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updated 7:57 AM UTC, Aug 3, 2020

Peggiorano le aspettative delle imprese: difficoltà economiche per il 90%. Occupazione, accesso al credito, investimenti: tutte le ombre sul futuro

Nel secondo trimestre del 2020 la quota di imprese che ha segnalato un peggioramento della situazione economica generale rispetto al trimestre precedente è aumentata, quasi al 90% in tutte le aree geografiche (era 82 per cento nella media nazionale nella scorsa indagine). E' quanto emerge da una ricerca della Banca d'Italia condotta tra il 25 maggio e il 17 giugno 2020 presso le imprese italiane con almeno 50 addetti, le quali hanno riportato un'ampia flessione della domanda corrente


Peggiorano le aspettative delle imprese sulla situazione economica generale. Secondo l'indagine condotta dalla Banca d'Italia tra il 25 maggio e il 17 giugno 2020 presso le imprese italiane con almeno 50 addetti, i giudizi sulla situazione economica generale nel secondo trimestre del 2020 "sono peggiorati rispetto alla precedente indagine condotta in marzo". Le imprese riportano una ampia flessione della domanda corrente. Le attese a breve termine sulle vendite sono invece meno pessimistiche, così come quelle sulle proprie condizioni operative.    

La maggioranza delle imprese, rileva l'indagine, indica che il proprio fatturato ha subito una riduzione a causa della pandemia e prefigura che la propria attività torni ai livelli prevalenti prima della crisi sanitaria in poco meno di un anno; solo il 3 per cento delle aziende ritiene di non poter più tornare a livelli di fatturato pari a quelli precedenti la diffusione del Covid-19.

I giudizi delle imprese sulle condizioni di accesso al credito sono lievemente peggiorati rispetto al trimestre precedente. Circa metà delle imprese ha avanzato richiesta di liquidità nel quadro delle misure di supporto introdotte dai recenti decreti governativi, riuscendo ad accedervi in forma totale o parziale nel 70 per cento dei casi. Le condizioni per investire sono valutate in peggioramento. I piani di spesa prefigurano una riduzione degli investimenti nel complesso del 2020, riconducibile soprattutto alla caduta già registrata nella prima metà dell'anno. Le attese sull'occupazione restano sfavorevoli nel settore dell'industria in senso stretto e nei servizi, mentre sono tornate positive nell'edilizia. 

Ref, pil 2020 solo -9,3% ma futuro molto rischioso - I segnali di "una rapida normalizzazione dell'attività economica in molti comparti" spingono a quantificare per quest'anno "una contrazione del Pil italiano del 9,2% meno pronunciata rispetto alle stime indicate nei giorni scorsi negli scenari dei maggiori organismi internazionali, e più vicina alle indicazioni delle istituzioni italiane". E' quanto scrive il Ref nelle sue ultime previsioni sottolineando però i rischi legati all'accumulo di debito pubblico e dalla bassa crescita . Le previsioni per il 2021 ed il2022 indicano quindi una crescita del 5,4% e del 2,4%.

Economia italiana in terapia intensiva: "Serviranno 5 anni per tornare ai livelli pre-Covid. Peggiore recessione mai registrata in tempi di pace"

La società di consulenza Prometeia calcola che il rapporto tra deficit e Pil si attesterà all’11% nel 2020, mentre quello tra debito e Pil salirà al 159%. Lo stimolo fiscale, stimato nell'anno in corso in circa 5 punti percentuali di Pil, "non sembra tuttavia sufficiente per riavviare in modo deciso i consumi e gli investimenti"


Previsioni per l'economia italiana 2020: gli scenari possibili ...

Il Pil italiano crollerà quest'anno del 10,1% per poi rimbalzare del 5,9% nel 2021. La stima è di Prometeia, secondo cui "all’Italia serviranno almeno 5 anni per tornare ai livelli di attività pre-Covid".

