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updated 10:26 AM UTC, Jul 3, 2020

Altro che "fase 2": in Italia 270mila imprese rischiano di non riaprire. Massacrate la professioni e la ristorazione. Le stime horror ("prudenziali") di Confocommercio

I settori più colpiti sarebbero gli ambulanti, i negozi di abbigliamento, gli alberghi, i bar e i ristoranti e le imprese legate alle attività di intrattenimento e alla cura della persona. Mentre, in assoluto, le perdite più consistenti si registrerebbero tra le professioni (-49 mila attività) e la ristorazione (-45 mila imprese)


Francesco Di Meglio, Autore presso Il Golfo 24

 

Sono circa 270 mila le imprese del commercio e dei servizi che rischiano la chiusura definitiva se le condizioni economiche non dovessero migliorare rapidamente, con una riapertura piena ad ottobre. E' la stima dell'Ufficio Studi Confcommercio del rischio di chiusura delle imprese del terziario di mercato. 

Quella di Confcommercio è "una stima prudenziale che potrebbe essere anche più elevata perché, oltre agli effetti economici derivanti dalla sospensione delle attività, va considerato anche il rischio, molto probabile, dell'azzeramento dei ricavi a causa della mancanza di domanda e dell'elevata incidenza dei costi fissi sui costi di esercizio totali che, per alcune imprese, arriva a sfiorare il 54%. Un rischio che incombe anche sulle imprese dei settori non sottoposti a lockdown".

"Su un totale di oltre 2,7 milioni di imprese del commercio al dettaglio non alimentare, dell'ingrosso e dei servizi - viene spiegato nel rapporto dell'Ufficio Studi di Confcommercio - quasi il 10% è, dunque, soggetto ad una potenziale chiusura definitiva. I settori più colpiti sarebbero gli ambulanti, i negozi di abbigliamento, gli alberghi, i bar e i ristoranti e le imprese legate alle attività di intrattenimento e alla cura della persona. Mentre, in assoluto, le perdite più consistenti si registrerebbero tra le professioni (-49 mila attività) e la ristorazione (-45 mila imprese). Per quanto riguarda la dimensione aziendale, il segmento più colpito sarebbe quello delle micro imprese - con 1 solo addetto e senza dipendenti - per le quali basterebbe solo una riduzione del 10% dei ricavi per determinarne la cessazione dell'attività".

Le stime elaborate incorporano un rischio di mortalità delle imprese "superiore al normale - conclude l'Ufficio Studi - per tener conto del deterioramento del contesto economico, degli effetti della sospensione più o meno prolungata dell'attività, della maggiore presenza di ditte individuali all'interno di ciascun settore e del crollo dei consumi delle famiglie".

Prima gravi accuse, poi accordi commerciali, "tra Cina e Usa non mettere il dito"

In un incontro virtuale, le delegazioni di Cina e Stati Uniti trovano un nuovo accordo e promettono di attuare gli accordi commerciali raggiunti a Gennaio


Venerdì scorso i rappresentanti commerciali di Cina e Stati Uniti hanno concordato di dare subito il via all'accordo commerciale firmato il 15 gennaio, che sarebbe dovuto partire dal 14 febbraio. Un incontro inaspettato viste le crescenti tensioni dovute alle accuse derivanti dalla pandemia di covid-19. Questa è la prima apertura da quando il virus si è diffuso nel mondo. Secondo un'informativa del Ministero del Commercio cinese, il vice primo ministro Liu He, che ha guidato la squadra negoziale del suo paese, ha parlato al telefono con il rappresentante commerciale americano Robert Lighthizer e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin. La nota riporta che "Entrambe le parti hanno evidenziato che dovrebbero rafforzare la cooperazione macroeconomica nel campo della sanità pubblica, sforzandosi di creare un'atmosfera e le condizioni favorevoli per l'attuazione della prima fase dell'accordo economico/commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina, promuovendo risultati positivi".

