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updated 10:45 AM UTC, Jun 5, 2020

Pandemia lavoro, ad aprile crollo degli occupati: in due mesi persi 400mila posti. Forte crescita degli inattivi

Ad aprile 2020, mese di lockdown, si contano 274 mila occupati in meno rispetto a marzo. Lo rileva l'Istat, parlando di una "marcata diminuzione". L'effetto dell'emergenza Covid-19 sul mercato del lavoro "appare decisamente più marcato rispetto a marzo", spiega l'Istituto. "L'occupazione ha registrato una diminuzione di quasi 300 mila unità, che ha portato nei due mesi a un calo complessivo di 400 mila occupati e di un punto percentuale nel tasso di occupazione", viene sottolineato nel commento che accompagna le stime. Gli inattivi, coloro che né hanno né cercano un lavoro, salgono di 746mila unità. L'istituto parla di "un'ulteriore forte crescita dell'inattività"


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Ad aprile si sono registrati 274mila occupati in meno rispetto a marzo. Lo rileva l'Istat, sottolineando che l'effetto dell'emergenza coronavirus sul mercato del lavoro "appare decisamente più marcato". Il crollo dell'occupazione è generalizzato, anche se il calo più forte in proporzione interessa i dipendenti a tempo determinato: -129mila, con una discesa del 4,6% su marzo. In un anno sono quasi mezzo milione gli occupati in meno.

Disoccupazione giù del 6,3% - Ad aprile il tasso di disoccupazione è sceso al 6,3% dall'8,0% di marzo. Si tratta del minimo dal novembre del 2007 su cui pesa l'effetto del lockdown, con 484 mila persone in meno che cercano lavoro (-23,9% rispetto a marzo). Il numero dei disoccupati, appunto di coloro che sono a caccia di un impiego, cala a 1 milione e 543 mila. Gli inattivi, cioè coloro che non hanno e non cercano lavoro sono saliti ad aprile, mese di lockdown, a 746mila unità. 

Il calo più forte almeno dal 2004 - Una perdita di 274 mila posti di lavoro in un solo mese non si era mai vista. Almeno da quando sono disponibile le serie congiunturali, ovvero dal 2004. Stando ai dati dell'Istat finora la riduzione maggiore era stata, appunto, quella del settembre del 2009, quando però l'emorragia si fermò a 125mila occupati. 

 Crollo generalizzato - Il crollo dell'occupazione nel mese di aprile è generalizzato "coinvolge donne (-1,5%, pari a -143mila), uomini (-1,0%, pari a -131mila), dipendenti (-1,1% pari a -205mila), indipendenti (-1,3% pari a -69mila) e tutte le classi d'età, portando il tasso di occupazione al 57,9% (-0,7 punti percentuali)". Così l'Istat. Il calo più forte in proporzione, però, interessa i dipendenti a tempo determinato: -129 mila, con una discesa del 4,6% rispetto a marzo. 

 Mezzo milione di posti in meno in un anno - In sostanza abbiamo quasi mezzo milione di posti in meno in un anno. "Il netto calo congiunturale dell'occupazione determina una flessione rilevante anche rispetto al mese di aprile 2019 (-2,1% pari a -497mila unità)", spiega l'Istat. Una riduzione verificata "per i dipendenti temporanei (-480mila), per gli autonomi (-192mila) e per tutte le classi d'età, con le uniche eccezioni degli over 50 e dei dipendenti permanenti (+175mila)".  Nel confronto annuo anche le persone in cerca di lavoro, i disoccupati, "calano in misura consistente" (-41,9%, pari a 1 milione 112mila unita'), mentre aumentano gli inattivi tra i 15 e i 64 anni (+11,1%, pari a +1 milione 462mila).

 I dati in Europa - Oltre 200mila disoccupati in più nell'area euro ad aprile e quasi 400mila in più guardando a tutta l'Unione europea, a causa della pandemia di Covid e dei lockdown imposti nei vcari Paesi per conternerla. Il tasso di disoccupazione nell'area euro è salito al 7,3%, secondo i dati pubblicati da Eurostat, a fronte del 7,1% cui era già salito ad aprile. L'ente di statistica comunitario ha contato 11 milioni e 919mila disoccupati nell'area valutaria, 211mila in più rispetto al mese precedente. In tutta l'Ue a 27 i disoccupati sono 14 milioni e 79mila, e in questo caso l'aumento è di 397mila unità.

Fase 2, chiuso un ristorante su quattro. Pesano i ritardi sul decreto Rilancio. Costi pesanti, crisi di liquidità e burocrazia: in troppi rischiano di non farcela

"Gli imprenditori hanno volontà di riaprire nonostante le difficoltà, ma c'è il rischio di una tempesta perfetta", afferma il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, a commento della ricerca diffusa a due settimane dalla Fase 2. "Da una parte i pesanti costi della Fase 2 e le poche entrate - spiega Sangalli - dall'altra una crisi di liquidità che persiste e si aggrava e che richiede che le misure previste dal decreto Rilancio siano attuate al più presto. Serve meno burocrazia e una accelerazione delle iniziative anticrisi dalla quale dipende la ripartenza"


Ristoranti chiusi a Roma nel 2016, una Spoon River

Delle quasi 800mila imprese del commercio e dei servizi di mercato che sono potute ripartire l’82% ha riaperto l’attività, e solo il 73% dei bar e ristoranti, a conferma delle gravi difficoltà delle imprese impegnate nei consumi fuori casa. E, per quasi il 30% delle imprese che hanno riaperto, rimane elevato il rischio di chiudere definitivamente a causa delle difficili condizioni di mercato, dell’eccesso di tasse e burocrazia, della carenza di liquidità. E' quanto emerge da un'indagine di Confcommercio, in collaborazione con Swg, sullo stato di salute delle imprese a due settimane esatte dalla Fase 2.

