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updated 4:59 PM UTC, Mar 30, 2020

Conte incoraggia la no-fly zone in Libia e si schiera con gli europeisti Merkel e Macron

In questo modo, si può ottenere la "cessazione immediata delle ostilità", afferma il Primo Ministro. 


 Giuseppe Conte ha descritto la creazione di una no-fly zone in Libia come opzione per risolvere il conflitto nella guerra civile del Nord Africa. "Una zona di non volo può anche essere uno strumento per raggiungere un obiettivo come la cessazione immediata delle ostilità", ha dichiarato Conte alla conferenza stampa di fine anno che si è tenuta questa mattina a Roma. L'Italia sostiene pienamente l'iniziativa per una conferenza sulla Libia a Berlino all'inizio del 2020.

"Vi è un'intensa attività diplomatica in Italia che spesso non è visibile", ha dichiarato Conte, riferendosi all'ex colonia italiana. Inoltre Conte riferisce di aver parlato con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e con il presidente russo Vladimir Putin, sulle conseguenze dell'intervento militare prospettato dal presidente turco, una nuova guerra che comporterebbe molte vittime civili, eppure nessuna delle due parti vincerebbe.

Erdogan ha annunciato che all'inizio di gennaio 2020, avrebbe presentato una proposta al parlamento turco, per fornire supporto militare al governo libico. Dalle parole di Erdogan inizialmente non era chiaro quale tipo di truppe volesse schierare. La Turchia e il governo unitario in Libia avevano precedentemente concluso un accordo globale di sicurezza e cooperazione militare. Ciò potrebbe consentire alla Turchia di inviare addestratori e consulenti militari.

L'Italia, come la Turchia, affianca il governo del Primo Ministro sostenuto dall'ONU Fajez Sarradsch a Tripoli in Libia. La Russia e altri paesi stanno invece supportando il generale Chalifa Haftar, che è attivo nella parte orientale della Libia e sta cercando di conquistare Tripoli da mesi. 

Conte ha sottolineato che l'UE si sta ancora una volta impegnando per una pace in Libia, già all'ultimo vertice dell'UE era già stato redatto un documento congiunto con il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron, che preannunciava maggiori investimenti militari su quel fronte.

Circoli del Ministero degli Affari Esteri riferiscono che il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ha già ricevuto l'approvazione iniziale dalle sue controparti europee per attivare la procedura proposta da Conte dell'UE sulla Libia, ma ci sono ancora molti dettagli da chiarire.

Quello che invece è sempre più chiaro è l'intenzione di Conte di stringere accordi e sinergie con le due principali potenze europee, la Germania e la Francia, sarà l'inizio di una rinascita politico economica oppure l'inizio di una "d'orata schiavitù"?

Erdogan incontra Putin in Russia per discutere dell'operazione siriana

Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha incontrato oggi il presidente russo Vladimir Putin per discutere dell'offensiva turca in Siria, un incontro che non ha lasciato dubbi sulle intenzioni del presidente turco.


Un incontro che è avvenuto poche ore prima della scadenza di un cessate il fuoco di cinque giorni tra le milizie curde appoggiate dalle milizie siriane e l'esercito del governo di Erdogan.

La Turchia ha minacciato di riavviare l'offensiva militare se entro questa sera i combattenti curdi non completano il ritiro da un'area predeterminata lungo il confine meridionale della Turchia. Ankara mira a creare una vasta zona cuscinetto turco lungo gran parte del suo confine con la Siria. L'incontro di Erdogan con Putin, il più potente sostenitore del governo siriano, si è incentrato sulle spinose conseguenze dell'operazione militare turca, sulla rapida evoluzione della mappa di controllo siriana e sulla confusione creata da fazioni concorrenti che si sono precipitate a colmare il vuoto lasciato dalle truppe americane. "Questi sono giorni molto critici nella regione", ha detto Erdogan dopo essere stato salutato da Putin nella città di Sochi sul Mar Nero. "L'operazione Peace Spring e questo incontro creeranno opportunità molto importanti", ha aggiunto riferendosi al titolo che la Turchia ha dato alla sua operazione militare. Le milizie a guida curda, conosciute come le forze democratiche siriane, hanno dichiarato di aver completato solo parzialmente il loro ritiro da un'area che si estende per circa 70 miglia lungo il confine con la Turchia e 20 miglia in profondità nel territorio siriano. Mervan Qamishlo, un portavoce dell'SDF, ha accusato la Turchia di aver cessato gli attacchi solo alcune ore dopo l'entrata in vigore della tregua, affermando che le truppe curde si erano già ritirate dalla città siriana di Ras al-Ayn. "Sembra che la Turchia non sia seria riguardo all'accordo", ha detto in un messaggio di questa mattina. "Fino ad ora, non vi è alcun ritiro da altre aree." 

