updated 12:50 PM UTC, Feb 27, 2020

Salvini-Renzi, il duello show da Vespa tra i due Mattei fa il botto. Il leader leghista: "2-0 per me e palla al centro". L'ex premier: "No, è finita come Milan-Fiorentina". Il confronto tra i due maestri della politica pop-social

Record storico su Rai1 per la puntata di "Porta a Porta" che ospitava il confronto tra Matteo Renzi e Matteo Salvini: il programma di Bruno Vespa, trasmesso in seconda serata, è stato visto da 3.808.000 spettatori con il 25.4% di share. Il faccia a faccia, iniziato subito senza esclusioni di colpi tra i due leader, ha avuto un largo seguito anche sui social. Tutti i momenti più caldi


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Avvio esplosivo per il tanto atteso duello tv a 'Porta a Porta' su Rai1 tra Matteo Renzi Matteo Salvini. Il confronto inizia subito senza esclusioni di colpi. I due leader non si lesinano attacchi ma c'è spazio anche per qualche battuta. "Sono 13 anni che due leader non si confrontano qui, furono Prodi e Berlusconi - ricorda Bruno Vespa introducendo i suoi ospiti - Vi ringrazio per la vostra presenza". E sono subito scintille.

"Renzi in maniera geniale si è inventato un governo sotto il fungo - dice Salvini - Il governo è nato per non fare votare gli italiani, dopo le europee era tutto un no, continuo. No addirittura alle olimpiadi". La crisi? "Il colpo di sole del Papeete che ha preso il collega Salvini è evidente che lo fa rosicare ancora - attacca Renzi - Non è mai accaduto che ci fosse una crisi in questo modo. Salvini dice 'non vi vogliono far votare': quando si vota lo decide la Costituzione non il menu di un beach club a Milano Marittima".
 

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RENZI - Il leader di Italia Viva ricostruisce quanto accaduto da agosto ad oggi. "Salvini ha fatto una cosa senza capo né coda. Voleva portare il Paese al voto, ci ha spiegato che dovevamo alzare le terga e andare in Parlamento. Ci siamo andati e lo abbiamo messo in minoranza" scandisce Renzi, che spiega: "Io non volevo fare l'accordo con 5 stelle ma siccome che c’era di mezzo l'interesse del Paese, allora lo abbiamo fatto. Per tre motivi: il primo abbassare lo spread, secondo non aumentare l'Iva e terzo per tornare protagonisti in Europa. Non si fa la guerra a Francia e Germania per un like in più".

In breve arriva l'affondo all'ex ministro dell'Interno: "Io mai mi permetterei di giudicare le ferie di Salvini. Avrebbe fatto migliore figura se a fine luglio quando era in ferie a Milano Marittima non si fosse messo in missione al Senato...". Parole che provocano la reazione del leader del Carroccio che cerca di ribattere. "Lei non conosce la buona educazione, perché io l'ho fatta parlare senza interrompere", incalza Renzi. Che rincara rivolgendosi direttamente al suo avversario: "Stare in spiaggia col figlio è legittimo, ma se sei un ministro non stai in piazza, stai nelle istituzioni. Conosci tutte le sagre del Paese, stai sempre a mangiare, hai uno stomaco d'amianto. Allora fai il presidente della pro loco...". E ancora: "Salvini promette tutto a tutti ma non ha mai portato a casa niente e sono 27 anni che fa politica".

Il confronto si fa durissimo. "Il governo Conte-Salvini ha messo due miliardi sulle forze dell'ordine. I governi Renzi-Gentiloni ne hanno messi sei", rivendica Renzi. E a Salvini che dice che il governo vuole tassare merendine e badanti, ribatte: "Mi dice dove sta scritto? Perché così lei non fa che aumentare le paure dei cittadini. Allora, parliamo di numeri e fatti: Salvini racconta cose che sono palesemente false", "è un mentitore, abbindola le persone raccontando balle" insiste l'ex premier accusando il leader del Carroccio di raccontare bugie a partire dal tema migranti. A 'Porta a Porta' Renzi mostra anche una foto con Salvini che regge il cartello 'no euro': "Lei si è candidato con queste parole d'ordine. Se ha cambiato idea, mi fa piacere, vorrebbe dire che vince il Nobel per l'intelligenza". Quanto al presidente del Consiglio, a Vespa che gli chiede se voglia 'fare la festa' a Giuseppe Conte, il leader di Italia Viva risponde: "Non è vero".

