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updated 8:05 PM UTC, Sep 28, 2020

Referendum ed elezioni regionali 2020 mettono alla prova il governo Conte

Oggi si vota in sette regioni per i propri rappresentanti nei consigli regionali, tutta la popolazione invece, va al voto per decidere una importante modifica costituzionale.


A sei mesi dal primo contagio da coronavirus in Italia, vissuto come primo focolaio nell'Unione Europea (Ue), questa domenica gli italiani hanno due appuntamenti con le urne. Due voti che influenzeranno la mappa politica del Paese e serviranno a misurare il grado di sostegno al governo di coalizione presieduto da Giuseppe Conte. Il primo voto, a livello nazionale, è un referendum sulla modifica di una legge a riforma costituzionale, già approvata dal Parlamento, una nuova legge che propone di ridurre il numero di deputati e senatori dagli attuali 945 a 600. Il secondo voto è limitato a sette regioni , dove gli elettori eleggeranno i loro futuri rappresentanti politici: Liguria (Genova), Marche (Ancona), Puglia (Bari), Valle d'Aosta (Aosta), Toscana (Firenze), Campania (Napoli) e Veneto (Venezia). 

La bagarre regionale si presenta come un duello tra la coalizione di centrosinistra, oggi al governo e quella di centrodestra, formata da Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia, questi ultimi partono favoriti in Veneto, Liguria e Marche. Tutto indica, tuttavia, che a prescindere da ciò che dettano i sondaggi, il voto non avrà la capacità di modificare anche l'attuale struttura di governo, sebbene l'equilibrio delle forze all'interno dell'Esecutivo potrebbe cambiare.
Nella Toscana rossa, da sempre roccaforte del centrosinistra, i sondaggi mettono sul piatto un possibile "sorpasso". Se così fosse, costituirebbe una grave battuta d'arresto e un dramma per la sinistra tradizionale. 
 
Cosa di cui invece poco si è parlato è il voto in Valle d'Aosta, dove invece si vota perché il consiglio di amministrazione è stato sciolto a causa dei suoi rapporti con la mafia. In Campania secondo tutti i sondaggi rimarrà in carica il leader progressista uscente, così come per il presidente veneto. Nelle Marche, terra che guarda geograficamente ed economicamente ai Balcani e all'Est, è probabile, secondo i sondaggi, che cambi di mano e vada all'opposizione. I sondaggi danno come  partito più votato Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni.

I continui attacchi a Salvini rischiano invece di frenare l'ascesa della Lega.

La coalizione di governo soffre degli alti e bassi dell'anti-sistema, che non sa se vuole essere di destra, di centro o di sinistra. Tale è lo smarrimento, che Beppe Grillo, fondatore del M5S, è stato costretto a tornare nell'arena politica per placare gli eccessi di chi un tempo era indignato. Una cosa da notare è che da quando il M5S è entrato di peso nel panorama politico italiano, è passato dal 37,4 di sostegno elettorale a circa il 17% di oggi.

Luigi Di Maio, leader di fatto dei “grillini”, fa tutto il possibile per evitare che vengano indette elezioni generali anticipate che  potrebbero porre fine alla gloria di chi ha vinto le elezioni del 2018, promettendo di "aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno", cosa, forse non proprio riuscita.

Un momento difficile questo per il nostro paese, i 209 milioni di Euro promessi dall'Europa per garantire il rilancio del paese, fanno gola a molti, i poteri economici forti, manifestano il desiderio di un governo forte e hanno persino nominato Mario Draghi a presiederlo, ma purtroppo per loro la prima parte interessata, non è in carica.

Al momento Conte gode di un grande sostegno popolare: il 60% degli italiani approva come viene gestita la pandemia. Il premier spera di restare in carica fino al 2022, anno in cui dovrà essere eletto anche il nuovo presidente della Repubblica.

Non ci resta che attendere la serata di domani, per capire se il nostro "bel paese" girerà pagina e inizierà a scrivere una nuova storia, oppure continuerà la scrittura sulle vecchie pagine di quel libro che riporta le vicende "buone e cattive" della nostra millenaria cultura...

 

La provincia autonoma di Bolzano ignora Roma e apre i ristoranti

In tutta la penisola i ristoranti non sono aperti, servono solo da asporto, il servizio ai tavoli resterà bloccato fino al 1 giugno. In provincia di Bolzano, invece possono da aprire oggi, oltre a bar, parrucchieri, centri estetici o musei.