Secondo Prometeia, il rapporto tra deficit e Pil si attesterà all’11% nel 2020, mentre quello tra  debito e Pil salirà al 159%. Lo stimolo fiscale, che Prometeia stima nell’anno in corso in circa 5 punti percentuali di Pil, "non sembra tuttavia sufficiente per riavviare in modo deciso i consumi e gli investimenti, ma si sta traducendo anche in un forte aumento delle disponibilità liquide di famiglie e imprese".

La fase del superamento della crisi, si legge nel documento, vedrà il nostro Paese con un livello di attività economica inferiore a quello pre-crisi, con meno occupazione, con un livello di risparmio delle famiglie più elevato e di debito delle imprese non finanziarie e del settore pubblico più alto. Più in generale, con un aumento delle disparità a molti livelli, nella distribuzione funzionale e personale del reddito, tra i generi e le classi di età, tra settori produttivi e territori: a farne le spese saranno in misura maggiore le piccole imprese e i lavoratori autonomi e meno istruiti.

Prometeia ipotizza che l’Italia alla fine farà ricorso al Mes e che i Paesi europei si metteranno d’accordo su 650 miliardi di euro complessivi da mettere a disposizione per sostenere le economie nella fase della ripartenza: 350 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto e 300 di prestiti. L’Italia potrebbe risultare il maggior beneficiario di questi fondi (18,8% del totale). "Se indirizzate in modo corretto verso le ben note aree di fragilità della nostra economia (dalla sanità ai servizi per la “silver economy”, dalla scuola alle infrastrutture), queste risorse potrebbero far fare all’Italia quel salto di produttività, e dunque di crescita, che manca da ormai 25 anni", commenta Prometeia. 

Cresce la pressione fiscale, crollano i consumi e aumenta la propensione al risparmio: la fotografia economica dell'Italia dell'emergenza

Le rilevazioni Istat: la pressione fiscale nel primo trimestre è stata pari al 37,1%, in crescita di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Balza nel primo trimestre di quest'anno al 10,8% (dal 7,1) il rapporto tra deficit e Pil. L'incidenza dell'indebitamento sul Prodotto interno lordo "è sensibilmente aumentata" per "la riduzione delle entrate e l'aumento delle uscite". La spesa per consumi finali delle famiglie si è ridotta del 6,4%. Come conseguenza si registra un aumento considerevole del tasso di risparmio. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è, infatti, stimata al 12,5%, in rialzo di 4,6 punti percentuali rispetto al quarto trimestre 2019


Stipendi italiani, potere d'acquisto in caduta libera: persi 1.000 ...

La pressione fiscale è stata pari al 37,1% nel primo trimestre 2020, in crescita di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo rileva l'Istat. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito dell’1,6% rispetto al trimestre precedente, mentre la spesa per consumi finali si è ridotta del 6,4%. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stimata al 12,5%, in aumento di 4,6 punti percentuali rispetto al quarto trimestre 2019. Il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito rispetto al trimestre precedente dell’1,7%, a fronte di una sostanziale stabilità dei prezzi (+0,2% la variazione del deflatore implicito dei consumi delle famiglie rispetto al trimestre precedente).

La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 42,3%, è aumentata di 0,4 punti percentuali rispetto al quarto trimestre del 2019. Il tasso di investimento, pari al 20,9%, è diminuito di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

Le stime dei conti trimestrali delle AP, delle famiglie e delle società risentono dei problemi, dovuti all’emergenza sanitaria, legati alla raccolta dei dati di base che costituiscono l’input per l’elaborazione dei conti. Ove necessario, sono state sviluppate azioni correttive che hanno permesso di elaborare e diffondere i dati relativi al primo trimestre 2020. Come di consueto, le stime rilasciate oggi saranno oggetto di revisione nelle prossime diffusioni, man mano che si renderanno disponibili ulteriori informazioni. Tali revisioni potrebbero essere di entità superiore alla norma, conclude l'Istat.

