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updated 5:32 PM UTC, May 28, 2020

Aspettando il 3 giugno, Fontana ottimista: "Sono convinto che i lombardi saranno liberi di circolare in tutta Italia". E la Regione querela Gimbe sui numeri del contagio: "Accuse intollerabili e prive di ogni fondamento"

"Gravissime, offensive e soprattutto non corrispondenti al vero". Così la Regione Lombardia commenta, in una nota, le parole del presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta che, a Radio 24, parlando della Lombardia, ha sostenuto che "si combinano anche magheggi sui numeri". Nel pomeriggio l'annuncio della querela da parte dell'amministrazione: "Ne risponderà personalmente"


Coronavirus, Attilio Fontana in diretta: «Medici in arrivo. Bene ...

"Sono convinto che dal 3 giugno i lombardi saranno liberi di circolare in tutta Italia". Lo ha detto il presidente della Lombardia Attilio Fontana in diretta Facebook spiegando che i dati sono "tutti positivi e in miglioramento". Per questo crede che "la Lombardia rientrerà sicuramente nel novero delle regioni che avranno libertà di movimento", ha aggiunto. "Abbiamo esaminato i dati relativi alla Regione Lombardia che abbiamo inviato all'istituto superiore di sanità - ha spiegato Fontana - e abbiamo potuto evidenziare come siano tutti estremamente positivi e tutti in miglioramento rispetto alle precedenti settimane questo vuol dire che la situazione sta sostanzialmente migliorando". "Credo quindi - ha aggiunto - che in previsione del provvedimento governativo in cui si stabilirà la riapertura delle singole Regioni, la possibilità di circolazione tra le diverse regioni credo che la Lombardia rientrerà sicuramente nel novero delle regioni che avranno libertà di movimento". Il governatore si è detto "molto confidente sul provvedimento che verrà emanato dal governo". "E sono convinto - ha concluso - che dal 3 i lombardi saranno liberi di circolare in tutta Italia". Così il governatore lombardo risponde indirettamente alla Fondazione Gimbe che aveva posto dei paletti alla riapertura di Lombardia, Piemonte e Liguria

'Gravissime, offensive e soprattutto non corrispondenti al vero'. Così la Regione Lombardia commenta, in una nota, le parole del presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta che, a Radio 24, parlando della Lombardia, ha sostenuto che 'si combinano anche magheggi sui numeri'. 'In Lombardia i dati sono pubblicati in modo trasparente. Nessuno, a partire dall'Iss, ha mai messo in dubbio la qualità del nostro lavoro. E' inaccettabile ascoltare simili affermazioni che ci auguriamo siano rettificate da chi le pronunciate', conclude la nota. Poco dopo la decisione di querelare la Fondazione. "Regione Lombardia, attraverso il proprio ufficio legale, ha deciso di presentare una querela contro la fondazione Gimbe e il suo presidente Nino Cartabellotta": lo comunica in una Nota la Regione Lombardia spiegando che si tratta di "un atto inevitabile, il nostro, dopo quanto affermato dal presidente della fondazione che, parlando dei dati sanitari della Lombardia, ha dichiarato, fra l'altro, che 'si combinano anche dei magheggi sui numeri'". Si tratta di "accuse intollerabili e prive di ogni fondamento - si legge nella nota - per le quali il presidente di Gimbe dovra' risponderne personalmente. I nostri dati, come da protocollo condiviso da tutte le Regioni, vengono trasmessi quotidianamente e con la massima trasparenza all'Istituto Superiore Sanita'". 

Durante 24 Mattino Le interviste di Radio 24, alla domanda di Maria Latella e Simone Spetia se in particolare la Lombardia sia tra le Regioni che 'aggiustano i numeri per paura di essere fermate', Cartabellotta ha detto: 'la risposta è affermativa, anche perchè in Lombardia si sono verificate troppe stranezze negli ultimi tre mesi: soggetti dimessi che venivano comunicati come guariti alla Protezione civile e andavano ad alimentare il cosiddetto silos dei guariti, alternanza e ritardi nella comunicazione e trasmissione dei dati che sarebbe stata giustificata nella prima fase e molto meno ora. Come se ci fosse la necessità - ha detto Cartabellotta - di mantenere sotto un certo livello il numero dei casi diagnosticati'.