Oltre la metà delle imprese che hanno riaperto stima una perdita di ricavi che va dal 50 fino ad oltre il 70%. Delle quasi 800mila imprese che hanno rialzato la saracinesca il 94% riguarda abbigliamento e calzature, l’86% altre attività del commercio e dei servizi. Tra le misure di sostegno ottenute, rileva l'indagine Confcommercio-Swg, il 44% delle imprese ha beneficiato di indennizzi, come il bonus di 600 euro, ma è ancora estremamente bassa la quota di chi ha ottenuto prestiti garantiti o fruito della cassa integrazione.

I dati riferiti ad un universo di imprese, prevalentemente micro-imprese fino a 9 addetti, indicano come sia senz’altro favorevole la circostanza che le aperture crescano dalla prima alla seconda settimana, ma costituisce un segnale negativo, invece, che il 18% delle imprese che potevano riaprire non l’abbia ancora fatto; questa percentuale sale al 27% nell’area bar e ristoranti.

motivi della mancata riapertura riguardano soprattutto l’adeguamento dei locali ai protocolli di sicurezza sanitaria. In generale, tra le imprese che hanno riaperto, la gestione dei protocolli di igienizzazione-sanificazione e la riorganizzazione degli spazi di lavoro sono state condotte con successo e senza particolari difficoltà, sebbene nella seconda settimana emerga qualche problema aggiuntivo rispetto alla settimana precedente.

Le dolenti note emergono dall’autovalutazione degli intervistati sul giro d’affari: già nella prima settimana la media dei giudizi si collocava largamente al di sotto della sufficienza. Nella settimana successiva questi timori si confermano: il 68% degli imprenditori dichiara che i ricavi delle prime due settimane sono inferiori alle aspettative, quando già le aspettative stesse erano piuttosto basse. La stima delle perdite di ricavo rispetto ai periodi “normali” per oltre il 60% del campione è superiore al 50%, con un’accentuazione dei giudizi negativi nell’area dei bar e della ristorazione, segmento dove si concentrano maggiormente perdite anche fino al 70%.

Solo due quinti delle micro-imprese presenta addetti e, quindi, solo questa frazione avrebbe avuto necessità della cig in deroga. Specularmente, il ricorso a ulteriori prestiti è prevedibilmente piuttosto rarefatto. Le imprese di minori dimensioni, avendo perso per oltre 2 mesi quasi il 100% del fatturato non hanno convenienza a contrarre ulteriori prestiti i quali andrebbero ripagati con un reddito futuro la cui formazione appare oggi molto incerta.

Le valutazioni conclusive sono fortemente negative. Fin qui, nell’esplorazione delle due indagini, svolte a distanza di una settimana, emerge una significativa oscillazione dei giudizi tra la voglia di tornare a fare business e percezioni piuttosto cupe sull’andamento dei ricavi, il tutto condito da un esplicito orientamento delle imprese volto a smussare l’impatto delle difficoltà e dei problemi.

Fase 2, Confcommercio: "Riaperto il 90% dei negozi di abbigliamento". Bar e ristoranti fanno i conti col crollo degli incassi e le spese per le misure di sicurezza

Nel secondo giorno della ripartenza post lockdown le città si rianimano, torna il traffico e c'è più gente sui mezzi pubblici. Gli esercizi commerciali, dai negozi di abbigliamento a quelli di calzature, dai parrucchieri ai centri estetici, ma anche ristoranti, bistrot, chiese, tutti si adoperano a predisporre la sanificazione dei locali e a distribuire gel igienizzanti, mascherine e guanti. Ma restano le difficoltà nel reperire con facilità il materiale previsto dalle normative vigenti per far fronte all'epidemia


Piemonte, Fase 2: la Regione apre MuoverSi, il portale per ...

Confcommercio: "Oltre il 90% dei negozi di abbigliamento ha riaperto in sicurezza: intimo, camicie e scarpe sono tra i prodotti più richiesti. Riprende ossigeno la ristorazione ma l'avvio è lento: il 70% dei bar e dei ristoranti hanno aperto tutti ben equipaggiati di mascherine e gel disinfettanti, ma con personale ridotto: infatti il 40% dei dipendenti è rimasto a casa, pari a circa 400.000 unità. Tanti sono i titolari che utilizzeranno i divisori all'interno del ristorante soprattutto nell'area cassa, quasi nessuno sui tavoli.  Nel Paese la percentuale dei mercati riaperti si aggira intorno al 50% - 60% del totale. Lo riferisce Confcommercio. A Roma sono aperti tutti i mercati coperti e su area attrezzata. I mercati periodici, diversamente dal resto della regione, sono ancora chiusi come in Piemonte, Sicilia e in parte della Lombardia, compresa Milano. In Campania consentita soltanto l'attività di vendita dei prodotti alimentari. Nel resto del Paese le aperture sono a macchia di leopardo./p>

