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Il Regno Unito costruisce un cyber-center in Kenya "per colpire i pedofili britannici prima che possano nascondersi"

In Africa il centro sarà il primo del suo genere, il Kenya è lo stato dove si registra il maggior numero (crescente) di casi di abusi sui minori


Il governo del Regno Unito costruirà un nuovo "cyber center" per colpire i pedofili britannici che troppo spesso  scelgono l'Africa come meta dei loro viaggi sessuali. Il centro sarà il primo del suo genere in Africa, il Kenya è lo stato dove si riscontra un numero crescente di casi di abuso minorile a scopo sessuale. Negli ultimi due anni due uomini britannici sono stati condannati a lunghe pene detentive dopo essere arrivati nel paese africano con l'unico scopo di abusare sessualmente di giovani, alcuni dei quali erano indigenti bambini di strada.

Fa parte di un patto di sicurezza più ampio annunciato da Theresa May, a Nairobi nella tappa finale del suo tour di tre giorni in Africa, che ha anche toccato la Nigeria e il Sud Africa. Il primo ministro ha dichiarato: "Lo sfruttamento dei minori online è un crimine aberrante e siamo determinati a garantire che non ci sia posto per i predatori che usano Internet per condividere immagini di abusi attraverso i confini nazionali, troppo spesso impunemente. Questa drammatica situazione ha dato il via ad un accordo con il Kenya in materia di sicurezza e giustizia penale - una partnership che guarda alla sicurezza in molti campi e che ha già contribuito a condannare e imprigionare terroristi presenti entri i confini del Regno Unito". Attualmente le autorità keniane non ricevono segnalazioni relative a materiale pedopornografico sulla rete africana da parte di aziende tecnologiche statunitensi, perché ancora non esistono "canali sicuri", che abbiano le necessarie policy di sicurezza. 

Il nuovo cyber center consentirà per la prima volta alle autorità di accedere ai dati sugli abusi forniti dalle imprese tecnologiche, garantendo che i perpetratori possano essere assicurati alla giustizia. 

Il centro si baserà sulla realizzazione di un'unità anti-traffico di materiale pornografico e anti-bambino, formata da personale kenyota ma istituita dall'Agenzia nazionale per la criminalità del Regno Unito, che secondo i funzionari sta riscontrando un aumento dei casi di abusi sui minori. In oltre 100 indagini in corso, da marzo 2016 ha protetto circa 400 bambini e sostenuto l'arresto di circa 40 sospetti. L'unità ha contribuito a garantire la condanna di Simon Harris, che è stato condannato a 14 anni nel 2015 per aver abusato sessualmente di bambini di strada proprio in Kenya. Altra indagine fiore all'occhiello dell'agenzia è quella che ha portato all'arresto di Keith Morris, anche lui condannato a più di 18 anni di carcere nel 2018 per aver abusato sessualmente di bambini del Kenya in un villaggio vicino a Mombasa, a seguito del lavoro svolto presso l'unità di costruzioni. Il nuovo patto di sicurezza impegna inoltre il Regno Unito a rafforzare la sicurezza dell'aviazione keniana, compresa la fornitura di macchine per rilevare gli esplosivi per aiutare a  mantenere il turismo inglese, che vede ogni anno più di 100.000 turisti britannici presenti nel paese. Il Regno Unito offrirà anche formazione alla polizia e aiuterà le autorità keniane a combattere la violenza contro le ragazze e le donne. Infine, condivideranno le competenze con il sistema giudiziario penale del Kenya per rafforzare le procedure per casi legali complessi, compresi il terrorismo e la criminalità organizzata.