Secondo un'analisi della Fondazione Gimbe Lombardia, Piemonte e Liguria, non sono pronte, dal punto di vista epidemiologico, alla riapertura tra Regioni di cui si discute per il 3 giugno. "Le analisi post lockdown della fondazione Gimbe dimostrano che in queste tre Regioni si registra la percentuale più elevata di tamponi diagnostici positivi e il maggior incremento di nuovi casi", si legge in una nota, diffusa dopo l'intervento del presidente del Gimbe Nino Cartabellotta a Radio 24, che ha provocato lo scontro con la Regione Lombardia. La Fondazione Gimbe, per arrivare alle sue conclusioni, ha valutato tre elementi nel periodo 4-27 maggio: percentuale di tamponi diagnostici positivi, tamponi diagnostici per 100mila abitanti, incidenza di nuovi casi per 100mila abitanti. Lombardia, Piemonte, Liguria, Puglia ed Emilia-Romagna risultano superiori alla media nazionale per quanto riguarda la percentuale di tamponi diagnostici positivi, ma anche per l'incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti: rispetto alla media nazionale, la Lombardia ne ha 96, la Liguria 76 e il Piemonte 63. "Il governo - commenta Cartabellotta - a seguito delle valutazioni del Comitato Tecnico-Scientifico si troverà di fronte a tre possibili scenari: il primo, più rischioso, di riaprire la mobilità su tutto il territorio nazionale; il secondo, un ragionevole compromesso, di mantenere le limitazioni solo nelle 3 Regioni più a rischio, con l'opzione di consentire la mobilità tra di esse; il terzo, più prudente, di prolungare il blocco totale della mobilità interregionale, fatte salve le debite eccezioni attualmente in vigore". Negli ultimi 20 giorni la Lombardia ha avuto il 6% di tamponi diagnostici positivi, termine che indica i tamponi fatti per la diagnosi del Sars-Cov-2 ed esclude quelli eseguiti per confermare la guarigione virologica o per la necessità di ripetere il test. Un numero "particolarmente rilevante", insieme a quello della Liguria, pari al 5,8%. A fronte di una media nazionale del 2,4% di tamponi diagnostici positivi, le altre regioni che ne hanno una percentuale più alta della media sono il Piemonte (con il 3,8%), la Puglia (3,7%) e l'Emilia Romagna (2,7%).

"Da tempo abbiamo denunciato che la Lombardia comunica in un unico dato dimessi e guariti, e se i guariti sono sovrastimati Rt si abbassa": lo afferma il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta dopo la replica della Regione Lombardia alle sue dichiarazioni a Radio 24 sui 'dati aggiustati', invitando la Regione a rendere disponibile tutti i dati in formato open "come fanno altre Regioni". "Per i dimessi non si conosce il loro status di guarigione clinica o virologica e, come 'casi attivi' devono restare in isolamento domiciliare", dice Cartabellotta. "Oltre alla distorsione del quadro epidemiologico nazionale (la Lombardia in alcune fasi dell'epidemia riportava oltre il 50% dei guariti), l'indice Rt utilizzato dal ministero della Salute, è condizionato dai casi chiusi, decessi e guariti. Di conseguenza, se i guariti sono sovrastimati l'Rt si abbassa. A questo va aggiunta - conclude il presidente Gimbe - la mancata disponibilità dei decessi su base provinciale e comunale. Infine, è impossibile verificare i dati come per altre Regioni visto che non sono disponibili in formato open".

Dalla Lombardia vediamo una "smania quasi ossessiva nel riaprire perché è il motore economico d'Italia. Però la nostra grossa preoccupazione è che la Regione Lombardia sarà quella che uscirà per ultima da questa tragedia nazionale perché è ovvio che la volontà politica non è quella di dominare l'epidemia, ma di ripartire al più presto con tutte le attività e questo non lascia tranquilli", ha detto il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, a Mattino 24 l'Intervista di Radio 24, con Maria Latella e Simone Spetia. La Lombardia, ha aggiunto, "ha avuto probabilmente una enorme diffusione del contagio prima del caso di Codogno e probabilmente le misure del lockdown dovevano essere più rigorose e intensive. Avevamo chiesto ad esempio, la chiusura della Lombardia come successo a Wuhan, perché quel livello di estensione dei contagi così alto non poteva che essere la testimonianza che il virus serpeggiava in modo molto diffuso già a febbraio". Questo, ha concluso il presidente Gimbe, "non è stato fatto, sono state prese una serie di non decisioni, come la mancata chiusura di Alzano e Nembro, che ha determinato la diffusione incontrollata nella bergamasca".

