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updated 12:39 PM UTC, May 29, 2020

Zaia, l'uomo del momento, resta con i piedi per terra: "Astro nascente? Non mi interessa, abbiamo altro da fare". Poi chiede più autonomia sulla salute. E occhio ai trasporti che rischiano di implodere

"L'astro nascente di Venezia offusca Salvini". E' il titolo di un editoriale pubblicato oggi sul Financial Times e dedicato al governatore del Veneto Luca Zaia. Il quotidiano economico britannico dedica un editoriale al governatore leghista sottolineandone l'alto indice di gradimento e lodando il "modello Veneto".  Lui si schermisce: "E' solo un momento particolare, tenetemi fuori da questa storia"


"Io spero si possa portare a casa la delega alle Regioni di poter decidere sui propri territori. Questa 'autonomia' potrebbe essere utile visto che abbiamo avuto diverse regioni che hanno avuto risultati e servizi erogati a tutela della salute diversi da regione a regione. Perché ogni regione ha avuto la sua storia sanitaria e questo è importante ricordarlo". Lo ha sottolineato il presidente del veneto Luca Zaia oggi nel corso del punto stampa.

"L'interlocuzione con il governo è assolutamente serena, il governo conosce la nostra posizione: non siamo irresponsabili, sappiamo che il virus c'è e bisogna fare in modo di non prenderselo, e quindi rilancio il mio appello: usate la mascherina", ha ammonito. "Ad oggi abbiamo fatto 392 mila tamponi, 9 mila in più da ieri, i positivi sono 18.402, 29 in più da ieri, le persone in isolamento sono scese a 6.353 (-426), 1024 i pazienti ricoverati, 32 in meno, 98 quelli in terapia intensiva, uno in meno da ieri, 2743 i dimessi, 1207 i decessi in ospedale 13 in più, mentre 1545 in totale", ha detto rendendo noti i dati.

"A me risulta che in Svezia ad una certa eta' non ti presenti nemmeno in ospedale. Se questo e' un buon modello di sanita'... A voi risulta che noi applichiamo questo modello? Noi abbiamo dimesso ultra 90enni dalle terapie intensive, pensate a cosa sarebbe accaduto se queste persone avessero avuto la sfortuna di essere nati in un paese diverso", ha aggiunto rispondendo a chi gli chiedeva del 'modello Svezia' per affrontare l'emergenza coronavirus nel corso del punto stampa.


TUTTO SUL PUNTO STAMPA DI LUCA ZAIA 

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha parlato dell'avvio della Fase 2 di ieri con 4,8 milioni di spostamenti e del rischio che i trasporti pubblici possano implodere.

Veneto, bollettino e conferenza stampa/ Video: 13.421 casi, Zaia ...

La ripresa di ieri

Il governatore del Veneto Luca Zaia durante il punto stampa quotidiano nella sede della Protezione civile ha parlato delle persone che ieri, giorno di avvio della Fase 2, si sono spostate: «In Veneto l'analisi in tempo reale ha segnalato nella giornata di ieri 4,8 milioni di spostamenti. È un dato in linea con quelli del 9 marzo. Rispetto al picco più basso del lockdown - ha aggiunto Zaia - l'aumento del traffico è del 61%. Per noi è quasi normalità».

Trasporto pubblico
«Nel trasporto pubblico locale sono state messe regole per cui temo che il sistema imploderà - afferma il presidente del Veneto Luca Zaia - Pensate al ritorno a regime è impossibile  ordinare il triplo dei bus e il doppio dei treni. Non arriveranno mai per tempo. C'è anche il tema fondamentale del rispetto delle regole di distanziamento, siamo molto preoccupati».

