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Minacce a Fontana, un dossier in Procura. Intanto l'antiterrorismo indaga sulla scritta dei Carc. Possibile la scorta, ma il presidente non la vuole

Sono decine le minacce che, negli ultimi giorni, sta ricevendo il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana relative alla gestione dell'emergenza sanitaria dettata dal coronavirus. Per la scritta "Fontana assassino" apparsa a Milano, in via Crescenzago, firmata dai Carc (Comitati di appoggio alla Resistenza per il Comunismo) il pm Alberto Nobili, che coordina il pool antiterrorismo, indaga per minacce aggravate e diffamazione. La parola "assassino" non è proprio una minaccia, ma viene ritenuto che la scritta a caratteri cubitali e il suo contenuto abbiano una portata intimidatoria. Fontana, tramite il suo legale Jacopo Pensa, sta raccogliendo tutti gli "avvertimenti" ricevuti soprattutto da singoli sui social, con nomi veri o fasulli, poi valuterà il da farsi. Con ogni probabilità il dossier della difesa confluirà nel fascicolo già aperto in Procura. In caso di allarmi di particolare entità, il pm potrebbe anche avvertire la Prefettura per un'eventuale scorta che, al momento, il presidente non ha intenzione di chiedere.

Minacce di morte a Fontana: chiesta la scorta, la Procura indaga

Sallusti fu arrestato ingiustamente. La Corte europea per i diritti dell'uomo condanna l'Italia: "Ingerenza della magistratura nella libertà d'espressione. Cagionate sofferenze"

La Corte europea per i diritti dell’uomo ha condannato lo Stato italiano a risarcire il direttore de 'Il Giornale' Alessandro Sallusti per ingiusta detenzione. Sallusti fu arrestato nel novembre del 2012, in seguito alla condanna definitiva per la denuncia per diffamazione e omesso controllo presentata contro di lui dal giudice Giuseppe Cocilovo. La Corte europea ha stabilito che si è trattato di una ingerenza della magistratura nella libertà di espressione e ha condannato lo Stato italiano a risarcire Alessandro Sallusti con dodici mila euro per le “sofferenze cagionate”.

Già nel dicembre del 2012 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva commutato la pena detentiva di Sallusti in una ammenda e invitato il parlamento a modificare le norme e le pene che regolano la diffamazione.

 

(Fonte: Adnkronos)

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