updated 9:39 PM UTC, Mar 28, 2020

Coronavirus, Renzi vuole riaprire entro Pasqua: "Consentire che la vita riprenda". Ma gli scienziati lo bocciano: "Prematuro, irrealistico" (VIDEO)

In una diretta pubblicata sul proprio profilo Facebook, Matteo Renzi torna sull'intervista pubblicata sulle pagine di Avvenire, in cui propone la riaperture delle fabbriche entro Pasqua, altrimenti "la gente morirà di fame" - (VIDEO)


"Questo virus ci farà ancora male. Non per settimane, per mesi e mesi. Il vaccino non c’è e se andrà bene torneremo ad abbracciarci tra un anno, se andrà male tra due...". Matteo Renzi in una lunga intervista ad 'Avvenire' vede tempi lunghi per fronteggiare l'emergenza coronavirus. "Riapriamo - chiede il leader di Italia Viva - Perché non possiamo aspettare che tutto passi. Perché se restiamo chiusi la gente morirà di fame. Perché la strada sarà una sola: convivere due anni con il virus".

Per l’ex premier "bisogna consentire che la vita riprenda. E bisogna consentirlo ora. Sono tre settimane che l’Italia è chiusa e c’è gente che non ce la fa più. Non ha più soldi, non ha più da mangiare. I tentacoli dell’usura si stanno allungando minacciosi specialmente al Sud. Senza soldi vincerà la disperazione e si accende la rivolta sociale. I balconi presto si trasformeranno in forconi; i canti di speranza, in proteste disperate". Il leader di Italia Viva conclude: "Serve un piano per la riapertura e serve ora. Le fabbriche devono riaprire prima di Pasqua. Poi il resto. I negozi, le scuole, le librerie, le Chiese. Serve attenzione, serve gradualità. Ma bisogna riaprire".

Le reazioni e risposte degli scenizati

"Pensare di riaprire le scuole è prematuro. E' giusto pensare al futuro ma serve molta attenzione. Dovremmo convivere con il fatto che pandemie come questa possono anche tornare, è accaduto con la Spagnola. Questo virus non ce lo toglieremo dai piedi velocemente, ma in questa fase è necessario agire per poter arginare la dimensione di morti che c'è stata in Lombardia". Cosi il virologo dell'Università di Milano Fabrizio Pregliasco ha commentato le dichiarazioni di Mattero Renzi a 'L'Avvenire'. Il leader di Iv chiede di "riaprire l'Italia, le fabbriche prima di Pasqua e le scuole il 4 maggio".

Sulla stessa linea Pierluigi Lopalco, l'epidemiologo dell'università di Pisa e presidente del Patto trasversale per la Scienza (Pts). "Pensare di riaprire le scuole il 4 maggio è una follia e fare proclami in questo momento è sbagliato", ha detto all'Adnkronos Salute. "Dobbiamo essere cauti e dare illusioni se non abbiamo dati - rimarca Lopalco - oggi abbiamo solo una flebile speranza in Lombardia ma ad esempio a Milano la situazione non è ancora sotto controllo. Come facciamo a riaprire le scuole se non lo abbiamo certezze. Non diamo false aspettative e speranze".

"Dobbiamo cominciare pensare a una ripresa delle nostre vite: non possiamo pensare di stare in casa al fine di rimanere in casa per sempre. Però in questo momento la situazione è ancora talmente grave da rendere irrealistico qualunque progetto di riapertura a breve", ha scritto su Twitter il virologo Roberto Burioni.

Più cauto Gianni Rezza, direttore del dipartimento Malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità (Iss), che spiega: "Come epidemiologo devo guardare la salute pubblica e ora occorre rallentare e arrestare l'epidemia, Non possiamo tenere l'Italia chiusa per sempre, ma occorre vedere prima vedere gli effetti delle misure importanti messe in campo dal Governo. In questo momento non si può dire nulla non prima della fine del mese. Poi si posso studiare provvedimenti magari 'stop and go' o misure complementari. Vedremo cosa accadrà", ha detto Rezza ospite di 'Coffe Break' su La7.

