updated 2:03 PM UTC, Dec 9, 2019

Scopriamo Piattaforma Milano e cosa rimprovera alla giunta Sala. Parla Matteo Forte: "Più città, meno Comune" (VIDEO)

La nostra intervista a Matteo Forte, consigliere comunale di Milano popolare, a margine dell'incontro di Piattaforma Milano. Un'occasione per fare il punto sulla città a metà mandato dell'amministrazione Sala cui non sono state risparmiate diverse critiche. Scopriamo di cosa si tratta - (VIDEO)


"Sabato mattina al Teatro Parenti abbiamo lanciato Piattaforma Milano, iniziando con l'ascoltare realtà, associazioni, comitati di quartiere, poi corpi intermedi, forze sociali e associazioni di categoria. Non è l'ennesima sigla, perché Paiattaforma Milano vuole unire e non dividere. Non è una lista civica, perché vuole essere innanzitutto un metodo di lavoro per coinvolgere la città, che è infinitamente più grande della sua amministrazione. Oggi abbiamo voluto porre le basi per iniziare un percorso che - a cominciare da Milano - getti le basi per costruire un'alternativa liberale e popolare tanto al neo-statalismo romano quanto al dirigismo "decentrato" del Pd milanese. Prossimo appuntamento previsto per il 31 marzo, per scegliere col voto chi compone il coordinamento di Piattaforma Milano". Lo ha scritto sulla sua pagina Facebook, Matteo Forte, consigliere comunale di Milano popolare, tra i promotori di Piattaforma Milano.

Il "Figlio di Krakatoa" scatena uno tsunami e provoca 373 morti in Indonesia (VIDEO)

Il figlio del "Vulcano Maledetto" emerse dalle acque, dopo la più grande eruzione della storia nel 1883, si teme che questo vulcano possa esplodere come suo «padre»


La tragedia ha colpito ancora una volta l'Indonesia, meglio conosciuta come l'Arcipelago della catastrofe, con una terra scossa ogni volta da degli tsunami, terremoti, incidenti aerei e naufragi. Quasi tre mesi dopo il terribile tsunami che ha ingoiato più di 2.000 vite sull'isola di Celebes (Sulawesi nella lingua locale), onde alte fino a tre metri Sabato sera hanno spazzato le città costiere dello Stretto di Sond, che separa le isole di Giava e Sumatra.

Ancora in attesa che le squadre di soccorso raggiungano tutte le aree colpite, molte delle quali bloccate dai detriti trascinati dalla forza del mare, il numero delle vittime ammonta a 373 morti , 1.500 feriti e 128 scomparsi. Un totale di 11.687 persone sono state evacuate per motivi di sicurezza. Tutto indica che lo tsunami sia stato causato da frane sottomarine causate dall'eruzione del vulcano "Anak Krakatoa" ("Figlio di Krakatoa"). Emerso dopo l'esplosione del 1883 di Krakatoa, la più grande eruzione vulcanica della storia. Con una colonna di cenere si è sollevata fino a sei chilometri, ha scatenato uno tsunami di 40 metri che ha ucciso più di 36.000 persone, le sue esplosioni che hanno oscurato il cielo, sono state percepite anche in Australia. Un potere esplosivo, di circa 200 megatoni di tritolo, l'equivalente di circa 13.000 bombe atomiche come quella di Hiroshima. Anche se gran parte dell'isola affondò sotto il mare, nel 1927 iniziarono nuove eruzioni che fecero emergere un altro pezzo di terra. Cresciuto ad un tasso annuale di cinque metri, il nuovo vulcano sull'isola raggiunge oggi già un'altezza di 300 metri e alcuni geologi hanno avvertito che un giorno esploderà come suo "padre", il leggendario Krakatoa. Osservato dal 2012, quando il governo indonesiano lo mise al secondo livello più alto di allerta, il "Figlio di Krakatoa" registra nuove eruzioni da giugno e le autorità non permettono di avvicinarsi a meno di due chilometri dalla sua isola vulcanica. "Alle 9:03 di sabato (ora locale), il Krakatoa è scoppiato di nuovo danneggiando le stazioni sismologiche vicine, probabilmente causando un terremoto che ha innescato una frana in un pendio sott'acqua, che a sua volta, ha innescato lo tsunami.

