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updated 12:22 PM UTC, Jun 1, 2020

Salvini e la piazza del 2 giugno: "Non sarà manifestazione di protesta ma di proposta". E sulla pandemia: "Tutto il mondo chiede spiegazioni alla Cina e l'Italia tace"

Il leader leghista al ligure Primocanale.it parla della mobilitazione delle forze di centrodestra a Roma e in altre città: "Una raccolta di idee". Quindi la sua posizione sul coronavirus e la necessità di avere chiarimenti da Pechino. Infine le considerazioni sui casi occupazionali di ArcelorMittal e Thyssenkrupp: "Non si può scherzare con un singolo posto di lavoro, è un problema che qualche multinazionale straniera ne stia approfittando per fare cassa e licenziare"


"Non sarà una manifestazione di protesta, ma di proposta, raccolta di idee, saremo in tante città, anche a Roma, a distanza, in sicurezza". Così Matteo Salvini, intervistato a 'Primocanale.it', riferendosi alla manifestazione delle forze del centrodestra del 2 giugno. "Ci stiamo autotassando dall'inizio dell'epidemia, sui nostri stipendi, useremo quei soldi anche per una iniziativa il 2 giugno, daremo il nostro piccolo, ma penso per molti, importante, contributo", ha aggiunto il leader della Lega.

Parlando della pandemia, Salvini ha ribadito la sua posizione sulla necessità di chiarimenti da Pechino. "Ci sono 120 Paesi al mondo, in tutto il mondo, in tutti i continenti, che chiedono spiegazioni alla Cina sui ritardi nell'allarme per la pandemia, su eventuali contagi, sugli esperimenti nei laboratori, e non sono tutti amici di Salvini, sovranisti leghisti o gente strana, ma l'Italia tace" ha detto il leader del Carroccio. Per Salvini "non è il momento in cui tacere, anche perché questa pandemia, oltre che migliaia e migliaia di morti a cui va il nostro quotidiano pensiero, rischia di portare a una crisi economica enorme".

Poi, a una domanda sulle prossime tornate elettorali in Liguria e Veneto, Salvini ha risposto: "Penso che Giovanni Toti e Luca Zaia siano stati due fra i più presenti, più concreti e più efficienti, sia in termine di emergenza sanitaria che in termini di risposta economica, hanno lavorato bene". "Noi - ha sottolineato - saremo a sostegno sia di Giovanni Toti in Liguria, che di Luca Zaia in Veneto".

Salvini ha parlato anche di ArcelorMittal e della Thyssen. "Non si può scherzare con un singolo posto di lavoro, è un problema che qualche multinazionale straniera ne stia approfittando per fare cassa e licenziare, non solo a Genova con ArcelorMittal ma anche a Terni con la Thyssenkrupp c'è lo stesso rischio" ha detto il leader della Lega. "Quindi non è possibile che qualcuno per business, per mera speculazione finanziaria, giochi sulla pelle dei lavoratori", ha concluso, sottolineando che deve essere il governo a muoversi, che "deve tirare su il telefono con i signori della Mittal e della Thyssen".

Coronavirus, l'amarezza di Gallera per lo sciacallaggio politico e mediatico: "Assisto disgustato a una gigantesca deformazione della realtà. Ho sempre agito per salvare la vita alle persone"

Nessuna critica al governo Conte, dimostratosi inadeguato e insensibile su molti fronti, e contemporanea aggressione alla Lombardia investita dall'emergenza. E' questa la percezione che ha in questi giorni la Regione retta da Attilio Fontana. Le reazioni da parte dell'amministrazione lombarda sono state finora molto contenute e sobrie, stante una situazione ancora tutta da risolvere in una quasi assoluta solitudine, ma ora si fa intendere che la misura è colma. Lo sfogo social dell'assessore al Welfare, "omaggiato" di un tiro al bersaglio personale che non si aspettava e che crede in cuor suo di non meritare


 Bollettino Lombardia Coronavirus 22 marzo/ Diretta video: 27206 ...

"Leggo stupito e molto amareggiato gli articoli che appaiono in questi giorni su importanti giornali. Assisto poi disgustato a molteplici azioni di gigantesca deformazione della realta' e di sciacallaggio politico e mediatico". A scriverlo su Facebook l'assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera.