Scambio di lettere tra Feltri e Salvini: "Caro Matteo, se ci sei batti un colpo". "Caro direttore, sono amareggiato e preoccupato, ma ce la faremo"

Il giornalista ha scritto sul quotidiano Libero una lunga missiva indirizzata al leader leghista, che, a detta sua, avrebbe perso la forza dialettica e politica dimostrata fino a pochi mesi fa. Tutta colpa del coronavirus, che avrebbe "ammosciato tutti" ad eccezione di Giuseppe Conte. La replica dell'ex ministro dell'Interno è sofferta e intensa: "Non ci hanno voluto ascoltare. Dopo aver sconfitto il virus, dovremo essere in grado di rialzarci"


La lettera di Vittorio Feltri

Caro Matteo Salvini, ti è noto che ho sempre apprezzato la tua attività di politico instancabile. In pochi anni hai portato la Lega dal 4 per cento (cioè dal coma) ai fasti del 30 e rotti per cento. Basterebbe questo a consacrarti quale grande leader e credo che nessuno abbia la faccia di tolla per negare questa evidenza. Poi ti sei trovato immischiato nella brutta storia della crisi di governo, che molti attribuiscono alla tua responsabilità.

Non sono d' accordo. Penso che guidare il Paese in società con Luigi Di Maio fosse difficile come andare a letto con la suocera ultra settantenne. Per cui sorvolo su tale incidente che già ha alimentato troppe discussioni vane. Piuttosto mi focalizzerei sul presente, denso di problemi.
Mi soffermo un attimo su Giuseppe Conte, il quale non ti risulta simpatico. Sapessi a me... Se costui se ne sta in panciolle a Palazzo Chigi, un pizzico di colpevolezza è pure tua. Allorché lo incoronaste premier, tu dove eri? Sapevi chi fosse? Io e circa 60 milioni di italiani non lo conoscevamo, e ce lo siamo beccati lo stesso, per giunta affiancato da tale Rocco Casalino che solo a vederlo alle spalle (e sottolineo alle spalle) i miei nervi si attorcigliavano.

Peggio di così non poteva andare, teoricamente. Poi alcuni scemi ti hanno attaccato e irriso perché non hai vinto le elezioni in Emilia Romagna, come fosse facile trionfare in una regione comunista dai tempi di Stalin, adorato dall' Unità, tanto è vero che, quando il dittatore morì, l' organo del PCI vergò questo titolo: "Morto una grande statista". 'Sti cazzi. Tu persino nella patria dei rossi hai compiuto un miracolo. L' ultimo, poiché dopo ti sei depresso e ora non ravviso in te segni di risveglio.
Ti seguo in tv e rimango perplesso. Hai perso verve, affermi cose di cui non sei convinto. Che ti succede? È indubbio che il Coronavirus abbia ammosciato tutti. Proprio tutti tranne Giuseppi, per il quale il morbo è stato un ricostituente. Costui sul piccolo schermo appare ogni tre minuti, felice come una Pasqua, pimpante, la malattia lo ha ringalluzzito sebbene ciò non gli impedisca di dire bischerate sesquipedali. Tu non puoi lasciargli delle praterie di consenso, devi frenarlo, abbatterlo, almeno zittirlo. Cavalca la paura delle gente come sai fare tu, non permettere di essere accantonato quasi fossi diventato una comparsa. Reagisci da par tuo come se ti trovassi al cospetto di una nave piena di africani clandestini. In tal modo riconquisterai la tua posizione apicale.

E poi se mi consenti, un ultimo suggerimento riguardante i detenuti, i quali non sono carne da macello, tra di essi (60 mila) almeno 10 mila sono innocenti e verranno assolti. Più o meno altrettanti sono in attesa di giudizio, pertanto non colpevoli fino a sentenza definitiva. È gente disperata che in parte merita di essere privata della libertà, ma non della dignità. Si dà il caso che essa sia costretta a campare in una situazione che comprende la tortura: cinque o sei uomini ammassati in una cella in cui rischiano di infettarsi gli uni con gli altri. Bisogna sfoltire le galere, caro Matteo, mandando fuori coloro che si sono macchiati di delitti minori in maniera che le colonie penali risultino civili, non più macelli quanto ora. Cessa di proclamare che l' amnistia sarebbe una iattura: delinquenti a spasso e pronti a tornare schiavi della criminalità. Un Paese che punta sulla carcerazione come forma di giustizia estrema deve dotarsi di stabilimenti penali adeguati, altrimenti non ha alternative: spedire a casa i detenuti meno pericolosi. Dammi retta, Matteo. Essere rigidi come te va bene, essere crudeli come vuoi essere è un orrore.