 "Dopo che Roma non ha ascoltato per settimane le richieste di una differenziazione regionale delle misure applicate al recente look-down, abbiamo deciso di intraprendere il nostro percorso legislativo autonomo", ha dichiarato il presidente della provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher . Questo sabato è stato il primo giorno di negozi aperti dopo quasi due mesi di confino.

La provincia sostiene la sua posizione grazie ad uno statuto speciale di autonomia, che consentirebbe loro di prendere questo tipo di decisioni. Non è chiaro però se saranno in grado di mantenerle, in quanto il governo Giuseppe Conte ha contestato l'ordinanza. Lo stesso è stato fatto con un'altra regione ribelle, la Calabria, il cui governatore, Jole Santelli, ha deciso di riaprire prematuramente i suoi ristoranti visti i pochi casi di coronavirus rilevati in tutta la regione e in tutta l'Italia meridionale. Nel fine settimana il decreto è stato bloccato dall'Alta Corte di Catanzaro, che in accordo con il governo a posto il veto sulle aperture. Un'ordinanza che deve essere interpretata come un forte messaggio giudiziario, da tutti gli altri territori ostili a Roma. “La sicurezza dei luoghi di lavoro per dipendenti e cittadini è la nostra massima priorità. Non è tempo di divisioni, protagonismo e individualismo ”, ha avvertito il Ministro degli Affari regionali, Francesco Boccia.

Alto Adige e Calabria non sono casi isolati. In questi giorni l'Italia sta vivendo uno scontro tra varie regioni e il governo. I territori in cui il virus sembra già essere sotto controllo chiedono di accelerare la riapertura per rilanciare l'economia. Il governatore sardo Christian Solinas ha firmato un'ordinanza che delega ai sindaci la possibilità di aprire i negozi. Il presidente della regione Friuli-Venezia Giulia , Massimiliano Fedriga, ha dato il via libera all'apertura del commercio al dettaglio anche a partire da lunedì. Quello ligure, Giovanni Toti, ha consentito la riapertura di alcune attività come i negozi di attrezzature sportive e lunedì prossimo parrucchieri, bar e spiagge. Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha deciso che i parrucchieri e saloni di bellezza torneranno al lavoro la prossima settimana.

Circondato da tutti i lati, Conte ha lasciato aperto ieri in un'intervista con il Corriere della Sera, la possibilità di anticipare la riapertura di bar, ristoranti e parrucchieri in alcuni territori dal 18 maggio, lunedì prossimo, quando secondo il piano iniziale avrebbero dovuto solo riaprire i negozi di vendita al dettaglio. “Stiamo raccogliendo i dati dall'ultima supervisione e con gli esperti stiamo definendo regole chiare sulla sicurezza per lavoratori e clienti. Se la situazione rimane sotto controllo a livello epidemiologico, possiamo concordare con le regioni alcune anticipazioni. L'importante è procedere sulla base di un monitoraggio spot, perché l'incoscienza ci farebbe pagare nuove gravi conseguenze", ha affermato il premier.

La rabbia regionale non è l'unico problema al tavolo di Conte, impegnato in questi giorni a difendere il suo ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. Le opposizioni infatti ne chiedono le dimissioni a causa del rilascio di quasi 400 carcerati per prevenire il contagio nelle strutture sovraffollate. L'esecutivo soffre anche di divisioni interne a causa della proposta del Ministro dell'Agricoltura, di regolarizzare centinaia di migliaia di migranti per risolvere la mancanza di manodopera sui campi, a cui si oppone il Movimento a 5 stelle. 

La tregua politica italiana imposta dalla pandemia si è ufficialmente conclusa.

Fase 2, le "prudenti" regole di quarantena, bilanciano economia e salute

Conte ha rivelato i primi importanti passi verso quello che un analista ha definito un "delicato equilibrio" tra economia e sanità.


Parlando nella serata di domenica, Conte ha delineato una serie di passi che avrebbero gradualmente riavviato la terza economia dell'Unione europea, verso la normalità. Lo sviluppo, che Conte ha soprannominato "Fase 2", è tra le prove più evidenti che il blocco nazionale italiano, partito il 9 marzo, stia iniziando ad ottenere l'effetto desiderato. Il bilancio dei deceduti è in costante diminuzione, anche se sempre troppo alto, però lunedì era inferiore rispetto a qualsiasi altro periodo dal 14 marzo. Anche il numero di nuove infezioni da coronavirus e il numero di pazienti in unità di terapia intensiva continuano a diminuire. Il numero di nuovi guariti ha superato di gran lunga le nuove infezioni, portandosi sul territorio a singola cifra.

