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updated 1:53 PM UTC, Jul 10, 2020

Pubblica amministrazione, dal 2021 più pensionati che dipendenti. L’età media del personale è 50,7 anni

La ricerca sul lavoro pubblico presentata in apertura di "Forum Pa 2020 – Resilienza digitale". A fronte di 3,2 milioni di impiegati pubblici italiani (in termini assoluti il 59% in meno di quelli francesi, il 65% di quelli inglese, il 70% di quelli tedeschi) i pensionati pubblici sono già 3 milioni. Età media, "quota 100" che spinge le uscite e sblocco del turnover a rilento: il sorpasso vicino


Un nuovo record si accinge a 'conqustare' la pubblica amministrazione italiana, ovvero quello di avere più pensionati che dipendenti pubblici entro il 2021. Lo scenario emerge da una ricerca sul lavoro pubblico presentata oggi in apertura di 'Forum Pa 2020 - Resilienza digitale', la manifestazione che si apre oggi fino all’11 luglio in un’edizione totalmente online. Il possibile sorpasso può essere determinato dal continuo calo del personale, un equilibrio fra ingressi e uscite che, nonostante lo sblocco del turnover, non è ancora stato raggiunto. A fronte di 3,2 milioni di impiegati pubblici italiani (in termini assoluti il 59% in meno di quelli francesi, il 65% di quelli inglese, il 70% di quelli tedeschi) i pensionati pubblici sono già 3 milioni.

Un numero in crescita costante e destinato a salire perché i “pensionabili” oggi sono molti: 540 mila dipendenti hanno già compiuto 62 anni di età (il 16,9% del totale), mentre 198 mila hanno maturato 38 anni di anzianità. La pensione anticipata è stata parzialmente accelerata da Quota 100, nel 2019 sono uscite anticipatamente dalla Pa 90 mila persone, ma è comunque prassi comune: il 57,7% dei pensionati pubblici attuali ha optato per il ritiro anticipato, solo il 13,7% per raggiunti limiti di età (mentre questa percentuale è il 20% nel privato e il 28% negli autonomi). Risultato: solo dal 2018 a oggi sono andati in pensione 300mila dipendenti pubblici a fronte di circa 112mila nuove assunzioni e 1.700 stabilizzazioni di precari nel solo 2018. C’è lo sblocco del turnover, ma le procedure sono lente e la media dei tempi tra emersione del bisogno e effettiva assunzione dei vincitori dei concorsi è di oltre 4 anni. E così, con in più il blocco imposto dal covid-19, da settembre del 2019 ad oggi sono state messe a concorso meno di 22mila posizioni lavorative: di questo passo ci vorrebbero oltre dieci anni a recuperare i posti persi.

Una Pa anziana, in cui l’età media del personale è di 50,7 anni, con il 16,9% di dipendenti over 60 e appena il 2,9% under 30, quella evidenziata dalla ricerca sul lavoro pubblico. Una Pa in cui 4 dipendenti su 10 hanno la laurea, ma gli investimenti in formazione, necessari per aggiornare competenze e conoscenze, si sono quasi dimezzati in dieci anni, passando dai 262 milioni di euro del 2008 ai 154 milioni del 2018: 48 euro per dipendente, che consentono di offrire in media un solo giorno di formazione l’anno a persona.

La burocrazia affossa le aziende italiane: ogni anno il malfunzionamento della Pubblica amministrazione costa 100 miliardi a chi produce

Il costo che incombe sul nostro sistema produttivo per la gestione dei rapporti con la Pa ammonta a 57,2 miliardi di euro. Se a questi aggiungiamo anche i mancati pagamenti da parte dello Stato centrale e delle Autonomie locali nei confronti dei propri fornitori – che nonostante i 12 miliardi messi a disposizione con il decreto Rilancio dovrebbero abbassare lo stock del debito commerciale a 42 miliardi circa – il cattivo funzionamento del nostro settore pubblico grava sul sistema produttivo italiano per quasi 100 miliardi di euro all'anno. E' quanto stima la Cgia di Mestre. "Tra moduli da compilare, certificati da produrre e adempimenti da espletare, la nostra Pubblica Amministrazione continua ad alimentare la 'malaburocrazia' che nel nostro Paese ha ormai raggiunto una dimensione non più accettabile", dichiara il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo.


Burocrazia, il male che fa danni all'Italia - EcoDiBergamo.it - L ...
In queste settimane di richiesta di cassa integrazione, moduli per ottenere liquidità e bonus da qualche centinaia di euro, domande per permessi o sostegni economici alla famiglia gran parte degli italiani si sta rendendo conto di quanto l'aspetto burocratico sia una montagna da scalare tra sé e i propri diritti.

