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updated 10:26 AM UTC, Jul 3, 2020

Coronavirus, l'infettivologo Bassetti contro l'Oms: "L'epidemia è ai titoli di coda"

"Dire che il peggio deve ancora arrivare non lo condivido, e l’allarme dell'Oms oltretutto si riferisce alla situazione a livello globale". A spiegarlo è Matteo Bassetti, direttore della clinica ​Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova.​ Lo spunto sono le parole di Tedros Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms, secondo cui “il peggio deve ancora arrivare” perché "con questo ambiente e in queste condizioni, noi temiamo il peggio. Un mondo diviso aiuta il virus a diffondersi"


"In Italia abbiamo visto uno tsunami e l'abbiamo affrontato. Oggi i numeri ci dicono che, almeno per questa fase epidemica, siamo a titoli di coda perché i dati di ieri, malati e decessi, mi pare siano incoraggianti. Dire che il peggio deve ancora arrivare non lo condivido, e l'allarme dell'Oms oltretutto si riferisce alla situazione a livello globale". Lo afferma all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della clinica Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, commentando le parole di Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Oms, secondo il quale "il peggio deve ancora arrivare".

"E' evidente che ci sono Paesi dove i numeri cresceranno, il Brasile e gli Usa, e dove non stati fatti di certo gli sforzi che abbiamo fatto noi in Italia con il lockdown, le misure di distanziamento, il rafforzamento della medicina del territorio e l'implementazione dei posti in terapia intensiva", aggiunge l'infettivologo.

"Prevedere cosa potrà accadere ad ottobre è difficile anche se io non credo ci sarà un altro tsunami. Avremo dei casi, tanti o pochi, ma sapremo affrontarli perché ora il sistema è preparato, abbiamo i nostri laboratori che lavorano con la medicina del territorio. Sono convinto che tutto funzionerà", spiega ancora il virologo. Secondo Bassetti, "vivere i prossimi tre mesi con la spada di Damocle sulla testa di una seconda ondata non è una cosa buona per l'economia, per l'aspetto psicologico e per il sistema sanitario. Oggi noi dobbiamo dire forte e chiaro che abbiamo fatto un grande lavoro. Cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno e non sempre mezzo vuoto", continua.

 
  • Pubblicato in Salute

Pandemia e frontiere Ue, si cerca un accordo sulla riapertura: verso il sì alla Cina, fuori gli Usa. Ecco i criteri per entrare in Europa dal primo luglio

Si cerca l'accordo a Bruxelles per la riapertura delle frontiere ai Paesi extra Ue. Entro il primo luglio l'Europa dovrà decidere se allentare o estendere le restrizioni in entrata, sulla base del quadro epidemiologico dei singoli Stati (meno di 16 positivi ogni 100mila abitanti negli ultimi 14 giorni). Una condizione che, allo stato attuale, confermerebbe l’esclusione dalla lista dei Paesi ammessi di Usa, Russia e Brasile


Ue per apertura graduale frontiere Paesi - Ultima Ora - ANSA

La presidenza del Consiglio Ue ha lanciato la procedura scritta sulla raccomandazione approvata venerdì scorso sulla riapertura dei confini con alcuni Paesi extra europei a partire dal primo luglio. Lo si apprende da fonti diplomatiche Ue. La scadenza è fissata per domani a mezzogiorno. Per approvare la raccomandazione occorre la maggioranza qualificata.

Gli Stati membri discutono sulla lista e sui criteri almeno da venerdì scorso, quando, dopo una lunga riunione del Coreper, il Comitato dei Rappresentanti Permanenti degli Stati Ue, è stata fatta circolare tra le capitali una bozza di raccomandazione, con una lista di Paesi che comprende la Cina, a patto che conceda piena reciprocità, ma non gli Usa, dove, in alcuni Stati, la diffusione del coronavirus Sars-Cov-2 è ancora in fase uno. Inizialmente era stata indicata come scadenza per la decisione le 18 di sabato, ma le trattative si sono protratte per tutto il fine settimana e non si sono ancora concluse, visto la delicatezza della materia. "Attendiamo i risultati della discussione in Consiglio, stiamo aspettando", aveva spiegato il portavoce della Commissione Europea per gli Affari Interni Adalbert Jahnz, durante il briefing on line con la stampa a Bruxelles.