Coronavirus, nuovi contagi, decessi e ricoveri: i dati nazionali aggiornati. In Lombardia cala la pressione sugli ospedali. Otto regioni senza vittime

Salgono ancora i nuovi positivi in Italia, sono ora 231.732 i contagiati totali, 593 più di ieri, quando se ne erano registrato 584. Il dato comprende attualmente positivi, vittime e guariti. I dati sono stati resi noti dalla Protezione civile. Sono 70 le vittime del coronavirus nelle ultime 24 ore in Italia, in calo rispetto alle 117 di ieri. In Lombardia nell'ultima giornata se ne sono registrate 20, mentre ieri erano state 58. I morti a livello nazionale salgono così a 33.142. Otto regioni - Sicilia, Umbria, Sardegna, Valle d'Aosta, Calabria, Molise, Basilicata e Trentino Alto Adige - non fanno registrare vittime 


Il bollettino: i morti sono 70, meno di 500 persone in terapia intensiva  Tutti i dati

I DATI DELL'EPIDEMIA IN ITALIA - Altri 70 morti in Italia per coronavirus. In totale le vittime dall'inizio dell'emergenza sono 33.142, secondo i dati diffusi dalla Protezione Civile. Il numero complessivo dei dimessi e guariti dal coronavirus sale invece a 150.604, con un incremento di 3.503 persone rispetto a ieri. In terapia intensiva sono ricoverate 489 persone: per la prima volta dal 6 marzo, si scende sotto la soglia di 500. Sono 7.379 le persone ricoverate con sintomi, con un decremento di 350 pazienti rispetto a ieri e 40.118 persone, pari all’84% degli attualmente positivi, sono in isolamento senza sintomi o con sintomi lievi. I casi attualmente positivi nel complesso sono 47.986.

I NUMERI IN LOMBADIA - Aumentano i casi, diminuiscono ricoveri e decessi. Sono 382 i nuovi contagiati in Lombardia con 15.507 tamponi effettuati per un totale di 88.183 positivi in regione. Ieri c'erano stati 216 nuovi casi a cui andavano aggiunti 168 tamponi effettuati nel corso della settimana a Bergamo. Gli attualmente positivi ammontano a 22.913, il rapporto tamponi/positivi è al 2,5% (ieri era 1,7%). In calo i nuovi decessi che sono 20 (ieri 58) per un totale di 15.974 persone morte in regione. Buone notizie dal fronte ospedaliero: in calo sia i ricoveri in terapia intensiva (-2, 173) che negli altri reparti (-156, 3.470). Sempre secondo i dati forniti oggi dalla Regione sono 1486 i pazienti da coronavirus giudicati guariti, per un totale che sale a 49.296.

I CASI PROVINCIA PER PROVINCIA - I nuovi casi di coronavirus sono stati pari oggi a 39 a Milano e a 76 nell'intera provincia, con una sostanziale stabilità  rispetto a ieri, quando erano ammontati a 41 e 68.. Nelle altre province lombarde si registra una crescita dei casi a Brescia, da 33 a 90, mentre a Bergamo sono 69, a Como 31 e a Sondrio 23. Numeri più contenuti per Monza e Brianza (14), Lodi (13), Cremona (13), Varese (12), Pavia (9), Lecco (5) e Mantova (2)

FONTANA: DAL 3/6 LOMBARDI LIBERI DI CIRCOLARE OVUNQUE - "Sono molto confidente sul provvedimento che verrà emanato dal governo e sono praticamente convinto che dal 3 (giugno, ndr) i lombardi saranno liberi di circolare in tutta Italia". Lo afferma il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, in merito alla possibilità per i lombardi di potersi spostare sull'intero territorio nazionale. "Abbiamo esaminato i dati relativi alla Regione Lombardia, che abbiamo inviato all'Istituto Superiore di Sanità, e abbiamo potuto evidenziare come gli stessi siano tutti positivi e in miglioramento rispetto alle precedenti settimane, questo vuol dire che la situazione sta migliorando. Questo vuol dire che in previsione del provvedimento governativo con cui si stabilirà la riapertura delle regioni e la circolazione tra regioni, credo la Lombardia rientrerà sicuramente nelle regioni che avrà libertà di movimento", conclude Fontana.

