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updated 12:16 PM UTC, Sep 25, 2020

Scuola, i sindacati frenano ancora la ministra Azzolina: "Non ci sono le condizioni per la didattica in presenza, bisogna essere onesti". Lei insiste: "Si ripartirà regolarmente, adesso basta". E sfida Salvini in tv

A lanciare l'allarme i sindacati della scuola Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Gilda e Snals nel corso di una conferenza stampa via web dal titolo 'La Scuola si fa a Scuola'. A meno di due mesi dalla riapertura secondo i sindacati è necessario l’impegno del governo e del Mi affinché a settembre vi siano le condizioni per una ripresa della "pienezza della relazione educativa che può essere assicurata solo dalla didattica in presenza". La ministra replica: "Da loro mi aspetto collaborazione"


Fino ai 13 anni è inutile qualunque linea guida»: Crisanti ...

In questo momento "le condizioni per cui le scuole riaprano in presenza non ci sono". A sostenerlo è il segretario della Flc Cgil scuola, Francesco Sinopoli, secondo il quale è "inutile continuare a raccontare che le cose vanno bene, bisognerebbe essere onesti". La situazione "è drammatica" e i dirigenti scolastici "sono a caccia di spazi; serve un organico straordinario che al momento non c'è", con il rischio che "si torni alla didattica a distanza".

Sinopoli ha parlato nel corso della conferenza stampa "La scuola si fa a scuola" promossa da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda della scuola. "La preoccupazione che sta nascendo è che poiché il tempo scuola si ridurrà, si tornerà alla didattica a distanza. Noi sindacati vogliamo che si ritorni a scuola non vogliamo soluzioni diverse. Abbiamo bisogno di un decreto legge sulla scuola. Il governo deve dire con chiarezza che bisogna riaprire la scuola in presenza", ha concluso il sindacalista.

Scuola: Gilda, propaganda dire riaprirà in sicurezza  "Vedo molta propaganda quando si dice che il 14 settembre la scuola riaprira' in sicurezza. Il cruscotto che la ministra aveva promesso nessuno lo ha e si sta scaricando tutto sulle scuole e gli enti locali", ha rincarato Rino di Meglio, coordinatore della Gilda della scuola." Io sono molto preoccupato per l'apertura delle scuole: per stare in sicurezza serve spazio e personale".

"Riceviamo telefonate disperate dalle scuole - ha proseguito - in cui ci viene detto che si stanno tagliando i posti. Si vuole ridurre l'ora di lezione: ma 40 minuti sono troppo pochi e significa mascherare la riduzione delle ore di insegnamento: poché non ci sono spazi e personale, si fa finta di dare le stesse lezioni ma si riducono le ore. Non ci è stato spiegato chi pulisce i banchi, come si fa a evitare gli assembramenti quando arrivano bambini e genitori e tanti altri aspetti. Siamo pronti a collaborare ma è tardi", ha concluso Di Meglio.

La replica della Azzolina "La scuola riaprirà regolarmente il 14 settembre. Mi attaccano ma ora vado in tv e spiego io, adesso basta, ho sbagliato a non farlo prima. Dai sindacati mi aspetto collaborazione". Lo ha detto Lucia Azzolina, rispondendo alla Cgil secondo cui "le condizioni per la didattica in presenza non ci sono". Il ministro dell'Istruzione ha poi aggiunto: "Sono pronta ad un confronto televisivo con Salvini".

 

Scuola, la Azzolina frena sulla didattica mista a settembre: "E' solo un'ipotesi. Esame di Stato? Una prova diversa, ecco come sarà"

La ministra dell'Istruzione risponde in Parlamento su come riprendere le lezioni dopo aver paventato un'alternanza tra attività in classe e a distanza. Una soluzione che aveva incontrato la contrarietà da parte dei sindacati. Quindi ha parlato anche della Maturità la cui sessione prenderà il via il 17 giugno


Per la riapertura delle scuole a settembre, "ribadisco che, come ho già avuto modo di precisare, l’ipotesi di una 'didattica mista', per la scuola secondaria, fondata sull’integrazione della didattica tradizionale con quella a distanza rappresenta solo una delle possibili idee allo studio, vagliata e decisa già in altri Paesi europei". Lo ha affermato la ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, durante il Question Time, precisando che "sono al vaglio del Comitato da me nominato molteplici soluzioni finalizzate a contemperare diverse esigenze come: le varie fasce d'età degli studenti, lo stato delle strutture scolastiche, la specificità delle diverse realtà territoriali, oltre, naturalmente, al livello della minaccia di contagio".