Gli ammessi


La Cina si aggiungerebbe a un elenco di altri 14 ammessi: Algeria, Australia, Canada, Georgia, Giappone, Montenegro, Marocco, Nuova Zelanda, Ruanda, Serbia, Corea del Sud, Thailandia, Tunisia e Uruguay.

  • Pubblicato in Esteri

Governo, alta tensione Pd-M5S sul Mes. Zingaretti attacca: "Non si può tergiversare ancora". I grillini restano fermi: "Ministri e presidenti di Regione dem spendano i soldi che hanno"

Posizioni sempre divergenti sul Fondo Salva Stati. Il segretario Pd Zingaretti incalza l'alleato: "Basta danze immobili. I 36 miliardi messi a disposizione del Paese possono "migliorare la qualità dell'assistenza e della cura delle persone" e "dare un concreto impulso alla ripresa economica". La replica dei 5Stelle: "La nostra posizione non è cambiata". Il viceministro Buffagni: "Accelerare? Non mi sembra di avere accanto ghepardi"


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Pressing del Pd per il Mes. In un intervento sul Corriere della Sera, Zingaretti elenca 10 ragioni per chiedere l'utilizzo del fondo: per l'Italia 37,5 miliardi subito per la sanità. 'Non credo possiamo permetterci ancora di tergiversare. La danza immobile delle parole, slogan, furbizie lasciamoli alle destre, noi dedichiamoci a dare risposte alle persone e ricostruire l'Italia uniti'.

Per M5s replica il viceministro allo Sviluppo Buffagni: 'Il Pd dovrebbe prima spendere i soldi che i loro ministri hanno in portafoglio e che i loro presidenti di Regione hanno per la sanità e non stanno spendendo. Oltre i 16 miliardi che ci sono già per gli investimenti. Il Paese ha bisogno di spendere i soldi stanziati e non di fare campagna su uno strumento che è diventato una bandierina'.

"La posizione del Movimento non cambia". Con queste parole il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, esponente di spicco del Movimento 5 Stelle, risponde alla domanda di Affaritaliani.it se la posizione del M5S sul Mes sia cambiata, rispetto al no all'utilizzo dei fondi europei, dopo l'insistenza del Partito Democratico e dopo in particolare le parole di Nicola Zingaretti ('Il governo non può più tergiversare').

"Patuanelli sostiene che la posizione del Movimento 5 Stelle sui fondi del Mes per la sanità non cambia e "rimane la stessa di mesi fa". Appunto, è esattamente questo il problema. In questi mesi è cambiato tutto, in Europa sono stati messi in campo strumenti mai visti prima e rimanere fermi significa solo essere miopi e irresponsabilmente ideologici". Lo afferma Michele Bordo, vice capogruppo del Pd alla Camera.

"Il Mes è stato criticato e combattuto da molti, ma ora è uno strumento finanziario totalmente diverso da quello del passato. Le destre sono abituate a cavalcare i problemi e non a trovare soluzioni per risolverli. Chi sta governando l'Italia ha il compito opposto. Io non credo possiamo permetterci ancora di tergiversare. La danza immobile delle parole, slogan, furbizie lasciamoli alle destre, noi anche nel nostro partito dedichiamoci a dare risposte alle persone e ricostruire l'Italia uniti". Lo scrive il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, nell' intervento sul Corsera.

"La Sanità è stata capace di uno sforzo immane. Ma l'attuale sistema di cura e presa in carico ha mostrato tutti i suoi limiti", evidenzia Zingaretti. Con il Mes "oggi possiamo avere le risorse mai viste prima per fare quei grandi investimenti che ci permetteranno di migliorare la qualità dell'assistenza e della cura delle persone e, insieme, anche di dare un concreto impulso alla ripresa economica".

"Bisogna avere coraggio, visione e concretezza, anche per far uscire la discussione sul Mes dall'attuale confronto ancorato al passato e concentrarlo invece sulle opportunità e le cose possibili da fare per il bene comune", prosegue Zingaretti. Il segretario dem elenca quindi dieci filoni su cui puntare: "Investire nella ricerca; rivoluzionare e digitalizzare il settore sanitario; dare più centralità a medicina territoriale e distretti; dare più forza alla medicina di base; riformare i servizi per anziani e malati cronici, rivisitando il funzionamento delle Rsa; modernizzare e adeguare gli ospedali; aumentare gli investimenti nel personale sanitario; garantire l'accesso alle terapie; ampliare le borse di studio; aumentare i posti finanziati per gli specializzandi".  