Coronavirus, il mantra di Salvini: "Chiudere tutto". La mancata risposta di Conte, il colloquio con Mattarella, la linea leghista in 5 punti (VIDEO)

Il leader leghista da giorni ribadisce la sua ferma posizione che pare non ricevere ascolto da parte del governo e del premier Conte. Il filo diretto con governatori e sindaci, l'appello a Mattarella e l'attacco all'Europa "che dorme". Infine la richiesta di tenere aperto il Parlamento: "Abbiamo voglia di portare a Roma idee, proposte, soluzioni e contributi". Il suo appello - (VIDEO)


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"Presidente ci rivolgiamo a lei perché altri non ci ascoltano, per chiedere a nome di milioni di italiani cinque interventi immediati". Lo dice il segretario della Lega Matteo Salvini rivolgendosi al capo dello Stato in un video pubblicato sui social. "Presidente Mattarella ci affidiamo a lei, visto che altri non sembra che abbiano voglia e tempo di ascoltarci", sottolinea il leader del Carroccio, prima di illustrare i cinque punti legati all'emergenza Coronavirus.

"Primo: chiudere tutte le attività che non sono vitali per il paese. E' il momento di chiudere tutto e mettere in sicurezza la vita dei nostri figli. Due: obbligare il governo a fornire mascherine, dispositivi di protezione e tutto il materiale sanitario necessario ai nostri operatori, medici in trincea e forze dell'ordine. Non è possibile morire come servitori di uno Stato che ti dimentica. Tre: tranquillizzare tutti gli imprenditori e lavoratori garantendo un anno di pace fiscale, moratoria fiscale e sospensione di tutte le tasse locali e statali per tutto il 2020".

E ancora: "Quattro: svegliare un'Europa che dorme e che si ricorda dell'Italia e dei cittadini europei solo quando si tratta di incassare. Cinque: riaprire il parlamento. Abbiamo voglia di portare a Roma idee, proposte, soluzioni e contributi".

Ieri in una nota della Lega si leggeva: "Matteo Salvini ha chiamato oggi pomeriggio il presidente del Consiglio, nello spirito di una costruttiva collaborazione per superare la crisi e migliorare i decreti che saranno presto all’esame del Parlamento". "Non avendo ricevuta risposta, fatto più che comprensibile visti i momenti di impegno da parte di tutti, riproverà ancora". Salvini aveva annunciato nel corso di un collegamento dalla Regione Lombardia con SkyTg24, l'intenzione di chiamare Conte: "Chiameremo noi, non stiamo qui a fare i bambini, abbiamo dei problemi da risolvere" - aveva affermato. "Ho detto ieri a Mattarella che nel decreto ci sono 127 articoli, vogliamo fare il nostro mestiere, risolvere e emendare". "Abbiamo tante proposte da fare"".

Tra le prime richieste avanzate dalla Lega c'è una stretta ulteriore sulle limitazioni. "Ci sono ancora troppe persone in giro, alcuni uffici aperti, imprese non strategiche aperte. La prima cosa da fare è chiudere tutto, non ci sono più posti letto negli ospedali", aveva ribadito Salvini. "Bisogna fare di più, è l'appello che i nostri governatori stanno lanciando al governo, altrimenti quando c'è di mezzo la salute bisogna anche rischiare e chiudere di propria iniziativa", aveva sottolineato Salvini.

"Io sono qua nella sede di Regione Lombardia, chiederò alla stesso governatore Fontana, se non arrivassero risposte dal governo, di prendere l'iniativa di chiudere per tutelare la salute pubblica. Intanto agiamo noi".

Tutto va chiuso ma non il Parlamento. "La prima richiesta che facciamo a Conte e Mattarella - aveva detto il leader leghista - è che i parlamentari possano lavorare, che siano messi in condizioni di lavorare. I medici sono in ospedale, le cassiere al supermercato, i postini consegnano la posta", ricorda Salvini. "Noi siamo pagati per fare i deputati e senatori, chi è malato sta a casa, ma - insite - non si capisce perché Camera e Senato debbano restare chiuse".

