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updated 2:08 PM UTC, Jul 8, 2020

Alta tensione per l'invito di Conte alle opposizioni. Salvini: "Non ci vado, paghi prima la Cig e sblocchi i cantieri". Meloni: "Solo se il premier presenta proposte concrete". E Berlusconi annuncia il sì di Forza Italia al Mes

Il presidente del Consiglio ha invitato domani le forze di centrodestra per un confronto sul piano di rilancio. Gelida la risposta del leader leghista che afferma di non aver ricevuto nessuna chiamata. Giorgia Meloni: "Come annunciato, andrò a Palazzo Chigi, a rappresentare in una sede ufficiale Fratelli d'Italia e le sue idee, se questa sarà la scelta condivisa dalla coalizione di centrodestra"


Giuseppe Conte posta un video messaggio su Facebook per dire cosa?

"È infine arrivato l'invito di Conte a incontrarci per giovedì pomeriggio. Come annunciato, andrò a Palazzo Chigi, a rappresentare in una sede ufficiale Fratelli d'Italia e le sue idee, se questa sarà la scelta condivisa dalla coalizione di centrodestra". Lo scrive su Fb la leader di Fdi Giorgia Meloni, che condiziona l'accettazione dell'invito alla presentazione da parte di Conte "di un documento con proposte puntuali e non su vaghe esternazioni di stampa". 

"Non intendo andare a perdere tempo - spiega Meloni -. Considero molto grave che il presidente del Consiglio abbia aspettato la fine dei lavori parlamentari sul Decreto Rilancio per incontrare le opposizioni. Hanno voluto gestire in totale autonomia gli 80 miliardi di deficit aggiuntivo consentito dal Parlamento e lo hanno fatto malissimo, sperperando la gran parte di queste risorse con pessimi provvedimenti o in inutili sprechi, cosa imperdonabile vista la gravità della situazione". "Abbiamo fatto centinaia di proposte per tentare di migliorare i decreti Cura Italia e Rilancio. Tutto gettato nel cestino con sufficienza, probabilmente senza neppure leggere gli emendamenti". "Non mi è chiaro di cosa voglia parlare ora Conte - prosegue il post - perché noi avremmo voluto parlare di come sostenere le imprese, difendere i posti di lavoro e aiutare i più fragili grazie alle ingenti risorse a disposizione e che ora non ci sono più". "Vuole parlare invece del decreto semplificazioni - si domanda Meloni -, del quale non esiste ancora un testo? O forse non vuole, in realtà, parlare di nulla, e incontra le opposizioni come proforma, per rispondere agli appelli del Capo dello Stato? Io penso sia quest'ultima, la verità. Ma se il governo intende davvero cercare una proposta condivisa con noi su temi concreti, a partire dal piano che va presentato in Europa, allora chiedo di discutere sulla base di un documento con proposte puntuali e non su vaghe esternazioni di stampa.Attendo che arrivi questo documento, augurandomi che esista". 

Il leader della Lega, Matteo Salvini, afferma, invece, di non aver ricevuto alcun invito.  "No, non ho ricevuto alcun invito da Conte, a meno che il piccione viaggiatore sia caduto nel volo...", dice  a margine dell'incontro su "Imprese culturali" con la responsabile cultura del partito, Lucia Borgonzoni. 

Ma fonti di Palazzo Chigi precisano che l'invito per il confronto  con le opposizioni sul piano di rilancio è partito anche per Fi e Lega, non solo per FdI. Dalla segreteria della presidenza del Consiglio c'è stata anche una telefonata alla segreteria della Lega.

Salvini annuncia, quindi, che lui all'incontro non andrà. "Prima il signor Conte paga la Cig e sblocca i cantieri, il cui blocco sta sequestrando i cittadini in la Liguria, e poi ne parliamo. Io non vado da nessuno sino a quando questo chiacchierone non assicura la Cig. Domani ho appuntamenti più importanti con lavoratori e operai. Domani non vado".