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"Il Mes? Il Pd dovrebbe prima spendere i soldi che i loro ministri hanno in portafoglio e che i loro presidenti di Regione hanno per la sanità e non stanno spendendo. Oltre i 16 miliardi che ci sono già per gli investimenti. Il Paese ha bisogno di spendere i soldi stanziati per far ripartire l'economia e non di fare campagna su uno strumento che è diventato una bandierina". A dirlo è Stefano Buffagni, viceministro M5s allo Sviluppo, in un'intervista al Corriere della Sera. "Questo governo ha bisogno di un cambio di passo e di più coraggio. Superata la giusta fase di lockdown è necessario andare oltre, perché le condizioni del Paese ce lo impongono e ce lo consentono", afferma Buffagni, secondo cui le responsabilità dello stallo sono "di tutta la maggioranza. Condivido l'esigenza di accelerare e cominciare a correre e non mi sembra di avere accanto dei ghepardi", dichiara in riferimento agli alleati di governo. Parlando del Movimento, una scissione "farebbe solo danno a noi e al Paese. Capisco che è più facile scendere dalla barca piuttosto che mettersi a remare tutti insieme, ma sono amareggiato per l'uscita di alcuni senatori", dice Buffagni. Quanto al premier Conte, "lo aspetto sempre a braccia aperte nel M5s, è una risorsa indipendentemente dalla leadership. E sprono anche lui ad avere più coraggio". Su Aspi, "auspico che si chiuda prima possibile. Chi ha gestito in modo così fallimentare la società deve andare via. Invito a vedere i disastri che ci sono sulle autostrade della Liguria, oltre al ponte che hanno fatto cadere lesinando sulla manutenzione", conclude il viceministro.

 

 

Coronavirus, mascherina obbligatoria fino a metà luglio. Fontana: "Una precauzione consigliata dagli esperti. I numeri stanno andando bene, continuiamo così". E su autonomia e burocrazia dice...

L'obbligo di portare mascherine in Lombardia anche all'aperto, come ora, resterà altri quindici giorni. "Credo che continueremo ancora per 15 giorni: abbiamo parlato a lungo con tanti esperti e riteniamo che per una questione di precauzione sia giusto proseguire in questa direzione visto che i numeri stanno andando bene", dice il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, a margine di un evento a Milano


Regione Lombardia sospende l'obbligo dei guanti sui mezzi pubblici ...

"Nonostante il fastidio della mascherina, soprattutto con il caldo di luglio, sono dell'idea che occorra proseguire con il suo mantenimento sino al 14 luglio", lo ha affermato il governatore della LombardiaAttilio Fontana su Facebook. "Fa caldo, molto caldo, ma il parere dei virologi è ancora di mantenere le precauzioni anti contagio, prima fra tutte, l'uso della mascherina", ha scritto. 

"Abbiamo parlato a lungo con tanti esperti e riteniamo che per una questione di precauzione sia giusto proseguire in questa direzione, visto che i numeri stanno andando bene", ha detto a margine dell'evento "Salute Direzione Nord - I discorsi del coraggio" in corso a Milano.

"Con maggiore autonomia avremmo dato una risposta migliore "Parlando della semplificazione per la ripresa, Fontana ha quindi precisato: "Se avessimo avuto più autonomia durante l'emergenza sanitaria avremmo avuto più medici, infermieri e personale e probabilmente avremmo potuto dare una risposta migliore rispetto a quella  che abbiamo dato e organizzarci più tempestivamente. Dovremmo essere messi nelle condizioni di poter decidere più in fretta, velocemente, con più determinazione e con scelte più compatibili con il nostro territorio.

"Non vogliamo essere sommersi dalla burocrazia" "Il coraggio sta anche nel cambiare questo nostro Paese sulle regole, non possiamo e non vogliamo essere sommersi dai tempi che la burocrazia ci impone - ha aggiunto -. Per la rinascita dobbiamo avere il coraggio di andare oltre queste regole che ci stanno strozzando. La Regione credo debba farsi interprete di questa volontà, che è emergenza per tutte le classi produttive. Dobbiamo avere il coraggio di innovare, di intervenire anche fino ai limiti consentiti dalla legge e dimostrare che ci sono strade che vanno percorse con più coraggio a livello nazionale".