AUMENTANO BENZINA E GASOLIO

Prezzi in leggero rialzo sulla rete carburanti italiana. Con le quotazioni dei prodotti petroliferi nel Mediterraneo che ieri hanno chiuso stabili, oggi le compagnie non sono intervenute sui prezzi raccomandati. I prezzi praticati sul territorio continuano comunque a salire gradualmente assorbendo gli aumenti decisi nei giorni scorsi. E’ quanto emerge, in base all’elaborazione di Quotidiano energia, dai dati alle 8 di ieri comunicati dai gestori all’osservaprezzi carburanti del Mise.

Il prezzo medio nazionale praticato in modalità self della benzina è di 1,406 euro al litro (rispetto a 1,403 di ieri), con i diversi marchi compresi tra 1,402 e 1,428 euro/litro (no logo 1,381). Il prezzo medio praticato del diesel self è invece 1,288 euro/litro (1,286 ieri), con le compagnie posizionate tra 1,283 e 1,312 euro/litro (no logo 1,262).

Quanto al servito, per la verde il prezzo medio praticato è a 1,553 euro/litro (1,550 ieri), con gli impianti colorati che mostrano prezzi medi praticati tra 1,519 e 1,619 euro/litro (no logo 1,436), mentre per il diesel la media è a 1,438 euro/litro (1,435 il livello rilevato ieri) con i punti vendita delle compagnie con prezzi medi praticati compresi tra 1,409 e 1,504 euro/litro (no logo 1,318). Infine, il Gpl va da 0,575 a 0,599 (no logo 0,571).

 

Economia, pil, consumi e occupazione, il 2020 sarà un disastro. Si confida nella parziale ripresa del prossimo anno

Pil 2020 in frenata con una parziale ripresa nel 2021, consumi delle famiglie in caduta e boom degli inattivi, coloro, cioè, che hanno smesso di cercare lavoro (con una conseguente diminuzione dell'occupazione). E' il quadro disegnato dall'Istat nelle "Prospettive per l'economia italiana"


PIL 2017: l'Umbria è ancora la peggiore d'Italia « ilTamTam.it il ...

L'Istat prevede una marcata contrazione del Pil nel 2020 (-8,3%) e una ripresa parziale nel 2021 (+4,6%). In media d’anno il Pil è previsto segnare un calo significativo rispetto al 2019 (-8,3%), influenzato dalla caduta della domanda interna che, al netto delle scorte, contribuirebbe negativamente per 7,2 punti percentuali. Anche la domanda estera netta e le scorte fornirebbero un contributo negativo ma di intensità decisamente ridotta (-0,3 e -0,8 punti percentuali rispettivamente).

Il percorso di ripresa, previsto rafforzarsi nei prossimi mesi, produrrà effetti positivi, in media d’anno, nel 2021, quando il Pil è previsto tornare ad aumentare (+4,6%) sostenuto dal contributo della domanda interna al netto delle scorte (4,2 punti percentuali) e in misura più contenuta dalla domanda estera netta (0,3 punti percentuali) e dalle scorte (0,1 punti percentuali). Nonostante la ripresa, alla fine del 2021 i livelli dei principali aggregati del quadro macroeconomico risulterebbero inferiori a quelli del 2019. Lo indica l'Istat nelle prospettive economiche per l'economia italiana 2020-2021.

Alla fine del 2019, l’economia italiana presentava evidenti segnali di stagnazione, solo in parte mitigati, a inizio 2020, da alcuni segnali positivi sulla produzione industriale e il commercio estero. A partire da fine febbraio, il dilagare dell’epidemia di Covid-19 e i conseguenti provvedimenti di contenimento decisi dal Governo hanno determinato un impatto profondo sull’economia, alterando le scelte e le possibilità di produzione, investimento e consumo ed il funzionamento del mercato del lavoro. Inoltre, la rapida diffusione dell’epidemia a livello globale ha drasticamente ridotto gli scambi internazionali e quindi la domanda estera rivolta alle nostre imprese. E' lo scenario che tratteggia l'Istat nelle prospettive per l'economia italiana per il 2020 e il 2021.