Uno degli altri difficili compiti di Putin è quello di mediare una sistemazione tra Erdogan e il presidente siriano Bashar al-Assad, che sono stati avversari durante la lunga guerra civile in Siria durata ben 8 anni. La Russia aveva usato il suo potere militare per aiutare Assad a respingere la ribellione civile siriana e ora sta cercando di assicurarsi che il suo governo riacquisti il ​​controllo dell'intero paese. “I militari russi non possono autorizzare le forze turche a rimanere o lasciare il territorio siriano. Solo il governo legittimo della Repubblica araba siriana può farlo”, ha detto il portavoce di Putin Dmitry Peskov, ai giornalisti in una conferenza stampa a Sochi.
 
 

Il desiderio di Erdogan è creare una "zona sicura", che si estenda in gran parte della Siria settentrionale, Assad, durante una visita alle sue truppe nella provincia di Idlib, nel nord della Siria, ha definito Erdogan "un ladro" che continua a rubare la terra siriana. Il ruolo di Putin come mediatore centrale della Siria è stato rafforzato dopo che l'amministrazione Trump ha annunciato il ritiro delle sue truppe rimanenti nel nord della Siria. L'annuncio fu dato poco dopo l'incontro tra Erdogan e Trump all'inizio di questo mese, questo ritiro ha aperto la strada all'offensiva turca contro l'SDF, il principale partner militare degli Stati Uniti, che da sempre ha combattuto contro il gruppo militante dello Stato Islamico (ISIS). Un grosso convoglio di veicoli militari statunitensi ha lasciato la Siria lunedì e ha attraversato il confine iracheno, il convoglio è stato attaccato dal popolo curdo, che accusavano gli Stati Uniti di tradimento, lanciando pietre e verdure contro i veicoli. Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Mark T. Esper ha dichiarato che anche il restante contingente americano lascerà i territori entro la fine di quest'anno

I curdi accusano la Turchia: "Usa fosforo bianco e napalm". Dura telefonata tra Conte ed Erdogan, che cestina la lettera di Trump

Napalm e munizioni al fosforo bianco sarebbero stati utilizzati dalle forze turche nella loro offensiva nel nord-est della Siria. A denunciarlo è l'amministrazione autonoma curda in una nota, nella quale si sottolinea come Ankara abbia fatto ricorso alle armi vietate a causa dell'inaspettata resistenza incontrata nella città di Ras al-Ayn. Il premier italiano chiama il presidente turco: "Interrompere questa inaccettabile iniziativa militare". Consiglio europeo a Bruxelles, mentre il vicepresidente americano Pence vola a Istanbul. Tensione internazionale alle stelle


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DURA TELEFONATA TRA CONTE E ERDOGAN - Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha avuto un colloquio telefonico con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Nel corso della conversazione durata oltre un'ora, a quanto sia apprende da fonti di palazzo Chigi, Conte ha ribadito che l'Italia ritiene inaccettabile l'azione militare avviata in Siria. Durante il colloquio "non sono mancati momenti di forte tensione a fronte del fermo e reiterato invito del presidente Conte ad interrompere questa iniziativa militare, che ha effetti negativi sulla popolazione civile". Conte ha chiesto a Erdogan di ritirare le truppe.

Intanto, crescono di intensità la accuse dei curdi alla Turchia di usare le armi chimiche: secondo le autorità curdo-siriane le forze turche avrebbero usato "fosforo bianco e napalm" dopo aver riscontrato un'inaspettata resistenza curda, in particolare nella città di Ras al Ayn. In un ospedale sarebbero ricoverati alcuni bambini con gravi ferite da ustioni. Non è possibile verificare in modo indipendente l'autenticità delle immagini. Ankara respinge le accuse dei curdi siriani: "Tutti sanno che l'esercito turco non ha armi chimiche. Alcune informazioni ci indicano che" le milizie curde dello "Ypg usano armi chimiche per poi accusare la Turchia", ha detto il ministro della Difesa.