LA LOMBARDIA QUERELA GIMBE - "Regione Lombardia, attraverso il proprio ufficio legale, ha deciso di presentare una querela contro la fondazione Gimbe e il suo presidente Nino Cartabellotta. Un atto inevitabile, il nostro, dopo quanto affermato dal presidente della fondazione che, parlando dei dati sanitari della Lombardia, ha dichiarato, fra l'altro, che 'si combinano anche dei magheggi sui numeri'". Lo comunica in una nota la Regione Lombardia. "Accuse intollerabili e prive di ogni fondamento - si legge nella nota - per le quali il presidente di Gimbe dovrà risponderne personalmente. I nostri dati, come da protocollo condiviso da tutte le Regioni, vengono trasmessi quotidianamente e con la massima trasparenza all'Istituto Superiore Sanità". 

Digital Week 2020, a Milano edicole tecnologiche e servizi per i cittadini. L'innovazione per uscire dall'emergenza

Dal 25 a 30 maggio a Milano è tempo di Digital Week. La manifestazione, giunta alla sua terza edizione, si propone come il punto di riferimento di tutta l'innovazione digitale: dalla produzione manifatturiera al design, dalla multimedialità all'advertising e, naturalmente, allo smartworking. Tra i numerosi temi affrontati: lavoro, salute, economia e media, in una sei giorni di partecipazione attiva, gratuita, rigorosamente online


Milano Digital Week 2020, la Città Trasformata » inno3

In questa settimana dal 25 al 30 maggio, le edicole di Milano lanciano la Digital Week 2020. In un momento così delicato durante la fase di rientro alla normalità, per favorire il contenimento ed evitare assembramenti, i vari “sportelli di quartiere” dislocati per la città, possono emettere: certificati anagrafici, di nascita, di cittadinanza, offrendo la possibilità al cittadino d’incontrare l’Amministrazione Comunale comodamente proprio sotto casa, alleggerendo così oltre l’affluenza di persone presso gli uffici pubblici ma anche sui mezzi di  trasporto.

Si tratta, precisamente, del protocollo Edicole “INFOMI” ideato e creato per rinnovare le edicole e renderle ancora più produttive con un nuovo modello e nuove logiche  di business sicuramente più evolute, innovative, uniche e tecnologiche da riproporre anche nei diversi Comuni d’Italia, perché costituito da servizi digitali atti ad agevolare anche e soprattutto la comunicazione in favore sia dei cittadini e che dei turisti, con 150 touchpoints, piattaforme interattive per risolvere le necessità di un consumatore sempre più esigente e sempre di corsa, e offrire assistenza, dotati di wi-fi, bluetooth, pagamento NCF, due telecamere, un sistema audio e tanto altro. Inoltre viene data la possibilità di ritirare presso l’edicola pacchi ordinati on line con tempi di ritiro pressoché immediati, con consegna merci a km0, dunque non più furgoni per la consegna a domicilio con intasamenti stradali continuativi sia di giorno che di notte bensì solo trasporto notturno insieme ai giornali, minimizzando così i rischi alla salute del cittadino e contenendo il più possibile il grave problema incombente sull'inquinamento. 

Konny Bilotta

Aspettando il 3 giugno, Boccia: "Passaporto sanitario contro la Costituzione". Regioni pronte a riaprire, ma il sardo Solinas: "Dal ministro litania centralista, ci aspettavamo soluzione chiara"

Il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia, parla a palazzo San Macuto, durante l'audizione davanti alla Commissione parlamentare sul federalismo fiscale e l'autonomia differenziata regionale, dedicata anche alla gestione dell'emergenza per la pandemia da coronavirus: "Nei prossimi giorni, nelle prossime ore -ricorda il ministro- l'ultimo 'clic' che riporterà il Paese a muoversi dovrà essere quello del buonsenso. Se tutte le Regioni ripartono, ripartono senza distinzione sul profilo dei cittadini residenti in una Regione o in un'altra, se le autorità sanitarie e il Governo decideranno che il Paese è pronto per la ripartenza"