Conte ha affermato che i primi passi importanti verso la riapertura dell'economia inizieranno il 4 maggio, il giorno successivo alla scadenza dei termini dell'ultimo decreto di blocco. Il blocco dovrebbe essere ulteriormente semplificato nei passaggi: prima il 18 maggio poi il 1 giugno. Ma Conte ha anche avvertito che i passaggi potrebbero essere respinti o addirittura annullati se queste fasi porteranno a un nuovo slancio nella diffusione del virus.

"Stiamo per iniziare la fase che prevede la convivenza con il virus", ha dichiarato il Primo Ministro. "Dobbiamo essere consapevoli del rischio che la curva del contagio possa risalire in alcune parti del paese. I rischi ci sono e dobbiamo assumerli metodicamente e rigorosamente."

Conte oggi, come uno scalatore, è fermo su una roccia con pochi appigli in un luogo difficile, ha detto a Riccardo Puglisi, economista del Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università di Pavia. "È costretto a un delicato equilibrio tra la salute dell'economia e la salute degli italiani".

"È molto difficile dire agli italiani di rimanere ancora chiusi in casa, siamo una popolazione molto sociale", ha detto. "Ma sarebbe un grosso errore aprire troppo in fretta. Se il contagio da coronavirus dovesse ripartire, il Premier sarebbe costretto a riattivare le misure di contenimento per ancora un mese "

Marco Leonardi, economista presso il Dipartimento per lo studio del lavoro e del welfare presso l'Università Statale di Milano, ha applaudito il processo decisionale di Conte. "È importante che Conte abbia ascoltato prima gli esperti scientifici, che possono parlare con una certa certezza", ha detto in un'intervista. "Questo invece non è il caso degli economisti, che non possono essere così sicuri di avere ragione."

Secondo il piano annunciato da Conte, a partire dal 4 maggio gli italiani potranno visitare i membri della famiglia in piccolo numero, i parchi, le fabbriche e i cantieri potranno riaprire. Le persone saranno autorizzate a spostarsi all'interno della regione in cui risiedono ma non a lasciarla. La partecipazione AI funerali sarà limitata a 15 persone. Bar e ristoranti precedentemente limitati ai servizi di consegna saranno autorizzati a condurre servizi di asporto. Conte ha inoltre fissato un limite di prezzo per le maschere a partire dal 4 maggio a 0,50€.

Francesco Daveri, professore di macroeconomia presso la School of Management della SDA Bocconi University, ha affermato che le regole in termini generali sono"in linea" con ciò che il governo ha fatto finora - sia in termini di "prudenza" che in termini di "ambiguità."

Ha osservato che le regole consentono a qualcuno di visitare la sorella o il fratello ma non il partner, che le squadre sportive possono praticare ma non c'è traccia di quando si potranno nuovamente le partite o se il campionato di calcio di Serie A potrà riprendere.

C'è un'ambiguità nelle nuove disposizioni, che consente una certa flessibilità nel modo in cui verranno applicate. Questa è una soluzione italiana che offre una certa prevedibilità ma che consente di adeguare le regole man mano che andiamo avanti e in base alle circostanze".

In un intervista al Financial Times, Macron dichiara: "È tempo di pensare all'impensabile"

"Rinunciare alle libertà per affrontare la pandemia costituirebbe una minaccia per le democrazie occidentali", questa la teoria del presidente francese. Nella fase 2 i paesi più forti hanno il dovere di aiutare i più deboli.


"Ci stiamo avventurando nell'impensabile", dice Emmanuel Macron, sporgendosi in avanti al suo tavolo nel Palazzo dell'Eliseo a Parigi. Fino ad ora, il presidente francese ha sempre avuto un grande piano per il futuro. Dopo aver sorprendentemente vinto le elezioni del 2017, Macron ha annunciato una raffica di proposte ambiziose per riformare l'UE che ha sconcertato i suoi partner europei. E il suo governo ha approvato molte leggi per modernizzare la Francia, spesso andando contro sindacati e lavoratori.