Un crollo dei consumi pari a quasi l'80% si è registrato in ristoranti, pizzerie, trattorie e agriturismi per effetto delle mancate riaperture, ma anche per il ridotto afflusso della clientela che ha provocato un drastico taglio delle forniture alimentari rispetto alla norma. E' quanto emerge da una stima della Coldiretti sull'inizio della Fase 2 con la possibilità per gli italiani di tornare a mangiare fuori casa. A pesare sul calo delle ordinazioni di cibo e bevande, sottolinea la Coldiretti, è in molti casi la decisione di non riaprire ma anche il calo delle presenze per la chiusura degli uffici con lo smart working e l'assenza totale dei turisti italiani e stranieri. Meno impattante in questa fase è, invece, il vincolo del rispetto delle distanze con la riduzione dei posti a sedere disponibili. Un duro colpo per l'economia, visto che la spesa per il cibo 'fuori casa' era il 35% del totale dei consumi alimentari per un valore di 84 miliardi di euro. Le difficoltà della ristorazione, ricorda la Coldiretti, hanno un effetto a valanga sull'agroalimentare con il mancato acquisto di cibi e bevande in industrie e aziende agricole.

"Io credo che sicuramente i bar e i ristoranti vadano gestiti con estrema attenzione, perché sono uno dei luoghi in cui bisogna fare in modo che le regole vengano rispettate nel modo più rigoroso possibile: se ci si comporta bene, si può andare avanti con aperture, altrimenti si rischia di creare qualche pasticcio". E' l'avvertimento del presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, a proposito della riapertura delle attività di ristorazione. "In alcune Regioni si dice che il distanziamento tra membri della stessa famiglia non è obbligatorio, noi invece questa regola l'abbiamo voluta lasciare per evitare scuse: il distanziamento all'interno dei ristoranti è fondamentale e noi pretendiamo che venga rispettato da tutti", ha affermato Fontana

Si entra così nel vivo della 'Fase 2'. Dal 15 giugno via ai centri estivi. E il ministro degli Esteri Luigi Di Maio vuol riportare i turisti in Italia. In un vertice Ue dedicato al turismo assicura che 'dal 3 giugno l'Italia ripartirà a 360 gradi. Ci si potrà muovere tra regioni e siamo pronti ad accogliere in sicurezza cittadini europei che vogliono passare le loro ferie in Italia. Le nostre strutture sono pronte'. Ma niente "black list" tra i Paesi europei. Fredda la risposta di Berlino: "Bisognerà parlare". Pieno accordo nel dire no ad "accordi bilaterali" tra Paesi Ue.

Intanto, gli Orafi e Orologiai della Cgia invitano i propri clienti, con un apposito cartello, di abbassare la mascherina e guardare a volto scoperto la telecamera. Questo per una questione di sicurezza, per poter così riconoscere il volto della clientela. Una questione molto importante per orafi e orologiai che spesso sono a rischio furti e rapine. "Abbiamo riaperto in totale sicurezza ed opportunamente attrezzati - rileva Claudio Dozzo, presidente Categoria Orafi Artigiani - Temiamo, tuttavia, un acuirsi degli episodi di furti con destrezza e rapine, complice anche il fatto che le persone hanno l'obbligo di utilizzare le mascherine. È per questo che rivolgiamo un invito a tutti i nostri clienti con un cartello apposito: fatti riconoscere in sicurezza". La mascherina resta naturalmente un obbligo di legge e va sempre indossata per la sicurezza di tutti, tuttavia permette ai malintenzionati (purtroppo non sono mancati in questi anni anche a Mestre episodi di furti con destrezza) di travisarsi ulteriormente. Magari ricorrendo anche all'uso di occhiali, berretti, parrucche e quant'altro permetta di nascondere e travisare in parte il proprio aspetto. "Le nostre attività - conclude Dozzo - non possono operare con le porte dei negozi aperte, purtroppo non possiamo fare altrimenti".

Riapre giovedì 21 maggio, dopo oltre dieci settimane di chiusura per l'emergenza coronavirus, il Giardino di Boboli di Firenze che sarà accessibile sia dall'ingresso di Palazzo Pitti, sia attraverso la porta di Annalena tutti i giorni della settimana (dalle 8,45 alle 18,15). In una nota, le Gallerie degli Uffizi ricordano che all'interno del Giardino valgono tutte le norme nazionali e regionali per contrastare la diffusione del coronavirus: è vietato l'ingresso a persone con la temperatura oltre 37,5 gradi, è obbligatorio l'utilizzo della mascherina, è necessario mantenere la distanza interpersonale di almeno 1,80 m, sono vietati assembramenti, i gruppi non possono eccedere il numero di dieci persone e le guide turistiche devono sempre utilizzare microfono e auricolari. La Grotta Grande e il Museo delle Porcellane rimarranno chiusi.

Ludoteche e parchi gioco rischiano di non risollevarsi dopo l'emergenza Coronavirus e su una stima di oltre 2.500 realtà che muovono una forza lavoro di 20 mila persone, il 50% è a rischio chiusura. Lo sostiene, in una nota, il gruppo nazionale 'Parchi Gioco e Ludoteche Italia' che partito dalla Lombardia con un'ottantina di adesioni, riunisce ora 620 attività in tutta la Penisola. "Eppure potrebbero essere sfruttate - sostengono - proprio per aumentare l'offerta di servizi alle famiglie che, durante l'estate, dovranno fare i conti con le limitazioni ai centri estivi, mentre i genitori riprenderanno a lavorare". Per sensibilizzare sulle difficoltà del settore hanno inviato lettere prima al governatore della Lombardia Fontana, poi al premier Conte e alla ministra Bonetti.