Le riaperture delle attività
«Stiamo lavorando con il governo sulle attività che non hanno ancora ripreso a lavorare - aggiunge Zaia -  confidiamo sull'ipotesi di poter avere un anticipo sulle riaperture rispetto alla data del 18 maggio. Potrebbe essere l'occasione - ha proseguito - di dare competenze in maniera differenziata alle Regioni sui propri territori. Se siamo responsabili della salute dei cittadini, è altrettanto vero che il presidente di una Regione possa decidere se aprire. Tutti abbiamo coscienza della messa in sicurezza, ma quando un operatore ha la protezione e il cliente ha la protezione siamo convinti che sia più che sufficiente a garantire la salute di entrambi».

Ospedali cambia tutto
«E' fondamentale il rispetto delle regole, se non usate la mascherina finite in ospedale - raccomanda Zaia - gli ospedali saranno diversi a tutela di tutti: possono accedere solo i pazienti, le visite sono contingentate e niente negozi come negli ospedali realizzati in passato». 
«Chi firma gli appelli sui tamponi di massa dovrebbe spiegare anche operativamente come si fanno e in che tempistica - afferma il governatore commentando l'appello di Lettera 150 - non lo dico per polemica - ha aggiunto - ma per dare la giusta informazione. Noi facciamo 10-15 mila tamponi al giorno, ma ci vogliono trasporti, operatori, macchine per processarli, neanche la macchina del professor Crisanti riesce a fare tutti i 9.000 tamponi al giorno. Abbiamo messo in rete tutte le microbiologhe, ci facciamo i reagenti in Veneto e dobbiamo spingere ancora per arrivare al piano da 20 mila».

Elezioni
«Sono convinto che il 12 luglio sia la data più utile per un election day. Ci sono sei Regioni da eleggere. A differenza dei Comuni, hanno l'incombenza dei bilanci, della salute. Dal governo ci sono segnali incoraggianti in questi termini, credo che sia assolutamente una data affrontabile. Credo che il governo punterà a una finestra, nulla vieta che il Governo o il relatore presenti un subemendamento alla legge».

Financial Time
«Astro nascente? È un'ossessione, stiamo parlando di sondaggi fatti in un momento particolare. Non me ne frega niente». Lo ha ribadito il presidente del Veneto Luca Zaia, rispondendo ai giornalisti sulle ipotesi di un impegno politico nazionale, fatta oggi anche sul Financial Times. «L'obiettività - ha aggiunto Zaia - porta a dire che nella classifica sono in testa tutti quelli che si sono occupati di Coronavirus, da Conte in giù. Poi la politica ha un corso diverso dal Coronavirus, non sono minimamente interessato, lasciatemi fuori da queste manfrine». Zaia ha infine sottolineato che «Sallustio diceva che il sentimento che viene dopo la gloria è l'invidia, dobbiamo governare una regione complessa e non abbiamo tempo da perdere con le distrazioni. E stavolta è vero - ha scherzato - non è Eracleonte da Gela».

Piscine
«Le piscine pubbliche o dei centri sportivi sono aperte solamente ad atleti che fanno agonismo - spiega il governatore - per quanto riguarda le piscine condominiali o degli alberghi possono essere utilizzate nel rispetto delle regole»

Il bollettino
In Veneto oggi sono saliti a 18.402 i casi positivi, solo 29 in più rispetto al pomeriggio di ieri. Sono stati fatti 392mila tamponi, soprattutto nei posti più a rischio come Rsa e ospedali. Le persone in isolamento domiciliare sono 6.353, 426 in meno rispetto a ieri; i ricoverati in ospedale sono 1.024 (-32), quelli in terapia intensiva 98 (-1); i dimessi sono 2.743, +40 rispetto a ieri, i morti in ospedale sono 1.207 (+13), in totale i decessi in Veneto sono 1.545.

