Il riscaldamento globale e lo scioglimento dei ghiacci, ora mettono a rischio l'esistenza dell'uomo

L'improvviso scioglimento dei ghiacci nell'Artico, potrebbe raddoppiare il riscaldamento dovuto ai gas serra, a causa delle molteplici sostanze chimiche e pericolose rilasciate dalla tundra.


Questo è chiaro: l'Artico si sta riscaldando velocemente e i terreni congelati iniziano a scongelarsi, spesso per la prima volta in migliaia di anni. Ma come ciò accade e cosa succede veramente durante lo scioglimento del ghiaccio?

Quando la temperatura del terreno sale sopra lo zero, i microrganismi distruggono la materia organica nel terreno. I gas serra - tra cui anidride carbonica, metano e protossido di azoto - vengono rilasciati nell'atmosfera, accelerando il riscaldamento globale. I suoli nella regione del permafrost contengono il doppio di carbonio di quanto ne contiene l'atmosfera, quasi 1.600 miliardi di tonnellate.

Quale frazione del permafrost si decomporrà per prima? Il Carbonio sarà rilasciato all'improvviso, o filtrerà lentamente? Queste sono solo le prime due domande alle quali gli scienziati vogliono trovare risposte, prima che il danno ci porti al punto di non ritorno.

Gli attuali modelli di rilascio di gas serra e clima presuppongono che il permafrost si disgeli gradualmente dalla superficie verso il basso. Gli strati più profondi di materia organica saranno esposti per decenni o addirittura secoli e alcuni modelli stanno già iniziando a seguire questi lenti cambiamenti.

Ma i modelli stanno ignorando un problema ancora più preoccupante. Il terreno ghiacciato non blocca solo il carbonio: tiene fisicamente insieme il paesaggio. Attraverso le regioni artiche e boreali, il permafrost sta collassando improvvisamente, le sacche di ghiaccio al suo interno si stanno sciogliendo velocemente. Invece di pochi centimetri di terreno che si scongelano ogni anno, diversi metri di terreno possono essere destabilizzati in pochi giorni o settimane. La terra può affondare o essere inondata da improvvisi laghi e zone umide.

Lo scongelamento improvviso del permafrost è drammatico. Tornando ai siti in Alaska, ad esempio, spesso scopriamo che le terre che erano state ricoperte da foreste un anno fa sono ora coperte da laghi. I fiumi che una volta scorrevano liberi sono densi di sedimenti. I fianchi delle colline possono liquefare, a volte portando con sé attrezzature scientifiche sensibili.

Questo tipo di scongelamento è un problema serio per le comunità che vivono attorno all'Artico. Le strade si piegano, le case diventano instabili. L'accesso ai cibi tradizionali sta cambiando, perché sta diventando pericoloso viaggiare attraverso la terra per cacciare.

Fonti: rif. 2 & G. Hugelius et al. Biogeosciences 11 , 6573-6593 (2014)

In breve, il permafrost si sta sciogliendo molto più rapidamente di quanto i modelli hanno previsto, con conseguenze sconosciute per il rilascio di gas serra.

Come stanno operando i ricercatori

Il permafrost è un terreno perennemente ghiacciato. È composto da terra, roccia o sedimenti, spesso con grossi pezzi di ghiaccio mescolati e circa un quarto della terra nell'emisfero settentrionale è completamente congelato. Il carbonio si è accumulato in questi terreni ghiacciati per millenni perché il materiale organico proveniente da piante morte, animali e microbi non si è decomposto.

I modellatori cercano di proiettare quanto di questo carbonio verrà rilasciato quando il permafrost si scongelerà. È complicato: per esempio, hanno bisogno di capire quanta parte del carbonio presente nell'aria sarà assorbita dalle piante e restituita al suolo, reintegrando parte di ciò che è stato perso. Le previsioni suggeriscono che il lento e costante scongelamento rilascerà circa 200 miliardi di tonnellate di carbonio nei prossimi 300 anni considerando uno scenario di riscaldamento tradizionale come quello attuale. 

Ma questa potrebbe essere una vasta sottostima, perché circa il 20% delle terre ghiacciate presenta caratteristiche che aumentano la probabilità di scongelamento improvviso, grandi quantità di ghiaccio nel terreno o pendenze instabili. Qui il permafrost si scioglie rapidamente e in modo irregolare, innescando frane e rapida erosione. Le foreste possono essere allagate, distruggendo grandi aree di foresta. I laghi che sono esistiti per generazioni rischiano scomparire oppure le loro acque possono essere dirottate.

Uno scienziato conduce ricerche su un lago ghiacciato con il metano che si raccoglie sotto il ghiaccio

Il problema principale è che queste instabili regioni tendono anche a essere le più ricche di carbonio. Ad esempio, 1 milione di chilometri quadrati di Siberia, Canada e Alaska contengono sacche di Yedoma - depositi spessi di permafrost dell'ultima era glaciale, questi depositi sono spesso formati al 90% di ghiaccio, rendendoli estremamente vulnerabili al riscaldamento terrestre. Inoltre, a causa della polvere glaciale e delle praterie che si sono trasformate in paludi, i depositi di Yedoma rischiano di disperdere nell'atmosfera circa 130 miliardi di tonnellate di carbonio organico - l'equivalente di oltre un decennio delle emissioni globali di gas serra umano.

I laghi e le zone umide rimangono una grande parte del problema perché rilasciano grandi quantità di metano, un gas serra che è molto più potente della CO 2. Anche l'erosione delle colline e delle montagne è un problema: quando le colline si scongelano e si disgregano, molta CO2 viene rilasciata.