 

(Fonte: Ansa)

Salvini e la piazza del 2 giugno: "Non sarà manifestazione di protesta ma di proposta". E sulla pandemia: "Tutto il mondo chiede spiegazioni alla Cina e l'Italia tace"

Il leader leghista al ligure Primocanale.it parla della mobilitazione delle forze di centrodestra a Roma e in altre città: "Una raccolta di idee". Quindi la sua posizione sul coronavirus e la necessità di avere chiarimenti da Pechino. Infine le considerazioni sui casi occupazionali di ArcelorMittal e Thyssenkrupp: "Non si può scherzare con un singolo posto di lavoro, è un problema che qualche multinazionale straniera ne stia approfittando per fare cassa e licenziare"


"Non sarà una manifestazione di protesta, ma di proposta, raccolta di idee, saremo in tante città, anche a Roma, a distanza, in sicurezza". Così Matteo Salvini, intervistato a 'Primocanale.it', riferendosi alla manifestazione delle forze del centrodestra del 2 giugno. "Ci stiamo autotassando dall'inizio dell'epidemia, sui nostri stipendi, useremo quei soldi anche per una iniziativa il 2 giugno, daremo il nostro piccolo, ma penso per molti, importante, contributo", ha aggiunto il leader della Lega.

Parlando della pandemia, Salvini ha ribadito la sua posizione sulla necessità di chiarimenti da Pechino. "Ci sono 120 Paesi al mondo, in tutto il mondo, in tutti i continenti, che chiedono spiegazioni alla Cina sui ritardi nell'allarme per la pandemia, su eventuali contagi, sugli esperimenti nei laboratori, e non sono tutti amici di Salvini, sovranisti leghisti o gente strana, ma l'Italia tace" ha detto il leader del Carroccio. Per Salvini "non è il momento in cui tacere, anche perché questa pandemia, oltre che migliaia e migliaia di morti a cui va il nostro quotidiano pensiero, rischia di portare a una crisi economica enorme".

Poi, a una domanda sulle prossime tornate elettorali in Liguria e Veneto, Salvini ha risposto: "Penso che Giovanni Toti e Luca Zaia siano stati due fra i più presenti, più concreti e più efficienti, sia in termine di emergenza sanitaria che in termini di risposta economica, hanno lavorato bene". "Noi - ha sottolineato - saremo a sostegno sia di Giovanni Toti in Liguria, che di Luca Zaia in Veneto".

Salvini ha parlato anche di ArcelorMittal e della Thyssen. "Non si può scherzare con un singolo posto di lavoro, è un problema che qualche multinazionale straniera ne stia approfittando per fare cassa e licenziare, non solo a Genova con ArcelorMittal ma anche a Terni con la Thyssenkrupp c'è lo stesso rischio" ha detto il leader della Lega. "Quindi non è possibile che qualcuno per business, per mera speculazione finanziaria, giochi sulla pelle dei lavoratori", ha concluso, sottolineando che deve essere il governo a muoversi, che "deve tirare su il telefono con i signori della Mittal e della Thyssen".

Coronavirus, nella Fase 2 al lavoro più anziani che giovani, più dipendenti che autonomi, più al Nord che al Sud. La fotografia dell'Itala operativa dal 4 maggio

Over 50, uomini, lavoratori dipendenti nel Nord Italia. E' l'identikit di una grossa fetta dei 4,4 milioni di italiani che dal 4 maggio, secondo quanto stabilito dal Dpcm del 26 aprile, riprenderanno la propria attività lavorativa mentre 2,7 milioni continueranno a restare a casa in attesa di successive misure governative. A tracciarlo la nuova indagine della Fondazione studi consulenti del lavoro "Ritorno al lavoro per 4,4 milioni di italiani. Al Nord prima che al Sud, anziani più dei giovani", che approfondisce appunto le caratteristiche di chi da lunedì riprenderà a lavorare - (LEGGI TUTTO)


Chi torna al lavoro il 4 maggio (e come)

Secondo la ricerca dei consulenti del lavoro, realizzata a partire dai microdati delle Forze Lavoro Istat, su 100 rimasti a casa per effetto dei provvedimenti di sospensione delle attività, ben il 62,2% potrà tornare al lavoro. La ripresa però avrà effetti inattesi. Coinvolgerà soprattutto lavoratori over 50, rispetto ai giovani, interesserà maggiormente il Nord Italia, più esposto al contagio in questi due mesi di emergenza da Covid-19, e favorirà i lavoratori dipendenti a discapito degli autonomi. La ripresa, sottolineano i consulenti del lavoro, interesserà principalmente i lavoratori dell’industria, dove l’attività potrà ritornare a pieno regime (100% dei settori riaperti): su 100 lavoratori che rientreranno al lavoro il 60,7% lavora nel settore manifatturiero; il 15,1% nelle costruzioni; il 12,7% nel commercio e l’11,4% in altre attività di servizio.

a tornare al lavoro sarà principalmente la componente maschile, più presente in questo comparto. Saranno, infatti, 3,3 milioni gli uomini che torneranno al lavoro (il 74,8% del totale), mentre “solo” 1,1 milioni le donne (25,2%). In generale, saranno soprattutto lavoratori dipendenti (3,5 mln, pari al 79,4% di chi riprenderà a lavorare) mentre gli autonomi (il restante 20,6%) dovranno ancora aspettare: solo il 49% di quanti sono stati interessati dai provvedimenti di sospensione potrà riaprire già dal 4 maggio.