Ma la pandemia di coronavirus ha reso persino difficile per Macron trovare soluzioni a una crisi sanitaria globale che ha già ucciso quasi 140.000 persone. Salvare le economie francesi e mondiali da una depressione paragonabile a quella del 1929, sembra una missione impossibile, "Tutti affrontiamo il profondo bisogno di inventare qualcosa di nuovo, perché è tutto ciò che possiamo fare", afferma il presidente francese.

Il presidente vuole che l'Unione europea lanci un fondo di investimenti di emergenza con centinaia di miliardi di euro, per aiutare Italia e Spagna in questa loro difficile fase, ma questa proposta si scontra con il muro posto dai paesi del Nord Europa. Le nazioni più avanzate dovrebbero aiutare l'Africa con un'immediata moratoria sui pagamenti del debito bilaterali e multilaterali.

Ma Macron non sembra sicuro che le sue proposte daranno frutti, né quando lo faranno. "Non so se siamo all'inizio o nel mezzo di questa crisi - nessuno lo sa -", sottolinea. "C'è molta incertezza e questo dovrebbe renderci molto umili".

Nelle ultime settimane, la retorica di guerra calda ha lasciato il posto a una visione più riflessiva della gestione della pandemia, accompagnata dal riconoscimento di errori logistici che hanno impedito una fornitura sufficiente di maschere e test per misurare la diffusione del virus.

A differenza di altri leader mondiali, come Donald Trump negli Stati Uniti o Xi Jinping in Cina, che stanno cercando di riportare i loro paesi allo stato pre-pandemico, Macron, 42 anni, vede la crisi come un evento esistenziale per l'umanità che cambierà la natura della globalizzazione e la struttura del capitalismo internazionale.

Il presidente francese spera che la pandemia riesca a unire i paesi in azioni multilaterali per aiutare i più deboli durante la crisi. Vuole anche cogliere l'occasione per affrontare le catastrofi ambientali e le disuguaglianze sociali che minacciavano già la stabilità dell'ordine mondiale.

Tuttavia, non nasconde la sua preoccupazione che la chiusura delle frontiere, la grave crisi economica e la perdita di fiducia nella democrazia rafforzino i leader autoritari e populisti, come i leader di Ungheria e Brasile.

"Abbiamo paralizzato metà del pianeta per salvare vite umane, non ci sono precedenti nella nostra storia", afferma.

"Ma la natura della globalizzazione, con la quale abbiamo vissuto negli ultimi 40 anni, cambierà. Abbiamo avuto l'impressione che non esistessero confini", spiega. "Ci sono stati veri successi. Ci siamo lasciati alle spalle regimi totalitari, è arrivata la caduta del muro di Berlino e centinaia di milioni di persone sono state sollevate dalla povertà. Tuttavia, soprattutto negli ultimi anni, la disuguaglianza è aumentata nei paesi. Ora è molto chiaro che questo tipo di globalizzazione sta raggiungendo la fine del suo ciclo e questo potrebbe indebolire la democrazia", aggiunge.

Macron reagisce indignato quando gli viene chiesto se gli errori commessi nel tentativo di arginare la pandemia non abbiano messo in luce le debolezze delle democrazie occidentali e i vantaggi di governi autoritari come la Cina.

A suo avviso, non vi è alcun confronto tra i paesi in cui le informazioni circolano liberamente e i cittadini possono criticare i loro governi e quelli in cui la verità è nascosta. Date queste differenze, "Rispetto le decisioni che la Cina ha preso, ma non siamo così ingenui da dire che lì, la situazione è stata gestita meglio. Non sappiamo. Ci sono cose che sono successe che non sappiamo", sostiene Macron.

Il presidente francese continua ad insistere sul fatto che rinunciare alle libertà, costituirebbe una minaccia per le democrazie occidentali. "Alcuni paesi stanno prendendo questa decisione in Europa", ha detto in un'apparente allusione a Viktor Orban in Ungheria. "Non possiamo accettarlo. Non possiamo rinunciare al nostro DNA con la scusa che stiamo affrontando una crisi sanitaria", ha detto.

Macron è particolarmente preoccupato per l'UE e l'euro. Il presidente francese è convinto che sia l'UE che la moneta unica rischieranno di cadere se i membri più ricchi, come Germania e Paesi Bassi, non mostreranno più solidarietà con i paesi colpiti dalla pandemia nell'Europa meridionale.