Inoltre, una dichiarazione congiunta dei rappresentanti degli Stati Uniti ha indicato che le parti "hanno anche convenuto che, nonostante l'attuale emergenza sanitaria globale, i due paesi hanno l'aspettativa di adempiere ai loro obblighi entro i termini appropriati". E che ci sono "progressi" nella creazione delle infrastrutture governative necessarie per il successo dell'accordo commerciale. I rappresentanti di entrambi i paesi hanno inoltre annunciato che continueranno a mantenere regolari contatti telefonici.

La nota agenzia di stampa Bloomberg riferisce che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha annunciato ai giornalisti che tra una settimana o due sarà in grado di rivelare il grado di progresso nei colloqui con la Cina.

Il contatto tra le due delegazioni ha avuto luogo dopo che entrambi i paesi sono stati immersi per settimane in un incrocio di accuse a causa della pandemia di coronavirus che sta colpendo milioni di persone nel mondo e la cui natura è ancora "top secret". La scorsa settimana, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato nuove tariffe sui prodotti provenienti dalla Cina dopo aver affermato che c'erano prove che collegavano Covid-19 a un laboratorio ad alta sicurezza nella città cinese di Wuhan, dove l'agente patogeno è stato identificato alla fine del 2019.

A gennaio, la Cina ha accettato di importare altri 200 miliardi di Dollari in prodotti statunitensi per due anni, addirittura oltre i livelli raggiunti nel 2017, segnando quindi una tregua nella guerra commerciale. Gli analisti, tuttavia, si chiedono se la Cina sarà in grado di far fronte a impegni così ambiziosi dopo che l'epidemia di coronavirus ha rallentato l'attività commerciale e abbassato i consumi dall'inizio di quest'anno.

Da allora la ripresa è stata lenta e il consumo non è ancora tornato ai livelli pre-epidemici. Le importazioni cinesi sono diminuite del 14,2% su base annua ad aprile, dopo essere diminuite dello 0,9% a marzo.

  • Pubblicato in Esteri

Coronavirus, le Regioni chiedono al governo il via libera al commercio dall'11 maggio. Il ministro Boccia: "Differenziazioni possibili dal 18"

”Le Regioni al Governo: da lunedì 11 maggio via libera al commercio e dal 18 maggio, scadenza del dpcm, poteri alle Regioni per tutte le riaperture”. Lo ha scritto il presidente della regione Liguria, Giovanni Toti su Twitter al termine della conferenza delle Regioni. Analoga posizione è stata ribadita da Massimiliano Fedriga, governatore del Friuli Venezia Giulia. Condividono anche Piemonte e Veneto. La palla all'esecutivo


Coronavirus, Fase 2, Regioni a Governo: via libera al commercio dall'11 maggio

Dall'11 maggio esame dei dati del monitoraggio del ministero della Salute sul contagio da Covid 19 e in base a quelli dal 18 maggio possibili differenziazioni regionali nelle riaperture, anche in base alle linee guida dell'Inail. E' la linea ribadita dal ministro degli Affari regionali Francesco Boccia nella videonconferenza in corso con i governatori, secondo quanto si apprende.  In precedenza la richiesta delle regioni di riaprire dall'11 maggio  era stata anticipata alla stampa dal governatore della Liguria Giovanni Toti. "Poco fa la conferenza delle Regioni all'unanimità ha approvato un documento che chiede che fin da lunedì 11 maggio si possa riaprire il commercio al dettaglio e che dal 17 quando scadrà il dpcm firmato il 26 aprile scorso questa norma decada e venga totalmente attribuito alle regioni la responsabilità di elaborare un calendario completo di riaperture sin dal 18 maggio",  aveva dettoToti.