Sul fronte economico Salvini boccia il fondo salva stati visto come una sorta di commissariamento del Paese. "Il Mes? No, Dio ce ne scampi, ci infileremmo in un tunnel in cui qualcuno - aveva affermato - ci obbligherebbe a fare su pensioni così, su ospedali così...".

Coronavirus e "Cura Italia", Salvini: "Decreto insufficiente, i parlamentari vengano a lavorare". E su Mes e "svuotacarceri" dice... (VIDEO)

"La Lega chiede la convocazione immediata del Parlamento: deputati e senatori, come tanti altri lavoratori italiani, che sono al lavoro, anche in queste ore difficili, devono andare al lavoro". Così Matteo Salvini, parlando alla stampa di fronte a Palazzo Madama. "Il decreto che è uscito dal governo, a cui abbiamo dato tanti suggerimenti, è solo un primo passo - continua - e non basta. È impensabile far pagare le tasse a tanti italiani già questo venerdì, aggiunge il leader della Lega - è impensabile che 600 euro per i lavoratori autonomi, precari, stagionali, interinali, siano sufficienti, è impensabile che tanto personale scolastico sia costretto ad andare a scuola". "E' inaccettabile - continua Salvini - lo svuotacarceri" perché "mentre si arrestano gli italiani che escono di casa, ci pensa di far uscire 5.000 carcerati tra cui spacciatori, rapinatori, ladri e truffatori". E sull'Ue, "non vorremmo che qualcuno stesse prendendo accordi a Bruxelles - e parlo del Mes, della Troika, del fondo salva stati - senza che i parlamentari che rappresentano gli italiani siano coinvolti e ascoltati", continua il leghista sottolineando come "è urgente migliorare, cambiare questo decreto, anche perché la borsa ha perso 300 miliardi nell'ultimo mese". Poi, in un post su Facebook, la domanda: "Chiudere i confini? Oggi tutti i Paesi in Europa lo stanno facendo, ma quando lo sosteneva la Lega dicevano che era 'razzismo'. Loro sì e noi no: è questa l'Unione Europea?".

Il coronavirus alla fine definirà un'era, dando potere a nuovi comandanti

Quando tutto sarà finito, un confronto tra i risultati ottenuti dai governi decentralizzati e democratici e quelli autoritari e centralizzati, definirà chi comanderà nella nuova era


Ci sono fenomeni che definiscono un'era, nel momento in cui compaiono e nel tempo a seguire, non accade nulla che non si riferisca a loro o ai loro effetti. Modificano il mondo come da sempre lo abbiamo conosciuto e durante la loro trasformazione, ci raccontano un nuovo presente e un nuovo futuro.

Questo è il caso del coronavirus. All'inizio di gennaio, quando è apparso a Wuhan, 59 persone sono state infettate e ora, due mesi dopo, colpisce più di 100.000 persone in 110 paesi, ha mobilitato tutti i governi e le istituzioni, dal livello locale a quello internazionale, non lasciando spazio ad altre notizie dal mondo, dallo sport e dalla politica alla vita sociale e familiare, l'unica costante è un maledetto virus.

 Tutto ciò che accade dipende, in un modo o nell'altro, dall'evoluzione e dalla lotta contro la diffusione della malattia. A partire dall'economia, con un impatto multiplo sulla produzione, sul consumo e sui mercati. La catena di produzione globale è oggi spezzata, l'offerta e la domanda si stanno contraendo. In risposta al calo del consumo di petrolio, la Russia e l'Arabia Saudita hanno intrapreso una guerra commerciale al ribasso dei prezzi, con effetti destabilizzanti nelle economie, che vedono come principale fonte di ricchezza nazionale il petrolio e i gas instabili, parliamo di paesi come il Venezuela, l'Algeria o l'Angola.
 
