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updated 6:50 PM UTC, Sep 26, 2020

Voli cancellati, mancati rimborsi e assistenza carente, l'Antitrust avvia procedimenti contro quattro compagnie aeree

L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato quattro procedimenti istruttori - e altrettanti sub-procedimenti cautelari - nei confronti delle compagnie aeree Blue Panorama, Easyjet, Ryanair e Vueling, dopo avvii analoghi nei confronti di Alitalia e Volotea dello scorso luglio ed in base ad un crescente numero di segnalazioni da parte dei consumatori. Lo si legge in una nota secondo cui nel mirino c'è "la vendita di biglietti per servizi di trasporto aereo in seguito cancellati dalle quattro compagnie a causa del Covid-19, pur essendo programmati per un periodo nel quale non erano più vigenti i limiti di circolazione imposti dai provvedimenti governativi"


 

L'Antitrust avvia procedimenti nei confronti di Blue Panorama, Easyjet, Ryanair e Vueling per la vendita di viaggi in seguito cancellati a causa del Covid-19. A luglio scorso lo stesso era accaduto per Alitalia e Volotea. Le compagnie aeree hanno offerto ai consumatori solo il voucher e non il rimborso del biglietto. Inoltre viene contestato un servizio di assistenza oneroso e carente.

I quattro procedimenti istruttori - e altrettanti sub-procedimenti cautelari - nei confronti delle compagnie aeree Blue Panorama, Easyjet, Ryanair e Vueling, si basano su un crescente numero di segnalazioni da parte dei consumatori, sottolinea la nota dell'Agcm. Oggetto dei procedimenti è "la vendita di biglietti per servizi di trasporto aereo in seguito cancellati dalle quattro compagnie a causa del Covid-19, pur essendo programmati per un periodo nel quale non erano più vigenti i limiti di circolazione imposti dai provvedimenti governativi", precisa l'Antitrust.

In particolare, adducendo come motivo della cancellazione l’emergenza per la pandemia, BluePanorama, Easyjet, Ryanair e Vueling hanno offerto, in alternativa allo spostamento del volo, soltanto l’erogazione di un voucher anziché il rimborso del prezzo del biglietto già pagato, in possibile violazione dei diritti dei passeggeri previsti dal Reg. (CE) n. 261/2004. Inoltre, le compagnie aeree non hanno informato i consumatori sui diritti loro spettanti in caso di cancellazione.

A Blue Panorama, Easyjet, Ryanair e Vueling viene anche contestato di aver predisposto un servizio di assistenza oneroso e carente sia in relazione ai tempi di attesa sia alle modalità di contatto messe a disposizione dei passeggeri, costretti ad utilizzare esclusivamente un numero telefonico a sovrapprezzo, difficilmente raggiungibile.

Energia, bollette sotto accusa: poco trasparenti, i consumatori non consapevoli del reale costo dei servizi acquistati

La denuncia dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in audizione in commissione al Senato. Il problema principale, secondo l'Antitrust, è quello dei cosiddetti costi occulti che vengono inseriti nelle fatture. Così si alterano le scelte dei cittadini


Bollette, tutto quello che c'è da sapere per difendersi dalle ...

"L’attuale struttura di costo della bolletta determina una alterazione delle scelte dei consumatori, che devono assumere le proprie decisioni senza avere piena consapevolezza di quale sia il reale costo del servizio che stanno acquistando e dei reali vantaggi economici sottostanti la scelta di cambiare operatore". Ad affermarlo, in audizione al Senato, il Capo di Gabinetto dell'Antitrust, Enrico Quaranta.

Il costo del servizio di fornitura di energia per l’utenza, ha ricordato Quaranta, è formato da quattro componenti principali: spesa per la materia energia (nel IV trimestre 2019: 45,6%); spesa per oneri di sistema (22,6%); spesa per il trasporto e la gestione del contatore (18,8%); totale imposte e IVA (13%). Gli oneri generali di sistema, in particolare, "sono componenti tariffarie il cui gettito, di natura parafiscale, è destinato alla copertura di costi necessari per il conseguimento di obiettivi di interesse generale per il sistema elettrico", ha sottolineato.

