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updated 3:31 PM UTC, Jul 2, 2020

Pd, Emiliano con Gentiloni: "Serve un centrosinistra più ampio possibile"

Da Pietrarasa (Napoli), dove nel fine settimana si è svolta la Conferenza programmatica del Partito Democratico, il presidente della Regione Puglia dice di apprezzare l'intervento del premier soprattutto su tre punti: la tematica ambientale, la questione meridionale, e l'apertura della coalizione. L'appello a recuperare il rapporto con Pietro Grasso che ha sbattuto la porta dopo l'approvazione della legge elettorale - (VIDEO)

Tornano gli aumenti di benzina e diesel. Quanto ci costerà andare in macchina

Crescono le quotazioni dei prodotti petroliferi nel Mediterraneo e dopo 11 giorni di stabilità arrivano i rialzi: ecco i prezzi alla pompa dei principali gestori


Si rompe la tregua sulla rete carburanti italiana. Con le quotazioni dei prodotti petroliferi in Mediterraneo in decisa accelerazione, infatti, dopo 11 giorni consecutivi di calma assoluta arrivano i rialzi. In particolare, a muoversi sono oggi TotalErg (+0,5 su benzina e diesel), Q8 (+1 cent sui due prodotti) ed Esso (+1 cent per entrambi i carburanti).

Sul territorio, di conseguenza, prezzi praticati subito con tendenza alla crescita in attesa di osservare le prossime mosse delle compagnie. Nel dettaglio, in base all'elaborazione di Quotidiano Energia dei dati alle 8 di ieri comunicati dai gestori all'Osservaprezzi carburanti del Mise, il prezzo medio nazionale praticato in modalità self della benzina è pari a 1,523 euro/litro, con i diversi marchi che vanno da 1,516 a 1,546 euro/litro (no-logo 1,498). Il prezzo medio praticato del diesel è pari a 1,381 euro/litro, con le compagnie che passano da 1,376 a 1,400 euro/litro (no-logo a 1,354).

Quanto al servito, per la benzina il prezzo medio praticato è di 1,652 euro/litro, con gli impianti colorati che vanno da 1,621 a 1,741 euro/litro (no-logo a 1,528), mentre per il diesel la media è a 1,513 euro/litro, con i punti vendita delle compagnie da 1,484 a 1,612 euro/litro (no-logo a 1,384). Il Gpl, infine, va da 0,649 a 0,658 euro/litro (no-logo a 0,627).

(Fonte: Adnkronos)

Salvini tour; in Sicilia sbarca la Lega senza "Nord" (forse) e iniziano i problemi...

Mentre il segretario leghista Matteo Salvini si trova in Sicilia per un tour che anticipa le prossime elezioni regionali, i militanti del nord dibattono sulla scelta di togliere la parola "Nord" dal simbolo e nome che identifica il movimento fin dalla sua nascita


Che sta succedendo all'interno del movimento? a molti militanti la decisione di presentarsi alle politiche con il simbolo Lega, senza "nord", come confermato da Matteo Salvini proprio non va giù e sui social la divisione è incominciata. Ancora in molti apprezzano l'operato del leader ma aumenta sempre più il numero di chi non si rivede nelle manovre del "capitano", ben sapendo che questa nuova legge elettorale lo costringerebbe ad alleanze molto scomode. Gianni Fava, che sul tema "Nord" aveva già contrastato Salvini, in una intervista all'agenzia AGI dice, “Io sicuramente non sono d’accordo e, per quanto ne so, nemmeno Umberto Bossi e’ d’accordo. Voglio chiarire pero’ che vanno distinti i livelli perchè si sta creando confusione. La Lega nord non cambia nome, per fare ciò sarebbe necessario un congresso federale. Salvini ha detto che cambierà il contrassegno elettorale. Lo dico perchè sto ricevendo decine di telefonate di militanti preoccupati. Se vi fosse un cambiamento del genere in molti sarebbero pronti ad abbandonare la Lega”. L'assessore lombardo è molto chiaro nella sua esternazione, "io insisto: la Lega nasce ed e’ il sindacato del nord. Le istanze storiche sono entrate nel DNA dei cittadini e i referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto ci hanno dimostrato come i nostri temi sono stati fatti propri da un elettorato che va oltre la nostra capacità elettorale. Abbandonare quella strada per sceglierne una con contorni non identificati sarebbe sbagliato. Cambiare il simbolo non serve. Ci è stato raccontato in questi anni che il consenso della Lega è salito a doppia cifra e lo ha fatto con quel simbolo, "Lega Nord". Non vedo perchè cambiare. La Lega è la Lega nord non mi vergogno delle mia storia e molti militanti che non sono dirigenti come me, hanno bisogno di chiarezza”. 