"Dal 20 febbraio - ha aggiunto - viviamo la piu' grande emergenza sanitaria che la Lombardia abbia mai vissuto. Nel mio ruolo di assessore al Welfare dal primo momento ho dedicato tutto le mie forze, le mie capacita', le mie energie fisiche e psichiche a fronteggiarla e a combatterla. Sono stati e sono ancora momenti pieni di tensione, rabbia, frustrazione e sofferenza. Abbiamo dovuto prendere decisioni difficili in tempi ristretti ma bisognava salvare la vita alle persone. Trovare un respiratore o una CPAP per far respirare chi non ce la faceva piu', recuperare mascherine e camici per i nostri operatori sanitari, fare in modo che le autoambulanze trovassero un pronto soccorso dove portare i pazienti e una barella su cui sdraiare chi soffriva, organizzare le visite domiciliare delle unita' speciali di continuita' assistenziale, attivare il telemonitoraggio dei pazienti a domicilio, cercare di ampliare il piu' possibile la capacita' di fare tamponi per soddisfare al massimo le tantissimi esigenze diagnostiche". 

I dati "sono in miglioramento" ma non è finita. "Io continuo il mio lavoro con immutata determinazione e motivazione - ha aggiunto - e guardo con distacco a quanti 'col senno di poi' dalle comode scrivanie o dai divani di casa sputano sentenze e veleno. Noi siamo stati e siamo in trincea e non agiamo ne abbiamo mai agito per compiacere i 'professori del giorno dopo' ma sempre e solo per soffocare la diffusione del Coronavirus e salvare la vita ai lombardi".

Rampelli d'Italia: toglie la bandiera Ue e mette il Tricolore. Il gesto sovranista del vicepresidente della Camera (VIDEO)

Poche parole e un atto forte. Un atto che sta facendo discutere, tra i plausi social e le critiche di chi ancora nutre una certa fiducia nelle istituzioni di Bruxelles. Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d'Italia e vicepresidente della Camera, ha tolto la bandiera dell'Unione Europea dal suo studio di Montecitorio dopo le polemiche sui coronabond. "Forse ci vediamo dopo, forse", dice al termine del video, trasmesso sul suo profilo twitter, rivolgendosi al vessillo appena ripiegato. Un gesto di protesta, quello di Rampelli,  verso l'Unione Europea dopo l’esito negativo del Consiglio Europeo che di fatto ha negato i Coronabond e la mutualizzazione del debito agli Stati più duramente coinvolti dall'emergenza Coronavirus. "Forse ci vediamo dopo. Forse", ha detto, immaginando conseguenze punitive, il deputato di Fdi mentre piegava, anche delicatamente, la bandiera stellata dell'Ue. Al posto del vessillo comunitario ora c'è il nostro Tricolore. 

Salvini ha un problema che si chiama Berlusconi. In Sardegna Forza Italia va bene e l'Udc sorprende: così il centrodestra frena le ambizioni del "Capitano"

Il leader leghista, giustamente, canta vittoria dopo aver conquistato un'altra regione grazie a un uomo suo. Ma, fermandosi sotto il 12%, non fa il pieno e gli alleati "storici", che insieme ottengono un bel risultato, lo costringono a fare i conti con la tradizionale idea di coalizione moderata. Lui giura che non tornerà mai indietro e si tiene stretti i compagni di governo grillini, ma intanto il Cav gongola: "Senza di noi non va da nessuna parte"


Ho ragione io, il centrodestra è la maggioranza naturale del Paese e Forza Italia resta una sua componente essenziale... Ogni giorno dico a Salvini di staccare la spina a questo governo, ora che i Cinque stelle vengono sempre più abbandonati dagli italiani, è arrivato il momento di farlo...Dopo la vittoria in Abruzzo, Silvio Berlusconi considera il bis in Sardegna un risultato positivo, soprattutto per la sua creatura politica lanciata nel '94 e la sua leadership. Il crollo dei Cinque stelle e la Lega che non sfonda, secondo il Cav, gli consentono di restare in carreggiata e di marcare stretto Matteo Salvini. E nello stesso tempo, sono due fattori che rappresentano un segnale molto incoraggiante per le europee. Della serie: Matteo non può fare a meno di noi, i voti di Fi restano determinanti. "Senza Fi e il centrodestra la Lega non va da nessuna parte", esultano gli azzurri.

