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updated 1:19 PM UTC, Oct 17, 2018

Ilaria Cucchi non dimentica: "Al Viminale solo se Salvini si scusa. Mio fratello morto perché era un ultimo" (VIDEO)

"Sono rinato. Ora non mi interessa nulla se sarò condannato o destituito dall'Arma". Sono le parole che Francesco Tedesco ha affidato ieri al suo avvocato, Eugenio Pini, dopo la notizia delle sue accuse a due carabinieri per il pestaggio di Stefano Cucchi. "Ho fatto il mio dovere; quello che volevo fare fin dall'inizio e che mi è stato impedito", ha aggiunto Tedesco al suo avvocato. Il militare è imputato, assieme ai carabinieri Raffaele D'Alessandro e Alessio Di Bernardo di omicidio preterintenzionale. L'uomo verrà ascoltato entro gennaio in aula nell'ambito del dibattimento in corso. Già interrogato tre volte dal pm Giovanni Musarò, dovrà ribadire davanti alla corte le accuse a Raffaele D'Alessandro e Alessio Di Bernardo arrivate a nove dalla morte di Cucchi.
Intanto Ilaria, sorella di Stefano, "Il giorno in cui il Ministro dell'Interno chiederà scusa a me, alla mia famiglia e a Stefano allora potrò pensare di andarci, prima di allora non credo proprio" - (VIDEO)


"Il giorno in cui il ministro dell'Interno chiederà scusa a me, alla mia famiglia e a Stefano allora potrò pensare di andarci, prima di allora non credo proprio". Dopo la svolta storica nel processo la sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, è intervenuta in diretta ai microfoni di 'RTL 102.5' durante 'Non Stop News' ed è tornata sull'invito del ministro dell'Interno Matteo Salvini al Viminale. 

"Io dico sempre - aggiunge - che Stefano è morto perché era un ‘ultimo’, perché abbiamo una giustizia che ha due pesi e due misure, forte con i deboli e debole con i forti e di ultimi ce ne sono tanti e, ahimè, nella nostra società sono destinati ad aumentare. Vero, Stefano non me lo riporterà indietro nessuno; se domani Stefano dovesse bussare alla mia porta e dirmi che c’è stato un errore e che è ancora vivo, il mio dolore di questi nove anni non me lo toglie nessuno, la mia vita è cambiata per sempre. L’unica cosa che mi dà la forza di andare avanti è provare, tramite Stefano, a dar voce a tutti gli altri Stefano, tutti gli altri ultimi di cui non importa niente a nessuno, che muoiono e che subiscono soprusi quotidianamente nel disinteresse generale, di una società che è abituata a voltarsi dall’altra parte e che pensa sempre che le cose capitino sempre agli altri e mai a se stessi".

IL RACCONTO - Proseguendo nell'intervista, Ilaria dice che quando ha ascoltato il racconto del pestaggio è stato "terribile": "Avevo voglia di piangere. Ho letto quelle parole, nero su bianco, la brutalità, la cattiveria che è stata fatta a mio fratello che ha dovuto subire… quel corpo inerme, quella fragilità. Tante volte in questi anni si è parlato, strumentalizzandola, della magrezza di mio fratello, ecco, quei due corpi che si sono avventati sopra mio fratello che era arrestato, indifeso, che non poteva fare del male a nessuno, la brutalità, la cattiveria, il disinteresse, il pregiudizio nel quale poi Stefano nei giorni successivi, sei giorni ricordo – un lasso di tempo brevissimo – è stato lasciato morire. Tutto questo si fa fatica ad accettarlo, da sorella di Stefano e da cittadina, siamo in un momento terribile per la nostra società, per il nostro Paese, nel quale si sta facendo passare in qualche maniera il concetto che i diritti umani sono sacrificabili in nome di presunti interessi superiori. Credo che mio fratello sia un esempio di questo".