Coronavirus, Zaia: "Se l'Europa è la madre di tutti si è dimenticata di qualche suo figlio. La Germania stanzia 550 miliardi per le imprese" (VIDEO)

Come al solito incalzante il presidente della Regione Veneto nel corso del suo consueto punto stampa sull'emergenza Covid-19. Il suo sguardo sulla fase durissima che attende la nostra economia in rapporto a quanto sta succedendo negli altri Paesi - (VIDEO)


Coronavirus, l'affondo di Zaia: "Ue latitante come per i migranti ...

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, durante il punto stampa di oggi è ritornato sul più che bollente argomento degli aiuti di Stato e sulle sproporzioni tra gli interventi che le nazioni europee stanno mettendo in campo per aiutare le imprese nell’emergenza Coronavirus.

In questa prima delicatissima fase, le autorità statali e regionali italiane sono impegnate in prima linea per il problema sanitario ma, appena si potrà tornare ad una parvenza di quotidianità, con tutte le limitazioni che potrebbero durare per molto tempo, la vera partita sarà quella economica, con l’obiettivo di far ripartire le aziende italiane in ginocchio da settimane.

Tornare nei mercati europei e mondiali non sarà facile, soprattutto se, come ricordato dal governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, le nazioni europee non partiranno tutte dalla stessa griglia di partenza.

Se l’Europa è la madre di tutti - ha spiegato Zaia -, si è dimenticata di qualche suo figlio. Noi non possiamo pensare di tornare alla riapertura delle imprese sapendo che c’è un Paese europeo che stanzia 550 miliardi, il Paese al mondo che ha stanziato più soldi ad abitante, perché gli Stati Uniti hanno stanziato 1100 miliardi, se li rapportassimo agli abitanti della Germania gli Stati Uniti dovrebbero stanziare 1500 miliardi. Tra l’altro sono anche dollari e, quindi, dovrebbero versarne molti di più”.

“Allora voi capite che - prosegue il presidente della Regione Veneto - quando si apriranno di nuovo i mercati e le attività, l’Europa deve garantire che tutti siano nelle griglie di partenza in egual misura, con le stesse potenzialità. Perché è inutile che ci siamo fatti le “seghe mentali” per anni, sentendoci dire dall’Europa che bisogna evitare gli aiuti di Stato, bisogna stare attenti ai trust e tutte ste robe e poi ci ritroviamo che usciamo dall’emergenza sanitaria con le nostre aziende diroccate e distrutte, che dovrebbero andare sul mercato, e quelle tedesche che sono tenute in vita alla grande con un investimento come questo”.

“Qualcuno potrebbe dire sono soldi dei tedeschi - conclude -, sì ma siamo in Europa. Ripeto, a noi dei grandi messaggi dei leader europei che dicono “Italia forza, avanti, ce la farete, vogliamo vedervi come prima” non ce ne facciamo nulla. Bene, è un atto di cortesia, giriamo pagina, vogliamo vedere i soldi. L’Europa è latitante e sta legittimando una rendita di posizione, che avrà la Germania, che sarà paurosa. Io non ce l’ho con la Germania, è impensabile dar per perse realtà come l’Italia, la Spagna e anche la Francia perché ancora non si è ben capito cosa faranno. Stiamo veramente assistendo ad un atteggiamento che è inconcepibile e insostenibile”.

 

(Fonte: Andrea Berton © Qdpnews.it)

Coronavirus, caos per il bonus di 600 euro: sito dell'Inps in tilt e i dati degli utenti diventano pubblici. Lite Conte-Salvini, insorge la Meloni

Sito Inps in tilt per le domande relative al bonus da 600 euro. L'enorme mole di richieste per accedere alle indennità, infatti, ha generato quasi un 'crash' informatico: secondo quanto denunciato da più utenti, infatti, entrando con i propri dati nella pagina dedicata del sito per presentare la domanda di bonus, si viene rinviati a una pagina in cui figurano nominativi privati, insieme a una serie di informazioni strettamente personali di cui è in possesso l'Inps ponendo quindi evidenti problemi di tutela della privacy. Sarebbero centinaia le schede di cittadini con dati sensibili che escono. Non solo: l'operazione a questo punto si blocca e la domanda di richiesta del bonus non riesce più a procedere. L'allarme sta circolando con un tam tam sui social, tra ironia e preoccupazione