Nessun motivo per la catastrofe

Mentre le autorità determinano le ragioni della catastrofe, le squadre di emergenza stanno lavorando per trovare sopravvissuti e raccogliere cadaveri. Lo tsunami ha colpito le coste di Java e Sumatra alle 9:30 di sabato, quando molti abitanti si stavano godendo una piacevole serata in riva al mare. Senza gli allarmi anti-tsunami , dal momento che nessun terremoto era stato rilevato, le sue potenti onde alte fino a dieci metri, hanno trascinato via tutto ciò che trovavano sul suo cammino.

Un video drammatico (in coda all'articolo), mostra come le onde hanno devastato un palco su cui si esibiva un gruppo rock chiamato "Seventeen". Tra grida di panico, l'acqua ha trascinato via tutto ciò che incontrava. Attorno allo Stretto di Sonda, che collega il Mar di Giava con l'Oceano Indiano, lo tsunami ha colpito molte città turistiche frequentate dalla borghesia della capitale, Jakarta, a soli cento chilometri di distanza. A Sumatra gli edifici sulla spiaggia sono stati distrutti dalla forza del mare, gli alberi e i pali elettrici sono stati sradicati, le onde alte più di 10 metri hanno trascinato auto e container.

La costa nord di quest'isola fu già devastata nel Natale 2004, quando il più grande tsunami della storia spazzò l'Oceano Indiano e provocò oltre 222.000 morti in 14 paesi, più della metà in Indonesia. Quattordici anni dopo, la tragedia colpisce ancora questo paradisiaco arcipelago, oggi chiamato "l'arcipelago maledetto".

 

Fatturazione elettronica, il no di Fratelli d'Italia. Giorgia Meloni: "Il governo la ritiri subito. Non metta i bastoni tra le ruote a chi lavora" (VIDEO)

"Fratelli d’Italia è sceso oggi in piazza al fianco degli artigiani, dei commercianti, dei professionisti, delle partite iva e degli imprenditori che dicono no all’obbligo della fatturazione elettronica". Chiediamo al governo di ritirare l’obbligo da gennaio 2019 tagliando la spesa pubblica e di schierarsi a fianco delle imprese invece di fare di tutto per mettere i bastoni fra le ruote a chi vuole semplicemente lavorare". Queste le parole di Giorgia Meloni dopo la manifestazione del suo partito a Roma per contestare una recenti delle scelte del governo che preoccupano diverse categorie.

La Meloni che non ti aspetti: "Se in Siria si fa ancora il presepe è anche grazie a Hezbollah". Che risposta a Salvini! Vi spieghiamo i motivi di queste parole (VIDEO)

"Se in Siria è ancora possibile fare i presepi, se ancora è possibile difendere la comunità cristiana, è anche grazie a un fronte nel quale ci sono il governo di Assad, la Russia, l’Iran e le milizie libanesi di Hezbollah". Giorgia Meloni replica così alle dichiarazioni del vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, aggiungendo che quando si tratta di questioni internazionali "le semplificazioni non aiutano". Cosa c'è dietro?


La geopolitica ai tempi del populismo e un mercato di voti contesi tra i due leader italiani del fronte sovranista, teoricamente alleati, praticamente concorrenti, in vista delle prossime elezioni europee. Già, al di là dei rapporti di forza, oggi nettamente a favore di Salvini, o proprio in ragione dei medesimi, si sta giocando una derby piuttosto teso tra il soverchiante Matteo e la scalpitante Giorgia. Ma non solo. Ci sono due inclinazioni diverse nell'interpretare quella che era o è la "destra" italiana.