Viene stimato che lo scongelamento permanente del permafrost nei laghi e nelle zone umide di pianura, insieme a quello nelle colline montane, potrebbe liberare tra i 23 e i 100 miliardi di tonnellate di carbonio entro il 2300. Ciò si aggiunge ai 200 miliardi di tonnellate di carbonio che dovrebbero essere rilasciati in altri regioni che si scioglieranno gradualmente. Sebbene lo scongelamento improvviso del permafrost si verifichi in meno del 20% dei terreni ghiacciati, aumenta le proiezioni di rilascio del carbonio permafrost di circa il 50%. Lo scongelamento graduale colpisce la superficie del terreno ghiacciato e penetra lentamente verso il basso. Il collasso improvviso rilascia più carbonio per metro quadrato perché interrompe le scorte in profondità negli strati congelati.

Inoltre, poiché lo scongelamento improvviso rilascia più metano rispetto al disgelo graduale, gli impatti climatici dei due processi saranno simili. Quindi, insieme, gli impatti dello scongelamento del permafrost sul clima terrestre potrebbero essere il doppio di quelli attesi dai modelli attuali.

La stabilizzazione del clima a +1,5 ° C di riscaldamento richiede massicci tagli alle emissioni di carbonio delle attività umane; le emissioni di carbonio in più derivanti da uno scongelamento dell'Artico, oggi lo rendono ancora più urgente.

 

Laghi Thermokarst che coprono il paesaggio della tundra lungo la costa artica nel National Petroleum Reserves, Alaska.

Laghi Thermokarst lungo la costa artica dell'Alaska, che si formano quando il ghiaccio e il permafrost si sciolgono. Credito: Steven Kazlowski / NPL

 

 

Non possiamo impedire il brusco scongelamento del permafrost. Ma possiamo provare a prevedere dove e quando è probabile che accada, per consentire ai responsabili delle decisioni e alle comunità di proteggere persone e risorse. Ridurre le emissioni globali potrebbe essere il modo più sicuro per rallentare l'ulteriore rilascio di carbonio permafrost nell'atmosfera. Manteniamo quel carbonio al suo posto - congelato in sicurezza nei meravigliosi terreni del nord.

Lombardia, tira una brutta aria: già esauriti i giorni di bonus per l'inquinamento nel 2019. Milano capoluogo anche dello smog. Preoccupazione per scuole e ospedali. La nostra intervista alla presidente regionale di Legambiente (VIDEO)

(VIDEO INTERVISTA A BARBARA MEGGETTO) - Pessimo inizio dell’anno per la Lombardia dal punto di vista dell’inquinamento atmosferico. Nei primi tre mesi del 2019, infatti, in quasi tutte le città della regione si è già registrato il superamento del limite annuo di 35 giorni di tolleranza.

É quanto emerso oggi sul Treno Verde, la campagna di Legambiente e del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, in questi giorni in sosta alla stazione Porta Garibaldi di Milano. I risultati del monitoraggio scientifico della qualità dell’aria – realizzato grazie al progetto di Citizen Science di Legambiente Volontari per Natura – sono stati presentati stamane a bordo della quarta carrozza da Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, Mattia Lolli, portavoce del Treno Verde, Raffaele Cattaneo, assessore all’Ambiente e clima di Regione Lombardia, Fabio Carella, direttore di Arpa Lombardia, Rosa Frignola, Direttore Commerciale di Rete Ferroviaria Italiana, Mauro Veca, del progetto BeeCityMilano e Carlo Giglioni di Contec Engineering.

 

Milano è in testa alla classifica dei superamenti del limite di tolleranza, con 50 giorni dall’inizio dell’anno. Segue Cremona con 49 superamenti, Pavia con 46, Mantova 41, Lodi 39, Brescia con 36 superamenti. A Monza i giorni oltre il limite sono stati 33 (tutti i dati sono aggiornati al 4 aprile 2019, e sono aperti e consultabili su arpalombardia.it).
Una situazione preoccupante, insomma, considerato che ci troviamo solo nei primi mesi dell’anno ma già molte delle città lombarde hanno già superato i limiti quotidiani di pm10 imposti dalla normativa. Il dato è dunque destinato ad evolvere, fino a dicembre, in negativo. Si rende necessario, dunque, ridimensionare almeno il tradizionale concetto di “spostamento” in città, ancora molto legato all’uso di autoveicoli per uso privato, e quindi il sistema infrastrutturale di mobilità urbana.