SALVINI - Salvini rivendica i risultati ottenuti e rimarca la distanza con l'interlocutore: "Io adoro i comuni, le sagre, è vero, ma o gli italiani sono cretini, visto che mangio come un bufalo, non vado alle riunioni europee, oppure qualcosa di buono si è fatto, se lui ha il 4% e io il 33%". Poi, riferendosi al governo giallorosso: "Possiamo fare qualcosa di utile insieme? Sì, se presentano cose utili io le voto, ma la tassa sui pannolini, sulle merendine...". Replicando alle misure che l'ex premier Renzi ha indicato come risultati del suo governo, Salvini ironizza: "E' un genio incompreso, ha fatto tutto e gli italiani non se ne sono accorti, ha portato pure la pace nel mondo".

Immancabile il riferimento alle imminenti regionali con un pronostico: "In Umbria prenderanno una botta che se la ricorderanno per i prossimi 50 anni. Il M5S ha prima denunciato quelli del Pd, che hanno arrestato e poi si sono alleati con loro". Lo scontro si infiamma sui migranti. "Io non raccolgo i cadaveri? Pessimo gusto" dice l'ex titolare del Viminale in risposta all'ex premier. "Numeri: morti e dispersi nel Mediterraneo più che dimezzati, quando c'era lei siamo arrivati a 5mila morti, 800 quando c'eravamo noi". "Vi sistemate la coscienza, con il multirazziale, poi arriva Richard Gere. Mi tengo l'etichetta del brutto e cattivo, ma penso di aver fatto opera cristiana". "L'immigrazione bella è quella dei 5 milioni che hanno i documenti, non quella degli scafisti", scandisce Salvini.

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Tema del contendere anche i numeri di nuovi occupati dopo quota 100. "Lo vedo nervosetto..." afferma Salvini rivolto a Renzi per il quale i meriti delle nuove occupazioni sono della legge Madia che ha riformato la Pa. Il leader della Lega replica: "La Madia non ha assunto nessuno". Renzi insorge, si scalda, chiedendo a Vespa di non bacchettare lui, che lo invita alla calma. E poi arriva Salvini che chiosa: "Lo vedo nervosetto". Altro tema caldo i fondi della Lega. "I 49 milioni? Sono vicende del passato, ma se qualcuno ha sbagliato dieci anni fa ora stiamo pagando. Dove sono finiti i soldi della Lega? Io non li ho visti", taglia corto Salvini, mentre Renzi lo incalza, chiedendo di "fare chiarezza su una sentenza ormai passata in giudicato. Bossi e Maroni dicono che li ha presi lei. Ha utilizzato o no i 49 milioni per comprare pubblicità su Facebook, per alimentare la Bestia? Li ha usati o no quei soldi".

Nel corso della trasmissione il leader del Carroccio rimanda all'appuntamento di sabato prossimo, quando la Lega sarà in piazza a Roma. "C'è una emergenza rifiuti a Roma e in Campania, dove governano M5S e Pd, mentre in Veneto e Lombardia si riciclano i rifiuti - scandisce mostrando un grafico - Saremo a San Giovanni sabato alle tre, raccoglieremo le firme contro Raggi, per il sistema maggioritario e per l'elezione diretta del capo dello Stato". E' sulla sindaca di Roma che i due leader trovano un punto d'accordo, l'unico: "Spero che la Raggi si dimetta domattina - dice Renzi - Se c'è una persona che ha fallito come sindaco è la Raggi".

