updated 2:03 PM UTC, Dec 9, 2019

Pesticidi, il gioco tossico della Commissione europea per indebolire le leggi che li vietano

Il quotidiano francese "Libération" svela il contenuto di documenti riservati, ottenuti grazie alla giustizia europea, che mettono in luce le manipolazioni di Bruxelles per aggirare la legislazione sull'autorizzazione dei biocidi.


La legislazione dell'UE in materia di autorizzazione all'uso di biocidi (pesticidi ed erbicidi) era unica per il suo alto livello di protezione, si basava sul principio della possibilità di pericolo, vale a dire che se una sostanza potrebbe potenzialmente essere pericolosa per la salute umana, veniva vietata, senza considerare in che misura sarebbe potuta diventare pericolosa o le condizioni in cui questo pericolo si sarebbe evidenziato.

Questo principio, che mette la salute prima degli interessi commerciali, ovviamente non faceva piacere a tutti. Soprattutto non gli industriali che stanno facendo pressioni su Bruxelles per smantellare o spacchettare questa legge. Al punto che membri "convincenti" della Commissione europea stanno cercando di indebolire e modificare la legislazione, senza chiedere prima il parere dei cittadini. Questo è ciò che rivelano circa 660 documenti riservati (solo alcuni sono disponibili on-line), pubblicati dall'ONG Pesticide Action Network grazie all'autorizzazione della Corte europea, dopo due anni di scontri e processi. Il quotidiano francese Libération ha ieri pubblicato uno stralcio di questi documenti.

Scritte in un gergo tecnocratico specifico per le eminenze grigie di Bruxelles, queste e-mail e documenti di lavoro, parzialmente redatte e in inglese, rivelano come il segretariato generale della Commissione, sostenuto dalle Direzioni generali (DG) dell'agricoltura, dalle aziende, dal libero mercato e persino della salute hanno tentato di indebolire i criteri per la definizione degli interferenti endocrini ovvero dei BIOCIDI. Nuove definizioni che si volevano aggiungere alla attuale normativa europea, così da autorizzare l'uso dei pesticidi in modo incondizionato e non regolamentato.

La definizione finale di questi criteri è stata pubblicata solo il 19 aprile 2018, alla fine di un articolato e ben redatto studio d'impatto, questo studio doveva dare il via all'aggiunta di nuovi piccoli articoli e commi che in qualche modo avrebbero modificato il testo di legge, permettendo escamotage per l'uso di Biocidi. In un'e-mail datata 6 marzo 2014 indirizzata ai membri delle direzioni dell'ambiente e della salute e al Segretario Generale della commissione, i funzionari, coinvolti in questa losca manovra, hanno espresso esplicitamente i loro obiettivi: "Lo studio per la nuova definizione di legge, non mette direttamente in discussione la validità della legislazione originale ma fornisce un'analisi che giustifica il suo cambiamento". In poche parole cambiamo la legge per rendere legale l'uso dei pesticidi.

Il 24 gennaio dello stesso anno, il CEO della società che produce su vasca scala Pesticidi e Biocidi, in una e_mail inviata alla Direzione Generale della Commissione Salute, rilevava le sue intenzioni : "Poiché lo studio sull'impatto include varie opzioni che richiedono cambiamenti nelle leggi, non v'è alcun motivo per non includere nella Legge la definizione "valutazione del rischio", rimuovendo la definizione "valutazione del pericolo" [normativa vigente, ndr]". Una modifica che avrebbe indebolito le maglie della restrizione, passando il principio del rischio e non quello del pericolo.

L'approccio alla valutazione, basato sui rischi e non sui pericoli è la moda dell'industria agrochimica. Permette di stabilire un certo livello di rischio e quindi di autorizzare in modo incondizionato la vendita della sostanza, mentre secondo la normativa vigente, il minimo sospetto di pericolo per l'uomo ne comporta il divieto. La strategia ha funzionato. Tra le varie opzioni proposte nello studio d'impatto, quella che sembra essere la più favorevole è l'opzione 4, la cui conclusione è rivelatrice: "se saranno consentiti più pesticidi, sarà meglio per i cittadini europei."

