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updated 3:05 PM UTC, Nov 23, 2019

Curvi, doloranti e pure un po' rimbambiti: è la "sindrome da tablet". Ecco come la tecnologia può farci male

Una postura scorretta nell'utilizzo dei device, specie se eccessivo e prolungato, porta a disfunzioni psicofisiche. Ed ecco perché gli esperti consigliano di bere molta acqua quando passiamo tanto tempo davanti a uno schermo


Spalle curve e occhi fissi sullo schermo: lo chiamano 'collo da tablet', ed è uno degli effetti dell’utilizzo sempre più massiccio di smartphone e altri dispositivi tecnologici. Le ore passate con il collo e le spalle incurvate per leggere le schermate dei device fanno assumere una posizione innaturale al tratto cervicale della colonna, opposta a quella corretta che prevede spalle dritte e mento alto, provocando dolore. L'identikit del disturbo arriva da uno studio pubblicato qualche tempo fa su 'The Journal of Physical Therapy Science' dall’Università del Nevada, condotto su oltre 400 persone tra studenti, insegnanti ed ex studenti. Dalla ricerca emerge che a incappare più spesso in questo problema sono i giovani e le donne, che sembrerebbero più portate ad assumere posture scorrette.

Il 54% degli intervistati, inoltre, non rinuncia all'uso dei dispositivi neanche in presenza di dolore. "Le nostre articolazioni hanno un elevato contenuto di acqua, che contribuisce al loro corretto movimento - commenta Alessandro Zanasi, della Scuola di specializzazione in Malattie dell'apparato respiratorio dell'Università di Bologna, esperto dell’Osservatorio Sanpellegrino e membro dell'International Stockholm Water Foundation - Per questo motivo è necessario assumere molta acqua, per mantenere un equilibrato livello di liquido sinoviale, responsabile della lubrificazione delle articolazioni. Non bisogna sottovalutare che il fatto di passare molte ore davanti a uno schermo, senza interruzioni e senza bere, può avere effetti negativi anche sulle capacità cognitive".

Basta infatti una condizione di moderata disidratazione, con una perdita di circa il 2% del peso corporeo, per andare incontro a segnali come mal di testa e stanchezza, a cui si possono associare riduzione della concentrazione, dell’attenzione e di esecuzione anche di compiti semplici.

 

(Fonte: Adnkronos)

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Smog, l'Italia è il paese europeo in cui si muore di più per colpa del biossido d'azoto. Torino contende a Parigi e Londra il primato di città più inquinata da NO2

Due milioni di italiani vivono in aree, soprattutto la Pianura Padana, dove i limiti Ue per i tre inquinanti principali sono violati sistematicamente. I dati dell'Aea rivelano comunque un leggero miglioramento


L'Italia è il primo paese dell'Ue per morti premature da biossido di azoto (NO2) e nel gruppo di quelli che sforano sistematicamente i limiti di legge per i principali inquinanti atmosferici. I dati delle centraline che rilevano lo smog sono stati raccolti e analizzati dall'Agenzia europea per l'ambiente (Aea) nel rapporto annuale sulla qualità dell'aria. Secondo l'analisi dei rilevamenti 2016, la Penisola ha il valore più alto dell'Ue di decessi prematuri per biossido di azoto (NO2, 14.600), ozono (O3, 3000) e il secondo per il particolato fine PM2,5 (58.600).

Complessivamente nell'Ue a 28 lo smog è responsabile di 372mila decessi prematuri, in calo dai 391mila del 2015. Come nel quadro generale europeo, i dati indicano un miglioramento anche per l'Italia rispetto al 2015, quando l'Eea stimava i decessi prematuri per NO2 nel nostro paese a 20mila unità. Le rilevazioni più recenti, datate 2017, vedono le concentrazioni di polveri sottili (PM2,5) più elevate in Italia e sei paesi dell'est (Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Polonia, Romania e Slovacchia).