Al termine di 'Porta a Porta' Salvini osserva: "E' stato un confronto civile. Chi ha vinto? Non chiedetelo a me che sono parte in causa" risponde il leader della Lega. "Il prossimo confronto? Ma con 'Giuseppi' dove vuole, quando vuole, sulla rete che vuole".

I SUPPLEMENTARI SOCIAL - Ma la sfida tra Renzi e Salvini continua via social. "Con tutta l'umiltà del mondo - twitta Salvini - visto che spetterà a voi giudicare, diverse persone, che hanno assistito al confronto fra me e Renzi, hanno commentato '2 a 0 per Salvini e palla al centro'. Ora aspetto un bel confronto col signor Conte". Ribatte Renzi: "Pensa un po': a me invece dicono che è finita come Milan-Fiorentina di quest'anno a San Siro. Lascia giudicare a chi la vedrà #RenziSalvini #ItaliaViva".

 

(Fonte: Adnkronos)

"Matteo Polo" alla scoperta della vecchia politica... Ovvero la convergenza delle linee parallele.

Dobbiamo risalire ad una analisi storico-politica per comprendere le mosse di questi ultimi tempi nel panorama politico italiano


Sicuramente il suicidio politico di Salvini è stato organizzato in modo scientifico e con precisione micrometrica.
In questa occasione Renzi ha dimostrato di essere un Politico con la P maiuscola, da vecchia scuola in un misto tra quella Democristiana e quella Comunista.
Anche la sua posizione per far nascere il Governo è stata un’opera d’Arte, chi lo dava per finito quando si era dimesso, oggi deve ricredersi perché non solo è vivo e vegeto, ma tiene in scacco tutto il panorama politico italiano.
Si potrebbe obiettare che abbia agito in modo scorretto per non aver declinato in anticipo le sue intenzioni, ma quando mai la Politica ha realmente detto quello che poi ha fatto? E chi sono i catocensori che possono scagliare la prima pietra senza perdere la mano?
Di fatto Renzi ha chiuso un cerchio che gli è stato sempre attribuito, tutti i politici gli hanno sempre dato una collocazione per suo conto, hanno sempre insistito sulla nascita di un nuovo soggetto politico a sua guida, sperando che questo succedesse e indebolisse il PD.
Di fatto è vero che all’interno del PD c’è sempre stata la voglia di liberarsi di un personaggio carismatico che era ed è tuttora scomodo per la classe politica che ha sempre vissuto il Partito come una cosa propria, sia nelle linee guida che nelle strategie molte volte corto miranti e senza visione d’insieme.
Adesso il dado è tratto e bisogna fare i conti con il nuovo gruppo che è stato formato, e secondo la mia opinione si deve fare molta attenzione a sottovalutare questa scelta, perché potrebbe essere la chiave di volta dei cambiamenti del panorama politico Italiano.
Dopo la fine della realtà Democristiana, che radunava nelle sue fila una grande moltitudine di personaggi politici di diversa estrazione e con gruppi formati al suo interno che presidiavano il territorio, il suo elettorato e la sua classe politica rimanente, orfani oramai di un personaggio carismatico che li tenesse uniti, si è sparpagliata in rivoli diversi in partitini nuovi che sono nati, e in gran parte si è riunita sotto Forza Italia, che aveva come personaggio forte Berlusconi, che nonostante tutti gli errori dell’aver personalizzato troppo il suo partito, ha raccolto la maggior parte dell’eredità Democristiana.
Con la stessa forza dirompente con la quale si è imposto nel panorama politico, le vicende varie giudiziarie e personali, hanno fatto sì che si auto eliminasse come figura di riferimento, nel panorama del centro liberale.
A sua volta Bossi si era già autoeliminato con tutte le sue vicende personali, familiari, politiche e aveva indubbiamente lasciato un vuoto a destra non colmabile dopo le vicende che avevano coinvolto Fini come leader di destra.
L’Ascesa di Salvini ha ricompattato l’elettorato di destra che non si è mai riconosciuto in una Leader come la Meloni che pur avendo gestito con intelligenza certi momenti politici, ha ereditato una situazione molto confusa e discutibile con tutti gli scandali che il suo partito ha dovuto affrontare e con i transfughi che si sono riciclati negli altri schieramenti cercando di portare elettori di destra verso una compagine che non li ha mai sdoganati e riconosciuti.
Salvini ha tentato un avvicinamento goffo con il rosario e il Crocefisso verso gli elettori più vicini alla religione, cercando spazi che non gli sono consentiti proprio per le ideologie che la sua parte politica continua a promulgare, scontrandosi con il principio di umanità che contraddistingue quella parte di elettorato che si riconosce di più nella solidarietà umana che nello scontro di piazza.
A questo punto i vari componenti della sinistra del PD si sono anche loro scontrati contro un non riconoscimento del loro ruolo e l’unico Leader che ha avuto voti trasversali in modo massiccio sino ad arrivare ad un 40% è stato Renzi.
Ma come dice lui il fuoco amico ha fatto danni che nessuno poteva pensare, e ancora oggi sembra che l’unico bersaglio sia sempre lui.
E’ naturale che si arrivasse ad una scissione del gruppo che fa riferimento al suo modo di vedere la vita, la politica, l’impegno sociale. Tenendo ben presente che è l’unico leader che propone una visione centrista, con una visione futura, con la capacità di riunire sotto la sua guida molte realtà di impegno sociale che oggi non hanno più nessun riferimento politico e sociale.
Di fatto Renzi sta ricostruendo la Democrazia Cristiana, con attenzione a non ricreare una serie di sottopoteri territoriali che ne hanno decretato la sua fine. La Leopolda (che è cosa sua) può rappresentare il trampolino di lancio di questa iniziativa ed organizzarsi sul territorio in modo radicato e a macchia d’olio, ripetendo le famose sezioni del PCI e della DC che oramai non esistono più, ricreando quel tessuto di presenza che va ad organizzare feste per spiegare alla gente che non sarà più sola raccogliendo le loro idee, sviluppando interesse sociale, culturale, umano; cosa che oramai si è persa e manca nel tessuto sociale di vita comune.
Quindi non sottovalutate la potenza delle visioni soprattutto quando provengono da persone intelligenti !!! E penso che Renzi abbia sino ad oggi dimostrato di essere lungimirante, attento, culturalmente preparato, in poche parole “Intelligente”