Un'epidemia, come ogni crisi, è anche un'opportunità. Alcuni vinceranno e altri perderanno. È così che Vladimir Putin e Mohamed Bin Salman l'hanno affrontato, Putin con una riforma costituzionale per perpetuasse se stesso e il principe Salman con una nuova purga nel circolo principesco più vicino al suo gruppo di comando. Entrambi prolungano così la loro guerra per l'approvvigionamento di petrolio in Siria, un conflitto economico che non nasce solo a causa dei grandi problemi nella regione siriana, ma anche per definire il ruolo di leader nella gestione degli idrocarburi, sulla scena mondiale.               
Un conflitto che si gioca ormai a due, grazie al ritiro di Donald Trump, che si deve maggiormente concentrare sulla concorrenza strategica con la Cina. Un ritiro però pericoloso, perché chi per primo riuscirà ad impadronirsi (distruggendola prima per poi ricostruirla), dell'industria dell'estrazione di petrolio sciita, prenderà il posto degli Stati Uniti alla testa della produzione mondiale. La controversia sul virus tra i due produttori di petrolio sarà parte importante e chi uscirà prima o sconfiggerà prima il coronavirus, potrà diventare anche il prossimo leader dell'ambito mercato petrolifero.

Neanche le prossime elezioni presidenziali americane saranno immuni dall'influenza del coronavirus, il delicato processo elettorale non potrà sfuggire all'epidemia. I democratici dopo aver fallito il primo tentativo di rovesciare il governo Trump, potrebbero riprovarci giocando a loro favore gli effetti dell'epidemia da coronavirus sugli americani. Oggi Trump vacilla e i suoi punti deboli sono molti: ha minimizzato l'epidemia, non è un buon gestore di crisi (ricordiamo che alcune sue uscite sui social, hanno causato crisi diplomatiche) e ha reso molto precario il sistema sanitario che Obama aveva con molta fatica, riformato. Una recessione economica come quella che potrebbe scoppiare è il peggior nemico per un presidente in corsa per un secondo mandato.

Ogni epidemia mette davanti a tutti le proprie responsabilità, nel gestire una risposta immediata e proficua, dai governi locali a quelli nazionali, arrivando alla stessa Commissione europea. Mette alla prova sia i sistemi sanitari, sia i sistemi politici. Alla fine ci sarà un confronto tra i risultati ottenuti da tutti, dai governi decentralizzati e democratici a quelli autoritari e centralizzati, chi avrà ottenuto i migliori risultati, chi avrà aggiunto un miglior contributo e definito la fine della crisi, sarà il nuovo comandante e avrà il privilegio di dettare le linee politico economiche di una nuova era.

Coronavirus, la lezione di Diego Fusaro: "L'emergenza ha fatto cadere un castello di menzogne. Ecco i nemici dell'Italia" (VIDEO)

(VIDEO) - L'intervento del filosofo sovranista Diego Fusaro a "Coffee Break" su La7. Considerazioni forti sulla globalizzazione, lo sgretolamento del pubblico in favore del privato, i tagli alla sanità, il ruolo dell'Unione europea. E anche una rivelazione piuttosto sconvolgente: "Gli Stati Uniti anziché aiutarci, ci trattano come una colonia. Dal 5 marzo sono sbarcati 20mila soldati Usa per delle esercitazioni nell'ambito dell'operazione Europe Defence 20"

Coronavirus, Salvini: "Chieste a Conte misure drastiche subito, ma la risposta è stata no. Si sottovaluta l'emergenza sanitaria". Poi attacca l'Ue: "Ancora una volta lontana dagli italiani"

Incontro a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio e i leader dell'opposizione. Le parole di Matteo Salvini (il più deluso), Giorgia Meloni e Antonio Tajani. Resta anche il nodo del commissario straordinario per l'emergenza covid-19


Risultato immagini per salvini meloni tajani

SALVINI - "Esco preoccupato, abbiamo portato le voci di chi chiede misure drastiche subito, di chiudere tutto subito per ripartire sani. Ma la risposta è stata no, quindi totale incertezza". Così , Matteo Salvini uscendo da Palazzo Chigi, dopo l'incontro dei leader dell'opposizione con il premier Giuseppe Conte. "Sull'emergenza sanitaria, mi sembra che qualcuno non abbia chiaro che cosa sta succedendo nella metà degli ospedali italiani. Altre regioni non hanno numeri e strumenti del sistema sanitario lombardo. Qualcuno - aggiunge il leader della Lega - sta sottovalutando l'emergenza sanitaria. Sullo sfondo di tutto c'è il silenzio dell'Ue che dimostra ancora una volta la sua lontananza dagli italiani". 

