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updated 2:50 PM UTC, Apr 6, 2020

Moschee, la Lombardia va avanti. Maroni: "La Consulta ha confermato la nostra legge". Beccalossi: "Aiutiamo le Forze dell'ordine nella prevenzione del terrorismo"

Intervista all'assessore regionale al Territorio, incaricata dal governatore di occuparsi anche del tema dei luoghi di culto e della questione islamica: "I sindaci ci hanno chiesto aiuto per regolamentare il fenomeno. E' necessario avere informazioni precise per evitare rischi" - (VIDEO)


La Regione Lombardia detta le regole sui centri culturali islamici presenti sul proprio territorio. La giunta Maroni ha presentato una circolare in cui si chiarisce che i centri nati dopo l'entrata in vigore della legge regionale del 2015 sui nuovi luoghi di culto (la cosiddetta legge "anti-moschee"), in cui si svolge regolarmente attività di preghiera sono equiparabili alle moschee e vi si devono applicare le stesse norme urbanistiche. Per i centri culturali islamici preesistenti alla legge regionale, vi si possono svolgere attività di culto solo se lo si è segnalato al Comune, che dovrà fare una variante al Pgt (Piano di governo del territorio), inserendolo nel Piano per le attrezzature religiose. Il contenuto della circolare è stato illustrato in una conferenza stampa del dopo giunta a Palazzo Lombardia dall'assessore al Territorio Viviana Beccalossi, incaricata dal governatore Roberto Maroni di occuparsi anche del tema dei luoghi di culto e del fenomeno islamico in Lombardia. Beccalossi ha spiegato che il provvedimento risponde "all'esigenza dei sindaci di aver più chiarezza nelle regole su quei centri culturali islamici che, a detta dei sindaci, sono di fatto delle moschee". "Nessuno pensa che siano popolati da terroristi ma è importate sapere dove sono e chi li frequenta", ha detto l'assessore. Maroni, presente alla conferenza stampa ha ricordato che la legge regionale, che mesi fa è stata oggetto di "un paio di rilievi" dalla Consulta, è "in vigore per tutte le altre parti".

Pd, Renzi non molla: "Scissione brutta parola, ma ricatto è peggio. No ai diktat della minoranza". Verso un congresso difficile, la rottura è già nei fatti

Il segretario, che si era presentato dimissionario all'assemblea nazionale: "Io dico fermiamoci, fuori ci prendono per matti. Oggi discutiamo ma poi mettiamoci in cammino". Ma Rossi e Speranza strappano, Emiliano tenta la mediazione, l'appello di Veltroni. L'incertezza regna sovrana, mentre si fa strada un nuovo soggetto a sinistra - (VIDEO)


E' scontro all'assemblea del Pd. Dopo il discorso di Matteo Renzi, giudicato dalla sinistra troppo duro, la strada sembra segnata. "Aspettiamo la replica, ma Renzi ha alzato un muro", dice Pier Luigi Bersani. La minoranza, fa sapere l'ex segretario, prenderà le sue decisioni dopo la replica del segretario. "È stato alzato un muro - conferma Enrico Rossi ancora più deciso - sia nel metodo che nella forma. Per noi la strada è un'altra. Sono maturi i tempi per formare una nuova area". Di diverso avviso sembra, invece, Michele Emiliano: "E' a portata di mano" ritrovare l'unità: "Siamo a un passo dalla soluzione. Un piccolo passo indietro consente a una comunità di farne cento avanti. Io sto provando a fare un passo indietro, ditemi voi quale, che consenta di uscire con l'orgoglio di appartenere a questo partito. Senza mortificare nessuno". "Stasera non posso che dire al segretario che ho fiducia in lui", aggiunge, chiedendogli un'ultima mediazione sulla conferenza programmatica. Ma in serata, con una dichiarazione congiunta, Emiliano, Rossi e Speranza rompono gli indugi: 'Anche oggi nei nostri interventi in assemblea - scrivono - c'è stato un ennesimo generoso tentativo unitario. È purtroppo caduto nel nulla. Abbiamo atteso invano un'assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da noi, ma anche in altri interventi di esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non è neanche stata fatta. È ormai chiaro che è Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi così una responsabilità gravissima".

Dalla maggioranza, d'altra parte, si dava per scontata la scelta della sinistra di uscire. "La scelta è già stata fatta - allarga le braccia Lorenzo Guerini - Peccato". 