Intanto, in un'intervista sul Corsera, Silvio Berlusconi annuncia sul Mes: 'Voteremo sì per il bene del Paese'. "Se dovesse arrivare in Parlamento il voto sull'utilizzo delle risorse del Mes, Forza Italia voterebbe "certamente a favore, ma solo perché - argomenta - è il bene dell'Italia, perché sarebbe assurdo privare proprio in questo momento, solo per fare due esempi, la sanità della Campania di 2.725 milioni e quella della Puglia di 2.450 milioni. Gli schieramenti, le tattiche politiche, le alleanze non c'entrano. Il voto sul Mes non ha alcun significato di politica interna". 

"Io ci sono, spero ci sia il confronto", ha detto il premier Giuseppe Conte rispondendo, in conferenza stampa a Madrid, ad una domanda sull'incontro con le opposizioni.

"C'e' un po' di difficoltà a concordare con l'opposizione un luogo e un tempo in cui confrontarsi. Mi ricorda un po' il Nanni Moretti di Ecce Bombo. "Mi si nota di più se lo facciamo a Villa Pamhilj o più istituzionalmente a Palazzo Chigi?". "Mi si nota più se si fa in un modo o in quell'altro?", ha detto ancora Conte, con una battuta soffermandosi sulle tensioni con il centrodestra sul confronto sul piano di riforme. 

 

(Fonte: Ansa)

Scuola, Arcuri commissario per la ripartenza. Azzolina: "Nomina fortemente voluta". Salvini all'attacco: "Ha fallito sulle mascherine e il governo lo manda a occuparsi dei nostri figli. Ma basta!"

Domenico Arcuri, il discusso commissario straordinario all'emergenza Covid, secondo la bozza del decreto legge semplificazioni, si occuperà di rifornire gli istituti dei dispositivi di protezione individuale necessari per garantire il regolare avvio dell'anno scolastico 2020-2021. Soddisfatta la ministra dell'Istruzione. Insorge il leader leghista: "Lo hanno premiato..."


Domenico Arcuri, il commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19, "fino alla scadenza del predetto stato di emergenza", procede, "nell’ambito dei poteri conferitigli e con le modalità previste dalla suddetta norma, all’acquisizione e distribuzione delle apparecchiature e dei dispositivi di protezione individuale, nonché di ogni necessario bene strumentale, compresi gli arredi scolastici, utile a garantire l’ordinato avvio dell’anno scolastico 2020-2021, nonché a contenere e contrastare l’eventuale emergenza nelle istituzioni scolastiche statali". E' quanto si legge nella bozza del dl Semplificazioni.

Il commissario, si legge ancora, "per l'attuazione di quanto previsto dal precedente periodo, provvede nel limite delle risorse assegnate allo scopo con Delibera del Consiglio dei Ministri a valere sul Fondo emergenze nazionali di cui all'articolo 44 del decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1; le risorse sono versate sull’apposita contabilità speciale intestata al Commissario". A tale scopo, "le procedure di affidamento dei contratti pubblici potranno essere avviate dal Commissario anche precedentemente al trasferimento alla contabilità speciale delle suddette risorse".

''Piena soddisfazione per la norma inserita nel Semplificazioni che affida nuove competenze al commissario Arcuri per supportare la riapertura delle scuole a settembre. Una norma scritta e fortemente voluta dal mio ministero. E che permetterà ad esempio di velocizzare l'iter per l'acquisto e la distribuzione degli arredi scolastici, come i banchi singoli di nuova generazione''. Così la ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina.

Subito all'attacco Matteo Salvini. "Ha fallito sulle mascherine (che molti stanno ancora aspettando) e per premio il governo lo manda ad occuparsi delle scuole dei nostri figli: ma basta!". Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini, commentando la nomina di Domenico Arcuri commissario per la ripartenza delle scuole.