La premier Theresa May ha assicurato che, nonostante la transizione che porterà gli inglesi all’uscita dall’Ue, i rapporti commerciali con il Kenya rimarranno invariati, ed ha garantito un accesso libero al mercato britannico, cosa a cui teneva il presidente Kenyatta. Proseguendo nel discorso ha dichiarato che “Stiamo portando avanti, naturalmente, un accordo che lasci invariate le regole degli scambi internazionali una volta che avremo lasciato l’Unione Europea. Ma ci occuperemo di migliorare anche le nostre relazioni commerciali nel resto del mondo”.
Inoltre ha assicurato che ogni bene acquisito tramite corruzione in Kenya e nascosto nel Regno Unito sarà rimandato indietro: “Oggi abbiamo firmato un accordo che garantisce che ogni provente della corruzione finito nel Regno Unito sarà restituito al popolo del Kenya”.
Il viaggio aveva lo scopo di massimizzare le opportunità di commercio per Nigeria, Sudafrica, Kenya dopo l’uscita della Gran Bretagna dell’Unione Europea, prevista per il marzo 2019. Inoltre May ha annunciato un extra di quattro miliardi per aiutare l’economia africana, ed è stato firmato il primo patto per il commercio dopo Brexit con il Mozambico e l’Unione doganale africana del sud.

Insomma presto vedremo una Gran Bretagna uscire dall'Europa sbattendo la porta ed entrare in Africa accolta da un lungo tappeto rosso.

L'uomo che ha messo il papa con le spalle al muro: la vera storia dietro la lettera dell'Arcivescovo Viganò

L'Arcivescovo Carlo Maria Viganò, a Chicago dal 2014, ha scosso la Chiesa Cattolica Romana nel suo nucleo, colpendo direttamente papa Francesco


Alle 9:30 di mercoledì scorso, l'arcivescovo Carlo Maria Viganò si è presentato a Roma nell'appartamento di un giornalista conservatore del Vaticano, con un semplice collare da clericale, un cappellino da baseball delle Montagne Rocciose e una storia esplosiva da raccontare.

L'arcivescovo Viganò, ex diplomatico e capo del Vaticano negli Stati Uniti, trascorse la mattinata lavorando spalla a spalla con il giornalista al tavolo della sua sala da pranzo leggendo e commentando una lettera di 7.000 parole, con cui l'Arcivescovo chiedeva le dimissioni di papa Francesco, accusandolo di coprire gli abusi sessuali e dando conforto a una "corrente omosessuale" in Vaticano.

Il giornalista, Marco Tosatti, ha dichiarato di aver appianato la narrazione. L'arcivescovo infuriato non ha portato prove, ha detto, ma ha fornito un racconto, condannando le reti omosessuali all'interno della chiesa che agiscono "con il potere dei tentacoli di un polpo" per "strangolare vittime innocenti e vocazioni sacerdotali".

Terminata la lettera, l'arcivescovo Viganò si è congedato, spegnendo il cellulare. Mantenendo la sua destinazione un segreto perché era "preoccupato per la propria sicurezza", ha detto Tosatti, l'arcivescovo semplicemente "scomparve".

La lettera, pubblicata domenica, ha sfidato il papato di papa Francesco e ha scosso la Chiesa cattolica romana nel suo nucleo. Il Papa ha detto che per ora non vuole prendere in considerazione alcuna risposta, eppure le accuse stanno provocando una guerra interna ideologica, con il solito oscuro Vaticano che, dalle retrovie apre un combattimento aperto.

La lettera ha esposto alla luce profondi scontri ideologici, con i conservatori che hanno alzato le armi e gli scudi contro la visione inclusiva di Francesco, di una chiesa che è meno focalizzata su questioni divisive come l'aborto e l'omosessualità. Ma l'arcivescovo Viganò - che a sua volta è stato accusato di ostacolare un'indagine sulla condotta sessuale scorretta di alcuni prelati, nel Minnesota - sembra stia riaprendo vecchie ferite e imponendo rapide e drastiche soluzioni.

Come ambasciatore o nunzio pontificio negli Stati Uniti, l'arcivescovo Viganò si è schierato con guerrieri della cultura conservatrice e ha usato il suo ruolo per nominare nuovi vescovi conservatori fedeli alla sua politica, a San Francisco, Denver e Baltimora. Ma dopo l'elezione di papa Francesco si è trovato in un ruolo conservatore troppo scomodo per una nuova chiesa fatta di inclusione e visioni molto più aperte.