"A tal proposito - ha aggiunto Azzolina - proprio ieri ho riunito il tavolo permanente di lavoro con le Regioni e gli Enti locali che nasce dalla volontà di agire insieme e di farlo rapidamente in vista della ripresa di settembre. L'obiettivo prioritario è quello di garantire il rientro nelle classi alle condizioni migliori possibili. Ciò però non ci esime dallo svolgere ragionamenti che si spingano oltre l'emergenza nel progettare la scuola che nel futuro vogliamo vi sia".

Per quanto riguarda l'esame di Stato, "consisterà in una prova diversa rispetto agli anni precedenti, che terrà inevitabilmente conto tanto delle esigenze di sicurezza della salute, quanto delle difficoltà negli apprendimenti affrontate dagli studenti proprio a causa dell’emergenza non ancora conclusa". Il ministro dell'Istruzione ha quindi annunciato che "a brevissimo, sarà pubblicata, ai sensi dell’articolo 1 del dl. 22/2020, l’ordinanza relativa agli esami di Stato del secondo ciclo di istruzione per quest’anno scolastico, la cui sessione avrà inizio il 17 giugno, con lo svolgimento di colloqui, della durata massima di circa un’ora, in presenza, senza che comunque sia messa a repentaglio la massima sicurezza per tutte le persone coinvolte. A tal fine, stiamo lavorando a specifici protocolli, insieme alle forze sociali".

"Come già anticipato - ha spiegato Azzolina - la prova si svolgerà davanti ad una commissione composta da membri interni e un presidente esterno, in modo che gli studenti possano essere valutati dai docenti che conoscono il loro percorso di studio. Nella predisposizione dei materiali e nella preliminare assegnazione ai candidati, si terrà conto del percorso didattico effettivamente svolto".

La Ministra ha quindi illustrato l'articolazione dell'esame : discussione di un elaborato concernente le discipline di indirizzo; discussione di un breve testo, già oggetto di studio nell’ambito dell’insegnamento di lingua e letteratura italiana durante il quinto anno; analisi, da parte del candidato, del materiale scelto dalla commissione. I candidati esporranno altresì le esperienze svolte nell’ambito dei Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento e saranno accertate le conoscenze relative a “Cittadinanza e Costituzione”".

"La prova - ha ribadito Azzolina - potrà valere fino a 40 punti, mentre il peso dei crediti complessivi sarà ricalibrato fino ad un massimo di 60 punti. Resta ferma la necessità di raggiungere almeno il punteggio minimo di 60/100 per conseguire il diploma. Solo nel caso in cui le condizioni epidemiologiche e le disposizioni delle autorità competenti lo richiedano, se del caso applicando il principio di differenziazione ed adeguatezza, i lavori delle commissioni e le prove d’esame potranno svolgersi in videoconferenza o con altra modalità telematica sincrona".

"L’obiettivo - ha detto ancora - è dare ai nostri studenti un esame di Stato che valorizzi al massimo grado il merito dimostrato, nel rispetto di tutti gli standard di sicurezza richiesti dalla precauzione".

E ancora: "I primi dati che si evincono dal secondo monitoraggio sulla didattica a distanza, concluso in questi giorni, ci paiono confortanti: le nostre istituzioni scolastiche hanno raggiunto quasi tutti gli studenti che avevano bisogno di un tablet o di un pc. Senza i mezzi finanziari messi a disposizione dal decreto “Cura Italia” e la tempestività della nostra amministrazione nel loro impiego non sarebbe stato possibile. Prezioso è stato anche il contributo di Regioni ed Enti locali, che ringrazio, che hanno stanziato somme e provveduto ad acquistare e fornire ulteriori device e strumenti per la connettività".

"Grazie a progressivi meccanismi di flessibilità nell’utilizzo dei fondi strutturali - ha aggiunto - stiamo rimodulando le iniziative proprio per giungere alla riduzione del digital divide. In questo frangente particolare, - ha ricordato - ho, poi, voluto garantire l’emanazione, nei corretti tempi di legge, della procedura straordinaria e dei bandi ordinari per l’assunzione di oltre 62.000 docenti, ripartiti tra le scuole secondarie, le scuole primarie e dell’infanzia statali. La suddetta procedura straordinaria, bandita per 24.000 posti, proprio in quanto snella e semplificata, consentirà, in tempi rapidi e utili al prossimo anno scolastico, di immettere in ruolo docenti precari, con almeno tre annualità di servizio".