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Venezuela, Renzi attacca i 5 Stelle: "Per loro Maduro è un modello, si devono vergognare". E ne ha anche per Salvini (VIDEO)

Tra i diversi attacchi alle forze di governo davanti alla Stampa Estera per la presentazione del suo libro "Un'altra strada", Matteo Renzi ha bocciato senza mezzi termini la posizione del Movimento 5 Stelle sul Venezuela. L'ex premier ha deprecato il fatto che Nicolas Maduro abbia "ringraziato Roma" per non aver appoggiato apertamente l'opposizione alla sua presidenza. Alla Lega il senatore del Pd ha rimproverato di aver fatto dichiarazioni di segno opposto ma di aver votato poi insieme agli alleati grillini

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Renzi gela l'irritato Minniti: "Non mi occupo del congresso Pd". Partito nel caos. Zingaretti duro: "Gioco macabro". Calenda ironico: "Bello. Altre idee?" (VIDEO)

Sono ore decisive nel Partito democratico per capire se l'ex ministro dell'Interno si ritirerà o meno dalla corsa alla segreteria. La scelta di convergere su di lui era stata avallata proprio dallo stesso ex premier che però ha detto chiaramente di non essere coinvolto nel dibattito congressuale. Secondo alcuni il segnale che vada ormai verso la creazione di un suo soggetto politico - (VIDEO)


Sale la tensione all'interno del Pd in vista del 12 dicembre, termine ultimo per la presentazione delle candidature al congresso. Con Matteo Renzi che torna a confermare il suo disimpegno rispetto alla partita in corso per il rinnovo della leadership. E Nicola Zingaretti che attacca a testa bassa: "Spero che qualcuno non abbia deciso di distruggere il Pd, giocando a un gioco macabro".  
 