Botta e risposta tra Conte e Salvini. Insorge anche Giorgia Meloni

Scintille tra Giuseppe Conte e Matteo Salvini al vertice a palazzo Chigi sull'emergenza coronavirus. Oggetto del contendere, riferiscono fonti del centrodestra, un post 'in tempo reale' del leader della Lega sul sito Inps in tilt. Questo è soffiare sul malcontento, una cosa diversa dal confronto che stiamo facendo qui, sarebbe sbottato il capo del governo. Pronta la replica di Salvini: se il sito è in tilt, è in tilt...

"Avete ragione, l’ho appena fatto presente al governo ora in riunione a Palazzo Chigi, speriamo si muovano o finisce male", ha scritto Salvini in un tweet.

"Stiamo ricevendo da tutta Italia migliaia di segnalazioni sul pessimo funzionamento del sito dell'Inps. Il portale è in tilt: da stanotte i lavoratori autonomi e le partite Iva stanno riscontrando problemi enormi per presentare la domanda per il bonus di 600 euro. Preoccupante la situazione in termini di sicurezza dei dati e di privacy degli utenti", ha scritto Giorgia Meloni, su Facebook.

"Oltre al danno di ricevere poco più di un'elemosina, ora migliaia di lavoratori rimasti senza reddito sono costretti a subire un vero e proprio calvario digitale per avere dallo Stato i pochi euro che il governo ha stanziato. Purtroppo non è un pesce d'aprile, ma una drammatica verità", ha aggiunto la leader di Fdi.

 

(Fonte: adnkronos)

Imballate nelle piazze, le "Sardine" stanno manifestando contro un politico che non è al potere

Le sardine hanno sfondato, perché in modo molto chiaro rappresentano una cosa: contrastare Matteo Salvini 


Un mese fa, quattro amici hanno lanciato una chiamata sui social media per una protesta nella città di Bologna, contro il populismo della destra italiana rappresentata dalla Lega di Matteo Salvini e da Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Speravano che l'evento potesse attirare 6000 persone, invece, hanno raddoppiato, con tutti stipati nella piazza centrale della città, proprio come le sardine nella loro scatola di latta.

Le sardine, divenuto il nome proprio del movimento, sono diventate un fenomeno italiano a tutti gli effetti, attirando grandi folle da nord a sud, numeri che la maggior parte degli attuali partiti politici della nazione, non avrebbe alcuna possibilità di eguagliare.

Ma mentre le sardine hanno sfruttato una parte della frustrazione di base comune in così tante proteste politiche globali quest'anno, rimangono sole sotto un aspetto: l'obiettivo della loro protesta non sono i politici tecnicamente al potere, ma piuttosto quelli all'opposizione.

L'emergere di un tale gruppo è possibile solo nel mondo "off-kilt" della politica italiana, in cui due partiti deboli, stanchi, in perenne contrapposizione gestiscono il paese, rivendicando azioni che diano loro una maggiore energia politica. Invece, è il partito più popolare del paese la Lega di Matteo Salvini che, nel bene o nel male, rimane il centro di un vortice di energia della politica italiana, pur essendo oggi all'opposizione. Gli italiani vedono la Lega come il "governo in attesa", con Salvini probabile futuro primo ministro. 

E mentre il successo delle idee populiste di Salvini ha allarmato molti italiani liberali, l'establishment politico di sinistra del paese, come tanti altri partiti "mainstream" in tutto il mondo, continua a lottare per contrastare l'emozione del populismo, continua a lottare organizzando manifestazioni di protesta sui social e nelle piazze, invece di generare nuove idee, nuove spinte di energia che possano far rivalutare in modo positivo l'operato di governo. 

