updated 1:03 PM UTC, Dec 10, 2018

Guerra Italia-Ue sul bilancio, Draghi: "Fiducioso su un accordo". Salvini secco: "Sì ma sulle nostre posizioni. La manovra non cambia"

Parla il presidente della Banca centrale europea: "Anche l'Italia, come Brexit e la guerra commerciale, è fra le incertezze per lo scenario economico dell'Eurozona. Il rialzo dello spread sta causando un rialzo dei tassi a famiglie e imprese". Di Maio Non Vogliamo uscire dall'Euro. I mercati si tranquillizzino" - (LEGGI DI PIU')


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Spiega che l'Italia, come la Brexit, è "fra le incertezze per lo scenario economico dell'Eurozona". Ma sulla manovra bocciata da Bruxelles, si dice "fiducioso che sarà trovato un accordo". Il presidente della Bce Mario Draghi affronta anche il caso Italia nella conferenza stampa a Francoforte, dopo la riunione del Consiglio direttivo, che ha lasciato invariati i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%.

Draghi esclude tuttavia il rischio che la Bce possa essere coinvolta nella crisi italiana: "Finanziare i deficit non è nel nostro mandato" chiarisce. Quindi precisa: "Abbiamo l'Omt come strumento specifico", da usare in caso i paesi entrino in un programma, "per il resto siamo in un regime di dominanza monetaria", non di bilancio. Un intervento della Bce nel dibattito tra Roma e Bruxelles, insomma, è "assolutamente" da escludere: "Non è il nostro compito quello di fare da mediatori" rimarca Draghi. Questa "è una discussione fiscale, non è un ruolo da banchieri centrali".

SPREAD - L'ex governatore di Bankitalia parla anche dello spread e avverte: "Io non ho la palla di cristallo, 300, 400, certamente questi titoli sono nelle banche e se perdono valore loro impattano sul capitale delle banche". Certo, "abbassare i toni e non mettere in discussione l'esistenza dell'euro può far ridurre gli spread" è l'indicazione che arriva - con un chiaro riferimento all'Italia - dal presidente della Bce. E a chi gli chiede se i rialzi dello spread italiano possano contagiare altri paesi della zona euro, risponde: "Forse c'è qualche ricaduta ma limitata". Secondo il presidente della Bce, i rialzi dello spread sui Btp italiani pesano sui costi di finanziamento di imprese e famiglie e "riducono i margini espansivi" del bilancio.

MANOVRA - Sulla manovra italiana bocciata dalla Ue, Draghi non si sbilancia. "Non c'è stata una grande discussione sull'Italia, c'era Dombrovskis, gli ho chiesto il permesso di citarlo", aggiunge, facendo eco al vice presidente dell'esecutivo Ue: "Si devono osservare e applicare le regole, ma anche cercare il dialogo" specifica il presidenre della Bce.

INFLAZIONE - Nel corso della conferenza stampa, Draghi mette poi l'accento sull'inflazione. "Nell'area dell'euro l'inflazione sui dodici mesi si è portata lo scorso settembre al 2,1%, dopo il 2,0 di agosto" afferma, aggiungendo che "sulla base dei prezzi correnti dei contratti future sul petrolio, è probabile che l'inflazione complessiva si collochi intorno al livello attuale nella parte restante dell'anno". "Davanti ad ogni evenienza - sottolinea ancora Draghi - il Consiglio direttivo della Bce è pronto ad adattare i propri strumenti per assicurare che l'inflazione continui a muoversi verso l'obiettivo".

CRESCITA - Quanto alla crescita dell'Eurozona, precisa Draghi, la Bce "regista un certo rallentamento dello slancio ma non una inversione di rotta". "Una delle spiegazioni arriva dalle situazione specifica dei singoli Paesi", rimarca, facendo l'esempio delle recenti difficoltà dell'industria automobilistica tedesca. Quindi ammette: "Non è semplice distinguere fattori transitori da fattori permanenti" sottolineando però come i dati e i segnali "non ci bastano per cambiare scenario di base".

I rischi che circondano le prospettive di crescita dell'area dell'euro possono ancora "considerarsi ampiamente equilibrati. Allo stesso tempo, i rischi relativi al protezionismo, le vulnerabilità nei mercati emergenti e la volatilità dei mercati finanziari rimangono importanti" afferma il presidente della Bce. L'espansione economica, aggiunge Draghi, è "sostenuta dalla domanda interna e da continui miglioramenti nel mercato del lavoro".

