updated 1:37 PM UTC, Oct 16, 2019

L'Europa e le grandi crisi economiche, ma qual è il paese più vicino al baratro?

L’Italia è troppo grande per essere trattata come un paese in perpetuo conflitto economico


Se guardiamo a due secoli di storia, vediamo che un livello di debito elevato nel settore privato costituisce una garanzia di crisi futura. Tutti si preoccupano dell’accumulo del debito. Ma se valutiamo il fenomeno in termini geografici, notiamo come il problema sia concentrato essenzialmente in Cina. L’indebitamento del settore privato negli Stati Uniti è molto inferiore rispetto al picco raggiunto nel 2008, e la situazione nell’area Euro è molto simile. All'interno dell’Europa, tuttavia, c’è un grande Paese in cui il livello di debito sta aumentando costantemente, ed è la Francia, anche se la Banque de France dice che non avere problemi nel corto e medio periodo, perché le imprese stanno investendo in modo massiccio. Purtroppo però non si vedono ancora i risultati, in termini di produttività di questi forti investimenti.  Facciamo alcune riflessioni su quanto sta accadendo in Francia. Pare che in Francia, ogni volta che le condizioni macroeconomiche migliorano, si inneschino proteste di massa perchè queste particolari condizioni, aumentano il divario, in termini di qualità di vita, tra chi può investire e chi può solo arrancare. Non sono paradigmi soggettivi, ma è la storia a parlare. Cominciamo con la madre di tutte queste rivolte, il maggio del 1968: l’economia viaggiava a un tasso del 6% e la disoccupazione era al 2,5%. Questo sembrava far nascere la percezione che il nuovo benessere creato, non fosse equamente distribuito e che solo i ricchi fossero diventati sempre più ricchi. Il 1974, che fu un anno molto buono in termini economici per la Francia, vide grandi manifestazioni e seri disordini a Parigi. I dipendenti delle poste e gli studenti decisero che fosse giunto il momento di ripetere il 1968, anche perché l’economia stava andando meglio e il divario tra le classi sociali aumentava. Proseguiamo nel tempo: nel 1979 i metalmeccanici deciso di manifestare a Parigi contro la chiusura di stabilimenti nell’est del Paese e le automobili bruciavano, proprio come accade ora. Ma ci fu un’altra manifestazione di protesta importante in Europa nel 2011 e non fu in Francia, ma a Tottenham, nei sobborghi di Londra. Questo per dire che eventi di questo genere non sono una esclusività della Francia. Li abbiamo visti ovunque e temo che ne vedremo sempre di più in futuro. Si tratta di un’altra dimensione politica, che potremmo definire “l’elettorato di Trump”, composto da chi si sente disprezzato dalle élite parigine, che si sentono, a torto o a ragione, lasciati indietro dalla globalizzazione e da coloro che hanno ammassato miliardi di euro o dollari. A un certo punto, queste tensioni devono emergere, in un modo o nell’altro, e in Francia è tradizione, direi fin dai tempi dell’Ancien Régime, nel XIV secolo, che sfocino in rivolte, spesso anche violente. Questi movimenti possono avere importanti conseguenze politiche. La Francia oggi è molto vulnerabile a tale riguardo, perché è indietro sulle riforme. E questo aumenta il rischio di una grande crisi dell’Eurozona che potrebbe portare a una dissoluzione dell’euro. Se la Germania perde completamente la fiducia nell’abilità della Francia nell'operare le riforme, a un certo punto le cose prenderanno una via sbagliata. Macron è un politico che è stato eletto per implementare una parte significativa delle riforme, anche se molto è stato fatto per rendere più flessibile il mercato del lavoro e ci sono state importanti riforme nel sistema scolastico, restano da fare cose estremamente importanti: una grande riforma del sistema pensionistico e della pubblica amministrazione, cose che costeranno molto denaro. La domanda è: Macron andrà fino in fondo? Oggi ha ceduto in parte alle rivendicazioni dei gilet gialli. Lo ha fatto solo per salvare la prossime riforme?  Macron ha imparato la lezione da Sarkozy e Hollande e non vuole essere ricordato nei libri di storia come uno dei tanti presidenti francesi che voleva riformare il Paese ma non è riuscito a ottenere nulla. Certamente non sarà facile, soprattutto considerata la gestione sbagliata nel controllare la rivolta dei gilet gialli.