Tale solidarietà dovrebbe presentarsi sotto forma di aiuti finanziati dal debito reciproco, ma i decisori politici olandesi e tedeschi rifiutano l'idea che i loro contribuenti non paghino i debiti. Macron avverte che se gli Stati membri più colpiti dalla pandemia non saranno aiutati, i populisti in Italia, Spagna e Francia porteranno la loro nazioni fuori da quell'Europa che abbiamo costruito così faticosamente .

"È ovvio perché la gente dirà: 'Qual è il grande viaggio che ci offri? Se queste persone non ti proteggono durante una crisi, come potranno mostrare solidarietà in seguito", afferma. "Purtroppo oggi i paesi del Nord Europa non sono a favore dell'UE, quando si tratta di condividere gli oneri. E' il momento della verità, decidere se l'Unione europea è un progetto politico o solo un progetto di mercato. Io penso che sia un progetto politico ... Abbiamo bisogno di trasferimenti finanziari e solidarietà, se vogliamo che l'Europa resista".

  • Pubblicato in Esteri

La pandemia da coronavirus mette a confronto il federalismo tedesco e il centralismo francese

Lo stress test dovuto alla pandemia da Covid-19, mettono a dura prova le due nazioni, mettendo in luce i punti di forza e le debolezze delle due super potenze europee


La pandemia da coronavirus è un test di stress per i paesi e sistemi politici. Lo è anche per diversi modelli di organizzazione statale. Germania e Francia, il paese federale e il paese centralizzato per eccellenza nell'Unione europea, hanno gestito la crisi in modo differente portando a risultati opposti: secondo l'ultimo conteggio vi sono 3.868 morti in Germania e oltre 18.000 in Francia. Il decentramento tedesco, fondato sulla cooperazione tra i membri della federazione, sposta l'onere delle misure sanitarie verso i länder, che concordano con il governo federale e con i centri di ricerca scientifica distribuiti in tutto il paese, le linee generali delle restrizioni. La centralizzazione francese, che concentra il potere a Parigi e nel presidente, ha consentito un rapido processo decisionale, ma l'onnipotenza dello stato potrebbe aver aumentato i costi di errori e imprevedibilità.

GERMANIA
 
La Germania ha contenuto il virus, almeno per ora, in modo più efficace rispetto ad altri paesi europei. Che ruolo ha avuto il sistema federale in questo successo ancora precario, investimenti in spese sanitarie e ricerca in passato, diagnosi precoce del virus e persino fortuna, ma forse è ancora troppo presto per avere un dato certo. La verità è che il processo decisionale e gestionale politico in Germania differisce sostanzialmente da altri paesi vicini come la Francia o la Spagna. Nulla di simile allo stato di allarme degli altri paesi europei è stato dichiarato in Germania e il governo centrale non ha deciso o implementato unilateralmente le misure per contenere il virus. Sono i länder coloro che hanno una responsabilità cruciale sulle norme per bloccare la diffusione del virus. Quella pluralità politica nel processo decisionale, spesso ingombrante e complessa, potrebbe essere vantaggiosa agli occhi dei cittadini, che non hanno visto diminuire i loro diritti e le loro libertà.
La Germania è ora il quinto paese con il più alto numero di infezioni, 133.830, ma il bilancio delle vittime rimane relativamente basso, sono 3.868 secondo i dati del Robert Koch Institute. Soprattutto, il sistema sanitario non è stato travolto. Dall'inizio dell'epidemia, la Germania ha aumentato il numero di letti nelle unità di terapia intensiva da 28.000 a 40.000. Questo venerdì, 11.312 erano ancora disponibili. La curva sembra essere stata piegata per giorni, senza il totale confinamento e consentendo a ogni stato federale di adattare le linee guida di isolamento, concordate con il governo federale in funzione dei singoli bisogni o necessità. 
La divisione delle funzioni e delle competenze tra lo stato federale e i länder ha frammentato il processo decisionale in un momento in cui la velocità e la coesione assumono particolare rilevanza. La normativa sanitaria con l'articolo 32, attribuisce alle federazioni il ​​potere di adottare le misure necessarie per combattere le infezioni. Da quando è scoppiata l'epidemia, la coreografia politica in Germania è sempre stata la stessa. Il cancelliere tedesco Angela Merkel presiede la videoconferenza con i capi di governo dei länder e si stabiliscono le regole, ad esempio, la regola di riunirsi in gruppi al massimo di due persone con un metro e mezzo di distanza. Il governo raccomanda e coordina e ciascuno Stato decide quando e come attuare le misure. Un esempio è la graduale apertura delle scuole, che avrà inizio il 4 maggio, in Baviera, il paese più colpito dalla pandemia, partirà la settimana successiva.