"Una cosa che non tutti sanno è che mio fratello in quei sei giorni in cui moriva da solo come un cane in realtà non era da solo, perché poi li abbiamo contati durante il processo, lui è stato visto, è entrato in contatto con qualcosa come 140 o 150 pubblici ufficiali, non cittadini comuni, che hanno avuto in qualche modo, a vario titolo, a che fare con lui e che hanno visto man mano il degenerare di quelle condizioni fisiche che lo hanno portato alla morte. Mio fratello stava malissimo, lo sentiamo nell’audio dell’udienza di convalida dell’arresto che si lamenta perché non può parlare tanto bene. Nessuna di quelle persone è stata capace di guardare oltre il pregiudizio - conclude Ilaria - e di vedere oltre quel detenuto un essere umano che stava male e che stava morendo, perché se lo avessero fatto ora non esisterebbe nessun ‘caso Cucchi’".

TEDESCO IN TRIBUNALE - Intanto, sarà ascoltato in aula in tribunale a Roma tra dicembre e gennaio Francesco Tedesco, il carabiniere imputato di omicidio preterintenzionale che nel corso di tre interrogatori ha rivelato di avere assistito al pestaggio accusando gli altri due suoi colleghi, anche loro imputati. Davanti al pm Giovanni Musarò, Tedesco dovrà, a nove anni dai fatti, confermare quanto emerso ieri in aula: e cioè che a picchiare il giovane, che morì pochi giorni dopo l'arresto, il 22 ottobre del 2009, furono i carabinieri Raffaele D'Alessandro e Alessio Di Bernardo

 

(Fonte: Adnkronos)

Reddito di cittadinanza, Di Maio avverte: "Chi fa il furbo rischia sei anni di galera. Sosteniamo i ragazzi depressi perché non ricevono risposte ai loro curriculum" (VIDEO)

Il vicepremier in Senato spiega alcuni aspetti, soprattutto sulle cifre e sulle condizioni per le categorie di quanti avranno diritto al sostegno economico da parte dello Stato, con un avvertimento a chi pensasse di approfittare indebitamente della misura


Chi pensa di fare il furbo con il reddito di cittadinanza si sbaglia di grosso. "Se ci saranno persone che vogliono imbrogliare rischieranno fino a 6 anni di galera", assicura il ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio parlando al Question Time al Senato. Nel provvedimento, scandisce il vicepremier "sono inserite anche delle misure per contrastare i furbi".

Con il reddito di cittadinanza "ci rivolgiamo infatti solo alle persone per bene", sottolinea Di Maio, spiegando che il reddito di cittadinanza "è una politica attiva del lavoro" che permetterà di rilanciare i centri per l'impiego. Quanto ai 780 euro previsti dal reddito di cittadinanza, il vicepremier specifica che "non saranno dati a tutti. Chi ha un reddito di 500 euro, ad esempio, ne percepirà 280 euro; chi ha un reddito di 200 euro ne percepirà 580...chi ha un reddito pari a zero percepirà 780 euro".

Durante il Question Time Di Maio torna poi sulla "manovra del Popolo", "che è una manovra rivoluzionaria" con la quale "intendiamo ripagare il Popolo che ha subito sprechi e che ha dovuto pagare per vitalizi e pensioni d'oro". "Abbiamo fatto bene i conti" con la misura che prevede l'introduzione del reddito di cittadinanza, aggiunge il leader del M5S.

"Una misura che cerca di contrastare non solo la povertà ma di sostenere i tanti ragazzi che stanno in un letto depressi per non avere ricevuto risposte ai curriculum mandati o che si apprestano a fare un biglietto per andare a Londra o che non vogliono più uscire di casa". Quindi ribadisce: "Non sono soldi per chi decide di restare sul divano ma per chi durante la giornata sarà impegnato alla formazione e a servizi di pubblica utilità".

Mafia Capitale, Carminati prende le distanze da Alemanno: "Mai conosciuto, nessuna stima per lui. Il Comune di Roma? Truffatori che non pagano chi lavora. Meglio noi"

L'ex Nar collegato in videoconferenza dal carcere di Parma l'aula bunker di Rebibbia per la nuova udienza del maxiprocesso, si prende la scena e spiazza tutti: ''Sono un vecchio fascista degli anni '70, sono contento di essere così, di essere quello che sono. Venivo da un mondo diverso, da un mondo dove siamo molto più onesti. Abbiamo tre comandamenti ma li rispettiamo, le anime belle di sopra ne hanno dieci ma non ne rispettano neanche uno''


''Sono un vecchio fascista degli anni '70, sono contento di essere così, di essere quello che sono''. Lo ha detto Massimo Carminati, in collegamento in videoconferenza dal carcere di Parma, nella nuova udienza del maxiprocesso di 'Mafia Capitale'. Gremita come non mai l'aula bunker di Rebibbia, dove l'esame dell'ex Nar è iniziato in ritardo per problemi audio nel collegamento con Parma.