Lombardia, Fontana finisce sotto scorta - Cronaca Il Cittadino di Lodi

"Passaporto sanitario? Rileggete l'articolo 120 della Costituzione: una Regione non può adottare provvedimenti che ostacolino la libera circolazione delle persone. E poi se gli scienziati dicono che non ci sono passaporti sanitari, non ci sono". Lo ha detto il ministro degli Affari regionali Francesco Boccia in audizione alla Commissione Federalismo fiscale della Camera. "Nei prossimi giorni con l'ultimo click che riporterà il Paese a muoversi ci dovrà essere anche quello del buonsenso. Se tutte le regioni ripartono senza distinzioni sul profilo dei cittadini di ogni regione, la distinzione tra cittadini di una città rispetto all'altra non è prevista, se siamo sani ci muoviamo. Diverso è prevedere una fase di quarantena, ma non siamo in quella condizione. E anche in quel caso ci vuole un accordo tra le parti", aggiunge Boccia.

"Le province lombarde di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e quella di Piacenza in Emilia Romagna "hanno vissuto un'ecatombe, il resto del Paese un dramma. Non paragonerei quelle province al resto d'Italia", prosegue il ministro parlando di possibili provvedimenti finanziari per sostenere l'economia di quelle zone. 

"Commissariare la sanità lombarda? Mai stato all'ordine del giorno e non ci sono elementi per valutare un provvedimento di questa natura", dichiara Boccia.

"Il sistema di monitoraggio funziona bene, è stato condiviso con tutte le Regioni, ogni settimana ci dà il termometro della pandemia, non è un giudizio, una pagella, non ci sono dei voti, è il tentativo di accendere luci se c'è un piccolo focolaio e se la resilienza della sanità non è piena", osserva. "Il monitoraggio comprende 21 indicatori diversi che compongono un algoritmo condiviso da tecnici del ministero e delle Regioni - sottolinea - mi dispiace per la polemica con l'Umbria, che poi è uscita (dalla fascia di attenzione). La valutazione non deve incidere sulla ripartenza delle regioni, che è già avvenuta e continuerà la prossima settimana per riprenderci tutto il nostro Paese".  "I dati (sul contagio nelle regioni, ndr) arriveranno al ministero della Salute entro domani e si faranno valutazioni in maniera rigorosa, laica, partendo dal presupposto che la protezione della salute e della vita è la priorità assoluta e la difesa e il rilancio dell'economia e dei posti di lavoro è la priorità delle priorità". dice il ministro durante la sua audizione.

LA SARDEGNA-  "Dal ministro Boccia non ci saremmo aspettati l'inutile litania neocentralista che vuole riaffermare una supremazia prepotente dello Stato rispetto alle Regioni nell'architettura della Repubblica come definita da novellato titolo V". Così il governatore della Sardegna Christian Solinas commenta le dichiarazioni del ministro sull'incostituzionalità del passaporto sanitario. "Dal ministro ci saremmo aspettati, a pochi giorni dal 3 giugno, una proposta di soluzione chiara sulle riaperture tra Regioni".

IL VENETO - "Spero che si possa viaggiare dal 3 giugno. Ormai ci sono le condizioni epidemiologiche e la situazione sanitaria è tranquilla, io tifo perché tutte le regioni possano aprire e ci sia libera circolazione". Lo ha affermato il presidente del veneto Luca Zaia, intervistato a "Mattino cinque". "E' difficile immaginare - ha precisato Zaia - che il virus si fermi a Sirmione e non vada a Peschiera, che è il nostro confine con la Lombardia. Penso che sia ragionevole pensare che si debba aprire tutti, nel rispetto delle linee guida, nel rispetto degli indicatori che ci verranno dati dall'Iss. La responsabilità prima di tutto". A livello continentale Zaia ha auspicato che "ci sia un minimo di coordinamento e si dia vita a una 'Schengen sanitaria', visto che stiamo assistendo a dibattiti su corridoi privilegiati rispetto ad alcune realtà", ha concluso.