Hans Muilerman, esperto di politiche chimiche europee per la rete di azione dei pesticidi, afferma che non vi è dubbio che i documenti trovati, rivelano la manipolazione della procedura, per soddisfare gli interessi di una parte della Commissione europea: "Questi sistemi sono contrari al processo democratico dell'UE. Non è compito della Commissione modificare la legislazione votata dagli Stati membri e dal Parlamento. Deve solo applicarla in modo equo e scientifico".

È il governo svedese che ha portato la giustizia europea contro la Commissione. Dopo un giudizio a suo favore, Asa Romson, allora Ministro dell'Ambiente svedese, ha persino lanciato, il 4 gennaio 2016, in una lettera, un avvertimento alle alte autorità di Bruxelles che li invitava a cambiare il loro comportamento. "La Corte [europea] ha concluso che i criteri per la determinazione del disturbo endocrino devono essere basati esclusivamente sulla scienza [...] e non su considerazioni economiche, Spero che la Commissione adotterà le misure necessarie per rispettare i trattati e rispettare la legittima aspettativa dei cittadini europei, secondo cui l'UE protegge la salute umana e l'ambiente dalle minacce degli interferenti endocrini."

Al di là delle manovre del Segretariato generale, la cosa più preoccupante è che questi documenti portano alla luce, gli sforzi deliberati della Direzione generale della Sanità europea, la cui essenza è proteggere i cittadini dai rischi per la salute, di indebolire invece la guardia europea. Nel corso di una riunione svoltasi il 4 aprile 2016 a Bruxelles, il dipartimento della sanità rifiutò di prendere in considerazione le osservazioni del direttore dell'ambiente, che aveva avuto solo due giorni e mezzo per consultare il progetto di studio a lungo impatto, di oltre 300 pagine. Quest'ultimo venne anche respinto quando chiese che le conclusioni della sentenza della Corte europea contro la Commissione, fossero prese in considerazione nella valutazione dello studio d'impatto (pro Pesticidi) presentato.

Dopo un aumento di pressione da parte del Parlamento europeo, le nuove definizioni di interferenti endocrini sono state adottate e applicate a tutte le autorizzazioni di pesticidi da dicembre. Solo "con il pretesto della semplificazione, la Commissione europea continua i suoi sforzi per indebolire la legislazione del 2009 attraverso la sua riforma chiamata Refit", avverte l'eurodeputato Hans Muilerman: "Le sue azioni sono in linea con le richieste dell'industria e di paesi come gli Stati Stati Uniti, i cui sforzi di lobbying raggiungono livelli inimmaginabili."

L'eurodeputato socialista Eric Andrieu in una seduta del Parlamento europeo dichiara: "L'attuale Commissione continua la sua linea politica liberale in cui gli interessi commerciali vanno prima della protezione della salute e dell'ambiente. Il nostro lavoro evidenzia come i giganti delle industrie agrochimiche si siano infiltrati insidiosamente nel processo di convalida dei pesticidi nel corso degli anni. Il loro potere è tale da rappresentare un pericolo per la democrazia europea. Il Parlamento dovrebbe avere più mezzi di pressione per contrastare o bloccare l'esecutivo europeo."

Charlotte Lepitre, coordinatore della rete di ONG Salute Ambiente, dichiara che: "Attualmente, un altro difetto del processo è che non vi sono più riscontri sui dati tossicologici,  la validazione del prodotto non viene più fatta in base ai suoi riscontri tossicologici, che in precedenza dovevano avere valenza zero. Pertanto le sostanze sono consentite senza conoscerne i loro potenziali effetti sulla salute nel lungo periodo. Solo quando vengono utilizzati e diffusi nell'ambiente, se c'è la farmacovigilanza, scopriamo il loro impatto."

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Salvini, il nuovo leader del movimento populista e transnazionale europeo

Il vice presidente del governo italiano e Primo Ministro lancia il suo progetto populista accompagnato da rappresentanti dei partiti euroscettici come alternativa per la Germania


Il leader della Lega e Ministro degli Interni Matteo Salvini, ha lanciato il suo progetto populista e transnazionale "Per cambiare l'Europa". Lo ha fatto accompagnato da rappresentanti di partiti euroscettici come Alternative for Germany (AFD), True Finns e il Danish People's Party, il primo ministro ungherese Viktor Orban e il leader francese di estrema destra Marine Le Pen.