L’obiettivo del Treno Verde è sensibilizzare la cittadinanza e valutare l’esposizione all’inquinamento atmosferico, spesso inconsapevole, a cui i cittadini sono sottoposti quotidianamente. Per questo, dal 19 al 21 febbraio scorsi è stato realizzato un monitoraggio in 8 punti “sensibili” di Milano, scelti in base alle segnalazioni dei cittadini e dei circoli di Legambiente. In questi punti sono state fatte misurazioni della durata di un’ora delle polveri sottili con l’obiettivo di scattare una fotografia dell’inquinamento atmosferico presente nell’area monitorata, facendo particolare attenzione ai picchi di polveri sottili registrati. Traffico, ingorghi, soste selvagge, orari da bollino rosso e altre fonti di emissioni, sono spesso queste le condizioni in cui ogni giorno i cittadini si devono muovere tra mille problemi ma che ormai non sono più sostenibili.
I valori medi di polveri sottili (pm10) registrati a Milano variano tra i 33,9 e i 95 µg/mc (come media oraria). I punti monitorati sono orti di via Esterle (33,93 µg/mc, valore medio), Scuola Martinengo (94,40 µg/mc, valore medio), viale Liguria (95 µg/mc, valore medio), piazza Maciachini (83,15 µg/mc, valore medio), viale Marche (63,18 µg/mc, valore medio), via Orlando (49,7 µg/mc, valore medio), via Linneo (82,50 µg/mc, valore medio) e Castello Sforzesco (88,50 µg/mc, valore medio). Il picco più elevato è stato registrato nei pressi della Scuola Martinengo (124 µg/mc) alle 07:30 circa, qualche minuto prima dell’ora ufficiale d’ingresso degli studenti nell’edificio. Picchi alti anche in viale Liguria (103 µg/mc, ore 09:49), viale Marche (93 µg/mc, ore 13:26), via Linneo (94 µg/mc, ore 07:40) – tutte strade adiacenti ad istituti scolastici – e nei pressi di piazza Maciachini (95 µg/mc, ore 11:29), molto vicina ad una struttura ospedaliera. Target, dunque, estremamente sensibile, esposto giornalmente a massicce concentrazioni di pm10 nelle su citate zone del capoluogo lombardo: giovani e frequentatori di strutture sanitarie si ritrovano ad essere vittime inconsapevoli del radicamento di cattive abitudini quotidiane, come l’uso incontrollato delle auto o la sosta prolungata dei veicoli con il motore acceso davanti strutture pubbliche e private. Infine, alle ore 9:27, i volontari hanno registrato un picco di 95 µg/mc registrato anche nei pressi del Castello Sforzesco. Il picco più basso di pm10 (46 µg/m, ore 17:25) è stato, invece, registrato invece presso gli orti di via Esterle, piccolo orto urbano immerso in un’area fortemente urbanizzata, seguito da quello registrato in via Orlando alle ore 15:52, incrocio particolarmente trafficato ma molto vicino a piccole zone verdi, con un picco di 56 µg/mc.

Nell’insieme, questi numeri sottolineano come, nell’arco della giornata, i cittadini possono respirare ripetutamente ed inconsapevolmente aria inquinata anche se solamente per pochi minuti.

«Nei primi due mesi del 2019 le città lombarde avevano già esaurito il numero di giorni di sforamento concessi dalla normativa, una condizione che si ripete ormai ogni anno e dimostra la cronicità del problema smog in Lombardia – commenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – Ma non solo: in alcune strade di Milano abbiamo rilevato picchi di poveri sottili molto elevati davanti a scuole e ospedali! Siamo convinti che le misure di limitazione delle emissioni debbano diventare una priorità politica e amministrativa. Per questo riteniamo la lotta al traffico una delle battaglie più importanti: è ormai palese che i motori, soprattutto i diesel, anche nelle versioni più recenti, sono incompatibili con la situazione di perdurante inquinamento della pianura padana. Occorre che le città redigano PUMS ambiziosi ripensando l’uso di strade, piazze e spazi pubblici, creando ampie “zone 30” e prevedendo nuove aree verdi nei centri urbani. Bisogna impegnarsi per le forme di mobilità alternative all’auto e preparare il terreno alla transizione verso la motorizzazione elettrica. Milano con Area B ha tracciato un esempio virtuoso, insieme ad un messaggio chiaro a mercato e consumatori: uscire il più rapidamente possibile dalla tirannia dei motori inquinanti, ma non deve essere lasciata sola nel contrasto allo smog».

«I numeri della Lombardia, e in generale dei monitoraggi che abbiamo realizzato in questa trentunesima edizione della nostra campagna, devono spingere le istituzioni e i cittadini, ad agire subito – ha affermato nel corso della conferenza stampa il portavoce del Treno Verde Mattia Lolli – è urgente un Piano Nazionale contro l’inquinamento che penalizzi economicamente anche il traffico motorizzato privato, investendo sul potenziamento del trasporto pubblico locale pendolare, su ferro, e sulla micro-mobilità elettrica».

Il Treno Verde 2019 ha visto l’avvicendarsi di dodici tappe da sud a nord della Penisola, con l’obiettivo promuovere una rivoluzione delle nostre città a favore di una mobilità elettrica, leggera e condivisa. 79 monitoraggi hotspot delle polveri sottili realizzati dai volontari di Legambiente nei punti più critici delle città. Oltre 30mila visitatori e 16mila studenti che hanno potuto toccare con mano le sfide che abbiamo di fronte per segnare la fine dell’era delle fonti fossili e per dare una risposta efficace alla drammaticità dei mutamenti climatici. Più di cento esperienze di enti, associazioni e imprese che hanno presentato a bordo le più innovative idee in tema di mobilità sostenibile e intermodalità, per dimostrare che questa rivoluzione è già in atto sui nostri territori.

Nel corso dell’incontro con la stampa a Milano, è stata presentata anche la ricerca CittAccessibili, di Legambiente e Fondazione Serono, che ha coinvolto i Comuni capoluogo di provincia nell’elaborazione di un quadro nazionale sull’accessibilità dei servizi comunali ai diversamente abili. Sono stati coinvolti i Comuni capoluogo di provincia nell’elaborazione di un quadro nazionale della situazione attuale dei centri urbani per quanto riguarda l’accessibilità dei servizi comunali ai diversamente abili. É stato indirizzato un questionario, al quale ha risposto oltre il 70% dei 104 Comuni capoluogo di provincia, che interroga gli enti su 56 diversi indicatori suddivisi in 5 macro-aree.
Anche a Milano, così come nella maggior parte del Paese, è stata riscontrata una situazione non tranquillizzante, nonostante il Comune abbia risposto in maniera dettagliata al questionario. In città esiste infatti un censimento dei residenti con disabilità e un ufficio preposto a lavorare sul tema, c’è un disability manager ed esiste un’attenzione specifica all’accessibilità per uffici comunali, per scuole e trasporti. Lo scorso anno sono stati resi operativi i PEBA (Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche), obbligatori per legge dal 1986. Il palazzo comunale è accessibile a persone a mobilità ridotta, ma non ai non vedenti e non udenti; il sito web dell’ente comunale è invece conforme ai requisiti di accessibilità per tutti.