I dubbi espressi in queste ore da Marco Minniti, infastidito per lo scarso sostegno dei renziani e per le voci che danno l'ex segretario sul punto di formare un movimento tutto suo, rischiano di cambiare i connotati di una sfida finora apertissima. L'ex ministro dell'Interno è infatti sempre più tentato di dire addio alle primarie. Un ritiro frutto anche di una telefonata tutt'altro che conciliante fra Renzi e lo stesso Minniti, durante la quale quest'ultimo avrebbe chiesto chiarimenti sul progetto dei comitati civici inaugurati all'ultima Leopolda, ricevendo in risposta solo qualche parola vaga rispetto a una possibile scissione.

Una freddezza ribadita in mattinata. "Minniti irritato? Come sapete non mi occupo del congresso Pd", taglia corto l'ex premier a margine di un incontro con gli europarlamentari a Bruxelles. Chiudendo ogni discussione sul punto. 

Durissimo Zingaretti. "Per il Pd sono preoccupato e allarmato. Spero che qualcuno non abbia deciso di distruggere il Pd e stia giocando a un gioco macabro. Non dobbiamo permetterlo", avverte il governatore del Lazio. "Il Pd va cambiato, non picconato con le furbizie. Distruggerlo ora o puntare a dividere credo sia un immenso regalo al M5s e Salvini". E' netto il candidato alla segreteria dem: "Le difficoltà del governo devono portare a essere più seri e responsabili. Vedo masse immense di persone che vogliono combattere: non si può sputare in faccia alle speranze, alle ansie, alle passioni di milioni di persone che vogliono voltare pagina. Siamo dentro a un congresso che ha questo obiettivo. Io farò di tutto per cambiare, allargare, rilanciare il Pd e farne il perno dell'alternativa - ha concluso - Non vorrei che proprio perché questo sta avvenendo qualcuno possa averne paura".

In subbuglio il mondo renziano, spiazzato dalla virata di Minniti verso il ritiro che lascerebbe quell'area senza candidato. E infatti: "Se nella giornata di oggi non ci sono fatti espliciti e conclusivi, da domani servirà ragionare su un nuovo assetto del congresso", lancia l'aut aut Antonello Giacomelli, deputato vicino a Luca Lotti e tra i sostenitori dell'ex titolare del Viminale. "Ribadisco ancora una volta che siamo pronti a sostenere Marco Minniti con convinzione, partendo da una comune scommessa sul Pd, sul suo ruolo e sulle sue prospettive", incalza l'esponente dem, "quello che però non possiamo fare è trascinare una situazione indefinita fino alle ore a ridosso della scadenza per la presentazione delle candidature".

Nel frattempo il segretario uscente Maurizio Martina - presentando la sua mozione al circolo romano di San Giovanni insieme a Matteo Richetti, Debora Serracchiani e Tommaso Nannicini - ribadisce la linea già illustrata al momento della sua candidatura: "Noi siamo una squadra, lavoriamo per unire il Pd, non per dividere. Non torniamo indietro, guardiamo avanti. Serve un Pd nuovo, una scommessa di cambiamento".

 

(repubblica.it)

 

La Destra ai tempi del sovranismo, La Russa: "Nascerà un movimento nuovo, alleato di Salvini, per far vincere il centrodestra, ma senza patti del Nazareno e 5 Stelle" (VIDEO)

"Nessuna fusione con la Lega, ma un grande soggetto sovranista aperto a tutti che sappia riportare il centrodestra alla vittoria senza gli errori del passato come il patto del Nazareno e l'alleanza Salvini-M5S". Ai microfoni de ilComizio.it parla Ignazio La Russa, senatore di Fratelli d'Italia e vicepresidente del Senato, a margine della manifestazione “Popoli e Sovranismo” organizzata dal partito di Giorgia Meloni a Milano al teatro Nuovo, sabato 13 e domenica 14 ottobre 