Da quando sono partite a Bologna, le sardine hanno organizzato quasi 100 eventi in tutta Italia, riempiendo di sardine le piazze di Roma, Torino, Milano e altre città: sardine disegnate a mano, sardine ritagliate dipinte con la bandiera dell'Unione europea, bandiere dell'UE decorate con sardine che denunciano il fascismo e l'odio al canto di "Bella Ciao". Le sardine hanno fatto così tanto tanto scalpore, perché così chiaramente rappresentano una cosa, contrastare Salvini. Non sono un partito politico (non ancora). Sono diventati, invece, un punto di incontro per le persone che erano state respinte dalla politica e che non si sentiva più rappresentate da essa, ma che rimanevano preoccupate di come un politico di destra potesse rifare il paese.

"Quante volte hai sentito mal di stomaco durante la lettura dei commenti sotto i post della Lega?", Afferma il manifesto ufficiale delle Sardine. “Quante volte ti sei detto, non può essere vero? Bene, è giunto il momento di cambiare l'inerzia della retorica populista”. In un editoriale del Corriere della Sera, abbiamo letto: "Le Sardine sono rapidamente cresciute fino a occupare un posto importante nella scena politica italiana, che altrimenti sarebbe rimasta desolata". In un'intervista, Mattia Santori, 32 anni, uno dei fondatori del gruppo, ha dichiarato che il primo evento "ha sollevato il coperchio da una pentola a pressione che bolle da molto tempo e ha dato alla gente uno sbocco per respingere ciò che chiamava La deriva dell'Italia verso la "destra xenofoba". "Salvini riempie piazze, giornali, social network", ha detto Santori, "Noi abbiamo completamente distrutto la percezione di coloro che lo vedevano come unico maestro italiano".

Secondo Massimiliano Panarari, che ha scritto un libro sul Movimento a Cinque Stelle, "Riempiono le piazze nel nome di una piattaforma molto generica, ma c'è una chiara richiesta di un'organizzazione politica innovativa a sinistra". Sebbene le sardine da una parte abbiano messo in luce i punti deboli della sinistra italiana,dall'altra la stanno anche aiutando. Il movimento sostiene un candidato democratico in Emilia-Romagna, un'area che costituisce il cuore liberale dell'Italia. Con le elezioni regionali a un mese di distanza, i sondaggi mostrano che la Lega e il PD viaggiano appaiati. 

"Se il centrosinistra dovesse perdere, sarebbe una valanga e avremmo elezioni anticipate", ha dichiarato Ilvo Diamanti, professore di scienze politiche nelle università di Parigi e Urbino, "Salvini è partito alla conquista dell'Emilia-Romagna proprio dalla roccaforte Bologna, non è un caso che le sardine siano nate lì e da lì si siano diffuse".

Il Big Bang della politica italiana potrà esplodere solo tra poco meno di un mese, quando a urne chiuse scopriremo le questo è un movimento nato da un popolo senza partito, oppure l'ultimo colpo di remi di una sinistra liberale ormai alla deriva, allora vedremo i gattini di Salvini (il mese scorso su Twitter ha chiesto: "Cos'è più carino e più dolce dei gattini?"), cibarsi delle succulente sardine del PD.

 

 

 

 

FONTE: washingtonpost

 

'Sardine' contro Salvini: la lotta dell'Italia contro la destra

Migliaia di persone scendono nelle piazze italiane, come parte del movimento “sardine”, contro il leader della Lega e ex vice primo ministro d'Italia, Matteo Salvini e i suoi alleati.


I manifestanti si riuniscono nelle piazze italiane nel tentativo di "scuotere ulteriormente la politica del paese e combattere, a detta loro, l'xenofobia e il razzismo. Siamo molto felici e abbiamo raggiunto il nostro obiettivo", ha detto uno dei fondatori del movimento, Mattia Sartori, 32 anni, poiché oltre 100.000 persone avrebbero dovuto marciare nella capitale lo scorso mese.