Tuttavia "nel corso degli anni vi è stato un progressivo incremento della spesa per oneri di sistema nel settore elettrico, soprattutto - ha proseguito il Capo di Gabinetto dell'Antitrust - a causa della necessità di un sempre maggiore gettito per far fronte ai diversi obiettivi cui essi sono destinati (la crescita più significativa è imputabile all’aumento del fabbisogno necessario al sostegno alle fonti rinnovabili), il che ha comportato anche un aumento dell’incidenza di questa componente sulla spesa assoluta per il servizio di vendita dell’energia". E qui "emerge il primo effetto negativo: la complessità e articolazione della bolletta elettrica è tale da compromettere significativamente la trasparenza e la comprensibilità delle fatture per l’utenza".

Senza contare che gli oneri di sistema "determinano significativi squilibri tra gli operatori lungo la filiera - in danno soprattutto dei venditori non facenti parte di gruppi verticalmente integrati - alla luce delle modalità di esazione e del meccanismo di corresponsione delle garanzie finanziarie" prosegue Quaranta.

L’Autorità auspica perciò "anche in questa sede una soluzione legislativa che possa, in maniera più strutturale, porre mano alla questione e consentire di superare in via definitiva le problematiche concorrenziali connesse all’attuale assetto del sistema di esazione degli oneri generali di sistema, che i correttivi predisposti dal regolatore di settore hanno solo attenuato".

"In particolare, appare ormai imprescindibile il riconoscimento della natura tributaria di tale componente della bolletta elettrica, in considerazione della loro destinazione e della ormai rilevante entità degli stessi e, dunque, l’eliminazione di una loro specifica trattazione nell’ambito delle relazioni contrattuali tra venditori e distributori" spiega Quaranta.

No a un nuovo rinvio dello stop al mercato tutelato dell'elettricità, ribadisce il Capo di Gabinetto dell'Antitrust. L'Autorità ritiene che il nuovo termine individuato dall’articolo 12 del decreto Milleproroghe, che proroga al 1° gennaio 2022 la cessazione del sistema di regolazione di prezzo nel mercato dell’energia elettrica, per le micro imprese e per i clienti domestici, e al 1° gennaio 2021 nel mercato dell’energia elettrica per le piccole imprese, "debba avere carattere di definitività e non possa essere oggetto di ulteriori rinvii".

Inter, una freccia per Conte. Ufficiale l'acquisto di Hakimi: contratto fino al 2025

L'esterno destro marocchino classe '98 arriva dal Real Madrid via Borussia Dortmund. Giudicato il giocatore più veloce della Bundesliga, ha statistiche impressionanti negli assist e il vizio del gol. Guadagnerà 5 milioni a stagione


Inter, una nuova freccia per Conte: sarebbe vicino Hakimi

Achraf Hakimi è ufficialmente un nuovo giocatore dell’Inter. Il calciatore marocchino classe 1998, che arriva in nerazzurro a titolo definitivo dal Real Madrid, ha firmato - come riportato dal sito ufficiale nerazzurro - un contratto fino al 30 giugno 2025. Non sono state rese note le cifre, ma Conte nella prossima stagione potrà contare sull'esterno in grado di adattarsi al meglio al suo 3-5-2, come dimostrato in questa stagione col Borussia Dortmund.

Un'operazione che ha regalato a Conte il giocatore più veloce della Bundesliga e un incredibile assistman (10 in stagione) con il vizio del gol (9). Da quella notte amara di novembre in Champions e quella doppietta fatale ai nerazzurri il tecnico nerazzurro non si è più tolto Hakimi dalla testa.