"Fermiamoci e ripartiamo, la scissione non ha senso". E' stato il messaggio di Matteo Renzi all'assemblea del Pd. Un Renzi che, però, anche all'attacco: "Scissione è una brutta parola, ma peggiore c'è solo ricatto. Non è accettabile che si blocchi un partito sulla base di un diktat di una minoranza". Nel suo discorso il segretario del Pd ha sottolineato che il partito sta facendo "un regalo" a Beppe Grillo discutendo "solo di se stesso". Ha ribadito la volontà di andare a congresso, ma anche il sostegno al governo Gentiloni. Dopo aver ascoltato il discorso di Renzi e degli esponenti di maggioranza, la minoranza resta sulle sue posizioni non vedendo da parte del vertice dem "la volontà di unire". Per la minoranza ha parlato solo Guglielmo Epifani ma la minoranza è rimasta in sala ad ascoltare gli interventi. Per ora nessuna dichiarazione ufficiale. "Parleremo al momento giusto", dice Roberto Speranza. Intanto nessun candidato si è presentato per la segreteria direttamente in assemblea, parte dunque il congresso anticipato.

SCISSIONE - "Io dico fermiamoci, fuori ci prendono per matti. Oggi discutiamo ma poi mettiamoci in cammino", ha esordito Renzi. "La scissione - ha aggiunto - ha le sue ragioni che la ragione non conosce. La nostra responsabilità è verso il Paese e quelli che stanno fuori. Adesso basta: si discuta oggi ma ci si rimetta in cammino. Non possiamo continuare a stare fermi a discutere al nostro interno". "Scissione - ha sottolineato - è una delle parole peggiori, peggio c'è solo la parola ricatto, non è accettabile che si blocchi un partito sulla base dei diktat della minoranza". "Tutti si sentano a casa nel Pd, liberi di discutere ma se in tutte le settimane c'è un'occasione di critica, se per tre anni si è pensato che si stava meglio quando si stava peggio, io non dico che siamo nemici né avversari ma dico 'mettetevi in gioco', non continuate a lamentarvi ma non potete immaginare di chiedere a chi si dimette per fare il congresso di non candidarsi per evitare la scissione non è una regola democratica".

CONGRESSO - "Non possiamo stare fermi a dire congresso sì, congresso no. Resti agli atti - ha sottolineato - quel che è accaduto in questi due mesi e mezzo. Ho cercato tutti i giorni di raccogliere le proposte degli altri per restare insieme. All'ultima assemblea due amici storici mi hanno preso a male parole per dirmi 'fai un errore'. A quel punto una parte della maggioranza e minoranza ha detto fermiamoci e mi sono fatto carico di non fare il congresso perché pensavo potessimo fare una campagna di ascolto insieme". "Se non si fa il congresso diventiamo come gli altri, trovare un equilibrio non è difficile ma per fare cosa se il Pd ha già vissuto passaggi analoghi nel 98 con Prodi, nel 2009 quando si è dimesso Veltroni".

GOVERNO GENTILONI - "Basta con la discussione e le polemiche sul governo. Faccio un applauso a Gentiloni che è qui, per quello che sta facendo con i ministri. E' impensabile che si trasformi il congresso in un congresso sul governo. Sarebbe un errore allucinante per tutti". "Sul governo non ho cambiato idea, mi fa piacere che altri lo abbiano fatto passando dall'appoggio caso per caso all'appoggio fino a fine legislatura. Rispettiamo l'azione del governo e i poteri del presidente della Repubblica". 

Epifani, leader tira dritto, minoranza farà scelta - "Noi ci aspettavamo un proposta, il segretario ha tirato dritto, io credo che sia un errore perché un grande partito deve avere a cuore il superare le difficoltà ed è il segno della democraticità del processo. Se viene meno è chiaro che in molti si apre una riflessione che porterà ad una scelta. Non è un ricatto ma per stare in un partito ci vuole rispetto reciproco". Così Guglielmo Epifani parlando dal palco dell'assemblea per i tre sfidanti al congresso.

Oggi è l'ultima domenica per il Pd? "Non esageriamo. Ce ne saranno anche altre...". Così risponde Enrico Rossi, presidente della Toscana e candidato alla segreteria Pd, al suo ingresso all'hotel Parco dei principi di Roma per l'assemblea del Partito democratico. 

L'appello di Veltroni - "Da molto tempo - ha evidenziato Walter Veltroni - non partecipo alle riunioni degli organismi del partito, le mie scelte di vita mi hanno spinto a decidere così, era e sarà giusto così ma prendo pochi minuti per dire quanto mi sembra sbagliato quanto sta accadendo e per rivolgere un appello a tutti perché non si separi la loro strada da quella di tutti noi. Lo faccio non usando l'argomento tradizionale dell'invito all'unità ma dicendo ai compagni e agli amici che delle loro idee, del loro punto di vista il Pd ha bisogno". 