TRUMP SCRIVE A ERDOGAN, IL PRESIDENTE TURCO BUTTA LA LETTERA - "Non fare il duro" o "non fare lo scemo", "lavoriamo a un buon accordo. Tu non vuoi essere responsabile del massacro di migliaia di persone, e io non voglio essere il responsabile della distruzione dell'economia turca", ha scritto Donald Trump al presidente Recep Tayyip Erdogan in una lettera datata 9 ottobre. La lettera è stata "gettata nella spazzatura" dal presidente turco.

La crisi siriana sarà anche sul tavolo del Consiglio europeo in programma oggi a Bruxelles, con Conte.  Mentre a Istanbul il presidente turco incontrerà il vicepresidente americano Mike Pence.

 

(Fonte: Ansa)

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Turchia, Spadafora: "L'Uefa valuti se è opportuna la finale di Champions a Istanbul". E i tifosi italiani insorgono contro Calhanoglu, Demiral e Under: "Fuori"

Il ministro dello Sport italiano invia una lettera al presidente della Uefa, Aleksander Ceferin, mentre fanno molto discutere i saluti militari dei giocatori turchi al termine delle ultime due partite della loro nazionale. In particolare non sono piaciute le prese di posizione dei calciatori impegnati nel nostro campionato a sostegno dell'intervento in Siria da parte di Ankara


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"In qualità di Ministro per lo Sport del Governo italiano, le chiedo di valutare se non sia inopportuno mantenere, ad Istanbul, la finale della Uefa Champions League in programma per il prossimo 30 maggio". Così il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, in una lettera inviata al presidente della Uefa, Aleksander Ceferin.

"A seguito - prosegue Spadafora - dei gravissimi atti contro la popolazione civile curda avvenuti negli ultimi giorni, il Consiglio degli Affari esteri dell’Unione Europea è appena intervenuto ufficialmente: “L’Unione europea condanna l’azione militare della Turchia che mina seriamente la stabilità e la sicurezza di tutta la regione". Parole nette che interpretano il sentimento diffuso nell’opinione pubblica europea ed italiana. Le notizie di violazioni dei diritti umani, di crimini contro i civili e dell’uccisione di attivisti come Hevrin Khalaf hanno profondamente colpito la comunità internazionale".

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"Ricordo che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite promuove da anni la “Giornata internazionale dello sport per lo sviluppo e la pace” ogni 6 aprile, riconoscendo allo sport un importante valore sociale e culturale. Sappiamo bene che la drammaticità di quanto sta avvenendo in Siria non si risolverà con questo atto, ma siamo tutti consapevoli dell’importanza – politica, mediatica, economica, culturale - che riveste uno degli appuntamenti sportivi più importanti a livello mondiale. Consapevole delle numerose implicazioni, e rispettando l’autonomia dell’organo da Lei presieduto, mi auguro che il calcio europeo nella sua massima espressione possa, per il suo tramite, prendere la scelta più coraggiosa e dimostrare, ancora una volta, che lo sport è uno strumento di pace. Confidando in un positivo riscontro porgo cordiali saluti", conclude il ministro dello Sport.

Intanto Hakan Calhanoglu e Merih Demiral sono di nuovo nella bufera. Nel match di ieri contro la Francia i giocatori turchi di Milan e Juventus hanno riproposto, insieme ai loro compagni di nazionale, il saluto militare che già aveva scatenato polemiche dopo la partita con l'Albania. Poi, tra dichiarazioni post-gara e messaggi sui social, hanno gettato ulteriore benzina sul fuoco. "Gioco per la nazionale e quando lo faccio la politica è da un’altra parte. Noi giochiamo a pallone, ma siamo al 100% con la nostra nazione. Anche se comunque non sempre è tutto bello", ha detto il rossonero Calhanoglu. Demiral invece ha scelto ancora una volta twitter per esprimere il suo appoggio al presidente Erdogan e all'offensiva della Turchia nel nord della Siria. "Ne mutlu Turkum diyene", ha scritto il difensore bianconero citando una celebre frase di Mustafa Kemal Ataturk che tradotta significa: "Felice è colui che si chiama turco".

Ora sui social spopolano gli hashtag dei due giocatori e in tanti esortano i due club italiani a cederli. "Ma un #demiralout non ci starebbe? Giocatore di medio livello, arrogante nazionalista che manda messaggi indegni...secondo me la Juventus merita molto di meglio", "Vattene via dalla Juve", "Cara Juventus, temo che giocatori come Merih Demiral, che infangano lo sport con i messaggi di guerra di un dittatore assassino, non meritino di giocare in Italia, né a Torino, né altrove. Le chiedo, da tifoso, di lanciare un messaggio forte", scrivono alcuni tifosi bianconeri. "Onore al St.Pauli società e tifoseria unite per cacciare un loro dipendente che ha osato prendere posizione verso un genocidio. Prendete esempio per Calhanoglu, Demiral e Under", si legge sempre su twitter in un discorso allargato anche al romanista Under.