Torino contende a Parigi e Londra il primato di città europea più inquinata da NO2 e, tra le città più piccole, Padova si segnala per l'alta concentrazione media di PM2,5 e PM10. La situazione non migliora nelle aree rurali nazionali, con superamenti dei limiti giornalieri di particolato registrati in sedici delle 27 centraline che hanno rilevato valori irregolari nell'Ue.

Due milioni di italiani vivono in aree, soprattutto la Pianura Padana, dove i limiti Ue per i tre inquinanti principali sono violati sistematicamente.

 

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La caduta dei capelli tra fake news e falsi miti. Facciamo chiarezza per non... perdere la testa

"Il gel fa cadere i capelli" e altri miti da sfatare. L'argomento caduta dei capelli può diventare per molti una fonte di imbarazzo e per questo motivo va sempre trattato con delicatezza. Quando si parla di capelli, infatti, entrano in ballo anche certe conseguenze psicologiche molto pesanti, che possono avere un forte impatto negativo sull'autostima di chi soffre di alopecia. Allo stesso tempo, però, è importante non alimentare né diffondere falsi miti sulla caduta dei capelli. 


I falsi miti sulla caduta dei capelli

 

Tagliare i capelli li rende più folti: uno dei miti in assoluto più falsi e diffusi. Tanti pensano che il taglio sia utile per rinforzarli e per aumentare il volume, invece serve per eliminare le zone danneggiate come le doppie punte.

 

Lavare i capelli massimo 3 volte a settimana: altro luogo comune da sfatare. In molti pensano che lavare la chioma più di tre volte in sette giorni possa indebolirla, quando non è affatto così. In realtà ciò che conta è la qualità del lavaggio e dei prodotti detergenti impiegati.

 

Il gel fa perdere i capelli: è assolutamente falso, non è vero che il gel fa male. Anzi: alcune volte può anche migliorare la salute dei capelli, come nel caso del gel anticaduta capelli, un prodotto pensato appositamente per rafforzarli.

 

Staccare un capello bianco ne fa crescere altri due: altra falsità senza alcun fondamento scientifico. Non c'è nessuna correlazione tra i capelli bianchi staccati oggi e quelli che cresceranno domani.

 

I caschi soffocano i capelli: uno dei miti più sconclusionati in circolazione. Indossare cappelli o caschi non danneggia in alcun modo la chioma, né tantomeno la soffoca. Al massimo la schiaccia, e questo da un punto di vista estetico può effettivamente somigliare ad una perdita di volume (ma non lo è).

 

Lo stress fa diventare calvi: qui bisogna specificare. Da un lato ansia e stress possono in effetti provocare la caduta dei capelli o accelerarla, ma mai al punto di arrivare alla calvizie. Questo perché la cosiddetta alopecia areata o totalis dipende sempre dal corredo genetico del soggetto.

 

Le tinte fanno cadere i capelli: spesso le donne hanno paura delle tinture, perché credono che queste possano provocare la caduta dei capelli. In realtà non è così, anche se è meglio lasciarle nelle mani dei professionisti, perché i residui di colore sul cuoio capelluto potrebbero danneggiarlo.

 

Quello della caduta dei capelli è un tema delicato, fatto di verità scientifiche ma anche di false credenze che possono peggiorare la situazione, e in questo senso è importantissimo conoscere i luoghi comuni. Per poi evitarli.

"Miracolo" a Foggia: entra allo stadio in carrozzella, poi si alza in piedi e si accomoda sugli spalti. E gli altri spettatori... (VIDEO)

Episodio da ridere ma anche no allo stadio Zaccheria di Foggia, dove un uomo è stato ripreso con un cellulare mentre entra nell'impianto seduto su una sedia a rotelle per poi abbandonarla, alzarsi in piedi e sistemarsi in tribuna. In molti hanno gridato all'ennesimo episodio di falsa invalidità, ma lui si difende: "E' stata solo una bravata". La polizia conferma, ma la società pugliese condanna l'episodio e minaccia annuncia legali - (VIDEO)


"Io non sono un disabile, sono l'accompagnatore di un disabile. Venerdì scorso ho accompagnato un mio amico disabile allo stadio, al solito posto. Poi, visto che la carrozzina si era spostata, sono sceso a prenderla e anziché spingerla a braccia, mi sono seduto sopra e l'ho messa a posto. Qualcuno mi ha ripreso e ha detto che sono un falso disabile. Io chiedo scusa a tutte le associazione di disabili, io non volevo proprio offendere nessuno".