Questa pluralità e una maggiore vicinanza delle autorità regionali con i governati assume un significato di fronte alla massiccia restrizione dei diritti e delle libertà imposte. E' molto importante per i cittadini che non sia solo una persona a decidere a Berlino, ma che ci siano le 17 persone che condividono il potere dei singoli stati federali. Oltre al processo decisionale, gli esperti attribuiscono al sistema sanitario tedesco, anche decentralizzato, parte del successo di fronte alla crisi. I laboratori di tutto il paese sono stati avvisati e istruiti da Berlino a metà gennaio sulla necessità di eseguire test diagnostici. Ricarda Milstein, presidente del centro di economia sanitaria di Amburgo, spiega che “il governo centrale ha assunto un ruolo più attivo. Sono sorpreso dal buon coordinamento che ha avuto luogo tra i diversi attori ”, afferma, riferendosi alle compagnie di mutua assicurazione e alle associazioni di professionisti della salute entrate in campo in questo difficile momento.

FRANCIA

Quando Emmanuel Macron ha annunciato lunedì scorso la fine progressiva del confinamento della popolazione a partire dall'11 maggio, la notizia ha sorpreso tutti i livelli dello Stato. Secondo Le Monde la maggior parte dei ministri ne era venuto a conoscenza, solo un quarto d'ora prima del discorso del presidente alla nazione . Il resto, dall'ufficio del sindaco di Parigi a quello della città più lontana dalla capitale, lo scoprì contemporaneamente agli oltre 36 milioni di francesi che videro Macron in televisione. 

Questa è la Francia, un paese in cui il solo presidente adotta misure che cambiano il corso della società. Il paese in cui il capo dello stato e l'élite tecnocratica che lo circonda, presi dalle inerzie di una particolare cultura burocratica, concentrano più potere che in qualsiasi altra grande democrazia occidentale. Il paese in cui vengono prese le decisioni a Parigi e in cui il principio egualitario della Rivoluzione del 1789 continua ad essere un freno alla vera decentralizzazione o all'accettazione delle eccezioni regionali. Il coronavirus, che ha già causato oltre 18.000 morti in Francia collocandola nello spettro dei paesi europei più colpiti, un po 'indietro rispetto a Italia e Spagna, ha testato la capacità del modello francese di rispondere a una crisi di proporzioni insolite. Il risultato è ambivalente. Dominique Reynié, direttore generale del laboratorio di idee Fondapol afferma, "Se si parla di mascherine, test, letti d'ospedale, macchine per la rianimazione, non ce ne sono abbastanza. Lo stato centralizzato e potente, con un capo eletto dal popolo, quando arriva una vera crisi si scopre impreparato. Penso che questo lascerà una indelebile traccia. Forse questo porterà a una ricomposizione politica più leggera, più decentralizzata, più girondina”, aggiunge riferendosi ai girondini che, durante la Rivoluzione francese, si opposero ai giacobini, che erano centralizzatori. Allo stesso tempo però, l'organizzazione centralizzata ha permesso di reagire rapidamente nei momenti più difficili. La mobilitazione di risorse economiche e l'adozione di leggi eccezionali è stata immediata. E, nella battaglia per la salute, i treni civili e gli aerei militari che trasportavano pazienti dall'Alsazia, area più colpita, insieme all'Île-de-France regione parigina, per decongestionare gli ospedali e spostarli in altri punti del territorio proiettarono l'immagine di uno stato che corre come un orologio di precisione.

"In Francia non si è verificato alcun problema con il collasso del sistema di terapia intensiva", afferma François Heisbourg, consulente del think tank International Institute for Strategic Studies. "Il sistema ospedaliero non ha smesso di funzionare e non ci sono stati problemi sostanziali di tipo Madrid contro Barcellona, ​​né abbiamo dovuto gestire problemi di solidarietà all'interno del paese". "Il sistema napoleonico", spiega Heisbourg, "ha funzionato abbastanza bene, soprattutto per quanto riguarda la distribuzione dei malati secondo le zone più in difficoltà". 