Decreto Rilancio, un buco da 100 milioni. Coperture a rischio: verso il rinvio in Commissione. Lega all'attacco: "Governo allo sbando"

Il Dl Rilancio, approdato oggi nell'Aula della Camera per la discussione generale, potrebbe tornare in Commissione Bilancio per una verifica sulle coperture di alcune misure contenute nella bozza del testo arrivato a Montecitorio. Sul provvedimento, che scade il prossimo 18 luglio e deve ancora essere esaminato dal Senato, il governo è intenzionato a porre la questione di fiducia - (LEGGI TUTTO)


Misure per il Mezzogiorno a rischio copertura nel decreto rilancio, da stamattina in discussione alla Camera. A quanto si apprende da fonti parlamentari dell'opposizione, il dl potrebbe, proprio per verificare queste coperture, tornare in Commissione Bilancio di Montecitorio. Si tratta di norme, a quanto riferito, presentate con stime di spesa basse, che invece necessitano di maggiori investimenti. Emendamenti su cui il governo aveva già dato parere positivo.

A rischio, in particolare, sarebbero le misure per la sospensione dei mutui delle Regioni speciali, il credito d'imposta per le attività di ricerca e sviluppo nelle aree del Mezzogiorno e nelle Regioni colpite dagli eventi sismici degli anni 2016 e 2017. Si tratta di coperture per complessivamente circa 100 milioni. La decisione sul ritorno del decreto in Commissione Bilancio arriverà nel pomeriggio, dopo il voto procedurale previsto.

Lega all'attacco "Decreto rilancio in aula. Anzi no perché ci sarebbero emendamenti scoperti. E’ vergognoso che dopo settimane di ritardo il dl rilancio che doveva essere finalmente discusso oggi alla Camera rischia di tornare nuovamente in commissione perché ci sarebbero emendamenti senza coperture economiche", affermano i deputati della Lega in Commissione Bilancio.

"Questo governo è allo sbando totale. L’ennesima prova dell’improvvisazione di un esecutivo incapace di affrontare la situazione e bravo solo a fare annunci per prendere in giro gli italiani", concludono i leghisti.

Gli onorevoli Trombetta – infosannio

"Chi non capisce la sua scrittura è un asino addirittura - rincara il senatore Alberto Bagnai, responsabile economico della Lega - Il Governo continua a emanare provvedimenti ingestibili, con lo svantaggio di non riuscire a gestirli". "Abbiamo più volte criticato questo modo di fare del Governo, che per far contente tutte le componenti di maggioranza trasforma in enormi decreti 'omnibus' tutti i provvedimenti di gestione dell’emergenza. Per dare a ognuno la propria quota di marchette, si disperdono risorse, si ritardano i tempi, e si rende impossibile una analisi approfondita" aggiunge Bagnai.

"Il ritorno in commissione del Dl rilancio - prosegue - dimostra che questa nostra critica non è teorica, ma ha un impatto pratico. Nonostante una gestione impeccabile da parte del presidente Borghi, l’incapacità dei sottosegretari di gestire il pallottoliere degli emendamenti ha lasciato il provvedimento senza copertura per oltre 100 milioni. Il problema non è tecnico, in questo caso, ma politico. Gli uffici della Ragioneria sono essi stessi travolti dall’arroganza e dall’incompetenza di una compagine di Governo che invece di stabilire un rapporto costruttivo con l’opposizione la denigra, attribuendole la responsabilità di ritardi che sono esclusivamente dovuti all’incapacità della maggioranza. In assenza di un percorso condiviso e in presenza di un simile spreco di tempo e risorse, la Lega non darà deleghe in bianco in occasione del voto sullo scostamento", conclude Bagnai.

 

(Fonte: Adnkronos)

 

E' Luca Zaia il governatore più amato d'Italia, Zingaretti il peggiore. Il barese Decaro guida la classifica dei sindaci. Ma c'è una tendenza politica chiara

Il governatore del Veneto Luca Zaia e il sindaco di Bari (e presidente dell'Anci) Antonio Decaro sono gli amministratori locali più popolari in Italia. Entrambi, anche sotto la spinta dell'emergenza Covid-19, ottengono un consenso quasi plebiscitario: se si votasse in questo momento otterrebbero il 70% delle preferenze. I quattro presidenti di Regione più popolari sono del centrodestra (secondo Fedriga del Friuli Venezia Giulia). Lo rivela il Governance Poll 2020, un'indagine sul livello di gradimento dei presidenti delle 18 Regioni a elezione diretta e dei sindaci di 105 città capoluogo di provincia realizzata per Il Sole 24 Ore del Lunedì da Noto Sondaggi