LUI - Salvini è astuto e ha fatto praticamente il pieno con il suo predicare spiccio di legge, ordine e padronanza di casa nostra. Ha avuto buon gioco con i suoi slogan più semplici di una felpa a tema geografico e si è potuto permettere persino il lusso di citare ripetutamente alla lettera la Buonanima di Benito Mussolini, lui che fascista non lo è mai stato nemmeno un minuto nella sua vita scandita in gran parte dai riti padani e dal Milan. Però ha studiato, eccome (ne abbiamo le prove), checché ne dicano i detrattori.

LEI - Dall'altra parte c'è la Meloni, ex ragazzina dell'ultimo Fronte della Gioventù, sezione di Colle Oppio, baluardo mitico dei camerati romani alla cui sede la giunta ha Raggi ha recentemente messo i sigilli. E' lì che nasce la sua identità insieme a una rapida e vivace carriera politica. Vince pur non largamente, appoggiata da Maurizio Gasparri, il congresso dei giovani di An contro uno dei suoi attuali colonnelli, il milanese Carlo Fidanza, allora della corrente di Alemanno. Quindi scala rapidamente le gerarchie del partito finiano raggiungendo persino una poltrona ministeriale, secondaria ma "mica cotica". Bene, tralasciando i tormenti intermedi, da qualche anno guida quei Fratelli d'Italia che sono gli unici eredi parlamentari del Msi e del postfascismo successivo.

Da ciò derivano fondamentalmente due cose: che la presidente di FdI ha una storia bene precisa che interpreta sì liberamente e pragmaticamente, ma con molti meno complessi rispetto a noti colleghi più anziani; inoltre, che con quella storia deve fare ancora i conti, con tutto quanto ne consegue. Tradotto: non può sembrare troppo "fascista" perché sennò se la mangiano viva avversari e commentatori né può mollare troppo la piazza, altrimenti il capitano leghista le porta via anche i resti dell'eredità.

PERCHE' HEZBOLLAH - Piccola digressione. Il mondo sotterraneo del neofascismo ha vissuto sempre in modo tormentato le questioni geopolitiche, senza che le vicende mediorientali facessero eccezione. L'antisemitismo non c'entra, o c'entra fino a un certo punto. La dirigenza di quello che fu il Msi è sempre stata filo-israeliana, più ancora che filo-americana, giacché la lacerante contrapposizione Usa-Urss creava molti dubbi e interrogativi amletici. Furono vicini allo Stato ebraico fior di fascistoni e dal viaggio di Giulio Caradonna in poi l'elenco sarebbe lungo. Poco scandalo, non fosse stato altro che per altri rinnegamenti, avrebbe suscitato dunque a ben nota visita di Gianfranco Fini. D'altro canto, invece, le componenti più rivoluzionarie e radicali della destra, dentro e fuori il partito, stavano con gli arabi e con gli oppressi palestinesi. Persino la guerra in Libano fu divisiva, tra chi andò ad addestrarsi nella Falange maronita legata a Israele e chi parteggiava apertamente per i miliziani che combattevano contro l'invasore con la Stella di David. Hezbollah, il partito di Dio, braccio armato dell'Iran nel paese dei cedri, non è mai dispiaciuto dunque a un certo ambiente, così come il regime fondato dall'ayatollah Khomeini. E dire che anche persino nella guerra Iran-Iraq e nei decenni successivi i fascisti si scontrarono: chi con la teocrazia anti-americana di Teheran, chi con il laico e socialista Saddam Hussein, peraltro poi altrettanto nemico di Washington... Ma anche questa è un'altra storia. Oggi si tratta di due visioni differenti dell'opposizione al mondialismo. Da una parte l'avversione all'asse tra israeliani, statunitensi e lobbies sovranazionali, dall'altra chi vede, nei Trump e nei Nethanyau dei paladini del mondo occidentale contro il terrorismo e l'invasione islamica. C'è poi un terzo incomodo, che infatti è il più furbo e spregiudicato, il quale, giocando su più tavoli, finisce per mettere più o meno d'accordo i nostri poveri sovranisti, cioè Vladimir Putin, alleato di Assad in Siria, ma anche ottimo amico di Israele, a sua volta nemico giurato di Damasco.