Gli annunci di Inter e Real Madrid

Achraf Hakimi è ufficialmente un nuovo giocatore dell’Inter. Il calciatore marocchino classe 1998, che arriva in nerazzurro a titolo definitivo dal Real Madrid, ha firmato un contratto fino al 30 giugno 2025″. Con questo comunicato sul proprio sito ufficiale, l’Inter ha annunciato l’arrivo ufficiale del terzino marocchino classe 1998.

E’ arrivato poi l’annuncio anche del Real Madrid, che ha scritto: “Concordato con l’Inter il trasferimento di Achraf Hakimi. Il club vuole ringraziare Achraf per questi anni di passione, professionalità e comportamento esemplare avuto fin dal suo arrivo nella cantera nel 2006 e gli augura buona fortuna nella sua nuova tappa”.

Auto, a maggio calo del 52,3% delle immatricolazioni in Europa: "Dati catastrofici. Recupero spontaneo impensabile, privati e aziende non possono spendere"

Brusca frenata nonostante l'allentamento delle misure anti-Covid in diverse nazioni. La Spagna registra il declino maggiore nell'area Ue: -72,7%. In Italia la discesa è stata del 49,6% a 99.711 unità.  Fca perde il 57%. Lo rende noto l'Acea, l'associazione dei costruttori europei. Il Centro Studi Promotor, sostiene che non sia pensabile "un rapido recupero spontaneo perché la ripresa delle attività economiche dopo la quarantena è lenta, l’economia è stata colpita pesantemente, la capacità di spesa dei privati e delle aziende ha subito forti contrazioni, interi comparti della domanda di auto sono in profonda crisi, come, ad esempio, quello del noleggio a breve termine"


Mercato auto, a novembre vendite in calo del 6,3%. Crolla il ...

A maggio, in piena pandemia crollano le immatricolazioni di autovetture in Europa, con un calo del 52,3% rispetto allo stesso mese del 2019. Lo comunica Acea, l'associazione dei costruttori europei evidenziando come nonostante un allentamento delle misure di lockdown legate al Covid-19 in molti paesi il mese scorso il numero di autovetture nuove vendute in tutta l'Unione Europea sia sceso ad appena 581.161 autovetture dalle 1.217.259 unità di maggio 2019 .

Cali a due cifre sono stati registrati in ciascuno dei 27 mercati dell'Ue il mese scorso, anche se meno 'drammatici' rispetto ad aprile (mese di lockdown praticamente totale). La Spagna ha visto il più grande calo tra i quattro principali mercati dell'UE (-72,7%), mentre le vendite sono diminuite di circa la metà in Francia (-50,3%), Italia (-49,6%) e Germania (-49,5%). Il calo è ancora più forte se ai dati Ue si aggiungono i paesi Efta e il Regno Unito: le vendite scendono su base annua del 57,2% a 558.502 unità contro 1.305.755 di maggio 2019.

Da gennaio a maggio 2020, la domanda dell'UE di nuove autovetture si è contratta del 41,5%, dopo tre mesi di declino senza precedenti in tutta la regione. Nei primi cinque mesi le immatricolazioni di automobili sono scese del 54,2% in Spagna, del 50,4% in Italia e del 48,5% in Francia. La contrazione del mercato tedesco è stata leggermente meno grave, con le registrazioni in calo del 35,0% nei primi cinque mesi del 2020.