La linea del segretario leghista è molto chiara, lui si definisce un "autonomista nazionale", ma non ha mai spiegato come intende risolvere i problemi della Sicilia risolvendo quelli del Veneto. Una regione è, per una sua caratteristica inserita in un mercato economico produttivo, l'altra non lo è, come sarà possibile per la nuova Lega votare l'autonomia veneta e contemporaneamente votare nuovi stanziamenti per una regione in crisi finanziaria? Uscire dall'Euro era un cavallo di battaglia, ora solo un'uscita di sicurezza che non si può prendere da soli ma con gli altri paesi europei e tutto quello detto fino ad oggi? Legge Fornero? altro cavallo di battaglia sbandierato mentre, come tutti gli altri partiti, si mettevano prima in cassa integrazione (alle spese dello stato per due anni), poi si licenziavano quasi 80 dipendenti. Forse i soldi dei rimborsi potevano essere utilizzati per dare un lavoro invece di toglierlo, magari votando la legge per la riduzione degli stipendi e non contribuendo a bloccare in Senato quella sulle Baby pensioni (oggi tutti i nostri parlamentari anche con una sola legislatura di 5 anni percepiranno una pensione di circa 1000 €). Ma questi sono solo i nostri dubbi che aggiungono punti di domanda alla questione Calderoli, che al Senato passa dalla Lega Nord al Gruppo Misto, i mal pensanti potrebbero dire che questa è una manovra studiata a tavolino per una mera questione finanziaria legata ai conti Lega.

Torniamo al progetto questa nuova "LEGA" nazionale, oggi su http://palermo.blogsicilia.it si legge di interessi tra attivisti del movimento "noi con Salvini" nell'accoglienza dei migranti, il blog riporta di un botta e risposta tra due coordinatori Francesco Vozza e Alessandro Pagano. Vi riportiamo uno stralcio dell'articolo:

Nuovi vertici di Noi con Salvini in Sicilia ma impegnati nell’accoglienza dei migranti. A puntare l’indice su questa vicenda è uno scontro violento all’interno del movimento dei Salviani in Sicilia a poche ore dall’elezione dei nuovi vertici e dall’assegnazione dei ruoli di partito in tutta la Sicilia occidentale. A lanciare strali contro il segretario del partito, Alessandro Pagano, è Francesco Vozza, già coordinatore a Palermo. “Non è un bel giorno oggi, amici: sono stato ESTROMESSO dal coordinamento palermitano di “Noi con Salvini” per volontà dell’On. Alessandro #Pagano (ex #NCD, fiero seguace di #Alfano, passato da poco con noi). I motivi della decisione mi sono attualmente oscuri, ma tutto questo è successo subito dopo aver chiesto delle spiegazioni all’Onorevole in merito alla presenza di alcuni suoi familiari alla guida di uno dei più grandi #centri di #accoglienza della Sicilia, il Pian del Lago di #Caltanissetta. Non so cosa ci sia sotto, amici, ma temo proprio che non si tratti di nulla di bello. Informerò a breve i vertici del movimento sull’intera vicenda...

e ancora: 

Il riferimento è ad esponenti di Noi con Salvini al vertice di un grande centro di accoglienza in Sicilia, quello di Pian del Lago nel Nisseno attualmente gestito dalla cooperativa Auxilia. L’appalto è in scadenza a probabilmente a settembre cambierà il soggetto attuatore. I vertici a cui probabilmente fa riferimento Vozza sono Gianni Pagano cugino del deputato della Lega, Alessandro Pagano e Josefin Sollami, entrambi impiegati proprio presso la coop Auxilium, incaricata di gestire il centro per migranti di Caltanissetta, Pian del Lago.

Pur lavorando nell’ambito dell’accoglienza ai profughi, sia la Sollami che Pagano ricoprono dei ruoli nel movimento di Salvini. In particolare la Sollami è la responsabile di Noi con Salvini a San Cataldo, paese natale di Alessandro Pagano.