"Restiamo uniti". E' lo striscione portato dai Giovani democratici del II Municipio di Roma davanti all'hotel Parco dei Principi dove si è svolta l'assemblea nazionale del Partito democratico. E' un appello a evitare la scissione.

(Fonte: Ansa)

Pd, ore cruciali per evitare la scissione. Simona Malpezzi: "I militanti non vogliono dividersi. Noi renziani disposti al congresso dal 5 dicembre"

Ai microfoni de ilComizio.it la deputata milanese parla dell'acceso dibattito che sta tormentando il Partito democratico alla vigilia dell'assemblea nazionale: "Siamo aperti a tutte le soluzioni, ma ricordo che Renzi è stato eletto segretario col 68%". Intanto Emiliano parla con il leader, ma ai segnali di apertura si accompagna la tensione - (VIDEO)


 "Ieri ho detto a Renzi che basterebbe fare una Conferenza programmatica a maggio e le primarie congressuali a settembre per ricomporre un clima di rispetto reciproco e salvare il Pd. Adesso che lo abbiamo convinto a sostenere Gentiloni fino alla fine della legislatura senza fargli brutti scherzi, possiamo darci il tempo di riconciliarci e trovare le ragioni per stare ancora insieme". Sono le parole che il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha affidato a Facebook nella giornata in cui a Roma, al Teatro Vittoria, va in scena la la manifestazione della sinistra del Pd.

 Alla riunione ha dato il via 'Bandiera rossa', applauditissima. Poi, tra i vari supporti video, uno spezzone di 'Guerre stellari' in cui Yoda spiega a Luke Skywalker: "Devi sentire la forza intorno a te".

In platea molti parlamentari Pd: Nico Stumpo, Federico Fornaro, Davide Zoggia, Maurizio Migliavacca, Francesco Boccia, Guglielmo Epifani e, ovviamente, i tre (per adesso) candidati alla segreteria del Pd della sinistra: Roberto Speranza, Emiliano, Enrico Rossi. In prima fila anche Massimo D'Alema e Pier Luigi Bersani.

"Ci si chiede una conta - ha detto Rossi a proposito del congresso Pd - per restituire nel più breve tempo possibile la guida del partito al segretario, noi non ci stiamo".

Il Partito democratico "è per sua natura un partito plurale e di centrosinistra, se si pensa di abolire la sinistra, o si pensa che possa finire per non contare nulla, la responsabilità di una spaccatura ricade su chi non vuole capire" ha aggiunto Rossi, che ha chiesto "un gesto di responsabilità. Se non sarà così, nessun patema; anche perché in futuro dovremo continuare a collaborare per il bene del Paese".

"Noi non siamo disposti ad accettare ulteriormente la trasformazione del Pd nel partito di Renzi. Se il segretario vuole fare come Macron, con una agenda neo-reaganiana - ha detto Rossi - questa forza non sarebbe più il Pd, la spaccatura sarebbe nei fatti e a fare la scissione sarebbero gli elettori di sinistra".

"Stamattina ho avuto un colloquio con Renzi. Mi ha cercato, ho parlato con lui, come è giusto che sia con il segretario del partito. Gli ho posto una domanda: la vediamo solo noi questa scissione che c'è già stata?", ha detto Speranza.

"Se il congresso non è un modo per rimettere insieme il nostro mondo allora non avrà senso, in un 'congresso rivincita' a me non interessa entrare in nessun modo", ha aggiunto. "Senza risposte alle nostre istanze sarà un nuovo inizio di un percorso politico. Non come chiusura o costruzione di una casa chiusa, stretta e piccola, ma di costruzione di un vero centrosinistra".

"La nostra proposta è sensata, facciamo il Congresso nei tempi normali, si faccia una normale azione di governo, si porti il Paese al voto a scadenza nel 2018. Se non c'è questo - ha detto Speranza - il Pd diventa il partito dell'avventura e non esiste più".

"Ero uno dei sostenitori di Renzi. Scusatemi, mi scuso con tutti voi. Ma non c'erano altre proposte, quindi autocriticatevi", ha detto Emiliano durante il suo intervento in sala, sottolineando che "non cerchiamo un capo, ma un compagno, un amico che ci guidi nelle scelte che dobbiamo fare. Questo è un segretario, non uno che ha paura del confronto e teme che chi ha idee diverse possa guadagnare nei sondaggi. Ma che paura ha Renzi del passare del tempo?".