Heisbourg usa il termine "napoleonico" per riferirsi al sistema centralista o Giacobino. Ma chiarisce: "Il sistema napoleonico è fastidioso quando si commettono errori. Perché allora le conseguenze di questi errori sono napoleoniche. Errori come non aver iniziato i test abbastanza presto, rapidamente e in modo massiccio potevano essere evitabili. Le conseguenze sono state enormi, invece in un sistema decentralizzato, se un governo federale, commette un errore, questo può essere relativamente ridotto su scala nazionale ”. Un altro errore comune anche in altri paesi, è stata la lentezza delle macchine statali nel reagire quando la notizia dell'epidemia arrivò dalla Cina a gennaio.

Queste semplici considerazioni ci devono portare a pensare ad una nuova ristrutturazione che tutti i governi centralizzati dovrebbero fare attuando il modello tedesco. Un modello che non impoverisce la politica ma semplicemente differenzia gli interventi politico/economici/sanitari, in funzione della struttura territoriale e delle differenti esigenze.

 

Coronavirus, caos per il bonus di 600 euro: sito dell'Inps in tilt e i dati degli utenti diventano pubblici. Lite Conte-Salvini, insorge la Meloni

Sito Inps in tilt per le domande relative al bonus da 600 euro. L'enorme mole di richieste per accedere alle indennità, infatti, ha generato quasi un 'crash' informatico: secondo quanto denunciato da più utenti, infatti, entrando con i propri dati nella pagina dedicata del sito per presentare la domanda di bonus, si viene rinviati a una pagina in cui figurano nominativi privati, insieme a una serie di informazioni strettamente personali di cui è in possesso l'Inps ponendo quindi evidenti problemi di tutela della privacy. Sarebbero centinaia le schede di cittadini con dati sensibili che escono. Non solo: l'operazione a questo punto si blocca e la domanda di richiesta del bonus non riesce più a procedere. L'allarme sta circolando con un tam tam sui social, tra ironia e preoccupazione


Botta e risposta tra Conte e Salvini. Insorge anche Giorgia Meloni

Scintille tra Giuseppe Conte e Matteo Salvini al vertice a palazzo Chigi sull'emergenza coronavirus. Oggetto del contendere, riferiscono fonti del centrodestra, un post 'in tempo reale' del leader della Lega sul sito Inps in tilt. Questo è soffiare sul malcontento, una cosa diversa dal confronto che stiamo facendo qui, sarebbe sbottato il capo del governo. Pronta la replica di Salvini: se il sito è in tilt, è in tilt...

"Avete ragione, l’ho appena fatto presente al governo ora in riunione a Palazzo Chigi, speriamo si muovano o finisce male", ha scritto Salvini in un tweet.

"Stiamo ricevendo da tutta Italia migliaia di segnalazioni sul pessimo funzionamento del sito dell'Inps. Il portale è in tilt: da stanotte i lavoratori autonomi e le partite Iva stanno riscontrando problemi enormi per presentare la domanda per il bonus di 600 euro. Preoccupante la situazione in termini di sicurezza dei dati e di privacy degli utenti", ha scritto Giorgia Meloni, su Facebook.

"Oltre al danno di ricevere poco più di un'elemosina, ora migliaia di lavoratori rimasti senza reddito sono costretti a subire un vero e proprio calvario digitale per avere dallo Stato i pochi euro che il governo ha stanziato. Purtroppo non è un pesce d'aprile, ma una drammatica verità", ha aggiunto la leader di Fdi.

 

(Fonte: adnkronos)

Coronavirus, Fontana: "Dati in leggera crescita, forse cambio di rotta giovedì. Non bisogna mollare sugli spostamenti né fare i furbi" (VIDEO)

"Il cambiamento di rotta ci sarà quando inizieranno a dimostrare la loro efficacia le misure che sono state applicate. Secondo me dovrebbero iniziare a sentirsi dei cambiamenti da giovedì, lasciamo passare una settimana e qualche giorno dall'ultima stretta", ha detto il governatore della Lombardia Attilio Fontana in conferenza stampa sull'emergenza coronavirus. "Al di là del provvedimento c'è stata anche una percezione diversa da parte dei cittadini - ha aggiunto - Mi sembra che da mercoledì della scorsa settimana i comportamenti siano cambiati, anche se non ancora in modo sufficiente". Rispetto ai contagi, ha concluso Fontana, "la proiezione sostanzialmente si discosta poco rispetto a ieri. I dati sono in leggera crescita" - VIDEO