Pagano non replica ma parla il vice coordinatore esecutivo Salvo Zinnanti “Nessuna esclusione, Vozza si è escluso da solo – dice a BlogSicilia – da quando Pagano,. nel dicembre dello scorso anno, è stato indicato da Salvini in persona alla guida del partito come segretario nella Sicilia occidentale si è lavorato ad una organizzazione nel territorio alla quale si è giunti ieri con una libera e democratica elezione. io stesso sono stato eletto dai militanti in una assemblea pubblica come anche tutti gli altri a cui è stato assegnato un ruolo” Ma la questione va oltre la politica e riguarda gli interessi nella gestione dell’accoglienza dei migranti. “Ma quali interessi – dice a BlogSicilia Gianni Pagano cugino di Alessandro– è vero io lavoro nel settore dell’assistenza dei migranti e sono coordinatore ma non sono un amministratore della cooperative. sono un dipendente come tutti gli altri solo con esperienza e per questo coordino le attività di accoglienza. Lo sono dal 2007, ho cominciato con la cooperativa Albatros e ora sono con Auxilia. A settembre cambierà di nuovo l’appalto ma le clausole di salvaguardia dei livelli occupazionali garantiscono i dipendenti che passano da un appaltatore all’altro. Ho lavorato per diversi soggetti vincitori dell’appalto di Piano del Lago ma sempre e soltanto come dipendente e non ho alcun ruolo nel partito politico nel quale milita mio cugino. Non ho tempo per la politica. O forse non posso più lavorare perchè mi chiamo Pagano?” 

Diversa la posizione di Josefin Sollami eletta segretario del Movimento a San Cataldo e che lavora, anche lei, la centro di Pian del Lago come informatore normativo ovvero addetto ad informare i migranti al loro arrivo su ciò che prevede la normativa italiana e che li riguarda. Insomma diritti e doveri.“E’ vero – conferma Sollami a BlogSicilia – ho un ruolo nel partito di Salvini e lavoro con i migranti. Che il signor Vozza informi pure i vertici nazionali. Matteo Salvini lo sa bene e apprezza il mio lavoro. Quando è venuto in Sicilia sono stata io ad accompagnarlo in varie visite nei centri migranti, anche a Lampedusa. Il mio lavoro è proprio quello del primo contatto con i migranti. Sono laureata in scienze umanistiche e sono certamente la persona che più di altre può comprendere come stanno davvero le cose. Parlando con loro dei diritti e dei doveri che godono o che hanno in Italia e in Europa mi rendo conto anche dei motivi dei loro viaggi, posso distinguere fra i migranti per necessità perchè scappano da guerre e persecuzioni, dai migranti economici. Non vedo nessuna incompatibilità con il ruolo politico, al contrario io comprendo meglio di altri il fenomeno dell’immigrazione. Peraltro, e ci tengo a sottolinearlo, sono stata eletta democraticamente in una assemblea pubblica”. Ma Sollami non si ferma qui “Sono onorata della carica che mi è stata data e ci tengo a precisare che non ho nessuna parentela con l’onorevole Pagano che, peraltro, è approdato da sette mesi nel partito nel quale io milito dal 2014. Stima per il segretario della Sicilia occidentale ma nient’altro. Al signor Vozza vorrei anche dire che la Lega dei popoli non si occupa solo di immigrazione. Certo è uno dei punti programmatici ma come partito parliamo anche di tanto altro. Ridurci a un solo argomento è veramente di basso livello”. TUTTO L?ARTICOLO ALLA FONTE (http://palermo.blogsicilia.it/interessi-dei-salviniani-di-sicilia-nellaccoglienza-dei-migranti-scoppia-la-guerra-a-palermo-vozza-contro-pagano-escluso-per-averne-chiesto-conto-foto/403768/)

 

Sul Tour del "capitano" in terra sicula si sbilancia anche http://www.ingrato.it/blog (del 28/19/2017), che posta questa immagine 

seguita da tre brevi righe: 

Salvini è come Garibaldi.
“Votate me, voglio la poltrona” gridò Matteo Salvini durante la battaglia di Sicilia quando le sorti dello scontro sembravano dovessero favorire i siciliani.

E’ uno degli episodi più tristi della storia Italiana.
Lo sterminatore del nord, dopo aver annientato il suo movimento cerca voti al Sud. (da http://www.ingrato.it/blog/2017/10/28/salvini-come-garibaldi/

Tornando a noi, l'attuale 15 per cento di consensi sale parecchio proprio nelle terre del Nord, dove in questi giorni si sta muovendo un altro movimento il "Grande Nord" che vede Roberto Bernardelli il suo presidente. Il movimento intende presentarsi alle prossime elezioni regionali lombarde come valida alternativa alla Lega (forse ancora Nord). 