Massimiliano Fedriga - Informazioni | Facebook

Luca Zaia, tra i governatori, e Antonio Decaro, tra i sindaci, sono gli amministratori locali più popolari, secondo quanto emerge dai risultati del 'Governance poll 2020', pubblicati oggi sul 'Sole 24 Ore', un’indagine sul livello di gradimento dei presidenti delle 18 Regioni a elezione diretta e dei sindaci di 105 città capoluogo di provincia realizzata per 'Il Sole 24 Ore del Lunedì' da Noto Sondaggi.

quattro presidenti di Regione più popolari sono del centrodestra con al primo posto Zaia, seguito da quelli del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, dell'Umbria Donatella Tesei e della Calabria Jole Santelli. Al quinto posto, primo presidente di centrosinistra, c'è il governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini, il cui gradimento risulta in aumento. A seguire i presidenti del centrodestra di Abruzzo Marco Marsilio, al sesto posto, seguito da quello del Piemonte Alberto Cirio, da Giovanni Toti (Liguria) che ottiene lo stesso gradimento di Christian Solinas (Sardegna). E ancora il governatore di centrosinistra della Toscana, Enrico Rossi, della Campania Vincenzo De Luca. Al 12esimo posto, Sebastiano Musumeci presidente della Sicilia, seguito dal governatore della Lombardia Attilio Fontana, del Molise Donato Toma e della Basilicata Vito Bardi, tutti e quattro di centrodestra.

Alla fine della classifica, tre presidenti di centrosinistra: il governatore delle Marche Luca Ceriscioli e il presidente della Puglia Michele Emiliano che ottengono lo stesso indice di gradimento mentre in fondo alla classifica c'è il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. "L'onda di piena della pandemia investe anche la politica locale", osserva 'Il Sole 24 Ore' commentando i dati parlando di "un doppio dualismo che nella Lega esalta il presidente veneto Zaia e schiaccia il lombardo Fontana, e nel Pd innalza l’emiliano-romagnolo Bonaccini e fa sprofondare il laziale Nicola Zingaretti. Che, però, è il segretario Dem".

DECARO SUL PODIO DEI SINDACI - La classifica sul livello di gradimento dei sindaci incorona Antonio Decaro, sindaco di Bari e presidente dell’Anci, con un ampio 69,4%, affiancato sul podio dal messinese Cateno De Luca e da Giorgio Gori, sindaco della Bergamo martoriata dall’epidemia, ex aequo con Marco Bucci sindaco di Genova.

Al contrario agli ultimi posti della classifica ci sono Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, e Virginia Raggi, prima cittadina di Roma, appaiati con un solo decimale di scarto (38,1% contro 38,2%). A far loro compagnia a fondo classifica ci sono Salvo Pogliese a Catania, Giuseppe Falcomatà a Reggio Calabria, Rinaldo Melucci a Taranto e Luigi De Magistris a Napoli. La classifica va male anche per Chiara Appendino, che dopo i primi mesi a Palazzo di Città alla guida di Torino vinceva di slancio la corsa del Governance Poll, mentre ora sprofonda alla casella numero 97: un po’ meglio della collega del Campidoglio e un poco peggio rispetto al Nisseno Roberto Gambino, che al 91esimo posto chiude la non esaltante terna a Cinque Stelle alla guida dei capoluoghi di Provincia.