"Siamo antifascisti, a favore dell'uguaglianza, contro l'intolleranza, contro l'omofobia", ha detto Santori ad AFP, mentre i manifestanti cantano l'inno "Bella Ciao".

"Siamo stanchi di questa cultura dell'odio", ha detto ad AFP il rappresentante del movimento nella capitale italiana, Stephen Ogongo, un giornalista di 45 anni di origine keniota. "Non tollereremo più un linguaggio razzista, fascista, discriminatorio o sessista". 

Il movimento delle Sardine è nato a novembre,dopo che il fondatore Santori, da Bologna, ha inviato in tarda notte, un messaggio urgente a tre amici, dicendo loro di incontrarsi il giorno successivo. Un incontro che stava dando il via ad un nuovo e potente movimento, pochi giorni prima che Salvini e i suoi compagni di coalizione, in un'arena sportiva a Bologna avrebbero lanciato la loro campagna per le elezioni regionali dell'Emilia-Romagna.

I quattro amici hanno covato una riposta ai continui messaggi social di Salvini,  riempiendo le piazze italiane senza il bene placido dei media o il lavoro della grande macchina salviniano " la Bestia" di Luca Morisi. Il palazzetto dello sport aveva una capacità di 5.700 persone e, tramite un annuncio sulla pagina privata di Facebook di Santori, il gruppo ha invitato le persone a una contro-manifestazione in Piazza Maggiore a Bologna, con l'obiettivo di attrarre 6000 persone.

Quello che è successo dopo ha confuso le loro aspettative: 15.000 persone hanno riempito la piazza di Bologna. Mentre l'alleanza elettorale di destra si sente pungere i fianchi e rosicare piano piano voti troppo importanti per essere persi.

E' dovere di cronaca precisare che i numeri così alti raggiunti dal neo movimento è raggiunto grazie anche alla partecipazione di migliaia di migranti, da sempre ostili e contro la poca tolleranza della destra italiana nei confronti della migrazione.

"Ci hanno detto che l'immigrazione è un problema per nascondere problemi reali", ha detto Pietro Bartolo, un membro del parlamento europeo noto come "dottore dei migranti" e che ha dedicato anni della sua vita, per affrontare la crisi dei rifugiati nel Mediterraneo.

"Dobbiamo resistere", ha aggiunto Bartolo, che si è unito alla protesta. “Le leggi che criminalizzano coloro che salvano le persone, sono leggi contro la nostra costituzione. Queste leggi sono un peccato."

Ma attente Sardine perchè la velocità, la poca esperienza e il poco tempo per capire i difficili meccanismi della polita, nel suo senso più completo, possono diventare un capestro, il Movimento 5 Stelle sta ora pagando le conseguenze di non avere nei suoi ranghi, politici di lavoro o statisti meritevoli di questo nome.

Salvini ha deriso il movimento, scrivendo su Twitter che preferisce i gattini perché "mangiano sardine quando hanno fame". Tuttavia, in un sondaggio di novembre, il 40% degli italiani ha affermato che il movimento rappresenta ora il "nemico più pericoloso di Salvini". 

Noi diciamo attenti perchè quando le maree si ritirano lasciano solo sabbia liscia e i castelli cadono lasciando solo un piccolo, lieve e triste ricordo di quello che fu...

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione Europea, vola in Africa per il suo primo viaggio istituzionale

 Il primo viaggio fuori dall'UE, non porterà il nuovo presidente della commissione europea negli Stati Uniti, ma in Etiopia. C'è un messaggio ai populisti, nella decisione di Ursula von der Leyen?


Forse "no", Ursula von der Leyen non ha mai pronunciato la parola "migrazione". Migrazione, che suona come preclusione e rifugiati morti nel Mediterraneo. La migrazione è sinonimo di rabbia e vecchi dibattiti che hanno spesso determinato gli incontri e gli scontri dei politici europei e africani.