QE - Sulla fine del Quantitative Easing, Draghi spiega che alla riunione odierna "non abbiamo parlato di un prolungamento del programma di acquisti, e non abbiamo discusso di cosa fare dopo, abbiamo altri due incontri prima di fine anno", osservando che alla Bce "pensiamo di avere ancora strumenti che possiamo usare", come gli Tltro tema che è stato sollevato "da due partecipanti".

TASSI DI INTERESSE - Oggi il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%. Inoltre, il Consiglio direttivo della Bce ha confermato che nel quadro del Quantitative Easing "continuerà a effettuare acquisti netti al nuovo ritmo mensile di 15 miliardi di euro sino alla fine di dicembre 2018", acquisti che "in seguito, se i dati più recenti confermeranno le prospettive di inflazione a medio termine, giungeranno a termine".

Nella riunione il Consiglio direttivo ha anche confermato l'intenzione di "reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del PAA per un prolungato periodo di tempo dopo la conclusione degli acquisti netti di attività e in ogni caso finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario".

Le reazioni del Governo

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Savona, rimanderemo la manovra identica a Bruxelles - "Non c'è alcun dubbio" che il governo rimanderà la manovra "tale e quale" a Bruxelles, nonostante la bocciatura. Lo ha detto il ministro per gli Affari europei Paolo Savona in un'intervista alla direttrice di Sky TG 24 Sarah Varetto.

Salvini, Draghi spera accordo? Ma su nostre posizioni  - "Anche io sono per un accordo, ma sulle nostre posizioni". Così il ministro dell'Interno Matteo Salvini risponde al Senato a chi gli chiedeva un commento sull'auspicio formulato dal presidente della Bce Mario Draghi che si arrivi ad un accordo in merito alla manovra economica dell'Italia. Salvini ha anche ribadito che "la manovra non cambia, non potete farmi ogni giorno la stessa domanda". 

Di Maio, da Bce strali ma non lasciamo Euro - Dalla Bce "vedo che arrivano strali sulla questione del pericolo dell'economia italiana per lo spread. Il governatore Draghi sa che il problema dello spread non è legato alla manovra ma alla paura dei mercati che il paese possa uscire dall'Euro. Problema facilmente risolvibile, col fatto che noi nel contratto abbiamo inserito chiaramente che non vogliamo uscire dall'euro". Così Luigi Di Maio aggiungendo che i mercati quindi "non devono avere questi timori e faremo in modo di rappresentare la nostra posizione di restare nell'euro e nell'Ue in tutte le sedi istituzionali competenti".

 

(Fonte: Adnkronos)

Il governo giallo-verde e l'Europa, il Def e i nostri conti: intervista a Carlo Cottarelli (VIDEO)

Che non sia un grande estimatore delle politiche sovraniste e delle visioni economiche di Lega e 5 Stelle è cosa nota e ai microfoni de ilComizio.it ribadisce le sue posizioni e le sue preoccupazioni per lo scontro in atto tra Roma e Bruxelles. Parla l'ex commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica del governo Letta ed ex presidente del Consiglio incaricato nel maggio scorso, già direttore del Dipartimento Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale

Salvini sempre in trincea: attacca ancora l'Europa e sulla legittima difesa annuncia: "Lo Stato pagherà le spese legali di chi si difende e il ladro non verrà risarcito"

Nuovo attacco del ministro dell'Interno Matteo Salvini all'Europa. "L'Ue ha detto sì a manovre economiche che hanno impoverito e precarizzato l'Italia - ha detto arrivando al villaggio della Coldiretti a Roma - e quindi non mi alzo la mattina pensando al giudizio che del governo e dell'Italia hanno persone come Juncker e Moscovici, che hanno rovinato l'Europa e l'Italia". "Dicano quello che credono - ha proseguito -, noi andiamo avanti dritti e sereni". Quindi il leader leghista ha annunciato alcuni spunti della legge sulla legittima difesa e parlato del decreto sicurezza


"Un ladro ti entra in casa, in azienda o in negozio e tu ti difendi? Sarà tuo diritto farlo, senza finire sotto processo per anni e pagando di tasca tua". Parola di Matteo Salvini, che intervenendo al Circo Massimo a Roma per il Villaggio della Coldiretti, annuncia "alcuni spunti della Legge sulla legittima difesa".