"Se le nostre richieste non dovessero essere accolte- aggiunge Toti in un punto stampa sulle misure economiche fin qui attivate dalla Liguria- riterremmo lese le prerogative delle Regioni. D'altra parte, è quanto deciso stamattina dalla cancelliera Angela Merkel in Germania". La richiesta del Friuli Venezia Giulia al Governo di permettere l'apertura delle attività di commercio al dettaglio già il prossimo 11 maggio è stata ribadita dal governatore Massimiliano Fedriga anche alla Conferenza delle Regioni, che ha unanimemente convenuto su questa necessità e sull'istanza che dal 18 maggio sia data possibilità alle Regioni di disporre delle restanti aperture con proprie ordinanze. "Trovo molto difficile giustificare - ha osservato Fedriga - la scelta del Governo di permettere l'apertura ad aziende con 3mila dipendenti e imporre la chiusura a un negozio di borsette. Così si va a infierire su categorie piccole che chiedono di aprire per mantenere la famiglia".

Oltre all'anticipo dell'apertura per il commercio al dettaglio e la possibilità, con proprie ordinanze, di disporre le ulteriori aperture dal 18 maggio, Fedriga ha ribadito la necessità che dal Governo giunga una puntuale programmazione: "Se è vero che Conte ha fatto intendere una possibilità di apertura, questa è stata ancora una volta confusa". "Non abbiamo certezza sull'evoluzione di un possibile aumento contagi, ma questo - ha proseguito Fedriga - non sarà certo determinato dall'apertura del negozio di borsette: temo molto di più il possibile mancato rispetto delle regole di distanziamento, laddove ci sono migliaia di lavoratori gomito a gomito. Gli esercenti sono pronti, hanno già i protocolli di comportamento siglati dalle sigle di categoria e si sono attrezzati per garantire la massima sicurezza".

La Regione Piemonte ha condiviso il documento con cui le Regioni chiedono di poter riaprire il commercio al dettaglio fin da lunedì 11 maggio, ma si è riservata la possibilità di valutare le scelte in base a quello che sarà l'andamento del contagio in questa prima fase della ripartenza. Nel corso della conferenza delle Regioni, secondo quanto si apprende, il Piemonte ha fatto notare che "l'Italia ha aree con situazioni diverse" e che quindi le scelte dovranno essere adottate in base "all'andamento del contagio".

 "Il Veneto è pronto a aprire tutto e subito", aveva annunciato il presidente della Regione Luca Zaia oggi nel punto stampa, prima della conferenza Stato-Regioni. 

 

Coronavirus, la pandemia sta annientando il turismo italiano: a rischio 40mila imprese e 184mila posti di lavoro. Il caso Liguria (che pensa a riaprire il 18): in tre mesi persi 350 milioni

L'emergenza sanitaria sta letteralmente devastando il turismo italiano: oltre 40mila imprese del comparto - secondo un'indagine di Demoskopika - rischiano il fallimento a causa della perdita di solidità finanziaria con una contrazione del fatturato di almeno 10 miliardi di euro. Una mortalità imprenditoriale che si ripercuoterebbe immediatamente sul mercato del lavoro con una perdita di oltre 184mila posti. Già nei primi tre mesi dell'anno è di quasi 7mila unità in meno, contro un calo di 6mila del primo trimestre 2019, infatti, il saldo tra le imprese iscritte e quelle cessate. Il peggiore bilancio della nati-mortalità del sistema turistico dal 1995 ad oggi. In Liguria pernottamenti diminuiti del 96,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il governatore Toti: "Se i dati lo permettono anticiperemo i tempi"


RASSEGNA STAMPA:  da il Secolo XIX

Turismo, persi 350 milioni in tre mesi. La Liguria prova a riaprire prima del 18 maggio

Pernottamenti diminuiti del 96,8% rispetto allo scorso anno. Toti: «Se i dati lo permettono anticiperemo i tempi»

Poco meno di 350 milioni di euro in fumo, in appena tre mesi. Oltre 204 milioni in meno solo a marzo e aprile, a cui vanno aggiunte le stime ancora più negative su maggio, con altri 144 milioni di perdita. Se il turismo era uno dei fiori all’occhiello dell’economia ligure pre-Covid 19, la pandemia ha spianato un terreno fertile trasformandolo in un deserto. Con perdite, sul prodotto interno lordo ligure, di centinaia di milioni di euro.