Poi, nel 2015, il grande scontro con Francesco, la sua decisione di invitare un fedele critico sui diritti degli omosessuali, per salutare il papa a Washington durante una visita negli Stati Uniti, ha direttamente messo in discussione il messaggio inclusivo di Francesco e ha suscitato una polemica che ha quasi oscurato il viaggio.

Juan Carlos Cruz, un sopravvissuto agli abusi della discordia, dopo aver lungamente parlato con il papa ha detto che Francesco ritiene l'arcivescovo Viganò personalmente responsabile del fallimento della sua visita negli USA, in quanto ha voluto sabotare la visita invitando il critico (di cui sopra), Kim Davis, un'impiegata pubblica della contea del Kentucky diventata una forte conservatrice e fautrice di una corrente che lotta contro i diritti degli omosessuali, da quando si rifiutò di concedere la licenza di matrimonio a una coppia dello stesso sesso. 

Conosciuto per il suo carattere irascibile e l'ambizione, l'arcivescovo Viganò si è spesso scontrato con i superiori che hanno ostacolato la sua ascesa in chiesa e ha svolto un ruolo chiave in alcuni dei più sorprendenti scandali vaticani degli ultimi tempi. Nel 1998, divenne un funzionario centrale nel potente ufficio del Segretario di Stato vaticano. Nella lettera, scrive che le sue responsabilità includevano la supervisione di ambasciatori nel mondo, ma anche "l'esame di casi delicati, compresi quelli riguardanti cardinali e vescovi".

Fu allora che disse di aver appreso per la prima volta degli abusi commessi dal cardinale Theodore E. McCarrick, il leader cattolico americano nella sua storia dice che Papa Francesco conosceva da anni la situazione - e dissimulò.

Nel 2009, l'arcivescovo Viganò, allora vescovo, è stato trasferito in un altro posto di lavoro in Vaticano con minore influenza sulla politica ma con il potere su alcune delle sue entrate. Conosciuto come parsimonioso, ha trasformato il deficit della Città del Vaticano in un surplus. Ma il suo difficile stile di gestione ha suscitato lamentele. Un tassello buio dice che in Vaticano arrivarono alcune e-mail anonime, in cui si affermava che Viganò stava promuovendo in modo inappropriato, la carriera di suo nipote. Il suo stile e il suo rigore nel vagliare i contratti vaticani hanno infastidito anche alcuni leader, tra cui il segretario di Stato Tarcisio Bertone e un rapporto anonimo sul quotidiano "Il Giornale" affermava che aveva disegni anche sui servizi di sicurezza vaticani. Il cardinale Bertone, che l'arcivescovo Viganò descrive nella lettera come "notoriamente a favore nella promozione degli omosessuali", lo bandì negli Stati Uniti.

Durante la sua lotta per il potere, l'Arcivescovo Viganò scrisse anche urgenti appelli al conservatore papa Benedetto, con i quali chiedeva di non essere trasferito negli USA e che doveva invece per rimanere in Vaticano. Suo fratello, un biblista gesuita, era malato e aveva bisogno di cure. Accusò anche il cardinale Bertone di aver infranto la promessa di promuoverlo al grado di cardinale, dando di fatto il via alla procedura di trasferimento.

Nel 2012, quando era già negli Stati Uniti come nunzio ambasciatore, le lettere inviate a Benedetto, iniziarono a comparire e alla fine furono fatte pervenire anche al maggiordomo del papa, inferendo un duro colpo a tutto lo stato del Vaticano. Anche il fratello dell'arcivescovo Viganò, Lorenzo Viganò, entrò nelle dispute e in un'intervista rivelò che suo fratello, - "ha mentito a Benedetto", dicendo che doveva rimanere a Roma "perché doveva prendersi cura di me, non sono malato", disse. Al contrario, lui viveva a Chicago, stava bene e non parlava con suo fratello da anni per una disputa ereditaria. 

Dopo aver irritato Francesco durante l'episodio di Kim Davis, l'arcivescovo Viganò fu richiamato a Roma per una spiegazione. Rapporti sui media di questa settimana hanno affermato che dopo aver rimosso l'arcivescovo Viganò dalla sua posizione, papa Francesco lo ha anche letteralmente buttato fuori dal suo appartamento in Vaticano. L'arcivescovo Viganò non ha mai accettato la decisione di papa Francesco e ha iniziato a lavorare alla sua lettera di accuse unendo le forze con i tradizionalisti antagonisti a papa.