Anche l‘Italia rappresenta un anello molto debole della catena. Abbiamo avuto buone notizie sulla possibilità di un compromesso tra il governo italiano e la Commissione UE. Sappiamo anche come vanno queste cose in Europa: si comincia con grandi scontri e, alla fine, si trova un compromesso e un compromesso ci sarà. Nel caso dell’Italia, il motivo è molto semplice, il Paese è troppo grande per essere trattato in modalità di un perpetuo conflitto. In tutto quest’ultimo anno, gli spread sulle scadenze a breve e le condizioni di accesso al credito per le imprese sono diventate più restrittive e l’economia ha rallentato. E dato che le banche hanno acquistato molti titoli governativi da non residenti, sono particolarmente colpite dalle variazioni di prezzo e al tempo stesso potrebbero incontrare maggiori difficoltà in termini di qualità del credito tra i propri clienti. Le sofferenze sono in calo, ma sono ancora a livelli molto alti. Purtroppo se le tensioni riprenderanno a crescere nel 2019, i rischi saranno notevoli, anche perché l’Europa non è stata in grado di completare l’unione bancaria comune, non essendoci stato alcun accordo sul piano di assicurazione depositi. E questa non è l’unica bomba politica. Il sistema TARGET2, che viene ora pubblicato mensilmente dalla BCE, mostra che il livello del credito vantato dalla Germania ha raggiunto i 960 miliardi di euro. Il motivo di tali squilibri è ben noto, ma queste cifre potrebbero alimentare molte tensioni politiche nei prossimi trimestri. Il che ci porta a parlare della Germania. L’economia tedesca è chiaramente in via di surriscaldamento. Le imprese tedesche non erano mai state così ottimiste sull’andamento degli affari, neppure nel 1989, prima della riunificazione. Ora la fiducia sta ora calando, nel settore manifatturiero in particolare, e naturalmente questa non è una sorpresa, considerato che le imprese di questo comparto sono quelle che più risentono dei problemi derivanti dalla “guerra commerciale”. In ogni caso, la fiducia è ancora al di sopra della media di lungo termine e le attese a sei mesi si stanno stabilizzando, questo non segnala una imminente catastrofe. 

Non ci resta che attendere, sicuri che il 2019 sarà un anno davvero difficile per il mercato azionario.

 

TRATTO DA: World Economic scenario di Eric Chaney

Trump schiera 5.200 uomini sul confine meridionale con il Messico

Il presidente americano, definisce la carovana di migranti proveniente dall'Honduras, una vera e propria "invasione"


L'esercito americano ha schierato 5.200 soldati sul confine sud-occidentale in risposta a una carovana di migranti provenienti dall'America centrale, una difficile situazione che il presidente Trump ha preso come slancio per partire con la campagna elettorale che lo accompagnerà alle elezione di metà mandato del 6 novembre.

E' stato il più grande e rapido schieramento di truppe Usa in servizio attivo, dopo la risposta al terremoto del 2010 ad Haiti, quando migliaia di persone arrivarono in pochi giorni al confine americano. L'escalation della risposta degli Stati Uniti al pericolo in frontiera, è stata programmata la scorsa settimana con l'invio di 800 soldati, che si sono affiancati ai 2.000 membri della Guardia Nazionale già presenti sul territorio.

"Il nostro primo livello di impegno sarà quello di rafforzare i punti di accesso e affrontare le lacune chiave nelle aree intorno ai punti di ingresso", ha detto il Gen. Terrence J. O'Shaughnessy, comandante del Corpo d'armata Nord degli Stati Uniti, spetta infatti a lui il compito di proteggere il confine con il Messico.