MELONI - "Al governo abbiamo chiesto chiusura di tutte le attività per 2 settimane. Richiesta al momento non accettata, speriamo non serva in futuro. Abbiamo ribadito anche che il governo deve fare tutto il necessario per garantire salute di tutti e tutelare ogni attività e posto di lavoro", le parole di Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia. "Pensiamo serva un commissario straordinario, una figura forte che possa occuparsi di tutta l'emergenza, che abbia anche poteri ordinamentali", le parole di Meloni. "Il presidente del Consiglio - sottolinea- ha aperto ad una nomina di un commissario, ma nulla di più".

TAJANI - "Serve un commissario straordinario per dare una comunicazione univoca, che possa coordinare tutti gli eventi. dal governo è arrivata un’apertura" sulla richiesta del centrodestra di un supercommissario per l’emergenza covid 19, le parole di Antonio Tajani, vicepresidente di Fi dopo l’incontro a palazzo Chigi. "Ci auguriamo che il governo decida in tempi rapidi per fare una zona rossa in tutta Italia. Non abbiamo avuto una risposta positiva ma non è escluso questo possa essere fatto più avanti. Bisogna fare presto, prima che sia troppo tardi", afferma. "La situazione -ha avvertito- è preoccupante è va affrontata in maniera proporzionale a rischio".

L'Italia si sta avvicinando alla crisi?

Lo scoppio del problema Coronavirus rappresenta una sfida enorme non solo per il sistema sanitario italiano, ma anche per la politica e l'economia del paese


L'Italia è il primo paese europeo ad avere un'epidemia di Coronavirus. Finora, 880 persone sono state infettate e 21 sono decedute. Il focolaio è nel nord Italia, da lì, la malattia infettiva si è diffusa in altre regioni del paese.  Anche un governo forte potrebbe sopraffare in uno scenario così orribile. L'attuale coalizione guidata da Giuseppe Conte è debole e controversa, il movimento dei Cinque Stelle e il Partito Democratico, in agosto avevano unito le loro forze per mantenere il leader della Lega Matteo Salvini, fuori dal potere. Due partiti che non hanno molto in comune e che non sono riusciti a far decollare il paese, facendolo uscire da un preoccupante stallo economico.

Il paese è stato politicamente paralizzato negli ultimi mesi. I partner della coalizione hanno trovato difficoltà nell'accordarsi, su molte delle decisioni importanti e le lotte interne al potere politico si sono quasi sempre sviluppare nelle piazze o sui social media. L'ex primo ministro Matteo Renzi, legato alla maggioranza con il suo partito Italia Viva, è diventato l'ago della bilancia di un'instabile maggioranza. Più volte ha velatamente minacciato di abbandonare il carro, cosa che avrebbe portato alla fine del governo.

Tutto questo fino all'apparizione del virus corona e come al solito in Italia in casi di emergenza eccezionali, i ranghi delle truppe si sono chiusi, i battibecchi sono cessati, tutti hanno dato sostegno a Conte nella lotta contro l'epidemia da Coronavirus. Anche politici dell'opposizione come Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni hanno dato a Conte il loro sostegno, pur con velate critiche. Non è senza ironia che il secondo gabinetto Conte, per la prima volta da quando è entrato in carica, sembra essere all'altezza del compito. Dopo che i primi decessi si sono registrati la scorsa settimana, ha subito approvato un decreto con misure drastiche. I primi comuni colpiti in Lombardia e Veneto messi in quarantena, bloccati dalle forze di polizia e da oggi dall'Esercito. Scuole, università, musei chiusi, fiere e altri eventi importanti cancellati. 

In situazioni così estreme, è facile criticare le azioni delle autorità, soprattutto qui in Italia, dove molte cose non vanno come dovrebbero, le critiche alle autorità fanno parte dello sport nazionale. Mentre alcuni accusano lo stato, le autorità regionali, di aver reagito troppo tardi o di fare troppo poco, altri parlano di azioni eccessive, perché "le gite scolastiche sono state annullate", anche nelle regioni non interessate. Visto però in modo oggettivo, Conte, i ministri responsabili e i governatori delle regioni colpite, hanno reagito in modo sorprendentemente rapido e deciso.