Giorgio Mulè, portavoce dei gruppi parlamentari, lo dice chiaramente: ''Il voto in Sardegna offre innanzitutto un dato preciso e chiarissimo: alla maggioranza parlamentare non corrisponde più la maggioranza elettorale. Nella coalizione di centrodestra nessuna forza politica è autosufficiente...''. Prima di mandare un lunga nota a fine giornata, dove definirà il ''centrodestra maggioranza naturale degli italiani'', parlerà del ''declino irreversibile dei Cinque stelle'' e di un ''centrosinistra in crisi'' senza mai citare direttamente Salvini, il leader azzurro si congratula con tutti i vertici forzisti nell'isola, a cominciare dal coordinatore regionale Ugo Cappellacci.

Berlusconi cita anche l'importanza delle liste apparentate (civiche e non), in primis quelle centriste, che ancora una volta hanno portato voti alla causa e che, sommate, di fatto, permettono a Fi di raggiungere quota 16%, come fa notare Cappellacci che scrive: "Se consideriamo anche il contributo delle liste collegate e riconducibili al nostro movimento a livello nazionale, i voti del popolo di Fi nel complesso arrivano al 16%". Nel dettaglio, all'8% circa portato in dote da Forza Italia vanno aggiunti il 4% di 'Sardegna 2020' del senatore azzurro Emilio Floris e il 4% dell'Udc. Numeri, spiegano fonti forziste, che ''fanno ben sperare per le europee e le prossime politiche''.

 

Fonte: (Adnkronos)

 

L'ultima partita di Berlusconi: "Mi candido alle Europee, per senso di responsabilità". I tormenti di Forza Italia e le manovre di Toti: il centrodestra esisterà ancora?

"Alla bella età che ho, ho deciso per senso di responsabilità di andare in Europa dove manca il pensiero profondo del mondo". Lo ha detto Silvio Berlusconi a Quartu, prima tappa del suo tour elettorale in Sardegna, annunciando la sua candidatura alle Europee del 26 maggio. "C'è bisogno di cambiare questo governo - ha aggiunto-, dove una parte è rappresentata dal Movimento Cinquestelle guidato da persone con nessuna esperienza e nessuna competenza. Sono come quei signori della sinistra comunista del '94. In più hanno questo grande difetto"


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Silvio Berlusconi si candiderà alle Europee per ''senso di responsabilità''. Ad annunciarlo è stato lo stesso leader di Forza Italia, in Sardegna per le suppletive della Camera. "Ho deciso di presentarmi alle Europee per portare la mia voce in un'Europa che va cambiata".

Berlusconi ha motivato così la sua decisione, spiegando si tratta di una nuova discesa in campo dopo quelle del '94 ''per fermare i comunisti''. Per il Cav ''bisogna cambiare questo governo: nel Movimento 5 Stelle ci sono persone che non hanno esperienza, non hanno competenze. Sono come quei signori della sinistra comunista nel '94, non vedo nessuno a cui poter dare la fiducia...".

TOTI - Intanto, in vista delle Europee, Giovanni Toti ha riunito mercoledì sera i suoi per parlare del futuro di Forza Italia. Il governatore ligure, a quanto apprende l'AdnKronos, avrebbe cenato in un ristorante del centro di Roma vicino a Piazza del Popolo, con una ventina di persone.

Menu della serata le strategie politiche: nel mirino di Toti e dei suoi commensali la linea politica azzurra, troppo appiattita sul filo-europeismo caro ad Antonio Tajani e sconfessata pure da Jean Claude Juncker, senza contare la frattura sempre più netta con la Lega per un modello di opposizione che accomuna Forza Italia al Pd e che, alla fine, senza un vero rinnovamento, rischia di portare Matteo Salvini a non considerare più Forza Italia un interlocutore possibile.

MELONI - Per Toti la casa dei sovranisti lanciata da Giorgia Meloni potrebbe essere un'idea per uscire dallo stallo, ma linea di destra spinta di Fdi convince poco ed escluderebbe una parte importante dell'elettorato moderato. Il governatore, comunque, non si ferma: la prossima settimana vedrà il presidente della Sicilia Nello Musumeci, per discutere del futuro della coalizione e della gamba non leghista dell'alleanza. Il colloquio tra i due ci sarà giovedì, in occasione di un vertice tra le due Regioni, a Roma.