E se si votasse oggi? Chi gode e chi piange: ecco dove tira il Vento settembre

I dati del Barometro politico di Demopolis, l'istituto diretto da Pietro Vento: "Oltre un quinto degli elettori ha modificato le proprie scelte di voto. Il peso complessivo delle 2 forze di Governo cresce dal 50% del 4 marzo al 62% odierno"


Se si votasse oggi, la Lega sarebbe con il 32% prima forza politica nel Paese: i mesi estivi hanno visto rafforzarsi il peso del partito di Salvini, cresciuto di quasi 15 punti dalle elezioni del 4 marzo. Circa 2 punti separano la Lega dal Movimento 5 Stelle, posizionato al 30,2%: sono i dati che emergono dal Barometro Politico di settembre dell’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento.

Restano lontani, in estrema difficoltà, il Partito Democratico al 17% e, soprattutto, Forza Italia all’8,5%, che cede ampi segmenti di elettorato alla Lega. Fratelli d’Italia è al 3%, LeU al 2,3%. Sotto il 2% le altre liste, con un’affluenza in lieve calo al 71%.

“Il voto in Italia resta mobile e incerto: in 6 mesi – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – oltre un quinto degli elettori ha modificato le proprie scelte di voto. Il peso complessivo delle due forze di Governo cresce dal 50% del 4 marzo al 62% odierno, mentre si riduce il consenso ai partiti di opposizione. Si tratta di equilibri destinati ad ulteriori evoluzioni, soprattutto in vista delle imminenti scelte per la legge di bilancio”.

Nella prima fotografia scattata dopo l’estate da Demopolis per il programma Otto e Mezzo, si conferma positiva la valutazione del 58% degli italiani sul Governo M5S-Lega; di parere diverso un terzo dei cittadini che esprime un voto negativo sull’Esecutivo, mentre il 9% preferisce per il momento sospendere il giudizio.

Dopo poco più di 100 giorni di Governo, l’Istituto Demopolis ha misurato la notorietà degli esponenti dell’Esecutivo: sono 8 i ministri conosciuti dalla maggioranza assoluta degli italiani. In testa i due vicepremier Matteo Salvini con il 96% e Luigi di Maio con il 95%; 3 su 4 indicano Danilo Toninelli. Notorietà molto alta, intorno al 70%, anche per Giulia Bongiorno e per il ministro della Salute Giulia Grillo; il 66% ha sentito parlare di Giovanni Tria, il 63% di Alfonso Bonafede. 6 su 10 di Paolo Savona. Citazioni inferiori al 50% – secondo il Barometro Politico Demopolis – per gli altri componenti del Governo Conte.

 

 

Nota informativa – L’indagine è stata condotta dall’11 al 12 settembre 2018 dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, per il programma Otto e Mezzo(LA7) su un campione stratificato di 1.500 intervistati, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. Supervisione della rilevazione demoscopica di Marco E. Tabacchi. Coordinamento di Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone.

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Pd alla resa dei conti: partito spaccato tra strane liste, numeri, accuse e provocazioni. Quanta forza ha ancora Matteo Renzi? La nostra intervista al consigliere lombardo Fabio Pizzul (VIDEO)

Scrive Democratica: E’ in un clima di grande tensione interna che si prepara la tanto attesa Direzione nazionale del Partito Democratico, in programma oggi alle 15 al Nazareno. L’intervista a ‘Che tempo che fa’ di Matteo Renzi, in cui l’ex segretario ha chiuso ad ogni ipotesi di governo con il Movimento Cinque Stelle e proposto invece un esecutivo “per fare le riforme” ha lasciato strascichi pesanti. Il primo a criticarne il metodo, più che il merito, è stato il reggente Maurizio Martina, arrivato ad evocare “il rischio estinzione” per il Pd e manifestando tutta la sua contrarietà: “Impossibile guidare un partito in queste condizioni”. Sul tema abbiamo intervistato il consigliere regionale lombardo, Fabio Pizzul - (VIDEO)