Con il probabile bilanciamento del potere al Congresso, in palio con le elezioni di martedì prossimo, il presidente Trump si è subito impadronito della situazione "migranti", per radunare i suoi sostenitori repubblicani e veicolare il tema della sua campagna elettorale, verso la sicurezza e l'immigrazione di massa. Ricordiamo che per il 90% le elezioni al Senato o alla Camera degli Stati Uniti vengono combattute e si definiscono, con i voti negli stati di confine dell'Arizona, della California e del Texas, molto sensibili a questi temi.

 

"Questa è un'invasione del nostro Paese e il nostro esercito è pronto ad aspettarli!", ha scritto lunedì mattina Trump su Twitter, senza menzionare direttamente i numeri delle truppe.

Non sono mancate le polemiche degli avversari politici, che definiscono l'uso di truppe attive come una mossa politica e che uno schieramento interno così massiccio ridurrà la prontezza militare per la difesa all'estero.

"Quando Donald Trump schiera le truppe per una minaccia inesistente, ciò significa che le truppe non si stanno allenando o preparando per i combattimenti che potrebbero essere all'orizzonte e per minacce legittime", ha detto Will Fischer, direttore delle relazioni governative per "VoteVets", un gruppo di difesa pro-democratica, da sempre antagonista di Trump, "Questo è uno stratagemma ai fini della campagna elettorale".

Il presidente, in un'intervista lunedì sera su Fox News, ha dichiarato che lo spiegamento non ha come fine le elezioni, ma fermare le bande di criminali e terroristi che hanno trovato un nascondiglio naturale nella carovana, questo porterebbe serie e gravi minacce per la sicurezza del popolo degli Stati Uniti. La Casa Bianca non ha fornito alcuna prova che tali persone siano nella carovana, ma alti funzionari statunitensi hanno citato arresti di presunti criminali durante il viaggio della carovana umana.

Molte delle persone in marcia stanno fuggendo dalla violenza, dalla povertà e dall'instabilità politica interna del loro paese, l'Hoduras. Il loro numero è cresciuto in modo direttamente proporzionale agli spazi che la notizia prendeva nei media di comunicazione che decidevano dar visibilità a questa fuga di massa. Un gruppo di oltre 4.000 migranti a piedi è a circa 900 miglia dagli Stati Uniti nel sud del Messico, mentre un altro gruppo di circa 3.000 rimane al confine tra Guatemala e Messico, sperando di unirsi al gruppo guida.  Purtroppo gli episodi di violenza e di repressione non sono mancati durante il viaggio, domenica scorsa, un uomo dell'Honduras di 26 anni è morto in uno scontro violento con le autorità messicane e guatemalteche, mentre il gruppo di migranti cercava di attraversare quel confine, passando attraverso la foresta.

Non ci si aspetta che le truppe facciano rispettare la legge sull'immigrazione degli Stati Uniti, hanno detto i funzionari e secondo i nuovi piani, circa 1.800 soldati andranno in Texas, 1.700 in Arizona e 1.500 in California. Le truppe saranno estratte da circa 10 installazioni dell'esercito degli Stati Uniti e consistono in gran parte da polizia militare e ingegneri. Il tratto più vicino del confine meridionale degli Stati Uniti con la carovana si trova nella valle del Rio Grande, nel sud del Texas, il luogo più frequentato dagli Stati Uniti per gli attraversamenti illegali dei confini. Non è noto dove i migranti potrebbero tentare di attraversare. Al ritmo della carovana, ci vorranno diverse settimane per raggiungere il Texas. Il confine con la California sarebbe poi raggiunto con almeno altri 10 giorni di cammino. I Funzionari del Dipartimento della Difesa "esprimono preoccupazione per l'assenza di una strategia globale per la sicurezza della frontiera sud-occidentale e le sfide che ne derivano per identificare e pianificare i ruoli di tale strategia". 

Situazione complicata dunque, che potrebbe presto trasformarsi in una crisi ancora più grave dell'arrivo di una carovana di migranti sul confine...