Le stime dell’osservatorio turistico

Il lockdown ha colpito duramente un settore che si è dovuto fermare prima di altri e che avrà una ripresa necessariamente lenta. A confermare il quasi totale azzeramento della ricchezza prodotta dal turismo in Liguria ci sono gli studi dell’Osservatorio turistico regionale, che ha calcolato il danno economico sulla base di due parametri. Il primo è la differenza tra le “presenze” - quindi il numero di singole notti di pernottamento in una struttura ricettiva ligure - registrate lo scorso anno nei mesi di marzo, aprile e maggio, rispetto ai numeri di quest’anno. Il secondo parametro è un moltiplicatore: 130 euro, la cifra che secondo l’Osservatorio, ogni turista spende mediamente al giorno in Liguria: non solo per dormire, ma per mangiare al ristorante, prendere un gelato, un caffè al bar o fare acquisti in un qualsiasi negozio.

Con queste premesse, la fotografia scattata dal dossier dell’Osservatorio è impietosa. A marzo la riduzione delle presenze è stata del 79,2% rispetto allo stesso mese del 2019. Complici i primi dieci giorni di marzo, in cui non era ancora entrato in vigore il lockdown, il comparto ha perso “solo” 71,3 milioni di euro di fatturato complessivo. Un salasso che ad aprile è diventato - di fatto - l’azzeramento di un intero settore: oltre un milione in meno di pernottamenti rispetto allo scorso anno, pari a una diminuzione del 96,8% e, in termini di ricchezza, di 133,2 milioni di euro. Sono rimaste le briciole: trasfertisti che, per motivi di lavoro, hanno vissuto in albergo: 2490 persone, per 33402 pernottamenti.

Con l’avvicinarsi dell’estate, il conto diventa sempre più pesante. Se, a maggio 2019, le presenze erano state 1.165.909, per quest’anno si stima un crollo del 95%, pari a poco meno di 144 milioni di euro di minore ricchezza “lasciata” in Liguria dai turisti.

Ripresa lenta e poche certezze

Una sofferenza dinanzi alla quale è difficile prevedere vie d’uscita. La Regione, per il momento, ha messo in campo alcuni strumenti come gli incentivi per le assunzioni degli stagionali, o i contributi per la messa in sicurezza delle imprese in vista delle riaperture.

Ma senza certezze sulla mobilità infra-regionale e sulle regole a cui il settore dovrà adattarsi per riaprire in sicurezza è complicato immaginare una ripresa a stretto giro. «Il governo deve dare date e regole certe a chi deve riaprire alberghi, ristoranti, bar o stabilimenti balneari, regole che noi siamo pronti ad adattare alla realtà ligure attraverso il lavoro della nostra task force - spiega il presidente della Regione, Giovanni Toti - Se i dati lo consentiranno, bisognerà riaprire prima, già il 18 maggio, per dare ossigeno alle imprese del settore turistico e dare la possibilità di preparare una stagione che speriamo di recuperare, soprattutto se saranno consentiti gli spostamenti tra regioni. Senza mobilità tra le regioni stimiamo perdite fino all’80%, se sarà consentita possiamo recuperare molto perché siamo un territorio appetibile, e vicino a regioni come la Lombardia, il Piemonte e l’Emilia Romagna. E quando si ha paura, come ci ha insegnato la stagione degli attentati terroristici, si tende a restare vicino casa per le vacanze».

«Crollo drammatico, servono aiuti»

Di sicuro la ripresa a pieni giri della riconversione turistica della Liguria non sarà né facile né rapida. «I dati dell’Osservatorio danno l’esatta immagine di quanto sia drammatica la situazione - conferma l’assessore regionale al turismo, Gianni Berrino - È un crollo verticale del prodotto interno lordo ligure legato al turismo, con il rischio di perdere posti di lavoro e ricchezza collettiva. Purtroppo, a differenza di altri settori, parliamo di perdite non si possono ammortizzare nel tempo: se ho avuto l’albergo vuoto per due mesi, quelle notti non le recupero più. Il governo deve dare regole chiare sulle riaperture ma anche strumenti ad hoc per il settore: contributi a fondo perduto e garanzie per prestiti di lunghissima durata, perché la ripresa sarà lunga».