Lega contro la Cina per Hong Kong, Salvini: "Il silenzio del governo italiano? Spero non a pagamento". L'ambasciata non ci sta: "Forte disappunto. Sono affari nostri"

"Libertà per Hong Kong", è il testo dello striscione che Matteo Salvini ha srotolato ieri di fronte agli ingressi dell'ambasciata cinese a Roma. Il leader della Lega sottolinea come "I diritti umani vanno difesi in tutto il mondo, come abbiamo criticato gli Usa facciamo lo stesso oggi a difesa di Hong Kong. Viva la libertà in Cina come in tutto il mondo". Per Salvini "quando la violenza viene dal regime cinese nessuno dalla maggioranza apre bocca. Trovo imbarazzante - conclude Salvini - il silenzio del governo su violenze e menzogne del regime cinese, spero non sia a pagamento"


Il partito comunista cinese si prepara al congresso - Il Post

La Lega di Salvini contro la Cina per Hong Kong. Dura la reazione (con lezione di sovranismo): "Gli affari di Hong Kong - ha detto l'ambasciata cinese - sono politica interna cinese, su cui i paesi esteri non hanno diritto di ingerenza. Nessuno deve sottovalutare la ferma determinazione del governo cinese e di 1,4 miliardi di cittadini cinesi nel tutelare la sovranità, la sicurezza e lo sviluppo nazionale"

"Il 2 luglio, alcuni politici italiani hanno inscenato un cosiddetto "Flash Mob" davanti all'Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese, pronunciando accuse gratuite contro la Cina. Le respingiamo esprimendo il nostro forte scontento e disappunto". Così l'ambasciata cinese in Italia critica in una nota il flash mob organizzato ieri dalla Lega davanti alla sede diplomatica di Pechino in segno di solidarietà con Hong Kong e al quale ha partecipato anche il leader Matteo Salvini. La nuova legge entrata in vigore a Hong Kong, si legge nella nota, "mira a punire un gruppo estremamente piccolo di elementi criminali che minacciano gravemente la sicurezza nazionale" e allo stesso tempo "permette di tutelare meglio i legittimi diritti dei cittadini e delle aziende straniere presenti ad Hong Kong"

"Salvaguardare la sicurezza nazionale è una sacrosanta responsabilità di cui il governo centrale di ogni paese deve farsi carico. Al mondo non c'è Paese, Italia e Cina comprese, che, di fronte a gravi crimini che ne minacciano la sicurezza nazionale, rimarrebbe seduto a guardare senza far niente", prosegue l'ambasciata.

"Tali politici, che avevano denunciato gli atti di violenza e criminalità che hanno avuto luogo sul territorio italiano e avanzato proposte volte a rafforzare le misure legislative in materia di ordine pubblico, di fronte alle deliberate violazioni della legge da parte dei violenti di Hong Kong, che sfociano persino in crimini di separatismo, fingono invece di non vedere e non sentire", sottolinea l'ambasciata cinese.

"Il governo centrale cinese tutela la sicurezza nazionale attraverso una legislazione e garantisce la stabilità e la durata nel tempo del principio 'un Paese, due Sistemi', mantenendo la prosperità e la stabilità di Hong Kong. I suddetti politici, invece, applicano due pesi e due misure rispetto a quanto sta avvenendo a Hong Kong, mettendo in scena lo spettacolo cui abbiamo assistito con dispiacere", si aggiunge nella nota.

"Gli affari di Hong Kong - conclude l'ambasciata - sono politica interna cinese, su cui i paesi esteri non hanno diritto di ingerenza. Nessuno deve sottovalutare la ferma determinazione del governo cinese e di 1,4 miliardi di cittadini cinesi nel tutelare la sovranità, la sicurezza e lo sviluppo nazionale".

Il Movimento 5 Stelle perde altri due parlamentari. La senatrice Riccardi abbraccia Salvini. La deputata Ermellino nel gruppo misto: "M5S tradisce le speranze di 11 milioni di cittadini"

Giornata nera per il Movimento 5 Stelle, che perde due parlamentari donne: una alla Camera e una al Senato. Dopo la deputata Alessandra Ermellino, infatti, abbandona il gruppo M5S anche la senatrice Alessandra Riccardi che passa alla Lega. Salvini: "Orgoglioso che persone perbene e capaci scelgano noi" - (LEGGI TUTTO)


Huawei, 5G e Covid-19, difendiamo l'Italia dalla Cina. Intervista ...