Guardando ai trasporti, Milano può garantire una rete pienamente accessibile a tutti in ambito urbano: oltre l’80% dei mezzi di superficie sono attrezzati in tal senso. La metropolitana lo è invece ancora solo in parte. Tutto il personale garantisce già adeguata formazione per assistere persone con disabilità. Il Comune ha, tra i criteri di assegnazione di spazi pubblici per eventi, quelli legati alla piena accessibilità e fruibilità, così come ne esistono per la progettazione o riconversione di spazi urbani. Il capoluogo lombardo, inoltre, dichiara poi di aver stanziato fondi, per il 2018, dedicati all’eliminazione delle barriere architettoniche e a favorire la piena accessibilità per tutti di spazi e edifici pubblici. Si parla, tuttavia, di meno di 26 mila euro per il 2018. Ancora troppo poco, in un contesto in cui sembra ci sia ancora da migliorare.
Dal 18 febbraio a oggi, lungo tutta Italia hanno viaggiato a bordo le migliori esperienze italiane impegnate sul fronte della sostenibilità ambientale, come il consorzio Ecopneus, partner principale del convoglio ambientalista; i partner sostenitori Enel X e Ricrea; i partner Bosch, Iterchimica, Montello, Valorizza (brand di Sma e Gemmlab); i partner tecnici Con.Tec, Ecoplus, 100% Campania – Formaperta e come le esperienze dei partner start up Lime e Movecoin. Media partner del tour del convoglio ambientalista sono la Nuova Ecologia e QualEnergia. Gli allestimenti delle carrozze sono stati curati, invece, dall’Accademia delle Arti e nuove tecnologie di Roma.

Fregature a quattro ruote: Italia al primo posto per i contachilometri taroccati. Da noi vendute metà delle auto contraffatte in Europa

Secondo uno studio del Parlamento Europeo, il giro di affari si aggira sui 9 miliardi di euro. Solo da noi il mercato ne vale 2: vendute circa la metà delle auto contraffatte in tutto il Vecchio Continente


Risultati immagini per contachilometri truccati

Una truffa a quattro ruote che non conosce età. È quella del contachilometri, manomesso dal rivenditore per piazzare un'auto usata ad un prezzo molto più alto. Vecchio e noto, questo raggiro sembra non risentire del passare degli anni, anzi. Secondo uno studio commissionato dal Parlamento Europeo, il giro di affari si aggira sui 9 miliardi di euro. Un mercato che vale 2 miliardi solo in Italia, dove vengono vendute circa la metà delle auto contraffatte in tutto il Vecchio Continente.

"Il consumatore ha poche armi per difendersi - spiega l'associazione di tutela dei consumatori Codici - perché il libretto dei tagliandi può essere contraffatto, ammesso che venga compilato dal proprietario, e la revisione, per cui è obbligatorio segnare i chilometri percorsi, è aggirabile in quanto la macchina spesso viene venduta prima dei quattro anni stabiliti dalla legge per la revisione obbligatoria. In caso di guasto, invece, c'è la riparazione in garanzia con cui il rivenditore disonesto può salvarsi. Una soluzione possibile - suggerisce l'associazione - è affidarsi ad un meccanico di fiducia per una verifica accurata dell'auto prima dell'acquisto. Un aiuto arriva però anche dalla tecnologia, anche se entra in gioco soltanto per gli ultimi modelli. Le funzioni vengono gestite da centraline elettroniche che possono essere controllate per conoscere i dai reali di una vettura.

Per quanto riguarda il futuro, invece, l'Unione Europea ha chiesto più controlli alle autorità nazionali e nuove misure antitruffa alle case automobilistiche". Il giro di vite auspicato dall'UE nasce dal fatto che i truffatori oggi non corrono particolari pericoli. L'eventuale condanna per un reato che rientra nel Codice Penale prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni ed una multa da 51 a 1.032 euro, ma difficilmente la vittima di un raggiro si avventurerebbe in un processo che potrebbe durare anni. Per i disonesti, quindi, meglio rischiare, considerando la possibilità di un guadagno importante. A chi è in cerca di un'auto usata non resta che controllare bene prima di fare l'acquisto, in attesa che autorità ed aziende adottino norme antitruffa più efficaci.

 

(Fonte: repubblica.it)

Stop ai diesel: 5 milioni di auto verso il blocco. Le differenze tra le regioni e passaggi delle limitazioni

Già dal 1 ottobre centinaia di migliaia di veicoli alimentati a gasolio hanno subito restrizioni. Per alcune regioni, in particolare, si è raggiunto un "accordo per il miglioramento della qualità dell'aria nel Bacino Padano": in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto, è stata disposta "una limitazione della circolazione dal 1 ottobre al 31 marzo di ogni anno, da applicare entro il 1 ottobre 2018, dal lunedì al venerdì, dalle ore 8,30 alle ore 18,30, salve le eccezioni indispensabili, per le autovetture e i veicoli commerciali di categoria N1, N2 ed N3 ad alimentazione diesel, di categoria inferiore o uguale ad Euro 3". "La limitazione è estesa alla categoria Euro 4 entro il 1 ottobre 2020, alla categoria Euro 5 entro il 1 ottobre 2025". E' difficile però trovare uniformità nelle misure per il resto del Paese. Ecco cosa sta accadendo e chi rischia di restare a piedi


Sono quasi 5 milioni, circa il 12,9% del totale delle auto in circolazione, i veicoli diesel Euro 3 o inferiori a rischio stop. E' quanto emerge dall'analisi realizzata da Facile.it che, rielaborando i dati ufficiali del Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture (aggiornati al 31 ottobre 2017), è riuscito a disegnare la mappa delle automobili diesel presenti sul territorio, quasi un terzo (29,89%) delle auto private alimentate a gasolio ancora potenzialmente in circolazione. Parte di questi veicoli però, anche se iscritti nei registri della motorizzazione, potrebbero non essere più in uso.