"L'obiettivo è diventare il primo gruppo europeo, il più numeroso, e puntare a vincere e cambiare l'Europa", ha detto Salvini durante la presentazione, in un hotel nel centro di Milano, dell'alleanza dei partiti ultra nazionalisti per le elezioni europee del maggio. Salvini ha invitato gli europei ad "alzarsi" prima che l'attuale Europa venga governata solo da "burocrati" e "banchieri". "Se l'UE è un pensiero unico basato sulla finanza e sull'economia, non è un sogno, è un incubo", ha ribadito.

Il leader della Lega ha fatto appello al trattato di Maastricht come tabella di marcia per il suo progetto. Un "sogno europeo che parla di piena occupazione, benessere economico e sociale e rispetto delle identità". Obiettivi che a suo parere sono stati "traditi dalle "burocrazie europee". 

Lo stesso "sogno europeo" di cui parlava Giovanni Paolo II quando sosteneva che "l'Europa ha senso se riconosce le identità", ricorda Salvini citando il papa polacco. " E non penso che per questo si possa accusare Giovanni Paolo II di essere un estremista ".

Il riferimento a Papa Wojtyla non è casuale. Nel manifesto della Lega per le elezioni europee il partito difende le "radici comuni cristiane" dell'UE. Un punto irrevocabile che condivide con la maggior parte delle formazioni populiste che hanno aderito a questa alleanza sovrana come i tedeschi di Afd, i veri finlandesi e il Partito popolare danese, presenti  lunedì scorso a Milano. Anche Marine Le Pen, leader del Raggruppamento Nazionale (RN), si sono uniti questo Venerdì. Ma il sogno di Salvini è di aumentare "la famiglia" il più possibile per "governare in Europa". Una famiglia che potrebbe far parte del Vox spagnolo con il quale Salvini ha riconosciuto la scorsa settimana di condividere "molti punti" del proprio programma.

Mettendo il primo mattone di questo enorme casato, Salvini ha avvertito che nell'alleanza dei partiti "alternativa all'Europa socialista e popolare" non c'è spazio per "nostalgici o estremisti. Le uniche persone nostalgiche sono a Bruxelles", ha detto.

"Tenendo presente ciò che è accaduto in passato, guardiamo al futuro: "sono i burocrati e i banchieri che sono stati nel governo dell'Europa da troppo tempo, che stanno affondando il sogno europeo", ha concluso Salvini.

Via della Seta, Tajani attacca il governo: "I sovranisti si arrendono all'invasione cinese". Timori anche da Salvini: "No a colonizzazione. Nessun pregiudizio, ma serve prudenza". Tria: "Tempesta in un bicchier d'acqua"

"Sono un sovranista europeo. Per quanto riguarda il tentativo di invasione cinese di porti, infrastrutture e reti in Europa e Italia, mi pare singolare che chi si dice sovranista alzi le mani e si arrenda all'invasione cinese". E' quanto ha detto il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, a Strasburgo, durante un punto stampa con il premier slovacco Peter Pellegrini. "Non condivido affatto - continua Tajani - le scelte del governo italiano che si arrende all'invasione della Cina. Non possiamo accettarlo: la Cina fa i suoi interessi, ma l'Italia e l'Europa devono fare i propri". Per questo, oggi il Parlamento Europeo "voterà un testo molto significativo" su questa materia. Tajani, "per essere ancora più chiaro", precisa di non essere "favorevole a cedere il 5G ai cinesi e ho anche molte perplessità sugli accordi che l'Italia intende sottoscrivere sulla Via della Seta".

(Fonte: Adnkronos)


I timori della Lega - Non è solo l'aspetto della sicurezza informatica a preoccupare Matteo Salvini che, da Milano, avverte: "Se si tratta di colonizzare l'Italia e le sue imprese da parte di potenze straniere, allora no" all'intesa. Già domenica sia il vicepremier sia Giancarlo Giorgetti avevano espresso le loro perplessità sulla tenuta della difesa degli interessi nazionali, a cominciare da quelli della cibernetica.

Salvini: "Non pregiudizi, ma prudenza" - Il ministro dell'Interno sottolinea che l'Italia "non nutre pregiudizi" sulla Cina, ma vuole usare "molta prudenza". "Siamo favorevoli al sostegno e all'apertura dei mercati per le nostre imprese. Altre però sono le valutazioni, sempre attente, che occorre fare in settori strategici per il nostro Paese come telecomunicazioni e infrastrutture", afferma il leader del Carroccio.