E tra i paradossi legati alla riapertura delle attività produttive prevista dalla Fase 2, nonostante il dibattito nazionale sull’opportunità di prevedere rientri differenziati per tutelare maggiormente la popolazione più adulta, c’è l’aspetto legato all’età dei lavoratori coinvolti. Gli over 50 riprenderanno a lavorare prima dei giovani. Su 100 occupati in settori 'sospesi', a rientrare saranno il 68,7% dei 50-59enni; il 67,1% dei 40-49enni; il 59% dei 30-39enni e il 48,8% degli under 30. Alta anche la percentuale degli over 60 (pari al 60,1% di quanti sono rimasti a casa per effetto del blocco delle attività).

Secondo la ricerca dei consulenti del lavoro, anche la 'settorialità' delle aperture delinea un quadro non coerente rispetto alla diffusione della pandemiaLa ripresa, infatti, si concentrerà proprio nelle aree più interessate dal virus: a fronte di 2,8 milioni di lavoratori al Nord Italia, saranno 812 mila al Centro e 822 mila al Sud gli occupati che rientreranno al lavoro.

Tra le regioni interessate: Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Marche e Lombardia, dove il tasso di rientro oscilla intorno al 69%; di contro in Val d’Aosta (49,3%), Lazio (46,7%), Sicilia (43,4%), Calabria (42,5%) e Sardegna (39,2%), la ripresa interesserà meno di un lavoratore su due tra quelli "sospesi".

Ovviamente la riapertura dei settori non comporterà necessariamente la presenza in sede dei lavoratori, ma seguendo le indicazioni ribadite negli stessi ultimi provvedimenti governativi, dovrà essere promosso il più possibile il lavoro agile.

Da questo punto di vista, tuttavia, l’indagine evidenzia come solo nel 36,6% dei casi i lavoratori chiamati a riprendere le proprie attività potranno farlo in smart working; mentre la maggior parte (63,4%), per le caratteristiche del proprio lavoro, non potrà che farlo in sede.

 

(Fonte: Adnkronos)

Coronavirus, Fontana perplesso e preoccupato dal decreto Conte per la fase 2: "Servono regole chiare. Troppi dubbi e domande senza risposta. Ecco cosa rischiamo"

Il presidente della Ragione Lombardia, Attilio Fontana, critico sulla chiusura prolungata imposta a negozi, bar e ristoranti: "È tutta una situazione che rischia di far scomparire un intero comparto, un'intera sezione della nostra economia rischia di essere travolta". Ma non solo, gli interrogativi sono tanti, troppi: "Bisogna ancora cercare di limare un sacco le regole - ha detto Fontana - non si è ancora entrati nel merito di alcuni problemi fondamentali, come per esempio l'obbligatorietà o meno delle mascherine, o come faranno i genitori a tenere a casa i loro bambini, se entrambi lavorano, essendo chiusi asili e scuole". Fontana inoltre si domanda: "Chi farà che cosa, chi farà i controlli? Come verranno fatti? Che titolo avranno per bloccare la salita sui pullman? Ci sono ancora problemi che vanno affrontati con grande attenzione"


 Lombardia chiusa coronavirus?/ Fontana “fate presto”: verso nuovo ...

"L'idea che mi sono fatto" sulla Fase 2 illustrata ieri da Conte "è che bisogna ancora cercare di limare un sacco le regole, non si è entrati nel merito di alcuni problemi che secondo me sono assolutamente fondamentali". Lo ha detto il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, ai microfoni di Cento città su Rai Radio1.

"Ad esempio l'obbligatorietà o non obbligatorietà dell'uso delle mascherine - ha spiegato Fontana - o come faranno i genitori a tenere a casa i proprio bambini se entrambi lavorano ed essendo chiusi gli asili nido e tutte le scuole ed essendo chiusi presumibilmente, da quello che è emerso anche da una dichiarazione recente dell'Iss, i centri estivi. Dove potremo mettere questi bambini?"

Quindi, parlando dei mezzi di trasporto pubblici, Fontana ha aggiunto: "Chi effettuerà i controlli e come, che titolo avranno per bloccare la salita sui pullman? Ci sono ancora dei problemi che dovranno essere affrontati con grande attenzione".

E' allo studio della Regione Lombardia un'ordinanza regionale sulla Fase 2. "Stiamo studiando - ha detto Fontana -. Oggi incontreremo il tavolo della produzione, dove stiamo studiando da tempo tutti questi progetti, arriveremo alle nostre conclusioni". "E' chiaro - ha precisato il governatore lombardo - che queste scelte poi sarebbe opportuno che le condividessimo anche con le Regioni limitrofe per evitare che ci possano essere delle decisioni che devono cambiare al cambio del territorio regionale e non avrebbe molto senso".

"Quello che è certo è che viviamo in un momento di grandissima confusione perché ci si rimpalla la responsabilità del chi deve fare qualcosa a seconda dell'inadempienza. Il mio parere, fin dall'inizio, è che le Regioni dovrebbero avere maggiori competenze, ma soprattutto dovrebbero essere competenze ben delineate e ben chiarite", ha affermato ancora.

"Dopo l'ultimo dl - ha sottolineato Fontana - noi possiamo solo stringere ulteriormente le maglie della rete stabilita dal governo". Poi, parlando della riapertura dei mercati rionali scoperti in Lombardia, ha precisato: "Era una mia competenza averli chiusi. I mercati rionali erano aperti secondo il provvedimento nazionale, io li ho chiusi e adesso li ho riaperti". Quell'ordinanza "non va incidere sulla competenza statale".