La consapevolezza che la risalita sarà dura e lenta è presente anche nelle associazioni di categoria, alle prese con una crisi senza precedenti. «I dati sono drammatici ma purtroppo realistici - spiega Laura Gazzolo, responsabile alberghi di Confindustria Genova - Al di là dei trasfertisti, per i quali sono rimaste aperte pochissime strutture in regione, oltre il 95 per cento di noi albergatori è fermo. Oltre al turismo estero, sono venuti a mancare congressi e concerti, e lo smart working abbassa ancora di più gli spostamenti».

Spostamenti, in 18mila sui treni

Se la mobilità è tema che si lega al turismo, nei primi giorni della Fase due è iniziato un lento ritorno alla normalità sugli spostamenti all’interno della regione. Ieri, ad esempio, sui treni regionali sono salite circa 18 mila, rende noto Trenitalia. Si tratta del 10% in più di viaggiatori rispetto alla settimana precedente ma il 15% dei passeggeri nel periodo pre-Covid. Da ieri, dopo l’aumento concordato con la Regione, i treni in circolazione sono stati 180, con un riempimento medio del 16% e una disponibilità di posti a sedere dimezzata per il rispetto delle norme sul distanziamento sociale. 
   

Coronavirus, nella Fase 2 al lavoro più anziani che giovani, più dipendenti che autonomi, più al Nord che al Sud. La fotografia dell'Itala operativa dal 4 maggio

Over 50, uomini, lavoratori dipendenti nel Nord Italia. E' l'identikit di una grossa fetta dei 4,4 milioni di italiani che dal 4 maggio, secondo quanto stabilito dal Dpcm del 26 aprile, riprenderanno la propria attività lavorativa mentre 2,7 milioni continueranno a restare a casa in attesa di successive misure governative. A tracciarlo la nuova indagine della Fondazione studi consulenti del lavoro "Ritorno al lavoro per 4,4 milioni di italiani. Al Nord prima che al Sud, anziani più dei giovani", che approfondisce appunto le caratteristiche di chi da lunedì riprenderà a lavorare - (LEGGI TUTTO)


Chi torna al lavoro il 4 maggio (e come)

Secondo la ricerca dei consulenti del lavoro, realizzata a partire dai microdati delle Forze Lavoro Istat, su 100 rimasti a casa per effetto dei provvedimenti di sospensione delle attività, ben il 62,2% potrà tornare al lavoro. La ripresa però avrà effetti inattesi. Coinvolgerà soprattutto lavoratori over 50, rispetto ai giovani, interesserà maggiormente il Nord Italia, più esposto al contagio in questi due mesi di emergenza da Covid-19, e favorirà i lavoratori dipendenti a discapito degli autonomi. La ripresa, sottolineano i consulenti del lavoro, interesserà principalmente i lavoratori dell’industria, dove l’attività potrà ritornare a pieno regime (100% dei settori riaperti): su 100 lavoratori che rientreranno al lavoro il 60,7% lavora nel settore manifatturiero; il 15,1% nelle costruzioni; il 12,7% nel commercio e l’11,4% in altre attività di servizio.

a tornare al lavoro sarà principalmente la componente maschile, più presente in questo comparto. Saranno, infatti, 3,3 milioni gli uomini che torneranno al lavoro (il 74,8% del totale), mentre “solo” 1,1 milioni le donne (25,2%). In generale, saranno soprattutto lavoratori dipendenti (3,5 mln, pari al 79,4% di chi riprenderà a lavorare) mentre gli autonomi (il restante 20,6%) dovranno ancora aspettare: solo il 49% di quanti sono stati interessati dai provvedimenti di sospensione potrà riaprire già dal 4 maggio.