"Porte aperte a donne e uomini perbene e capaci. Sono felice e orgoglioso che bussino alla Lega da tutti gli schieramenti politici, da Nord a Sud, confermando la nostra crescita: siamo seri, credibili e pronti per vincere le prossime elezioni. A livello locale e nazionale". Lo dice Matteo Salvini, commentando il passaggio in Lega della senatrice del M5S, Alessandra Riccardi.

"Eletta col Movimento 5Stelle, milanese, classe 1974, avvocato, la senatrice Riccardi - sottolineano dalla Lega - è solo l’ultima parlamentare ad aver scelto la Lega: prima di lei, hanno lasciato i 5Stelle per abbracciare Salvini i senatori Stefano Lucidi, Ugo Grassi, Francesco Urraro. Ingressi anche da Forza Italia, come la senatrice Erika Testor (eletta in Trentino Alto Adige) e il deputato siciliano Nino Minardo".

"Nuovi ingressi sono stati registrati anche in alcune regioni (come i consiglieri regionali in Campania Gianpiero Zinzi e Severino Nappi, entrambi eletti presentati da Salvini poche settimane fa). Nelle prossime ore annunceranno l’ingresso nella Lega altri amministratori locali nel Centrosud, fra cui diversi sindaci del Lazio e amministratori di Puglia e Campania", fanno sapere da via Bellerio.

La Riccardi, che è membro della giunta per le immunità del Senato, lo scorso 26 maggio aveva votato contro l’autorizzazione al processo per il leader della Lega ed ex ministro dell’Interno Matteo Salvini nel caso Open Arms, in dissenso con le indicazioni del gruppo parlamentare del M5S che aveva invece deciso per un voto favorevole.

M5S PERDE PEZZI ANCHE ALLA CAMERA: ERMELLINO NEL GRUPPO MISTO

"Non vado via dal M5S ma dalle persone che si sono impossessate di un progetto tradendo le speranze di 11 milioni di cittadini". Con queste parole la deputata Alessandra Ermellino comunica il suo allontanamento dal gruppo MoVimento 5 Stelle, passando al gruppo Misto. "Ho consegnato la lettera di dimissioni dal M5S senza lasciarmi alle spalle alcun rimpianto, ormai da tempo la mia voglia di lavorare e rispondere alle sollecitazioni provenienti dal territorio - con l'unico scopo di tutelare il bene pubblico - confliggevano con il percorso e le scelte fatte dal MoVimento. A partire dal gruppo della Commissione Difesa che, nel corso di questi 26 mesi, ha osteggiato il mio lavoro", spiega la deputata.

"Il M5S è diventato uno spazio privo di confronto e competenza, dove il rispetto delle regole e dei valori, che ci avevano illusi che un cambiamento fosse finalmente possibile, sono stati calpestati dalle aspirazioni personali. Viviamo tuttora in un sistema politico marcio che necessita di grande coraggio e capacità per essere risanato, tuttavia ho la netta sensazione che il M5S non abbia la forza o la volontà di perseguire realmente questo cambiamento. Dal gruppo Misto continuerò con caparbietà a tenere fede agli impegni presi con i cittadini", conclude Ermellino.

Casaleggio incrocia le spade con Grillo: "Sul capo politico M5S ...

 

 

Taglio dell'Iva, 5Stelle e Pd frenano Conte: "Costa troppo". Gualtieri: "Ipotesi temporanea". Salvini e Meloni all'attacco: "Idea durata 18 ore. Imbarazzante, solo spettacolo"

L'ipotesi lanciata domenica, a conclusione degli Stati generali, da dal premier, Giuseppe Conte, di tagliare l’imposta sui consumi e supportare la ripresa economica ha suscitato perplessità nella maggioranza e in Bankitalia. Tra contestazioni sull'irrilevanza effettiva, sugli effetti onerosi per le casse e la necessità di riformare il fisco in modo strutturale, Palazzo Chigi e il ministero dell'Economia ora valutano alternative e aggiustamenti. L'opposizione dice che abbassare le tasse è una priorità ma critica il metodo propagandistico e la politica degli annunci da parte del presidente del Consiglio


Mes, Travaglio difende Conte: 'Risponde alle calunnie di Meloni e ...