Lombardia, obbligo di mascherine all'aperto: ecco quando si decide ...

 

Turismo, senza americani sono dolori: quasi 2 miliardi di incassi in meno con la chiusura delle frontiere Ue. E Trump potrebbe vendicarsi sui dazi

I turisti statunitensi sono i viaggiatori stranieri più presenti nella penisola e con un budget elevato, con ben 12,4 milioni di pernottamenti durante l’estate secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Bankitalia relativi al terzo trimestre del 2019. Una perdita importante che – sottolinea la Coldiretti - si somma a quelle dei viaggiatori provenienti dalla Russia che sono stati in costante crescita negli ultimi anni mentre deboli segnali arrivano ancora sulle presenze da Germania e nord Europa nonostante la riapertura delle frontiere da quasi 15 giorni


Turismo, Roma perde 35 miliardi - Il Sole 24 ORE

Una perdita di 1,8 miliardi di euro per il turismo Made in Italy con le frontiere chiuse durante l’estate agli americani che sono i viaggiatori stranieri più presenti in Italia, al di fuori dai confini comunitari. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli effetti della riapertura delle frontiere esterne dell’Unione Europea senza obbligo di quarantena limitata ad un gruppo ridotto di paesi che non ricomprende gli Stati Uniti colpiti duramente dall’emergenza coronavirus.

I viaggiatori provenienti dagli Usa sono i turisti extracomunitari più affezionati all’Italia con ben 12,4 milioni di pernottamenti durante l’estate secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Bankitalia relativi al terzo trimestre del 2019. Una perdita importante che – sottolinea la Coldiretti - si somma a quelle dei viaggiatori provenienti dalla Russia che sono stati in costante crescita negli ultimi anni mentre deboli segnali arrivano ancora sulle presenze da Germania e nord Europa nonostante la riapertura delle frontiere da quasi 15 giorni.

I turisti statunitensi hanno un budget elevato e come mete privilegiate in Italia le città d’arte che risentiranno più pesantemente della loro mancanza ma – continua la Coldiretti - prestano anche particolare attenzione alla qualità dell’alimentazione per la quale destinano una quota elevata della spesa durante la vacanza. A pesare – precisa la Coldiretti – è anche il venir meno della leva positiva del turismo sulle esportazioni nazionali con i turisti che al ritorno in patria cercano sugli scaffali i prodotti gustati durante il viaggio.

Non mancano le preoccupazioni sugli effetti che la decisione dell’Unione Europea potrebbe avere sulla guerra commerciale in atto con gli Stati Uniti con il Presidente Donald Trump che – ricorda la Coldiretti - ha appena pubblicato la lista definitiva dei prodotti e dei Paesi europei sotto esame per nuovi dazi che per l’Italia interessa i 2/3 del valore dell’export agroalimentare e si estende tra l’altro vino, olio e pasta Made in Italy oltre ai formaggi e salumi che sono stati già colpiti.

Il vuoto dei turisti stranieri non viene peraltro compensato dal turismo domestico con appena 34 milioni gli italiani che hanno deciso di andare in vacanza per almeno qualche giorno nell’estate 2020, in calo del 13% secondo l’analisi Coldiretti/Ixe’ che evidenzia comunque che l’Italia è di gran lunga la destinazione preferita dal 93% degli italiani rispetto all’86%% dello scorso anno. A rischio c’è un sistema turistico Made in Italy che si compone di 612mila imprese con oltre 700 mila unità locali e rappresenta – conclude la Coldiretti – il 10,1% del sistema produttivo nazionale, superando il settore manifatturiero, con 2,7 milioni di lavoratori, il 12,6% dell’occupazione nazionale secondo Unioncamere.