E tra i paradossi legati alla riapertura delle attività produttive prevista dalla Fase 2, nonostante il dibattito nazionale sull’opportunità di prevedere rientri differenziati per tutelare maggiormente la popolazione più adulta, c’è l’aspetto legato all’età dei lavoratori coinvolti. Gli over 50 riprenderanno a lavorare prima dei giovani. Su 100 occupati in settori 'sospesi', a rientrare saranno il 68,7% dei 50-59enni; il 67,1% dei 40-49enni; il 59% dei 30-39enni e il 48,8% degli under 30. Alta anche la percentuale degli over 60 (pari al 60,1% di quanti sono rimasti a casa per effetto del blocco delle attività).

Secondo la ricerca dei consulenti del lavoro, anche la 'settorialità' delle aperture delinea un quadro non coerente rispetto alla diffusione della pandemiaLa ripresa, infatti, si concentrerà proprio nelle aree più interessate dal virus: a fronte di 2,8 milioni di lavoratori al Nord Italia, saranno 812 mila al Centro e 822 mila al Sud gli occupati che rientreranno al lavoro.

Tra le regioni interessate: Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto, Marche e Lombardia, dove il tasso di rientro oscilla intorno al 69%; di contro in Val d’Aosta (49,3%), Lazio (46,7%), Sicilia (43,4%), Calabria (42,5%) e Sardegna (39,2%), la ripresa interesserà meno di un lavoratore su due tra quelli "sospesi".

Ovviamente la riapertura dei settori non comporterà necessariamente la presenza in sede dei lavoratori, ma seguendo le indicazioni ribadite negli stessi ultimi provvedimenti governativi, dovrà essere promosso il più possibile il lavoro agile.

Da questo punto di vista, tuttavia, l’indagine evidenzia come solo nel 36,6% dei casi i lavoratori chiamati a riprendere le proprie attività potranno farlo in smart working; mentre la maggior parte (63,4%), per le caratteristiche del proprio lavoro, non potrà che farlo in sede.

 

(Fonte: Adnkronos)

Coronavirus, Pil italiano in calo del 4,7%, -4,8% sull'anno: una flessione mai registrata dal 1995. Giù tutte le componenti produttive, in particolare industria e terziario

Il Pil italiano nel primo trimestre 2020 è calato del 4,7% sul trimestre precedente e del 4,8% sull'analogo periodo dello scorso anno. Lo comunica l'Istat nella stima preliminare spiegando che il dato è corretto per gli effetti di calendario ed è destagionalizzato. La variazione del Pil acquisita per il 2020 dal dato del primo trimestre è di -4,9% ed è  il risultato che si avrebbe in assenza di ulteriori variazioni fino a fine anno


 I pavimenti in resina per l'industria alimentare | Sivit

"La flessione del Pil è di un entità mai registrata dall'inizio del periodo di osservazione dell'attuale serie storica che ha inizio nel primo trimestre del 1995". Lo evidenzia l'Istat a commento delle della stima preliminare del Pil relativa al Primo trimestre del 2020 diffusa oggi dall'Istituto di Statistica.

A causa del coronavirus, il Pil italiano ha registrato una forte battuta d'arresto nel I trimestre: secondo le stime preliminari dell'Istat, il calo è del 4,7% rispetto al trimestre precedente e del 4,8% in termini tendenziali, cioé rispetto al I trimestre 2019. La variazione acquisita per il 2020, ossia se nei prossimi trimestri si registrasse una crescita zero, e' pari a -4,9%.

In  I° trimestre cala del 4,7%

Nel primo trimestre del 2020 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia diminuito del 4,7% rispetto al trimestre precedente. L'Istat segnala che il primo trimestre del 2020 ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al primo trimestre del 2019. La variazione congiunturale del Pil, rileva l'Istat, è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto in tutte le principali componenti produttive. Dal lato della domanda, vi sono ampi contributi negativi sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta.

In I° trimestre -4,8% su anno

Nel primo trimestre del 2020 si stima che il prodotto interno lordo (Pil), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, sia diminuito del 4,8% rispetto al primo trimestre del 2019. 