Si è difeso così ai microfono di Telefoggia l'uomo che sui social è stato definito un 'falso disabile' e che ha assistito venerdì scorso allo Zaccheria alla partita Foggia-Cesena. Tra il primo e il secondo tempo, dopo aver percorso pochi metri seduto su una sedia a rotelle, si è alzato ed ha cominciato a salire con disinvoltura l e gradinate dello stadio Zaccheria.

"La mia - conclude - è stata una bravata. Io faccio l'accompagnatore del mio amico disabile da due anni, non offendo i diversamente abili. Il mio amico disabile è solo e io mi offro di aiutarlo. Ho deciso di parlare perché mi vergogno molto".

Anche secondo la digos di Foggia non vi è alcun profilo di rilevanza penale, ma sarebbe una goliardata. La scena è stata immortalata da alcuni presenti e postata sui social. Dalle voci di sottofondo del video, prima che il giovane si alzi dalla carrozzina, c'è già chi annuncia ripetutamente l'imminente 'miracolo', circostanza questa che proverebbe che si sia trattato di una goliardata, forse anche concordata tra l'autore del gesto e chi ha fatto le riprese video. Il protagonista della bravata - secondo quanto ha accertato la digos - è l'accompagnatore di un disabile. Sia lui sia il diversamente abile erano nello  stadio regolarmente 'accreditati' dalla società sportiva e si trovavano nella zona riservata ai disabili.

In una nota il Foggia Calcio, "oltre a condannare vivamente l'episodio, che appare estremamente offensivo verso quelle persone che vivono quotidianamente la vera disabilità, percorrerà tutte le strade possibili per individuare e denunciare la persona che si è resa protagonista di questo inqualificabile gesto". (repubblica.it)

 

Florida, tragedia durante uno spettacolo del Cirque du Soleil: acrobata precipita e muore (VIDEO)

Il trapezista francese Yann Arnaud, 38 anni, si stava esibendo a Tampa in un numero molto spettacolare quando ha perso l'appiglio ed è rovinato al suolo da un altezza considerevole. Trasportato immediatamente in ospedale, per lui non c'è stato niente da fare - (VIDEO)


Un acrobata del Cirque du Soleil è morto dopo essere caduto a terra durante uno spettacolo a Tampa, in Florida. Lo annuncia "con immensa tristezza" la celebre compagnia mondiale di circo con un comunicato pubblicato sui social.

Il trapezista francese Yann Arnaud, 38 anni, si stava esibendo quando è caduto al suolo. "Le procedure d'emergenza sono state immediatamente attivate e Yann è stato trasportato al più vicino ospedale, dove successivamente è morto a causa delle ferite riportate", si legge nella nota. "L'intera famiglia del Cirque du Soleil è scioccata e distrutta da questa tragedia", ha affermato il Ceo della compagnia, Daniel Lamarre, "Yann era con noi da più di 15 anni ed era amato da tutti coloro che hanno avuto la possibilità di conoscerlo".

Il Cirque ha inoltre assicurato la "massima collaborazione alle autorità" che indagano sulle circostanze dell'incidente mentre altri due spettacoli previsti a Tampa sono stati cancellati.

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Sanità in Lombardia, Gallera: dal 1° Marzo il governo ci costringerà ad azzerare la riduzione del 50% sul ticket sanitario

L'assessore al Welfare lombardo Giulio Gallera, annuncia il ricorso che la regione presenterà al governo Gentiloni, affinchè si possa mantenere la riduzione del ticket sanitario in Lombardia, definendolo un diritto di tutti i lombardi.


