updated 4:47 PM UTC, Dec 13, 2018

Rifiutarono di eseguire torta pro-gay, la Corte Suprema britannica dà ragione ai pasticcieri. Ecco perché (e perché qualcuno si deve "ripigliare")

Rifiutarsi di scrivere "Sostieni i matrimoni gay" su una torta non è un atto discriminatorio. Lo ha deciso oggi la Corte Suprema britannica che ha ribaltato le opposte sentenze di primo grado e appello sul caso di una pasticceria di Belfast che nel 2014 non accolse la richiesta del cliente Gareth Lee: attivista omosessuale nordirlandese, aveva chiesto senza successo un dolce con su scritto "Support gay marriage". Il caso, molto simile a quello avvenuto nello stato americano del Colorado (per il quale la Corte Suprema Usa ha raggiunto di recente una simile conclusione), ha fatto molto discutere in Regno Unito. I giudici britannici hanno deliberato all'unanimità che la coppia di cristiani evangelici titolari della pasticceria Ashers, rifiutandosi di preparare la torta, non ha compiuto un atto discriminatorio: secondo la lettura della Corte Suprema, il no dei titolari è legittimo perché non si tratta di un attacco all'identità sessuale del cliente bensì rientra nella cornice della libertà di espressione, la quale a sua volta contempla la possibilità di non condividere una posizione politica o ideologica che, sempre secondo i giudici, recitava la scritta della torta: "Nessuno deve essere costretto a sostenere un'opinione politica che non gli appartiene". Ora il caso potrebbe finire alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. (Fonte: Repubblica)


Cosa ci insegna la (sacrosanta) sentenza di Belfast

Politicamente corretto versus libertà di espressione: una piccola lezione di giustizia e civiltà. E se il Medioevo fosse quello del pensiero unico? E se gli intolleranti fossero quelli che vogliono processare chiunque non si adegui ai "diritti" dominanti"? Riflettiamo. E fermiamoci un attimo prima di finire dentro un'Unione sovietica globale, un incubo che resta tale anche se ha i colori dell'arcobaleno.

Un suggerimento a quelli che, piatti e ripetitivi come le proprie ossessioni, invitano a "rileggere la Storia per non ricadere negli errori del passato": fatelo prima voi, senza saltare interi capitoli come siete abituati a fare. E non dimenticate il vecchio Orwell che aveva previsto tutto, compreso un mondo in cui "tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri".

Fabio Pasini

 

Immagine correlata

  • Pubblicato in Esteri

L'uomo che ha messo il papa con le spalle al muro: la vera storia dietro la lettera dell'Arcivescovo Viganò

L'Arcivescovo Carlo Maria Viganò, a Chicago dal 2014, ha scosso la Chiesa Cattolica Romana nel suo nucleo, colpendo direttamente papa Francesco


Alle 9:30 di mercoledì scorso, l'arcivescovo Carlo Maria Viganò si è presentato a Roma nell'appartamento di un giornalista conservatore del Vaticano, con un semplice collare da clericale, un cappellino da baseball delle Montagne Rocciose e una storia esplosiva da raccontare.

L'arcivescovo Viganò, ex diplomatico e capo del Vaticano negli Stati Uniti, trascorse la mattinata lavorando spalla a spalla con il giornalista al tavolo della sua sala da pranzo leggendo e commentando una lettera di 7.000 parole, con cui l'Arcivescovo chiedeva le dimissioni di papa Francesco, accusandolo di coprire gli abusi sessuali e dando conforto a una "corrente omosessuale" in Vaticano.

Il giornalista, Marco Tosatti, ha dichiarato di aver appianato la narrazione. L'arcivescovo infuriato non ha portato prove, ha detto, ma ha fornito un racconto, condannando le reti omosessuali all'interno della chiesa che agiscono "con il potere dei tentacoli di un polpo" per "strangolare vittime innocenti e vocazioni sacerdotali".

