i decessi prematuri per NO2 nel nostro paese a 20mila unità. Le rilevazioni più recenti, datate 2017, vedono le concentrazioni di polveri sottili (PM2,5) più elevate in Italia e sei paesi dell'est (Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Polonia, Romania e Slovacchia).

Torino contende a Parigi e Londra il primato di città europea più inquinata da NO2 e, tra le città più piccole, Padova si segnala per l'alta concentrazione media di PM2,5 e PM10. La situazione non migliora nelle aree rurali nazionali, con superamenti dei limiti giornalieri di particolato registrati in sedici delle 27 centraline che hanno rilevato valori irregolari nell'Ue.

Due milioni di italiani vivono in aree, soprattutto la Pianura Padana, dove i limiti Ue per i tre inquinanti principali sono violati sistematicamente.

 

  • Pubblicato in Salute
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