Stima preliminare risente dell'emergenza sanitaria

"La stima preliminare del Pil risente degli ostacoli posti dall'emergenza sanitaria in corso alla raccolta dei dati di base, che costituiscono l'input per l'elaborazione dei conti nazionali". A chiarirlo è l'Istat. L'Istituto spiega che "sono state sviluppate azioni correttive che ne hanno contrastato gli effetti statistici e hanno permesso di elaborare e diffondere i dati relativi al primo trimestre 2020". "Come di consueto, la stima rilasciata oggi sarà oggetto di revisione nelle prossime diffusioni, man mano che si renderanno disponibili ulteriori fonti informative. Tali revisioni potrebbero essere di entità superiore alla norma" segnala ancora l'Istat. 

Nell'Eurozona nel primo trimestre 2020 il Pil corretto delle variazioni stagionali è calato del 3,8% nell'eurozona e del 3,5% nella Ue rispetto al trimestre precedente, secondo 'la stima di Eurostat. E' il calo più importante dall'inizio delle serie temporale nel 1995. Nel quarto trimestre 2019 il pil era aumentato dello 0,1% nell'eurozona e dello 0,2% nella Ue. Rispetto al primo trimestre del 2019 il Pil ha registrato un calo del 3,3% nell'eurozona e del 2,7% nella Ue dopo essere aumentato dello +1,0% e del +1,3% rispettivamente nel trimestre precedente.

Coronavirus e lavoro: l'emergenza rischia di frenare ancora le retribuzioni. Intanto sono 10 milioni i lavoratori in attesa di rinnovo contrattuale

Nel primo trimestre la retribuzione oraria media in Italia è cresciuta dello 0,6% su base annua, confermando una dinamica "molto moderata". Lo rileva l'Istat nel report sulla contrattazione collettiva. E la tendenza, avverte l'Istituto, "potrebbe subire un'ulteriore decelerazione nei prossimi mesi, qualora l'incertezza indotta dalla emergenza sanitaria dovesse rallentare ancora i tempi di rinnovo dei numerosi contratti scaduti". Sfiorano i 10 milioni, attestandosi precisamente a 9,9 milioni, i lavoratori che a fine marzo risultano essere in attesa del rinnovo contrattuale


Accordo tra governo, aziende e parti sociali L'intesa che ...

Nonostante si sia ridotto il tempo medio di stop per i lavoratori con contratto scaduto, lʼattesa media calcolata sul totale dei dipendenti è più che raddoppiata: 13,9 contro 6,6 mesi

Sono quasi dieci milioni i lavoratori dipendenti che da fine marzo aspettano il rinnovo del proprio contratto. E' quanto segnala l'Istat, spiegando che i contratti in attesa di rinnovo sono 51 e interessano circa 9,9 milioni di dipendenti, l'80,4% del totale, con un monte retributivo pari al 79,9%. Entrambe le quote, sottolinea l'istituto di statistica "sono decisamente più elevate di quelle osservate a dicembre e a marzo 2019".

Alla fine di marzo 2020 i contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica (22 contratti) riguardano il 19,6% dei dipendenti (circa 2,4 milioni) e un monte retributivo pari al 20,1% del totale.

Accordi recepiti e accordi scaduti Nel corso del primo trimestre 2020 sono stati recepiti tre accordi - società e consorzi autostradali, servizi a terra negli aeroporti e imprese creditizie - e ne sono scaduti dieci: impiegati agricoli, calzature, carta e cartotecnica, vetro, ceramica, metalmeccanica, commercio, mobilità, assicurazioni e servizi socio assistenziali.

Lavoratori con contratto scaduto Nonostante si sia ridotto il tempo medio di attesa di rinnovo per i lavoratori con contratto scaduto, l'attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è più che raddoppiata: 13,9 contro 6,6 mesi.

La retribuzione oraria media, rispetto al primo trimestre del 2019, è cresciuta dello 0,6%. L'indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato dello 0,1% rispetto a febbraio 2020 e dello 0,7% nei confronti di marzo 2019. In particolare, l'aumento tendenziale è stato dello 0,8% per i dipendenti dell'industria e dello 0,7% sia per quelli dei servizi privati sia per quelli della pubblica amministrazione.