Nel corso dell'esame Carminati ha aggiunto: ''Mi offendo quando mi dicono che sono dei servizi segreti'', per poi affermare: ''Se non ci fossi stato io questo processo sarebbe stata una cosa ridicola. Questo processo l'ho fatto io''.

 L'ex Nar ha quindi negato di aver conosciuto l'ex sindaco di Roma, Gianni Alemanno. ''Non ho mai conosciuto Alemanno, né dentro né fuori dal carcere - ha spiegato Carminati - né il suo braccio destro Lucarelli, dei quali non ho nessuna stima. A quei tempi gente come Alemanno non la mettevamo con fascisti come noi. Alemanno aveva scelto una strada istituzionale. Sarebbero successe scaramucce, litigate, niente di grave per noi''.

Pesante l'attacco alle logiche che regolano il Comune di Roma: "Ci hanno fatto fare il lavoro del campo nomadi sapendo che non l'avrebbero messo in bilancio...ma che scherziamo? Io vengo dal "mondo di sotto" dove se lavori vieni pagato. Nel "mondo di sopra" sono tutti truffatori, tutti sola. Sia Alemanno che il sindaco dopo. La truffa l'ha fatta il Comune. Se avessi conosciuto Alemanno e Lucarelli sarei andato a buttargli giù la porta a calci".

''Nel mondo di sotto se fai una cosa vieni pagato - ha sottolineato - nel mondo di sopra sono tutti dei 'sola'. Il 'Mondo di sotto' è molto più semplice. Venivo da un mondo diverso, da un mondo dove siamo molto più onesti. Abbiamo tre comandamenti ma li rispettiamo, le anime belle di sopra ne hanno dieci ma non ne rispettano neanche uno''. 

Poi riferendosi alla teoria del 'mondo di mezzo', l'ex Nar ha aggiunto: 'Quattro chiacchiere al bar sono diventate una filosofia...''.

Riferendosi poi alla 'fama mediatica' creata dal libro, poi film e serie, 'Romanzo criminale' di Giancarlo De Cataldo e 'Suburra' di De Cataldo-Bonini, Carminati ha commentato: ''Tutti mi rompevano le palle con sto' 'Nero' di 'Romanzo criminale' e con questo 'Samurai'. Tutti mi prendevano per il cu..., lo dico in inglese! La storia del sanguinario, del Nero. Dicevano: 'che c'è Scamarcio?'".

''Sulle tangenti di Finmeccanica - ha continuato Carminati - siamo alle leggende metropolitane. Non sono mai stato coinvolto in queste vicende, tutti hanno escluso un mio coinvolgimento. A parte che se uno mi dà i soldi per portarli a qualcun altro sbaglia perché quei soldi me li tengo in tasca''.

''Ho parlato con Buzzi della preoccupazione che questi pedinamenti potessero essere riferiti alla mia amicizia con Iannilli (coinvolto nell'inchiesta Finmeccanica ndr). Ma che io fossi 'pagatore' di Finmeccanica escludo di averlo detto. Se fosse stato vero, nonostante la mia amicizia con Buzzi, non lo avrei mai detto''.

"Mai avrei potuto minacciare Riccardo Mancini, siamo amici", si è poi difeso. ''Io penso che Alemanno l'aveva scaricato - ha aggiunto - Il sindaco lo sacrifica, e lui si fa fregare dal sindaco, questa è la nostra percezione dell'inchiesta sulla Breda Menarini Bus nella quale fu coinvolto Mancini. Ma di certo a me della Breda Menarini Bus non me ne poteva fregare niente, dell'arresto mi ha avvisato Buzzi, nessun altro".

''In cooperativa parlavo solo con Buzzi e per la parte economica con Paolo Di Ninno. Mai avuto rapporti con altre persone in cooperativa. Il lavoro per me era Buzzi, non ero organico alla cooperativa. Quando non c'era Buzzi, io aspettavo fuori non entravo neanche in cooperativa, mi prendevo tre quattro caffé alla macchinetta'', ha continuato.