"La decisione del Governo di impugnare la nostra misura che abbatteva il superticket del 50 per cento, a un milione e mezzo di cittadini lombardi, ci costringe a sospendere la delibera e ad azzerare lo sconto gia' dal prossimo 1 marzo". Lo ha detto l'assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera intervenendo a gamba tesa sulla decisione del governo Gentiloni. "Noi siamo indignati - ha spiegato Gallera -   i lombardi hanno il diritto di beneficiare della virtuosita' della nostra gestione che ci consente di redistribuire i risparmi ottenuti in benefici come lo era la riduzione del superticket da 30 a 15 euro".  "Il Governo, invece dice no - ha continuato - perche' si deve continuare a recuperare un''invarianza di gettito', un'espressione che in sintesi significa che puoi ridurre a qualcuno per attribuirlo a un altro, non togliere a tutti come volevamo fare noi. Noi chiediamo al Governo di fare marcia indietro, rivendichiamo il diritto di ridurre la pressione fiscale dei lombardi con le risorse ricavate dalle azioni di efficientamento. E questo che comunicheremo anche domani al premier Gentiloni". - E ancora - "Se il Governo non riconoscera' la legittimita' della nostra azione difenderemo davanti alla Corte costituzionale gli interessi dei lombardi affinche' a Regioni virtuose come lanostra si conceda la possibilita' di amministrare in autonomia il proprio budget".

FONTE  (Lnews)

Milano, sicurezza: nella scorsa settimana sgomberate quattro aree abbandonate

Così l'assessore Carmela Rozza: "Interventi continui, ma serve l'impegno delle proprietà per la messa in sicurezza"


Milano, 26 febbraio 2017 – Nella scorsa settimana la Polizia locale è intervenuta in quattro diverse occasioni per sgomberare aree e palazzi abbandonati a Milano.  La prima lunedì mattina nell’ex Rsa di via Adriano, dalla quale sono state allontanate 12 persone prima di consegnare il palazzo alla nuova proprietà che sta operando per ripulire e mettere in sicurezza l’area. Nei giorni seguenti l’unità Problemi del Territorio, sotto la direzione del Comandante Antonio Barbato, è stata impegnata inoltre in via Rizzoli (Lambrate), in via Calchi Taeggi (Bisceglie) e in via Rimini (Famagosta). 
Quello invia Rizzoli, dove sette persone sono state trovate in un palazzo abbandonato, è stato un intervento della Polizia di Stato del commissariato Lambrate effettuato con il supporto della Polizia locale. Alla proprietà è stato chiesto di provvedere alla messa in sicurezza dell’intera area, per evitare nuove occupazioni e di conseguenza la necessità di nuovi interventi. L'area di via Calchi Taeggi, di fronte al parcheggio del metrò Bisceglie, è stata sgomberata dalla Polizia locale due volte. Nel primo caso sono state controllate 30 persone e 11 sono state denunciate a piede libero, nel secondo sono stati allontanati 4 camper con 20 persone. Alla proprietà dell’area è stata ordinata la demolizione di 10 costruzioni abusive, l’obbligo di messa in sicurezza e il ripristino della recinzione per impedire l’accesso di abusivi. 
L’ultimo intervento è avvenuto in via Rimini, in una ex scuola al cui interno sono stati trovati alcuni giacigli. Anche in questo caso si è provveduto alla pulizia dello stabile e alla messa in sicurezza della struttura in modo da impedire l’accesso a persone non autorizzate. “La collaborazione tra le forze dell’ordine – spiega l’assessore alla Sicurezza Carmela Rozza – è fondamentale per garantire la sicurezza e impedire che aree degradate facciano proliferare fenomeni di microcriminalità, innalzando il senso di insicurezza dei cittadini. Sono molti i palazzi abbandonati da privati per i quali i cittadini ci chiedono un intervento. La Polizia locale programma queste operazioni continuamente, ma è ovvio che senza l'impegno delle proprietà per la messa in sicurezza e per impedire che si possano verificare altre intrusioni, queste azioni hanno un'efficacia limitata nel tempo". 

Parcheggi e "strisce blu", se il Comune ha torto: ecco quando la multa è nulla

L'amministrazione comunale non può ampliare il numero delle strisce blu a proprio piacimento, solo per far cassa. Lo chiarisce la sentenza 11 gennaio - 10 febbraio 2017, n. 95 emessa dalla seconda sezione del Tar Liguria.