L’evoluzione dell’occupazione, misurata in termini di Ula, è prevista evolversi in linea con il Pil, con una brusca riduzione nel 2020 (-9,3%) e una ripresa nel 2021 (+4,1%). Diversa appare la lettura della crisi del mercato del lavoro attraverso il tasso di disoccupazione, il cui andamento rifletterebbe anche la decisa ricomposizione tra disoccupati e inattivi e la riduzione del numero di ore lavorate.

Il Covid-19 si è manifestato in una fase del ciclo economico italiano caratterizzata da segnali di debolezza (-0,2% la variazione congiunturale del Pil nel quarto trimestre 2019). Nei primi mesi del 2020 gli indici di fiducia delle imprese mostravano una sostanziale stabilità mentre quelli delle famiglie evidenziavano una limitata flessione. Inoltre la produzione industriale aveva registrato un deciso rimbalzo congiunturale a gennaio.

In questo quadro le misure di contenimento adottate dal Governo hanno determinato a marzo la sospensione delle attività di settori in cui sono presenti 2,1 milioni di imprese (poco meno del 48% del totale), con un’occupazione di 7,1 milioni di addetti di cui 4,8 milioni di dipendenti. Sulla base dei dati riferiti al 2017 tali imprese generano il 41,4% per cento del fatturato complessivo, il 39,5% del valore aggiunto e rappresentano il 63,9% per cento delle esportazioni di beni. Il blocco delle attività ha avuto effetti immediati sulla produzione.

Secondo i dati di contabilità nazionale, nel primo trimestre dell’anno il Pil ha registrato una contrazione del 5,3% segnando arretramenti del valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi, con agricoltura, industria e servizi diminuiti rispettivamente dell’1,9%, dell’8,1% e del 4,4%.

Il coronavirus manda a picco il Pil italiano: -24% ad aprile, -16 a maggio. Lavoro e reddito: dilaga il pessimismo degli italiani

Confcommercio stima una caduta del Pil italiano ad aprile del 24% e a maggio del 16% dopo un calo tendenziale del 4,8% nel primo trimestre. Nel rapporto annuale elaborato con il Censis su fiducia e consumi, l'ufficio studi della confederazione analizza gli effetti del Covid-19 e del conseguente lockdown su un'economia già fortemente debilitata


Dopo un 2019 chiuso in forte rallentamento, il 2020 è iniziato con un calo tendenziale del Pil del 4,8% nel 1 trimestre e con veri e propri crolli ad aprile e maggio stimati, rispettivamente, in un -24% e -16%. E' quanto stima l’Ufficio Studi Confcommercio. Ma ciò che risulta particolarmente grave e preoccupante, spiega, è che la "crisi da Covid-19 si è abbattuta su un’economia già fortemente debilitata: tra il 2007 e il 2019, infatti, ciascun italiano ha perso oltre 21.600 euro di ricchezza. Un conto molto salato, prevalentemente a causa delle forti perdite di ricchezza immobiliare e finanziaria, alla cui cifra complessiva contribuisce anche una significativa contrazione di consumi pari a circa 900 euro procapite".

"Non deve quindi stupire - prosegue l'Ufficio Studi Confcommercio - se, partendo da questo scenario-base, acuito dalla crisi originatasi con la pandemia e il conseguente periodo di lockdown, l’impatto sulla fiducia delle famiglie sia stato piuttosto pesante. Dopo 6 anni, infatti, il saldo tra ottimisti e pessimisti torna a registrare valori negativi di entità mai raggiunta prima. Gli ottimisti, in aumento dal 2013, si dimezzano scendendo al 22,4%, mentre aumenta la quota di pessimisti che si attesta al 52,8%, più del doppio rispetto al 2019".