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Posizioni nette anche da molti tifosi rossoneri: "Se è al 100% con la sua Nazione se vada fuori dai coglioni al più presto, magari proprio in Turchia, nel frattempo togliti la 10 che sei uno scandalo", "Milan tutto ok con le dichiarazioni di Calhanoglu dopo l’esultanza con saluto militare in sostegno alla guerra della Turchia in Siria?", "Mi aspetto una pioggia di fischi a San Siro, se non vieni mandato via a calci nel culo nella società. Indegno di vestire quella maglia, come calciatore e come uomo, sparisci", sono solo alcuni messaggi che prendono di mira il centrocampista rossonero.

 

(Fonte: Adnkronos)

 
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Siria, Stefano Maullu al Comizio: "Vi spiego perché gli americani sbagliano. E' un Paese laico con un parlamento eletto che va preservato da fondamentalismo e terrorismo"

La nostra ampia intervista all'eurodeputato di Forza Italia sui temi caldi della politica internazionale: dalla crisi mediorientale ai rapporti Usa-Russia, dalla Turchia di Erdogan al ruolo dell'Europa, dalle elezioni in Francia e Gran Bretagna all'immigrazione e il grande progetto necessario per il Mediterraneo - (VIDEO)

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Siria, la Russia difende Assad: "Attacco chimico? Fake news. Colpito un deposito terroristico di sostanze tossiche". Ma l'Onu attacca Damasco insieme a Usa, Ue, Turchia e Arabia Saudita

Il raid nella provincia di Idib, vicino ad Aleppo, roccaforte dell'opposizione legata ai qaedisti di Al-Nusra, è l'ultimo capitolo di un conflitto geopolitico che si svolge su scala mondiale. Il Cremlino sostiene con forza il governo di Damasco, Londra e Parigi vanno all'attacco insieme agli sceicchi ed Erdogan con la spinta delle Nazioni Unite. L'imbarazzo dell'amministrazione Trump, alle prese da un lato con le vecchie compromissioni coi ribelli risalenti all'epoca Obama-Clinton, dall'altro con i nuovi e controversi rapporti con Mosca


All'origine dell'attacco chimico che ha provocato decine di morti a Idlib in Siria, fra cui alcuni bambini, vi sarebbe stato il bombardamento da parte dell'aviazione siriana di un «deposito terroristico» in cui erano contenute «sostanze tossiche» usate per produrre proiettili contenenti agenti chimici.

È questa la ricostruzione dei fatti fornita dal ministero della Difesa russo all'indomani dalla strage di Khan Sheikhun, cittadina a sud di Aleppo controllata dai ribelli, in cui sono morte almeno 58 persone e 170 persone sono state ferite. E nel giorno in cui si riunirà d'urgenza il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. «Secondo i sistemi di controllo dello spazio aereo russi, ieri tra le 11.30 e le 12.30 ore locali l'aviazione siriana ha condotto un raid aereo alla periferia orientale di Khan Sheikhun, colpendo un deposito di munizioni dei terroristi», ha dichiarato il generale Igor Konashenko, secondo quanto riporta il sito dell'agenzia Tass, precisando che questo deposito «ospitava un laboratorio per la produzione di proiettili contenenti agenti tossici».

«Da questo arsenale, armi caricate con agenti chimici venivano poi consegnate dai militanti all'Iraq - ha aggiunto il portavoce militare russo - il loro uso da parte dei terroristi è stato confermato in molte occasioni da parte di organizzazioni internazionali ed autorità del Paese».

«La Russia e le sue forze armate continuano l'operazione per sostenere la campagna antiterroristica per la liberazione del Paese svolta dalle forze armate della Repubblica araba siriana», ha detto il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, rispondendo a un giornalista che gli chiedeva se Mosca continuerà a sostenere il regime di Damasco dopo il presunto attacco chimico in Siria centrale di cui viene accusata l'aviazione siriana.