VI SIETE PERSI? - La confusione è comprensibile e allora, per farla breve, torniamo alla domanda? Perché la Meloni difende Hezbollah mentre Salvini (a ruota di Usa e Israele) li definisce terroristi? Non era meglio accodarsi, dato che si tratta di islamici, brutti, cattivi e barbuti così spendibili come nemici della civiltà occidentale, bianca e cristiana? No, perché la signora non vuole mollare al concorrente quella "fascisteria" più ideologica e meno "commerciale" che non le è così vicina ma che potrebbe anche venir presto buona. Diciamola tutta: le elezioni europee si avvicinano, Salvini è dato lanciato al 32%, i Fratelli d'Italia rischiano di essere cannibalizzati, quindi si guardano in giro, anche presso quanti avrebbero interesse a unire le proprie forze di per sé non sufficienti a raggiungere il fatidico 4% necessario per approdare a Strasburgo e Bruxelles.

CASAPOUND - Già alleata, poi rivale, della Lega di Salvini, Casapound, vivace movimento sovranista, in costante crescita di militanza, ma non altrettanto premiato dal grande elettorato, sta studiando nuove strategie per raggiungere forme importanti di rappresentanza istituzionale. Guarda caso le tartarughe sono da anni impegnate nel sostegno alla Siria di Assad, anche con concreti aiuti materiali recapitati attraverso onlus come Sol.Id a un popolo provato da una guerra terribile. Loro stanno con quello che quasi tutti in Italia e nel mondo considerano il cattivo. "Assad combatte il terrorismo", sostiene con forza il gruppo di Iannone e Di Stefano. Oggi lo dice anche Giorgia Meloni, che si schiera con il presidente siriano, i suoi alleati di Hezbollah, la Russia e l'Iran. Si tratta di coincidenze o è lecito azzardare il proverbiale "2+2"?  Gli interessati smentiranno, lo sappiamo. Ma vuoi vedere che... 

 

 

Salvini in Israele e il contestatore solitario: "Fascista, qui non ti vogliamo". Ma niente di serio, lui è buon amico dello Stato ebraico. Da Trump a Bolsonaro, l'asse filo-sionista del populismo occidentale. Eppure li chiamano... (VIDEO)

Piccolo fuori programma per il vicepremier e ministro dell'Interno in visita nello Stato ebraico di cui si dice grande amico, ricambiato dal padrone di casa, Benjamin Netanyahu. "Matteo Salvini fascista, qui non ti vogliamo", urla in inglese un gruppetto (anche se la voce riconoscibile pare una sola) di contestatori. La scena, finita in un video che sta facendo il giro dei social, è stata ripresa a Gerusalemme: si vede il ministro  seduto a un tavolino di un mercato della città e sta bevendo qualcosa insieme a delle altre persone. Ad un certo punto si sentono delle grida fuori campo: "Fascist, we don't want you here". Ma Salvini non sembra preoccuparsene affatto: come si vede dalle immagini resta imperturbabile e continua a sorridere e a bere in compagnia.

  • Pubblicato in Esteri

Spray al peperoncino, Salvini: "Ha salvato tante donne da violenze e stupri. Chi ne abusa va arrestato, anche se è minorenne" (VIDEO)

"Lo spray al peperoncino ha salvato tante donne da violenze e stupri: va usato in maniera intelligente. Chi ne abusa per quello che mi riguarda non va richiamato, ma va arrestato anche se minorenne". Così il ministro dell'Interno e vicepremier, Matteo Salvini, ha risposto alla domanda se sia necessaria una revisione delle norme che regolano la vendita dello spray urticante, alla luce della tragedia nella discoteca di Corinaldo ma anche di quanto avvenuto in una scuola superiore di Pavia, dove sono stati soccorsi per intossicazione circa trenta studenti.