Per aumentare i parcheggi a pagamento, spiega la sentenza, occorrono ragioni ben precise, ponderate sulla base di particolari esigenze urbanistiche o di traffico (come ad esempio la viabilità nei centri storici).

Se invece tale motivazione non sussiste e la decisione del Comune è dettata dalla mera volontà di rimpinguare le casse cittadine, allora l'ordinanza è da considerarsi illegittima e, conseguentemente, anche la sanzione amministrativa comminata a chi ha parcheggiato sulle strisce blu.

Nel testo della sentenza si legge inoltre che, nonostante fosse stata commissionata all'Università degli Studi di Genova un'analisi dei flussi di traffico con l'obiettivo di pianificare al meglio l'uso e la destinazione degli spazi pubblici per la viabilità, il Comune aveva optato per un aumento dei parcheggi a pagamento senza aspettare l'esito dello studio

(Fonte: Adnkronos)


 

Brutte notizie per i Comuni che piazzano continuamente strisce blu con il solo obbiettivo di fare cassa, tra tagliandi di parcheggio e multe: a ‘intimare l’alt’ a questa brutta abitudine di tante giunte di città italiane è stata la seconda sezione del Tar della Liguria con la sentenza numero 95 dell’11 gennaio – 10 febbraio 2017.

La sentenza sottolinea infatti che servono ragioni ben specifiche per aumentare il numero dei parcheggi a pagamento, ragioni che devono essere dettate da chiare esigenze, urbanistiche o di traffico – come può capitare per i centri storici – ed essere dunque ben documentate.

Qualora invece tale motivazione non sussista, è evidente che la decisione del Comune sia legata unicamente all’obbiettivo di incassare più denaro possibile ai danni della cittadinanza. In questi casi, allora, l’ordinanza che stabilisce il parcheggio a pagamento è illegittima e di conseguenza lo è anche la multa basata sull’ordinanza stessa. Detto altrimenti: se avete preso la multa su strisce blu che non avevano reali motivi di esistere, potete farvela annullare.

A dimostrazione di come spesso i Comuni adottino strategie meramente speculative nello stabilire ove piazzare i parcheggi a pagamento, il Tar ligure ha riportato proprio il caso di Genova. Qui, il Comune aveva commissionato all’Università degli studi del capoluogo ligure un’analisi dei flussi di traffico con l’obbiettivo di pianificare nel modo migliore possibile l’uso e la destinazione degli spazi pubblici per la viabilità e quindi anche dove localizzare eventuali parcheggi a pagamento.

Tuttavia, ancor prima che l’Ateneo fornisse il risultato dello studio, il Comune aveva deciso di aumentare i parcheggi a pagamento, decisione che il Tar ha quindi sostanzialmente bocciato ritenendola non adeguatamente motivata e quindi illegittima. E chi ha parcheggiato in queste zone con strisce blu ed è stato multato, può quindi farsi annullare la sanzione amministrativa.

 

Leggi il testo della sentenza:


 

 

 

TAR Liguria, sez. II, sentenza 11 gennaio – 10 febbraio 2017, n. 95
Presidente Papilella – Estensore Morbelli

 