Una 'sforbiciata' dell'imposta sui consumi. Questo quanto sta valutando il governo, con il premier Giuseppe Conte che però ieri ha tuttavia parlato di misura a tempo, correggendo il tiro: "Abbiamo detto che avremmo valutato questa possibilità, è chiaro che un calo dell’Iva costa moltissimo. Si è valutata l’ipotesi - ha chiarito intervistato dal Fatto Quotidiano - di una riduzione per un breve periodo di tempo. A regime si potrebbe valutare un piano cashless, è uno dei miei cavalli di battaglia. Su quello sono un testardo".
Un taglio dell'Iva temporaneo sulla falsariga del modello tedesco è una delle "opzioni" in esame, insieme alle altre sul tavolo, ha ribadito oggi il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri: "E' uno degli strumenti possibili di tipo congiunturale" che va distinto dagli interventi strutturali, spiega. "Noi - aggiunge - stiamo valutando tutti i possibili interventi congiunturali, tenendo anche conto del quadro delle risorse, dello spazio fiscale di cui si dispone e dei vari interventi necessari a luglio e quindi stiamo esaminando tutte le varie opzioni, tra le quali anche  questa, ma siamo a questo stadio ed è quello che ha anche detto anche il presidente del Consiglio". Poi, prosegue Gualtieri, "ho visto che si è animato un dibattito che ci ha tutti un po' divertito, il governo esamina tutti gli scenari e poi prenderà le sue decisioni". 

In ogni caso, l'ipotesi al momento non ha raccolto l'entusiasmo degli alleati, con la reazione del M5S: "Sul tema fiscale - hanno dichiarato in una nota i deputati pentastellati della commissione Finanze - siamo pienamente d'accordo con chi evoca la necessità di una riforma complessiva e di una eventuale riduzione dell'Iva, ma l'urgenza del momento riguarda soprattutto le scadenze di giugno. A partire dalle imposte sui redditi, vale a dire saldo e acconto Irpef e Ires, ma anche in riferimento alla dichiarazione Iva e ad altri adempimenti, è necessario prorogare la scadenza del 30 giugno al 30 settembre, senza esitazioni. Il M5S ha già presentato un emendamento a prima firma Giovanni Currò. Ci auguriamo che tutte le forze politiche convergano per portare a casa il risultato. Decine di migliaia di professionisti ed imprese non aspettano altro che questo".

E un taglio dell'Iva sembra non convincere anche Bankitalia, con il governatore Visco che - senza mai nominare direttamente la riduzione della tassa - ha parlato del bisogno di una revisione del fisco, ma con una "visione complessiva" e senza un approccio "imposta per imposta" per "un piano ben costruito" e studiato per la ripartenza del Paese.

Critica l'opposizione, che punta il dito contro il chiarimento di Conte: "Sull'abbassare le tasse - ha detto stamane il leader della Lega Matteo Salvini - noi siamo sempre a favore, anche se io sono più propenso a tagliare le tasse a famiglie e imprese ma va bene. Però quanto è durata? Diciotto ore e l'ipotesi è già finita. Una situazione imbarazzante".

"Siamo basiti dalla superficialità e dalla confusione con le quali Conte ha lanciato la proposta di riduzione dell’Iva", le parole della presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, che ha aggiunto: "Tagliare le tasse è una priorità e su questo FdI sarà sempre disponibile a parlare, a patto che si faccia con serietà, responsabilità e conti alla mano. L’esatto contrario di quello che ha fatto il Governo, che ha usato questo tema per fare un po’ di spettacolo e propaganda".

LA TERZA VIA - Sulla falsariga del piano tedesco di tagliare l'iva per contribuire a risollevare l'economia dalla crisi del Covid, anche l'Italia ragiona su una possibile riduzione dell'imposta sul valore aggiunto. Un intervento temporaneo come quello tedesco che si estende dal 1 luglio 31 dicembre, avrebbe il beneficio di poter essere finanziato anche con risorse dei piani europei, ma non scioglierebbe il nodo di rendere il sistema più equo e semplice attraverso una più ampia riforma fiscale.