 

(Fonti: Ansa, Adnkronos)

Fatturazione elettronica, il no di Fratelli d'Italia. Giorgia Meloni: "Il governo la ritiri subito. Non metta i bastoni tra le ruote a chi lavora" (VIDEO)

"Fratelli d’Italia è sceso oggi in piazza al fianco degli artigiani, dei commercianti, dei professionisti, delle partite iva e degli imprenditori che dicono no all’obbligo della fatturazione elettronica". Chiediamo al governo di ritirare l’obbligo da gennaio 2019 tagliando la spesa pubblica e di schierarsi a fianco delle imprese invece di fare di tutto per mettere i bastoni fra le ruote a chi vuole semplicemente lavorare". Queste le parole di Giorgia Meloni dopo la manifestazione del suo partito a Roma per contestare una recenti delle scelte del governo che preoccupano diverse categorie.

La Meloni che non ti aspetti: "Se in Siria si fa ancora il presepe è anche grazie a Hezbollah". Che risposta a Salvini! Vi spieghiamo i motivi di queste parole (VIDEO)

"Se in Siria è ancora possibile fare i presepi, se ancora è possibile difendere la comunità cristiana, è anche grazie a un fronte nel quale ci sono il governo di Assad, la Russia, l’Iran e le milizie libanesi di Hezbollah". Giorgia Meloni replica così alle dichiarazioni del vicepremier e ministro dell'Interno, Matteo Salvini, aggiungendo che quando si tratta di questioni internazionali "le semplificazioni non aiutano". Cosa c'è dietro?


La geopolitica ai tempi del populismo e un mercato di voti contesi tra i due leader italiani del fronte sovranista, teoricamente alleati, praticamente concorrenti, in vista delle prossime elezioni europee. Già, al di là dei rapporti di forza, oggi nettamente a favore di Salvini, o proprio in ragione dei medesimi, si sta giocando una derby piuttosto teso tra il soverchiante Matteo e la scalpitante Giorgia. Ma non solo. Ci sono due inclinazioni diverse nell'interpretare quella che era o è la "destra" italiana.

LUI - Salvini è astuto e ha fatto praticamente il pieno con il suo predicare spiccio di legge, ordine e padronanza di casa nostra. Ha avuto buon gioco con i suoi slogan più semplici di una felpa a tema geografico e si è potuto permettere persino il lusso di citare ripetutamente alla lettera la Buonanima di Benito Mussolini, lui che fascista non lo è mai stato nemmeno un minuto nella sua vita scandita in gran parte dai riti padani e dal Milan. Però ha studiato, eccome (ne abbiamo le prove), checché ne dicano i detrattori.

LEI - Dall'altra parte c'è la Meloni, ex ragazzina dell'ultimo Fronte della Gioventù, sezione di Colle Oppio, baluardo mitico dei camerati romani alla cui sede la giunta ha Raggi ha recentemente messo i sigilli. E' lì che nasce la sua identità insieme a una rapida e vivace carriera politica. Vince pur non largamente, appoggiata da Maurizio Gasparri, il congresso dei giovani di An contro uno dei suoi attuali colonnelli, il milanese Carlo Fidanza, allora della corrente di Alemanno. Quindi scala rapidamente le gerarchie del partito finiano raggiungendo persino una poltrona ministeriale, secondaria ma "mica cotica". Bene, tralasciando i tormenti intermedi, da qualche anno guida quei Fratelli d'Italia che sono gli unici eredi parlamentari del Msi e del postfascismo successivo.

Da ciò derivano fondamentalmente due cose: che la presidente di FdI ha una storia bene precisa che interpreta sì liberamente e pragmaticamente, ma con molti meno complessi rispetto a noti colleghi più anziani; inoltre, che con quella storia deve fare ancora i conti, con tutto quanto ne consegue. Tradotto: non può sembrare troppo "fascista" perché sennò se la mangiano viva avversari e commentatori né può mollare troppo la piazza, altrimenti il capitano leghista le porta via anche i resti dell'eredità.