L’ondata di sconforto connessa all’emergenza Covid e alle sue conseguenze economiche sembra aver ridotto l’ampia forbice che ha sempre separato le prospettive della propria famiglia (tendenzialmente improntate ad un maggior ottimismo) da quelle più generali dell’Italia. Infatti, la percentuale dei pessimisti rispetto alla situazione del Paese è pari al al 67,5%.

"E’ evidente che questo diffuso senso di sfiducia sia alla base delle preoccupazioni circa il proprio lavoro e il proprio reddito", spiega l'associazione. Il timore di perdere il posto di lavoro o il rischio di veder ridotta, se non compromessa, la propria posizione reddituale preoccupa il 57,4% degli italiani, con un 18,6% che si dichiara particolarmente preoccupato. Al primo posto tra gli effetti dell’emergenza sanitaria sui redditi, risulta proprio la riduzione dell’attività lavorativa e dei redditi da lavoro (per il 42,3%), seguita dalla sospensione totale dell’attività (25,8%) e dalla cassa integrazione (23,4%).

Durante la fase di lockdown, prosegue la ricerca di Confcommercio, alcune attività specifiche sono state impedite e questo ha determinato, tra chi le aveva previste, la rinuncia ad alcune spese: circa la metà delle famiglie ha dovuto rinunciare definitivamente a periodi di vacanza già programmati e il 23% all’acquisto di beni durevoli, come mobili, elettrodomestici, auto. Per molte famiglie invece non si è trattato di una rinuncia definitiva ma di un rinvio alla fine dell’emergenza.

Focalizzando l’analisi sul tema delle vacanze estive, a regnare è l’incertezza: oltre la metà delle famiglie non ha infatti programmato nulla e circa il 30% rimarrà a casa non avendo la disponibilità economica. Percentuale, quest’ultima, che sale al 57% per i livelli socio economici bassi. Solo il 9,4% si permetterà il 'lusso' di partire ma con una riduzione di budget e di durata.

Coronavirus, Pil italiano in calo del 4,7%, -4,8% sull'anno: una flessione mai registrata dal 1995. Giù tutte le componenti produttive, in particolare industria e terziario

Il Pil italiano nel primo trimestre 2020 è calato del 4,7% sul trimestre precedente e del 4,8% sull'analogo periodo dello scorso anno. Lo comunica l'Istat nella stima preliminare spiegando che il dato è corretto per gli effetti di calendario ed è destagionalizzato. La variazione del Pil acquisita per il 2020 dal dato del primo trimestre è di -4,9% ed è  il risultato che si avrebbe in assenza di ulteriori variazioni fino a fine anno


 I pavimenti in resina per l'industria alimentare | Sivit

"La flessione del Pil è di un entità mai registrata dall'inizio del periodo di osservazione dell'attuale serie storica che ha inizio nel primo trimestre del 1995". Lo evidenzia l'Istat a commento delle della stima preliminare del Pil relativa al Primo trimestre del 2020 diffusa oggi dall'Istituto di Statistica.

A causa del coronavirus, il Pil italiano ha registrato una forte battuta d'arresto nel I trimestre: secondo le stime preliminari dell'Istat, il calo è del 4,7% rispetto al trimestre precedente e del 4,8% in termini tendenziali, cioé rispetto al I trimestre 2019. La variazione acquisita per il 2020, ossia se nei prossimi trimestri si registrasse una crescita zero, e' pari a -4,9%.

In  I° trimestre cala del 4,7%

Nel primo trimestre del 2020 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia diminuito del 4,7% rispetto al trimestre precedente. L'Istat segnala che il primo trimestre del 2020 ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al primo trimestre del 2019. La variazione congiunturale del Pil, rileva l'Istat, è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutte le principali componenti produttive. Dal lato della domanda, vi sono ampi contributi negativi sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta.

In I° trimestre -4,8% su anno

Nel primo trimestre del 2020 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia diminuito del 4,8% rispetto al primo trimestre del 2019. 