I Cinquestelle: "Lavoriamo per le imprese" - Nelle ultime ore lo scontro con il M5S emerge in tutta la sua forza "elettorale". "Sorprende la spaccatura della Lega sulla via della seta", sottolineano dal Movimento ricordando come tra i primi promotori dell'adesione alla Bri ci sia proprio Michele Geraci, sottosegretario al Mise in quota Lega. "Questa frattura interna fa male alle nostre imprese e al Made in Italy. Stiamo lavorando perché le imprese ci chiedono uno sforzo per portare l'Italia nel mercato cinese e non subirlo", sottolinea il Movimento.

Di Maio: "Non è l'occasione per nuove alleanze" - Per il vicepremier Luigi Di Maio, la Via della Seta "non è assolutamente l'occasione per noi per stabilire nuove alleanze a livello mondiale e geopolitico, ma il modo per dire che dobbiamo riequilibrare le esportazioni di più sul nostro lato, un rapporto ora sbilanciato sulla Cina".

Tria: "Una tempesta in un bicchier d'acqua" - Per il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, "si sta facendo credo una gran confusione su questo accordo, che non è un accordo, è un Memorandum of understanding", "si ribadiscono i principi di cooperazione economico e commerciali presenti in tutti i documenti europei, nessuna regola commerciale ed economica viene cambiata". Cambiare le regole commerciali "non sarebbe nelle possibilità italiane visto che è una competenza europea, credo che si stia facendo un po' una tempesta in un bicchier d'acqua".

Conte prova a rassicurare - Anche il premier Conte tenta di smorzare i toni, ricordando che il Memorandum non costituisce un accordo internazionale e "può rappresentare un'opportunità per l'Italia e per la Ue e l'occasione per introdurre i nostri criteri e standard di sostenibilità finanziaria, economica e ambientale", spiegano fonti di Palazzo Chigi rimarcando due concetti. Il primo è una replica indiretta ai timori di Donald Trump: l'intesa è meramente economica e commerciale non "ridisegna il quadro dei rapporti politici e la collocazione euro-atlantica del nostro Paese". Il secondo concetto sembra invece essere diretto proprio alla Lega: "Poniamo massima attenzione alla difesa dei nostri interessi nazionali, alla protezione delle infrastrutture strategiche, incluse quelle delle telecomunicazioni, e quindi alla sicurezza cibernetica".

L'allarme di Bruxelles - Ai timori di Washington si aggiungono anche quelli di Bruxelles. Per l'Ue, scrive il Corriere della Sera, la Cina è "un avversario sistemico che ha modelli di governance diversi" da quelli comunemente accettati in sede internazionale, che obbligano il Vecchio Continente a "difendere i propri principi e valori". L'auspicio è quello di un'Europa unita in grado di adottare politiche e accordi più stringenti con Pechino "per rafforzare le proprie politiche" e difendere "la propria base industriale".

L'Italia sarebbe il primo Paese del G7 ad aprire a Pechino - Al momento, tuttavia, il governo pare intenzionato a firmare l'accordo. L'Italia sarebbe così il primo Paese del G7 ad aderire ad una iniziativa che potrebbe aprire ulteriormente, dal punto di vista commerciale, il Belpaese ai colossi economici cinesi. Con particolare attenzione al settore marittimo e ai porti di Genova e Trieste dove le imprese cinesi sono già da tempo impegnate ad ultimare accordi con gli interlocutori italiani. Ma, salvo poche eccezioni (Grecia e Portogallo) la nuova Via della Seta continua a non convincere i Paesi Ue. Iniziativa che si innesca, inoltre, nella grande guerra tra Usa e Cina sui dazi e sul caso 5G-Huawei.

(Fonte: Tgcom24)

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La Russia sta finanziando la Lega?

Secondo un articolo pubblicato sull'Espresso, il partito di Salvini avrebbe trattato con uomini d'affari russi vicini al Cremlino al fine di ottenere finanziamenti attraverso un accordo di compravendita petrolifera.


Stando a quanto scrive il settimanale del gruppo De Benedetti, tonnellate di gasolio per il valore di milioni di dollari, dovevano essere vendute ad una società italiana, da una ditta russa "vicina al Cremlino". Gli utili ricavati si sarebbero dovuti deviare verso le casse della Lega.