“Ho sempre creduto nelle ragioni del NORD e ho lasciato la Lega dopo 29 anni perché aveva abbandonato le proprie origini. Ai miei amici che sono rimasti dico che le nostre idee meritano di essere portate avanti con coraggio e passione. Noi ci crediamo, e nella Confederazione GRANDE NORD c’è posto per tutti. Oggi la decisione di Salvini di cambiare il nome della Lega decidendo di togliere “NORD” ufficializza una linea nazionale, incompatibile con le nostre origini. Da oggi, il federalismo, l’autonomismo e l’indipendenza hanno il nome di GRANDE NORD”. Così su facebook, Marco Reguzzoni, co-fondatore di "Grande Nord".

Si preannunciano grandi cambiamenti e tempi duri per quel movimento che anni fa "ce l'aveva duro..."

Barcellona, il parlamento catalano approva l'indipendenza e in piazza esplode la festa. Rajoy: "Un atto criminale". Come reazione sospesa l'autonomia

L'assemblea della Generalitat de Catalunya ha dato via libera alla risoluzione che dichiara il distacco unilaterale dalla Spagna e la costituzione della Repubblica. Al voto, avvenuto a scrutinio segreto, hanno partecipato soltanto i partiti indipendentisti. I popolari, i socialisti e Ciudadanos hanno abbandonato l'aula prima dell'inizio. Settanta i voti favorevoli, 10 i contrari e due le schede bianche. Durissima la replica del Senato spagnolo che ha promosso il ricorso all'articolo 155 della Costituzione che revoca i poteri delle istituzioni regionali. Ora i membri del Govern e la dirigenza del Parlament potrebbero essere accusati di "ribellione" e rischiare fino a 30 anni di reclusione. La Procura Generale dello Stato ha già pronta la denuncia. Unione Europea e Stati Uniti schierati con Madrid - (VIDEO)


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Il parlamento di Barcellona ha approvato la dichiarazione d'indipendenza della Catalogna con 70 voti a favore, 10 contrari e 2 schede bianche. I deputati indipendentisti hanno salutato il risultato cantando in piedi l'inno Les Segadores, mentre in piazza è esplosa la festa. I partiti unionisti avevano lasciato l'aula prima del voto.

La dichiarazione, approvata con voto segreto, annuncia la costituzione della "repubblica catalana come stato indipendente e sovrano" e invita il governo di Barcellona a "emettere tutte le risoluzioni necessarie per l'implementazione della legge di transizione giuridica e fondamento della Repubblica".

Fra le misure, figurano provvedimenti per istituire la nazionalità catalana, la promozione del riconoscimento internazionale, la creazione di una Banca della Catalogna, l'integrazione dei funzionari spagnoli nella nuova amministrazione indipendente, provvedimenti per l'esercizio dell'autorità fiscale, la messa a punto di una lista dei beni dello stato spagnolo presenti in Catalogna per una effettiva successione nella proprietà. Sono previsti anche un negoziato con Madrid e la firma di trattati internazionali.

Nel segreto dell'urna, non tutto è andato esattamente come previsto: i deputati dei partiti indipendentisti - l'alleanza Junts pel Sì e il Cup - sono 72, ma i voti favorevoli sono stati 70. Erano presenti in aula, ma hanno votato contro i deputati di Catalunya si que es Pot, il raggruppamento della sindaca di Barcellona Ada Colau, di cui fa parte Podemos.

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Intanto, però, il Senato spagnolo ha approvato a grande maggioranza il ricorso all'articolo 155 in Catalogna. E' la prima volta che una simile misura viene approvata in Spagna. Vi sono stati 214 voti a favore, 47 contrari e una astensione. Il provvedimento è stato approvato dal Partito Popolare al governo, dai Socialisti e Ciudadanos. Hanno votato contro Unidos Podemos, il partito nazionalista basco e le due formazioni secessioniste catalane: Erc e PDeCat.

I membri del governo si sono immediatamente diretti alla Moncloa per celebrare il consueto consiglio dei ministri del venerdì, cui seguirà alle 18.00 un consiglio dei ministri straordinario per attivare immediatamente il ricorso all'articolo 155 e commissariare l'amministrazione locale della Catalogna.