Terminata la lettera, l'arcivescovo Viganò si è congedato, spegnendo il cellulare. Mantenendo la sua destinazione un segreto perché era "preoccupato per la propria sicurezza", ha detto Tosatti, l'arcivescovo semplicemente "scomparve".

La lettera, pubblicata domenica, ha sfidato il papato di papa Francesco e ha scosso la Chiesa cattolica romana nel suo nucleo. Il Papa ha detto che per ora non vuole prendere in considerazione alcuna risposta, eppure le accuse stanno provocando una guerra interna ideologica, con il solito oscuro Vaticano che, dalle retrovie apre un combattimento aperto.

La lettera ha esposto alla luce profondi scontri ideologici, con i conservatori che hanno alzato le armi e gli scudi contro la visione inclusiva di Francesco, di una chiesa che è meno focalizzata su questioni divisive come l'aborto e l'omosessualità. Ma l'arcivescovo Viganò - che a sua volta è stato accusato di ostacolare un'indagine sulla condotta sessuale scorretta di alcuni prelati, nel Minnesota - sembra stia riaprendo vecchie ferite e imponendo rapide e drastiche soluzioni.

Come ambasciatore o nunzio pontificio negli Stati Uniti, l'arcivescovo Viganò si è schierato con guerrieri della cultura conservatrice e ha usato il suo ruolo per nominare nuovi vescovi conservatori fedeli alla sua politica, a San Francisco, Denver e Baltimora. Ma dopo l'elezione di papa Francesco si è trovato in un ruolo conservatore troppo scomodo per una nuova chiesa fatta di inclusione e visioni molto più aperte.

Poi, nel 2015, il grande scontro con Francesco, la sua decisione di invitare un fedele critico sui diritti degli omosessuali, per salutare il papa a Washington durante una visita negli Stati Uniti, ha direttamente messo in discussione il messaggio inclusivo di Francesco e ha suscitato una polemica che ha quasi oscurato il viaggio.

Juan Carlos Cruz, un sopravvissuto agli abusi della discordia, dopo aver lungamente parlato con il papa ha detto che Francesco ritiene l'arcivescovo Viganò personalmente responsabile del fallimento della sua visita negli USA, in quanto ha voluto sabotare la visita invitando il critico (di cui sopra), Kim Davis, un'impiegata pubblica della contea del Kentucky diventata una forte conservatrice e fautrice di una corrente che lotta contro i diritti degli omosessuali, da quando si rifiutò di concedere la licenza di matrimonio a una coppia dello stesso sesso. 

Conosciuto per il suo carattere irascibile e l'ambizione, l'arcivescovo Viganò si è spesso scontrato con i superiori che hanno ostacolato la sua ascesa in chiesa e ha svolto un ruolo chiave in alcuni dei più sorprendenti scandali vaticani degli ultimi tempi. Nel 1998, divenne un funzionario centrale nel potente ufficio del Segretario di Stato vaticano. Nella lettera, scrive che le sue responsabilità includevano la supervisione di ambasciatori nel mondo, ma anche "l'esame di casi delicati, compresi quelli riguardanti cardinali e vescovi".

Fu allora che disse di aver appreso per la prima volta degli abusi commessi dal cardinale Theodore E. McCarrick, il leader cattolico americano nella sua storia dice che Papa Francesco conosceva da anni la situazione - e dissimulò.

Nel 2009, l'arcivescovo Viganò, allora vescovo, è stato trasferito in un altro posto di lavoro in Vaticano con minore influenza sulla politica ma con il potere su alcune delle sue entrate. Conosciuto come parsimonioso, ha trasformato il deficit della Città del Vaticano in un surplus. Ma il suo difficile stile di gestione ha suscitato lamentele. Un tassello buio dice che in Vaticano arrivarono alcune e-mail anonime, in cui si affermava che Viganò stava promuovendo in modo inappropriato, la carriera di suo nipote. Il suo stile e il suo rigore nel vagliare i contratti vaticani hanno infastidito anche alcuni leader, tra cui il segretario di Stato Tarcisio Bertone e un rapporto anonimo sul quotidiano "Il Giornale" affermava che aveva disegni anche sui servizi di sicurezza vaticani. Il cardinale Bertone, che l'arcivescovo Viganò descrive nella lettera come "notoriamente a favore nella promozione degli omosessuali", lo bandì negli Stati Uniti.