Stima preliminare risente dell'emergenza sanitaria

"La stima preliminare del Pil risente degli ostacoli posti dall'emergenza sanitaria in corso alla raccolta dei dati di base, che costituiscono l'input per l'elaborazione dei conti nazionali". A chiarirlo è l'Istat. L'Istituto spiega che "sono state sviluppate azioni correttive che ne hanno contrastato gli effetti statistici e hanno permesso di elaborare e diffondere i dati relativi al primo trimestre 2020". "Come di consueto, la stima rilasciata oggi sarà oggetto di revisione nelle prossime diffusioni, man mano che si renderanno disponibili ulteriori fonti informative. Tali revisioni potrebbero essere di entità superiore alla norma" segnala ancora l'Istat. 

Nell'Eurozona nel primo trimestre 2020 il Pil corretto delle variazioni stagionali è calato del 3,8% nell'eurozona e del 3,5% nella Ue rispetto al trimestre precedente, secondo 'la stima di Eurostat. E' il calo più importante dall'inizio delle serie temporale nel 1995. Nel quarto trimestre 2019 il pil era aumentato dello 0,1% nell'eurozona e dello 0,2% nella Ue. Rispetto al primo trimestre del 2019 il Pil ha registrato un calo del 3,3% nell'eurozona e del 2,7% nella Ue dopo essere aumentato dello +1,0% e del +1,3% rispettivamente nel trimestre precedente.

Via libera al Def, previsioni nere per l'economia italiana. Crescita, deficit, debito pubblico, occupazione, redditi e consumi: le stime di uno scenario da incubo

Dopo circa tre ore di riunione il Consiglio dei ministri ha approvato il Def, il Documento di economia e finanza, insieme con la relazione al Parlamento per chiedere l'autorizzazione a uno scostamento di bilancio pari a 55 miliardi di euro, con lo sforamento del deficit al 10,4% del Pil, in vista del decreto di aprile legato all’emergenza coronavirus


Via libera del Consiglio dei ministri al Documento di Economia e finanza e allo scostamento del deficit da 55 miliardi per finanziare gran parte del Dl Aprile, atteso per fine mese. Le stime del Def tratteggiano uno scenario a tinte fosche per effetto del 'cigno nero' del coronavirus che hanno messo in ginocchio l'economia. La crescita crolla infatti dell'8%, il deficit lieviterà al 10,4% e il debito pubblico di quest'anno viaggerà verso il record del 155,7%.

Un'evoluzione difficile, se non impossibile, da immaginare fino a pochi mesi fa: l'Italia senza l'emergenza Covid-19 infatti avrebbe segnato un rialzo del pil dello 0,6% e un calo del disavanzo all'1,8%. Dalla crescita ai consumi, dalla spesa delle famiglie ai redditi, dall'export ai conti pubblici, il quadro invece appare molto diverso.

CRESCITA A PICCO - Previsioni alla mano, il Def indica una contrazione della crescita 2020 dell'8% per poi segnare un rimbalzo nel prossimo anno a +4,7%. In particolare lo shock diretto del lockdown sull'economia italiana per poco meno di due mesi, per l'esatteza 8 settimane, fa registrare un calo del prodotto interno lordo di 6,9 punti percentuali, condizionato anche dall'accresciuto livello di incertezza. In termini di pil nominale l'Italia rispetto al 2019 a causa del coronavirus vede andare in fumo 126 miliardi. Non solo, nell'ipotesi di uno scenario avverso con una seconda ondata di contagi il pil potrebbe calare a picco al -10,6%.

DEFICIT E DEBITO RECORD - La revisione al ribasso della crescita e le misure anti-contagio spingono al rialzo l'asticella del rapporto con deficit e debito. Il disavanzo passa dal 2,2% stimato lo scorso dicembre al ben più alto 10,4%, per poi calare al 5,7% il prossimo anno. Il debito pubblico schizza al 155,7% dal 134,8%; nel 2021 dovrebbe scendere al 152,7%. Ma il governo assicura che "è sostenibile" e "verrà ricondotto verso la media dell’area euro nel prossimo decennio", si legge nella bozza del Def.