"Non costringete questa comunità a uscire dal Pd, ma si sbaglia chi pensa che per restare noi sacrifichiamo i nostri valori", ha detto Emiliano. "Qualunque cosa accada, si sappia che ci ritroveranno sulla loro strada. Non andremo via per abbandonare questo progetto, ci troveranno sempre a guardarli dritti negli occhi per farli tornare sulla strada giusta - ha aggiunto -. Speriamo di non fare cose drammatiche, ma non avremo paura e non entreremo in contraddizione con quello che diciamo oggi: non costruiamo un soggetto avversario del Pd ma se mai per ricostruire questa comunità"

"Se Renzi è arrivato al governo e al 40% è perché il suo segretario è stato capace di vivere la comunità, perché Bersani si è dimesso in una situazione più difficile di quella di Renzi oggi", ha spiegato Emiliano. "Tutto questo è facilmente evitabile con un po' di voglia di stare insieme, per evitare una cosa che nessuno vuole. Chi ha coraggio, adesso lo impieghi per evitare una cosa che nessuno vuole", ha detto, concludendo: "Enrico Rossi parla di partito personale, ha ragione: siamo tutti attorno al capezzale di questa persona".

"La cosa è chiarissima, la questione è nelle mani del segretario", ha detto Massimo D'Alema, a margine dell'assemblea. "Se Renzi telefona per dire che lui è d'accordo con quello che gli si propone, naturalmente questo apre un processo politico che porta verso un congresso nei tempi ordinari normali -ha spiegato l'ex premier-. Se Renzi vuole tirar dritto per la sua strada, è chiaro che noi non possiamo accettare questa prepotenza".

Tra i commenti della maggioranza del Pd, spicca quello che il vice segretario Lorenzo Guerini ha pubblicato su Twitter: "Questa mattina toni e parole che nulla hanno anche fare con una comunità che si confronta e discute. Gli ultimatum non sono ricevibili". "Non c'è ultimatum ma c'è solo da pensare affettuosamente e con intelligenza a cosa fare", ha replicato nel pomeriggio Emiliano, a margine del convegno di Sinistra italiana. (Fonte: Adnkronos)

 

L'intervista de ilComizio.it alla deputata Simona Malpezzi

 

Alfano e Padoan lanciano Milano: "Diventi capitale europea del post Brexit". Sala: "In tanti attratti da noi. Si può fare"

A Palazzo Marino l'incontro "Italy is now and next" cui hanno partecipato il sindaco della metropoli lombarda e i ministri degli Esteri e dell'Economia. In via di istituzione una cabina di regia per candidare la città come destinazione preferita di imprese, enti e banche che lasceranno Londra dopo l'uscita del Regno Unito dall'Ue - (VIDEO)


 "Stiamo istituendo una cabina di regia del governo che andrà a promuovere Milano come destinazione per tutti coloro che decideranno di lasciare la capitale britannica dopo la Brexit". Così il ministro degli Esteri Angelino Alfano, nel corso di una conferenza stampa organizzata a Milano al termine dell'incontro 'Italy is now and next', alla presenza del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e del sindaco di Milano Giuseppe Sala, annuncia l'intenzione di creare una task force per trasformare il capoluogo lombardo nella "capitale europea del post-Brexit".

Milano, spiega Alfano, "ha tutte le carte in regola"; ha "la bellezza dell'Italia, senza i suoi limiti". C'è "una qualità straordinaria nei servizi", ma "senza tutti quei colli di bottiglia tipici del nostro Paese". E tutto questo la rende idonea a "candidarla come destinazione preferita di imprese, enti e banche che lasceranno Londra dopo la Brexit".

Il governo, avverte quindi Padoan, "punta su Milano per raccogliere una parte di eredità che arriverà dal post Brexit"; per questo "avvierà con Comune, Consob, Banca d'Italia e Agenzie delle Entrate una task force per fare squadra e agevolare il processo".

Tre, in particolare, i motivi che portano a Milano: "E' uno dei luoghi in Italia dove il processo di riforma strutturale funziona meglio, come nel caso della giustizia civile", oltre ad essere "un luogo dove si applicano e si beneficia dei processi di riforma". In secondo luogo "ci sono misure di incentivazione fiscale pensate specificatamente per sostenere la ricollocazione dopo Brexit". Misure che, sottolinea Padoan, "attraggono il capitale umano". Terza questione, il 'fare squadra', che vuol dire "istituzione di una task force composta da Comune e Governo che si avvarrà anche di Consob, Bankitalia e Agenzia delle entrate e Gdf per fornire in una unica volta informazioni e assistenza per chi vuole venire a Milano".