Ebbene, secondo un calcolo della Cgia di Mestre questa montagna ha un peso quantificabile in decine di miliardi l'anno, sui soli imprenditori: "La stima del costo che incombe sul nostro sistema produttivo per la gestione dei rapporti con la Pubblica amministrazione ammonta a 57,2 miliardi di euro (cifra mutuata da uno studio dell'Istituto Ambrosetti, ndr). Se a questi aggiungiamo anche i mancati pagamenti da parte dello Stato centrale e delle Autonomie locali nei confronti dei propri fornitori  - che nonostante i 12 miliardi messi a disposizione con il decreto Rilancio dovrebbero abbassare lo stock del debito commerciale a 42 miliardi circa - il cattivo funzionamento del nostro settore pubblico grava sul sistema produttivo italiano per quasi 100 miliardi di euro all'anno", dice il coordinatore dell'Ufficio studi degli artigiani di Mestre, Paolo Zabeo.

 
A livello europeo, gli imprenditori italiani sono quelli che denunciano maggiormente "la complessità delle procedure amministrative a cui sono sottoposti: su dieci intervistati, nove hanno affermato di essersi trovati in grave difficoltà ogni qual volta hanno dovuto applicare le disposizioni richieste dai nostri uffici pubblici".

Cgia, il peso della burocrazia e dei ritardi della Pa sulle imprese arriva a 100 miliardi

Secondo l'associazione, gli ultimi decreti - dal Cura Italia in avanti - pur armati delle migliori intenzioni non hanno fatto altro che accentuare questa mole di burocrazia per le attività economiche. E anche lo smart working adottato negli uffici pubblici, per quanto abbia incontrato i favori dei dipendenti e dato un'accelerazione importante alla digitalizzazione dei processi, pare essersi portato (secondo un'indagine di Promo Pa Fondazione) con sé una riduzione della produttività dei dipendenti nell'ordine del 30%.

Le soluzioni a questa situazione partono, dice la Cgia, dal disboscare le norme presenti nell'ordinamento. Bisogna poi scriverle meglio, eliminando le sovrapposizioni tra le diverse fonti normative e i livelli di governo. Torna poi il tema della "burocrazia difensiva" sul quale si sta concentrando buona parte del ragionamento in vista dei provvedimenti per le semplificazioni. Per la Cgia, bisognerebbe arrivare a "depenalizzare il reato di abuso di ufficio che, purtroppo, "dissuade" tanti dirigenti pubblici ad apporre la firma, rallentando enormemente lo smaltimento delle pratiche nell'edilizia, nell'urbanistica e nel settore degli appalti. Per contro, vanno premiati i dirigenti/funzionari che si comportano correttamente e rendono efficienti le proprie aree di influenza: l'aumento della produttività, anche nel pubblico, va riconosciuto economicamente".
 
(Fonte: repubblica.it)
 

I Neet, giovani che non lavorano e non studiano: Regione Lombardia stanzia 77 milioni. Intervista all'assessore Melania Rizzoli (VIDEO)

Con l'approvazione in giunta del Programma di attuazione regionale, prende il via la seconda fase del programma Garanzia Giovani, per la quale Regione Lombardia può contare su uno stanziamento di 77 milioni di euro da destinare a iniziative mirate nei confronti dei NEET, giovani che non studiano e non lavorano. Nella prima fase, su più di 100.000 giovani presi in carico, circa 93.000 sono stati avviati al lavoro e di questi 50.000 hanno ottenuto un contratto: cifre di molto maggiori rispetto a quanto era stato previsto in fase di programmazione, cioè 13mila assunzioni e 22mila tirocini - (VIDEO)


Diversi sono stati i fattori che hanno contribuito al successo, oltre alla scelta di adottare il rodato sistema 'dotale': dal coinvolgimento di tutti gli operatori, in particolare le istituzioni scolastiche e formative, alla decisione di puntare sulle misure orientate al massimo risultato occupazionale. "Confermiamo il nostro impegno per sostenere le politiche regionale a favore dei giovani - ha sottolineato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana commentando il provvedimento - e, in particolare, cercando di recuperare da un lato le situazioni di chi incontra difficoltà nell'inserirsi nel mondo del lavoro, dall'altro offrendo un sostegno concreto a chi fa parte di una famiglia che si trova in condizioni disagiate".

"Con la nuova fase approvata oggi - ha dichiarato l'assessore regionale all'Istruzione, Formazione e Lavoro Melania Rizzoli - stimiamo di sostenere almeno 52.000 beneficiari, giovani con meno di 29 anni disoccupati o che hanno interrotto il loro percorso di studi. Sarà riconfermata l'attenzione per i risultati occupazionali, con ben 42 milioni di euro destinati alla misura dell'Accompagnamento al lavoro, con l'obiettivo di favorire l'ingresso dei giovani nel mercato del lavoro attraverso servizi di supporto nella ricerca e nell'inserimento occupazionale".

Nel corso della conferenza stampa del dopo-giunta con il presidente Fontana, l'assessore Rizzoli ha spiegato le novità della Fase II di 'Garanzia Giovani': "Abbiamo confermato l'attenzione a finanziare esclusivamente tirocini di qualità: infatti, mentre nella prima fase, per veder riconosciuta la possibilità di accedere all'indennità di tirocinio da parte del datore di lavoro, bastava l'attivazione di un tirocinio della durata minima di 120 giorni, ora che le condizioni del mercato sono più favorevoli abbiamo scelto di introdurre un'ulteriore condizione, riconoscendo ai datori di lavoro il rimborso dell'indennità di tirocinio solo se, al termine del percorso, assumono il tirocinante".