Durante la sua lotta per il potere, l'Arcivescovo Viganò scrisse anche urgenti appelli al conservatore papa Benedetto, con i quali chiedeva di non essere trasferito negli USA e che doveva invece per rimanere in Vaticano. Suo fratello, un biblista gesuita, era malato e aveva bisogno di cure. Accusò anche il cardinale Bertone di aver infranto la promessa di promuoverlo al grado di cardinale, dando di fatto il via alla procedura di trasferimento.

Nel 2012, quando era già negli Stati Uniti come nunzio ambasciatore, le lettere inviate a Benedetto, iniziarono a comparire e alla fine furono fatte pervenire anche al maggiordomo del papa, inferendo un duro colpo a tutto lo stato del Vaticano. Anche il fratello dell'arcivescovo Viganò, Lorenzo Viganò, entrò nelle dispute e in un'intervista rivelò che suo fratello, - "ha mentito a Benedetto", dicendo che doveva rimanere a Roma "perché doveva prendersi cura di me, non sono malato", disse. Al contrario, lui viveva a Chicago, stava bene e non parlava con suo fratello da anni per una disputa ereditaria. 

Dopo aver irritato Francesco durante l'episodio di Kim Davis, l'arcivescovo Viganò fu richiamato a Roma per una spiegazione. Rapporti sui media di questa settimana hanno affermato che dopo aver rimosso l'arcivescovo Viganò dalla sua posizione, papa Francesco lo ha anche letteralmente buttato fuori dal suo appartamento in Vaticano. L'arcivescovo Viganò non ha mai accettato la decisione di papa Francesco e ha iniziato a lavorare alla sua lettera di accuse unendo le forze con i tradizionalisti antagonisti a papa.

Circa un mese fa, il signor Tosatti ha detto di aver ricevuto una telefonata dall'arcivescovo dove gli chiese se poteva incontrarlo in un posto discreto. L'arcivescovo Viganò ha raccontato al reporter la sua storia, ma ha detto di non essere pronto per la registrazione.

Ma quando la notizia di decenni di abusi clericali diffusi in Pennsylvania venne alla luce, Tosatti incitò l'arcivescovo a raccontare la sua storia, questa volta con una dichiarazione scritta. Tosatti ha detto di non aver visto documenti o altre prove ma di aver parlato con l'Arcivescovo per almeno tre ore.

L'arcivescovo chiese a Tosatti se conosceva qualcuno che poteva pubblicare la lettera anche in inglese e spagnolo. Il signor Tosatti ha inviato la lettera al National Catholic Register, che è di proprietà di una compagnia che gestisce diverse piattaforme cattoliche conservatrici, spesso critiche nei confronti di Francesco. "Sono tutti legati", ha detto Tosatti, "io ho solo aiutato a redigere e distribuire la lettera".

Dopo aver finito di scrivere la lettera, Tosatti racconta di aver accompagnato l'arcivescovo Viganò alla porta, si è inchinato per baciare il suo anello e vedendo la mano ritirarsi disse,: "Non è per te, è per il ruolo che hai." L'arcivescovo rispose: "Ora che ho finito, posso partire, e lasciare anche Roma" e poi ancora: "Non ti dirò dove, in modo che quando ti interrogheranno, non dovrai mentire e io spegnerò il mio telefono".

 

Sottoscrivi questo feed RSS

FEED RSS

-3°C

Milano

Partly Cloudy

Humidity: 86%

Wind: 3.22 km/h

  • 15 Dec 2018 1°C -5°C
  • 16 Dec 2018 0°C -2°C