Coronavirus, in Italia criticità bassa ma l'emergenza non è finita: tre regioni con indice di contagio Rt sopra 1. Attenzione ai nuovi focolai

Il quadro generale dell'infezione da SARS-CoV-2 in Italia rimane a bassa criticità - secondo il monitoraggio settimanale dell'Iss - con una incidenza cumulativa negli ultimi 14 giorni (dall'8 al 21 giugno) di 5.98 casi per 100.000 abitanti. In lieve diminuzione i nuovi casi diagnosticati rispetto alla settimana precedente. In aumento alcune stime dell'indice di contagio Rt, in linea con il lieve aumento dei casi nella scorsa settimana in alcune Regioni dove si sono sviluppati focolai


"In quasi tutta la Penisola sono stati diagnosticati nuovi casi di infezione nella settimana di monitoraggio corrente, con casi in aumento rispetto alla precedente settimana in alcune Regioni e province autonome. Tale riscontro in gran parte è dovuto alla intensa attività di screening e indagine dei casi con identificazione e monitoraggio dei contatti stretti. Tuttavia, la presenza di focolai, anche di una certa rilevanza numerica, mostra come il virus continui a essere in grado, nelle attuali condizioni, di trasmettersi in modo efficace. Questo conferma che l’epidemia da Sars-Cov-2 non è affatto conclusa in Italia". E' quanto riporta il monitoraggio del ministero della Salute e dell'Istituto superiore di sanità, relativo alla settimana 15-21 giugno.

Sono tre le Regioni con indice di contagio Rt sopra 1: Emilia Romagna (1.01), Lazio (1.24) e Lombardia (1.01) secondo i dati relativi alla settimana dal 15 al 21 giugno. La Toscana sfiora l'Rt 1 fermandosi a 0.96. L'Umbria unica con Rt a zero.

"Alcune stime" per l'indice di contagio "Rt questa settimana sono in aumento, riflettendo il lieve aumento nel numero di casi" di Covid-19 "diagnosticato la scorsa settimana in alcune Regioni dove si sono sviluppati alcuni focolai", rileva il monitoraggio secondo cui "persiste l'assenza di segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali".

"La situazione descritta in questo report, relativa prevalentemente alla seconda fase di transizione, è complessivamente positiva con piccoli segnali di allerta relativi alla trasmissione. Sebbene questo descriva una situazione epidemiologicamente fluida che richiede il rispetto rigoroso delle misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali l'igiene individuale e il distanziamento fisico", si legge ancora.

"E' essenziale mantenere elevata l'attenzione - ribadisce il report - e continuare a rafforzare le attività di testing-tracing-tracking in modo da identificare precocemente tutti i potenziali focolai di trasmissione e continuare a controllare l'epidemia" di Covid. "E' anche fondamentale mantenere elevata la consapevolezza della popolazione generale sulla fluidità della situazione epidemiologica e sull'importanza di continuare a rispettare in modo rigoroso tutte le misure necessarie a ridurre il rischio di trasmissione quali l'igiene individuale e il distanziamento fisico".

  • Pubblicato in Salute

Lettere con proiettili al presidente di Confindustria Lombardia Bonometti. Fontana: "Abbassare la violenza di certi toni"

Il presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, è sotto scorta dopo che nella sede di Confindustria di Bergamo sono arrivate due lettere indirizzate allo stesso imprenditore e contenenti un proiettile. Secondo il Giornale di Brescia da lunedì scorso è stata disposta la protezione nei confronti di Bonometti che potrebbe essere stato minacciato per le posizioni espresse sull'istituzione della zona rossa nella Bergamasca durante il periodo di piena emergenza Covid


Il presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti, è finito sotto scorta dopo che nella sede degli industriali di Bergamo sono state recapitate due buste con altrettanti proiettili. Secondo quanto riporta il Giornale di Brescia, la magistratura ha aperto un’inchiesta ed è stata disposta la protezione nei confronti del presidente di Confindustria Lombardia.

"Solidarietà a Marco Bonometti e ferma condanna per queste azioni vili e intimidatorie" ha detto il governatore della Regione Lombardia, Attilio Fontana. "Purtroppo, quando tempo fa ho detto che il clima stava diventando pericoloso - ha aggiunto - sono stato facile profeta. Voglio comunque continuare a sperare nel buonsenso delle persone e guardare a un futuro caratterizzato da più serenità e meno astio. Perché ciò avvenga, è necessario innanzitutto abbassare anche la violenza di certi toni".

E mentre Bonometti non commenta, Confindustria lombardia gli esprime solidarietà e spiega in una nota che "si è prodigata fin dal principio dell'emergenza per salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori, sostenendo e promuovendo il protocollo siglato da tutte le parti sociali a livello nazionale affinché le aziende potessero continuare a lavorare garantendo il massimo rispetto delle norme anti-Covid e invitando tutte quelle imprese che non fossero state in grado di rispettare tale regolamentazione a interrompere le attività".