"Siamo sempre disponibili - ha concluso - a ragionare insieme al Parlamento di soluzioni che portino a rivedere il rapporto numerico alunni-docenti, contrastando il fenomeno delle cd. “classi pollaio” e le sbagliate politiche dei tagli di organico di precedenti esperienze e assumendo tutti gli insegnanti di cui la scuola ha bisogno".

 

(Fonte: Adnkronos)

Scuola, i sindacati insorgono contro la ministra Azzolina. Furlan (Cisl): "La turnazione e la didattica a distanza sono improponibili". Task force dell'Istruzione al lavoro

Il piano al vaglio del ministero non piace alle sigle sindacali: "La ripresa in sicurezza delle attività scolastiche è un tema importante e delicato che riguarda milioni di famiglie e di studenti. Occorre aprire un confronto serio a Palazzo Chigi"


Scuola, Azzolina: "A settembre lezioni metà a casa e metà in classe"

La possibile turnazione degli studenti che, dal prossimo anno si potrebbero dividere tra lezioni in aula e a distanza, come ipotizzato dal ministro dell'Istruzione Azzolina, "è uno scenario sul quale stiamo lavorando". Lo ha detto Patrizio Bianchi, presidente della task force del ministero dell'Istruzione. "La cosa importante è che ognuno, ma neanche uno di meno, possa usufruire al meglio delle condizioni che possiamo offrire", ha spiegato. 

L'ipotesi di turni e lezioni a distanza da settembre "è ciò che noi chiamiamo lo scenario zero, quello di partenza, sul quale stiamo lavorando - hanno spiegato gli esperti -. Con varianti che vanno soppesate, perché ci sono sia i bambini di prima elementare che i maturandi. Abbiamo chiesto che il ministero metta a disposizione un'unità speciale per aiutare i singoli presidi a organizzarsi al meglio. C'è un problema di formazione, per aiutare i nostri studenti a uscire da questo trauma".

Il piano al vaglio del ministero non piace però ai sindacati. "La ripresa in sicurezza delle attività scolastiche è un tema importante e delicato che riguarda milioni di famiglie e di studenti. Occorre aprire un confronto serio a Palazzo Chigi", dice la segretaria della Cisl, Annamaria Furlan. "La turnazione e la didattica a distanza sono improponibili per il livello di povertà di tante famiglie e la scarsa diffusione della banda larga". 

"Non sono decisioni già prese o imposte, sono elementi di dibattito, basati sul lavoro che stiamo portando avanti con il Comitato di esperti che sta collaborando con il ministero per la ripresa delle attività e il comitato tecnico scientifico che supporta il governo dall'inizio dell'emergenza", frena il ministro Azzolina. "Di questo ho parlato ieri, di proposte. Le critiche sono sempre utili, basta che non siano pretestuose".

In Lombardia il 22% degli immigrati presenti in Italia, la metà sono a Milano. L'analisi del fenomeno nel dettagliato rapporto Cisl

Presentato il dossier 2017 del sindacato cattolico alla presenza dell'assessore alle Politiche Sociali della Giunta Sala, Pierfrancesco Majorino. La nostra intervista a Gianfranco Valenti del Centro Studi e Ricerche IDOS - (VIDEO)


 

In base ai dati Istat, i residenti stranieri in Lombardia al 31 dicembre 2016 sono 1.139.463, pari al 22,6% degli stranieri residenti in Italia. Nel corso dell’anno, il loro numero è diminuito dello 0,8%, circa 10mila unità in meno, superando il dato negativo del 2015 (-0,3%). Le uniche province che nel corso del 2016 hanno registrato un aumento sono state quelle di Pavia (+2,7%), Sondrio (+0,8%) e Milano (+0,1%); mentre in tutte le altre i valori sono stati negativi, in particolare in provincia di Bergamo (-3,3%).