Fontana più tardi ha specificato meglio il sio pensiero, parlando a SkyTg24: "Avrei riaperto sicuramente, in modo parziale e contingentato e in modo limitato, alcune attività commerciali, qualche negozio, magari non durante tutto l'arco della giornata, alternando mattino e pomeriggio con ingressi limitati e con controlli di chi ci entra, ma qualcosa si sarebbe potuto aprire". Per Fontana "è questione di rendersi conto della realtà in cui viviamo: se dovessimo aspettare l'R0 non apriremmo più per parecchio tempo. Sulla base di alcune previsioni noi saremo pronti a fine giugno e non è fattibile una cosa di questo genere, si eliminerebbero una serie di comparti interi". 

Coronavirus, l'Italia riparte ma non troppo. Cosa si potrà fare e cosa no dal 4 maggio: la fase 2 punto per punto

L'Italia riparte con il decreto firmato dal premier Conte ma con prudenza e gradualità per evitare una ripresa dei contagi. Oggi riaprono i cantieri pubblici e le aziende votate all'export, ma la vera fase 2 scatterà il 4 maggio, con una maggiore libertà di movimento nel rispetto dei protocolli di sicurezza. Solo allora riaprirà la maggior parte delle attività produttive, ma i negozi dovranno attendere il 18 maggio, parrucchieri ed estetisti l'inizio di giugno


I sindacati dei medici «Fase 2, come partire se restano gli stessi ...

Sì agli incontri con i familiari più stretti, alla ripresa delle attività sportive anche lontano da casa purché a distanza dagli altri e alle cerimonie funebri, ma soltanto alla presenza dei familiari più stretti. Saranno ancora vietati gli spostamenti da regione a regione, anche se sarà "consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza". Sono questi alcuni dei punti del nuovo Dpcm con le nuove misure per la graduale uscita dal lockdown annunciato ieri dal premier Giuseppe Conte.

Spostamenti - "Sono consentiti solo gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute e si considerano necessari gli spostamenti per incontrare congiunti purché venga rispettato il divieto di assembramento e il distanziamento interpersonale di almeno un metro e vengano utilizzate protezioni delle vie respiratorie". "In ogni caso - si legge nel testo - è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; è in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza".

Trasporti garantiti "ma evitare sovraffollamento" - "Il presidente della Regione dispone la programmazione del servizio erogato dalle aziende del trasporto pubblico locale, anche non di linea, finalizzata alla riduzione e alla soppressione dei servizi in relazione agli interventi sanitari necessari per contenere l’emergenza COVID-19 sulla base delle effettive esigenze e al solo fine di assicurare i servizi minimi essenziali, la cui erogazione deve, comunque, essere modulata in modo tale da evitare il sovraffollamento dei mezzi di trasporto nelle fasce orarie della giornata in cui si registra la maggiore presenza di utenti". ''I passeggeri dovranno indossare necessariamente una mascherina, anche di stoffa, per la protezione del naso e della bocca'' e '''sugli autobus e sui tram si dovrà garantire ''un numero massimo di passeggeri, in modo da consentire il rispetto della distanza di un metro tra gli stessi, contrassegnando con marker i posti che non possono essere occupati. Per la gestione dell’affollamento del veicolo, l’azienda può dettare disposizioni organizzative al conducente tese anche a non effettuare alcune fermate''.
''Nelle stazioni della metropolitana si dovranno prevedere differenti flussi di entrata e di uscita e si dovrà prevedere ''l’utilizzo dei sistemi di videosorveglianza e/o telecamere intelligenti per monitorare i flussi ed evitare assembramenti, eventualmente con la possibilità di diffusione di messaggi sonori/vocali/scritti".
E ancora: sospendere l’attività di bigliettazione a bordo da parte degli autisti; installare apparati, ove possibile, per l’acquisto self-service dei biglietti, che dovranno essere sanificate più volte al giorno, contrassegnando con specifici adesivi le distanze di sicurezza. aumento della frequenza dei mezzi nelle ore considerate ad alto flusso di passeggeri.

Obbligo mascherine in luoghi pubblici al chiuso - Obbligo mascherine in luoghi pubblici al chiuso - "Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi confinati aperti al pubblico inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza". ''Non usare il trasporto pubblico se hai sintomi di infezioni respiratorie acute (febbre, tosse, raffreddore); acquistare, ove possibile, i biglietti in formato elettronico, on line o tramite app; seguire la segnaletica e i percorsi indicati all’interno delle stazioni o alle fermate mantenendo sempre la distanza di almeno un metro dalle altre persone; Utilizzare le porte di accesso ai mezzi indicate per la salita e la discesa, rispettando sempre la distanza interpersonale di sicurezza di un metro; sedersi solo nei posti consentiti mantenendo il distanziamento dagli altri occupanti; evitare di avvicinarsi o di chiedere informazioni al conducente; nel corso del viaggio, igienizzare frequentemente le mani ed evitare di toccarsi il viso; indossare necessariamente una mascherina, anche di stoffa, per la protezione del naso e della bocca''.