A Milano, avverte Sala, "ci giochiamo, con tanta energia, la partita Ema" e questo è "un momento in cui si possono cogliere opportunità" perché "in tanti stanno guardando al nostro Paese". Tanto più che "da tanti esponenti di banche di affari arriva l'indicazione che le condizioni sono obiettivamente diverse dal passato e obiettivamente attrattive". E se è vero che ci sono limiti riconosciuti nel nostro Paese, "la sensazione è che a Milano si possa fare un po' meglio".

Oggi, conclude il sindaco, "è stato fatto un test" con persone che hanno il potere di decidere se portare enti, imprese e banche a Milano e da questo incontro "siamo usciti con la consapevolezza che è possibile".

 

Area C a Milano, Daniela Reho: "Chiamiamola col suo nome, è una tassa. Sta facendo morire il commercio e il lavoro"

L'esponente di Forza Italia, ospite di Ivan Filannino nella trasmissione "Ore 7" di Estenews, commenta senza mezzi termini l'entrata in vigore delle nuove regole per la viabilità nella Cerchia dei Bastioni. Misure che restringono ulteriormente la possibilità per le auto di circolare in centro e che introducono il pagamento del ticket di 5 euro a ingresso anche per i veicoli a Gpl e Metano


"Chiamiamola con il suo nome, senza girarci intorno e prendere in giro i milanesi: l'Area C è una tassa. La giunta Sala vuol farci credere che le misure adottate per regolare la circolazione nel centro città vanno a beneficio dei cittadini, ma non è così. Le nuove regole che prevedono il divieto d'accesso alla Cerchia dei Bastioni per i diesel di vecchia generazione, ma soprattutto il pagamento del ticket da 5 euro per i veicoli a metano e Gpl, sono una grossa ingiustizia. Pensiamo a coloro che pochi anni fa hanno cambiato l'auto, acquistando un mezzo che tutti ritenevano poco inquinante, per poter circolare liberamente e ora si ritrovano a dover pagare. Questi provvedimenti stanno uccidendo il commercio; la gente per lavorare ha bisogno di muoversi. Vogliamo impedirglielo?". Questo il commento di Daniela Reho, esponente di Forza Italia, ospite della trasmissione di Estenews "Ore 7", condotta da Ivan Filannino, sulla nuova normativa sull'Area C del Comune di Milano, entrata in vigore lunedì 13 febbraio 2017. 

Scuola, il Leone XIII e quei valori che ti accompagnano per tutta la vita. Parla il presidente dell'Associazione ex alunni

La nostra intervista a Marco Anguissola di San Damiano, neoeletto presidente dell'Associazione ex alunni/e dell'Istituto Leone XIII di Milano, antica e celebre scuola paritaria della Compagnia di Gesù. Un Istituto il "Leone", come lo chiamano da generazioni gli studenti, che rappresenta un'eccellenza per quanto riguarda l'istruzione, ma anche la formazione umana, morale e spirituale. Un percorso che parte dalle elementari per arrivare ai licei classico, scientifico e scientifico/sportivo. Scopriamo le fondamenta di quel patrimonio di esperienze insieme a chi è chiamato a rappresentare tutti coloro che intendono mantenere un vincolo così significativo

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Milano, le zone antismog contestate: fermeranno 40 mila auto. I Municipi si ribellano alla giunta Sala: "Penalizzati i più poveri"

I cinque "parlamentini" guidati dal centrodestra contestano l'istituzione della Low emission zone (Lez) che l'amministrazione ha deciso di estendere a diverse zone periferiche sul modello delle misure adottate per l'Area C che comprendono il divieto di circolazione dei veicoli diesel di vecchia generazione. Pronte 150 telecamere che saranno attivate ad ottobre 2017. I presidenti dei consigli municipali spiegano le ragioni della rivolta ai microfoni de ilComizio.it - (VIDEO)

Salvini di nuovo contro Berlusconi: "Se sta con la Merkel e Draghi alleanza impossibile. Gli elettori di Forza Italia la pensano come noi" (ASCOLTA)

Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, un rapporto sempre più difficile e un'alleanza sempre meno probabile. Dai microfoni della sua radio il leader leghista torna a ribadire le proprie condizioni: "Non possiamo allearci con Berlusconi, non perché è giovane o vecchio, ma perché lui dice 'sono un moderato, europeista', e dice che 'non ci si può liberare dall'euro e non escludo di allearmi con Renzi'. Noi vogliamo controllare moneta, confini, banche e lavoro, mentre lui deve decidere in quale scarpa tenere il piede, in quella della Merkel e di Draghi oppure vuole fare una scelta di libertà. Il capo di Forza Italia propone la doppia moneta che è una cazzata. Ma i suoi elettori la pensano come noi". Poi lancia le primarie del centrodestra: "Saranno l'8-9 aprile"

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