In regione Milano si conferma la provincia più attrattiva con 446.923 stranieri residenti, il 39,2% del totale regionale e l’8,9% di quello nazionale. Seguono le province di Brescia (158.585 residenti stranieri), Bergamo (121.252), Varese (74.740), Monza e Brianza (73.921), Pavia (60.431), Mantova (51.535), Como (48.164), Cremona (41.159), Lecco (26.986), Lodi (26.477) e Sondrio (9.290). L’incidenza dei residenti stranieri sul totale della popolazione regionale è pari all’11,4% (in linea con i valori degli ultimi tre anni). A livello provinciale, Milano registra la percentuale d’incidenza maggiore (13,9%), seguita da Brescia (12,6%), Mantova (12,5%), Lodi e Cremona (entrambe 11,5%); mentre nelle altre province i valori sono inferiori alla media regionale (Pavia 11,0%, Bergamo 10,9%, Monza e Brianza 8,5%, Varese 8,4%, Como e Lecco 8,0%, ed infine Sondrio 5,1%).

Tra gli stranieri residenti, le donne sono più degli uomini (51,4%). Analizzando la suddivisione per fasce di età, inoltre, si conferma la consistenza della componente attiva e dei giovani: il 23,2% dei residenti stranieri è infatti minorenne, il 40,0% ha meno di 30 anni e una grande maggioranza (74,7%) ha meno di 45 anni (solo il 3,2% ha 65 anni e più). Nel corso del 2016, sono nati 17.784 bambini da genitori entrambi stranieri. Di questi, oltre un terzo è nato in provincia di Milano (6.471), seguita da quelle di Brescia (2.679), Bergamo (2.140), Monza e Brianza (1.165) e Varese (1.066), mentre nelle altre province i nati stranieri non hanno superato le mille unità. Nello stesso anno gli iscritti in anagrafe dall’estero sono stati 47.446 (ossia il 18,0% del totale nazionale), di questi il 34,7% si è trasferito in provincia di Milano.

Ammontano invece a 54.374 i cittadini stranieri che hanno acquisito la cittadinanza italiana (nel 2015 erano 45.883, nel 2008 poco più di un quinto del numero attuale), si tratta di una cifra record che corrisponde a oltre un quarto (27,0%) delle acquisizioni avvenute complessivamente in Italia e che pone la Lombardia al primo posto tra le regioni per numero di “nuovi” italiani residenti. Più della metà delle acquisizioni (62,1%) sono state registrate nelle tre province di Milano (15.572), Brescia (9.376) e Bergamo (8.799), quest’ultima segna anche l’aumento sull’anno più consistente (+76,8%).

Tra il 2008 e il 2016 circa 230mila stranieri sono diventati cittadini italiani. Analizzando le aree di provenienza degli stranieri, il continente più rappresentato resta quello europeo con 439.084 residenti, il 38,5% del totale (media nazionale 51,7%). Tra gli europei il 51,8% è cittadino comunitario e in particolare della Romania, che da sola rappresenta il 73,8% delle presenze Ue. Al secondo posto si colloca il continente africano con 283.078 residenti (il 24,8% del totale), seguito da quello asiatico con 276.214 residenti (24,2%), quindi a distanza quello americano con 140.667 residenti (12,3% del totale regionale, di cui il 98,2% proveniente dall’America Latina) e infine l’Oceania con 344 persone.

Considerando più nel dettaglio le singole comunità, quella più numerosa rimane la romena che con 167.891 residenti incide per il 14,7% sul totale. Seguono, sostanzialmente in linea con il passato, quella marocchina (96.234 residenti) e albanese (95.102), a distanza quella egiziana (76.667), comunità fortemente concentrata in Lombardia (il 68,0% degli egiziani presenti in Italia risiede infatti in regione, in particolare nella provincia di Milano), quindi quella cinese (64.283 residenti, di cui 57,4% concentrato nella provincia di Milano), filippina (57.817, concentrata per l’83,7% sempre nella provincia del capoluogo), ucraina (52.386), indiana (47.743, presente in particolare nelle province di Brescia e Bergamo), peruviana (43.727) ed ecuadoriana (38.529). Rispetto a queste ultime due comunità la Lombardia concentra poco meno della metà (rispettivamente il 44,1% e il 46,4%) dei residenti complessivi registrati a livello nazionale (per la gran parte sempre nella provincia di Milano). Ad eccezione dei residenti romeni, egiziani, cinesi e ucraini, in lieve aumento, tutte le altre comunità citate hanno evidenziato un calo di residenti rispetto all’anno precedente.