Riaprono parchi e ville - Dal 4 maggio riaprono parchi, ville e giardini, ma resta il divieto di assembramenti, al punto da consentire al sindaco anche di chiudere gli spazi verdi usciti dal lockdown se necessario. "E' vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici e privati - si legge infatti nel testo del Dpcm - il sindaco può disporre la temporanea chiusura di specifiche aree in cui non sia possibile assicurare altrimenti il rispetto di quanto previsto dalla presente lettera". "L’accesso del pubblico ai parchi, alle ville e ai giardini pubblici è condizionato al rigoroso rispetto di quanto previsto dalla lettera d)", ovvero divieti di assembramenti "nonché della distanza di sicurezza interpersonale di un metro; il sindaco può disporre la temporanea chiusura di specifiche aree in cui non sia possibile assicurare altrimenti il rispetto di quanto previsto dalla presente lettera; le aree attrezzate per il gioco dei bambini sono chiuse".

Attività sportiva anche lontano da casa - "Per consentire una graduale ripresa delle attività sportive, saranno consentite dal 4 maggio le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti riconosciuti di interesse nazionali dal Coni e dalle federazioni, ma solo nel rispetto delle norme di distanziamento sociale, evitando assembramenti. Dunque allenamenti a porte chiuse per le discipline individuali". "Ora per fare attività fisica ci si potrà allontanare dalla propria abitazione - ha aggiunto il premier - ma rispettando la distanza di almeno due metri dalle altre persone se si tratta di attività sportiva più dinamica, mentre basterà un metro se si tratta di semplice attività motoria".

Per esercizi commerciali pulizie due volte al giorno - Queste le misure per gli esercizi commerciali - 1. Mantenimento in tutte le attività e le loro fasi del distanziamento interpersonale. 2. Garanzia di pulizia e igiene ambientale con frequenza almeno due volte giorno ed in funzione dell’orario di apertura. 3. Garanzia di adeguata aereazione naturale e ricambio d’aria. 4. Ampia disponibilità e accessibilità a sistemi per la disinfezione delle mani. In particolare, detti sistemi devono essere disponibili accanto a tastiere, schermi touch e sistemi di pagamento. 5. Utilizzo di mascherine nei luoghi o ambienti chiusi e comunque in tutte le possibili fasi lavorative laddove non sia possibile garantire il distanziamento interpersonale. 6. Uso dei guanti "usa e getta" nelle attività di acquisto, particolarmente per l’acquisto di alimenti e bevande. 7. Accessi regolamentati e scaglionati secondo le seguenti modalità: a) attraverso ampliamenti delle fasce orarie; b) per locali fino a quaranta metri quadrati può accedere una persona alla volta, oltre a un massimo di due operatori; c) per locali di dimensioni superiori a quelle di cui alla lettera b), l’accesso è regolamentato in funzione degli spazi disponibili, differenziando, ove possibile, i percorsi di entrata e di uscita. 8. Informazione per garantire il distanziamento dei clienti in attesa di entrata.  

Restano chiusi parrucchieri, barbieri, estetisti - La cura della persona resterà sul binario del fai da te. Anche dopo il 4 maggio, infatti, resteranno "sospese le attività inerenti servizi alla persona, fra cui parrucchieri, barbieri, estetisti".

Palestre e piscine chiuse - "Sono sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi".

Via libera a ristorazione con asporto - "Dal 4 maggio sarà consentita anche attività di ristorazione con asporto" e non solo di consegna come finora, "ma nessuno pensi che siano consentiti assembramenti davanti" agli esercizi: "Occorrerà mettersi in fila, entrare uno alla volta e il cibo si consumerà a casa, non davanti" al ristorante.

No alle messe, sì ai funerali in forma ristretta - "Sono sospese le cerimonie civili e religiose; sono consentite le cerimonie funebri con l’esclusiva partecipazione di congiunti e, comunque, fino a un massimo di quindici persone, con funzione da svolgersi preferibilmente all’aperto, indossando protezioni delle vie respiratorie e rispettando rigorosamente la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro". Nel testo viene precisato che "l’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro".

Ingressi e uscite scaglionati da aziende - Per la gestione dell'ingresso e dell'uscita dei dipendenti delle imprese ''si favoriscono orari di ingresso/uscita scaglionati in modo da evitare il più possibile contatti nelle zone comuni (ingressi, spogliatoi, sala mensa) . Dove è possibile, occorre dedicare una porta di entrata e una porta di uscita da questi locali e garantire la presenza di detergenti segnalati da apposite indicazioni''. In azienda, si legge ancora, ''non sono consentite le riunioni in presenza. Laddove le stesse fossero connotate dal carattere della necessità e urgenza, nell’impossibilità di collegamento a distanza, dovrà essere ridotta al minimo la partecipazione necessaria e, comunque, dovranno essere garantiti il distanziamento interpersonale e un’adeguata pulizia/areazione dei locali''. ''Gli spostamenti all’interno del sito aziendale devono essere limitati al minimo indispensabile e nel rispetto delle indicazioni aziendali sono sospesi e annullati tutti gli eventi interni e ogni attività di formazione in modalità in aula, anche obbligatoria, anche se già organizzati; è comunque possibile, qualora l’organizzazione aziendale lo permetta, effettuare la formazione a distanza, anche per i lavoratori in smart work''. ''Il mancato completamento dell’aggiornamento della formazione professionale e/o abilitante entro i termini previsti per tutti i ruoli/funzioni aziendali in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, dovuto all’emergenza in corso e quindi per causa di forza maggiore, non comporta l’impossibilità a continuare lo svolgimento dello specifico ruolo/funzione (a titolo esemplificativo: l’addetto all’emergenza, sia antincendio, sia primo soccorso, può continuare ad intervenire in caso di necessità; il carrellista può continuare ad operare come carrellista)''. "La mancata attuazione dei protocolli che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell’attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza", spiega ancora il Dpcm.
L’ingresso in azienda di lavoratori già risultati positivi all’infezione da COVID 19 dovrà essere preceduto da una preventiva comunicazione avente ad oggetto la certificazione medica da cui risulti la “avvenuta negativizzazione” del tampone secondo le modalità previste e rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza''. Il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea. Se tale temperatura risulterà superiore ai 37,5°, non sarà consentito l’accesso ai luoghi di lavoro. Le persone in tale condizione - nel rispetto delle indicazioni riportate in nota - saranno momentaneamente isolate e fornite di mascherine non dovranno recarsi al Pronto Soccorso e/o nelle infermerie di sede, ma dovranno contattare nel più breve tempo possibile il proprio medico curante e seguire le sue indicazioni''.
''Il datore di lavoro informa preventivamente il personale, e chi intende fare ingresso in azienda, della preclusione dell’accesso a chi, negli ultimi 14 giorni, abbia avuto contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19 o provenga da zone a rischio secondo le indicazioni dell’OMS2 Qualora, per prevenire l’attivazione di focolai epidemici, nelle aree maggiormente colpite dal virus, l’autorità sanitaria competente disponga misure aggiuntive specifiche, come ad esempio, l’esecuzione del tampone per i lavoratori, il datore di lavoro fornirà la massima collaborazione''.