"Lo Stato coprirà le eventuali spese legali di chi si è difeso e il delinquente (e i suoi parenti) non potranno chiedere neanche un euro di risarcimento - spiega il ministro dell'Interno -. Sono alcuni spunti della Legge sulla legittima difesa, che il 23 ottobre comincerà il suo percorso in Senato. Dalle parole ai fatti".

Il titolare del Viminale spende poi alcune parole per il decreto sicurezza: "Ho giurato sulla Costituzione - dice - da ministro rispetto leggi, trattati, convenzioni e ovviamente la Carta, però rappresento anche la voglia di sicurezza, di cambiamento di milioni di italiani e quindi i furbetti che sbarcano, spacciano e stuprano tornano a casa loro, trattati sì o trattati no''. "Questo è solo l'inizio di un percorso virtuoso per riportare serenità sulle nostre strade - aggiunge Salvini -. Sono convinto che il presidente della Repubblica sia pienamente d'accordo con questa impostazione''.

Quanto all'eventualità della fiducia in Parlamento su dl Sicurezza "spero proprio di no - sottolinea il ministro - perché ci sono proposte migliorative che ho già visto e sottoscriverò personalmente. Arrivano da sindaci e associazioni. Se il Parlamento ha voglia di lavorare seriamente migliorando questo testo, io sono felicissimo. Se qualcuno presenterà migliaia di emendamenti evidentemente non vuole migliorare il testo. Vado in Parlamento sereno per migliorare testo che porterà più sicurezza nelle città italiane''.

 

(Fonte: Adnkronos)

Moscovici ci va giù pesante: "Gli italiani hanno scelto un governo xenofobo". Salvini reagisce: "Stufi di essere insultati". I parlamentari M5S: "Offende il nostro popolo"

Nuovo pesante attacco all'Italia da parte di un rappresentante istituzionale dell'Unione Europea. L'ultimo affondo arriva dal commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici:  "Come gli ungheresi - ha detto Moscovici in un intervento intervento ad una conferenza presso la sede di Parigi dell'Ocse - anche gli italiani hanno optato per un governo decisamente euroscettico e xenofobo che, sulle questioni migratorie e di bilancio, sta cercando di sbarazzarsi degli obblighi europei". Dura la reazione del ministro dell'Interno: "Parla a vanvera"


"Anche gli italiani hanno fatto la scelta di un governo risolutamente euroscettico e xenofobo che, sulle questioni migratorie e di bilancio, tenta di disfarsi degli obblighi europei". Lo ha detto il commissario europeo agli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici, intervenuto a Parigi ad un convegno organizzato dall'Ocse, secondo il testo scritto del discorso.

Per questi politici "Bruxelles e l'Europa - aggiunge Moscovici - sarebbero la causa di tutti i nostri mali ed è il momento per il popolo, il vero popolo come potrebbero dire loro, di riprendersi il potere dalle mani dei tecnocrati. E' un'idea che è già stata al cuore della campagna per la Brexit, con lo slogan 'take back control'".

Questa visione "è oggi riciclata quotidianamente dagli euroscettici dell'Europa Centrale, dell'Austria o dell'Italia. Orban o Salvini, tutti pretendono di avere il monopolio della rappresentanza della 'volontà popolare'. E' una retorica fallace, ma indubbiamente efficace: i loro successi elettorali ne sono la prova", conclude.

"Bisogna riconoscere che le regole" della governance economica europea, che "tentano un compromesso tra diverse culture sono incredibilmente complesse e difficilmente comprensibili per i cittadini". In più, "i cittadini non sono stati coinvolti nel processo di elaborazione di queste regole: sono state concepite dietro le porte chiuse dell'Eurogruppo", ha poi sottolineato il commissario europeo.

Per Moscovici "decidere del destino di milioni di cittadini, come è successo per i greci, senza dover rendere conto ai cittadini europei, senza andare a spiegare davanti al Parlamento Europeo o davanti al Parlamento greco è semplicemente uno scandalo democratico". Insomma, "le decisioni hanno dato la sensazione di essere state prese da esperti e tecnocrati, piuttosto che da uomini politici responsabili. Questo - conclude - ha inevitabilmente aumentato la distanza che separa i cittadini dall'Europa".