Tuttavia, la stessa rivista ha ammesso di non sapere se l'accordo, presumibilmente destinato a finanziare la campagna politica del Carroccio delle elezioni europee di maggio, sia stato mai effettivamente concluso.

In una recente intervista al Telegraph, peraltro, un esponente salviniano, interrogato su tali voci aveva risposto seccamente: "Non commentiamo su fantascienza e fantasie". Ma questa risposta non è bastata ai deputati del centrosinistra, che hanno chiesto un'inchiesta ufficiale che possa chiarire gli avvenimenti. In un comunicato dell'opposizione si legge: "La Russia sta finanziando la Lega? Un articolo preoccupante dell'Espresso ha bisogno di essere immediatamente chiarito dal governo". 

In questo rapporto giornalistico si presuppone che una società petrolifera russa dovesse vendere fornitura di carburanti ad una società italiana con l'obiettivo di finanziare la tanto onerosa campagna politica per le elezioni europee di Salvini. 

Anche l'ex presidentessa della Camera, Laura Boldrini, interviene sui Social e su Twitter scrive: "Finanze russe per la campagna elettorale della Lega, Salvini deve chiarire immediatamente perché se ciò fosse confermato, sarebbe davvero preoccupante".

Già altre volte sui media sono comparsi articoli che parlavano di rapporti speciali tra Salvini e Putin. L'Espresso ha sostenuto che l'accordo di fornitura di carburante venne discusso da tre uomini d'affari russi con loro contatti italiani nello scorso ottobre, quando Salvini si recò a Mosca. Il periodico ha inoltre affermato di avere tutti i documenti a conferma di quanto scritto, senza però citare alcun dettaglio. Contemporaneamente l'Espresso si copre le spalle: "Non sappiamo come la vicenda si è conclusa, se è stato firmato l'accordo e i termini dell'accordo".

Salvini è un fervente ammiratore di Vladimir Putin e ha fatto molte visite a Mosca, negando sempre di aver mai ricevuto alcun finanziamento dai russi: "Non ho mai avuto una lira dalla Russia, o una Matrioska (un insieme di bambole di legno incastrate una dentro l'altra, ndr) o un cappello di pelliccia", ha affermato scherzosamente lo scorso anno. Il leader leghista ha chiesto più volte all'Europa di porre fine alle sanzioni occidentali contro Mosca, affermando che queste danneggiano le imprese italiane che esportano in Russia. Per queste ragioni l'opposizione non ha perso occasione per accusare il vicepremier e ministro dell'Interno di intrattenere rapporti strette relazioni con Putin per ottenere in cambio sovvenzionamenti economici. "Mi sento più a casa in Russia che in molti paesi pseudo amici in Europa", aveva detto lui. Quest'ultima esternazione non passò inosservata e gli valse un rimprovero da Guy Verhofstadt, leader del gruppo liberale al Parlamento europeo, che su Twitter scrisse: “Se Salvini si sente così a casa a Mosca, perché non si rimane lì? Sta tradendo l'interesse europeo collettivo.”

Per tutta risposta Salvini aveva rilanciato sugli amati social, scrivendo in un post: "Credo che il Presidente Putin abbia fatto molto per il suo popolo e per il mondo, con gli interventi contro il terrorismo islamico, come l'intervento in Siria. E lo dico gratuitamente, perché penso che sia così". Un titolo gratuito cui l'Espresso non crede e punta il dito contro il "Capitano". Come andrà a finire?

Salvini ha un problema che si chiama Berlusconi. In Sardegna Forza Italia va bene e l'Udc sorprende: così il centrodestra frena le ambizioni del "Capitano"

Il leader leghista, giustamente, canta vittoria dopo aver conquistato un'altra regione grazie a un uomo suo. Ma, fermandosi sotto il 12%, non fa il pieno e gli alleati "storici", che insieme ottengono un bel risultato, lo costringono a fare i conti con la tradizionale idea di coalizione moderata. Lui giura che non tornerà mai indietro e si tiene stretti i compagni di governo grillini, ma intanto il Cav gongola: "Senza di noi non va da nessuna parte"


Ho ragione io, il centrodestra è la maggioranza naturale del Paese e Forza Italia resta una sua componente essenziale... Ogni giorno dico a Salvini di staccare la spina a questo governo, ora che i Cinque stelle vengono sempre più abbandonati dagli italiani, è arrivato il momento di farlo...Dopo la vittoria in Abruzzo, Silvio Berlusconi considera il bis in Sardegna un risultato positivo, soprattutto per la sua creatura politica lanciata nel '94 e la sua leadership. Il crollo dei Cinque stelle e la Lega che non sfonda, secondo il Cav, gli consentono di restare in carreggiata e di marcare stretto Matteo Salvini. E nello stesso tempo, sono due fattori che rappresentano un segnale molto incoraggiante per le europee. Della serie: Matteo non può fare a meno di noi, i voti di Fi restano determinanti. "Senza Fi e il centrodestra la Lega non va da nessuna parte", esultano gli azzurri.