PRIVATIZZAZIONI - Le stime tengono conto di proventi da privatizzazioni e altre operazioni pari a 0,2% del pil all'anno nel 2020-21.

DISOCCUPAZIONE - Secondo le stime sul mercato del lavoro contenute nel Def, nel 2020 il tasso di disoccupazione salirà all'11,6% e occupazione calerà del 2,2%, con un monte di ore lavorate che crolla del 6,3%.

GIU' REDDITI E SPESA FAMIGLIE - I redditi da lavoro dipendente, secondo quanto si legge nella tabella del Def, nel corso dell'anno dovrebbero registrare una contrazione del 5,7%. La spesa delle famiglie dovrebbe crollare addirittura del 7,2%.

MOTORE CRESCITA IN PANNE, CALANO CONSUMI E EXPORTNel 2020 i consumi dovrebbero segnare un declino del 7,2%; l'export segnerebbe -14,4% e l'import -13,5.

DEROGHE EDILIZIA E APPALTI - Nel Def il governo annuncia un nuovo pacchetto di interventi urgenti di semplificazioni e deroghe per rilanciare gli investimenti pubblici e privati nell'edilizia e nel commercio, tra gli altri settori interessati.

RIALZI IVA ADDIO - Nel Def il governo annuncia lo stop all'automatismo delle clausole di salvaguardia: una scure da 20,1 mld di rialzi Iva e accise per il prossimo anno in caso di mancato raggiungimento degli impregni Ue di bilancio.

 

Coronavirus, Pil in picchiata: -15% nel primo semestre 2020. Uno shock senza precedenti. Ed esplode la Cassa integrazione

Per l’Italia "si prefigura per la prima metà dell’anno un calo dell’attività economica di intensità eccezionale, mai registrato nella storia della Repubblica". E' quanto si legge nella nota dell'Ufficio parlamentare di bilancio (Ubp) sulla congiuntura di aprile. Una crisi che ha fortissime ripercussioni anche sulla richiesta di ammortizzatori sociali


Automobili, stile e ricerca: l'Italia delle eccellenze vince alla ...

Per l'Italia "si prefigura per la prima metà dell'anno un calo dell'attività economica di intensità eccezionale, mai registrato nella storia della Repubblica": "nell'insieme dei primi due trimestri" 2020 il Pil "si ridurrebbe cumulativamente di circa quindici punti percentuali". E' la stima dell'Upb nella nota congiunturale di aprile. "Nell'ipotesi di un regresso dell'epidemia l'attività tornerebbe ad espandersi nel trimestre estivo". Serve "massima cautela" nella valutazione delle stime che "risentono di un'incertezza estremamente elevata". 

"Si stima, per la sola parte relativa alle richieste CIG, che il numero complessivo di ore autorizzate possa essere ampiamente superiore, anche triplo, rispetto ai valori massimi storicamente osservati su base mensile dalla crisi finanziaria del 2009". E' quanto si legge nella nota congiunturale dell'Upb in cui si sottolinea che la Cig "esplode" ma che "al momento non sono disponibili informazioni sul mercato del lavoro relative al periodo dell'emergenza sanitaria, che potrebbe anche ostacolare la produzione delle statistiche ufficiali".

Per l'Italia "si prefigura per la prima metà dell'anno un calo dell'attività economica di intensità eccezionale, mai registrato nella storia della Repubblica": "nell'insieme dei primi due trimestri" 2020 il Pil "si ridurrebbe cumulativamente di circa quindici punti percentuali". E' la stima dell'Upb nella nota congiunturale di aprile. "Nell'ipotesi di un regresso dell'epidemia l'attività tornerebbe ad espandersi nel trimestre estivo". Serve "massima cautela" nella valutazione delle stime che "risentono di un'incertezza estremamente elevata". 

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