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RAJOY - Nel suo intervento di questa mattina al Senato di Madrid, Rajoy aveva chiesto la destituzione del presidente della Generalitat della Catalogna Carles Puigdemont, del suo vice e dei consiglieri del governo regionale. "Lui, solo lui" è l'unico responsabile di quanto sta avvenendo secondo Rajoy. "Un governante non deve trattare così la gente e ci sono tematiche con le quali non si può giocare. Un governo non può assistere imperterrito ad un avvenimento quale questo. La cosa certa è che il presidente non ha risposto. Ed è stato questo che ci ha portati qui".

"Ciò da cui i catalani devono essere protetti - aveva detto - non è l'imperialismo spagnolo ma una minoranza che, in modo intollerante, vuole sottomettere chiunque al giogo della sua dottrina secessionista". "Celebrare elezioni urgenti è una saggia decisione", aveva dichiarato ancora Rajoy, spiegando che il suo obiettivo è quello di convocare consultazioni entro sei mesi. "Ora non c'è più via di uscita rispetto alla chiamata alle urne", ha aggiunto il premier.

(Fonte: Adnkronos)

  • Pubblicato in Esteri

D'Alema scatenato: "Gentiloni? Un bugiardo come Renzi. Il Rosatellum? Pessima legge che inganna gli elettori"

Il dirigente di Mdp su Radio Capital spara a zero sul premier e sul segretario del Pd: "C'è un patto di potere tra lui, Berlusconi e Salvini, ma rischia di fare la fine di Pinocchio col gatto e la volpe". E sull'ipotizzato ingresso di Pietro Grasso nel suo partito dice: "Non è uno che si fa tirare per la giacchetta"


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"Gentiloni è stato profondamente ridimensionato come statista, è diventato, come Renzi, ufficialmente un bugiardo, per la questione di fiducia che ha detto non avrebbe mai messo". Lo dice Massimo D'Alema, intervenendo a Radio Capital. "Un effetto collaterale voluto di Renzi - spiega D'Alema - che svela la sua carica distruttiva" perché Renzi "per sopravvivere deve divorare i suoi collaboratori".

Parlando del via libera al Rosatellum, dice: "Il vincitore è Verdini, che ha spiegato che ha sempre fatto parte della maggioranza, ci ha detto la verità, la legge nasce all'insegna del trasformismo". "Penso si tratti di una pessima legge elettorale - aggiunge l'esponente di Mdp - che inganna gli elettori, nei collegi ci sono ammucchiate, perché gli accordi nei collegi non prevedono coalizioni di governo".

Per l'ex premier siamo di fronte al "meccanismo perverso di liste civette, per cui chi vota per lista animalista potrà eleggere un deputato di Fi" e inoltre si "perpetua lo scandalo di nomina dei parlamentari dai vertici dei partiti, non garantendo la governabilità e la rappresentanza del paese". Sui possibili dubbi di costituzionalità della legge, D'Alema spiega: "Di solito il presidente della Repubblica firma le leggi, ma poi la Corte costituzionale, a volte, ha bocciato le leggi, come abbiamo visto".

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"C'è un patto di potere tra Berlusconi, Renzi e la Lega, che è il vero dato politico che emerge in questo finale di legislatura", dice D'Alema. "Siamo di fronte ad un'alleanza organica tra il Pd e la destra", sottolinea l'esponente di Mdp. Un patto secondo D'Alema di cui "Verdini è uno degli artefici", perché "io non credo che un uomo come Verdini, conoscendo la natura dei legami con Berlusconi si muova senza un feeling con il Cavaliere". E per questo "non credo che il governo rischi sulla legge di bilancio".

Riguardo al nodo alleanze, D'Alema osserva: "Le dichiarazioni di Renzi che vuole una coalizione di centrosinistra? Vanno considerate per quello che valgono, cioè nulla". "C'è invece un accordo di potere con Berlusconi e Salvini, ma - aggiunge - Renzi rischia di fare la fine di Pinocchio con il gatto e la volpe, perché è molto arrogante".

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Sulla decisione del presidente del Senato di lasciare il gruppo del Pd, D'Alema dice: "Grasso in Mdp, magari come leader? Non lo so, quello che farà dipende da lui. In questo momento non può essere tirato per la giacchetta". "Certo - osserva l'ex premier - la consonanza di giudizio mi fa piacere, è uomo che stimo per la grande serietà".

Parlando della vicenda Bankitalia, D'Alema sottolinea: "Dopo l'iniziativa di Renzi qualsiasi sostituzione sarebbe apparsa imposta dalla politica". "Renzi in modo rozzo, maldestro e propagandistico portando sul piano politico l'elezione del governatore di Bankitalia ha reso di fatto obbligatoria la riconferma di Visco", punta il dito l'ex premier.