La Turchia parla invece di un vero e proprio attacco chimico. Le prime analisi indicano che quello di ieri nella provincia di Idlib, in Siria, «è stato un attacco chimico. Le invieremo all'Organizzazione mondiale della sanità», ha fatto sapere il ministro della Salute turco, Recep Akdag, spiegando che 30 feriti sono ora ricoverati negli ospedali di Gaziantep, nel sud-est della Turchia. Almeno altri 2 feriti che erano stati trasportati ieri in Turchia sono invece morti. Subito dopo l'attacco, Ankara aveva inviato in Siria 30 ambulanze, fornendo alle squadre di medici in servizio al valico di frontiera di Cilvegozu un equipaggiamento straordinario per il trattamento di feriti da agenti chimici. 

Tesi confermata da Medici Senza Frontiere secondo cui le vittime dell'attacco su Khan Sheikhun «sono state esposte ad almeno due agenti chimici» e i loro sintomi «erano compatibili con sostanze neurotossiche come il Sarin». I medici di Msf si sono recati nell'ospedale di Idlib dove erano ricoverate le vittime, quello di Bab Al Hawa, circa 100 km a nord dal luogo della strage. Msf precisa di aver fornito ai medici della struttura «antidoti e abiti di protezione» per soccorrere i pazienti in questo tipo di attacchi.

«Dopo l'attacco chimico compiuto ieri dall'aviazione del regime siriano nella città di Khan Sheykhun a Idlib», la Turchia ha inoltre «portato all'attenzione» delle ambasciate di Russia e Iran ad Ankara che si tratta di «una violazione molto grave degli accordi per il cessate il fuoco», ricordando «le responsabilità degli altri due Paesi garanti» della tregua di Astana e spiegando che «violazioni del genere mettono estremamente a rischio la prosecuzione del cessate il fuoco». Lo fa sapere il portavoce del ministero degli Esteri di Ankara, Huseyin Muftuoglu.

L'Onu. Il segretario generale Antonio Guterres si è riferito alla tragedia come «crimine di guerra». «Gli orribili eventi di ieri dimostrano che purtroppo in Siria continuano a verificarsi crimini di guerra. Il diritto internazionale umanitario continua ad essere violato con frequenza», ha spiegato a Bruxelles a margine della conferenza sul futuro della Siria. Intanto Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna hanno elaborato una bozza di risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite che condanna l'attacco chimico nella provincia siriana di Idlib e l'hanno diffusa ai 15 membri. Lo confermano all'ANSA fonti diplomatiche Onu. La bozza è soggetta alla procedura del 'silenzio assensò sino a stamattina alle 9 ora locale, le 15 in Italia: se nessuno si oppone entro quel termine viene adottata. Il Consiglio di sicurezza Onu si riunirà d'urgenza domattina alle 10 locali (le 16 in Italia).

Il presidente francese Hollande ha rinnovato l'invito a «una reazione della comunità internazionale all'altezza
di questo crimine di guerra». 

Mosca ha però definito «provocatorie» le accuse di alcune nazioni occidentali secondo cui il governo siriano ha usato armi chimiche nella provincia di Idlib e ha rigettato «in modo categorico» la bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu proposta da Francia, Stati Uniti e Regno Unito. Così una fonte del ministero degli Esteri russo a Interfax. «Tutta questa situazione non è altro che una provocazione», ha detto la fonte aggiungendo che «la bozza di risoluzione suggerita dai tre paesi non è accettabile così com'è». «Durante i lavori al Consiglio di sicurezza dell'Onu, la Russia come minimo presenterà in maniera ben argomentata i dati menzionati dal nostro ministero della Difesa», ha dichiarato il portavoce di Putin, Dmitri Peskov.

Non solo, perché il ministero degli Esteri russo ha bollato i resoconti sull'attacco chimico come «fake»: «Gli Usa hanno presentato una risoluzione al consiglio di sicurezza dell'Onu basandosi su dei rapporti falsi», ha detto la portavoce del ministero citata dalle agenzie, «La bozza di risoluzione complica i tentativi di una soluzione politica alla crisi, è anti-siriana e può portare a una escalation in Siria e nell'intera regione».
Le accuse. Il vice ministro degli esteri siriano Faysal Miqdad ha accusato oggi la Gran Bretagna, la Francia, la Turchia e l'Arabia Saudita di essere responsabili, assieme ai qaedisti siriani, del presunto attacco chimico avvenuto ieri nella Siria centrale e nel quale sono morte oltre 70 persone tra cui venti minori.

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Analisi della crisi siriana di Steven Chovanec (in inglese)

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