ANALISI TERRITORIALE - Dall'analisi di Facile.it in particolare è emerso che il peso percentuale delle auto diesel Euro 3 o inferiori varia sensibilmente da regione a regione, con una forbice compresa tra l'8,5% e il 22%. La diffusione di questo tipo di vetture risulta maggiore nelle regioni del Meridione, che occupano le prime otto posizioni della classifica nazionale. In vetta si trovano il Molise e la Basilicata, aree dove più di 1 auto privata su 5 è un diesel Euro 3 o inferiore (rispettivamente il 21,9% e il 21,7%); segue la Calabriacon una percentuale pari al 19% e la Puglia, con il 18,5%. Giù dal podio, ma con valori decisamente superiori alla media nazionale anche Sicilia (17,2%), Campania (16,7%) e Abruzzo (15,4%).

Osservando la graduatoria nel senso opposto, invece, è la Valle d'Aosta a risultare prima in quanto solo l'8,5% delle auto private appartiene alla categoria diesel Euro 3 o inferiore. A seguire si trovano Toscana (8,7%), Friuli Venezia Giulia(9,1%) e Liguria (9,4%). Al quinto posto si posiziona la Lombardia (9,5%), che precede solo di poco le altre due regioni che hanno recentemente introdotto lo stop ai diesel Euro 3: l'Emilia Romagna (9,7%) e il Piemonte (10%). Se si analizza la distribuzione delle automobili private diesel Euro 3 o inferiori in termini assoluti, invece, è la Lombardia, con i suoi 587.515 veicoli, a guadagnare il primo posto. Seguono la Campania, con 577.087 auto di questa categoria e la Sicilia (564.591).

IL PARCO VEICOLI - Estendendo l'analisi a tutti i veicoli presenti nell'archivio nazionale della Direzione Generale per la Motorizzazione, sempre stando all'analisi di Facile.it, emerge che in totale i mezzi diesel Euro 3 o inferiori ancora regolarmente immatricolati sono più di 8 milioni (8.268.179), pari al 15,8% del parco mezzi italiano potenzialmente circolante mentre, se si guarda al numero totale di veicoli alimentati a diesel (includendo quindi anche gli Euro 4, 5 e 6), i mezzi sono più di 22,3 milioni (il 42,9% del totale).

COSTO RC AUTO - Chi possiede una vettura di questo tipo, secondo gli analisti di Facile.it, è svantaggiato anche per il costo dell'assicurazione. Prendendo in considerazione due modelli uguali, infatti, emerge che assicurare l'auto più inquinante risulta superiore di oltre il 10% rispetto a quella con emissioni minori (277,81 euro per il diesel Euro 3 contro i 248,88 euro necessari pe il veicolo Euro 6). "Ad incidere sull'Rc auto non è, di per sé, la classe ambientale di appartenenza del veicolo quanto piuttosto la sua anzianità", spiega Diego Palano, responsabile BU assicurazioni di Facile.it. "Le auto diesel Euro 3 o inferiori, ormai da anni fuori produzione, hanno un'età media decisamente più alta rispetto a quella dei nuovi Euro 6 e per questo le compagnie assicurative applicano premi più cari".

 

(Fonte: Adnkronos)

Gli scienziati hanno scoperto che lo strato di ozono della Terra si ripristina di circa il 3% ogni dieci anni

Nell'emisfero nord e nelle medie latitudini, l'ozono dovrebbe riprendersi completamente entro il 2030, nell'emisfero meridionale dal 2050 e nelle regioni polari entro il 2060


Lo strato di ozono nella stratosfera terrestre, che ha il compito di proteggere il pianeta dalle radiazioni ultraviolette, si sta riprendendo ad un tasso dell'1 - 3% ogni decennio. Questa conclusione sarà contenuta nel prossimo rapporto scientifico dell'ONU, che viene pubblicato ogni quattro anni. 

Come rilevato a questo proposito in un comunicato stampa congiunto distribuito lunedì a Ginevra, dall'Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) e dal Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), i risultati dello studio confermano che le misure adottate dalla comunità internazionale nel 1989, per attuare il Protocollo di Montreal sulle sostanze che riducono lo strato di ozono, ha portato a una riduzione di queste sostanze nell'atmosfera e al continuo recupero dello strato di ozono.

"Le prove presentate dagli autori del rapporto suggeriscono che, in alcune parti della stratosfera, dal 2000 l'ozono si sta riprendendo ad un tasso dell'1-3% per decennio", hanno osservato WMO e UNEP. "Nell'emisfero nord e nelle medie latitudini, l'ozono dovrebbe riprendersi completamente entro il 2030, nell'emisfero australe nel 2050 e nelle regioni polari entro il 2060. Queste sono "ulteriori prove del successo incoraggiante" del Protocollo di Montreal.