"Come fanno a conoscere il mio numero?". Ecco la risposta: rubati oltre 1 milione di dati personali e rivenduti a call center. Venti arresti in maxi operazione dopo la denuncia di Tim

Sono venti le misure cautelari emesse dal gip di Roma nei confronti anche di dipendenti infedeli di Tim che carpivano illecitamente dati sensibili di clienti. Si tratta di circa un milione e 200mila dati rubati all'anno. L'indagine, che ha portato 13 persone ai domiciliari e sette con obbligo di firma, è partita da una denuncia della compagnia telefonica. Coinvolti anche "intermediari" che si occupavano di gestire il commercio illecito delle informazioni estratte dalle banche date e i titolari di call center telefonici. Questi ultimi sfruttavano informazioni per contattare i potenziali clienti e lucrare le previste commissioni per ogni portabilità del numero che arrivano fino a 400 euro per ogni contratto stipulato - (LEGGI TUTTO)


Piazzisti telefonici, tutte le armi per mettere fine alle chiamate ...

Oltre 100 specialisti della Polizia Postale impegnati a dare esecuzione a 20 provvedimenti cautelari, in particolare 13 ordinanze che dispongono gli arresti domiciliari ed ulteriori sette ordinanze, che dispongono l’obbligo di dimora nel comune di residenza ed il divieto di esercitare imprese o ricoprire incarichi direttivi in imprese e persone giuridiche, nell'ambito della fase conclusiva dell’operazione 'Data Room', un’articolata attività di indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Roma, e condotta dagli investigatori specializzati del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche – Cnaipic del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni, con la collaborazione dei Compartimenti di Napoli, Perugia, Ancona e Roma.

I destinatari delle misure sono oggetto, insieme ad ulteriori sei indagati, di perquisizioni locali ed informatiche. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo ed in concorso tra loro, di accesso abusivo a sistema informatico, di detenzione abusiva e diffusione di codici di accesso, riguardando le condotte sistemi di pubblico interesse, e della violazione della legge sulla privacy su comunicazioni e diffusione illecita di dati personali oggetto di trattamento su larga scala. Il provvedimenti restrittivi, emessi dal gip presso il Tribunale di Roma, sono stati eseguiti nei confronti degli indagati residenti sul territorio capitolino ed in diverse province campane.

1,2 milioni i dati rubati e decine di migliaia di euro spartiti tra gli operatori infedeli ed i collettori-rivenditori dei dati. Di assoluto livello criminale la mole dei proventi, come emerge da più di una conversazione nella quale alcuni indagati discutono dei corrispettivi, frutto dell’attività illecita, pattuendo la ripartizione dei proventi illeciti del mese. Le indagini tecniche hanno inoltre permesso altresì di far emergere come l’attività di commercializzazione di liste di utenti e relativi recapiti, riguardasse anche i sistemi informatici in uso a gestori operanti nel settore dell’energia, in corso di ulteriore approfondimento.

Le complesse indagini hanno visto gli specialisti del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni impegnati in attività di intercettazioni telefoniche e pedinamenti degli indagati, oltre che attività di riscontro ed analisi sui sistemi informatici afferenti le piattaforme contenenti i dati, rese possibili anche grazie alla preziosa collaborazione della struttura di sicurezza aziendale di Telecom Italia.

Si tratta della prima operazione su larga scala volta alla tutela dei dati personali trafugati, un fenomeno noto a tutti che vede coinvolti dipendenti infedeli, call center compiacenti ed intermediari e che ha quale oggetto ciò che sul mercato ha assunto un significativo valore commerciale: i dati riservati relativi all’utenza. Per l’esecuzione dei provvedimenti restrittivi e di perquisizione, oltre che per l’espletamento dell’attività informativa, il CNAIPIC ha coordinato un team di specialisti al quale hanno preso parte i Compartimenti della Polizia Postale di Roma, Napoli, Perugia ed Ancona.

Tra i destinatari dei provvedimenti cautelari "figurano dipendenti infedeli di compagnie telefoniche, (i procacciatori materiali dei 'preziosi' dati), gli intermediari che si occupavano di gestire il commercio illecito delle informazioni estratte dalle banche dati ed i titolari di call center telefonici, che sfruttavano tali importanti informazioni per contattare i potenziali clienti e lucrare le previste commissioni per ogni portabilità, che arrivano fino a 400 euro per ogni nuovo contratto stipulato".

