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updated 2:03 PM UTC, Dec 9, 2019

Maryan Ismail: "Una parte dell'islam che ha rapporti col Pd è antisemita. Lo dicevo ma non mi hanno ascoltato"

L'antropologa, musulmana sufi, denuncia le scelte del Partito democratico, di cui ha fatto parte per poi lasciarlo proprio per divergenze sul tema, sulle relazioni con persone, associazioni e comunità che fanno riferimento a interpretazioni politico-religiose, come quella wahabita, che esprimono posizioni spesso odiose e intolleranti - (VIDEO)


Maryan Ismail era membro della segreteria metropolitana del Pd milanese, ma ne uscì pochi mesi fa per via delle scelte operate in materia di rapporti con una parte minoritaria, quanto potente e per alcuni estremista, dell'islam politico. Una delle cause del dissenso fu la decisione del segretario metropolitano Pietro Bussolati e dell'assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino di privilegiare la candidatura di Sumaya Abdel Qader, ritenuta vicina ai Fratelli Musulmani, poi eletta nel Consiglio comunale. Ismail denuncia oggi come allora le posizioni del mondo islamico con cui il Pd ha scelto un canale preferenziale, posizioni che sono quelle dell'islam wahabita, per cui la religione è parte egemonica nella vita pubblica e che non fa mistero di perseguire l'antisemitismo, anche se mascherato da antsionismo. Parole forti quelle dell'antropologa musulmana sufi che ilComizio.it ha raccolto a margine della conferenza stampa che ha tenuto insieme al consigliere comunale di Milano Popolare, Matteo Forte.  

I rapporti pericolosi tra Pd e islamismo politico: la denuncia di Matteo Forte (Milano Popolare)

Il consigliere comunale ha tenuto una conferenza stampa a Palazzo Marino insieme all'antropologa Maryan Ismail per richiamare l'attenzione sulle relazioni del principale partito del centrosinistra con personalità, associazioni e gruppi religiosi che sono espressione di quella parte del mondo musulmano che in molti casi si dimostra vicina a posizioni estremiste. Il caso di Sumaya Abdel Qader - (VIDEO)


"Pd e islamismo politico: un rapporto non occasionale". Hanno voluto intitolare così la propria denuncia il consigliere comunale di Milano Popolare, Matteo Forte, e l'antropologa musulmana Sufi, Maryan Ismail, uscita dallo stesso Pd, di cui era membro della segreteria metropolitana, proprio per divergenze sulle relazioni tra il partito e ambienti minoritari quanto influenti e discutibili, del mondo islamico. 

A margine della conferenza stampa, il consigliere Forte ha spiegato ai nostri microfoni le ragioni di una preoccupazione che è stata condivisa anche da esponenti dello stesso Partito democratico per scelte che, a suo dire, sembrano dettate da un calcolo elettoralistico che rischia di dare ulteriore forza a gruppi ed elementi che si sono dimostrati vicini all'estremismo e al fanatismo islamico.

Terrorismo: ecco la prima bandiera dell'Isis in Italia. L'ha portata un tunisino sposato con un'italiana convertita all'Islam...

Il vessillo del Califfato ritrovata a casa di un nordafricano affiliato al gruppo terroristico Ansar al-Sharia, già in cella per detenzione abusiva di armi da fuoco. In carcere faceva reclutamento per la jihad, minacciava gli agenti e compiva spedizioni punitive contro detenuti cattolici - (VIDEO)


Nella casa a Ciampino di Hmidi Saber, il 34enne tunisino arrestato dalla Polizia, è stata trovata una bandiera dell'Isis. E' la prima volta che un vessillo originale viene trovato a casa di un musulmano in Italia.

L'uomo, secondo gli inquirenti, sarebbe collegato all'Ansar al-Sharia (un gruppo terroristico jihadista attivo in Tunisia dal 2011). Padre di una bimba e marito di un'italiana convertita all'Islam, si trova già in carcere per una condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione per porto e detenzione di arma da fuoco.

Sulla bandiera ci sono le scritte della "Shaada", ossia la professione di fede: "non vi è altro Dio oltre Allah". Mentre al centro compare il sigillo di Maometto che si traduce in: "Mohamed è il suo profeta". Sotto il logo centrale c'è la scritta "Ansar al Shari-a", simbolo dell'organizzazione terroristica operativa in Tunisia e Libia.

 "Una volta libero andrò in Siria a combattere con i fratelli musulmani". E' quanto avrebbe detto ai compagni di cella il tunisino Saber Hmidi. Descritto come una persona "violenta" nei periodi di reclusione in carcere avrebbe urlato anche agli agenti: "Vi taglio la testa se non mi accontentate". Inoltre avrebbe reclutato adepti in carcere e sarebbe stata riscontrata la sua "particolare capacita' di indottrinamento dei compagni di detenzione". In carcere avrebbe dato vita a spedizioni punitive nei confronti dei cattolici. L'uomo si trovava attualmente nel carcere romano di Rebibbia per altra causa dove gli è stata notificata l'ordinanza di custodia cautelare.

 

La storia di Hmidi Saber, tra carcere, Islam e violenza 

  • Carcere di Velletri, 2011 - Inizia la "radicalizzazione religiosa" di Hmidi finito in prigione dopo essere stato arrestato per droga.

  • Uscito dal carcere Saber comincia a praticare l'Islam frequentando le moschee. Sempre a questo periodo risalgono i primi contatti con i tunisini di Ansar al-Sharia.

  • 9 novembre 2014 - Saber è fermato insierme con un'altra persona a Roma, in via dei Sette Metri, zona Malafede. Sula Golf che stava guidando gli agenti trovano una bomboletta spray anti aggressione, un passamontagna e un paio di guanti in lattice. Punta una pistola contro gli agenti che gli chiedono spiegazioni e dopo una colluttazione riesce a fuggire insieme al complice. Qualche ora dopo durante una perquisizione in casa sua vengono sequestrati anche 33 telefoni cellulari, 8 pc portatili, 2 Ipad, 1 hard disk esterno ed una bandiera nera.

  • 10 novembre 2014 - Viene arrestato nel quartiere romano di San Basilio. Processato, è condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione che sta ancora scontando.

  • Febbraio 2015 - Hmidi Saber si autoproclama capo di un gruppo di preghiera in carcere.

  • Carcere di Civitavecchia, giugno 2015 - E' il mandante di una spedizione punitiva contro un detenuto che si era lamentato delle preghiere notturne.

  • Carcere di Frosinone, luglio 2015 - Si fa notare per una violenta aggressione nei confronti di un detenuto italiano che aveva contestato i continui ed insistenti discorsi inneggianti all'Islam.

  • Agosto 2015 - Un suo compagno di preghiera denuncia di aver subito soprusi e imposizioni.

  • Carcere di Napoli, maggio 2016 - Nuovo episodio di violenza ai danni di un detenuto nigeriano di fede cristiana.

  • Carcere di Salerno - Saber urla agli agenti che avrebbe tagliato la testa a chi non avesse accontentato le sue richieste.

  • Carcere di Viterbo, settembre 2016 -  Hmidi aggredisce i secondini

    (Fonte: Agi)
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