Pd, guerra dei numeri in direzione. Renzi: "Non usino pretesti per rompere". Scontro sul sito senzadime

A poche ore dalla Direzione del Pd è muro contro muro tra i renziani e l'area che si riconosce nella guida di Maurizio Martina. Uno scontro senza quartiere, con i contendenti impegnati a 'duellare' non più sul terreno di un governo con il M5s ma sulle dinamiche interne, sulla guida del partito e il mandato del reggente. Ad accendere le polveri è, nella mattinata di ieri, un documento ("la pace di Lodi") preparato da Lorenzo Guerini e offerto a tutto il partito: 3 punti per dire, in sostanza, no alle conte interne, no a un governo con M5S o Lega e sì a riscrivere con tutti i partiti le regole. Seppure nato con le migliori intenzioni ("è un appello a trovare l'unità", spiega il coordinatore) il documento viene letto dalla opposta sponda del Nazareno come un dito in un occhio: "Una conta per evitare la conta, mai visto", dice Andrea Orlando.

A gettare benzina sul fuoco, un sito (senzadime.it) che pubblica nomi e cognomi dei componenti della Direzione e la loro opzione sull'alleanza con il M5s: "Una lista di proscrizione", si indignano tutti i non renziani. "C'è qualcosa di profondo che non va", twitta Dario Franceschini. Intanto, le posizioni di irrigidiscono. Mentre i renziani fanno trapelare il successo del documento Guerini (77 deputati, 52 senatori e 123 componenti la Direzione, tra cui i capigruppo Marcucci e Delrio e ministri come Carlo Calenda), l'area che sostiene il reggente si compatta e replica: "E' pronto l'Odg da votare in Direzione sulla fiducia a Martina". Per i non renziani (una vasta area che mette insieme franceschiniani, orlandiani, governisti e altri) sono i no alla linea indicata dall'ex segretario a 'Che tempo che fa' ad avere la maggioranza in Direzione ed è per questo, per scongiurare una sconfitta, che è nato il documento Guerini.

A spingere sono i franceschiani e gli orlandiani. "Domani serve un voto, e chiarezza", dice Gianni Cuperlo. Quello sui numeri è "un bluff" dei non renziani, liquida intanto lo stesso Renzi parlando della faccenda con qualche senatore a palazzo Madama. Mettendoci il carico, i renziani fanno trapelare che la convocazione dell'Assemblea e l'avvio del percorso congressuale non è più rinviabile e dovrà essere deciso domani in Direzione: "Martina non è adatto a gestire questa fase". Pronti, a scanso di equivoci, candidati renziani alla segreteria come Guerini e Ettore Rosato e la data dell'Assembla, subito: a metà maggio. La tensione resta alta per tutta la giornata ma, intanto, pontieri come lo stesso Guerini e Graziano Delrio si erano da subito messi all'opera per una soluzione. Facendo leva, tra l'altro, sulle parole di Renzi al Senato: "Spero ci sia unità e che nessuno utilizzi pretesti per rompere".

L'ipotesi a cui si sta lavorando in queste ore è un Odg che richiami in parte il documento Guerini (il punto 3, quello più condiviso) e indichi una data per l'Assemblea. "Se il discorso di Martina domani (oggi, ndr.) in Direzione avesse toni condivisibili, si potrebbe chiudere così. Di fatto, anche senza esplicitarlo, sarebbe l'ok al reggente. Fino all'Assemblea. Come, del resto, si è sempre detto", spiega un big che sta lavorando alla mediazione. Per Franceschini, "l'unità si può costruire facilmente ma partendo da un voto esplicito di fiducia della Direzione al segretario reggente, atto minimo ma indispensabile per dargli la forza di gestire una fase così difficile, sino all’Assemblea o al Congresso, vedremo. E sono certo che Renzi, che ha a cuore come tutti noi l’unità del Pd, sarà il primo a votare la fiducia al suo ex vicesegretario". Fino a alle 15, c'è tempo per evitare un clamoroso 'showdown' del Pd. (Fonte: Adnkronos)

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