Risultato immagini per attilio fontana

"I dati sul contagio da Coronavirus sono "leggermente in crescita rispetto a ieri. Io non sono un esperto, vi do quella che è la mia sensazione, i primi risultati sul contenimento della diffusione del virus potrebbero arrivare da giovedì, una settimana e qualche giorno dopo l’avvio delle limitazioni". Lo ha detto il presidente della Lombardia Attilio Fontana durante la conferenza stampa di martedì 17 marzo. "Per uno-tre giorni si rispettano i regolamenti - ha aggiunto il Presidente- , poi si pensa ma in fondo la passeggiatina e il resto, invece non si può mollare l’attenzione, non si può tornare alla vita normale. Dobbiamo essere sempre più rigorosi. I comportamenti della gente sono cambiati ma in maniera non ancora sufficiente. Dopo qualche giorno l’atteggiamento diventa più lasco e qualcuno pensa a fare una passeggiata, o la spesa anche se non ha bisogno". "Invece non si può mollare. E questo - ha concluso - vale per tutta la Lombardia e ancora un po' di più per Milano". "C’è stata una notevole accelerazione per la realizzazione dell’ospedale in Fiera Milano. Sono ottimista, aspettiamo le ultime risposte sui respiratori", ha aggiunto Fontana.

Coronavirus, il videomessaggio di Sala ai milanesi: "State a casa, cambiamo i nostri stili di vita. Ecco perché non sospendo l'Area C" (VIDEO)

"Aiutiamoci": è l'appello del sindaco di Milano Beppe Sala che nel suo ultimo videomessaggio postato sui social si rivolge ai milanesi chiedendo di "evitare la socialità e restare a casa" con un riferimento particolare ai giovani. "La tecnologia può dare una mano: chiedete alle vostre aziende di lavorare in smart working" aggiunge Sala. Il Comune di Milano garantisce comunque ai cittadini i servizi urgenti, ma bisogna prenotarli in anticipo. L'area C rimane chiusa per evitare gli spostamenti delle persone, aperta solo per medici, infermieri e personale che è in giro a occuparsi della nostra salute. "Cambiamo i nostri stili di vita, perché la salute è la cosa più importante" conclude il sindaco - (VIDEO)


"Oggi è il primo giorno di applicazione delle nuove regole, la città mi pare che si stia vuotando, ciò è bene, possiamo fare ancora di più perché la prima cose che ci è chiesta è evitare socialità e stare in casa", ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, a proposito del dpcm che include la città nella zona arancione di contenimento della diffusione del coronavirus.

"La tecnologia - ha osservato il sindaco in un videomessaggio pubblicato su Facebook - può dare una mano e in questo momento, ad esempio, più di mille dipendenti del Comune di Milano sono a casa in smartworking. Non dico tutti, ma chiedete alle vostre aziende di lavorare con questa modalità e alle aziende dico comportatevi con flessibilità. Il Comune nel frattempo garantisce tutti i servizi urgenti e indifferibili, ma vanno prenotati, chiamate lo 020202 per prenotare e non andate agli sportelli
senza avere prenotato".

Quanto agli appelli per l'apertura di Area C, cioè la zona con accesso a pagamento, Sala ha ribadito che "non la apriamo perché non vogliamo che, magari col fatto che non ha molto da fare, la gente venga in centro e si riversi per la città, però per medici, infermieri, il personale che è in giro a occuparsi della nostra salute, l'Area C sarà aperta e non pagheranno i parcheggi a pagamento sulle strisce gialle e blu".

"Cambiamo i nostri stili di vita, si può, si deve, perché la salute è la cosa più importante. Pensiamo alla nostra salute e a quella dei nostri anziani. Un invito speciale da parte del sindaco ai ragazzi e alle ragazze: state in casa, date una mano alla famiglia, nel caso annoiatvi anche un po', la mia generazione è cresciuta e si è formata anche un po' annoiandosi. Un saluto a tutti voi da Palazzo Marino, milanesi, vogliamoci bene" ha concluso.

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