Il direttore esecutivo dell'UNEP Eric Solheim, commentando la pubblicazione del rapporto, ha descritto questo documento come, "uno degli accordi multilaterali di maggior successo nella storia, combinare la scienza autorevole, con l'azione cooperativa ha fornito un risultato positivo, e ciò dà anche speranza per la riuscita dell'accordo di Kigali che entrerà in vigore il 1 ° gennaio 2019". Questo è il quinto emendamento al protocollo di Montreal adottato a ottobre 2016 a Kigali, che prevede la riduzione delle emissioni di idrofluorocarburi (HFC) nell'atmosfera. Questo accordo è già stato ratificato da 58 paesi.

Secondo il rapporto, l'attuazione dell'accordo di Kigali consentirà all'umanità di arrestare leggermente l'aumento della temperatura sulla Terra. In generale, secondo gli scienziati, il controllo delle emissioni di HFC renderà possibile entro il 2050 ridurre del 50% la velocità di crescita della temperatura sul pianeta.

Come sottolineato dal segretario generale dell'OMM, Petteri Taalas, "l'anidride carbonica rimane il più significativo dei gas serra generati dal riscaldamento globale. Tuttavia, possiamo contribuire a combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di altri gas, compresi gli HFC", ha affermato. Secondo Taalas, ogni fattore che rende possibile combattere il riscaldamento "non va sottovalutato ma studiato e utilizzato per migliorare la vita di questo nostro pianeta".

Cambiamenti climatici; Il ghiaccio del Polo Nord ha raggiunto la sua estensione minima

Per il ghiaccio marino artico, un cappello di acqua di mare ghiacciata che ricopre la maggior parte dell'Oceano Artico e i mari limitrofi in inverno, è allarme scioglimento totale.


La calotta di ghiaccio che ricopre il mare Artico, addensa e si diffonde durante l'autunno e l'inverno e si assottiglia e si restringe durante la primavera e l'estate. Ma nei decenni passati, l'aumento delle temperature ha portato a notevoli diminuzioni nelle estensioni del ghiaccio dell'Artico, con diminuzioni particolarmente rapide nell'estensione minima estiva. La contrazione della copertura di ghiaccio marino artico influenza gli schemi meteorologici del pianeta, la circolazione degli oceani e i rapidi cambiamenti climatici.

"Il minimo di quest'anno è relativamente alto rispetto al livello record che abbiamo visto nel 2012, ma è ancora basso rispetto a quello che era negli anni '70, '80 e anche negli anni '90", ha detto Claire Parkinson, scienziata senior del cambiamento climatico al Goddard Space Flight Center della NASA a Greenbelt, nel Maryland.

La portata minima annuale di ghiaccio marino artico è diminuita a ritmi sostenuti dalla fine degli anni '70 a causa delle temperature di riscaldamento.  Le dodici più basse estensioni nell'era satellitare sono avvenute tutti negli ultimi dodici anni.
La portata minima annuale di ghiaccio marino artico è diminuita a ritmi sostenuti dalla fine degli anni '70 a causa delle temperature di riscaldamento. Le dodici più basse estensioni nell'era satellitare sono avvenute tutti negli ultimi dodici anni. Credito: National Snow and Ice Data Center (NSIDC) presso l'Università del Colorado Boulder

 

Parkinson e il suo collega Nick DiGirolamo hanno calcolato che, dalla fine degli anni '70, l'estensione del ghiaccio marino artico si riduce in media ogni anno di circa 21.000 miglia quadrate (54.000 chilometri quadrati). Ciò equivale a perdere un pezzo di ghiaccio marino delle dimensioni del Maryland e del New Jersey combinate ogni anno negli ultimi quarant'anni.

Quest'estate, le condizioni meteorologiche nell'Artico sono state un miscuglio, con alcune zone con temperature più calde della media e una rapida fusione e altre regioni che rimangono più fredde del normale, il che porta a chiazze persistenti di ghiaccio marino. Tuttavia, l'estensione di ghiaccio marino del 2018 è di 629.000 miglia quadrate (1,63 milioni di chilometri quadrati) al di sotto della media del 1981-2010 delle estensioni minime annuali.

 

Una delle caratteristiche più insolite della stagione di scioglimento di quest'anno è stata la riapertura di un buco polinesiano nel ghiaccio a nord della Groenlandia, dove risiede in genere il ghiaccio marino più antico e più spesso dell'Artico. Nel febbraio di quest'anno, un'apertura simile è apparsa nella stessa zona, attirando l'attenzione degli scienziati del ghiaccio marino ovunque. La prima apparizione della buca sollevò preoccupazioni riguardo alla possibilità che la regione potesse diventare vulnerabile se la copertura di ghiaccio originale, più spessa, fosse rimpiazzata da ghiaccio più sottile mentre l'acqua marina esposta si restringeva. La missione dell'operazione IceBridge della NASA ha sondato l'area a marzo, scoprendo che il ghiaccio era effettivamente più sottile e quindi più suscettibile di essere spinto dai venti e dalle correnti oceaniche.

"Questa estate, la combinazione di ghiaccio sottile e venti meridionali caldi ha contribuito a spezzare e sciogliere il ghiaccio marino nella regione, riaprendo la buca", ha detto Melinda Webster, una ricercatrice di base al Polo Nod,  "Questa apertura è importante per diverse ragioni; la principale, l'acqua appena esposta assorbe la luce solare e riscalda l'oceano, il che influisce sulla velocità con cui il ghiaccio marino crescerà nell'autunno successivo. Colpisce anche l'ecosistema locale; ad esempio, colpisce le popolazioni di foche e orsi polari che si affidano a ghiacci più spessi e innevati per la denning e la caccia.