Giorgio Mulè, portavoce dei gruppi parlamentari, lo dice chiaramente: ''Il voto in Sardegna offre innanzitutto un dato preciso e chiarissimo: alla maggioranza parlamentare non corrisponde più la maggioranza elettorale. Nella coalizione di centrodestra nessuna forza politica è autosufficiente...''. Prima di mandare un lunga nota a fine giornata, dove definirà il ''centrodestra maggioranza naturale degli italiani'', parlerà del ''declino irreversibile dei Cinque stelle'' e di un ''centrosinistra in crisi'' senza mai citare direttamente Salvini, il leader azzurro si congratula con tutti i vertici forzisti nell'isola, a cominciare dal coordinatore regionale Ugo Cappellacci.

Berlusconi cita anche l'importanza delle liste apparentate (civiche e non), in primis quelle centriste, che ancora una volta hanno portato voti alla causa e che, sommate, di fatto, permettono a Fi di raggiungere quota 16%, come fa notare Cappellacci che scrive: "Se consideriamo anche il contributo delle liste collegate e riconducibili al nostro movimento a livello nazionale, i voti del popolo di Fi nel complesso arrivano al 16%". Nel dettaglio, all'8% circa portato in dote da Forza Italia vanno aggiunti il 4% di 'Sardegna 2020' del senatore azzurro Emilio Floris e il 4% dell'Udc. Numeri, spiegano fonti forziste, che ''fanno ben sperare per le europee e le prossime politiche''.

 

Fonte: (Adnkronos)

 

Elezioni europee, i sondaggi prevedono un terremoto: avanzano i sovranisti, popolari e socialisti senza maggioranza. Il boom di Salvini insieme all'eurodestra dell'Enf

Popolari e Socialisti non avranno la maggioranza dei seggi alla prossima Eurocamera dopo il voto di maggio per le Europee. Lo dicono le prime proiezioni raccolte dal Parlamento Ue, basate su sondaggi nazionali. Il Ppe scenderebbe dagli attuali 217 seggi a 183, i Socialisti (S&D) da 186 a 135, i Conservatori (Ecr) da 75 a 51, i Verdi da 52 a 45. Salgono i Liberali da 68 a 75, l'Efdd (dove c'è M5S) da 41 a 43, l'Enf (dove c'è la Lega) da 37 a 59. Nelle proiezioni i partiti nazionali sono assegnati nei gruppi politici esistenti. La Lega sarebbe il primo partito italiano con più eletti, passando dagli attuali 6 eurodeputati a 27, ed il secondo dopo i tedeschi della Csu/Cdu che ne avrebbero invece 29


 

Salgono i Liberali e l'estrema destra dell'Enf, perdono terreno i Popolari, ma restano di gran lunga il primo gruppo nel Parlamento europeo, e soprattutto i Socialisti, che tuttavia dovrebbero restare il secondo gruppo, ma anche i Verdi, che erano considerati in crescita. Il quadro che emerge dal sondaggio diffuso oggi dal Parlamento europeo, con le proiezioni dei seggi, in vista delle prossime elezioni europee, realizzato da Kantar Public sulla base delle intenzioni di voto rilevate all'inizio di febbraio, prevede un'Aula in cui i Socialisti e i Popolari non avranno più la maggioranza. Ma già un'alleanza tra Socialisti, Popolari e Liberali avrebbe una maggioranza confortevole, che diverrebbe inattaccabile se imbarcasse anche i Verdi.