Il nuovo presidente della commissione europea non vuole parlare di problemi, ma di opportunità. Pertanto, preferisce parlare della lotta ai cambiamenti climatici ed elogia lo scenario di ripresa di alcuni paesi africani. "L'Africa è un partner su cui conto", afferma. Il suo primo incontro è con Moussa Faki, presidente della Commissione dell'Unione Africana e Ministro degli Esteri del Ciad, che si mostra sorridente piacevolmente colpito dalla visita della von der Leyen.

Ursula von der Leyen è in carica come presidente della commissione europea dal primo Dicembre 2019, ora vuole sfruttare il nuovo incarico per rilanciare anche le relazioni con l'Africa. Il fatto che visiti l'Etiopia è già una dichiarazione. Finora, il primo viaggio extraeuropeo di precedenti capi delle commissioni dell'UE li ha portati regolarmente negli Stati Uniti o a un vertice importante nei paesi dell'Occidente.

L'Etiopia è vista come uno dei principali paesi fautori del rilancio africano: se c'è un posto dove l'Africa ha prodotto in modo affidabile buone notizie nel campo economico, questo è l'Etiopia. Insieme al presidente della Commissione dell'Unione Africana, Ursula von der Leyen incontrerà il presidente dell'Etiopia, Sahle-Work Zewde e il primo ministro Abiy Ahmed. Sebbene l'Unione africana sia incomparabile con la Commissione europea in termini di poteri e potere, la fusione di 55 stati africani è un forte simbolo di cooperazione transfrontaliera. Il presidente dell'Etiopia, a sua volta, è attualmente l'unica donna a capo di uno stato africano, con la Leyen che è la prima donna a capo della Commissione europea. 

Una delle motivazioni extra economiche del viaggio è la fine della guerra tra i due storici rivali, L'Etiopia e L'Eritrea, un conflitto che si posizionava come un muro per lo sviluppo dei popoli africani. I diplomatici dell'UE stanno confrontando lo sconvolgimento che sta avvenendo attualmente in Etiopia e nella regione del Corno d'Africa, con la caduta del muro di Berlino in Germania e in Europa 30 anni fa. Il primo ministro etiope Abiy Ahmed, Martedì prossimo riceverà il Nobel per la pace, nonostante tutti i problemi legati a storiche divergenze anche religiose, Ahmed con estenuanti colloqui con il paritetico eritreo è riuscito a porre fine al sanguinoso conflitto. 

"Congratulazioni per il premio Nobel", ha affermato la Von der Leyen durante il loro incontro, "oggi sono qui per ascoltare", ha concluso Von der Leyen.

Volo di una notte il venerdì sera, volo di ritorno il sabato sera, la presidente della commissione europea non ha molto tempo per la sua visita, inoltre non ha pacchetti di soluzioni già pronte, vuole scoprire cosa ha funzionato nella politica UE-Africa in passato e cosa no. "Vogliamo separare il successo dalla realtà dei castelli di carta esistenti", ha affermato la  Von der Leyen, dopo l'incontro con il presidente.

Intanto si sta preparando il grande incontro per il vertice dei capi di stato UE-Africa, a Bruxelles. Tutto ciò suona come una nuova partenza, l'unico problema è cancellare le strategie di alcuni stati europei che hanno grandi interessi in Africa e le incomprensioni nei trattati effettuati negli anni precedenti alla visita della Leyen. Ciononostante, l'UE continua a rimanere indietro rispetto ai suoi Stati membri, ad esempio per quanto riguarda il rispetto degli impegni finanziari assunti durante il precedente vertice africano in Costa d'Avorio. 

Inoltre, gli stati europei non sono più i soli interessati alla regione del Corno d'Africa. Sebbene l'UE continui a posizionarsi molto più avanti rispetto a paesi come Stati Uniti e Russia, la Cina nella vicina regione del Golfo sta aumentando il volume degli scambi, gli investimenti diretti e gli aiuti allo sviluppo.