Ma - secondo gli economisti - potrebbe esserci una terza via tra i due schemi, seppur complessa e da costruire con oculatezza: avviare un taglio temporaneo, ma predisponendolo nel quadro di una riforma più ampia.

In Germania, il cui sistema di tassazione Iva è giudicato dagli stessi economisti imperfetto, si è scelta la strada dell'intervento una tantum. Costo dell'operazione 20 miliardi, tra la sforbiciata all'Iva ordinaria dal 19 al 16% e all'Iva ridotta che passa dal 7 al 5%. Ma i precedenti di qualche anno fa in altri partner Ue dimostrano che i risultati possono essere inferiori alle aspettative. E' il caso per esempio della Gran Bretagna: durante la crisi innescata dal crollo di Lehman Brothers nel 2008-09 il Regno Unito ha tagliato temporaneamente l'Iva per 13 mesi.

Un esame dei risultati di tale politica ha evidenziato un iniziale calo dei prezzi, per poi registrare un rialzo di alcuni prodotti già nei due mesi successivi. Le vendite al dettaglio hanno comunque registrato un incremento, (+1%) ma solo l'arco d'intervento. Allo scadere del taglio c'è stata infatti un'inversione di rotta, segno che i consumatori hanno indirizzato gli acquisti nel periodo coperto dalla misura e non c'è stato un effetto traino. Nel caso francese è emerso invece come il taglio dell'imposta non si sia tradotto automaticamente in una riduzione dei prezzi, con il vantaggio fiscale - ad esempio nel caso dei ristoranti - accumulato più dalle imprese che dai clienti.

Un taglio dell'Iva temporaneo è una sorta di doping che aiuta il sistema in termini congiunturali, una misura che si addice dunque alle economie dinamiche e produttive. Nel caso dell'Italia, come indicato dallo stesso governatore Ignazio Visco, serve "una visione complessiva" e "non imposta per imposta".

E di riforma fiscale ha parlato nei giorni scorsi anche il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri al festival dell'Economia di Trento, con un refrain che resta valido, anche di più nell'era post Covid: 'abbassare le tasse a qualcuno e non alzarle a nessuno'.

 

(Fonte: Adnkronos)

Centrodestra unito alle Regionali e nei Comuni: ecco i nomi dei candidati per le sfide locali

Nota congiunta dei tre leader del centrodestra Giorgia Meloni, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi, che, dopo settimane di trattativa e riunioni, hanno raggiunto l'accordo sui candidati governatori e sulla linea unitaria per le elezioni comunali. Le conferme di Zaia e Toti in Veneto e Liguria, le scelte di Fitto e Caldoro per strappare Puglia e Campania alla sinistra. Acquaroli nelle Marche e Ceccardi in Toscana


Regionali: Berlusconi, Salvini e Meloni trovano l'accordo sui nomi dei candidati 

"Il centrodestra ha individuato la squadra migliore per vincere le elezioni nelle Regioni che andranno al voto a settembre e, soprattutto, portare il buongoverno in quelle che oggi sono male amministrate dalla sinistra. I candidati del centrodestra saranno: Francesco Acquaroli per le Marche, Stefano Caldoro per la Campania, Susanna Ceccardi per la Toscana, Raffaele Fitto per la Puglia". Lo annunciano Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini in una nota congiunta.

I candidati individuati si "aggiungeranno alla squadra dei governatori uscenti che, dopo eccellenti prove di governo, sono stati confermati: Giovanni Toti in Liguria e Luca Zaia in Veneto", spiega la nota del centrodestra.

Il centrodestra esprimerà candidati unitari anche alle Comunali. L'accordo raggiunto, in un clima di grande collaborazione, prevede che la Lega indichi i candidati in alcune città del Centrosud fra cui Reggio Calabria, Andria, Chieti, Macerata, Matera, Nuoro, mentre Forza Italia e Fratelli d'Italia esprimeranno candidati in altre città al voto". "I partiti si sono impegnati a prestare grande attenzione al momento della compilazione delle liste a tutti i livelli: saranno di qualità sotto ogni aspetto", spiega la nota.

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