"Una vicenda che conferma come siamo di fronte al fallimento del Pd e del suo leader". Per D'Alema infatti "è fallita campagna referendaria, fallito l'Italicum perché incostituzionale, e poi è fallita l'offensiva contro Bankitalia". "Il Pd lo vedo in piena deriva avventurista e neocentrista, conservatrice, opposta ai valori del centrosinistra e fallimentare", conclude D'Alema.

(Fonte: Adnkronos)

Lega, addio "Nord". Salvini seppellisce la Padania: "Abbiamo ambizioni di governo a livello nazionale"

Alle prossime elezioni politiche il Carroccio (se ha ancora senso chiamarlo così) si presenterà senza la storica indicazione territoriale. Una svolta che da un lato è la logica conseguenza della linea scelta dal segretario, ma d'altro fa sicuramente un certo effetto soprattutto nella base "padana" tradizionale. La curiosa coincidenza con l'esito dei referendum autonomisti di Lombardia e Veneto, probabilmente il massimo risultato simbolico ottenuto dal movimento fondato da Umberto Bossi. E ora tutti aspettano proprio la reazione del Senatur


"La Lega ha ambizioni di governo a livello nazionale, e avrà un unico simbolo a livello nazionale. Si presenterà come Lega, in tutti i collegi e in tutte le città d'Italia: su questo l'intero Consiglio federale è assolutamente concorde". Dopo la riunione, il leader Matteo Salvini ha così confermato che nel simbolo presentato alle Politiche non ci sarà la parola "Nord".

"Il partito è assolutamente allineato", ha aggiunto. "Che la Lega si chiamerà Lega - ha continuato Salvini - mi sembra chiaro da mesi, non è un mistero".

"I risultati ci premiano" - Salvini ha poi risposto a chi paventava rischi di rotture all'interno del partito: "È tre anni che la Lega si batte a livello nazionale, per trasformare l'Italia in un paese federale. I risultati ci premiano, quindi contiamo di essere l'unica forza politica in Europa del gruppo dei cosiddetti populisti che andrà al governo nei prossimi mesi. All'ultimo congresso la mia linea politica è passata con più dell'80% voti, quindi la linea è assolutamente chiara".

La Russia amplia l'elenco dei prodotti sottoposti ad embargo contro la UE

Grasso lascia il Pd e accusa: "La fiducia sulla legge elettorale è stata una violenza. Perché non l'ho fatto prima? Per rispetto l'indipendenza del ruolo delle istituzioni"

Il presidente del Senato abbandona il gruppo Dem a Palazzo Madama e spiega i motivi in un'intervista: "Non mi riconosco più nel partito in cui ero entrato, non ne condivido più né il metodo e né il merito" - (VIDEO)


La decisione di lasciare il Gruppo del Pd è stata "sofferta" ed è stata presa dopo l'approvazione della legge elettorale per rispettare "l'indipendenza delle Istituzioni", ma non poteva essere accettata quella che può essere considerata "una sorta di violenza", vale a dire aver impedito al Senato di poter intervenire sul testo approvato dalla Camera con il ricorso alla fiducia. Lo ha sottolineato questa mattina il presidente del Senato Pietro Grasso.

"E' stata una scelta sofferta, ho ritenuto di lasciare il Partito democratico - ha spiegato - proprio perché non mi riconosco più nel partito in cui ero entrato, non ne condivido più né il metodo e né il merito. Ho voluto aspettare l'approvazione della legge elettorale proprio per rispetto del mio ruolo istituzionale, che mi imponeva di mettere da parte i miei convincimenti, i miei sentimenti. Per tutta la mia vita ho sempre rispettato l'indipendenza delle istituzioni e continuerò a farlo, posso rassicurare che continuerò nel ruolo di presidente del Senato".

"Ho informato della mia decisione tutte le cariche istituzionali -ha aggiunto Grasso- perché non lo apprendessero soltanto dalle agenzie e dalla stampa. Il fatto che il presidente del Senato, che rappresenta tutta quanta l'Assemblea, vede passare una legge elettorale che è stata redatta in un'altra Camera senza poter nemmeno discutere o cambiare una virgola, questo penso che è una sorta di sofferenza, di violenza, che ho sentito di rappresentare personalmente".

"Adesso procederemo. Non ho ritenuto di farlo prima - ha ribadito in conclusione il presidente del Senato - perché rispetto l'indipendenza del ruolo delle Istituzioni".

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