Al 31 dicembre 2016, stando ai dati sui soggiornati forniti dal Ministero dell’Interno, i titolari di permessi di soggiorno (quindi non comunitari) sono 948.969. Di questi il 66,1% è titolare di un permesso di lungo soggiorno, mentre tra i titolari di un permesso soggetto a scadenza (33,9%), i motivi di soggiorno prevalenti sono, nell’ordine, quelli di famiglia (il 44,6% dei permessi a termine), seguiti da quelli per lavoro (43,9%). L’incidenza di questi ultimi è calata rispetto all’anno precedente, è cresciuto invece il peso dei permessi per motivi umanitari e di asilo, che incidono per il 6,8% sul totale dei permessi a termine (nel 2015 rappresentavano meno del 5,0%); tale percentuale rimane comunque ben al di sotto di quanto registrato in media a livello nazionale (13,9%). Il 3,3% dei permessi a termine è stato invece rilasciato per motivi di studio. Nel corso del 2016, i permessi di soggiorno rilasciati per la prima volta sono stati 44.683 (il 55,4% di questi per motivi di famiglia, il 5,0% per lavoro, il 25,3% per motivi umanitari e di asilo e il 9,4% per studio). Poco meno della metà (circa 21mila) sono stati rilasciati nella sola provincia di Milano.

Lavoro, Boeri attacca sindacati e coop: "Sono tra i maggiori utilizzatori di voucher"

Audizione alla Camera del presidente dell'Inps che ha fatto il punto sui "buoni" usati per retribuire le prestazioni lavorative : "Non sono serviti a far emergere il nero . Minimo il contributo sul fronte delle entrate. Il problema non è l'uso, ma l'abuso; serve un aumento dei controlli"


 

Tra i primi 5.000 committenti per l'utilizzo dei voucher ci sono 36 organizzazioni sindacali. Lo rileva il presidente dell'Inps, Tito Boeri sottolineando che secondo i dati 2016 i sindacati hanno usato quasi 280.000 buoni per 1.559 lavoratori. "La tabella documenta inoltre - ha detto in una audizione alla Camera - che tra i maggiori utilizzatori dei voucher (in rapporto al numero di committenti) vi siano le organizzazioni sindacali e le cooperative". Boeri già in passato aveva puntato il dito contro i sindacati, che criticano i voucher ma poi li usano in grandi quantità.

Intanto a gennaio 2017 sono stati venduti meno di 9 milioni di buoni, il livello più basso dopo gennaio 2016. Lo si legge nelle tabelle dell'Inps presentate oggi da Boeri. Rispetto a gennaio 2016 la vendita dei voucher è lievemente aumentata (era a 8,5 milioni) ma, grazie all'introduzione della tracciabilità, è molto più bassa della media del 2016 (da marzo sempre superiore a 10-11 milioni al mese). 

Per scoraggiare l'abuso nell'utilizzo dei voucher è necessario rivisitare i controlli e limitare le giornate piuttosto che il numero dei voucher utilizzati e il reddito che da questo deriva, ha sottolineato poi il presidente dell'Inps, ricordando che con la tracciabilità introdotta dal Governo c'è stata «deterrenza» e si e limitato il numero dei buoni venduti. Il datore di lavoro che abusa dei voucher - ha detto Boeri - deve sapere che rischia "sanzioni e interventi". 

Boeri ha spiegato che "i controlli sono fondamentali" ma "servono se sono credibili", ovvero se l'azienda sa che le informazioni che arrivano sulla tracciabilità sono effettivamente usate. Boeri si è detto convinto dell'utilità di unificare in capo all'Inps l'invio delle informazioni da parte delle aziende. In questo modo, infatti, si ridurrebbero gli oneri per le imprese e si renderebbero più efficaci i controlli.

Quanto alle proposte di revisione della normativa sui voucher Boeri ritiene che la limitazione più utile per scoraggiare l'abuso nel lavoro accessorio sia quella sulle giornate (una possibilità potrebbe essere quella dei 10 giorni al mese e 40 in un anno magari da utilizzare insieme). Sembra invece di difficile realizzazione, secondo Boeri, sia restringere le categorie dei lavoratori che possono usare i voucher (per esempio limitandole alle casalinghe e agli studenti) sia il tetto per le aziende. Quanto ai settori secondo Boeri "non è chiara" la proposta sulla riduzione dei comparti. Diversa è invece la limitazione delle attività escludendo quelle che hanno un problema di sicurezza per i lavoratori. 

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