FCA - Per quanto riguarda Fiat Chrysler Automobiles nel mese ha raggiunto una quota del 7,1%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto all’anno scorso. Sui principali mercati, a maggio in Germania Fiat Chrysler Automobiles, e Fiat in particolare, con il programma commerciale ‘Di più’ hanno raggiunto la quota più alta dall’aprile: Fca ottiene una quota del 5,7% (+2,2 punti percentuali) e 5,1% per Fiat in crescita di 2,1 punti percentuali. Anche nel Regno Unito, Fca incrementa la quota di 0,2 punti percentuali ottenendo il 2,3% del mercato. Infine, positivo risultato in Polonia dove Fca incrementa la quota di 0,2 punti percentuali e ottenendo il 3,7%.
Nel dettaglio dei brand, a maggio, Jeep ottiene un risultato migliore rispetto alla media del mercato e aumenta quindi la propria quota (1,2%, +0,1 punti percentuali) mentre sono agli stessi livelli di quota Fiat (5,2%, +0,1 punti percentuali), Alfa Romeo (0,3%) e Lancia (0,4%). Nei primi cinque mesi dell’anno Fiat Chrysler Automobiles ha ottenuto una quota del 5,7%. In merito ai brand, Fiat raggiunge una quota del 4,1%, Jeep dello 0,9%, Lancia dello 0,4% e Alfa Romeo dello 0,3%. In particolare, in Germania Fca ha raggiunto il 3,6% di quota, in crescita di 0,3 punti percentuali. Bene anche Fiat: 3%, +0,3 punti percentuali.

Coronavirus, il lockdown fa crollare i consumi. Turismo, auto, abbigliamento e calzature: i numeri del disastro

Consumi in picchiata del 31,7% a marzo rispetto allo stesso periodo del 2019 e per il primo trimestre di quest'anno si stima una riduzione tendenziale del 10,4%. E' quanto emerge dallo studio di Confcommercio sugli effetti del lockdown imposto per l'emergenza coronavirus. Un crollo che fa prevedere per il solo mese di aprile una contrazione del Pil del 13% a fronte di un calo tendenziale del -3,5% atteso per il primo trimestre 2020


 L'impatto del coronavirus sul turismo italiano. La mappa, regione ...

Crollano i consumi in Italia sotto la pressione dell'emergenza dettata dal nuovo coronavirus. Secondo il primo consuntivo sui consumi di marzo diffusi oggi da Confcommercio, per il primo trimestre dell’anno in corso l'Ufficio studi dell'associazione stima una riduzione dei consumi del 10,4% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il mese di marzo, evidenzia Confcommercio, è completamente responsabile della suddetta caduta (-31,7%).

"Siamo in presenza di dinamiche inedite sotto il profilo statistico-contabile, che esibiscono tassi di variazione negativi in doppia cifra non presenti nella memoria storica di qualunque analista". "Con qualche ritardo rispetto al depotenziamento repentino della domanda, la produzione si è adeguata. Fiducia e indici di attività produttiva sono crollati in marzo, sommandosi alla scomparsa della domanda per consumi" segnalano gli analisti di Confcommercio.

Confcommercio rileva che il crollo dei consumi del 31,7% è sintesi di un rallentamento nei primi 10 giorni del mese, quando non era ancora in atto la chiusura di gran parte delle attività, e di un sostanziale blocco della domanda, ad eccezione di alcune voci, nei giorni successivi. I più penalizzati sono risultati i servizi ed in particolare quelli relativi al tempo libero.

SANGALLI: "SERVE LIQUIDITÀ IMMEDIATA SENZA BUROCRAZIA" - "I dati di marzo confermano il crollo dei consumi e del fatturato delle imprese. Serve liquidità immediata senza burocrazia integrando le garanzie dello Stato con indennizzi e contributi a fondo perduto" scandisce il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. E "va pianificata attentamente la riapertura delle attività preparando i livelli sanitari, tecnologici e organizzativi perché il Paese appena possibile deve riaccendere i motori e ripartire in assoluta sicurezza".

CROLLO VENDITE FINO AL 100% IN ALCUNI SETTORI - L'emergenza coronavirus che ha colpito il nostro Paese ha fatto registrare un vero crollo delle vendite pari fino al 100% in alcuni settori del commercio. Stando al primo consuntivo sui consumi di marzo diffusi da Confcommercio, "purtroppo sono profili declinanti molto prossimi alla realtà: i dati 'veri' sull’accoglienza turistica (-95% degli stranieri a partire dall’ultima settimana di marzo), sulle immatricolazioni di auto (-82% nei confronti dei privati), sulle vendite di abbigliamento e calzature (attualmente -100% per la maggior parte delle aziende, precisamente quelle non attive su piattaforme virtuali)" danno uno spaccato della realtà italiana. Confcommercio inoltre stima che per i bar e la ristorazione il dato sia pari a -68% considerando anche le coraggiose attività di delivery presso il domicilio dei consumatori. Insomma, gli analisti di Confcommercio parlano di "sconcertante evidenza".