SALVINI: "PAROLE A VANVERA" - "Moscovici parla a vanvera, in Italia non c'è nessun razzismo o xenofobia, ma finalmente un governo scelto dai cittadini che ha bloccato gli scafisti e chiuso i porti ai clandestini. Siamo stufi degli insulti che arrivano da Parigi e da Bruxelles", commenta il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

IRA M5S - "Dopo la serie di dichiarazioni inopportune e irresponsabili dei giorni scorsi, che hanno contribuito ad innervosire i mercati, stamattina il signor Moscovici è tornato alla sua specialità: offendere gli italiani. Oggi ha definito il nostro Governo xenofobo ed euroscettico, insultando così il Parlamento e più del 60% del popolo italiano che sostiene l’azione del nostro esecutivo". Ad affermarlo sono i deputati M5S della commissione Bilancio.

"In quanto membri di un’istituzione autorevole e importante come il Parlamento italiano riteniamo mortificante dover ascoltare e rispondere a insulti beceri che si commentano da soli. Fa tristezza dover constatare come certi personaggi sminuiscano giorno dopo giorno le istituzioni europee. Se oggi l’Europa non gode della fiducia dei cittadini europei è proprio a causa della pochezza politica di chi fino ad oggi ha rappresentato l’Ue e dei danni consapevolmente provocati all’Europa intera con le loro politiche fallimentari”.

“Non comprendiamo gli attacchi di odio che personaggi quali Dombrovskis, Juncker e Moscovici rivolgono quotidianamente al popolo italiano. Milioni di italiani - proseguono i parlamentari M5S - meritano rispetto, soprattutto in considerazione dei sacrifici e delle sofferenze causate dalle politiche economiche disastrose imposte dai signori dell’austerità. Evidenziamo le parole dell’ambasciatore americano a Roma, Lewis Eisenberg, che ha definito l'attuale governo italiano ‘la quintessenza della democrazia in azione’. È davvero curioso che solo l’Ue non riconosca la legittimità ed il messaggio di cambiamento arrivato dai cittadini lo scorso 4 marzo".

"Come ribadito dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, l’Italia è un Paese fondatore dell’Unione Europea e monetaria e noi crediamo fortemente nel progetto europeo. Pare evidente che certe esternazioni abbiano il solo scopo di provocare tensioni e scontri del tutto immotivati. Fortunatamente questa triste stagione per l’Europa volgerà al termine molto presto, già a partire dalle prossime elezioni di maggio” - concludono i deputati.

 

(Fonte: Adnkronos)

  • Pubblicato in Esteri

L'Europa delle sanzioni e dell'AntiNazionalismo, colpisce chi non si piega alle sue regole, Italia compresa

Anche la Polonia (già sanzionata), ultimo vero ex paese comunista dell'Unione europea, ha dichiarato che si opporrà a qualsiasi sanzione imposta dal blocco all'Ungheria, accusata di aver infranto le regole dell'UE sulla democrazia.


"Ogni paese ha il suo diritto sovrano di fare le riforme interne che ritenga più appropriate per i suoi cittadini", così il ministro degli esteri polacco in una dichiarazione mercoledì dopo il voto favorevole dell'Unione alle sanzioni imposte a Orban.

"Le azioni contro gli Stati membri servono solo a dividere e a creare delle profonde crepe nell'UE, aumentando l'attuale mancanza di fiducia dei cittadini verso le istituzioni europee".

Mercoledì il Parlamento europeo ha votato per sanzionare l'Ungheria, accusata di aver violato le norme sulla democrazia in tema migranti, i diritti civili e la corruzione, sono state lo spunto per avviare il processo punitivo definito dall'articolo 7 del trattato UE.

Da quando ha preso il potere nel 2010, il primo ministro ungherese Viktor Orban, un tempo un attivista contro i signori comunisti sovietici dell'Ungheria, ha usato la sua maggioranza parlamentare per fare pressione sui tribunali, sui media e sui gruppi non governativi. E' da sempre il primo oppositore del cancelliere tedesco Angela Merkel e di tutti quelli che vogliono un l'Europa accoglienti nei confronti dei numerosi rifugiati musulmani. Il governo ungherese ha dichiarato che cercherà tutte le vie legali per sfidare il voto alle sanzioni che ha visto 448 favorevoli e solo 197 contrari, descrivendo l'atto come "piccola vendetta". Ma i 197 voti espressi contro la prima richiesta del parlamento di avviare il processo punitivo dell'articolo 7 del trattato UE, hanno evidenziato che una sostanziale minoranza dell'opinione pubblica europea, vede Orban come un crociato per i diritti degli stati nazione e delle maggioranze etniche contro le regole di comportamento civico chieste da Bruxelles.