PERCHE' HEZBOLLAH - Piccola digressione. Il mondo sotterraneo del neofascismo ha vissuto sempre in modo tormentato le questioni geopolitiche, senza che le vicende mediorientali facessero eccezione. L'antisemitismo non c'entra, o c'entra fino a un certo punto. La dirigenza di quello che fu il Msi è sempre stata filo-israeliana, più ancora che filo-americana, giacché la lacerante contrapposizione Usa-Urss creava molti dubbi e interrogativi amletici. Furono vicini allo Stato ebraico fior di fascistoni e dal viaggio di Giulio Caradonna in poi l'elenco sarebbe lungo. Poco scandalo, non fosse stato altro che per altri rinnegamenti, avrebbe suscitato dunque a ben nota visita di Gianfranco Fini. D'altro canto, invece, le componenti più rivoluzionarie e radicali della destra, dentro e fuori il partito, stavano con gli arabi e con gli oppressi palestinesi. Persino la guerra in Libano fu divisiva, tra chi andò ad addestrarsi nella Falange maronita legata a Israele e chi parteggiava apertamente per i miliziani che combattevano contro l'invasore con la Stella di David. Hezbollah, il partito di Dio, braccio armato dell'Iran nel paese dei cedri, non è mai dispiaciuto dunque a un certo ambiente, così come il regime fondato dall'ayatollah Khomeini. E dire che anche persino nella guerra Iran-Iraq e nei decenni successivi i fascisti si scontrarono: chi con la teocrazia anti-americana di Teheran, chi con il laico e socialista Saddam Hussein, peraltro poi altrettanto nemico di Washington... Ma anche questa è un'altra storia. Oggi si tratta di due visioni differenti dell'opposizione al mondialismo. Da una parte l'avversione all'asse tra israeliani, statunitensi e lobbies sovranazionali, dall'altra chi vede, nei Trump e nei Nethanyau dei paladini del mondo occidentale contro il terrorismo e l'invasione islamica. C'è poi un terzo incomodo, che infatti è il più furbo e spregiudicato, il quale, giocando su più tavoli, finisce per mettere più o meno d'accordo i nostri poveri sovranisti, cioè Vladimir Putin, alleato di Assad in Siria, ma anche ottimo amico di Israele, a sua volta nemico giurato di Damasco.

VI SIETE PERSI? - La confusione è comprensibile e allora, per farla breve, torniamo alla domanda? Perché la Meloni difende Hezbollah mentre Salvini (a ruota di Usa e Israele) li definisce terroristi? Non era meglio accodarsi, dato che si tratta di islamici, brutti, cattivi e barbuti così spendibili come nemici della civiltà occidentale, bianca e cristiana? No, perché la signora non vuole mollare al concorrente quella "fascisteria" più ideologica e meno "commerciale" che non le è così vicina ma che potrebbe anche venir presto buona. Diciamola tutta: le elezioni europee si avvicinano, Salvini è dato lanciato al 32%, i Fratelli d'Italia rischiano di essere cannibalizzati, quindi si guardano in giro, anche presso quanti avrebbero interesse a unire le proprie forze di per sé non sufficienti a raggiungere il fatidico 4% necessario per approdare a Strasburgo e Bruxelles.

CASAPOUND - Già alleata, poi rivale, della Lega di Salvini, Casapound, vivace movimento sovranista, in costante crescita di militanza, ma non altrettanto premiato dal grande elettorato, sta studiando nuove strategie per raggiungere forme importanti di rappresentanza istituzionale. Guarda caso le tartarughe sono da anni impegnate nel sostegno alla Siria di Assad, anche con concreti aiuti materiali recapitati attraverso onlus come Sol.Id a un popolo provato da una guerra terribile. Loro stanno con quello che quasi tutti in Italia e nel mondo considerano il cattivo. "Assad combatte il terrorismo", sostiene con forza il gruppo di Iannone e Di Stefano. Oggi lo dice anche Giorgia Meloni, che si schiera con il presidente siriano, i suoi alleati di Hezbollah, la Russia e l'Iran. Si tratta di coincidenze o è lecito azzardare il proverbiale "2+2"?  Gli interessati smentiranno, lo sappiamo. Ma vuoi vedere che... 

 

 

Governo, la Meloni vuole la messa in stato d'accusa di Mattarella: "Non poteva rifiutarsi di nominare Savona, è alto tradimento. Fa gli interessi degli stranieri" (VIDEO)

"Il veto di Mattarella ha dell'incredibile, nessuna norma della Costituzione italiana consente infatti al Capo dello Stato di rifiutarsi di nominare un ministro solo perché non ne condivide le idee. È ormai drammaticamente evidente che il presidente Mattarella è troppo influenzato dalle interessi delle nazioni straniere. Fratelli d'Italia chiederà al Parlamento di italiano la messa in stato d'accusa del presidente per alto tradimento a norma dell’articolo 90 della Costituzione italiana perché di gente che fa gli interessi degli stranieri e non degli italiani ne abbiamo vista anche troppa". Così Giorgia Meloni in un video dopo aver saputo che Conte ha rimesso il mandato per il veto posto da Mattarella su Savona

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