Fatto

Con ricorso notificato il 23 marzo 2016 al Comune di Recco e depositato il successivo 30 marzo 2016 i ricorrenti in epigrafe residenti e commercianti del Comune di Recco nonché il comitato “Comitato Volontariato per la Tutela dei Cittadini di Recco”, hanno impugnato, chiedendone l’annullamento, previa sospensione dell’esecuzione, i provvedimenti in epigrafe.
In particolare i ricorrenti lamentano che con i provvedimenti impugnati l’amministrazione comunale abbia aumentato in maniera eccessiva il numero dei parcheggi a pagamento.
Avverso i provvedimenti impugnati i ricorrenti hanno dedotto i seguenti motivi:
violazione degli artt. 5, 6 e 7 codice della strada e dell’art. 3 l. 241/90, difetto di motivazione di istruttoria, sviamento in quanto gli atti impugnati non motivano in alcun modo la sussistenza dell’interesse pubblico che giustificherebbe l’aumento del numero dei parcheggi a pagamento, non solo il Comune si sarebbe risolto ad aumentare il numero dei parcheggi in seguito all’indizione di una gara per la gestione di un numero di parcheggi superiore a quello esistente e nonostante nelle more avesse commissionato all’Università degli studi di Genova l’analisi del traffico cittadino e del conseguente fabbisogno di parcheggi;
violazione dell’art. 7 del codice della strada, difetto di presupposto, in quanto il Comune non avrebbe individuato nella zona oggetto dell’istituzione dei nuovi parcheggi un numero sufficiente di parcheggi liberi;
violazione dell’art. 7 del codice della strada in quanto gli atti impugnati non contengono il vincolo di destinazione dei proventi dei parcheggi a pagamento al miglioramento dei parcheggi esistenti e della viabilità;
violazione dell’art. 7 del codice della strada in relazione ai principi costituzionali della libertà di circolazione e dei principi generali sulla destinazione dei beni demaniali, in quanto, non essendo la misura dell’istituzione di nuovi parcheggi a pagamento finalizzata al soddisfacimento di interessi pubblici si risolve in una illegittima limitazione della fruizione dei beni demaniali.
I ricorrenti concludevano per l’accoglimento del ricorso e l’annullamento, previa sospensiva, del provvedimento impugnato con vittoria delle spese di giudizio.
Si costituiva in giudizio l’amministrazione intimata.
All’udienza pubblica dell’11 gennaio 2017 il ricorso è passato in decisione.

 