PRECIPITA PIL DI APRILE - Nei primi 4 mesi del 2020 il Pil è andato giù del 3,5%, stima Confcommercio, e ad aprile 2020 il Pil del nostro Paese precipita del 13%. "I provvedimenti delle autorità nazionali e internazionali non possono modificare il profilo delle perdite di prodotto. Possono, però, mitigare notevolmente le perdite di reddito disponibile connesse alla riduzione dell’attività, trasformandole in larga misura in deficit pubblico e quindi debito sovrano" sottolineano gli analisti dell'associazione.

INFLAZIONE - Quanto all'inflazione, "sulla base delle dinamiche registrate dalle diverse variabili che concorrono alla formazione dei prezzi al consumo, per il mese di aprile 2020 si stima una riduzione dello 0,6% in termini congiunturali e dello 0,7% nel confronto con lo stesso mese del 2019". "La caduta dei prezzi - commentano gli analisti di Confcommercio - riflette la riduzione registrata dagli energetici regolamentati e non, che cominciano a risentire della caduta del prezzo del petrolio, le cui quotazioni nominali in dollari sono tornate ai valori dei primi mesi del 2004".

OK LIQUIDITA' MA ANCHE 'TRASFERIMENTI A FONDO PERDUTO' - "La strada prevalente in Italia è la riduzione degli impatti della crisi attraverso la concessione di abbondante liquidità a costi molto esigui. Sarebbe opportuno affiancare a questi provvedimenti una serie di indennizzi proporzionali alle perdite (al netto delle imposte potenzialmente dovute) subite dagli imprenditori e dai lavoratori" evidenzia Confcommercio. "Senza lo strumento dei 'trasferimenti a fondo perduto' - argomenta la Confederazione - si corre il rischio che l’eccezionale liquidità non sarà realmente domandata, almeno dai soggetti più deboli, lasciando ferite permanenti nel tessuto produttivo e rendendo meno vivace la ripartenza".

"Il tema della ripresa quando l’Italia riaprirà è denso di incognite. Infatti, al termine dello scorso anno, non erano stati ancora recuperati i livelli di reddito disponibile e consumi - in termini reali - sperimentati nel 2007: le perdite ammontavano ancora rispettivamente a 1.700 e 800 euro per abitante. Insomma, detto senza giri di parole, oggi è necessario evitare che, dopo il coronavirus, la ricostruzione dei livelli di benessere economico, già depressi, del 2019, duri troppi anni" sottolinea Confcommercio avvertendo che "il rischio è la marginalizzazione strutturale del Paese rispetto alle dinamiche internazionali dell’integrazione, dell’innovazione tecnologica, della sostenibilità e, in definitiva, della crescita di lungo termine" e che "a pagarne il prezzo più alto sarebbero le generazioni più giovani".

 

 

 

 

Lavoro, cala la disoccupazione. Ma occhio a questi dati: dipendenti solo a tempo determinato e un lavoratore su 5 riceve meno di 9 euro (lordi) all'ora. Tutti i dettagli di un quadro in chiaroscuro

Nell'andamento tendenziale del mercato del lavoro del 2018, si riscontra una crescita di 87 mila occupati (+0,4% in un anno), dovuta ai dipendenti a termine e agli indipendenti (+200 mila e +12 mila, rispettivamente) mentre calano i dipendenti a tempo indeterminato (-125 mila). Lo rileva l'Isat ,che ha diffuso oggi i dati del IV trimestre 2018 del mercato del lavoro


Il 22% dei lavoratori dipendenti delle aziende private (sono esclusi gli operai agricoli e i domestici) ha una retribuzione oraria inferiore a 9 euro lordi, ovvero alla soglia individuata da uno dei disegni di legge sul salario minimo in discussione al Senato. La stima arriva dall'Inps che oggi è stato audito dalla Commissione Lavoro del Senato. Il 9% dei lavoratori è al di sotto degli 8 euro orari lordi mentre il 40% prende meno di 10 euro lordi l'ora.