  • Pubblicato in Esteri

Follow JC Go: il Vaticano lancia un’applicazione per “catturare” i Santi

Il gioco che si chiama Follow JC Go, in Italia è già disponibile per iOS e Android, ma solo in lingua spagnola. Cattura i tuoi Santi e forma un Team paradisiaco.


L'app è stata sviluppata in Spagna dalla Fundación Ramón Pané, in occasione della Giornata mondiale della gioventù, prevista per il prossimo 22 gennaio a Panama. Sicuramente non andrà a sostituire la più famosa Pokemon GO che fino a qualche tempo fa spopolava fra i giovani, ma anche fra i meno giovani. Un’applicazione per smartphone, Android e iOS che, grazie alla realtà aumentata geolocalizzata con Gps, consentiva di cercare e catturare i Santi in giro per il mondo. Il funzionamento è lo stesso della gemella, la fotocamera dello smartphone inquadra ciò che si ha di fornte e l'app vi aggiunge digitalmente i Santi e i Beati, permettendo così di vederli sparsi nelle case, nelle piazze delle città, a scuola. Oggi, la Fundaciòn Ramòn Pané, scrive che il suo obiettivo è quello di imparare le nuove lingue della società di oggi, le nuove forme di espressione, comprensione e comunicazione, per presentare il Vangelo, il messaggio di Dio attraverso la Sacra Scrittura, rispondendo alle reali necessità delle persone". Quindi da oggi avremo il nostro avatar in sandali che girando il mondo avrà la possibilità di “catturare” santi e beati attraverso la fotocamera del cellulare. Non ha bisogno di lottare contro il santo per riuscire a prenderlo, ma solo di rispondere ad alcune domande sul suo conto. Dimostrare di conoscere il personaggio biblico, gli basta infatti per includerlo nel proprio “JC-team”, ossia nella propria squadra di evangelizzazione.
Durante la ricerca dei santi, il giocatore si occupa inoltre della salute del proprio avatar: tra i valori da tenere d'occhio, per un benessere non solo fisico, ma anche spirituale, ovvero quelli relativi alla preghiera. Infine, nel gioco è presente una valuta, i “denarios”, che possono essere conquistati in tre modi: si può donare qualcosa in beneficenza e trasformare la donazione in valuta virtuale, vedere della ADS (pubblicità) oppure cercarlo sulla mappa. La fondazione cerca in questo modo di mettersi al passo con i tempi, i giovani di oggi interagiscono soprattutto tramite app e social media, “Sarebbe una negligenza, da parte della Chiesa, non cercare di incontrarli proprio lì, nei luoghi e nei gusti che gli appartengono” dichiara a Vatican News Miriam Diez Bosch, direttore del Blanquerna Observatory on Media, Religion and Culture alla Ramon Llull University di Barcellona, che ha da poco terminato uno studio sulla religione dei giovani nei social network. Dallo studio emerge che solo il 4% dei giovani nel mondo condividono contenuti legati alla religione cattolica. “E’ inutile pensare di sostituirsi ai loro influencers" – afferma Mirima Diez Bosch - "Sarebbe intelligente invece servirsi di loro, cercare di influenzare gli influencers stessi, affinché si facciano portavoce di realtà di fede e religione”. Ed è quello che si potrebbe fare proprio attraverso la promozione di questa app, un gioco che parla la lingua dei giovani, ma che racconta qualcosa di diverso dal solito: "la religione". Lo scopo principale dell’applicazione infatti è di tipo didattico. "Con questa app ci si può divertire, ma anche imparare ed essere evangelizzati” - sottolinea il cardinal Oscar Rodrìguez Maradiaga, presidente del comitato consultivo della Fundaciòn Ramòn Pané, "infatti, un ragazzo può apprendere molto sui santi, sui beati, sulla loro vita e sulla Bibbia stessa. "Catturare" i santi attraverso un’app. potrebbe quindi rappresentare un nuovo modo di evangelizzare, Follow JC Go potrebbe essere una delle soluzioni per avvicinare più persone alla fede e invogliarle a diffonderla.

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FONTE: (Vaticans News)

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