Solo nei primi giorni di crisi, un conflitto di poteri tra il governo a Roma e i presidenti regionali del nord, ha causato polemiche, subito rientrate e raggiunto un accordo su come agire insieme, da allora la cooperazione tra le autorità sembra funzionare a tutti i livelli e oltre i confini dei partiti.

Negli ultimi giorni sono stati condotti test antivirali su migliaia di persone attorno ai due focolai conosciuti. In Europa la situazione non è diversa e questo non colpa dei "caotici e incapaci italiani", il virus scoppiato in Cina si sta ora diffondendo in Europa, perchè difficilmente una malattia infettiva può essere fermata nelle società aperte, anche con adeguate misure precauzionali. I virus si muovono liberamente in un mondo globalizzato.

L'Italia mantiene stretti legami economici con la Cina ed è sede di una grande comunità cinese con oltre 300.000 membri censiti. Il numero di visitatori dal Medio Oriente è salito alle stelle negli ultimi anni. Per questi motivi, il governo di Roma aveva cancellato i voli da e per la Cina, già dalla fine di gennaio. Pur sembrando una misura cautelativa corretta, oggi sappiamo che la misura ha avuto un effetto negativo. Poiché la maggior parte dei paesi europei ha continuato i voli, i viaggiatori dalla Cina potevano entrare in Italia, facendo scalo nei diversi stati in cui non esistevano limitazioni. E mentre gli arrivi dalla Cina potevano essere facilmente controllati ed esaminati, le provenienze da altri aeroporti internazionali su Milano e Roma continuava senza precauzioni.

È ancora impossibile stimare le conseguenze dell'epidemia e quantificare il danno. Il numero di infetti e vittime potrebbe sicuramente aumentare in modo significativo nelle prossime settimane. Allo stesso tempo, l'Italia è minacciata dalla turbolenza economica. Le aree più colpite nel nord sono il cuore produttivo del paese. Un grande numero di aziende potrebbero chiudere e decine di migliaia di lavoratori potrebbero perdere il lavoro. L'industria del turismo sta già vivendo drammatiche cadute in tutto il paese. L'Italia, che non si è ancora completamente ripresa dalla crisi finanziaria globale, potrebbe rischiare di precipitare nella recessione.

Conte sta cercando soprattutto di calmare la gente e prevenire il panico, così come i governatori delle regioni colpite nel nord stanno cercando di fermare l'allarmismo. L'unica voce fuori dal coro in questo fronte nazionale unito, è Matteo Salvini. Il capo della Lega ha bombardato l'odiato ex alleato Conte con messaggi video, sperando di beneficiare dell'incertezza generale. Proprio all'inizio dell'epidemia di Corona in Cina, Salvini aveva fatto la richiesta (impraticabile) che l'Italia chiudesse i suoi confini. Ora con lo svilupparsi dell'epidemia, rende il capo del governo personalmente responsabile delle infezioni nel paese e chiede le sue dimissioni.

L'ex ministro degli interni 46enne dimostra così poca propensione verso un'unione di stato. I suoi fan più agguerriti potranno anche apprezzare una condotta più mordente, tuttavia, se Salvini vuole davvero governare il paese, ha bisogno dell'approvazione sia dei circoli di destra più moderati che dei circoli del centro politico e questo dovrebbe verosimilmente, scoraggiare alcune uscite mediatiche, vista la situazione di emergenza.

Le conseguenze politiche a lungo termine della crisi Coronavirus, sono attualmente difficili da valutare, molto dipenderà da ulteriori sviluppi. Se il virus arrivasse a causare un'emergenza medica ed economica, il fronte unito si sbriciolerebbe rapidamente e il governo difficilmente potrebbe sopravvivere.

 

A più lungo termine, un esito più o meno infruttuoso della crisi difficilmente stabilizzerebbe la politica italiana. Una volta risolto il problema, la vecchia guerra di trincea potrebbe ricominciare. La paura di nuove elezioni potrebbe tenere insieme la coalizione Conte, ma per quanto tempo? È probabile che la paralisi politica continui in entrambi i modi. Tutto questo diventa devastante per un paese che sta perdendo il contatto con il resto dell'Europa e non ha riforme strutturali di vasta portata, che lo possano far risale i gradini di quella graduatoria, che dovrebbe vederlo nei primi posti.

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