Povera Panda, dopo l'ecotassa 5 Stelle, prende 0 stelle (davvero!) nei crash test. Anche nella sicurezza comandano i tedeschi: Audi Q3 über alles (VIDEO)

Sono otto i modelli messi alla prova nell'ultima sessione di crash test Euro NCAP: sei hanno ottenuto le ambite 5 stelle, due modelli del gruppo FCA invece hanno rivelato amare sorprese. Audi Q3,BMW X5, Hyundai Santa Fe, Jaguar I-PACE, Peugeot 508 e Volvo V60 hanno ottenuto il massimo punteggio, la rinnovata Jeep Wrangler si ferma a una stella, la Fiat Panda ottiene zero stelle, replicando il triste risultato della Fiat Punto nel 2017 - (VIDEO)


Cinque stelle per Audi Q3, Bmw X5, Hyundai Santa Fe, Jaguar I Pace, Peugeot 508 e Volvo v60/s60, una per Jeep Wrangler e nessuna per Fiat Panda. È il verdetto della quinta serie di test Euro NCAP 2018, il progetto internazionale di valutazione degli standard di sicurezza delle auto nuove, del quale è partner l'Automobile Club d’Italia.

Qualche ombra per i modelli non dotati di sistemi di assistenza alla guida, (gli ADAS), ma, soprattutto, per quelli progettati, ormai, alcuni anni fa. L’Audi Q3 ottiene il massimo punteggio complessivo, con ottime prestazioni per i sistemi di assistenza alla guida. La Bmw X5 raggiunge il risultato migliore in tutte le prove, anche se subisce lievi penalizzazioni nella protezione del torace e dei femori del conducente, così come al bacino del pedone.

Il giudizio così severo per la Fiat Panda, (nessuna stella), scaturisce essenzialmente dall’assenza di sistemi di assistenza alla guida, (è presente soltanto il sistema di alert in caso di cinture non allacciate), alla quale si aggiungono risultati insoddisfacenti nella protezione del torace, del collo e della testa di adulti e bambini. La Hyundai Santa Fe supera brillantemente tutte le prove, con piccole criticità solo nel funzionamento dell’airbag laterale, nella protezione del collo al colpo di frusta e nella prova notturna del ciclista.

Anche la Jaguar I Pace si è comportata molto bene in tutti i test, gli unici appunti sono relativi alla sola sufficienza rilevata nella protezione del collo dei sedili posteriori e del torace del conducente. L’unica stella per la Jeep Wrangler è motivata dall’assenza dei sistemi di assistenza alla guida, ma anche dalle criticità riscontrate nella protezione del torace e del collo nell'urto frontale e nel montaggio dei sistemi di ritenuta per i bambini.

Secondo posto, in questa tornata di prove, sia per la Peugeot 508 che per le Volvo V60/S60. Entrambe, infatti, ottengono il più alto punteggio nella protezione degli occupanti. Per la francese, solo alcuni rilievi a causa della marginale protezione del torace del conducente in caso di scontro frontale, e per la protezione del pedone in caso di urto con il parabrezza. Per la svedese criticità nella protezione delle gambe del conducente negli scontri frontali e del pedone per alcune aree del cofano e del parabrezza.

"Questa serie di test evidenzia, ancora una volta, il ruolo fondamentale svolto da Euro NCAP e cioè costringere i costruttori ad investire in sicurezza - ha affermato il presidente dell’Automobile Club d’Italia, Angelo Sticchi Damiani. Occorrono idonee dotazioni di sistemi di assistenza alla guida, anche per i modelli che sono stati progettati qualche anno fa. Non per niente come ACI riteniamo che anche i veicoli non nuovi o usati dovrebbero dotarsi di ADAS after market".