"A carico degli indagati, nel corso delle complesse attività investigative, sono stati acquisiti concreti e inequivocabili elementi probatori - fa sapere la polizia - circa l’esecuzione di ripetuti accessi abusivi alle data room in uso ai gestori telefonici operanti sul territorio nazionale e gestite direttamente da Tim, contenenti gli ordini di lavoro di delivery ed i reclami di assurance provenienti dalle segnalazioni dell’utenza relativamente ai disservizi della rete di telecomunicazioni".

Le articolate indagini sono state avviate nel mese di febbraio scorso dal Cnaipic, su delega della Procura della Repubblica di Roma, a seguito di una denuncia depositata da parte di Telecom Italia, nella quale si segnalavano vari accessi abusivi ai sistemi informatici gestiti da Tim, riscontrate quantomeno a partire dal gennaio 2019.

Gli accessi abusivi, come ricostruito dalla polizia postale, "avvenivano tramite account o virtual desktop in uso ai dipendenti di gestori di servizi di telefonia e di società partner per l’accesso ai database, chiavi spesso carpite in modo fraudolento, direttamente gestiti dalla stessa società denunciante, in ragione della concessione delle attività di manutenzione della infrastruttura telefonica nazionale". Le banche dati vengono ordinariamente alimentate da tutti i gestori telefonici in relazione alle segnalazioni ricevute dai clienti sui disservizi rilevati, rappresentando oltretutto una vera e propria istantanea, delle condizioni della infrastruttura nazionale di telecomunicazioni.

Come emerso dalle indagini, la “filiera criminale”, all’interno della quale ogni componente ha uno specifico compito, funzionale al raggiungimento dell’obiettivo finale, aveva predisposto addirittura degli “automi”, grazie alla collaborazione di un esperto programmatore romano, anch’esso colpito da misura cautelare, ossia dei software programmati per effettuare continue, giornaliere interrogazioni ed estrazione di dati.

Le estrazioni, per come verificato nel corso delle intercettazioni, venivano sistematicamente portate avanti con un volume medio di centinaia di migliaia di record al mese. Gli indagati gestivano tali volumi modulandoli a seconda della illecita “domanda” di mercato, come emerge ad esempio da una conversazione nella quale uno degli indagati chiede ad un dipendente infedele una integrazione di 15.000 record per arrivare ai 70.000 pattuiti per il mese in corso, preannunciando un ulteriore ordine per 60.000 utenze mobili.

Un illecito mercimonio sui dati dei clienti di operatori telefonici che lamentavano disservizi per poi contattarli e proporre il cambio del proprio operatore, questo quanto scoperto grazie alle indagini. In particolare, le informazioni estratte dal database, erano particolarmente appetibili per le società di vendita di contratti da remoto che cercano per l’appunto di intercettare la clientela più “vulnerabile”, a causa di problemi o disservizi, per proporre quindi il cambio del proprio operatore telefonico. Il complesso “sistema” vedeva da un lato una serie di tecnici infedeli in grado di procacciare i dati, dall’altro una vera e propria rete commerciale che ruotava attorno alla figura di un imprenditore campano, acquirente della preziosa “merce” ed a sua volta in grado di estrarre “in proprio”, anche con l’utilizzo di software di automazione, grosse quantità di informazioni, in virtù di credenziali illecitamente carpite a dipendenti ignari.

La “merce” veniva poi piazzata sul mercato dei call center, 13 sono quelli già individuati, tutti in area campana, tutti già perquisiti. I dati, adeguatamente “puliti” per essere utilizzati dai diversi call center, passavano di mano in mano, rivenduti a prezzi ridotti in base alla “freschezza” del dato stesso, motore di un movimento che alimenta il fenomeno delle continue proposte commerciali.

Dall’indagine della Procura di Roma è inoltre emerso che la commercializzazione di 70mila dati portava a un guadagno 7 mila euro. Tra i reati contestati l'accesso abusivo alle banche dati dei gestori di telefonia che detengono le informazioni tecniche e personali dei clienti e il trattamento illecito dei dati stessi. "Le estrazioni - spiegano gli inquirenti - venivano sistematicamente portate avanti con un volume medio di centinaia di migliaia di record al mese. Gli indagati gestivano i volumi modulandoli a seconda della domanda di mercato".

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