Al contrario, la Von der Leyen vuole dare più di un segnale con la sua "commissione geopolitica", l'Europa dovrebbe mostrare la sua forza, questo è il modo di renderla visibile, specialmente in Africa. Ad Addis Abeba investirà in aiuti economici, 100 milioni di euro per le riforme economiche, altri 50 milioni per il sistema sanitario e così via.

Il breve viaggio è quello di segnare l'inizio di una nuova politica africana per l'Europa, Lunedì scorso, la Leyen ha tenuto un breve discorso in occasione del lancio della Conferenza sui cambiamenti climatici a Madrid, sottolineando che la lotta ai cambiamenti climatici è uno dei compiti principali della sua nuova commissione e Mercoledì prossimo presenterà il suo cosiddetto Green Deal europeo, che vedrà l'Africa come parte centrale del discorso, "Le persone", afferma la Von der Leyen, "sentono il cambiamento climatico più qui che altre parti del mondo, perché i deserti diventano più grandi e le inondazioni sempre più violente.".

  • Pubblicato in Esteri

L'Italia rinnova il contratto con la Libia per il blocco dei migranti sulle coste africane

L'Italia ha rinnovato il controverso accordo firmato nel 2017 con la Libia, per bloccare i migranti illegali che cercano di lasciare dalla costa partendo del paese nordafricano.


La Libia, devastata dai conflitti dall'insurrezione del 2011 che hanno ucciso il dittatore Moamer Kadhafi, è una delle principali coste di partenza per i migranti, in particolare quelli provenienti dall'Africa sub-sahariana, diretti spesso verso l'Italia attraverso il Mediterraneo.

Il ministro degli Esteri italiano Luigi di Maio ha dichiarato al parlamento che l'accordo del 2017 con la Libia, sarebbe automaticamente stato prorogato in modo tacito, per altri tre anni a partire da novembre. "Una riduzione dell'assistenza italiana potrebbe significare una sospensione delle attività della guardia costiera libica con gravi conseguenze, più partenze, tragedie in mare e un deterioramento delle condizioni per i migranti nei centri di detenzione", ha dichiarato nel suo intervento.

I gruppi per i diritti umani (ONG), temono che questo accordo che vede l'obbligo dell'Italia di intercettare i migranti prima che raggiungano le acque internazionali, potrebbe mettere a grave rischio migliaia di persone con diritto di asilo. I critici sono anche preoccupati per il destino dei migranti nei campi di detenzione della Libia, dove le condizioni sono spesso squallide.

Di Maio ha affermato che il governo lavorerà per migliorare l'accordo, ma ha notato che l'accordo ha contribuito a ridurre drasticamente le partenze dei migranti, portando da 170.000 persone l'anno, nel 2016, a 2.200 di oggi. Ha inoltre aggiunto, che il governo lavorerà con le Nazioni Unite per migliorare le condizioni nei campi di immigrazione libici e per aumentare i fondi per il rimpatrio dei migranti nei loro paesi.

Marco Bertotto, un rappresentante italiano di Medici senza frontiere (MSF), ha definito le modifiche all'accordo solo "trucco umanitario" che sarebbe difficile da raggiungere, l'unica soluzione umanitaria era porre fine alle detenzioni arbitrarie in condizioni disumane in Libia, ed evacuare rifugiati e migranti.

Medici senza frontiere da sempre contrasta sia l'Italia che la comunità internazionale, dichiarando che queste dovrebbero da subito interrompere tutti gli accordi con lo stato libico perchè questi "aumentano solo le sofferenze e le violazioni dei diritti umani, incentivando la tratta degli schiavi". Con il sostegno dell'Unione Europea, l'Italia fornisce supporto tecnico alla guardia costiera libica e informazioni sulle navi migranti.

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