Per quanto riguarda l'Italia, secondo l'indagine realizzata da Kantar Public, la Lega è prima al 32,4% nelle intenzioni di voto, con 27 seggi. Secondo il Movimento Cinque Stelle al 25,7%, con 22 seggi. Terzo il Partito democratico al 17,3%, con 15 seggi, poi Forza Italia all'8,7%, con 7 seggi e Fratelli d'Italia al 4,4%, con 4 seggi. L'indagine è stata realizzata sulla base di otto sondaggi di istituti italiani tra il 19 gennaio e l'8 febbraio (due di Ipsos, due di Emg Acqua, due di Swg, uno dell'Istituto Piepoli e uno di Euromedia Research). Sotto la soglia di sbarramento, e quindi con zero seggi, sono Più Europa (3,3%), Potere al Popolo (2,2%), Articolo 1-Mdp (1,9%) e altri partiti (4,1%).

Il gruppo che guadagna più seggi è dunque quello dell'Enf, in cui siede la Lega, il partito che in Europa, secondo queste proiezioni, dovrebbe fare il salto maggiore. Nel dettaglio: il Ppe è previsto passare da 217 seggi, quanti ne ha oggi (in un'Aula con 751 seggi, che dovrebbero diventare 705 nella prossima legislatura per via della Brexit) a 183, scendendo da 28 a 23 delegazioni nazionali; l'Italia passa da 13 a 8 seggi nel gruppo Ppe. Il gruppo dei Socialisti e Democratici, S&D, passa da 186 a 135, perdendo 51 seggi (con 26 delegazioni nazionali, ne perde due); l'Italia qui è più che dimezzata, passando da 31 a 15 seggi e cedendo lo 'scettro' di delegazione più numerosa ai Socialisti.

L'Ecr, Conservatori e Riformisti, cala da 75 a 51 seggi, con gli italiani stabili a 4 (il gruppo ben 8 delegazioni nazionali, scendendo a 11). L'Alde, i Liberaldemocratici, cresce da 68 a 75 seggi, con gli italiani assenti (perde tre delegazioni nazionali, a 18). I Verdi, che erano considerati in ascesa, perdono 7 seggi, da 52 a 45; l'Italia passa da un seggio a zero all'interno del gruppo (il gruppo passa da 18 a 10 delegazioni nazionali). L'estrema sinistra della Gue/Ngl cala da 52 a 46 seggi; l'Italia passa da 3 seggi a zero (il gruppo perde una delegazione nazionale, scendendo a 13). L'Efdd, il gruppo in cui siedono oggi i Cinque Stelle, cresce da 41 a 43 seggi; l'Italia sale da 14 a 22 seggi, assumendo che i Cinque Stelle restino nell'Efdd, cosa che non è detta dato che hanno dichiarato l'intenzione di creare un nuovo gruppo.

Il gruppo Efdd sulla carta è a rischio, perché, secondo queste proiezioni, perderebbe due delegazioni nazionali, passando a 5, sotto la soglia minima necessaria per costituire un gruppo. La destra dell'Enf è il gruppo che aumenta di più, da 37 a 59 seggi; l'Italia passa da 6 a 27 seggi, l'aumento di gran lunga maggiore in tutta l'Unione europea. Sulla carta il gruppo è però a rischio, perché è sul filo per il numero di delegazioni nazionali (da 8 passa a 6). I non iscritti scendono da 22 a 10; gli altri, cioè i gruppi che per ora non hanno una precisa affiliazione politica (tra cui la Lrem di Emmanuel Macron) sono 58; di essi 18 sono francesi, nessuno è italiano.

 

(Fonte: Ansa, Adnkronos)

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De Magistris e il sogno del Grande Sud: "Entro l'anno referendum per l'autonomia totale di Napoli. Finita la pacchia per i politici antimeridionali"

Il sindaco lancia una sfida senza precedenti per la sua città annunciando una consultazione che mira a dare più risorse economiche e meno vincoli al capoluogo campano. Poi si lancia in un durissimo attacco al governo ("Il più nero della Repubblica, altro che giallo verde") e a Matteo Salvini: "Sconfiggeremo chi ha fondato la sua fortuna sull'odio e sul razzismo" - (LEGGI TUTTO)


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"Faremo, entro quest’anno, un referendum per la totale autonomia della Città di Napoli". Ad annunciarlo è il sindaco Luigi De Magistris sul suo profilo Facebook. "Avremo così più risorse economiche, meno vincoli finanziari, più ricchezza, più sviluppo, meno disuguaglianze - sottolinea - Successivamente proveremo a realizzare, se lo vorranno anche le altre popolazioni del Sud, un referendum per l’autonomia differenziata dell’intero mezzogiorno d’Italia".