Le misurazioni dello spessore del ghiaccio marino, un importante fattore aggiuntivo nel determinare le variazioni di massa e di volume della copertura di ghiaccio marino, sono state molto meno complete delle misurazioni dell'estensione e della distribuzione del ghiaccio negli ultimi quattro decenni. Ora, con il lancio di successo della NASA Ice, Cloud e Land Elevation Satellite-2, o ICESat-2, il 15 settembre, gli scienziati saranno in grado di utilizzare i dati dell'altimetro laser avanzato della navicella per creare mappe dettagliate dello spessore del ghiaccio marino sia nell'Artico che nell'Antartico.

Lo scioglimento dei ghiacci porta conseguentemente un abbassamento delle temperature dei nostri Oceani, causa principale dei velici e devastanti cambiamenti climatici a cui la nostra Terra è sottoposta. 

Ambiente, la qualità dell'aria in Lombardia è una priorità. Misure, divieti, incentivi: tutto quello che c'è da sapere. Intervista all'assessore Raffaele Cattaneo (VIDEO)

Stop ai diesel Euro 3 e incentivi per migliorare la qualità dell’aria in Lombardia. Annunciato fin dal 2016, dall’1 ottobre 2018 entra in vigore il divieto in settimana ed è la novità del Piano aria che prevede divieti e limitazioni per contrastare l’inquinamento durante la stagione invernale. Intanto però è stato approvato il bando di 6 milioni di euro per l'acquisto di nuovi veicoli a uso commerciale a basso impatto ambientale a favore delle micro, piccole e medie imprese, che hanno sede operativa nella Regione. L'assessore all'Ambiente della Giunta Fontana: "Preferiamo gli incentivi ai divieti" - (VIDEO)


La qualità dell'aria in Lombardia continua a migliorare, grazie anche agli incentivi che l'amministrazione regionale stanzia ogni anno. Questo, in sintesi, quanto emerso dal "Tavolo aria" in Regione e illustrato in conferenza stampa dall'assessore all'Ambiente e Clima, Raffaele Cattaneo, cui ha preso parte anche il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana.

IL TAVOLO - Il Tavolo per il miglioramento della qualità dell'aria riunisce tutti i soggetti istituzionali e gli operatori coinvolti dalle misure che Regione Lombardia ha elaborato per raggiungere gli obiettivi contenuti nell'aggiornamento del Pria (Piano regionale degli Interventi per la Qualità dell'Aria).

FONTANA: ARIA MIGLIORE È PRIORITÀ - "Il miglioramento della qualità dell'aria è una delle nostre priorità - ha detto Fontana - e dobbiamo continuare a lavorare in questa direzione senza però stravolgere la vita dei cittadini. Ci attiveremo anche per ottenere dall'Unione Europea ulteriori stanziamenti così da incrementare ulteriormente gli incentivi per i lombardi. Da questo punto di vista è fondamentale che la Commissione Europea, riconoscendo la specificità oro-geografica del Bacino padano, individui differenti criteri di valutazione per la Lombardia e, in generale, per le aree del Bacino padano. Non si può però nascondere che abbiamo già fatto grandi passi avanti nella lotta all'inquinamento atmosferico, grazie anche agli incentivi che negli anni sono stati messi in campo per la sostituzione dei veicoli più inquinanti e degli impianti di riscaldamento più obsoleti".

CATTANEO: PREFERIAMO INCENTIVI A DIVIETI - "In questi mesi - ha spiegato Cattaneo - abbiamo lavorato per mettere in campo misure che non pesassero sulla testa dei lombardi come ulteriori divieti o, ancor peggio, come ulteriori esborsi che i cittadini devono sostenere. La nostra consapevolezza è che bisogna lavorare per migliorare ulteriormente la qualità dell'aria della nostra Regione. Il nostro obiettivo è agire sulla consapevolezza che ci sono ancora passi da fare e che ciascuno di noi può fare opportunamente la sua parte. Vogliamo aiutare i cittadini ad imboccare un percorso virtuoso liberamente scelto e per questo ai divieti preferiamo incentivare la sostituzione dei mezzi e degli impianti più inquinanti".

ANCHE IL GOVERNO FACCIA LA SUA PARTE - "Nel recente incontro avuto con il ministro dell'Ambiente Sergio Costa - ha proseguito Cattaneo - ho presentato insieme alle Regioni del Bacino padano la situazione chiedendo che ci sia un impegno preciso per non lasciare sole le Regioni. L'infrazione europea riguarda l'intero Paese Italia ed è giusto che anche il Governo nazionale faccia celermente la sua parte".

MACRO SETTORI PRIORITARI - Sono dunque tre i settori su cui Regione Lombardia ha deciso di intervenire in quanto responsabili della maggior parte dell'inquinamento: il riscaldamento domestico genera oltre il 45% di PM10 primario e la maggior parte del benzo-a-pirene; le attività agricole e zootecniche e il traffico veicolare (in particolare diesel con oltre il 50% di ossidi di azoto e il 25% di PM10). Per ridurre le emissioni, Regione Lombardia ha individuato azioni mirate per ciascuna macro area:

I RISCALDAMENTI E IL CONTO TERMICO NAZIONALE - Per quanto riguarda il riscaldamento domestico e la riduzione del particolato derivante dalla combustione delle biomasse legnose in ambito civile con sostituzione impianti obsoleti con apparecchiature di ultima generazione si potrà attingere alle risorse del Conto termico nazionale (500 milioni per i privati e 200 per il pubblico).