LA LIGURIA - "I dati del Ministero della Salute mostrano un trend positivo in Liguria per tutti gli indicatori dell'epidemia di coronavirus. È il risultato del monitoraggio della fase 2. L'R(t), l'indice di contagio, è compreso tra 0,41 e 0,58, ben al di sotto della soglia di allarme". E' l'aggiornamento sull'indice di contagio di Covid-19 in Liguria illustrato dal presidente della Regione Giovanni Toti alla vigilia della possibile riapertura dei confini regionali. "I dati del Ministero ci dicono che per tutti gli indicatori non ci sono allarmi. Sono ottimi gli indicatori che valutano la qualità del monitoraggio, la circolazione e la pressione sul sistema sanitario regionale. Questi sono i fatti. Agli altri lasciamo l'allarmismo, il terrorismo, le gufate e il tifo politico che acceca a tal punto da sperare che le cose vadano male. Qui siamo ripartiti, in sicurezza e andremo avanti così, senza abbassare la guardia! Forza liguri che ce la facciamo!".

Mascherina sì, mascherina no. Università della California: "Se indossata correttamente riduce la diffusione aerea del virus"

Le mascherine correttamente indossate forniscono una barriera fisica essenziale, riducendo il numero di particelle virali nel respiro di individui asintomatici che sono stati infettati dal nuovo coronavirus. E' quanto sottolineano in un articolo su 'Science' Kimberly Prather e i colleghi della University of California San Diego


Ormai è noto: Sars-CoV-2, il nuovo coronavirus, può essere diffuso da persone asintomatiche. Una realtà che sottolinea l'importanza di testare regolarmente e diffusamente la popolazione, di indossare mascherine e di praticare il distanziamento fisico. Le raccomandazioni dell'Organizzazione mondiale della sanità sul distanziamento sociale e il lavaggio delle mani per ridurre la diffusione virale si basano su studi sulle goccioline respiratorie condotti negli anni '30. Quando sono stati portati avanti questi studi, non esisteva la tecnologia per la rilevazione delle particelle diffuse via aerosol.

Più recentemente, le misurazioni mostrano che tosse intensa e starnuti che diffondono le goccioline di saliva e trasudato più grandi possono creare migliaia di particelle aerosol che possono viaggiare ancora di più lontano. Studi recenti su Sars-Cov-2 hanno dimostrato che oltre alle goccioline, esso può essere trasmesso anche attraverso queste piccolissime entità. Un recente lavoro ha stimato che un singolo minuto di conversazione ad alta voce può generare tra i 1.000 e i 100.000 particelle aerosol contenenti virioni o particelle di virus sospese nell'aria.

Queste particelle infettive possono accumularsi nell'aria non circolante per ore, dove possono essere più facilmente inalati in profondità nei polmoni. Questo rende difficile definire una distanza di sicurezza realmente efficace, affermano gli autori.

I paesi che sono stati più efficaci nel limitare la diffusione di Covid-19 hanno implementato l'uso universale delle mascherine, fanno notare in conclusione gli esperti . È particolarmente importante, quindi - sottolineano - indossare questi dispositivi in luoghi dove si possono accumulare alte concentrazioni di virus, come strutture sanitarie, aeroplani, ristoranti e altri luoghi affollati con ventilazione ridotta.

 

(Fonte: Adnkronos)

  • Pubblicato in Salute

Festa della Repubblica, Mattarella a Codogno: l'omaggio del capo dello Stato al comune simbolo dell'emergenza Covid

L'annuncio del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana: "Questa mattina ho ricevuto la telefonata del presidente della Repubblica durante la quale mi ha comunicato che il 2 giugno verrà a Codogno per incontrare la comunità della città simbolo della pandemia. L'ho ringraziato per la decisione e per l'invito a essere al suo fianco in quella occasione. Un segno d'attenzione verso la nostra terra e verso tutti i lombardi particolarmente importante e davvero molto gradito"


Al mattino del prossimo 2 Giugno, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, prenderà parte alla consueta cerimonia di deposizione di una corona all’Altare della Patria,e non sarà da solo, infatti sarà accompagnato, a rigorosa distanza, dalle alte cariche dello Stato normalmente presenti a questo momento celebrativo: il premier Giuseppe Conte, il presidente della Camera, Roberto Fico, e quello del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati oltre ai ministri competenti tra cui il titolare della Difesa, Lorenzo Guerini, e il presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia. La cerimonia si chiuderà con il sorvolo delle Frecce Tricolori.