Diritto

Il ricorso è rivolto avverso i provvedimenti che hanno ampliato in maniera significativa il numero dei parcheggi a pagamento nel Comune di Recco (112 su un totale di 258 per un incremento del 44%).
Deve essere respinta l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dalla difesa del Comune.
Il “Comitato Volontariato per la Tutela dei Cittadini di Recco”, appare privo dei requisiti individuati dalla giurisprudenza per la azionabilità degli interessi diffusi. Deve, infatti, osservarsi che, per giurisprudenza consolidata, ai fini del riconoscimento giurisdizionale della legittimazione ad impugnare atti amministrativi, occorre che il comitato spontaneo di cittadini sia munito di un adeguato grado di rappresentatività, di un collegamento stabile con il territorio di riferimento, e di un’azione dotata di apprezzabile consistenza, anche tenuto conto del numero e della qualità degli associati. Inoltre, occorre che l’attività del comitato si sia protratta nel tempo e che, quindi, il comitato non nasca in funzione dell’impugnativa di singoli atti e provvedimenti (in tal seno, T.A.R. Toscana, sez. II, 25 agosto 2010, n. 4892). Del resto, anche con riferimento alle associazioni che si fanno portatrici di interessi diffusi, la giurisprudenza ne ammette la legittimazione ad agire dinanzi al giudice amministrativo per l’impugnazione di atti ritenuti lesivi dei predetti interessi a condizione che esse posseggano i seguenti requisiti: a) perseguano statutariamente in modo non occasionale obiettivi di protezione degli interessi dedotti nel giudizio; b) abbiano un adeguato grado di rappresentatività e stabilità; c) abbiano un’area di afferenza ricollegabile alla zona in cui è situato il bene a fruizione collettiva che si assume leso. Ciò in quanto lo scopo associativo non è di per sé sufficiente a rendere differenziato un interesse diffuso o adespota facente capo ad un parte più o meno ampia della popolazione. (in tal senso, Consiglio di Stato sez. V, 14 giugno 2007 n. 3192; T.A.R. Lombardia, Milano, sez. III, 9 luglio 2012, n. 1914).
Se il Comitato è privo di legittimazione processale la circostanza che gli altri ricorrenti siano cittadini e commercianti di un Comune di ridotte dimensioni rende indubitabile la loro legittimazione.
Il ricorso è fondato avuto riguardo al difetto di motivazione dedotte con il primo motivo.
Deve premettersi che, ai sensi dell’art. 7 codice della strada, i provvedimenti per la regolamentazione della circolazione sono emessi con ordinanze motivate. L’ampia discrezionalità di cui gode l’amministrazione in subiecta materia, pertanto, non impedisce il sindacato del giudice amministrativo ricorrendone i relativi presupposti.
Nella specie una serie di elementi evidenziano come il difetto di motivazione non si risolva esclusivamente in un dato formale ma attinga il profilo sostanziale della vicenda per cui è causa.
In particolare la deliberazione di Giunta comunale 12 gennaio 2016 n. 3 non contiene alcuna motivazione della scelta di aumentare il numero dei parcheggi a pagamento. Né la motivazione può rinvenirsi nel passo della delibera in cui si fa riferimento all’argomento di Giunta 1 dicembre 2015: “richiamate le considerazioni di cui all’argomento di Giunta n. 599 discusso il 1.12.2015 e legate ad incentivare in ogni modo una zona commerciale che risulta parzialmente decentrata, preservando altresì le esigenze dei residenti di tale zona” (doc n. 3 prod. ricorrenti 30 marzo 2016).
Da un primo punto di vista non si comprende come tale accenno possa avere giustificato un aumento considerevole del numero dei parcheggi a pagamento, aumento che neppure è menzionato.
Da altro punto di vista la difesa dei ricorrenti ha chiarito come le esigenze menzionate sopra sono riferite allo spostamento del parcheggio a pagamento da via XXV Aprile a Via Marconi ma non fanno riferimento al numero di parcheggi.
All’assenza di motivazione del provvedimento impugnato corrispondono altri elementi sintomatici dello sviamento.
In primo luogo il Comune, nella direttiva 6 agosto 2015 n. 23, aveva stabilito di bandire una gara per la gestione di un numero di parcheggi a pagamento significativamente superiore a quello esistente (doc n. 11 prod. Comune 19 aprile 2016). Tale circostanza induce a ritenere che la reale giustificazione dell’aumento del numero dei parcheggi a pagamento fosse da rinvenirsi nell’esigenza di porre a gara la gestione di un numero di parcheggi che presentasse un minimo di interesse da parte di potenziali concorrenti piuttosto che nelle esigenze della regolamentazione del traffico e della sosta.
In secondo luogo il Comune, con deliberazione 29 ottobre 2015 n. 127, aveva affidato all’Università degli studi di Genova una analisi dei flussi di traffico al fine, tra l’altro, di disporre degli strumenti necessari per una corretta pianificazione della propria attività decisoria afferente l’uso e la destinazione degli spazi pubblici utilizzati per la viabilità urbana (doc n. 1 prod. ricorrenti 30 marzo 2016). Evidenti ragioni di opportunità avrebbero dovuto indurre l’amministrazione ad attendere gli esiti dello studio dell’Università di Genova senza alterare significativamente il numero dei parcheggi a pagamento nel territorio comunale.
La circostanza che l’amministrazione non abbia inteso attendere gli esiti dello studio commissionato ma abbia proceduto all’aumento del numero dei parcheggi a pagamento, pertanto, consente di ritenere che ciò sia avvenuto in ossequio all’esigenza di dare corso alla gara per l’affidamento della gestione, piuttosto che per soddisfare reali esigenze relative al traffico e alla circolazione.
Con ciò, tuttavia, realizzando una illegittima inversione procedimentale.
Da ultimo occorre rilevare come lo studio dell’Università di Genova abbia evidenziato l’opportunità di istituire un numero di parcheggi a pagamento, se pure superiore a quello attuale, inferiore a quello istituito dal Comune con gli atti impugnati.
Donde la conferma della sussistenza dei vizi denunciati.
Gli altri motivi restano assorbiti.
La spese possono essere compensate stante l’inammissibilità del ricorso del Comitato.

 

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Liguria (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, dichiara inammissibile l’impugnazione del “Comitato Volontariato per la Tutela dei Cittadini di Recco”, accoglie l’impugnazione degli altri ricorrenti e per l’effetto annulla i provvedimenti impugnati.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.


 

 

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