Da quando ha preso il potere nel 2010, Orban, da sempre attivista contro i signori comunisti sovietici dell'Ungheria, ha usato la sua maggioranza parlamentare per fare pressione sui tribunali, sui media e sui gruppi non governativi in ​​modo da mettere una censura sulle voci dei suoi oppositori, che evidenziavano il suo violare le regole dell'UE. Ha anche portato forte opposizione al cancelliere tedesco Angela Merkel e a tutti gli altri parlamentari che vogliono un Europa dell'accoglienza per i rifugiati musulmani.

"L'odierna decisione del Parlamento europeo non è stata altro che una meschina vendetta dei politici pro-immigrazione contro l'Ungheria", ha detto il ministro degli Esteri Peter Szijjarto in una conferenza stampa a Budapest. "La decisione è stata presa in modo fraudolento e contrario alle norme pertinenti dei trattati europei". Il fatto di non aver conteggiato i voti degli astenuti, ha cambiato l'esito del voto.

Con la Gran Bretagna in procinto di lasciare il blocco UE a marzo e le elezioni del Parlamento europeo a maggio, l'attacco all'Ungheria e di conseguenza all'alleata Polonia, che affronta una procedura di sanzioni similari lanciata dalla Commissione europea esecutiva nel 2017, apre nuove e più aspre tensioni tra due fazioni sempre più divise, i nazionalisti e i federalisti.

Prima del tanto contestato voto ha preso la parola il presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker, che parlando in modo diretto e molto critico ai governi populisti e all'amministrazione americana ha detto: "L'Unione europea deve mostrare i muscoli come potenza mondiale ogni qualvolta l'Europa parla, deve parlare come unica voce, solo così possiamo imporre la nostra posizione agli altri", facendo riferimento all'accordo di luglio con il presidente Trump, per bloccare una guerra transatlantica sulle tariffe e che ha ottenuto plausi da tutto il parlamento. " la situazione geopolitica ci dice che questa è l'ora dell'Europa, è giunto il momento per rinforzare la sovranità europea", ha continuato.

 Nel ripetere il suo sostegno a una più profonda integrazione economica, ha anche spinto l'idea che l'euro dovrebbe sfidare il dollaro come valuta leader a livello mondiale, definendo "assurdo" che l'UE paghi la maggior parte della sua energia nella valuta statunitense, nonostante l'acquisto principalmente da terzi del calibro di Russia e stati del Golfo. Ha anche affermato che le compagnie aeree europee dovrebbero comprare i mezzi loro necessari con prezzi in euro e non in dollari.

 Juncker ha rinnovato gli appelli affinché gli Stati dell'Unione proseguano nello sviluppo di una capacità di difesa dell'UE indipendente dall'alleanza NATO guidata dagli Stati Uniti e di abbracciare l'Africa attraverso investimenti, creando così una vasta area di libero scambio e parte di una strategia per frenare il flusso di poveri migranti africani, bloccando da subito i forti nazionalismi anti UE. Tuttavia, l'idea di una Guardia costiera e di frontiera completamente federale, con la sua forza in uniforme di 10.000 soldati, guidata da Bruxelles, potrebbe togliere agli stati di confine molto potere sovrano e di controllo, cosa che non viene ancora vista bene

Con un occhio alle elezioni del prossimo Parlamento europeo, Juncker ha proposto nuove misure di vigilanza e sanzioni per tutti i tentativi di manipolare gli elettori. In veste centenaria della fine della prima guerra mondiale, ha ricordato come gli europei siano stati totalmente colti di sorpresa dal suo scoppio e ha sollecitato un maggior rispetto per l'UE come forza di pace contro il "veleno e l'inganno" nazionalista.  Rimarcando questo principio Jean-Claude Juncker ha parlato anche del suo rapporto con il governo italiano: "Io non ho problemi con il presidente del Consiglio, mio amico Giuseppe Conte. Ma ogni tanto rimango allibito dalla continua retorica messa in campo dalla maggioranza di governo e in particolar modo da almeno uno dei due vicepremier, con il suo continuo attacco a Bruxelles. Ecco, questo non aiuta l’Italia".