Circa un mese fa, il signor Tosatti ha detto di aver ricevuto una telefonata dall'arcivescovo dove gli chiese se poteva incontrarlo in un posto discreto. L'arcivescovo Viganò ha raccontato al reporter la sua storia, ma ha detto di non essere pronto per la registrazione.

Ma quando la notizia di decenni di abusi clericali diffusi in Pennsylvania venne alla luce, Tosatti incitò l'arcivescovo a raccontare la sua storia, questa volta con una dichiarazione scritta. Tosatti ha detto di non aver visto documenti o altre prove ma di aver parlato con l'Arcivescovo per almeno tre ore.

L'arcivescovo chiese a Tosatti se conosceva qualcuno che poteva pubblicare la lettera anche in inglese e spagnolo. Il signor Tosatti ha inviato la lettera al National Catholic Register, che è di proprietà di una compagnia che gestisce diverse piattaforme cattoliche conservatrici, spesso critiche nei confronti di Francesco. "Sono tutti legati", ha detto Tosatti, "io ho solo aiutato a redigere e distribuire la lettera".

Dopo aver finito di scrivere la lettera, Tosatti racconta di aver accompagnato l'arcivescovo Viganò alla porta, si è inchinato per baciare il suo anello e vedendo la mano ritirarsi disse,: "Non è per te, è per il ruolo che hai." L'arcivescovo rispose: "Ora che ho finito, posso partire, e lasciare anche Roma" e poi ancora: "Non ti dirò dove, in modo che quando ti interrogheranno, non dovrai mentire e io spegnerò il mio telefono".

 

Pedofilia, un orribile fenomeno da combattere con tutte le forze che abbiamo. Le voci delle persone che lo fanno ogni giorno

Un convegno a Palazzo Pirelli, organizzato dal Garante per i diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza in collaborazione con l'associazione SiCura di Gallarate, che sotto la guida della presidente Anna Laghi, svolge un'attività straordinaria al fianco delle vittime di questa terribile piaga sociale. Le interviste de ilComizio.it - (VIDEO)


Il 5 maggio 2017 si è celebrata la Giornata Nazionale per la lotta alla pedofilia. Una piaga allarmante su cui il Garante regionale , Massimo Pagani, ha voluto tenere alta l'attenzione. I dati diffusi lo scorso anno da Telefono Azzurro sono preoccupanti: nel 2015 sono arrivate via telefono 4.724 richieste di aiuto di bambini e adolescenti, il 5% per abusi sessuali. Tante anche le segnalazioni al 114 (il numero telefonico per l'emergenza infanzia) legate alla pedopornografia online (8,8%), raddoppiate rispetto al 2013 (4,4%).

In quella giornata al Belvedere Jannacci, al 31° piano di Palazzo Pirelli, si è tenuto il convegno "Io ci sono, e voi?", in collaborazione con l'Associazione SiCura di Gallarate (VA).

Insieme al Garante regionale, a fare gli "onori di casa" sono intervenute la vice presidente del Consiglio regionale, Sara Valmaggi, e la consigliera Daniela Mainini (vice presidente della Commissione consultiva).

L'attenta platea del convegno ha ascoltato con attenta partecipazione gli interventi di Anna Laghi, presidente dell'associazione SiCura, Annamaria Fiorillo, pm del Tribunale per i Minorenni di Milano, Cesare Romano, Garante per l'Infanzia della Campania, Matteo Fabris, psicologo clinico e forense, Maurizio Di Fazio, giornalista, Sara Racalbuto, psicologa psicoterapeuta, Paolo Giulini, criminologo clinico, Gianluigi Nuzzi, giornalista e conduttore televisivo. L'incontro si è concluso con la testimonianza di Francesca Aliso, che ha vissuto sulla propria pelle l'orrore della pedofilia.

IlComizio.it era presente e ha raccolto le voci delle persone che quotidianamente si impegnano per contrastare cause ed effetti di questo devastante fenomeno.

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