Fase 2, le "prudenti" regole di quarantena, bilanciano economia e salute

Conte ha rivelato i primi importanti passi verso quello che un analista ha definito un "delicato equilibrio" tra economia e sanità.


Parlando nella serata di domenica, Conte ha delineato una serie di passi che avrebbero gradualmente riavviato la terza economia dell'Unione europea, verso la normalità. Lo sviluppo, che Conte ha soprannominato "Fase 2", è tra le prove più evidenti che il blocco nazionale italiano, partito il 9 marzo, stia iniziando ad ottenere l'effetto desiderato. Il bilancio dei deceduti è in costante diminuzione, anche se sempre troppo alto, però lunedì era inferiore rispetto a qualsiasi altro periodo dal 14 marzo. Anche il numero di nuove infezioni da coronavirus e il numero di pazienti in unità di terapia intensiva continuano a diminuire. Il numero di nuovi guariti ha superato di gran lunga le nuove infezioni, portandosi sul territorio a singola cifra.

Conte ha affermato che i primi passi importanti verso la riapertura dell'economia inizieranno il 4 maggio, il giorno successivo alla scadenza dei termini dell'ultimo decreto di blocco. Il blocco dovrebbe essere ulteriormente semplificato nei passaggi: prima il 18 maggio poi il 1 giugno. Ma Conte ha anche avvertito che i passaggi potrebbero essere respinti o addirittura annullati se queste fasi porteranno a un nuovo slancio nella diffusione del virus.

"Stiamo per iniziare la fase che prevede la convivenza con il virus", ha dichiarato il Primo Ministro. "Dobbiamo essere consapevoli del rischio che la curva del contagio possa risalire in alcune parti del paese. I rischi ci sono e dobbiamo assumerli metodicamente e rigorosamente."

Conte oggi, come uno scalatore, è fermo su una roccia con pochi appigli in un luogo difficile, ha detto a Riccardo Puglisi, economista del Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università di Pavia. "È costretto a un delicato equilibrio tra la salute dell'economia e la salute degli italiani".

"È molto difficile dire agli italiani di rimanere ancora chiusi in casa, siamo una popolazione molto sociale", ha detto. "Ma sarebbe un grosso errore aprire troppo in fretta. Se il contagio da coronavirus dovesse ripartire, il Premier sarebbe costretto a riattivare le misure di contenimento per ancora un mese "

Marco Leonardi, economista presso il Dipartimento per lo studio del lavoro e del welfare presso l'Università Statale di Milano, ha applaudito il processo decisionale di Conte. "È importante che Conte abbia ascoltato prima gli esperti scientifici, che possono parlare con una certa certezza", ha detto in un'intervista. "Questo invece non è il caso degli economisti, che non possono essere così sicuri di avere ragione."

Secondo il piano annunciato da Conte, a partire dal 4 maggio gli italiani potranno visitare i membri della famiglia in piccolo numero, i parchi, le fabbriche e i cantieri potranno riaprire. Le persone saranno autorizzate a spostarsi all'interno della regione in cui risiedono ma non a lasciarla. La partecipazione AI funerali sarà limitata a 15 persone. Bar e ristoranti precedentemente limitati ai servizi di consegna saranno autorizzati a condurre servizi di asporto. Conte ha inoltre fissato un limite di prezzo per le maschere a partire dal 4 maggio a 0,50€.

Francesco Daveri, professore di macroeconomia presso la School of Management della SDA Bocconi University, ha affermato che le regole in termini generali sono"in linea" con ciò che il governo ha fatto finora - sia in termini di "prudenza" che in termini di "ambiguità."

Ha osservato che le regole consentono a qualcuno di visitare la sorella o il fratello ma non il partner, che le squadre sportive possono praticare ma non c'è traccia di quando si potranno nuovamente le partite o se il campionato di calcio di Serie A potrà riprendere.

C'è un'ambiguità nelle nuove disposizioni, che consente una certa flessibilità nel modo in cui verranno applicate. Questa è una soluzione italiana che offre una certa prevedibilità ma che consente di adeguare le regole man mano che andiamo avanti e in base alle circostanze".

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