AGRICOLTURA PSR - In agricoltura si dovrà provvedere all'ammodernamento delle macchine e delle attrezzature con incentivi per la redditività e sostenibilità delle aziende agricole con risorse comunitarie che derivano dal programma di sviluppo rurale.

6 MILIONI PER LA SOSTITUZIONE DEI VEICOLI PIÙ INQUINANTI - Per quanto riguarda l'inquinamento generato da emissioni dei veicoli, Regione Lombardia ha predisposto un bando da 6 milioni di euro per il rinnovo o la trasformazione dei veicoli (incentivi alla rottamazione/sostituzione, rimodulazione della tassa automobilistica, sgravi fiscali) e l'introduzione di un sistema di rilevamento del reale livello di emissione di inquinanti da parte dei veicoli commisurati ai chilometri percorsi (real drive emission). Sono state richieste ulteriori risorse al bilancio regionale, al Governo e alle UE mentre gli incentivi già disponibili sono: • 1,8 milioni nel 2018 per la rottamazione dei veicoli • 2 milioni nel 2018 e 4 milioni 2018/2019 per la sostituzione dei veicoli.

NUOVE LIMITAZIONI ALLA CIRCOLAZIONE VEICOLI PIÙ INQUINANTI - Tra le novità del Piano aria, dal 1° ottobre entrano in vigore misure più stringenti: dal 1° ottobre al 31 marzo di ogni anno, i diesel Euro 3 non potranno circolare (dal lunedì al venerdì) dalle 7.30 alle 19.30. Saranno vigenti anche i seguenti divieti: • dal 1 aprile 2019 l'estensione temporale delle limitazioni vigenti in Fascia 1 e 2 (570 Comuni), a tutto l'anno, dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 19.30, dei veicoli EURO 0 benzina e diesel ed EURO 1 e 2 diesel • dal 1 ottobre 2020 estensione delle limitazioni nel semestre invernale dei veicoli EURO 3 diesel, dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 19.30, nei Comuni della Fascia 1 e 2 • dal 1 ottobre 2020 il divieto di circolazione dei veicoli diesel Euro 4 compreso, dal 1 ottobre al 31 marzo di ogni anno, dal lunedì al venerdì, nei Comuni della Fascia 1 e nei Comuni con popolazione superiore ai 30.000 abitanti posti nella Fascia 1 e 2 • dal 1 ottobre 2020 il divieto di circolazione dei veicoli a benzina Euro 1 in Fascia 1 e 2 (570 Comuni), tutto l'anno, dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 19.30 .


SMOG: DA REGIONE 6 MILIONI PER SOSTITUZIONE VEICOLI COMMERCIALI PER PICCOLE E MEDIE IMPRESE

CATTANEO E MATTINZOLI: INCENTIVIAMO USO MEZZI A BASSO IMPATTO AMBIENTALE

E' stato approvato in Giunta regionale, su proposta dell'assessore all'Ambiente e Clima Raffaele Cattaneo, di concerto con l'assessore allo Sviluppo economico Alessandro Mattinzoli, il bando di 6 milioni di euro per l'acquisto di nuovi veicoli a uso commerciale a basso impatto ambientale a favore delle micro, piccole e medie imprese, che hanno sede operativa in Lombardia.

Il provvedimento rientra nel piu' ampio programma di Regione Lombardia di contrasto allo smog, inserito nel Programma Regionale di Sviluppo della XI Legislatura, che prevede azioni per la riduzione delle emissioni inquinanti e per lo sviluppo della mobilita' a basso impatto ambientale.

CATTANEO:TRAFFICO UNA DELLE PRIME FONTI DI INQUINAMENTO - "Si tratta di risorse per incentivare la sostituzione di veicoli piu' inquinanti con mezzi a basso impatto ambientale - ha sottolineato Cattaneo -, questa e' una delle varie misure previste nell'aggiornamento del piano per il miglioramento della qualita' dell'aria che va nella direzione di agire sulle emissioni causate dal traffico veicolare, che e' una delle tre fonti principali responsabili dell'inquinamento dell'aria che respiriamo".

OBIETTIVO MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA' DELL'ARIA - Obiettivo di Regione Lombardia e' incentivare la rottamazione di un veicolo commerciale, benzina fino ad euro 1/I incluso e/o diesel fino ad Euro 4/IV incluso, con conseguente acquisto, anche nella forma del leasing finanziario, di un nuovo veicolo ad uso industriale N1-N2 (veicoli destinati al trasporto di merci con massa non superiore a 3,5 tonnellate), ai fini del miglioramento delle emissioni in atmosfera e quindi della qualita' dell'aria.

COME ACCEDERE ALLE MISURE - Le modalita' di accesso al contributo e i criteri di assegnazione delle risorse saranno nel bando attuativo che Regione Lombardia pubblichera' entro 90 giorni dall'approvazione della delibera.

L'assegnazione del contributo avverra' sulla base di una procedura valutativa "a sportello", con prenotazione delle risorse, in finestre temporali stabilite nel bando attuativo, secondo l'ordine cronologico di invio telematico della richiesta e con graduatorie temporali.

MATTINZOLI: IMPORTANTE OPPORTUNITA' PER AMMODERNARE MEZZI - "Sviluppo responsabile e sostenibile: una formula vincente e realizzabile anche grazie alla tecnologia, uno strumento fondamentale per migliorare la qualita' dell'aria - ha commentato l'assessore Mattinzoli -. Questa misura, d'intesa con le associazioni di categoria, da' l'opportunita' alle Micro e alle Pmi di poter continuare il proprio lavoro, ammodernando i propri mezzi nell'ottica del rispetto per l'ambiente in cui viviamo tutti".

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