(Fonte: Adnkronos)

Terrorismo: ecco la prima bandiera dell'Isis in Italia. L'ha portata un tunisino sposato con un'italiana convertita all'Islam...

Il vessillo del Califfato ritrovata a casa di un nordafricano affiliato al gruppo terroristico Ansar al-Sharia, già in cella per detenzione abusiva di armi da fuoco. In carcere faceva reclutamento per la jihad, minacciava gli agenti e compiva spedizioni punitive contro detenuti cattolici - (VIDEO)


Nella casa a Ciampino di Hmidi Saber, il 34enne tunisino arrestato dalla Polizia, è stata trovata una bandiera dell'Isis. E' la prima volta che un vessillo originale viene trovato a casa di un musulmano in Italia.

L'uomo, secondo gli inquirenti, sarebbe collegato all'Ansar al-Sharia (un gruppo terroristico jihadista attivo in Tunisia dal 2011). Padre di una bimba e marito di un'italiana convertita all'Islam, si trova già in carcere per una condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione per porto e detenzione di arma da fuoco.

Sulla bandiera ci sono le scritte della "Shaada", ossia la professione di fede: "non vi è altro Dio oltre Allah". Mentre al centro compare il sigillo di Maometto che si traduce in: "Mohamed è il suo profeta". Sotto il logo centrale c'è la scritta "Ansar al Shari-a", simbolo dell'organizzazione terroristica operativa in Tunisia e Libia.

 "Una volta libero andrò in Siria a combattere con i fratelli musulmani". E' quanto avrebbe detto ai compagni di cella il tunisino Saber Hmidi. Descritto come una persona "violenta" nei periodi di reclusione in carcere avrebbe urlato anche agli agenti: "Vi taglio la testa se non mi accontentate". Inoltre avrebbe reclutato adepti in carcere e sarebbe stata riscontrata la sua "particolare capacita' di indottrinamento dei compagni di detenzione". In carcere avrebbe dato vita a spedizioni punitive nei confronti dei cattolici. L'uomo si trovava attualmente nel carcere romano di Rebibbia per altra causa dove gli è stata notificata l'ordinanza di custodia cautelare.

 

La storia di Hmidi Saber, tra carcere, Islam e violenza 

  • Carcere di Velletri, 2011 - Inizia la "radicalizzazione religiosa" di Hmidi finito in prigione dopo essere stato arrestato per droga.

  • Uscito dal carcere Saber comincia a praticare l'Islam frequentando le moschee. Sempre a questo periodo risalgono i primi contatti con i tunisini di Ansar al-Sharia.

  • 9 novembre 2014 - Saber è fermato insierme con un'altra persona a Roma, in via dei Sette Metri, zona Malafede. Sula Golf che stava guidando gli agenti trovano una bomboletta spray anti aggressione, un passamontagna e un paio di guanti in lattice. Punta una pistola contro gli agenti che gli chiedono spiegazioni e dopo una colluttazione riesce a fuggire insieme al complice. Qualche ora dopo durante una perquisizione in casa sua vengono sequestrati anche 33 telefoni cellulari, 8 pc portatili, 2 Ipad, 1 hard disk esterno ed una bandiera nera.

  • 10 novembre 2014 - Viene arrestato nel quartiere romano di San Basilio. Processato, è condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione che sta ancora scontando.

  • Febbraio 2015 - Hmidi Saber si autoproclama capo di un gruppo di preghiera in carcere.

  • Carcere di Civitavecchia, giugno 2015 - E' il mandante di una spedizione punitiva contro un detenuto che si era lamentato delle preghiere notturne.

  • Carcere di Frosinone, luglio 2015 - Si fa notare per una violenta aggressione nei confronti di un detenuto italiano che aveva contestato i continui ed insistenti discorsi inneggianti all'Islam.

  • Agosto 2015 - Un suo compagno di preghiera denuncia di aver subito soprusi e imposizioni.

  • Carcere di Napoli, maggio 2016 - Nuovo episodio di violenza ai danni di un detenuto nigeriano di fede cristiana.

  • Carcere di Salerno - Saber urla agli agenti che avrebbe tagliato la testa a chi non avesse accontentato le sue richieste.

  • Carcere di Viterbo, settembre 2016 -  Hmidi aggredisce i secondini

    (Fonte: Agi)
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