Il riferimento è scontato e va al leghista Salvini e ha aggiunto: "Salvini in campagna elettorale ha detto che ogni volta che apro bocca, lui guadagna voti. Ecco, io non voglio essere utile a lui. Ma voglio essere utile all'Italia. Non vedo una sola ragione per cui il PPE possa aprire delle trattative con Salvini. Abbiamo già Orban ed è abbastanza".

Poi parlando del grave incidente avvenuto a Genova con il crollo del ponte Morandi, ha aggiunto: "Non è colpa della Commissione se un ponte è crollato a Genova, nel bilancio europeo ci sono i soldi per le infrastrutture e bisogna usarli tutti, fino all'ultimo centesimo. Questo il governo italiano è carente e spesso dimentica di usare i soldi per le infrastrutture che ha a disposizione, lasciando scadere i fondi".

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Ue, Juncker insulta gli Stati membri: "Stupito dall'ignoranza dei leader nazionali". E vuole togliere l'unanimità sulla politica estera comune

Affondo del presidente della Commissione contro le cancellerie dei Paesi europee che non sono d'accordo con lui. E sull'euro e Schengen dice...


Il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, a otto giorni dal discorso sullo Stato dell'Unione, replica alle reazioni arrivate dalle capitali ad alcune delle sue proposte, come quella di decidere a maggioranza qualificata in materia di politica estera, rinfacciando ad alcuni capi di Stato e di governo la loro "ignoranza"in materia dei trattati Ue. "Le nuove ambizioni nella politica di difesa - ha detto Juncker, durante la plenaria del Comitato Economico e Sociale Europeo a Bruxelles - non hanno alcun senso se noi siamo bloccati dall'unanimità a livello di Consiglio dei ministri sulla politica estera". 

"Sono molto sorpreso, devo dire - ha continuato - di vedere che in molti Paesi, e anche a livello di capi di Stato e di governo, ci si sia stupiti: ricordare le disposizioni del trattato e destare sorpresa ricordandole, dimostra la condizione di ignoranza di molti di coloro che pretendono di poter dirigere in ogni circostanza l'Europa". 

"Lo stesso vale per l'euro - ha proseguito Juncker - non ho proposto, mercoledì scorso davanti al Parlamento, di fare degli Stati membri non euro degli Stati membri dell'Eurozona".

"Ho semplicemente ricordato - ha detto ancora Juncker - quello che prevede il Trattato, cioè che tutti gli Stati, salvo la Danimarca e la Gran Bretagna, che lascerà l'Unione, che rispondono ai criteri hanno non solo il diritto, ma anche il dovere di divenire membri dell'Eurozona". 

"La mia intenzione - ha continuato - non è di forzare la marcia dei Paesi non euro verso il paradiso monetario, che non esiste, ma di dire che, se volete, vi aiuteremo a concretizzare la volontà di entrare, ragione per la quale ho proposto degli strumenti di preadesione". 

"Lo stesso - ha concluso il presidente della Commissione - vale per Schengen: perché rifiutare ai nostri amici bulgari e romeni l'ingresso nell'area Schengen, dal momento che dal 2013 rispettano tutti i criteri? Si tratta delle disposizioni del trattato, senza forzare la mano a nessuno".

(Fonte: Adnkronos)

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Un italiano a Londra ci racconta la "sua" Brexit: le certezze, i dubbi e le speranze. Che rabbia verso Bruxelles: "Sta contribuendo alla disintegrazione dell'Europa"

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di un nostro connazionale che vive e lavora nella capitale britannica. Nell'attesa di capire quali sviluppi avrà il negoziato per l'uscita del Regno Unito dall'Ue, dalle sue parole traspare una certa soddisfazione per lo stile di vita inglese e per le politiche del governo di Theresa May. Il recente attentato davanti al Parlamento di Westminster gli induce però preoccupazione, legata anche a un'integrazione etnico-religiosa che evidenzia tutti i suoi limiti. Il nostro lettore poi non risparmia aspre critiche ai vertici comunitari, accusati di inettitudine di fronte alla crisi di civiltà che sta vivendo il Vecchio Continente. Che si sia d'accordo o meno, un contributo che merita attenzione


Caro Comizio,

Ho letto l'articolo di Fabio Pasini del 29 Marzo ("Arrivato il giorno della Brexit...") e vorrei condividere qualche considerazione da residente a Londra. Le domande che tutti si pongono, specialmente noi Expat, rimangono al momento senza risposta: cosa succederà quando il negoziato avrà termine (sempre che si raggiunga un accordo), se i cittadini UE saranno costretti a lasciare l'isola, quale sarà l’impatto sull'economia, sui prezzi delle case e dei beni necessari.