"Altro che zavorra del Paese - sottolinea il primo cittadino partenopeo - dimostreremo con orgoglio e passione, che siamo e saremo, con le nostre risorse umane e territoriali, il motore per un’Italia più coesa, più giusta e con minori disuguaglianze. Noi non siamo contro i popoli della Lombardia e del Veneto che hanno votato per l’autonomia. Siamo anche noi per l’autonomia. Noi siamo per sconfiggere quei politici che hanno fondato la loro fortuna personale sull’odio e sul razzismo: quelli che hanno disprezzo per i meridionali (come Salvini ed il Ministro dell’ignoranza), quelli che hanno oltraggiato ed ostacolato i lavoratori meridionali al Nord, quelli che dicevano di non affittare ai terroni, quelli che offendendo si arricchiscono grazie a noi meridionali. Quelli che oggi se la pigliano non più solo con i meridionali ma con gli stranieri dalla pelle nera".

E continua: "È finita la pacchia per voi politici antimeridionali. Sentirete sul collo il fiato della riscossa dei Sud. Noi al Sud dopo anni di ingiustizie, discriminazioni, depredazioni e saccheggi delle nostre risorse - umane, naturali e materiali - ci stiamo riscattando raggiungendo risultati incredibili ed abbiamo tutto da guadagnare con l’autonomia totale. Autonomia per un’Italia unita, non contro come fate voi. Del resto Napoli è stata nella Storia Capitale e Repubblica. Siamo pronti per l’attacco! Da noi, vinta la sfida, regnerà l’umanità, la giustizia sociale, la felicità. Voi governate con il rancore, noi governeremo con la fratellanza". Secondo De Magistris "il Governo più nero - altro che giallo-verde - della Repubblica sarà travolto dalla ribellione pacifica per le autonomie del sole che i popoli del mezzogiorno guideranno, in prima linea, per un’Italia unita e coesa che valorizza tutte le autonomie e le differenze. Costruiremo con i popoli e con il diritto l’Italia dei popoli e delle città, dei territori e dei beni comuni, contro l’Italia dei politicanti, degli affaristi, dei corrotti e dei mafiosi".

 

(Fonte: Adnkronos)

Berlusconi contro il reddito di cittadinanza: "Hanno comprato il voto di tanti italiani poveri". Poi avverte Salvini: "Buoni rapporti, però se continua a stare coi 5 Stelle..."

Il leader di Forza Italia prosegue la sua offensiva televisiva dopo la decisione di tornare in campo alle prossime elezioni europee. E torna ad attaccare gli odiati grillini, senza però risparmiare critiche al vicepremier leghista, suo alleato a livello locale ma avversario a Roma


"La legge sul reddito di cittadinanza è una promessa che non possono mantenere, hanno comprato i voti di tanti italiani poveri". Lo ha detto Silvio Berlusconi a 'L'aria che tira' su La7. ''Ho bisogno di mantenere un buon rapporto con la Lega - ha proseguito il leader di Forza Italia - perché ci sarà da fare un nuovo governo di centrodestra'' e quindi ''sarà necessario'' collaborare con Matteo Salvini. I ''rapporti personali con Salvini sono buoni, però, a forza di stare lì con i Cinque Stelle...'' ha detto Berlusconi.

"A furia di stare lì con i Cinque stelle, anche lui si assume una parte di responsabilità" ha sottolineato, parlando del suo rapporto con il leader della Lega. La capita mai di mandare talvolta a quel Paese Salvini? ''Sì, ogni tanto mi capita...'', ha replicato il Cav. E Salvini che governa con Di Maio è un traditore? "Non voglio arrivare a usare questi termini che non sono miei, io vado sulle cose concrete", ha ribattuto l'ex premier. Che in mattinata, parlando dell'esecutivo dopo i recenti giudizi emessi delle agenzie di rating internazionali sull'Italia, ha sottolineato di essere "assolutamente convinto che saranno i fatti ad imporre la caduta di questo governo ed elezioni anticipate". 

"Mi candido per il mio senso di responsabilità - ha proseguito Berlusconi ad 'Agorà' su Rai Tre - si sta profilando un progetto di egemonia dell'impero cinese che è pericoloso per il mondo".

 

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