Fissando la soglia del salario minimo a 9 euro lordi l'ora - ha spiegato l'Istat in una memoria - ci sarebbero 2,9 milioni di lavoratori che avrebbero un incremento medio annuo di retribuzione di 1.073 euro. L'Istat spiega che sarebbe coinvolto il 21% dei lavoratori dipendenti con un aumento stimato del monte salari complessivo di 3,2 miliardi.

Attenzione ad aumento lavoro nero per domestici - Quasi tutti i livelli di inquadramento del lavoro domestico hanno un salario orario inferiore a 9 euro. Lo rileva l'Inps in una audizione alla Commissione lavoro del Senato sul salario minimo chiedendo nell'eventuale introduzione di una soglia di salario minimo di tenere in considerazione "le oggettive caratteristiche del settore anche allo scopo di evitare il rischio di pericolose involuzioni che possono portare all'espansione del lavoro irregolare". Tra il 2012 e il 2017, rileva l'Inps il numero dei lavoratori regolari nel settore è diminuito del 15% passando da 1,01 milioni a 864.526 unità.

Il tasso di disoccupazione - rileva l'Istat - al Mezzogiorno è del 18,4% nel 2018, quasi tre volte quello del Nord (6,6%) e il doppio di quello del Centro (9,4%). Inoltre solo il Sud deve ancora recuperare i livelli di occupazione del 2008, prima della crisi, superato nel resto d'Italia. Il tasso di occupazione nel Mezzogiorno è del 44,5% nel 2018, un punto e mezzo in meno di 10 anni prima, nonostante i progressi dell'ultimo anno, simili a quelli del resto del Paese. Al Nord il tasso di occupazione è al 67,3% e al Centro al 63,2%.

Secondo l'istituto inoltre nel 2018 diminuisce il tasso di disoccupazione dall'11,2% del 2017 al 10,6%. Anche per i giovani c'è un miglioramento di 2,6 punti fino a un tasso di disoccupazione giovanile del 32,2%.

Il numero dei disoccupati complessivamente si riduce di 151 mila unità (-5,2% fino a quota 2 milioni 755 mila), "in misura più intensa rispetto al 2017". Il calo della disoccupazione riguarda sia le persone in cerca di lavoro da almeno 12 mesi (-82 mila, -4,9%) sia disoccupati di breve durata.

L'occupazione nel 2018 cresce per il quinto anno consecutivo. Gli occupati aumentano di 192 mila unità (+0,8%), secondo gli ultimi dati Istat, e il tasso di occupazione sale al 58,5% (+0,6 punti), rimanendo di appena 0,1 punti al di sotto del picco del 2008.

L'aumento tra i lavoratori dipendenti riguarda "esclusivamente quelli a tempo determinato" (+323 mila, +11,9%) mentre dopo quattro anni di crescita cala il tempo indeterminato (-108 mila, -0,7%).