"Infine - ha spiegato l'assessore regionale - abbiamo deciso di finanziare con 1,7 milioni di euro una nuova misura che si rivolge ai giovani più distanti dal mercato del lavoro, i cosiddetti NEET: fra essi l'attenzione di Regione Lombardia si concentra su in ragazzi che vivono in condizione di particolare svantaggio, il cui nucleo familiare di provenienza ha i requisiti per accedere al reddito di inclusione. Con questa misura, con il coinvolgimento anche dei Comuni, dei Servizi Sociali e del Terzo Settore, vogliamo raggiungere anche i giovani che vivono in condizioni di disagio, aiutandoli ad uscire dallo stato di indigenza attraverso un supporto specialistico e personalizzato per l'inserimento lavorativo".

"La prima fase di Garanzia Giovani - ha chiosato l'assessore Rizzoli - ha dato risultati addirittura sorprendenti, e sulla scorta di questa esperienza abbiamo deciso, per la seconda fase, di essere ancora più precisi nel puntare l'obiettivo della massima occupazione, come nell'aggiornamento dei criteri di finanziamento dei tirocini, e di insistere sul supporto ai giovani provenienti da famiglie in condizione di disagio". "Il compito di un'istituzione che opera su temi chiave come istruzione e lavoro - ha concluso l'assessore - è avvicinare i lavoratori alle aziende sfruttando le caratteristiche e le opportunità offerte dal suo territorio, facilitare l'accesso all'occupazione, ma anche di tenere conto delle condizioni sociali dei cittadini, dedicando particolare attenzione alle opportunità per le fasce più deboli. Questa è la chiave delle politiche di Regione Lombardia: in partenza non lasciamo indietro nessuno, i meritevoli avranno l'opportunità di emergere". (LN)

Pubblica amministrazione, mano dura della ministra Bongiorno: impronte digitali contro i "furbetti del cartellino" e "black list". Ma si sbloccano le assunzioni. Ecco il "ddl concretezza"

Nuove misure contro i "fannulloni", sblocco del turnover, rivoluzione digitale nella pubblica amministrazione, ma anche nuove assunzioni. Queste alcune delle misure previste dal disegno di legge "concretezza" approvato dal Consiglio dei ministri. La "Lady di ferro" di Salvini ha annunciato rilevazioni biometriche e videosorveglianza per stanare i "furbetti del cartellino". "Non si tratta di provvedimenti punitivi - ha sottolineato Giulia Bongiorno - c'è la maggior parte dei dipendenti che vanno al lavoro e che mi chiedono di tutelarli, ma ci sono anche i cosiddetti furbetti del cartellino. Il ddl si chiama concretezza - ha aggiunto - perché non vuole essere l'ennesima riforma epocale ma vuole permettere alla pubblica amministrazione di cominciare a correre"


Sblocco totale del turnover, impronte contro i 'furbetti del cartellino', un nuovo 'nucleo concretezza' per aiutare ma anche sanzionare le amministrazioni inadempienti, che finiranno in una vera e propria 'black list'. Arriva l'annunciato 'ddl concretezza' che consentirà alla pubblica amministrazione, secondo le parole del ministro Giulia Bongiorno, di "cominciare a correre". Il ddl, ha spiegato al termine del Cdm che ha dato il via libera al provvedimento, "è propedeutico alla trasformazione digitale" e punta a renderla effettiva. Basta con le liste di attesa di mesi per fare la nuova carta d'identità digitale, o alle amministrazioni che non utilizzano alcune innovazioni come l'autocertificazione.

Con l'approvazione del disegno di legge arriverà il 'Nucleo della concretezza' che, in collaborazione con l'Ispettorato della funzione pubblica, farà sopralluoghi, affiancherà le amministrazioni e proporrà eventuali misure correttive con l'indicazione dei tempi di realizzazione, delle quali risponderanno di dirigenti della P.a. A questo si affiancherà anche un "piano triennale" delle azioni concrete da mettere in campo per l'efficienza della macchina pubblica, nel quale sarà coinvolto anche il ministero dell'Interno. Altro punto cardine del provvedimento la "rilevazione biometrica" e la "videosorveglianza" per rilevare presenze e rispetto dell'orario di lavoro: una innovazione, ha assicurato il ministro che "non è punitiva, ma tutela i dipendenti che lavorano, quelli che non sono fannulloni".

Via libera poi alle assunzioni per un "numero pari all'80% di quelle previste e poi verranno fatte verifiche puntuali. Questo consentirà di avere nell'immediatezza un ricambio generazionale ma saranno assunzioni mirate". Con l'obiettivo di arrivare alla possibilità di assumere, anche via concorsi in deroga, "il 100% del personale cessato dal servizio nell'anno precedente". Prevista anche la sostituzione delle convenzioni Consip sui buoni pasto. (Fonte: Ansa)

  • Pubblicato in Economia
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