Nel pomeriggio il capo dello Stato si sposterà a Codgno, il comune del Lodigiano primo luogo simbolo della Lombardia dove ha avuto inizio la pandemia, lanciando un messaggio di incoraggiamento per il ritorno alla normalità accompagnato da un doveroso omaggio alle decine di migliaia di vittime del Coronavirus; lì incontrerà in forma del tutto privata, in municipio, le autorità locali, come afferma il sindaco di Codogno, Francesco Passerini: “Non ci sarà niente di ufficiale e aperto al pubblico per evitare assembramenti. Il gesto di Mattarella - commenta Passerini - premia la responsabilità e il sacrificio che l'intera nostra comunità ha saputo mettere nel combattere l’emergenza, e penso che il Presidente abbia deciso di venire a trovarci nel giorno della Festa della Repubblica anche per testimoniare che noi italiani nei momenti di difficoltà sappiamo ritrovarci".

Insulti e minacce, Fontana sotto scorta: "Clima incandescente". Ecco perché l'aggressione al governatore è una vergogna

La Prefettura di Varese ha messo sotto scorta il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, dopo che contro di lui è stato creato un clima d'odio e di tensione. Nei giorni scorsi Fontana è stato preso di mira anche con delle scritte sui muri di Milano, una in particolare firmata dai Carc, i "Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo". La campagna di cieco risentimento montata contro la Regione Lombardia e il suo presidente ha prodotto una situazione di grande tensione che questo territorio generoso e laborioso non meritava. E non meritava un simile trattamento nemmeno lo stesso Fontana che, lungi dall'essere immune da possibili errori, è riconosciuto da tutti gli addetti ai lavori e da milioni di cittadini lombardi come una persona per bene, corretta e disponibile. Per molti è anche un bravo amministratore, ma questa è un'altra materia - (LEGGI IL COMMENTO)


Le convinzioni politiche c'entrano poco e poco rilevano anche le valutazioni sulla gestione dell'emergenza Covid. Qui si tratta di altro. Chi ha avuto modo di conoscere il presidente Fontana, chi si è trovato a lavorare nel contesto della Regione Lombardia, sa bene di cosa parliamo. Agli altri proviamo a spiegarlo.

Attilio Fontana è certo un uomo di parte, leghista da sempre, alla guida di una giunta di centrodestra, che porta avanti le proprie posizioni politiche. Può piacere o meno quello che pensa, dice e fa insieme alla sua compagine amministrativa. Ciò che è evidente, e riconosciuto anche dai suoi avversari, è il valore umano e morale che il governatore ha sempre dimostrato. Persona seria, gentile nei modi e corretto nell'agire. Con tutti: collaboratori, oppositori, gente comune e pure con i giornalisti, che parlino bene o male di lui. Lo diciamo per testimonianza diretta: mai ci è capitato di sentire da lui una risposta risentita, un'imposizione arrogante, un atteggiamento sgradevole. Insomma, a nessun cronista, nemmeno il più fastidioso e pungente, il governatore lombardo ha mai replicato: "Quando diventerà presidente, le scelte le farà Lei". Questi toni li abbiamo registrati, al contrario, dall'intoccabile premier Conte, senza che nessuno abbia trovato disdicevole la cosa, tanto meno l'Ordine dei giornalisti. Ma qui si aprirebbe un'altra storia.

Noi siamo convinti che la gestione dell'emergenza sanitaria, che ha investito la Lombardia in modo devastante, sia stata complicata, non priva di pecche e di scelte su cui sarà giusto fare luce, ma sostanzialmente adeguata. Abbiamo argomentato questa tesi approfondendo il tema in molti articoli e non è ora il caso di tornarci. Il rispetto per quanti sono morti, per quanti hanno sofferto per la maledizione del Covid-19, ci impone di seguire con attenzione tutte le eventuali responsabilità in possibili mancanze, a tutti i livelli. Che si tratti della Regione, dell'incriticabile governo Pd-5s, di politici, di amministratori, dirigenti o quant'altri. Ma "Fontana assassino" da parte di chi si dichiara erede di un'ideologia, quella sì responsabile di genocidi, soprusi e orribili violenze, è inaccettabile. Lo è e lo deve essere per tutti. Poco ci interessa di come si muoverà l'autorità giudiziaria nei confronti di questi esagitati, "comunisti" fuori tempo massimo, anzi speriamo che non passino altri guai, oltre a dover convivere con la propria infelicità storica. A questi e ai tanti haters che hanno dato il peggio di loro stessi in questi mesi, però, non perdoniamo che al presidente della Lombardia debba essere attribuita una scorta. Passi per il fatto che sarà meno agevole avvicinarlo con un microfono, ma che i cittadini lombardi, che sono brava gente, debbano ora fare fatica per scambiare due parole e un sorriso col sciur Attilio, sempre umile e disponibile, - beh - questo ci fa proprio "girà i ball".

