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updated 1:11 PM UTC, Oct 13, 2018

Rifiutarono di eseguire torta pro-gay, la Corte Suprema britannica dà ragione ai pasticcieri. Ecco perché (e perché qualcuno si deve "ripigliare")

Rifiutarsi di scrivere "Sostieni i matrimoni gay" su una torta non è un atto discriminatorio. Lo ha deciso oggi la Corte Suprema britannica che ha ribaltato le opposte sentenze di primo grado e appello sul caso di una pasticceria di Belfast che nel 2014 non accolse la richiesta del cliente Gareth Lee: attivista omosessuale nordirlandese, aveva chiesto senza successo un dolce con su scritto "Support gay marriage". Il caso, molto simile a quello avvenuto nello stato americano del Colorado (per il quale la Corte Suprema Usa ha raggiunto di recente una simile conclusione), ha fatto molto discutere in Regno Unito. I giudici britannici hanno deliberato all'unanimità che la coppia di cristiani evangelici titolari della pasticceria Ashers, rifiutandosi di preparare la torta, non ha compiuto un atto discriminatorio: secondo la lettura della Corte Suprema, il no dei titolari è legittimo perché non si tratta di un attacco all'identità sessuale del cliente bensì rientra nella cornice della libertà di espressione, la quale a sua volta contempla la possibilità di non condividere una posizione politica o ideologica che, sempre secondo i giudici, recitava la scritta della torta: "Nessuno deve essere costretto a sostenere un'opinione politica che non gli appartiene". Ora il caso potrebbe finire alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. (Fonte: Repubblica)


Cosa ci insegna la (sacrosanta) sentenza di Belfast

Politicamente corretto versus libertà di espressione: una piccola lezione di giustizia e civiltà. E se il Medioevo fosse quello del pensiero unico? E se gli intolleranti fossero quelli che vogliono processare chiunque non si adegui ai "diritti" dominanti"? Riflettiamo. E fermiamoci un attimo prima di finire dentro un'Unione sovietica globale, un incubo che resta tale anche se ha i colori dell'arcobaleno.

Un suggerimento a quelli che, piatti e ripetitivi come le proprie ossessioni, invitano a "rileggere la Storia per non ricadere negli errori del passato": fatelo prima voi, senza saltare interi capitoli come siete abituati a fare. E non dimenticate il vecchio Orwell che aveva previsto tutto, compreso un mondo in cui "tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri".

Fabio Pasini

 

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Arrivato il giorno della Brexit: tutte le tappe del divorzio tra Regno Unito e Unione Europea. Che cosa cambia per gli italiani in Gran Bretagna

L'ambasciatore britannico all'Ue, Tim Barrow, ha consegnato nelle mani del presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, la lettera di notifica dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona firmata dalla premier Theresa May che ha detto: "E' un'opportunità storica. I giorni migliori sono davanti a noi, saremo un Paese più forte ed equo" 


Il giorno della Brexit è arrivato. Decisa dal referendum del 23 giugno dell'anno scorso, l'uscita dall'Europa partirà formalmente oggi con l'attivazione dell'articolo 50 del trattato di Lisbona. Sarà infatti l'ambasciata britannica presso l'Ue a consegnare al presidente del Consiglio Ue Donald Tusk la lettera di diverse pagine con la quale viene richiesta l'attivazione dell'articolo. Appena avvenuta la consegna, la premier britannica Theresa May annuncerà l'avvio formale della Brexit in Parlamento. Comincerà così un negoziato che dovrà durare due anni. Eccone le principali tappe:

29 APRILE: summit a Bruxelles fra i 27 leader dei paesi che rimangono nella Ue. L'obiettivo è di concordare le linee guida e il mandato di Michel Barnier, capo negoziatore dell'Ue per la Brexit. Il vertice arriverà dopo un intenso lavoro preparatorio. Tusk dovrà mandare ai 27 una bozza di linee guida entro 48 ore dalla notifica dell'articolo 50, sulla quale lavoreranno i rappresentanti dei vari stati con due riunioni in aprile a Bruxelles. Prima del summit ci sarà il 27 aprile il consiglio dei ministri degli Esteri a Lussemburgo.

MAGGIO: Barnier presenterà al più presto, forse già il 2 maggio, le sue proposte su come strutturare il negoziato. E' anche previsto un consiglio dei ministri degli Esteri per definire le direttive per Barnier, che dovranno essere firmate da tutti i 27 paesi. Solo dopo le firme potranno iniziare i negoziati veri e propri.