Tornano esami in università e riaprono le biblioteche - Tornano gli esami all'università e riaprono le biblioteche negli atenei italiani, "a condizione che vi sia un’organizzazione degli spazi e del lavoro tale da ridurre al massimo il rischio di prossimità e di aggregazione e che vengano adottate misure organizzative di prevenzione e protezione". "Nelle università, nelle istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica e negli enti pubblici di ricerca possono essere svolti esami, tirocini, attività di ricerca e di laboratorio sperimentale e/o didattico ed esercitazioni, ed è altresì consentito l’utilizzo di biblioteche", si legge nel testo, dove viene tuttavia precisato che l'organizzazione degli spazi deve essere tale da ridurre rischi di prossimità e aggregazione.

No a party, spettacoli e visite musei - Niente party. Lo ha detto in conferenza stampa il premier Giuseppe Conte, ma è scritto nero su bianco anche nel Dpcm da lui firmato. "Sono sospese le manifestazioni organizzate, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura con la presenza di pubblico, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, quali, a titolo d’esempio, feste pubbliche e private, anche nelle abitazioni private - si legge nel testo - eventi di qualunque tipologia ed entità, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati; nei predetti luoghi è sospesa ogni attività". Sono inoltre "sospesi i servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’art. 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42".

Sospesi eventi e match sportivi - "Sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati". Parla chiaro, su questo, il Dpcm siglato dal premier Giuseppe Conte, lasciando poco spazio ai tifosi che speravano di tornare a vedere match sportivi. Anche se viene dato via libera agli allenamenti, rigorosamente a porte chiuse.

Coronavirus, industriali contro il governo Conte. Bonomi: "Da cinque settimane chiedo quale sia il metodo per la riapertura. E nessuno pensa alla fase 3, quella degli investimenti"

"Nessuno sta progettando la Fase 3 degli investimenti". Lo ha detto il presidente designato di Confindustria Carlo Bononi a 'Mezz'ora in più' su Rai3, aggiungendo che su questo tema il progetto di Confindustria arriverà a settembre. "Io diventerò presidente il 20 maggio, a quel punto, stante le limitazioni che avremo, la nostra intenzione è di presentarlo agli inizi di settembre, in autunno". Per la Fase 3 servono, secondo Bonomi, "il rilancio di Industria 4.0, massimo investimento sulle tecnologie, sbloccare opere pubbliche ferme per 35 miliardi"


Imprese: Carlo Bonomi designato presidente di Confindustria ...

"E' da cinque settimane che personalmente chiedo quale sia il metodo per arrivare alla riapertura, e non tanto la data della riapertura, e ancora oggi non mi è stata data risposta. Stiamo arrivando alla fatidica soglia del 4 maggio senza sapere ancora quale sarà il metodo" per la fase 2. Lo ha detto Carlo Bonomi, presidente designato di Confindustria, ospite di Mezz'ora in più su Rai3.

"Serve una grande coesione sociale, perché in questo momento molto tragico e drammatico si apre una grande opportunità: possiamo cambiare il Paese, ma dobbiamo avere tutti un approccio di coesione nazionale e capire i problemi del Paese", ha osservato Bonomi.

"Abbiamo una finestra importantissima. Oggi ci troviamo di fronte a una crisi dell’economia reale mondiale e dobbiamo rivedere il Paese e le imprese devono cambiare. Per farlo c’è bisogno di una grande lealtà fra tutte le parti in causa: politica e rappresentanze sindacali e datoriali", ha aggiunto. "Oggi abbiamo bisogno di cambiare impresa per impresa e gli attuali contratti non ce lo consentono e non si può pensare di avere riunioni al Ministero con 60 sigle".

"Il problema - ha evidenziato - non è di liquidità, che è stata immessa, ma di come spendere i nostri soldi. Stiamo tutti pensando alla fase 2, ma nessuno sta pensando alla fase 3, quella degli investimenti. Abbiamo necessità di comprare tempo e questa liquidità serve a comprarlo per arrivare alla fase 3, la fase dei grandi investimenti".

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