Indipendentemente dall'interlocutore, colleghi e manager, clienti ed amici, traspare un po' di preoccupazione, ma soprattutto incertezza. Il governo di Theresa May, che personalmente non mi dispiace perché sembra una leader determinata (tanto da attrarre paragoni scomodi…), dà l'impressione di non avere ancora pianificato in dettaglio tutti gli scenari. "Niente accordo" sarà meglio di un cattivo accordo, sostiene la May, il che potrà anche fare piacere ai suoi elettori, ma a noi e soprattutto alle aziende e alla maggior parte dei business non dà sufficienti certezze. Tutti, sia a livello personale che professionale, dovranno avere un piano B (o più di uno) nel caso le cose dovessero mettersi male. Detto questo è inutile fasciarsi la testa adesso. La vita qui e nel resto del Regno Unito procede come al solito. Si lavora (parecchio), si esce a cena e si va al pub. Non vedo tracce di intolleranza verso gli stranieri, come blatera il Guardian, forse perché anche l'inglese medio sa distinguere, come dovremmo fare noi, tra chi è qui per contribuire ed integrarsi e chi è qui per vivere alle spalle altrui e "pretendere" accettazione.

Sul sito del Governo britannico ci si può iscrivere ad una newsletter per ottenere informazioni e il Governo scriverà a tempo debito spiegando la procedura e i passaggi, se necessari, che i cittadini UE dovranno seguire per avere diritto a restare. Non è necessario fare domanda per il permesso di residenza, visto che le regole UE resteranno in vigore almeno per i prossimi due anni. In ogni caso, sembra irrealistico che il Regno Unito si liberi di qualche milione di europei da un giorno all'altro, quanto meno senza beneficiare chi, come lo scrivente, è qui da parecchio pagando fior di tasse e un mutuo. Le multinazionali minacciano di spostare migliaia di posti di lavoro in UE? Del resto lo facevano anche prima, quando delocalizzavano in Polonia o Romania: sicuramente stanno studiando tutti i potenziali scenari, ma dubito Londra perderà il suo ruolo centrale nel mondo, anche e non solo come Capitale Finanziaria. Qualunque accordo si raggiunga, l'unica certezza è che ci vorranno anni di transizione prima di vedere dei cambiamenti effettivi. Situazione confusa, aspettiamo e vediamo. La sensazione di insicurezza generale si è naturalmente accentuata dopo il recente attacco terroristico al Parlamento britannico. Tuttavia la città ha reagito come ci si aspettava e il giorno dopo tutti hanno ripreso il treno o la metro per andare a lavorare, più determinati che mai. Chi ha superato 56 notti di bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale non ha paura di quattro cialtroni che giocano a fare i terroristi editando video su Twitter.

Ciononostante, il mio dubbio "populista" è: siamo sicuri che disincentivare italiani, francesi, spagnoli e tedeschi dal venire qui sia la soluzione, soprattutto se ti ritroverai solo con immigrati dal Commonwealth, spesso senza istruzione e solo alla ricerca di benefits e ricongiungimenti familiari? Personalmente, io sono per il controllo totale alle frontiere, come sostengono i Brexiters, per evitare il colabrodo UE e specialmente gli eventi ormai quotidiani (vedi oggi a Stoccolma) dovuti ad un'insensata apertura generalizzata; ma occorre avere la volontà politica di differenziare i talenti e i soggetti non a rischio legittimati ad entrare, da qualunque parte provengano, da chi quella legittimazione non ce l'ha. Mi auguro che la nostra amica (parole sue) Theresa ci sorprenda positivamente in questo senso.

La speranza, in definitiva, è che la UE non sia miope e che si arrivi ad un accordo in tempi brevi e con soddisfazione reciproca. Non è facile, anche per via degli interlocutori come Juncker & c., disprezzabili esponenti della casta che sta contribuendo alla disintegrazione dell'Europa e della sua cultura, che dovrebbero tralasciare inutili dichiarazioni di convenienza e preoccuparsi maggiormente del fatto che interi quartieri europei sono ormai terra di nessuno in mano a chi –stavolta sul serio - non avrebbe alcun diritto a restarvi, delle bombe ad orologeria pronte ad esplodere (purtroppo non solo metaforicamente).

Piergiorgio M.

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