OTTOBRE 2018: Barnier vorrebbe finalizzare il trattato del ritiro entro questo mese, perchè ci sia il tempo necessario per la ratifica del Parlamento Europeo e la ratifica del Consiglio Europeo. E' possibile che ci sia anche un voto del parlamento britannico. E la Scozia vorrebbe poter decidere in un referendum se restare nel Regno Unito.

29 MARZO 2019: scaduti i due anni dall'attivazione dell'articolo 50, la Gran Bretagna lascerà l'Unione Europea. L'eventuale estensione dei tempi del negoziato sarà possibile solo con l'accordo di tutti i 28 paesi coinvolti. L'accordo finale potrebbe prevedere un periodo di transizione, che potrebbe oscillare fra due e cinque anni, durante il quale potrebbe essere definito un accordo commerciale fra le parti.

Che cosa cambia per gli italiani

In Gran Bretagna risiedono oltre mezzo milione di italiani. E' una delle più grandi comunità dei nostri connazionali all'estero. Di questi, meno della metà, sono registrati all'anagrafe britannica. Agli altri con la Brexit sarà chiesto di certificare e dimostrare la propria residenza per poi ottenere il permesso di residenza.

Chi lavora già lì. Chi paga le tasse già da 5 anni nel Paese britannico può richiedere un permesso di residenza o di cittadinanza, magari doppia italiana-inglese. Se invece non si sa se restare o meno si può richiedere un visto di lavoro da rinnovare ogni 2-3 o 5 anni.

Chi vuole emigrare. Chi pensa di trasferirsi nel Regno Unito in futuro, dovrà aspettare il risultato dei negoziati tra Londra e Bruxelles. In bilico ci sono, infatti, i vantaggi oggi garantiti dalla comune appartenenza alla Unione Europea. In particolare potrebbe essere più difficile per un nostro connazionale andare a Londra per cercare un lavoro. L'occupazione andrà trovata prima, dall'Italia prima della partenza.

Studio. Lo studente britannico e quello italiano prima della Brexit avevano uguali diritti. Dalla possibile esenzione dalle tasse universitarie all'accesso ai finanziamenti bancari per pagarle. Adesso, se non ci saranno accordi specifici, le tasse universitarie saranno più alte così come succede al momento per chi va a studiare negli atenei inglesi da fuori Europa.

Turismo. Grossi cambiamenti in arrivo anche per chi vuole andare a Londra per una vacanza. Per fare il classico weekend nella capitale inglese ci vorrà il passaporto e non più soltanto la carta d'identità. Non sarà più garantita la copertura sanitaria della tessera europea, ma bisognerà stipulare un'assicurazione come succede per i viaggi negli Stati Uniti.

Biglietti aerei. Si prevedono pesanti rincari delle tariffe - da e per la Gran Bretagna - quando il Paese uscirà formalmente dall'Unione Europea.

Telefonia. Dopo l'uscita formale del Paese dall'Europa potranno esserci pesanti aggravi tariffari per i viaggiatori che utilizzeranno il telefonino in Gran Bretagna.

Cambio. Al momento la Brexit rappresenta un vantaggio per i turisti che utilizzano l'euro. La svalutazione della sterlina, infatti, rende più conveniente fare acquisti nel Regno Unito e aumenta il potere d'acquisto dei viaggiatori europei.

(Fonte: Adnkronos)

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I britannici sbagliano il test militare e lanciano un missile verso gli Stati Uniti

Esercitazione mal riuscita della Royal Navy: il Trident, privo di testata, era indirizzato in direzione della costa occidentale dell'Africa, ma per un errore balistico ha preso la via dell'America. Una gaffe imbarazzante nei confronti del potente alleato. Downing Street tace sull'accaduto e definisce l'operazione un successo perché "sia il sottomarino che l'equipaggio sono tornati sani e salvi alla base"


Londra avrebbe inviato un missile, privo di testata, verso gli Stati Uniti per un errore balistico. In realtà, si legge sull'Independent, era diretto verso la costa occidentale dell'Africa, ma qualcosa sarebbe andato storto durante i test, effettuati nel giugno dell'anno scorso.

Il Trident sarebbe stato lanciato da un sottomarino nucleare della Royal Navy. Downing Street a domanda precisa non risponde, ma definisce l'operazione un successo perché "sia il sottomarino che l'equipaggio sono tornati sani e salvi alla base".

(Fonte: Adnkronos)

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