Fabio Pasini

L'Italia rifiuta i "corridoi turistici" ma chiede coordinamento e unità europea

"Non accettiamo broker o accordi bilaterali, solo la libera circolazione, come raccomandato dalla Commissione europea nei suoi documenti" ha dichiarato il Ministro per gli affari europei Vincenzo Amendola


Vincenzo Amendola, lunedì ha respinto la proposta di "corridoi turistici" e accordi bilaterali che facilitano il turismo tra paesi europei con livelli simili di infezioni da coronavirus e ha dichiarato che l'Unione europea deve svolgere l'attività di coordinamento, così da migliorare i rapporti tra gli stati membri. 

"È necessario coordinarsi nel quadro dell'unità europea. Non accettiamo intermediari o accordi bilaterali, ma solo la libertà di movimento, come raccomandato dalla Commissione europea nei suoi documenti", ha dichiarato il ministro in una conferenza stampa telematica con i media internazionali.

Amendola ha anche chiesto l'unità nella risposta europea alla crisi da coronavirus e ha affermato che è essenziale che l'UE, si accordi su un fondo di risanamento con risorse finanziarie " ambiziose " per proteggere la competitività del mercato unico europeo. Per quanto riguarda il turismo, ha sottolineato che l'Italia aprirà i suoi confini con i paesi dell'UE dal 3 giugno senza la necessità di quarantene per cercare di rilanciare il turismo, e ha affermato che per ora, continueranno a essere chiusi ai cittadini al di fuori dell'area di Schengen, almeno fino al 15 Giugno, come indicato dalla Commissione.

Per quanto riguarda il fondo di risanamento che la Commissione deve presentare ai paesi partner il 27 maggio, il ministro ha sottolineato che deve essere un piano "coraggioso" e "ambizioso", con risorse sufficienti per sostenere i paesi più colpiti la pandemia, come l'Italia e la Spagna.

Ha ribadito che il fondo "non aiuterà solo l'Italia", ma l'UE nel suo insieme, perché la crisi sta colpendo i Ventisette, mettendo a rischio la competitività del mercato unico, penalizzando anche l'Austria e altri stati.

"Questo fondo deve servire a far fronte alla recessione, più è solido, più velocemente usciremo dalla crisi", ha affermato, giustificando che le risorse di questo fondo potrebbero essere utilizzate per "sostenere la solvibilità delle società europee. Questa non è una crisi di un paese, coinvolge i Ventisette, influisce sulle esportazioni e sulla produzione industriale di tutti", ha aggiunto.

Il presidente francese Emmanuel Macron e il cancelliere tedesco Angela Merkel hanno proposto di creare un fondo europeo per la ricostruzione, da 500 miliardi di euro, un piano che Amendola ha apprezzato ma ritenuto "insufficiente", viste le richieste di almeno 1,5 trilioni di euro. Ha inoltre chiarito che nell'UE non esiste un "nord contro sud" o paesi più dispendiosi e altri più austeri, ma "un unico interesse nel salvare la competitività del mercato unico europeo".

In questo senso, ha sottolineato che la concessione di questi aiuti ai paesi più danneggiati sotto forma di prestiti sarebbe fatale, perché aumenterebbe ancora di più il loro debito, che nel caso dell'Italia supererebbe il 135% del prodotto interno lordo. Per quanto riguarda l'ipotesi di andare al meccanismo europeo di stabilità (ESM), che in Italia genera polemiche, ha sottolineato che "è una possibilità remota", che comunque il governo studierà, tenendo anche conto, di tutti gli strumenti fiscali messi a disposizione per i paesi europei più colpiti dalla pandemia. 

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