Brexit, Honda chiuderà la fabbrica di Swindon: si perderanno 3.500 posti di lavoro. Il governo britannico: "Decisione terribile". Ma la lista delle fughe industriali dal Regno Unito è già lunga

Un altro durissimo colpo per Londra dopo la decisione della Nissan di sospendere la produzione del Suv X-Trail nello stabilimento di Sunderland, l'annuncio della Porsche del rincaro del 10% dei prezzi di listino e la presa di posizione della Ford che aveva parlato di "catastrofe". Senza contare che, per quanto riguarda un altro settore importantissimo, Panasonic e Sony hanno deciso di trasferire le proprie operazioni ad Amsterdam


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Honda ha confermato il piano di chiudere nel 2021 la sua fabbrica europea di Swindon, in Gran Bretagna, che causerà la perdita di 3.500 posti di lavoro. Lo riporta Sky News, che ieri aveva anticipato la decisione della casa automobilistica giapponese. L'iniziativa, ha spiegato Honda, è la risposta "a cambiamenti senza precedenti nell'industria automobilistica globale".

Lo scorso anno Honda nella sua fabbrica britannica, dove realizza la Civic, ha prodotto oltre 160 mila veicoli, poco più del 10% del totale delle auto realizzate nel Paese (circa 1,52 milioni). L'ufficializzazione dello stop all'impianto di Swindon è stata accolta duramente dal governo britannico, con il ministro Greg Clarg, titolare delle Industrie, che ha parlato di "decisione terribile per il Regno Unito".

Secondo le indiscrezioni filtrate dalla vigilia, la società nipponica dovrebbe ancora mantenere la sede europea a Bracknell così come il suo team di Formula 1 nel Regno Unito. Il passo indietro della casa automobilistica giapponese è l'ultimo di una lunga lista di addii: Panasonic e Sony hanno deciso di trasferire le proprie operazioni ad Amsterdam, mentre Nissan ha annunciato l'intenzione di cancellare il progetto di fabbricare i Suv a Sunderland nonostante le assicurazioni del Governo britannico.

Anche la Ford ha parlato apertamente di una "catastrofe" per il mondo automobilistico, soprattutto qualora il divorzio tra Londra e Bruxelles arrivi senza un accordo. La Porsche ha fatto sapere che aumenterà del 10% i prezzi di listino.

  • Pubblicato in Esteri

Lazio, Lotito spara cifre pazzesche per Milinkovic: "Ho già rifiutato 110 milioni". Juve avvisata, ci prova il Real Madrid? (VIDEO)

Il pezzo più pregiato del mercato estivo sarà probabilmente il centrocampista serbo della Lazio Sergej Milinkovic-Savic. Ma come si sa Claudio Lotito è proprietario di una boutique molto cara e quindi i club interessati al gioiello di Simone Inzaghi,  Juventus in testa, dovranno fare i conti con una richiesta monstre: il Corriere dello Sport parla di 200 milioni di euro. Ecco le parole del presidente biancoceleste in occasione del Premio "Pietro Calabrese" in cui ha ritirato la "Castagna d’oro" - (VIDEO)


Ormai si sa: Milinkovic è uno dei principali uomini-mercato di questa sessione estiva. Il centrocampista serbo, reduce da una grande stagione con Lazio, è desiderato da tutti i club più importanti e ricchi d’Europa. Proprio per questo però, la Lazio lo valuta a peso d’oro. Trattare con Lotito non è mai facile, ormai le altre società lo hanno imparato, e chi vuole acquistare uno dei suoi giocatori migliori deve fare proposte irrinunciabili. Il presidente biancoceleste ha già dichiarato di aver rifiutato un’offerta di 110 milioni, e il suo desiderio è quello di dar vita ad una vera e propria asta per vendere il centrocampista al maggior prezzo possibile.

VALUTAZIONE 200 MILIONI – Come sottolinea il Corriere dello Sport, Lotito ha fatto capire che la sua valutazione di Milinkovic è addirittura di 200 milioni. Quasi impossibile che arrivi un’offerta del genere, ma è chiara l’intenzione del club capitolino di far capire che per comprare il giovane serbo bisogna sborsare una cifra enorme. Il patron biancoceleste ama ripetere che la Lazio non è un supermarket, e chi vuole sedersi al tavolo delle trattative con lui sa che deve presentare offerte “indecenti”, perché la Lazio non ha necessità di vendere, tantomeno di svendere. (Fonte: Lazionews)

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