 

(Fonte: Adnkronos)

Aiuto, ci tassano (ancora) la macchina. La marcia indietro del governo sull'ecotassa non convince. La follia del M5S imbarazza Salvini. Di Maio: "Incentiviamo solo a comprare auto non inquinanti" (VIDEO)

Una stangata sull'acquisto delle auto 'tradizionali'. Dal 1° gennaio 2019 arriva infatti l'ecotassa a pesare sulle tasche di quanti vorranno comprare automobili alimentate con carburante più inquinante. Incentivi, invece, per le auto più ecologiche. Ad annunciare ieri le nuove norme contenute nella manovra, una nota congiunta del sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, Michele Dell'Orco, e il sottosegretario allo Sviluppo economico, Davide Crippa. Reazioni dure da tutti i fronti, i politici provano a metterci una pezza. Ma cresce la preoccupazione - (VIDEO)


Marcia indietro sull'ecotassa per le auto a benzina e diesel, contenuta in un emendamento del governo alla legge di Bilancio approvato ieri. Matteo Salvini si è detto questa mattina contrario alla misura che ha l'obiettivo di favorire le auto elettriche. Mentre Luigi Di Maio ha chiarito che non ci sarà nessuna nuova tassa per le auto già in circolazione, precisando che chi ha un Euro3 o qualsiasi altra macchina non pagherà un centesimo in più.

SALVINI- Ospite di 'Mattino 5', il ministro dell'Interno ha spiegato che la proposta di modifica, che ora passerà al Senato e poi tornerà alla Camera, "si può cambiare". Salvini, intervenendo a Radio Anch'io, si è detto "assolutamente contrario a ogni ipotesi di nuova tassa su un bene in Italia già iper tassato come l'auto". "Benissimo a bonus per chi vuole cambiare ma non credo - ha aggiunto - che ci sia qualcuno che ha un Euro3 diesel per il gusto di avere una macchina vecchia. Ce l'ha - ha osservata - perché non ha soldi per comprarsi una macchina nuova".

DI MAIO - Di Maio in un intervento pubblicato sul Blog delle Stelle e su Facebook ha chiarito innanzitutto che non ci sarà nessuna nuova tassa per le auto in circolazione. "Chi ha un Euro3 o qualsiasi altra macchina - ha spiegato - non pagherà un centesimo in più. Abbiamo pensato una norma - ha continuato - per aiutare chi decide di comprare un’auto ibrida, elettrica o a metano. Visto che - ha osservato - i livelli di inquinamento, soprattutto al Nord, sono spaventosi, perché non premiare chi decide di comprare un’auto nuova meno inquinante, dandogli un incentivo fino a 6000 euro? Questa è l’idea della norma pensata dal governo, che disincentiva chi sceglie un’auto più inquinante".

Di Maio ha detto di capire "le preoccupazioni di costruttori e dei cittadini che magari vorrebbero comprare un’auto ecologica, ma non se lo possono permettere perché costa di più". "Per questo la norma - ha sottolineato - va migliorata subito per non penalizzare nessuno, in particolare chi ha bisogno di acquistare un’utilitaria. Infatti il 60% dei modelli per cui è previsto un incentivo sono diesel: Punto diesel, Panda diesel, Clio diesel, Golf diesel, Megane diesel, Polo diesel, Classe A diesel. Per questo motivo - ha annunciato Di Maio - ho deciso di convocare un tavolo tecnico al Ministero dello Sviluppo economico, per migliorare gli incentivi per l’auto elettrica, ibrida e a metano, con i costruttori, a partire da FCA, e con le associazioni dei consumatori. Insieme - ha concluso - troveremo la soluzione giusta per centrare due obiettivi: proteggere noi e i nostri figli dall’inquinamento, senza pesare sul portafogli".

LE PROTESTE - Metalmeccanici e concessionari auto, con Fim Fiom, Uilm e Federauto si sono schierati subito insieme contro la misura dicendosi preoccupati dall'impatto che un meccanismo di bonus-malus così architettato possa avere sull'economia del Paese e sull'occupazione di un settore già esposto agli alti e bassi della crescita. Anche la Cgia di Mestre ha espresso un secco no all'ipotesi di una ulteriore tassazione sulle nuove auto a benzina e diesel. ''Già oggi in Italia sul settore dell'auto grava un carico fiscale di oltre 70 miliardi di euro all'anno - ha dichiarato Paolo Zabeo della Cgia - un record negativo che nessun altro Paese ci invidia".

 

(Fonte: Adnkronos)

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